Conduceva una vita da “primitivo”: da verificare la sussistenza di lesioni alla capacità di resistere alle suggestioni e pressioni del portiere

È violata la regola di valutazione meramente prognostica circa la possibile evoluzione del materiale probatorio se sono trascurati elementi suscettibili di apprezzamento sullo stato di minorazione psichica.

Il caso. L’età, la malattia della moglie, lo stato di isolamento e di abbandono materiale erano gli ingredienti di una situazione di disagio nella quale si trovava un anziano medico che conviveva con la moglie - malata di Alzheimer - nella carenza delle più elementari norme igieniche, conducendo un’esistenza da primitivi questi gli elementi grazie ai quali, secondo l’Accusa, l’imputato si era approfittato per assicurarsi l’erogazione di una somma di 90mila euro. Stato di infermità o deficienza psichica. Il delitto contestato circonvenzione d’incapace non richiede la sussistenza di una malattia psichica dalla quale discenda incapacità di intendere e di volere nel soggetto passivo sufficiente è la minorata capacità psichica che leda il potere di critica e la capacità volitiva, lesioni che favoriscono o agevolano suggestione e pressioni articolate da altri. Contrasto tra consulenti In ordine a questo fondamentale elemento emergeva una contesa tra i consulenti in punto incidenza delle facoltà intellettive e cognitive del disturbo distimico dell’umore in personalità di tipo dipendente di cui era affetto la persona offesa nel frattempo deceduta . risolto dal GUP in favore del consulente della difesa. Il GUP valorizzava le conclusioni del consulente dell’imputato, senza considerare che vi era stata una mera valutazione post mortem a differenza di quanto era avvenuto con i consulenti avversari anzi, vi erano altri elementi emergenti dalle SIT che fotografavano una situazione di scarso contatto dell’anziano con la realtà, abitudini anomale che, in uno con l’età avanzata e lo stato di isolamento affettivo, rappresentavano un quadro sufficiente a sostenere l’accusa in dibattimento in punto minorata capacità di autodeterminazione. La sentenza di non luogo a procedere è un errore. La Procura censurava la decisione del GUP per vizio della motivazione riguardo la ritenuta insussistenza della menomazione delle facoltà di discernimento o di determinazione volitiva della persona offesa. Il GUP, anziché arrestarsi davanti alla funzione attribuitogli di svolgere valutazioni prognostiche di tenore meramente processuale attinente l’idoneità del materiale probatorio a sostenere l’accusa in giudizio era entrato nel merito avvalendosi di una frammentaria analisi delle investigazioni. Perimetro del controllo di legittimità. La Cassazione, dal suo canto, può verificare solo l’argomentazione della sentenza di non luogo a procedere. Nel caso in osservazione, la sentenza si rivelava carente sotto il profilo logico apodittica era l’affermazione dell’impossibilità di una perizia risolutiva del contrasto tra consulenti sulle condizioni della persona offesa nelle more deceduta . Di più il GUP aveva dato preferenza alle conclusioni raggiunte dal consulente della difesa, astenendosi dal motivare detta scelta e soprattutto ignorando le SIT dalle quali era emerso come la vittima si fosse sentita succube del portiere dello stabile dove viveva e al quale aveva concesso prestiti. Inoltre, il GUP aveva vagliato gli elementi in modo incompleto e contraddittorio e con l’errato canone della verifica della colpevolezza o meno dell’imputato, criterio del tutto alieno alle valutazioni riservate al GUP in quella sede. Banco di prova dell’udienza preliminare. L’interrogativo cui dare una risposta in sede di udienza preliminare, come granitica giurisprudenza insegna, non è quello che attiene il merito, bensì quello dell’utilità o meno della fase dibattimentale, alla luce della sostenibilità dell’accusa in giudizio. La sentenza di non luogo a procedere si impone solo quando gli elementi di prova siano insufficienti e contraddittori e tali caratteristiche non appaiano superabili nell’istruttoria dibattimentale.

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 16 novembre 2012 - 5 febbraio 2013, n. 5685 Presidente Esposito Relatore Cammino Osserva Con sentenza in data 10 novembre 2011 il giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Napoli ha dichiarato non luogo a procedere per insussistenza del fatto nei confronti di M.D. , imputato del reato di circonvenzione d'incapace ai danni di F.F. , un medico ultrasettantenne che abitava, con la moglie invalida, nello stabile in cui il M. lavorava quale portiere. Secondo la tesi accusatoria il M. aveva approfittato dello stato di deficienza psichica dell'anziano condomino, affetto secondo il consulente del pubblico ministero da disturbo distimico dell'umore in personalità di tipo dipendente, per farsi consegnare, tra l'ottobre 2008 e il dicembre 2009, la somma complessiva di circa 90.000,00 Euro, in assegni e contanti, in cambio dell'assistenza prestata a lui e a alla moglie malata del morbo di Alzheimer. Il giudice dell'udienza preliminare ha evidenziato il contrasto tra le conclusioni dei consulenti dei congiunti di F.F. dott. N. e dell'imputato dott. P. circa l'incidenza sulle facoltà intellettive e cognitive del disturbo distimico dell'umore della persona offesa che nel frattempo era deceduta, con conseguente impossibilità di disporre una perizia sull'effettiva situazione di infermità o deficienza psichica. Ha osservato, inoltre, che tale stato poteva escludersi sulla base delle dichiarazioni rese al difensore dalle condomine V.M.R. e G.R. e dal medico curante Pa.Au. , che deponevano per la mancanza nel F. di segni di squilibrio o debolezza psichica. Il giudice, infine, ha valorizzato lo stato d'isolamento del F. , senza figli e non aiutato da altri parenti ad affrontare i problemi di assistenza della moglie malata del morbo di Alzheimer, e le cure, la compagnia anche in occasione delle festività natalizie e pasquali e delle vacanze estive e l'assistenza assicurate, a dire dei condomini, dall'imputato e dalla sua famiglia agli anziani coniugi, che verosimilmente avevano indotto il F. a ricompensare il M. elargendogli più danaro di quanto originariamente pattuito. Avverso la sentenza suindicata il pubblico ministero ha proposto ricorso per cassazione. Con il ricorso si deduce la mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione circa la ritenuta insussistenza dello stato di menomazione delle facoltà di discernimento o di determinazione volitiva della persona offesa in quanto il giudice di merito, senza fermarsi ad una valutazione meramente processuale dell'idoneità del materiale probatorio a sostenere l'accusa in giudizio, aveva proceduto ad un vero e proprio giudizio di merito sulla base di una frammentaria analisi delle risultanze investigative. Il giudice dell'udienza preliminare non aveva tenuto conto, secondo il ricorrente, che la relazione del consulente tecnico della difesa, alle cui conclusioni aveva sostanzialmente aderito, era stata redatta successivamente al decesso della persona offesa, decesso che contraddittoriamente era stato addotto nella sentenza impugnata a giustificazione del mancato espletamento di una perizia, mentre le conclusioni del consulente dei congiunti della persona offesa erano state formulate all'esito di un colloquio con il F. aveva trascurato, inoltre, di prendere in considerazione quanto sostenuto nella memoria difensiva e riferito dai condomini sentiti nell'ambito delle indagini difensive Pi.As. , V.M.R. , G.R. , E.M.R. , C.S. circa le anomale abitudini di vita dei coniugi F. che, al di là della riferita attitudine dell'anziano medico a interagire ordinariamente con i vicini di casa, denotavano uno scarso contatto con la realtà e sarebbero state sufficienti, unitamente all'età avanzata e all'accertato stato di isolamento affettivo, a sostenere l'accusa in dibattimento circa la minorata capacità di autodeterminazione del F. il giudice di merito, peraltro, aveva omesso di valutare le sommarie informazioni rese dalla stessa persona offesa e dal nipote A.F. circa la sudditanza psicologica del Ferrante nei confronti del M. . Il ricorso è fondato. Secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità il giudice dell'udienza preliminare ha il potere di pronunciare la sentenza di non luogo a procedere, ai sensi dell'art. 425, comma terzo, cod. proc. pen., quando l'insufficienza e la contraddittorietà degli elementi acquisiti rivestano caratteristiche tali da non poter essere ragionevolmente superabili nel giudizio, non essendo il criterio di valutazione quello dell'innocenza dell'imputato, ma l'inutilità del dibattimento cfr., tra le più recenti sentenze, Cass. sez.6, 17 luglio 2012 numero , P.C. in proc. Rolla sez.6, 12 gennaio 2012 numero , P.M. in proc. Petramala sez.4, 6 ottobre 2009 numero , P.C. in proc. Pontessilli sez.5, 15 maggio 2009 numero , P.G. in proc. Giacomin sez. 2, 11 novembre 2008 numero , P.M. in proc. Corona sez. 2, 18 marzo 2008 n. 14034, D'Abramo sez. 4, 31 gennaio 2008 n. 13163, Cascone sez. 4, 8 novembre 2007 numero , Castellano sez. 4, 19 aprile 2007 numero , Giganti sez. 6, 6 aprile 2000 numero , Pacifico . Infatti dopo le modifiche apportate all'art. 425 c.p.p. dalla legge 16 dicembre 1999 numero il giudizio prognostico sugli sviluppi dibattimentali affidato al giudice per l'udienza preliminare, al quale gli strumenti di integrazione probatoria previsti dagli artt. 421 bis e 422 bis c.p.p. consentono di attribuire maggiore concretezza, si traduce pur sempre in una sentenza meramente processuale e non di merito che accerta la necessità o meno del passaggio alla fase dibattimentale, secondo l'orientamento espresso anche dalle Sezioni Unite Sez. Un. 30 ottobre 2002 numero , Vottari . Il giudice dell'udienza preliminare non può quindi pronunciare sentenza di non luogo a procedere quando l'eventuale insufficienza o contraddittorietà degli elementi acquisiti appaiano ragionevolmente superabili nel dibattimento, non dovendo il giudice accertare l'innocenza o la colpevolezza dell'imputato, bensì la sostenibilità dell'accusa in giudizio cass. sez. 4, 19 aprile 2007 numero , Giganti sez. 5, 15 maggio 2009 numero , Giacomin . Il controllo del giudice di legittimità sulla motivazione della sentenza di non luogo a procedere può avere pertanto per oggetto solo la giustificazione adottata dal giudice nel valutare gli elementi acquisiti dal pubblico ministero e, quindi, la riconoscibilità del criterio prognostico adottato nella valutazione d'insieme degli elementi acquisiti dal pubblico ministero e attraverso l'eventuale attività di integrazione probatoria e non anche la valutazione di tali elementi, che condurrebbe a un giudizio di merito inibito in questa sede Cass. sez. 6, 26 aprile 2012 numero ,P.C. in proc.Broccio sez. 2, 14 maggio 2010 numero , Orsini sez. 5, 18 marzo 2010 numero , Caradonna sez. 6, 27 novembre 2008 numero , Sorbello sez. 5, 13 febbraio 2008 n. 14253, Piras . Nel caso di specie la Corte, esercitando il suo controllo nel perimetro così delineato, rileva che il percorso argomentativo adottato nella sentenza impugnata, per giungere ad affermare la mancanza degli estremi del reato di circonvenzione di persona incapace e in particolare la mancanza di elementi idonei a provare la condizione di deficienza psichica della persona offesa, appare carente sotto il profilo logico. Si afferma, infatti, apoditticamente l'impossibilità, sia nell'ambito dell'udienza preliminare che in dibattimento, di disporre, nel contrasto tra le conclusioni dei consulenti delle parti civili e dell'imputato, una perizia sulle condizioni psichiche del F. , essendo lo stesso deceduto, senza tuttavia considerare che la consulenza del dott. N. consulente della parte civile era stata effettuata sulla base di colloqui diretti con la persona offesa e senza valutare l'idoneità dell'indagine tecnica così condotta a sostenere l'accusa in giudizio. Il giudice dell'udienza preliminare risulta quindi avere, immotivatamente, dato sostanziale preferenza alle conclusioni del dott. P. consulente della difesa dell'imputato il quale, senza aver avuto modo di esaminare il F. , aveva ritenuto circostanza assolutamente dirimente il contenuto delle sommarie informazioni rese da alcuni condomini al difensore circa la capacità del F. , pur trovandosi ad affrontare oggettive difficoltà nell'assistenza alla moglie malata, di relazionarsi ordinariamente con i vicini. Le dichiarazioni rese dai vicini di casa e dal medico curante richiamate nella sentenza impugnata, in base alle quali il giudice di merito ha ritenuto di escludere la sussistenza nel F. di uno stato di infermità o deficienza psichica, non risultano tuttavia essere state valutate nella loro interezza. Come si desume da altre dichiarazioni significative diffusamente citate nel ricorso, gli stessi soggetti e altre persone esaminate dal difensore avevano riferito dello stato di isolamento affettivo e di abbandono materiale del F. il quale, pur avendo disponbilità economiche ed essendo un medico, viveva nella carenza delle più elementari norme igieniche e con la moglie si era adattato ad un modo di vivere tutto loro al punto da sembrare dei veri e propri primitivi . Il giudice di merito nella sentenza impugnata non risulta, infine, aver valutato il verbale di sommarie informazioni rese nel corso delle indagini preliminare dallo stesso F. il quale, ricoverato dopo la denuncia in una casa di cura, aveva dichiarato che all'epoca era completamente succube del M. al quale aveva concesso dei prestiti senza rendersi conto delle somme prelevate dall'imputato utilizzando gli assegni che gli aveva chiesto insistentemente di firmare. L'esclusione della possibilità di dimostrare in dibattimento lo stato di deficienza psichica del F. risulta pertanto essere stata affermata sulla base di un esame incompleto e contraddittorio degli elementi emergenti dagli atti, valutati peraltro come se nell'udienza preliminare si dovesse accertare la responsabilità o meno dell'imputato il F. non ha mai mostrato segni di squilibrio o debolezza psichica tali dichiarazioni portano ad escludere uno stato d'infermità o deficienza psichica della persona di F.F. a parere di chi scrive, il decadimento dell’umore si è avuto quando il F. è stato portato via da quella che per decenni è stata la sua abitazione e non esprimere solo un giudizio prognostico sulla sostenibilità in un eventuale dibattimento della fondatezza della tesi accusatoria. Risulta quindi violata la regola di valutazione meramente prognostica circa la possibilità di evoluzione del materiale probatorio, essendo stati trascurati nella sentenza impugnata ulteriori elementi suscettibili di apprezzamento in ordine allo stato di minorazione psichica rilevante ai fini della sussistenza del delitto di circonvenzione di persone incapaci. Il delitto in questione non esige infatti, per la sua configurabilità, la sussistenza dì uno stato di malattia psichica dalla quale discenda l'incapacità di intendere e di volere del soggetto passivo, essendo sufficiente anche una minorata capacità psichica, con compromissione del potere di critica e indebolimento di quello volitivo, tale da rendere possibile l'altrui opera di suggestione e pressione, avendo il legislatore inteso tutelare soprattutto quei soggetti che, a cagione della loro età o del loro stato di infermità o di deficienza psichica, siano facilmente determinabili al compimento di atti pregiudizievoli Cass. sez. 2, 19 aprile 1988 numero , Bellacicco sez. 2, 23 aprile 2009 nn. 18644, Alessandrini sez. 2, 26 gennaio 2011 n. 6971, P.M. in proc. Knight . Ne consegue l'annullamento della sentenza impugnata e la trasmissione degli atti al Tribunale di Napoli per l'ulteriore corso. P.Q.M. annulla con rinvio la sentenza impugnata e dispone trasmettersi gli atti al Tribunale di Napoli per il corso ulteriore.