Rispunta la sanatoria per gli avvocati part-time

In settimana la commissione Giustizia inizia l'esame del Ddl che vuole salvare chi usufruì della legge 662/96 fino all'arrivo dell'incompatibilità. Negativo il giudizio del Cnf

Rispunta la sanatoria per gli avvocati part-time. È stato inserito all'ordine del giorno dei lavori della commissione Giustizia di Montecitorio un disegno di legge presentato dalla responsabile Giustizia dell'Udc, Erminia Mazzoni, contenente modifiche alla legge 339/03 sull'incompatibilità dell'esercizio della professione di avvocato. La legge del 2003 nasceva per porre rimedio ad una situazione creatasi con la legge approvata durante la scorsa legislatura la 662/96 che prevedeva la possibilità per i dipendenti pubblici di iscriversi all'albo degli avvocati. Con la normativa era nata una nuova figura professionale, l'avvocato part-time, per metà impiegato pubblico e per metà avvocato con uno studio privato. A presentare la correzione alla legge fu il deputato dell'opposizione Francesco Bonito Ds il 6 giugno del 2001 con un provvedimento che chiedeva la cancellazione della disposizione, con una norma transitoria di sei mesi per dare la possibilità all'avvocato part-time di scegliere o una o l'altra professione. Contro le modifiche si scagliava l'Associazione avvocati dipendenti pubblici Adip che scriveva al Parlamento elencando le numerose incompatibilità, ritenute ben più gravi deputati-avvocati, sottosegretari-avvocati e via discorrendo e allo stesso tempo informandolo dell'esistenza di numerosi dipendenti part-time che nel corso degli anni avevano investito soldi ed energie negli studi privati mantenendo le due professioni contemporaneamente. Prima ancora che si insediasse la nuova legislatura, il Consiglio nazionale forense, in quanto organo giurisdizionale disciplinare, aveva sollevato eccezione di legittimità costituzionale della legge 662/96, che la Consulta con la sentenza 189/2000 rigettava non evidenziando alcuna violazione di principi costituzionali. L'incompatibilità, dopo due anni di discussioni diventava quindi legge il 5 novembre 2003 vedi tra gli arretrati del 6 dicembre 2003 , stabilendo che coloro che al momento dell'entrata in vigore della legge erano ancora iscritti all'albo forense pur essendo dipendenti pubblici avrebbero avuto tre anni di tempo per scegliere tra pubblica amministrazione e avvocatura. La scelta quindi scadrebbe a novembre del 2006, ma ora il disegno di legge dei centristi riaprirebbe la partita relazione e articolato sono leggibili tra i documenti correlati . Con la proposta della responsabile giustizia dei centristi si intende introdurre una sanatoria per coloro che a cavallo delle due leggi abbiano goduto della doppia opzione esercitando entrambe le professioni. La legge 339/03, riporta la relazione al Ddl, ha già messo in luce debolezze più volte evidenziate dalla discussione Parlamentare, la proposta di legge quindi vorrebbe mantenere saldo il principio di incompatibilità, ma salvaguardare allo stesso tempo le posizioni acquisite medio tempore. Negativa la reazione alla notizia del Cnf che giudica l'ipotesi di una sanatoria un danno per la collettività. Il Cnf ha addirittura auspicato uno stralcio senza indugio del provvedimento dai lavori della commissione. L'approvazione di una disposizione in questo senso - fanno notare dal Cnf - risulterebbe gravemente dannosa per i cittadini, che vedrebbero sul mercato una categoria di avvocati atipici, iscritti all'albo, ma al contempo dipendenti pubblici, con gravissimi rischi di commistioni e di conflitto di interessi . Oltretutto, dice l'organo istituzionale, la norma sarebbe in insanabile contraddizione con lo spirito della normativa del 2003, approvata all'epoca, all'unanimità, con il consenso di maggioranza e opposizione . p.a. Sull'argomento vedi tra gli arretrati del 21 settembre 2002, con un contributo di Maurizio Perrelli, Adip del 6 e 8 novembre 2003 con le posizioni dell'Oua e dell'Aiga del 2 dicembre 2003 con la circolare del Cnf del 22 giugno 2004 con il contributo di Manlio Marsili e Dionisio Serra .

Camera dei deputati Modifiche alla legge 25 novembre 2003, numero , in materia di incompatibilità dell'esercizio della professione di avvocato Presentata il 24 giugno 2005 all'esame della commissione Giustizia Articolato e Relazione PROPOSTA DI LEGGE Articolo 1 1. All'articolo 1 della legge 25 novembre 2003, n. 339, è aggiunto, in fine, il seguente comma 1bis. Il comma 1 non si applica ai pubblici dipendenti che hanno ottenuto l'iscrizione all'albo degli avvocati ai sensi della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni, e che risultano iscritti al medesimo albo alla data di entrata in vigore della presente disposizione . 2. L'articolo 2 della legge 25 novembre 2003, n. 339, è abrogato. Articolo 2 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Onorevoli Colleghi! - La legge 25 novembre 2003, n. 339, in materia di incompatibilità dell'esercizio della professione di avvocato, ha già messo in luce debolezze più volte evidenziate nel corso della discussione in Parlamento. In particolare, la disciplina transitoria dettata dall'articolo 2, come, peraltro, autorevolmente commentato Guida al diritto de Il Sole 24 ore , pone seri problemi di incostituzionalità. La presente proposta di legge si pone l'obiettivo di tenere ferma la volontà del legislatore di ristabilire l'incompatibilità, cioè l'articolo 1, salvaguardando però le posizioni acquisite medio tempore, ossia acquisite tra l'abolizione dell'incompatibilità di cui all'articolo 1, commi 56, 56bis e 57, della legge n. 662 del 1996 e la sua reintroduzione. Il testo della proposta di legge si compone di due articoli uno che prevede l'introduzione di un nuovo comma all'articolo 1 della legge n. 339 del 2003, facendo salvi i diritti acquisiti, e l'abrogazione dell'articolo 2 della medesima legge, e un articolo che reca la data di entrata in vigore.