Vecchi e nuovi problemi, ma la giustizia italiana resiste...

Antiche questioni sul tappeto, come l’emergenza carceri, e problemi posti dall’attualità, come la necessità di addivenire alla fissazione del reato di tortura, ma la giustizia continua ad essere operativa. Nonostante carenze d’organico dei magistrati ed eccessiva litigiosità degli italiani rallentino la macchina’.Continua a funzionare, la giustizia italiana, nonostante tanti, troppi problemi irrisolti, che si trascinano anno dopo anno.

Questo concetto è parso trasparire, in maniera evidente, anche dalla cerimonia ufficiale di apertura dell’anno giudiziario in Cassazione tenutasi stamane a Roma, condotta’ dal primo presidente della Suprema Corte, Ernesto Lupo, caratterizzata dalla partecipazione del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e del premier Mario Monti, e attraversata dalle parole del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Michele Vietti, del ministro della Giustizia, Paola Severino, del Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, Gianfranco Ciani, dell’avvocato generale dello Stato, Michele Giuseppe Dipace, e del presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa , cerimonia che, difatti, ha riproposto vecchi temi, come, ad esempio, quello della necessità di una larga intesa in Parlamento, auspicata da Lupo, sui temi della giustizia. Nodi. Come detto, il sistema’ continua ad essere operativo ad esempio, in Cassazione le udienze sono riprese il 7 gennaio, e ad oggi sono già state depositate 6mila sentenze , ma troppi nodi vanno ancora sciolti Certo, taglio dei tribunalini’ e disegno di legge anticorruzione rappresentano un risultato storico , ha sottolineato Ernesto Lupo, ma, ha aggiunto poi, resta la drammatica situazione delle carceri italiane , resta il problema della lentezza e dello spettro incombente della prescrizione , resta la carenza numerica di magistrati, resta il numero eccessivo di fattispecie di reato . Senza dimenticare, poi, di aggiornare il promemoria delle cose da fare È necessario introdurre il reato di tortura , ha affermato ad alta voce Lupo, e, allo stesso tempo, su un fronte diverso, serve una legge per regolamentare e limitare la discesa in politica dei magistrati per evitare che nell’opinione pubblica venga meno la considerazione per i giudici . E queste tematiche lasciate sul tavolo come priorità da Lupo, che da metà maggio smetterà definitivamente la toga sono state riprese dalla Severino anch’ella al passo d’addio come ministro della Giustizia , che, ad esempio, ha espresso amarezza e sconforto per la perdurante drammaticità della situazione carceraria , ricordando i lunghi tempi di attesa per il giudizio. Altrettanto delicato, poi, il fronte della materia civile in questo settore la vera anomalia resta l’elevatissima litigiosità , ha sottolineato la Severino. Che, quasi come simbolica chiusura della propria esperienza da ministro della Repubblica, ha ricordato che sono state varate riforme valide e ha invitato a continuare su questa strada . Futuro. Ma, inevitabilmente, l’attenzione è passata anche su tematiche più politiche. Così, da Vietti è arrivato un decalogo di riforme proposto alla futura classe dirigente del Paese e finalizzato ad ottenere un impegno straordinario in favore della giustizia , e fondato sull’auspicio della conferma di una dimensione finalmente tecnica dell’approccio ai temi della giustizia . E dal Procuratore Generale, Ciani, è stata proposta una riflessione sull’impegno in politica dei magistrati dire sì alla lusinga dell’immagine e alla diretta partecipazione alla competizione politica rende più forti, secondo Ciani, i dubbi sull’imparzialità della magistratura . Inevitabile, quindi, anche il passaggio sul fascino perverso’ dei media e sull’utilizzo delle intercettazioni, utilizzo che deve essere limitato, come richiede la legge, ai casi di assoluta indispensabilità o di effettiva necessità . Alla politica si è rivolta anche l’Associazione nazionale magistrati, chiedendo di ottimizzare le risorse sul territorio, anche attraverso un corretto riordino delle piante organiche e rivendicando il diritto all’elettorato passivo, che però deve essere regolamentato a tutela dell’immagine di imparzialità, come ha affermato anche la Consulta . E, per chiudere, anche il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, ha gettato lo sguardo sul futuro prossimo del Paese, partendo dagli aggiornamenti’ del nuovo ordinamento dell’avvocatura, e soprattutto chiedendo alla classe dirigente di occuparsi di tribunale della famiglia, interessi dei deboli, diritti dei cittadini , anche di quelli rinchiusi in un carcere.

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