Nessuna agevolazione fiscale se il marchio è anonimo

Non sono deducibili le spese sostenute da una società che sponsorizza una manifestazione senza che sia realizzata una vera e propria pubblicità per l'azienda stessa

Niente agevolazioni fiscali se il marchio è anonimo. Non sono infatti deducibili le spese sostenute da una società che sponsorizza una manifestazione con un marchio privo di capacità distintiva, senza realizzare, cioè, una vera pubblicità per l'azienda. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 8577 del 12 aprile 2006 leggibile tra i correlati , ha respinto il ricorso di una discarica, sponsor di un evento di off-shore. Il marchio esposto, ha evidenziato il Collegio, era privo di dicitura, logo e acronimo ed era quindi inidoneo a distinguere l'attività di smaltimento di rifiuti svolta dalla società. La questione non era di facilissima soluzione. Tanto che il giudice di primo grado ha dato ragione alla società, annullando l'avviso di accertamento da questa impugnato, mentre la commissione tributaria regionale ha rovesciato completamente questo verdetto. Allora la società ha presentato ricorso in Cassazione puntando il dito contro la valutazione operata dal fisco in sede di accertamento. In altri termini, l'ufficio delle imposte, ha sostenuto la ricorrente, non avrebbe potuto valutare se i costi sostenuti dall'impresa ed esposti in bilancio, fossero inerenti all'attività dell'impresa stessa. Ma, i giudici della quinta sezione, non hanno avallato tale teoria, aderendo in pieno a quella della commissione di secondo grado che, a parer loro, ha agito rispettando il principio di diritto applicabile al caso. E cioè rientra nel poteri dell'amministrazione finanziaria, ai fini dell'imposizione sul reddito, sulla base dell'art. 75 del d.p.r. n. 917 del 1986, la valutazione dell'inerenza dei costi esposti in bilancio all'attività o beni di impresa da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito, e senza che tale giudizio incida sulle scelte dell'imprenditore, valendo solo ai fini dell'opponibilità della spesa al fisco . Non solo. spetta al contribuente, che impugna la ripresa a tassazione del reddito, la prova dell'esistenza di tale fatto modificativo della pretesa della pubblica amministrazione . C'è di più. Andava risolto anche una altro delicato problema concernente il corrispettivo del contratto di sponsorizzazione, determinabile, secondo la società, solo dopo l'emissione della fattura. Per farlo la Suprema corte ha rispolverato un altro interessante principio secondo cui non rileva il momento nel quale la fattura viene acquisita o esibita, giacché, se si ritenesse il contrario, si verrebbe a collegare, inammissibilmente, l'imputabilità del costo non a fatti oggettivi e ad effetti ben precisi, ma alla volontà di soggetti che avrebbero la possibilità di fornire il documento rappresentativo del costo al momento più opportuno, a seconda della convenienza, e che il citato articolo 75 consente una deroga solo per le ipotesi nella quali nel periodo di competenza non sia ancora certa l'esistenza delle spese o il loro ammontare non sia determinabile in modo obiettivo . deb.alb.

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 16 gennaio-12 aprile 2006, n. 8577 Presidente Paolini - Relatore Chiarini Pg Velardi - conforme - Ricorrente Ecogest Srl - Controricorrente ministero delle Finanze La Corte Premesso che la Srl Ecogest impugnava l'avviso di accertamento per maggior reddito Irpeg ed Ilor per l'anno 1991 e che la sentenza della Ctp era riformata dalla sentenza 860/99 della Ctr di Trieste, di accoglimento del ricorso dell'ufficio sulla considerazione che a la spesa di lire 480.000.000 - rata per l'anno 1991 e pari al 35% del volume di affari realizzato - quale corrispettivo pattuito con la Snc Cantiere Nautico Molinari Renato per veicolare il nome, o un segno distintivo, o il marchio della Ecogest nelle sue attività per la partecipazione del medesimo alle gare di campionato europeo e mondiale offshore in località ove la Ecogest non aveva intrapreso alcuna iniziativa, al fine di divulgare il proprio nome, non era inerente a detta attività, né era teleologicamente orientato ad incrementare, ancorché ipoteticamente, i ricavi, considerando che l'attività della Ecogest, svolta nel Comune di Corno di Rosazzo per Comuni e province limitrofi, consisteva nella gestione di una discarica di prima categoria di rifiuti solidi urbani ed assimilabili e che il marchio, costituito da un gabbiano stilizzato, privo di dicitura, logo e acronimo, realizzato dalla società Aztec sei mesi dopo il contratto di sponsorizzazione, era inidoneo a distinguere merci, prodotti o servizi della società articolo 2569 Cc , dunque correttamente l'Ufficio lo aveva recuperato a tassazione ai sensi dell'articolo 75, comma 5, del Dpr 917/86 b conseguentemente anche l'Iva relativa alle fatture di sponsorizzazione, imputata pro rata al costo di esercizio, era indetraibile c l'imputazione al bilancio del 1991 del compenso pagato alla Julia Appalti Srl per il servizio reso negli anni 1987, 1988, 1989, 1990 e 1991 era illegittimo perché alla chiusura di ogni esercizio i costi erano certi e determinabili in quanto disciplinati da accordi contrattuali e correlati al servizio elaborazione dati contabili reso per ciascun esercizio e perciò doveva essere imputato allo stato patrimoniale quale rateo passivo, da stornare successivamente al conto profitti e perdite, né l'assemblea della Ecogest, che aveva deliberato di imputare per intero il costo all'esercizio del 1991, aveva il potere di modificare la normativa fiscale applicabile ratione temporis esaminato il ricorso per cassazione della Srl Ecogest per 1 violazione dell'articolo 75 comma 5 Dpr 917/86 con riferimento ai nn. 3 e 5 dell'articolo 360 Cpc in quanto il concetto di inerenza, per la detrazione dei costi, diversamente dalla legislazione fiscale precedente, non è più legato ai ricavi immediati dell'impresa, ma anche a quelli in proiezione futura, e tale valutazione spetta all'impresa, non all'amministrazione finanziaria ritenuto che la censura è manifestamente infondata perché la Ctr si è conformata ai consolidati principi secondo i quali a rientra nei poteri dell'amministrazione finanziaria, ai fini dell'imposizione sul reddito, sulla base dell'articolo 75, comma 5, Dpr 917/86, la valutazione dell'inerenza dei costi esposti in bilancio all'attività o beni di impresa da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito, e senza che tale giudizio incida sulle scelte dell'imprenditore, valendo ai soli fini dell'opponibilità della spesa al fisco, e b spetta al contribuente che impugni la ripresa a tassazione del reddito la prova dell'esistenza di tale fatto modificativo della pretesa della Pa Cassazione 11514/01 12330/01 13478/01 16198/01 , nella fattispecie escluso dalla Ctr in base alle articolate argomentazioni riassunte in narrativa, solo genericamente criticate dalla ricorrente 2 violazione e falsa applicazione dell'articolo 75, comma 1 Dpr 917/86 con riferimento all'articolo 5 Cpc per avere erroneamente ritenuto la Ctr che con la Julia Appalti fosse intercorso un contratto mentre il corrispettivo del servizio era indeterminabile nel quantum ed è divenuto certo soltanto dopo l'emissione della fattura ritenuto che anche questo motivo è manifestamente infondato essendosi la Ctr conformata al consolidato principio espresso anche recentemente da questa Corte Cassazione 21155/05 secondo il quale per effetto del principio di competenza fiscale stabilito dall'articolo 75, comma 1 Dpr 917/86, non rileva il momento nel quale il documento giustificativo del costo viene acquisito o viene esibito, giacché, se si ritenesse il contrario, si verrebbe a collegare, inammissibilmente, l'imputabilità del costo non a fatti oggettivi e ad effetti ben precisi, individuabili nel tempo alla stregua della norma, ma alla volontà di soggetti che avrebbero la possibilità di fornire il documento rappresentativo del costo nel momento più opportuno, a seconda della convenienza, e che il citato articolo 75 consente una deroga solo per le ipotesi nelle quali nel periodo di competenza non sia ancora certa l'esistenza delle spese o il loro ammontare non sia determinabile in modo obiettivo , ipotesi , queste, esclude dalla Ctr per le ragioni surrichiamate, immuni da vizi logici e giuridici ritenuto quindi che il ricorso va respinto e la ricorrente condannata al pagamento delle spese giudiziali PQM Rigetta il ricorso condanna la ricorrente alle spese del giudizio di cassazione pari ad euro 3100, di cui euro 3000 per onorari ed euro 100 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.