Puntate rimborsate ma niente danni se il gioco del lotto è con il trucco

Ad un anno dalla precedente sentenza già pubblicata da Diritto & Giustizi@ il Palazzaccio ribadisce i limiti alle richieste di indennizzo in caso di estrazioni pilotate

Si consolida in Cassazione il filone interpretativo inaugurato nove mesi fa, che riconosce nel caso di gioco del lotto truccato il rimborso al cittadino della giocata per la sentenza dell'anno scorso, la 20571/04, si veda negli arretrati del 23 ottobre 2004 . I giudici della terza sezione civile del Palazzaccio, infatti, hanno ribadito che se l'estrazione del Lotto è pilotata dagli addetti ai lavoro a farne le spese sarà sempre il ministero delle Finanze. Che dovrà rimborsare ai giocatori le somme risultanti dagli scontrini giocati. Con la sentenza 15631/05 - depositata il 26 luglio scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti correlati - la Suprema corte di Piazza Cavour ha condannato il ministero a rifondere quattro giocatori napoletani con la somma impegnata nel gioco del lotto del marzo '95 per il quale era stata accertata la truffa nel corso del giudizio penale. Per rivendicare, invece, il risarcimento dei danni morali, ricordano sempre gli ermellini , il cittadino deve dimostrare concretamente le eventuali sofferenze morali o il patema d'animo per il reato consumato in danno dell'amministrazione .

Cassazione - Sezione terza civile - sentenza 12 -26 luglio 2005, n. 15631 Presidente Nicastro - relatore Segreto Pm Golia - conforme - ricorrente ministero dell'Economia e delle finanze Svolgimento del processo Con citazione notificata, il 20 gennaio 2000, Mastrovito Rosanna conveniva davanti al giudice di pace di Salerno il Ministero delle Finanze, per ottenerne la condanna alla restituzione della posta di lire 20.000, relativa a giocata del lotto, oltre interessi, nonché per l'ulteriore risarcimento del danno, entro il limite complessivo di lire 2 milioni, in conseguenza della ritenuta pilotazione delle estrazioni del giorno 17.3.1995. Sosteneva la parte attrice che la truffa era stata abbondantemente accertata nel giudizio penale, svoltosi davanti al Gip del tribunale di Monza. Si costituiva il Ministero e resisteva alla domanda. Il giudice di pace, con sentenza depositata, Il 12.9.2001, condannava Il convenuto alla restituzione di . 20.000 ed al pagamento della somma di . 100.000 per danni, interessi e rivalutazione, nonché al pagamento delle spese processual . Riteneva il giudice di pace che l'azione proposta era di risarcimento di danno per inadempimento contrattuale contratto aleatorio , al sensi dell'articolo 1219 Cc che nella specie l'inadempimento contrattuale addebitabile al convenuto consisteva nel non aver realizzato la regolarità del gioco, per cui andava restituita la somma giocata che i fatti gli erano noti sulla base della risultanze acquisite in sede penale che andava risarcito anche Il danno morale subito dalla parte attrice. Avverso questa sentenza ha proposto ricorso per cassazione il Ministero convenuto. Si è costituita la parte intimata. Motivi della decisione 1. Con il primo motivo di ricorso Il ricorrente lamenta la violazione dell'articolo 111 Costituzione, dell'articolo 132 numero Cpc, degli articoli 100, 115, 2697 Cc e la nullità della sentenza, in relazione all'articolo 360, comma 1, n. 3 e 4 Cpc. Ritiene il ricorrente che la motivazione è assolutamente apparente, infatti essa è costituita da una serie di massime giurisprudenziali, senza alcun riferimento al fatto concreto. Non si dà atto di quale sia il fatto e non sono indicate le prove che il giudice ha posto a base della sua decisione. 2. Ritiene questa Corte che il motivo sia infondato e che lo stesso vada rigettato. Nella fattispecie non può ritenersi apparente la motivazione quanto alla condanna del convenuto alla restituzione della somma giocata in favore dell'attore. Infatti, pur risultando la motivazione appesantita da una serie di principi giurisprudenz ali non pertinenti, riesce a cogliersi l'iter argomentativo del giudice di pace, che ha ritenuto provato l'inadempimento contrattuale da parte del convenuto, sulla base degli atti del procedimento penale, con cui venivano condannati i dipendenti del Ministero, che avevano consumato la truffa nel gioco del lotto, nonché della deposizione del dr. Nicola Andreozzi del Ministero delle Finanze. Il giudice, quindi, ritenendo che la regolarità del gioco era stata alterata dai dipendenti del Ministero convenuto, ha conseguentemente ritenuto lo stesso Ministero responsabile contrattualmente nei confronti dell'attrìce per la restituzione della somma giocata, in quanto avrebbe dovuto garantire l'assoluta regolarità e correttezza del gioco del lotto. Ne consegue che la motivazione della sentenza non può direi né apparente né omessa né nsanabilmente contraddittoria, poiché il giudice ha dato contezza delll'iter argomentativo seguito, ha indicato gli elementi valutati per ritenere la responsabilità contrattuale del convenuto ed indica, sia pure nella parte espositiva con rinvio al dispositivo, che gli scontrini delle giocate, allegati al fascicolo di parte, individuano l'entità delle somme giocate e dei giorni e delle ruote a cui si riferivano le estrazioni, corrispondenti a quelle oggetto del procedimento penale e quindi dell'illec to. 3.Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente lamenta, in relazione al riconoscimento del risarcimento del danno morale, la violazione degli articoli 111 Costituzione, 132, n. 4, 115 Cpc, 2697, 2059 Cc e 185 Cp, dei principi processuali in tema di nere probatorio e del loro combinato disposto, nonché la nullità della sentenza a norma dell'articolo 360 n. 3 e 4 Cpc. Lamenta il ricorrente che la sentenza impugnata ha liquidato il danno morale in favore della parte attrice, pari a 5 volte la giocata, pur avendo accertato che nessun danno questa aveva subito. 4. Ritiene questa Corte che il motivo sia fondato e che lo stesso vada accolto. Infatti la sentenza impugnata ha ritenuto, peraltro sulla base di espressioni assolutamente generiche, che vi era stata perdita di credibilità e di affidabilità dell'amministrazione, per effetto del reato in suo danno consumato dai dipendenti infedeli che avevano pilotato le estrazioni del lotto. Non vi è invece nessun accertamento fattuale in merito ad eventuali sofferenze morali o patema d'animo della parte attrice per questo reato consumato in danno dell'ammin strazione. Sennonchè in questa sede non rileva il danno non patrimoniale della p.a., parte offesa del reato, né la parte attrice può far valere come proprio detto danno, ma solo quello da lei subito direttamente e del quale, come detto, non vi è alcuna traccia nella sentenza. 5.Ne consegue che, in accogl mento del secondo motivo di ricorso, va cassata l'impugnata sentenza nella parte in cui condanna il convenuto al risarcimento anche del danno morale, e, decidendo la causa nel merito a norma dell'articolo 384, comma 1, Cpc, rigetta la domanda attrice relativa al risarcimento del danno non patrimoniale. Esistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese di questo giudizio di Cassazione e di merito. PQM Rigetta il primo motivo di ricorso ed accoglie il secondo. Cassa, in relazione al motivo accolto, l'impugnata sentenza e, decidendo la causa nel merito, rigetta la domanda attrice limitatamente alla richiesta di condanna del convenuto al risarcimento del danno non patrimoniale. Compensa le spese del giudizio di Cassazione e di merito.