Abusi edilizi: nei casi più gravi ora si rischia il carcere. Configurabile il delitto di alterazione del paesaggio

di Aldo Natalini

di Aldo Natalini* Il nuovo delitto di alterazione del paesaggio di cui all'articolo 181, comma 1bis, lettera a , D.Lgs 42/2004 Codice dei beni culturali e del paesaggio - introdotto di recente con legge 308/2004 - è configurabile anche nell'ipotesi di abusiva esecuzione di lavori nelle aree dichiarate di notevole interesse pubblico in base ai provvedimenti già emessi ai sensi delle disposizioni previgenti all'emanazione del Codice Urbani, non essendo previsto per questa tipologia di opere - oggi come in passato - alcun obbligo di notificazione dell'atto impositivo a favore dei proprietari dell'immobile vincolato. Così la terza sezione penale della Cassazione con sentenza 45609/05 - qui pubblicata tra gli allegati - che intervenendo, in sede di riesame, per la prima volta sull'esegesi della nuova figura delittuosa introdotta con la delega ambientale, ne ha escluso i profili di incostituzionalità per asserita violazione dell'articolo 3 Costituzione, risultando evidente - statuisce Piazza Cavour - che la diversa disciplina prevista per le forme di pubblicità del vincolo è conseguenza della diversa natura e caratteristiche degli immobili ed aree cui la stessa si riferisce, mentre la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica e sul Gazzettino ufficiale della Regione dei provvedimenti impositivi del vincolo su complessi immobiliari o aree soddisfa in ogni caso l'esigenza di un'adeguata pubblicizzazione dei provvedimenti stessi . IL FATTO IL FUMUS DEL DELITTO DI ALTERAZIONE DEL PAESAGGIO La Cassazione si è pronunciata - nella specie - quale ultimo giudice della cautela, su ricorso dell'imputato cui erano stati applicati dal locale Gip gli arresti domiciliari, poi confermati dal Tribunale distrettuale del riesame, in relazione all'articolo 181, comma 1bis, Codice Urbani. Già questo fatto costituisce un profilo del tutto inedito che, per ciò solo, meriterebbe di essere segnalato. È la prima volta in assoluto, infatti, che la Corte di legittimità interviene per valutare, in sede de libertate, la legittimità del provvedimento restrittivo imposto nei confronti di un soggetto provvisoriamente incolpato di aver eseguito lavori di trasformazione di un terreno di natura boschiva e saldo-pascoliva mediante disboscamento di numerose querce spontanee e sradicamento delle ceppaie in un'area sottoposta a vincolo paesaggistico, dichiarata di notevole interesse pubblico, nonché di avere al proceduto nella medesima zona alla frantumazione meccanica delle rocce preesistenti, che costituivano muretti a secco. Un addebito, insomma, che sino a qualche tempo fa avrebbe al più costituito il presupposto per l'adozione di una mera misura reale sull'immobile e che invece, stavolta, ha portato addirittura agli arresti il presunto responsabile, siccome attinto da gravi indizi di colpevolezza. È la conseguenza - come si capisce, quanto mai tangibile - dell'elevazione a delitto di talune forme più gravi di interventi non autorizzati su beni paesaggistici, che sono oggi previste e punite con la reclusione da uno a quattro anni, entro una cornice edittale di pena, dunque, che in quanto superiore ai tre anni nel massimo consente in presenza degli altri presupposti cautelari l'adozione delle misure coercitive ai sensi degli articoli 280 e 287 Cpp. Il nuovo delitto di alterazione del paesaggio introdotto dalla legge 308/2004. In particolare, per effetto dell'articolo 1, comma 36, lettera c , della legge 308/2004 delega ambientale e norme di diretta applicazione , l'articolo 181 D.Lgs 42/200 reca un comma 1bis che, subito dopo la contravvenzione di cui al comma 1, prevede per opere eseguite in assenza di autorizzazione la pena della reclusione da uno a quattro anni qualora i lavori di cui al comma 1 a ricadano su immobili od aree che, ai sensi dell'articolo 136, per le loro caratteristiche paesaggistiche siano stati dichiarati di notevole interesse pubblico con apposito provvedimento emanato in epoca antecedente alla realizzazione dei lavori b ricadano su immobili od aree tutelati per legge ai sensi dell'articolo 142 ed abbiano comportato un aumento dei manufatti superiore al trenta per cento della volumetria della costruzione originaria o, in alternativa, un ampliamento della medesima superiore a settecentocinquanta metri cubi, ovvero ancora abbiano comportato una nuova costruzione con una volumetria superiore ai mille metri cubi . Segue la condotta punita ed il rinvio al comma 1. Com'è evidente, per l'individuazione della condotta incriminata dal nuovo reato paesaggistico, occorre procedere ad un innesto col comma 1, avendo il legislatore operato in parte qua un mero rinvio fisso. Sul piano comportamentale, dunque, identici sono i contegni tipizzati dal comma 1 ed 1bis entrambe le figure puniscono chi senza la prescritta autorizzazione o in difformità di essa, esegue lavori di qualsiasi genere su beni paesaggistici . Segue l'oggetto materiale delle condotte incriminate. Semmai a connotare il discrimine tra punibilità a titolo contravvenzionale comma 1 o delittuoso comma 1bis è l'oggetto materiale del reato quasi a dire che, nell'ottica del novellatore del 2004, a giustificare il salto di qualità nella scelta repressiva è la natura dell'abuso, ovvero la sua dimensione qualitativa lettera a e/o quantitativa lettera b . Articolo 181, comma 1bis, D.Lgs 42/04 le due ipotesi alternative. Una volta poi che si abbia riguardo alle due ipotesi egualmente sanzionate ed alternativamente punite a titolo delittuoso dal citato comma 1bis, affiora una loro ontologica diversità plasticamente evidente anche in termini di tecnica legislativa. Difatti, i compilatori del 2004 hanno introdotto delle soglie quantitative solo nella seconda lettera b , oltretutto parametrandole indifferentemente e confusamente vuoi ad un valore percentuale aumento dei manufatti superiore al 30% della volumetria originaria , vuoi a valori assoluti in alternativa, ampliamento superiore a 750 metri cubi o nuova costruzione con volumetria superiore a 1.000 metri cubi . Di contro, nella prima lettera a , non compare alcun limite quantitativo, prevedendosi in ogni caso il più grave trattamento punitivo in luogo di quello più blando del comma 1 anche in presenza di ampliamenti od interventi ex novo di ridotte volumetrie. Segue la discutibile equiparazione tra tutela provvedimentale lettera a e legislativa lettera b . In sostanza, la nuova figura delittuosa ammette allo stesso regime sanzionatorio due diversi tipi di alterazione del paesaggio quelli effettuati su beni paesaggistici presidiati da una tutela provvedimentale, cioè disposta per singoli atti dell'autorità, che sono privi di qualsivoglia limite quantitativo di rilevanza penale lettera a e quelli compiuti invece su beni muniti di tutela legislativa ai sensi dell'articolo 142 D.Lgs 42/2004, per la cui rilevanza delittuosa occorre altresì il superamento di ben precisi indici numerici lettera b . Il che - si è giustamente osservato a prima lettura - pone seri dubbi di ragionevolezza per contrasto con l'articolo 3 della Costituzione, poiché gli illeciti commessi sulle aree tutelate singolarmente sono sanzionate in maniera molto più grave [ai sensi della lettera a ] rispetto alle condotte illecite realizzate sulle aree tutelate per legge ma non aventi le caratteristiche quantitative previste dalla lettera b dell'articolo 181, comma 1bis così Fuzio, in Ambiente n. 5/2005, p. 427, cui si rinvia . IL DICTUM LA CONTINUITÀ TRA LA VECCHIA E LA NUOVA NORMATIVA VINCOLISTICA Tornando in medias res, anche nella vicenda di specie era stato sollevato un dubbio di legittimità costituzionale per ritenuta violazione dell'articolo 3 della Carta fondamentale la difesa dell'imputato aveva lamentato innanzi al giudice di legittimità l'incostituzionalità del citato comma 1bis, lettera a , se interpretato nel senso che assumono rilevanza penale i vincoli paesaggistici imposti per provvedimento dell'Autorità senza che siano stati portati a conoscenza del destinatario mediante la notifica prevista dal D.Lgs 42/2004. La sentenza 45609/05 il rigetto dell'eccezione di incostituzionalità. Ma - ad avviso della Cassazione - un simile rilievo non ha alcun pregio, poiché in base al Codice Urbani il provvedimento contenente la dichiarazione di notevole interesse pubblico deve essere notificata al proprietario, possessore o detentore dell'immobile su cui si compiono gli interventi edilizi solamente nelle ipotesi di cui alle lettere a e b degli articoli 136 e 139 D.Lgs 42/2004 e cioè immobili dai caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica e, rispettivamente, ville, giardini e parchi di non comune bellezza mentre con riferimento alle aree di cui alle lettere c e d e cioè, rispettivamente immobili dal valore estetico-tradizionale e bellezze panoramiche la pubblicazione dell'atto impositivo nella Gazzetta ufficiale o nel Bollettino ufficiale costituisce pubblicità sufficiente ad assolvere agli obblighi di legge. Segue l'immutata disciplina in materia di vincoli su aree di interesse pubblico. In definitiva, la diversità nella disciplina prevista per le forme di pubblicità è del tutto ragionevole proprio in ragione della differente natura delle opere vincolate. Sicché, trattandosi - quelli rilevanti nel caso di specie - di lavori eseguiti in un'area dichiarata di notevole interesse pubblico non assoggettata agli obblighi di notifica in base sia alla vecchia normativa legge 1497/1939, poi rifluita nel D.Lgs 490/1999 che alla nuova D.Lgs 42/2004 , non doveva effettuarsi alcuna notificazione del vincolo. Del resto, profilandosi una perfetta continuità normativa tra le diverse discipline succedutesi nel tempo in materia paesaggistico-ambientale - concludono gli ermellini del Palazzaccio, dopo aver dato conto delle norme succedutesi nel tempo - la nuova fattispecie criminosa di alterazione del paesaggio è configurabile anche nell'ipotesi di esecuzione di lavori, senza la prescritta autorizzazione, nelle aree dichiarate di notevole interesse pubblico in base ai provvedimenti già emessi ai sensi delle disposizioni previgenti all'emanazione del codice stesso. * Avvocato, Magistrato onorario, Dottorando di ricerca in diritto penale dell'economia e dell'ambiente IL NUOVO DELITTO PAESAGGISTICO in grassetto le parti introdotte dalla legge 308/04 D.Lgs 42/2004 - Codice del paesaggio Articolo 181 Opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità di essa 1. Chiunque, senza la prescritta autorizzazione o in difformità di essa, esegue lavori di qualsiasi genere su beni paesaggistici è punito con le pene previste dall'articolo 20 della legge 47/85. 1bis. La pena è della reclusione da uno a quattro anni qualora i lavori di cui al comma 1 a ricadano su immobili od aree che, ai sensi dell'articolo 136, per le loro caratteristiche paesaggistiche siano stati dichiarati di notevole interesse pubblico con apposito provvedimento emanato in epoca antecedente alla realizzazione dei lavori b ricadano su immobili od aree tutelati per legge ai sensi dell'articolo 142 ed abbiano comportato un aumento dei manufatti superiore al trenta per cento della volumetria della costruzione originaria o, in alternativa, un ampliamento della medesima superiore a settecentocinquanta metri cubi, ovvero ancora abbiano comportato una nuova costruzione con una volumetria superiore ai mille metri cubi. [ ] 2. Con la sentenza di condanna viene ordinata la remissione in pristino dello stato dei luoghi a spese del condannato. Copia della sentenza è trasmessa alla regione ed al comune nel cui territorio è stata commessa la violazione. NOTE PROCEDURALI Arresto non consentito articolo 381 Cpp Fermo di indiziato di delitto non consentito articolo 384 Cpp Misure cautelari personali comma 1bis, consentite articoli 280 e 287 Cpp Ag competente Tribunale monocratico articolo 33ter Cpp Procedibilità d'ufficio articolo 50 Cpp

Cassazione - Sezione terza penale cc - sentenza 9 novembre-16 dicembre 2005, n. 45609 Presidente Lupo - Relatore Lombardi Pm Izzo - Ricorrente Pastore Considerato in fatto e diritto Con la impugnata ordinanza il Tribunale di Bari, in funzione di giudice del riesame, ha confermato il provvedimento del Gip del Tribunale di Trani, che aveva applicato a Pastore Antonio la misura cautelare degli arresti domiciliari, limitatamente al reato di cui all'articolo 181 comma 1bis del D.Lgs 42/2004. Il Tribunale ha ravvisato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza del reato oggetto di indagini a carico del Pastore, per avere quest'ultimo eseguito lavori di trasformazione di un terreno di natura boschiva e saldo-pascoliva mediante un intervento di disboscamento di numerose querce spontanee e di sradicamento delle ceppaie in un'area sottoposta a vincolo paesaggistico, dichiarata di notevole interesse pubblico, e per avere proceduto nella medesima zona alla frantumazione meccanica delle rocce preesistenti, che costituivano muretti a secco. Per quanto interessa ai fini del giudizio di legittimità, l'ordinanza ha affermato che integra la fattispecie delittuosa di cui alla disposizione citata l'esecuzione, senza la prescritta autorizza ione, di lavori nelle amo dichiarate di notevole interesse pubblico per effetto di un provvedimento, emanato in epoca antecedente all'esecuzione dei lavori ed in base alle procedure già previsto prima della entrata in vigore del D.Lgs 42/2004, provvedimento costituito nella specie dal Dm 10/1968. Il tribunale ha altresi rilevato l'esistenza delle esigenze cautelari connesse al pericolo della commissione di ulteriori reati della stessa specie da parte del Pastore. Avverso l'ordinanza ha proposto ricorso l'indagato, che la denuncia per violazione di legge. Con un unico motivo di gravame il ricorrente deduce che la condotta di cui alla contestazione non integra la fattispecie delittuosa prevista dall'articolo 181, comma 1bis, del D.Lgs 42/2004, dovendosi applicare la disposizione citata esclusivamente ai lavori eseguiti nelle aree, dichiarate di notevole interesse pubblico con apposito provvedimento emanato non solo in epoca antecedente alla esecuzione dei lavori, ma altresì in base al procedimento previsto dagli articolo 136 e seguenti del medesimo decreto legislativo, di talché nell'ipotesi di aree vincolate in base alle disposizioni previste dalla normativa precedente può essere configurata esclusivamente la contravvenzione di cui all'articolo 181, comma primo, del codice dei beni culturali e del paesaggio, salva l'ipotesi in cui i lavori abbiano determinato gli aumenti volumetrici di cui alla lettera b del predetto comma 1bis. Si osserva in particolare che il citato articolo 136 del D.Lgs 42/2004 prescrive la notificazione del provvedimento impositivo del vincolo al proprietario, possessore o detentore dell'immobile, nonché la trascrizione del medesimo nei registri immobiliari, sicché dalla interpretazione della norma nei sensi di cui al provvedimento impugnato potrebbe derivare la illegittimità costituzionale della stessa, per violazione dell'articolo 3 della costituzione, con riferimento alla operatività di vincoli che non siano stati portati a conoscenza del soggetto accusato della loro violazione con le medesime modalità previste dalle disposizioni introdotto dal codice attualmente vigente. Il ricorso non è fondato. L'articolo 36, comma 1 lettera c , della legge 308/04 ha introdotto nell'articolo 181 del codice dei beni culturali e del paesaggio il comma 1bis, ai sensi del cui disposto costituisco delitto, punito con la pena della reclusione dai uno a quattro anni, l'esecuzione di lavori, senza la prescritta autorizzazione, che a ricadano su immobili o aree che, ai sensi dell'articolo 136, per le loro caratteristiche paesaggistiche siano stati dichiarati di notevole interesse pubblico con apposito provvedimento emanato in epoca antecedente alla realizzazione dei lavori b ricadano su immobili ad aree tutelati per legge ai sensi dell'articolo 142 ed abbiano comportato m aumento dei manufatti superiore al trenta per cento della volumetria della costruzione originaria o, in alternativa un ampliamento della medesima superiore a 650 metri cubi, ovvero ancora abbiano comportato una nuova costruzione con una volumetria superiore ai mille metri cubi. Ai sensi della novella richiamata, pertanto, si configura quale delitto l'esecuzione di lavori di qualsiasi genere che alterino gli immobili o le aree espressamente dichiarati di notevole interesse pubblico, ai sensi dell'articolo 136 del D.Lgs 42/2004 e seguenti, ovvero l'esecuzione di volumetrie di particolare consistenza nelle arco sottoposte per legge a vincolo ai sensi dell'articolo 142 del medesimo testo normativo. È opportuno, quindi, ricordare a proposito della predetta fattispecie delittuosa che la previsione di aree sottoposte a vincolo paesaggistico per legge, di cui all'articolo 142, è stata introdotta per la prima volta dagli articolo 1 e 1quater del Dl 312/85, convertito con modificazioni dalla legge 431/85, che ha inserito i commi 5, 6 e 7 nell'articolo 82 del Dpr 616/77 e tali disposizioni sono stato successivamente recepite nell'articolo 136 del D.Lgs 490/99 e nel citato articolo 142 del Codice. Il procedimento per la dichiarazione degli immobili o delle arco espressamente sottoposti a tutela in ragione del foro notevole interesse pubblico previsto dagli articolo 136 e seguenti del Codice dei beni culturali e del paesaggio risulta, invece, sostanzialmente analogo a quello già previsto dalle disposizioni di cui agli articolo 139 e seguenti del D.Lgs 490/99, che a loro volta richiamavano le disposizioni di cui agli articolo 1 seguenti della legge 1497/39. Con riferimento agli immobili di notevole interesse pubblico, inoltre, l'articolo 157 del D.Lgs 42/2004 dispone che 1 Fatta salva l'applicazione dell'articolo 143 comma 6 dell'articolo 144 comma 2 e dell'articolo 156 comma 4 conservano efficacia a tutti gli effetti a le notifiche di importante interesse pubblico delle bellezze naturali o panoramiche, eseguite in base alla legge 778/22 b gli elenchi compilati ai sensi della legge 1497/39 c i provvedimenti di dichiarazione di notevole interesse pubblico emessi ai sensi della legge 1497/39 d i provvedimenti di riconoscimento delle zone di interesse archeologico emessi ai sensi dell'articolo 82, comma 5, del Dpr 616/77, aggiunto dall'articolo 1 del Dl 312/85, convertito con modificazioni nella legge 431/85 f i provvedimenti di riconoscimento delle zone di interesse archeologico emessi ai sensi del D.Lgs 490/90 2 le disposizioni della presente parte si applicano anche agli immobili ed alle aree in ordine ai quali, alla data di entrata in vigore del presente codice, sia stata formulata la proposta ovvero definita la perimetrazione ai fini della dichiarazione di notevole interesse pubblico o del riconoscimento quali zone di interesse archeologico . Orbene, alla luce delle disposizioni richiamate la ordinanza impugnata ha esattamente affermato che la fattispecie criminosa di cui all'articolo 181, comma 1bis lettera a , del Codice dei beni culturali e del paesaggio è configurabile anche nell'ipotesi di esecuzione di lavori, senza la prescritta autorizza ione, nelle aree dichiarate di notevole interesse pubblico in base a provvedimenti emessi ai sensi delle disposizioni previgenti alla emanazione del codice stesso. Deve essere inoltre osservato, in relazione agli ulteriori rilievi del ricorrente, che il provvedimento contenente la dichiarazione di notevole interesse pubblico deve essere notificato, ai sensi delle disposizioni precedentemente citate, al proprietario, possessore o detentore dell'immobile solo nelle ipotesi di cui alle lettere a e b degli articolo 136 del Codice e 139 del D.Lgs 490/99 e, cioè, con riferimento a a le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica b le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza , mentre con riferimento alle arco di cui alle lettore c e d degli stessi articoli c i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale d le bellezze panoramiche considerate come quadri e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze , costituisce pubblicità sufficiente la pubblicazione del provvedimento, impositivo del vincolo nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica e nel Bollettino Ufficiale della Regione. Le disposizioni citate, peraltro, come già rilevato in precedenza, riproducono sostanzialmente quelle di cui agli articolo 5 e 6 della legge 1497/39. Per le aree di notevole interesse estetico estetico, quindi, non è prevista dal Codice dei beni culturali e del paesaggio alcuna notificazione del provvedimento dell'Amministrazione che ha imposto il vincolo ai proprietari, possessori o detentori dell'immobile, cosi come non cm prevista tale notificazione in base alla normativa precedente. Nel caso in esame, pertanto, trattandosi di lavori eseguiti in un'area dichiarata di notevole interesse pubblico, secondo le risultanze dell'accertamento di merito, non doveva essere effèttuata alcuna notificazione del vincolo ai proprietari o ad altri soggetti interessati. Né è configurabile alcun profilo di illegittimità costituzionale della norma esaminata, risultando evidente che la diversa disciplina prevista per le forme di pubblicità del vincolo è conseguenza della diversa natura e caratteristiche degli immobili e aree cui la stessa si riferisce, mentre la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica e sul Bollettino Ufficiale della Regione dei provvedimenti impositivi del vincolo su complessi immobiliari o aree soddisfa in ogni caso l'esigenza di un'adeguata pubblicizzazione dei provvedimenti stessi. Il ricorso, pertanto, deve essere rigettato. Ai sensi dell'articolo 616 Cpp al rigetto dell'impugnazione segue a carico della ricorrente l'onere del pagamento delle spese processuali. PQM La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.