La riforma della previdenza forense: analisi e limiti

di Vittorio Lo Fiego

di Vittorio Lo Fiego * INTRODUZIONE 1. Sull'iter procedimentale Non è dato sapere, in mancanza di notizie, se siano state osservate le norme regolamentari per quanto riguarda l'iter procedimentale per le deliberazioni sulla riforma. Difatti, ai sensi del combinato disposto degli articoli 6 del regolamento dei contributi e 20 del regolamento generale, la discussione, in sede di Comitato dei delegati, doveva avvenire in due tempi una prima volta per la discussione generale sulla bozza delle modifiche, che si intendevano apportare, redatta dall'apposita Commissione o dal Consiglio di amministrazione una seconda e definitiva volta, da una parte per la discussione degli eventuali emendamenti proposti e la loro approvazione dall'altra per la votazione di ogni singolo articolo e del testo finale della deliberazione adottata. Questo accertamento si rivela necessario perché la eventuale inosservanza della procedura, sopra indicata, vizia, alla base, la riforma, che si rivela illegittima, indipendentemente dal contenuto delle deliberazioni prese. 2. Sulle modifiche legislative Nelle deliberazioni prese articoli 4 e 6 sono state modificate alcune norme, contenute nella legge 576/80 articolo 2, penultimo comma e articolo 2, comma 3 . Anche se la legge 335/95 comma 12, articolo 3 ha aumentato i poteri della Cassa, la quale, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, legge 509/94, aveva, in conseguenza della sua privatizzazione, solo l'autonomia gestionale, organizzativa e contabile, certamente gli stessi non possono arrivare fino a consentire di modificare leggi, trattandosi di un potere che appartiene, in via esclusiva, al potere legislativo. 1 Delegati dovevano, se del caso, percorrere, secondo la prassi già instaurata si sarebbe posto, nella propria sede giudiziaria, il problema della sua legittimità , la via di introdurre le modifiche della riforma attraverso il cambiamento dello statuto o dei regolamenti. Per questo aspetto sono viziati da illegittimità, addirittura costituzionale, gli articolo 4 e 6 della riforma. ESAME DELLA RIFORMA A. Premessa Emergono dalla premessa, tra le altre, le seguenti, significative, affermazioni 1. la riforma è prodromica a una modifica strutturale del sistema previdenziale, che consenta il passaggio dall'attuale sistema a ripartizione a un sistema misto, che affianchi al primo anche quello di capitalizzazione individuale 2. i bilanci attuariali prevedono che nel 2027 il saldo tecnico diventerà negativo e che altrettanto accadrà, entro il 2029, per il saldo corrente, per cui occorre che la stabilità della Cassa vada ricondotta a un arco temporale di almeno 30 anni in concreto, poi, 34 anni e cioè fino al 2040 3. occorre suddividere il sacrificio necessario sul maggior numero possibili di iscritti, per cui bisogna, anche per ragioni di razionalità ed equità, aumentare, con criteri di gradualità, le aliquote contributive, intervenire sulla leva delle prestazioni, riparametrando il periodo di riferimento per la determinazione della base pensionabile, con il rispetto del pro rata, adottando per il calcolo dei supplementi di pensione per coloro che restano iscritti dopo il pensionamento, il metodo di calcolo contributivo, fissando il preciso ammontare della pensione minima. Si osserva sub. 1 Il regime previdenziale forense è stato sempre basato sul sistema solidaristico, strenuamente e fermamente difeso dal Giudice delle leggi, specie con le fondamentali sentenze nn. 62/1967 e 132 e 133/84, delle quali si riporta, qui di seguito, una sintesi 7. - L'esame delle questioni così poste non può prescindere dalla collocazione del sistema della previdenza forense nella tipologia dei sistemi previdenziali. Questa Corte, con la sentenza 132/84, ha osservato come, in riferimento all'esperienza italiana sia possibile enucleare due tipi ai quali i singoli sistemi sono riconducibili sulla base dei loro caratteri prevalenti quello, prevalso soprattutto in passato, definibile come mutualistico e quello che tende a prevalere nel presente, definibile come solidaristico . Di tali due tipi - ha affermato la Corte - il primo si caratterizza per la riferibilità dell'assunzione dei fini e degli oneri previdenziali all'esigenza della divisione del rischio fra gli esposti, e per la rigorosa proporzionalità inspirata allo schema sinallagmatico fra premi e indennità proprio dell'assicurazione privata fra contributi e prestazioni previdenziali. Mentre il secondo si caratterizza per la riferibilità dell'assunzione dei fini e degli oneri previdenziali a principi di solidarietà secondo il modello della sicurezza sociale sia pure operanti all'interno della Il categoria, e per l'irrilevanza della proporzionalità fra contributi e prestazioni previdenziali, essendo considerati i primi unicamente quale mezzo finanziario della previdenza sociale, - che è prelevato fra tutti gli appartenenti alla categoria in ragione della loro capacità contributiva - ed essendo considerate le prestazioni quale strumento per l'attuazione concreta dei fini della previdenza stessa. Ha ancora rilevato questa Corte, con la sentenza 132/84, che la qualificazione del sistema previdenziale forense era stata già operata con la precedente sentenza della Corte medesima 62/1977, la quale, anche se in riferimento alla disciplina recata dalla previgente legge 319/75, aveva ricondotto il sistema in parola al tipo solidaristico e ne aveva affermato in tal modo la rispondenza agli articoli 2 e 38 Costituzione. 8. - Questa Corte ha ritenuto, sempre con la sentenza 132/84, che la qualificazione e la valutazione positiva allora operate vadano confermate, considerando fra l'altro che sarebbe incongruo ricondurre al tipo mutualistico, anziché al tipo solidaristico, la previdenza forense, così come le altre previdenze concernenti professioni intellettuali, per ciò che esse sono organizzate sulla base del riferimento a date categorie professionali e alle rispettive attività tipiche, e secondo criteri di , accentuata autonomia strutturale e finanziaria sia reciproca che rispetto all'assicurazione generale obbligatoria e alle previdenze dell'impiego pubblico. Al riguardo ha osservato che si tratta di scelte le quali sono compatibili con l'idea di solidarietà e anzi ne rappresentano -una specificazione giustificata dal pluralismo che informa il nostro ordinamento pluralismo che ammette solidarietà operanti nell'ambito di collettività minori. 9. Ha quindi precisato questa Corte, sempre con la sentenza 132/84, che la qualificazione e la valutazione formulate con la precedente sentenza 62/77 per il sistema quale risulta dalla legge 319/75, non hanno ragione di mutare per il sistema quale risulta dalla vigente legge 576/80, non essendovi motivo idoneo a far ritenere che con quest'ultima legge il sistema sia stato rimodellato, almeno in parte, sul tipo mutualistico o addirittura sullo schema proprio dell'assicurazione privata. Ha considerato in proposito questa Corte a che non è decisiva la restituzione dei contributi disposta a favore degli iscritti che non abbiano maturato il diritto a pensione articolo 21, legge 576/80 , perché essa non importa necessariamente la corrispettività fra contributi e pensioni, ma soltanto una particolare configurazione dei doveri di solidarietà posti comunque a carico di tutti gli iscritti b che neppure è decisiva la sostituzione, a una pensione eguale per tutti nell'ammontare, di una pensione retributiva , cioè commisurata a una certa media dell'ammontare degli ultimi redditi professionali, giacché con tale criterio, accolto del resto anche nell'assicurazione generale obbligatoria , la pensione non è stata resa proporzionale né tanto meno corrispettiva ai contributi, ma è stata adeguata allo stato di bisogno c che è addirittura irrilevante la sostituzione, per quanto concerne il prelievo e la destinazione dei contributi, al criterio della capitalizzazione , del criterio della ripartizione , giacché il nuovo criterio è del tutto conforme al principio della solidarietà, in quanto elimina ogni collegamento fra contributi versati e pensioni percepite dagli stessi soggetti, anche se considerati collettivamente come dalla legge 319/75 così, per tutte, Corte costituzionale 133/84 . Alla stregua di queste autorevoli affermazioni, che, per la loro chiarezza, non meritano alcun commento, è agevole dedurre che i Delegati della Cassa si sono prefissi di riportare il nostro sistema previdenziale a un inammissibile passato, attuando, con il sistema della capitalizzazione individuale, una forma di previdenza, dal contenuto assolutamente modesto, che non differirà da quella che può offrire qualsiasi assicurazione privata. La conseguenza ulteriore è che si dovrà abbandonare, del tutto, l'assistenza, che costituisce una significativa e rilevante aspettativa degli iscritti alla Cassa. Alla luce di quanto sopra, appare legittimo chiedersi, quindi, perché, con questa prospettiva, si è voluto, ad ogni costo, nel breve e medio termine, con l'aumento dei contributi, l'ulteriore rafforzamento e la stabilità del nostro sistema previdenziale, che è gia solido per i prossimi 21 anni, se il punto finale di arrivo deve essere, dopo l'ingiustificata abolizione dell'assistenza, quello di elargire modeste e inique pensioni. sub. 2 La legge 576/80, all'articolo 13, permetteva la variabilità del solo contributo soggettivo del 10% oggi portato al 12% con cadenza biennale, nella misura massima del 15 per cento, nonché, annualmente, di quello oggettivo 3%, ora 4% , nella misura massima del 5%. Il predetto articolo, al comma 5, disponeva ulteriormente che Le percentuali di cui al presente articolo devono essere aumentate quando la misura delle entrate annue complessive non è su cliente, in relazione all'ultimo bilancio consuntivo, a provvedere a tutte le uscite e alla integrazione del fondo di garanzia, che non deve essere inferiore a due annualità delle pensioni erogate. Le percentuali possono essere diminuite quando le entrate complessive superano del 10 per cento la somma delle uscite e degli accantonamenti per il 'fondo di garanzia, oppure quando il fondo di garanzia ha raggiunto l'ammontare di tre Il annualità delle pensioni erogate . La determinazione delle aliquote era correlata alle risultanze dei bilanci consuntivi della Cassa e a una verifica tecnica, da disporre ogni quattro anni, sull'equilibrio della gestione comma 4 . Come si può vedere, la variabilità, in aumento, dei contributi, da una parte, era rigorosamente correlata ai risultati dei bilanci dall'altra era subordinata a una, continua ogni quattro anni verifica tecnica, senza la previsione attuariale di un determinato periodo di riferimento. Era prevista anche la diminuzione dei contributi quando vi era un surplus delle entrate sulle uscite del 10% e gli accantonamenti per il fondo di garanzia per il pagamento delle pensioni avessero raggiunto l'ammontare di tre annualità delle pensioni erogate. Questa ultima disposizione si rileva significativamente importante, perché la legge, secondo i principi generali che governano qualsiasi sistema previdenziale, non poteva permettere un accumulo patrimoniale non destinato agli iscritti alla Cassa, tanto è vero che, quando questo si sarebbe verificato, bisognava aumentare le pensioni combinato disposto dell'articolo 2, ultimo comma e 13, comma 1 legge 576/80 . La legge 509/94 ha previsto articolo 2 comma 2 che La gestione economica-finanziaria deve assicurare l'equilibrio di bilancio mediante l'adozione di provvedimenti coerenti alle indicazioni risultanti dal bilancio tecnico da redigersi con periodicità almeno triennale . Anche in questa legge non è stato indicato alcun limite temporale per le previsioni attuariali e dal necessario collegamento della stessa con la precedente legge 576/80, si può affermare che il legislatore affidava gli interventi correttivi sulla gestione, sia in aumento che in diminuzione, solamente ai continui e rigorosi controlli del brevissimo periodo tre o quattro anni , impegnando i gestori della Cassa a procedere, con cadenza annuale o biennale, alla costante verifica dei risultati della gestione. Sull'argomento è intervenuta, da ultimo, con disposizioni, sicuramente innovative e modificative, la L. 335/95, che al primo alinea del comma 12 dell'articolo 3 ha così disposto Nel rispetto dei principi di autonomia affermati dal D.Lgs 509/94, relativo agli enti previdenziali privatizzati, allo scopo di assicurare l'equilibrio di bilancio in attuazione di quanto previsto dall'articolo 2, comma 2, del predetto decreto legislativo, la stabilità delle rispettive gestioni è da ricondursi ad un arco temporale non inferiore a 15 anni . Con riferimento al coacervo delle norme sopra riportate, si può osservare a anzitutto non è dato di sapere perché, avendo la legge 335/95 , da ultimo, limitato le previsioni di stabilità ad un periodo di 15 anni, si sia volute allungarle fino al 2050 e cioè di altri 23 anni . È davvero impensabile che il legislatore del 1995, peraltro, come si può vedere scorrendo la predetta legge, così attento nel disciplinare, globalmente, il sistema previdenziale, sia stato così sprovveduto da indicare un termine, quello dei 15 anni, che i nostri Delegati hanno ritenuto troppo breve. b Le previsioni attuariali cozzano con i seguenti inconfutabili elementi 1 il sempre crescente avanzo di gestione della Cassa v., per tutti, il bilancio anno 2004 - le variazioni in leggera diminuzione del predetto avanzo sono state attribuite a fattori contingenti e non fisiologici - 2 il costante crescente aumento del rendimento del patrimonio immobiliare e mobiliare e degli iscritti. Va sottolineato che, per la previsione delle tendenze di medio-lungo periodo fino al 2050 del sistema pensionistico, uno studio del ministero dell'Economia e delle Finanze ha messo in evidenza, per quanto riguarda le professioni autonome, che le pensioni diminuiranno, mentre la popolazione attiva nel nostro caso, i giovani che, in massa, accedono alla professione aumenterà. Il recente controllo sulla Cassa della Corte dei conti ha evidenziato che sono in crescita, purtroppo, le pensioni di riversibilità segno evidente che la previsione della persistenza di un numero altissimo 80.000 di pensionati nel 2040, l'onere dei quali non sarebbe sostenuto dal versamento dei contributi dei pensionandi, appare solo il frutto di una fantasiosa ipotesi. In conclusione le previsioni dei tecnici attuariali andavano sottoposte al rigoroso vaglio di un prudente e necessario esame critico, perché, come è noto, più si allunga il periodo di osservazione più si corre il rischio di sbagliare. Per questo le leggi 576/80 e 509/1994 richiedono costanti controlli solo nel brevissimo periodo. Tale circostanza si è certamente verificata nella specie, se si tiene conto che le previsioni attuariali sono state smentite dallo studio ministeriale sopra indicato. In ogni caso, per prendere le drastiche e pesanti, oltre che insopportabili, misure della riforma, si poteva ben attendere almeno fino al 2012, anno nel quale, se le attuali previsioni fossero state confermate, bisognava, necessariamente, intervenire. Al di là di quanto sopra detto, è da aggiungere che la riforma non salverà la Cassa dalla disastrosa situazione nella quale, in prospettiva, si dovrebbe, a dire degli studiosi di calcoli attuariali, trovare. Infatti, nel numero di aprile 2006 di Modello5 , sono stati pubblicati i risultati della riforma che indicano che, a partire dal 2041, la Cassa ricomincerà ad avere, nuovamente, un saldo negativo -30,91 . La riforma, quindi. non solo non è stata risolutiva, ma si è limitata a spostare, di soli 12 anni, le previsioni negative. Sono state smentite, quindi, per tabulas, come si suole dire, le entusiastiche e ottimistiche previsioni di coloro, secondo i quali nel 2050 la Cassa avrebbe avuto un patrimonio di ben 29 miliardi di Euro, pari a 56 mila miliardi delle vecchie lire. La conclusione è ovvia le previsioni, non sono, sotto nessuno aspetto, attendibili, per cui la riforma appare, già solo per questo, solo il frutto di un insieme di opinioni sbagliate. sub. 3 Sembrerebbe che i nostri Delegati abbiano inteso applicare il combinato disposto delle seguenti norme a articolo 3 comma 12 legge 335/95. In esito alle risultanze e in attuazione di quanto disposto dall'articolo 2, comma 2, del predetto decreto, sono adottati dagli enti medesimi provvedimenti di variazione delle aliquote contributive, di riparametrazione dei coefficienti di rendimento o di ogni altro criterio di determinazione del trattamento pensionistico nel rispetto del principio del pro rata in relazione alle anzianità già maturate rispetto alla introduzione delle modifiche derivanti dai provvedimenti suddetti. Nei regimi pensionistici gestiti dai predetti enti, il periodo di riferimento per la determinazione della base pensionabile è definito, ove inferiore, secondo i criteri fissati all'articolo 1, comma 17, per gli enti che gestiscono forme di previdenza sostitutive e al medesimo articolo 1, comma 18, per gli altri enti. Ai fini dell'accesso ai pensionamenti anticipati di anzianità, trovano applicazione le disposizioni di cui all'articolo 1, commi 25 e 26, per gli enti che gestiscono forme di previdenza sostitutive, e al medesimo articolo 1, comma 28, per gli altri enti. Gli enti possono optare per l'adozione del sistema contributivo definito ai sensi della presente legge . b Articolo 1 comma 18 legge 335/95 Per i lavoratori autonomi iscritti all'Inps che al 31 dicembre 1992 abbiano avuto un'anzianità contributiva pari o superiore ai 15 anni, gli incrementi di cui al comma 17 ai fini della determinazione della base pensionabile trovano applicazione nella stessa misura e con la medesima decorrenza e modalità di computo ivi previste, entro il limite delle ultime 780 settimane di contribuzione antecedenti la decorrenza della pensione . Analizzando questi testi, si può affermare che - certamente non è applicabile - di fatto, nella riforma, non è stata attuata - la disposizione relativa alla riparametrazione dei coefficienti di rendimento o di ogni altro criterio di determinazione del trattamento pensionistico, perché la pensione della Cassa viene elargita non secondo parametri ma con percentuale e a scaglioni v. articolo 2 legge 576/80 La riparametrazione si potrà applicare nel momento, nel quale la Cassa vorrà optare per l'integrale applicazione del sistema contributivo. Quanto agli altri criteri di determinazione del trattamento pensionistico, si dovrà attendere la ipotizzata nuova riforma della previdenza forense. - per quanto riguarda, poi, l'allungamento del periodo di riferimento, che, secondo l'opinione dei Delegati, dovrebbe portare a una diminuzione del 10/11% delle pensioni, è agevole osservare che gli articoli 3, comma 3, e 7, comma 3, del D.Lgs 503/92, ai quali i commi 12, articolo 3 e 18 dell'articolo 1, legge 335/95 fanno espresso riferimento, prevedevano agevolazioni per coloro che, andando in pensione tra il 1993 e il 2001 e dovendo passare dal sistema retributivo a quello contributivo, potevano far valere un breve periodo di riferimento, consentendo incrementi, in modo da portare il periodo di riferimento, grosso modo, intorno a 25 anni. Poiché il periodo di riferimento della Cassa è arrivato, a partire dal 1992, a 25 anni, è evidente che i Delegati non potevano ulteriormente prolungarlo, a loro discrezionale volontà, come, illegittimamente e indebitamente, hanno fatto, fino a comprendere tutto il periodo dell'attività lavorativa. Si impone, per questa premessa, una prima conclusione. Si può affermare che la riforma, nei termini formulati, peraltro nemmeno legittimi, come avanti, ancora, si dirà, non era necessaria, e, se si fosse atteso, con prudente e scrupolosa vigilanza, l'evolversi della situazione, almeno fino al 2012, forse ci si sarebbe accorti che il sistema previdenziale forense non richiedeva alcuna revisione, perché, a partire, almeno, dalla legge 576/80 e le sue successive modifiche, lo stesso aveva trovato il suo giusto equilibrio tra le entrate e le uscite, consentendo agli avvocati di poter usufruire, alla fine, di una pensione, sia pure modesta, ma socialmente e mediamente euro 29.000,00 lordi dignitosa. La riforma, alla luce di tutto quanto sopra detto, appare solo l'ingiustificata conseguenza di quanti, sull'erroneo presupposto che le pensioni degli avvocati sono troppo alte, hanno voluto, prendendo a pretesto calcoli attuariali tutt'altro che sicuramente affidabili, mettere in moto un meccanismo, spropositato e sproporzionato, per ridurle, aumentando, contemporaneamente, ingiustificatamente e contraddittoriamente, proprio in correlazione del risultato finale, qui sopra immediatamente ricordato i contributi. Altre categorie sociali, di possibile pari grado ad esempio un direttore di banca, un dirigente ecc. , godono di una pensione superiore. In questo contesto, sovviene legittimamente il dubbio che, per dare attuazione alla legge 243/04, si voglia dotare la Cassa di un rilevantissimo patrimonio, che, non utilizzato per elargire assistenza e previdenza agli iscritti, le consenta di fondersi con altre Casse, i mezzi finanziari delle quali non sono sufficienti a garantire un trattamento previdenziale. Alla stregua di quanto sopra, non si può escludere che un legislatore, particolarmente sensibile alla realizzazione di un diffuso Welfare sociale - non sarebbe la prima volta e le vicende della Cassa, nelle quali si è dovuto sempre difendere, con i denti, i tentativi invasivi ed espropriativi dei politici, ne costituiscono un'eloquente dimostrazione - potrebbe essere tentato di attingere al patrimonio, inutilizzato, della nostra Cassa per ricavare le somme occorrenti per aiutare altre categorie sociali. Se la riforma, appena varata, consentisse, un domani, di raggiungere questo risultato, si potrebbe ben dire che la stessa è stata anche sommamente dannosa per l'Avvocatura. B. I singoli articoli Articolo 1 Contributo soggettivo e integrativo Con questo articolo sono stati introdotti i seguenti tre aumenti 1. il primo, a carico degli iscritti fino al settantesimo anno di età, del 2%, per cui l'originario contributo soggettivo del 10% passa al 12% 2. il secondo, a carico dei pensionati ultrasettantenni, del 4%, al quale si aggiunge il 3% per la parte di reddito eccedente quella sulla quale si paga il 4% 3. il terzo, del 2% sul contributo oggettivo, che, quindi, passa al 4%. La situazione dei contributi sarà, quindi la seguente a Tutti gli iscritti, fino al settantesimo anno di età, che esercitano la professione, pagheranno - il contributo soggettivo del 12%, sul reddito di cui alla lettera a dell'articolo 2, comma 1 del regolamento dei contributi. articolo 10, lettera a legge 576/80 - il contributo c.d. integrativo del 3% sul reddito eccedente quello di cui al precedente punto - il contributo minimo, determinato, di anno in anno, da detrarsi, in sede di dichiarazione, da quello soggettivo del 12% - il contributo oggettivo del 4%, da addebitarsi al cliente al momento dell'emissione della fattura e recuperabile nei confronti dello stesso. b Tutti gli iscritti, ultrasettantenni, che continuano l'attività professionale dovranno versare - un contributo soggettivo del 4%, sul reddito di cui alla lettera a dell'articolo 2, comma 1 del regolamento dei contributi - Il contributo integrativo del 3% sul reddito eccedente quello di cui alla lettera a dell'articolo 2, comma 1 del predetto regolamento - Il contributo oggettivo del 4%, da addebitarsi al cliente al momento dell'emissione della fattura e recuperabile nei confronti dello stesso. Le osservazioni 1. Anzitutto, non si sa se gli aumenti previsti siano sorretti da un adeguato e ponderato studio, che la legge prevede e impone articolo 13, comma 4 legge 576/80 al fine di garantire la stabilità della gestione fino al 2050. La risposta è negativa, posto che, come sopra si è detto, dal 2041 la Cassa dovrebbe ricominciare ad avere, ancora una volta e nonostante i sacrifici dell'Avvocatura, un deficit tecnico e di bilancio. La mancanza di questo necessario studio consente di affermare, senza ombra di dubbio, che i predetti aumenti devono ritenersi assolutamente arbitrari, perché il potere impositivo di aumento dei contributi, che la legge attribuisce alla Cassa, deve esercitarsi non a incontrollabile discrezione, ma negli stretti limiti in cui è necessario per conservare la stabilità della gestione della Cassa. Ogni aumento superiore a questa necessità deve ritenersi, quindi, solo ingiustificatamente vessatorio. 2. Assolutamente illegittima, poi, la nuova imposizione contributiva del 4%, che si aggiunge a quella del 3%, a carico degli ultrasettantenni, che continuano l'attività professionale. La ratio di questa nuova imposizione contributiva, come quella relativa al nuovo sistema contributivo per i supplementi di pensione, del quale più avanti si parlerà, è quella di costringere gli avvocati a smettere l'attività professionale per far largo ai giovani, pena sostanzialmente, attraverso l'aumento dei contributi. la decurtazione della pensione. L'obbligo contributivo a carico degli avvocati, che dopo la pensione continuano l'attività professionale, è stato oggetto di esame in due sentenze della Corte costituzionale nn. 669 e 1008/88 . Con la prima, richiamandosi alla precedente 132 del 1984, si è dichiarata la legittimità del pagamento dei contributi a carico degli avvocati che continuano, dopo il pensionamento, l'attività professionale, in virtù del principio solidaristico vigente, che, ora, i delegati della riforma vogliono, come sopra si è detto, modificare. Questa decisione vale per legittimare l'attuale pagamento dei contributi, nell'aumentata misura. per coloro che continueranno l'attività professionale, nel periodo tra 65 e 70 anni. La seconda, invece, ha dichiarato illegittimo l'articolo 2, comma 8 della legge 576/80, nella misura in cui prevedeva, per il supplemento di pensione per coloro che continuavano la professione, la riduzione a metà delle percentuali di calcolo della media dei redditi, anziché l'intero dopo questa sentenza il predetto comma è stato, poi, modificato dalla legge 141/92 . Vale la pena di leggere, per sottolineare l'illegittimità di questa nuova imposizione, quanto ha scritto il Giudice delle leggi con la sentenza 1008/88 Nei lavori preparatori della riforma del 1980 la ratio legis è individuata sotto il primo profilo. Secondo il relatore per la Commissione giustizia IV della camera dei deputati VIII legislatura, Commissioni riunite Giustizia-lavoro, seduta del 26 giugno 1980 , la norma in esame si propose di disincentivare la prosecuzione del servizio professionale dà parte di quei professionisti che già sono in pensione. Ma una ratio di questo tipo sarebbe plausibile solo se concorressero due condizioni a che le pensioni corrisposte dalla Cassa attingano mediamente un livello idoneo a consentire al pensionato una vita dignitosa b che la domanda dei servizi nel campo dell'assistenza legale sia rimasta stazionaria. Nessuna delle due condizioni si è verificata le pensioni corrisposte dalla Cassa sono ancor oggi mediamente di esiguo ammontare nella specie, il ricorrente, se fosse cancellato dall'albo, percepirebbe una pensione di lire 750.000 mensili la domanda di assistenza legale, in una società più sviluppata in una fitta rete di giuridicità, è sensibilmente aumentata, così che la continuazione dell'attività di lavoro da parte degli l'avvocati pensionati, con un grado di intensità decrescente a misura del progredire dell'età non può essere ritenuta un ostacolo all'accesso dei giovani capaci alla professione. La decurtazione di un terzo della pensione non appare ragionevole nemmeno sotto l'altro dei due possibili profili operativi, sopra distinti, del principio di solidarietà. Anzitutto, che la categoria degli avvocati e dei procuratori versi in condizioni particolari tali da imporre uno sforzo ulteriore di solidarietà - oltre al contributo soggettivo a fondo perduto del 3% previsto dall'articolo 10 della legge e al contributo integrativo previsto dall'articolo 11 -, alfine di assicurare un certo livello della pensione minima, è smentito dall'andamento finanziario della Cassa, che secondo i dati riferiti nella memoria difensiva del ricorrente e non contestati dalla difesa della Cassa negli anni 1983-1987 ha registrato crescenti avanzi di gestione per un ammontare complessivo di 569 miliardi di lire. In secondo luogo, ammesso che un apporto ulteriore di solidarietà sia necessario, il principio di uguaglianza esige che esso gravi proporzionalmente su tutti i membri della categoria e non soltanto - sotto specie di decurtazione della pensionesui pensionati che conservano l'iscrizione all'albo . Queste autorevoli affermazioni sono valide ancora oggi, posto che i le pensioni degli avvocati sono, mediamente, come si è già detto e qui occorre ribadire, ancora modeste si pensi, tra l'altro, alla notevole persistenza delle pensioni minime, in base alle quali un avvocato finirà per percepire una pensione lorda annua di euro 9.960,00, pari a un netto mensile di solo 1.142.274 delle vecchie lire ii l'aumento di consistente accesso dei giovani alla professione significa che la domanda di assistenza legale è ulteriormente aumentata, con la conseguenza che gli stessi hanno la possibilità, come avviene, di inserirsi agevolmente nella professione, senza creare, generalmente, per quello che è noto, situazioni di disoccupazione o sottooccupazione ed erodendo, in un corretto e pacifico confronto intergenerazionale, le possibilità di guadagno degli avvocati anziani, già in pensione iii i bilanci della Cassa, come si può vedere da quello del 2004, sono sempre in avanzo, normalmente, in continuo aumento le piccole diminuzioni, ma sempre dell'attivo, sono state costantemente ritenute non fisiologiche, ma meramente contingenti . Quindi ci sono tutti gli estremi per ritenere che questa contribuzione, ove, in denegata ipotesi, venisse approvata dai ministeri vigilanti, è destinata a cadere alle prime azioni giudiziarie, che inevitabilmente saranno intraprese. 3. Occorre tenere presente, infine, che l'aumento del contributo oggettivo comporterà, inevitabilmente, un aumento del costo delle prestazioni professionali, alle quali i politici non potranno rimanere insensibili. Si pensi che già per l'aumento delle tariffe, il Presidente del CNF si è visto costretto a pubblicare un comunicato stampa del 27 maggio 2005, diretto al Presidente del Consiglio e ai ministri dell'economia e della giustizia, con il quale ha dovuto difendere la legittimità dell'aumento delle tariffe, perché non dovuto a scelte della categoria o dei singoli avvocati, ma all'inevitabile necessità di recuperare, solo in parte, l'enorme svalutazione che si era accumulata tra gli anni 1994/2004. Non si riesce a comprendere, quindi, come verrà giustificato l'aumento al 4% del contributo oggettivo, che, oltretutto, grava su quelli che devono utilizzare, tramite l'avvocato, i servizi giudiziari, per la difesa dei loro diritti. Si può ritenere che l'approvazione di questa parte della riforma, specie se verrà sollevato il summenzionato problema da parte delle competenti istituzioni, difficilmente dovrebbe superare il vaglio dell'autorità ministeriali vigilanti. 4. Si è affermato che gli aumenti sono stati studiati per armonizzare il sistema contributivo degli avvocati con quello di altri lavoratori autonomi commercianti e artigiani che pagano un'aliquota del 18%. I Delegati non hanno, però, tenuto presente che queste categorie beneficiano di un breve periodo di riferimento media degli ultimi dieci anni e il trattamento pensionistico può arrivare all'80% delle predetta media v. articolo 5 legge 233/90 ipotesi che, per gli avvocati non sussiste il periodo di riferimento è stato, ora, portato a tutta l'attività lavorativa i redditi utilizzabili. sono solo una parte di quelli effettivamente percepiti e, con lo scaglionamento, la pensione si aggira intorno al 60% dei contributi versati. Si è, quindi, trattato di un'armonizzazione solo per gli aspetti negativi e non per quelli positivi. Aggiungasi, inoltre, che la legge 335/1995 prevede si un'armonizzazione, ma del sistema previdenziale degli altri lavoratori autonomi con quello dei professionisti degli enti privatizzati e non il contrario comma 25, lettera b articolo 2 . Bisogna, infine, tenere presente che il Giudice delle leggi ha sempre affermato che i sistemi previdenziali delle singole categorie sono, ciascuno, autonomo e specifico, per cui non si possono ricavare, dagli stessi, ipotesi di regole generalizzabili e valevoli per tutti Corte costituzionale sentenze 91 e 146/72 3/1975 e 527/87 . Per tutti questi aspetti, si può affermare che gli aumenti contributivi, sono solo il frutto di opinioni non giustificate e, per gli aspetti sopra indicati, anche illegittimi. Articolo 2 Decorrenza del nuovo regime contributivo L'articolo, qui in esame, non è ben chiaro e la sua dizione letterale porta alle seguenti conclusioni a il contributo del 12% sarà elevato a partire dal 1/1/2009 b il contributo oggettivo, ora del 2% e non del tre e portato al 4% dovrà essere pagato dal 2007 c nulla si dice del nuovo contributo soggettivo del 4%, a carico degli avvocati ultrasettantenni che continuano la professione, per cui non è dato sapere se la sua decorrenza sarà dal 2007 o dal 2009. Quest'omissione potrebbe portare alla conclusione che, forse, quanto scritto nel precedente articolo è frutto di un errore. La chiara dizione dei due articoli non consente, in mancanza di rettifiche ufficiali, di suffragarla. Fatte queste precisazioni, non si può non rilevare che, poiché la stabilità della gestione della Cassa deve avere una previsione di quindici anni, prudenza e logicità avrebbero voluto che i termini di decorrenza fossero stati spostati, tutti, al 2012, perché da una parte, in quella data si sarebbe riscontrato l'esattezza delle previsioni attuariali per il 2027 e 2029 dall'altra, si sarebbero impedite le azioni giudiziarie, specie da parte degli avvocati ultrasettantenni, per evitare il pagamento del contributo del 4%, che, prima, non dovevano corrispondere. Articolo 3 Regime contributivo agevolato per i giovani iscritti L'unica agevolazione che hanno avuto i giovani è stata quella di non anticipare il pagamento dell'importo minimo, del contributo integrativo, ora del 4%. Il loro trattamento è, quindi, rimasto, assolutamente, immutato e la loro situazione previdenziale si è, ulteriormente, aggravata pagheranno maggiori contributi, avranno una pensione minore e nel 2041 dovranno affrontare altri sacrifici. Articolo 4 Supplementi di, pensione La riforma prevede testualmente che i supplementi sono calcolati, per ogni anno successivo a quello di maturazione del diritto a pensione, con il metodo contributivo previsto dalla Legge 8 agosto 1995 n. 335, in rapporto al montante dei contributi soggettivi versati entro il tetto reddituale di cui all'articolo 10, comma 1, della legge 20 settembre 1980, n. 576 . La riforma ha applicato, in questo caso, il comma 12, articolo 3 ultimo periodo, legge 335/1995. La possibilità di adottare il sistema contributivo è previsto dal comma 12, dell'articolo 3, sopra riportato e il sistema di calcolo è indicato nel comma 6 dell'articolo 1 della predetta legge che, così, espressamente dispone L'importo della pensione annua nell'assicurazione generale obbligatoria e nelle forme sostitutive ed esclusive della stessa, è determinato secondo il sistema contributivo moltiplicando il montante individuale dei contributi per il coefficiente di trasformazione di cui all'allegata tabella relativo all'età dell'assicurato al momento del pensionamento. Per tenere conto delle frazioni di anno rispetto all'età dell'assicurato al momento del pensionamento, il coefficiente di trasformazione viene adeguato con un incremento pari al prodotto tra un dodicesimo della differenza tra il coefficiente di trasformazione dell'età immediatamente superiore e il coefficiente dell'età inferiore a quella dell'assicurato e il numero dei mesi. Ad ogni assicurato è inviato, con cadenza annuale, un estratto conto che indichi le contribuzioni effettuate, la progressione del montante contributivo e le notizie relative alla posizione assicurativa nonché l'ammontare dei redditi di lavoro dipendente e delle relative ritenute indicati nelle dichiarazioni dei sostituti d'imposta . La tabella A prevede per il pensionamento a 65 anni, quale è quello degli avvocati, un coefficiente di trasformazione del 6,136%. Si impone una preliminare osservazione. La ratio legis sottesa a questa a questa deliberazione sarebbe quella di spingere gli avvocati a cessare l'attività professionale, per dare ingresso nella professione ai giovani. Vale, a questo riguardo, quanto già detto nel commento dell'articolo 1, a proposito dell'ingiustificato onere, a carico degli avvocati ultrasettantenni che continuano la professione, del pagamento di un ulteriore contributo del 4%. Per quest'aspetto, questo punto della riforma appare illegittimo. Fatta questa opportuna premessa, si deve sottolineare che si pone il problema per la determinazione dei coefficienti per gli anni 67 e 70, visto che la legge si ferma, inesorabilmente, - non poteva essere diversamente, per la verità - a 65 anni. Si vedrà che cosa escogiterà la nostra Cassa. La modifica apportata, a essere sinceri, è di limitata portata, posto che, secondo una diffusa opinione di molti Delegati, anche il supplemento di pensione viene elargito solo a richiesta dell'interessato, perché l'ordinamento previdenziale prevedrebbe, come principio generale, che tutte le prestazioni previdenziali siano concesse solo a domanda dell'interessato. A quanto è dato sapere, solo pochi avvocati chiedono il pagamento dei supplementi della pensione. Per dimostrare l'infondatezza di questa opinione, che, tra l'altro, costringe la Cassa a costituire delle riserve sui supplementi non richiesti, oltre agli interessi, è sufficiente fare un raffronto tra gli articoli 1 e 2 della legge 576/80, dal quale risulta che la domanda è richiesta solo per il pensionamento e non per il pagamento del supplemento, che è un atto dovuto, dopo la costituzione del rapporto previdenziale. Fatte queste premesse, bisogna annotare che, sulla conservazione o meno dell'attuale sistema di calcolo retributivo e sulla sua eventuale trasformazione in quello contributivo, nella nostra Cassa si sono sprecati, come si può vedere dagli articoli pubblicati sulle riviste, fiumi di inchiostro e si è perso tempo in discussioni oziose e inutili. Difatti, per sistema di calcolo retributivo, introdotto nella legge 153/1969, si intende l'erogazione di una pensione su una percentuale in genere, intorno all'80% dell'intera ultima o ultime retribuzioni annuali percepite dal pensionando. La pensione contributiva si calcola, invece, sull'ammontare di tutti i contributi versati dal pensionando, trasformandoli nell'ammontare della pensione attraverso un apposito coefficiente, graduato, in aumento, a secondo del periodo in cui, la legge permette di andare in pensione v. tabella A legge 335/95 . Il legislatore si è accorto, però, che la pensione retributiva poteva prestarsi a frodi, facilmente immaginali, consentendo, in questo modo, ad alcuni o a quelli che avevano fatto una repentina e improvvisa carriera negli ultimi anni dell'attività lavorativa, di percepire una pensione sproporzionata rispetto ai contributi versati. Si è reso necessario, pertanto, per evitare sia le frodi sia che un trattamento, ingiustamente, differenziato rispetto a coloro che avevano avuto una normale attività lavorativa, senza improvvisi picchi di carriera, privilegiare il calcolo della pensione secondo il sistema contributivo. Il sistema previdenziale forense non è pienamente retributivo, perché, se è pur vero che la pensione è commisurata a una certa media dei migliori anni di incasso di un determinato periodo di riferimento ora i migliori 20 degli ultimi 25 - v., in questo senso, Corte costituzionale 201/86 - è altrettanto vero che solo una parte di questi incassi quelli, per intenderci, per i quali si versa il 10%, portato ora al 12% è valida per la liquidazione della pensione, perché i restanti incassi eccedenti, per i quali si versa sia il contributo integrativo del 3% che quello oggettivo, ora, del 4%, non sono utilizzabili per il calcolo della pensione, perché confluiscono nel ben noto fondo di solidarietà. Lo stesso non è, d'altra parte, nemmeno compiutamente contributivo, perché la pensione non è correlata all'ammontare di tutti i contributi, ma solo a una parte degli stessi, secondo scaglioni via via decrescenti, fino a esaurire la media del periodo di riferimento. Il sistema della Cassa, indipendentemente dalla sua esatta qualificazione, consente di elargire pensioni di non elevati importi e, nell'ambito di un'equità generale, soddisfa tutte le esigenze, previdenziali e solidaristiche, del sistema previdenziale forense, che, finora ha consentito una stabilità di gestione, con ampio margine di garanzia per tutti gli iscritti accantonamento di cinque anni delle erogande pensioni saldo positivo delle singole gestioni annuali, con incremento, nel tempo, del patrimonio . Il sistema contributivo che, ora, si è voluto adottare, per i supplementi di pensione, dovrebbe comportare, per logica e inevitabile conseguenza, l'abbandono degli scaglioni di redditi, con l'ulteriore conseguenza, già sperimentato con simulazioni di calcolo, che i supplementi, anziché diminuire, dovrebbero aumentare. Vero è la Cassa pretende di applicare specifici sistemi di calcolo v., articolo 5 della riforma , mai esplicitati, ma è altrettanto vero che gli stessi sono, palesemente, contra legem, perché la legge 335/95 non ammette deroghe. Bisogna dire, infine, che la modesta incidenza dei supplementi di pensione sul trattamento pensionistico, da una parte avrebbe dovuto sconsigliare i Delegati dal prendere questa deliberazione dall'altra non scoraggerà, certamente, i pensionati ultrasettantenni dal continuare la professione. In ultima analisi, questa parte della riforma sarà foriera solo di un nutrito contenzioso. Articolo 5 Determinazione del periodo di riferimento da prendere a base per il calcolo delle pensioni Il periodo di riferimento è stato esteso a tutti gli anni di iscrizione alla Cassa, con esclusione dei peggiori 5 anni, solo se l'iscrizione alla Cassa supera i 25 anni, altrimenti si tiene conto anche di quest'ultimi. Dal primo gennaio 2007, il calcolo della pensione, per coloro che avranno compiuto 40 anni e maturato almeno cinque anni di iscrizione alla Cassa, avrà tre quote una prima, dall'inizio fino al 31.12 2001, nella quale si farà la media dei migliori 10 degli ultimi 15 una seconda, dal 2002 fino al 2006, nella quale si farà la media dei migliori 20 sugli ultimi 25 la terza, a partire dal gennaio 2007 fino alla data di pensionamento, sull'intera durata dell'iscrizione alla Cassa. Il sistema non è facilmente decifrabile, per cui bisognerà attendere le prime liquidazioni dopo il primo gennaio 2007 per vedere come la Cassa interpreterà e applicherà questa parte della riforma. In ogni caso, la ratio che sottintende questo punto della riforma, come si è già detto, è quella di decurtare le pensioni del 10/ 11 %. Questo punto della riforma si presta alle seguenti osservazioni a anzitutto, il prolungamento del periodo di riferimento, è, come sopra si è già detto, illegittimo, perché non conforme alla disciplina del comma 12 dell'articolo 3 della legge 335/95, sopra illustrato b il sistema escogitato devia, come si è ricordato, dalle normali previsioni legislative pensionistiche, che riguardano i lavoratori autonomi v. legge 233/90 c con questa riforma, la Cassa. in ultima analisi, vuole introdurre, surrettiziamente, il sistema contributivo, senzaperò volersi assoggettare alle inderogabili statuizioni della legge 335/95. Questa circostanza connota la riforma di evidente illegittimità, che, certamente, spronerà gli iscritti a chiedere una verifica giudiziaria d si può ritenere che il sistema della riforma possa portare, per coloro che ligi al dovere, verseranno, integralmente, le somme dei loro integrali incassi, a un miglioramento della liquidazione della pensione e non, come immaginato dei riformatori, a un suo peggioramento. Se così fosse, come ho potuto personalmente constatare con una personale simulazione questa parte della riforma andrebbe di contrario avviso alla ratio di fondo, che ha ispirato l'intera riforma, che consiste nell'aumento dei contributi e nell'ingiustificata diminuzione, per i diversi punti sopra esaminati, della pensione. Articolo 6 Pensione minima Si prevede una pensione minima euro 9.960,00, successivamente rivalutabile uguale per tutti, non più collegata al moltiplicatore di otto volte il contributo minimo articolo 2, comma 3 legge 576/80 . Non si riesce a intravedere né la ratio né l'equità di questa innovazione e nemmeno quanto la stessa contribuisca a rafforzare la stabilità della Cassa. Le pensioni minime dovrebbero essere nel bilancio della Cassa, secondo quello che è logico prevedere, una posta assolutamente secondaria e minima. Se così fosse, la riforma apparirebbe inutilmente vessatoria nei confronti degli sfortunati avvocati che, purtroppo, non hanno potuto versare altri contributi, oltre quello minimo. Articolo 7 Pensione complementare La Cassa può, direttamente o indirettamente, con gestione separata, erogare pensioni complementari, su richiesta libera degli avvocati legge 243/04 e 124/93 . La Cassa ha già avuto, in questo campo, un'esperienza negativa, con la Gencassa, finita, alla fine, con il riacquisto, al valore nominale, della quota della Cassa da parte del socio Le Generali, con la conseguenza, quindi, che la prima ha fatto un investimento sbagliato, perdendo la remuneratività della somma impiegata per il conferimento societario. Si afferma che il pilastro della pensione complementare si affiancherebbe a quello principale obbligatorio, con la conseguenza che il sostegno reciproco dei due pilastri dovrebbe garantire la corresponsione complessiva di un'adeguata pensione. Non si riesce a comprendere il motivo del reciproco sostegno di questi due pilastri, quello obbligatorio e quello volontario, se non ipotizzando che la riforma, finalizzata a ridurre le pensioni degli avvocati, ritenute da qualcuno, che non ne ha bisogno, troppo alte, sia stata studiata apposta per costringere gli avvocati a richiedere la pensione complementare. Sul fronte di sostegni finanziari integrativi della pensione, c'è fin troppa scelta per ritenere che gli avvocati si rivolgeranno alla loro Cassa, che, per le riforme, appena intraprese, che si vogliono attuare, non ha dato prova di una rassicurante sicurezza per i loro bisogni previdenziali e assistenziali. * Avvocato

Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense Delibera adottata dal comitato dei delegati nella riunione del 17 marzo 2006 Premessa Le ragioni di un intervento sulle aliquote contributive e su alcuni criteri di determinazione del trattamento pensionistico risiedono - nella meditata considerazione che i dubbi e le incertezze sui limiti della autonomia delle Casse previdenziali private, consigliano, al momento, l'adozione solo di alcune misure parametriche e strutturali - e, insieme, nella consapevolezza che solo un rapido e adeguato rafforzamento patrimoniale con miglioramento dei conti economici, potranno consentirci di operare, nel breve-medio termine, un intervento riformatore e di più ampio respiro. Rilevata, quindi, la necessità di un intervento di riforma strutturale del sistema previdenziale forense, al fine di scongiurare eventuali futuri squilibri derivanti da un rapporto attivi-pensionati di cui non è possibile prevedere la sostenibilità nel medio-lungo periodo individuato il percorso riformatore da intraprendere e la necessità di a pervenire nel minor tempo possibile ad un più equilibrato rapporto tra la misura della contribuzione ed il trattamento pensionistico, salvaguardando l'attuale principio di solidarietà b procedere ad un rapido ed adeguato rafforzamento patrimoniale e ad un miglioramento dei conti economici c introdurre la gestione di un sistema di previdenza complementare, eventualmente anche per il tramite di altri soggetti d valutare la introduzione, in breve termine, di una contabilizzazione separata dei proventi contributivi, prodromica ad una modifica strutturale del sistema previdenziale e procedere, previa sollecitazione ed acquisizione dei necessari strumenti legislativi, ad un intervento strutturale che possa contemplare, ove tecnicamente verificato ed opportuno, un graduale passaggio dell'attuale sistema a ripartizione ad un sistema misto, affiancando al sistema a ripartizione un sistema obbligatorio a capitalizzazione individuale, ovvero passando ad altra forma di intervento strutturale. La sollecitazione di una modifica legislativa che ci attribuisca una completa autonomia normativa, la selezione degli obiettivi e lo studio dei sistemi e delle misure adottabili e sostenibili nel quadro di un organico intervento strutturale, costituiscono i principali passaggi di un percorso virtuoso che abbiamo, così, intrapreso e che dovrà consegnarci, con l'auspicata riforma, la capacità di rispondere alle domande di un moderno welfare in una condizione di solida e duratura stabilità di gestione. - Visti gli articoli 2, comma 2 del D.Lgs 509/94 e 3, comma 12 della legge 335/95, allo scopo di assicurare l'equilibrio di bilancio, impongono agli enti previdenziali privatizzati l'obbligo di ricondurre la stabilità delle loro gestioni ad un arco temporale non inferiore a 15 anni ed in conseguenza conferiscono loro la facoltà di adottare provvedimenti di variazione delle aliquote contributive, di riparametrazione dei coefficienti di rendimento e ogni altro criterio di determinazione del trattamento pensionistico - ritenuto che la stabilità della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza degli avvocati vada ricondotta ad un arco temporale di almeno 30 anni - visto l'articolo 6 del regolamento dei contributi dovuti dagli iscritti alla Cassa ed agli albi e della loro riscossione approvato con decreto interministeriale in data 7 febbraio 2003 - visto il bilancio tecnico attuariale esterno redatto in data 31 dicembre 2002 ed il bilancio attuariale redatto dall'ufficio interno della Cassa dei quali si evince che entro l'anno 2027 il saldo tecnico diverrà negativo e che altrettanto accadrà, entro il 2029 per il saldo corrente - ritenuto che debba provvedersi con tempestività alla correzione di tali tendenze negative onde suddividere il sacrifico necessario sul maggior numero possibile di iscritti - ritenuta altresì l'opportunità, per ragioni di razionalità ed equità, di intervenire sia sulla leva delle entrate, aumentando con criteri di gradualità le aliquote contributive che sulla leva delle prestazioni, riparametrando i periodo di riferimento per la determinazione della base pensionabile con il rispetto del pro rata, adottando per il calcolo dei supplementi di pensione dovuti a coloro che restano iscritti dopo il pensionamento, il metodo di calcolo contributivo, fissando il preciso ammontare della pensione minima soggetto naturalmente agli adeguamenti del costo della vita Così delibera Provvedimenti urgenti e necessari per la previdenza forense Articolo 1 Contributo soggettivo e integrativo 1. Nell'articolo 2 comma 1 lettera a del Regolamento dei contributi dovuti dagli iscritti alla Cassa ed agli albi e della loro riscossione approvato con decreto interministeriale in data 7 febbraio 2003 le parole dieci per cento sono sostituite dalle parole dodici per cento . 2. L'articolo 2, comma 3, del Regolamento dei contributi dovuti dagli iscritti alla Cassa ed agli albi e della loro e riscossione approvato con decreto interministeriale in data 7 febbraio 2003, è sostituito dal seguente A partire dal reddito relativo al sesto anno solare successivo alla maturazione del diritto a pensione, i pensionati di vecchiaia, anche a seguito di totalizzazione, nonché i beneficiari di pensione contributiva, dovranno corrispondere il contributo di cui al comma 1, sino al tetto reddituale fissato alla lettera a in misura pari al 4% del reddito professionale netto ai fini Irpef senza previsione di alcun importo minimo. Per la parte eccedente il tetto reddituale indicato al comma 1 lettera a il contributo si riduce al 3% . 3. Nell'articolo 3 comma 6 del Regolamento dei contributi dovuti dagli iscritti alla Cassa ed agli albi e della loro riscossione approvato con decreto interministeriale in data 7 febbraio 2003 le parole nella misura del due per cento sono sostituite dalle parole nella misura del 4% . Articolo 2 Decorrenza del nuovo regime contributivo 1. In deroga a quanto previsto dall'articolo 6 comma 2 del Regolamento dei contributi dovuti dagli iscritti alla Cassa e agli albi e della loro riscossione approvato con decreto interministeriale in data 7 febbraio 2003, la variazione delle aliquote contributive avrà effetto secondo la seguente previsione a il contributo soggettivo di cui all'articolo 2 del regolamento sarà elevato al 12% a partire dal terzo anno successivo all'approvazione ministeriale di cui all'articolo 3 del D.Lgs 509/94 b il contributo integrativo di cui all'articolo 3 del regolamento sarà elevato al 4% a partire dall'anno successivo all'approvazione ministeriale di cui all'articolo 3 del D.Lgs 509/94. Articolo 3 Regime contributivo agevolato per i giovani iscritti 1. Per le domande di iscrizione presentate successivamente all'entrata in vigore della presente normativa il comma 4 dell'articolo 2 del Regolamento dei contributi dovuti dagli iscritti alla Cassa e agli albi e della loro riscossione approvato con decreto interministeriale in data 7 febbraio 2003 è sostituito dal seguente Per i primi tre anni di iscrizione alla Cassa, a condizione che l'iscrizione decorra prima del 35mo anno di età, il contributo soggettivo minimo è ridotto alla metà, salvo il pagamento dell'eccedenza in autoliquidazione . 2. L'articolo 3 comma 4 del Regolamento dei contributi dovuti dagli iscritti alla Cassa e agli albi e della loro riscossione approvato con decreto interministeriale in data 7 febbraio 2003, è integrato con l'ulteriore capoverso Sono ugualmente esclusi dal pagamento dell'importo minimo di cui al capoverso precedente gli avvocati per il periodo di iscrizione alla Cassa che coincide con i primi 3 anni di iscrizione agli albi e non oltre l'anno di compimento del 35mo anno di età. È comunque dovuto il contributo integrativo i proporzione all'effettivo volume di affari dichiarato . Articolo 4 Supplemento di pensione 1. A partire del 1 gennaio dell'anno successivo all'entrata in vigore del presente regolamento, nel penultimo comma dell'articolo 2 della legge 576/80 come modificato dalla legge 141/92 il periodo i supplementi sono calcolati per ogni anno successivo a quello di maturazione del diritto a pensione, in base alle percentuali di cui al primo e al quarto comma, riferite alla media dei redditi professionali risultanti dalle dichiarazioni successive a quelle considerate per il calcolo della pensione, con applicazione delle disposizioni di cui al secondo comma , è sostituito dal seguente i supplementi sono calcolati, per ogni anno successivo a quello di maturazione del diritto a pensione, con il metodo contributivo previsto dalla legge 335/95, in rapporto al montante dei contributi soggettivi versati entro il tetto reddituale di cui all'articolo 10 comma 1 della legge 576/80. Per coloro che, all'entrata in vigore della presente disposizione, abbiano già maturato il diritto a pensione di vecchiaia, continua ad applicarsi il sistema di calcolo dei supplementi disciplinato dalla previdente normativa . Articolo 5 Determinazione del periodo di riferimento da prendere a base per il calcolo delle pensioni 1. Il periodo di riferimento ed il numero di anni più elevato reddito professionale da prendere a base per il calcolo delle pensioni erogate dalla Cassa nazionale di previdenza ed assistenza forense, saranno pari a tutti gli anni di iscrizione maturati fino all'anno antecedente a quello del pensionamento, con esclusione dei peggiori cinque, per le pensioni che matureranno i requisiti dall'1 gennaio dall'anno successivo all'approvazione ministeriale dalla presente disposizione. La media dei redditi deve comprendere almeno 25 anni salvo quanto previsto al comma successivo. 2. Non è prevista l'esclusione dei peggiori cinque redditi professionali, qualora gli anni di iscrizione maturati siano inferiori a 25. 3. Per coloro che al 31 dicembre dell'anno di approvazione ministeriale del presente regolamento abbiano compiuto almeno 40 anni di età e maturato almeno cinque anni di effettiva iscrizione e contribuzione, nel rispetto del principio del pro rata, l'importo della pensione sarà costituito dalla somma di più quote. La prima e l'eventuale seconda quota, corrispondenti ai periodi di anzianità già maturata al momento dell'entrata in vigore deo presente regolamento, calcolate secondo i criteri fissati dalla delibera del Comitato dei delegati del 19 gennaio 2001, approvata con provvedimento ministeriale del 27 novembre 2001, e l'ultima calcolata secondo le modalità previste dal presente regolamento, con riferimento ai periodi di iscrizione maturati successivamente all'entrata in vigore del regolamento stesso. 4. Le presenti disposizioni non si applicano alle pensioni contributive, previste dall'articolo 4 del regolamento generale della Cassa, per le quali vigono specifici sistemi di calcolo. Articolo 6 Pensione minima L'articolo 2 comma 3 della legge 576/80 come modificato dalla legge 141/92 è così sostituito, a decorrere dall'1 gennaio dell'anno successivo all'approvazione ministeriale di cui all'articolo 3 del D.Lgs 509/94 a la misura della pensione annua non può essere inferiore ad euro 9.960,00 annualmente rivalutate in proporzione alla variazione media dell'indice annuo dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati calcolato dall'Istat, con esclusione di ogni collegamento automatico alla misura del contributo soggettivo minimo b la presente disposizione non si applica alle pensioni contributive, previste dall'articolo 4 del regolamento generale della Cassa forense, per le quali vigono specifici sistemi di calcolo . Articolo 7 Pensione complementare In attuazione e con le modalità fissate dagli articoli 1 comma 1 lettere a-c , 1 comma 2 lettere e-h-i-l.p.u.v 20 e 35 della legge 243/04 Norme in materia pensionistica e deleghe al governo nel settore della previdenza pubblica, per il sostegno alla previdenza complementare e all'occupazione stabile e per il riordino degli enti di previdenza e del D.Lgs 252/05 disciplina delle forme pensionistiche complementari , la Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense può erogare pensioni complementari, calcolate con il metodo a capitalizzazione individuale, in forza del D.Lgs 252/05 e dei regolamenti attuativi.