Illeciti, la definizione del luogo nelle controversie internazionali

di Francesco Antonio Genovese

Ai sensi dell'articolo 5, punto 3, del regolamento Cee 44 del 2001 reiterativo dell'articolo 5, n. 3, della Convenzione di Bruxelles 27 settembre 1968, concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, resa esecutiva in Italia con la legge 804/1971 , che stabilisce il criterio di collegamento per individuare la giurisdizione in materia di illeciti dolosi e colposi nel luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto o può avvenire , per tale luogo deve intendersi sia il luogo in cui è stata compiuta l'azione che ha provocato il danno, sia quello in cui il danno si è verificato, avendosi comunque riguardo al solo danno iniziale, e non anche ai danni conseguenti, onde, a tal fine, può assumere rilevanza solo il luogo ove il fatto causale ha prodotto direttamente i suoi effetti nei confronti di colui che ne è la vittima immediata. È questo il principio di diritto contenuto nell'ordinanza 10312/06 delle Su civili della Cassazione qui pubblicata tra i documento correlati. Sulla scorta dell'enunciato principio, le Su, infatti, hanno dichiarato la sussistenza della giurisdizione del giudice italiano in relazione alla domanda di risarcimento del danno da lesione alla reputazione che alcune società italiane, attrici nel giudizio di merito, assumevano essere stata prodotta con le lettere di diffida provenienti da due banche estere, cessionarie dell'assunto credito nei loro confronti, sul presupposto che il luogo in cui era avvenuto l'evento lesivo non poteva che coincidere con il luogo in cui le lettere stesse erano pervenute a destinazione e, cioè, in Italia. di Francesco Antonio Genovese* Nell'ambito di una controversia relativa ad una interessante fattispecie di presunta lesione della reputazione di una società commerciale, imputata all'operato di due banche estere, che avevano spedito due lettere non amichevoli aventi ad oggetto proprio la società diffamata, viene posto il problema della sussistenza della giurisdizione nazionale in materia di illeciti civili, sulla base del regolamento Cee 44 del 2001. La Cassazione Su , in verità, si era già occupata della questione e con l'ordinanza 2060 del 2003, relativa all'articolo 5, numero 3, della Convenzione di Bruxelles 27 settembre 1968, concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale resa esecutiva con la legge 804/71 , i cui contenuti sono stati poi reiterati nella predetta Direttiva Cee 44 del 2001, laddove stabilisce il criterio di collegamento per individuare l'ambito della giurisdizione in materia di delitti e quasi delitti. Secondo la Corte, per luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto deve intendersi sia il luogo in cui è stata compiuta l'azione che ha provocato il danno, sia quello in cui il danno si è verificato, per quest'ultimo dovendosi aver riguardo al solo danno iniziale, e non ai danni conseguenti, assumendo rilevanza esclusivamente il luogo ove il fatto causale ha prodotto direttamente i suoi effetti nei confronti di colui che ne è la vittima immediata. Nel caso esaminato, gli attori, cittadini italiani residenti in Italia, avevano chiesto la condanna del conducente e del proprietario del veicolo, domiciliati e residenti nel Principato di Monaco, al risarcimento di tutti i danni da loro subiti quale conseguenza della morte del loro congiunto, avvenuta in Francia a seguito di un incidente stradale ivi verificatosi. Nel dichiarare il difetto di giurisdizione del giudice dello Stato italiano, le Su hanno stabilito che il luogo dell'evento dannoso dovesse collocarsi in Francia, dove si era svolta l'azione illecita e si era verificato l'evento dannoso posto a fondamento della domanda, consistente nella morte del familiare, e hanno escluso qualsiasi rilevanza al luogo di residenza degli attori, in esso essendo stati risentiti soltanto i danni conseguenti. Sulla base dello stesso principio giuridico, le Su Sentenza 9533/96 , anche sulla base dell'interpretazione resa da Corte giust. Ce con la sentenza 19 settembre 1995 in causa C 364/93, hanno escluso la giurisdizione del giudice italiano, con riguardo alla domanda di un cittadino italiano, tendente ad ottenere il risarcimento dei danni che assumeva esser derivato al suo patrimonio dal comportamento di soggetti operanti in altri Stati contraenti nella specie, di una banca inglese che, considerate di dubbia provenienza alcune promissory notes depositate dal predetto, aveva provocato l'arresto del medesimo, poi assolto dalle corti britanniche, e non gli aveva più restituito i titoli . Il difetto di giurisdizione del giudice italiano era affermato in quanto l'unico luogo rilevante al fine dell'individuazione del giudice competente era quello in cui si era verificato il danno iniziale nella specie, l'arresto ingiustificato del preteso danneggiato e il sequestro dei titoli, avvenuti nel Regno Unito . Magistrato

Cassazione - Sezioni unite civili - ordinanza 16 marzo-5 maggio 2006, n. 10312 Presidente Carbone - Relatore Segreto Pg Uccella - conforme - Ricorrente Bank of Tokyo Mitsubishi Ltd - Controricorrente Ferrero Spa Premesso in fatto Con atto di citazione del 27 gennaio 2003, la Ferrero Spa e la Ferrero Industrial Services Geie Gruppo Economico di Interesse Europeo, costituito, dalla Ferrero Italia e da altre società della Ferrero operanti nel mondo, allo scopo di svolgere attività ausiliarie a quella industriale, tra cui l'acquisto di nocciole ed altre materie prime convenivano in giudizio dinanzi al Tribunale di Alba la società da cui acquistavano nocciole in Turchia Baskan e due banche straniere la Bank of Tokyo-Mitsubishi Ltd BTM , con sede in Tokyo, e la KBC Bank N.V., con sede in Bruxelles. Chiedevano, da un lato, dichiararsi l'inefficacia e l'inopponibilità nei loro confronti dei contratti intercorsi all'estero tra le convenute e l'inesistenza delle obbligazioni di pagamento da essi derivanti dall'altro, la condanna delle convenute, in solido ovvero in via autonoma, al risarcimento del danno procurato dall'invio della richiesta di pagamento da parte delle banche, sia come lesione della reputazione, sia come spese sostenute per difendersi, nonché dal comportamento negligente delle stesse rispetto alla truffa posta in essere dalla Baskan nei loro confronti, che non si sarebbe potuta avverare se le banche avessero controllato i documenti loro inviati dalla Bankan. A sostegno delle domande esponevano che la Geie, il 15 ottobre 2001, aveva stipulato con la Baskan - su richiesta delle banche che stavano predisponendo una linea di finanziamento - un contratto quadro Framework Contract , disciplinante i termini e le condizioni generali per la fornitura di nocciole, dove era prevista la possibilità del trasferimento dei diritti senza necessità di approvazione, subordinandone l'efficacia ad una procedura di comunicazione qualificata articolo 9.2 , non rispettata, essendo false le copie di Notice apparentemente inviate dalla Baskan alle società operative Ferrero ed allegate al contratto con le banche che tra la Baskan e le banche erano intervenuti, in data 14 dicembre 2001, due complessi contratti l'uno Facility di concessione di una linea di credito per il finanziamento della società, l'altro Master di generale cessione in garanzia di tutti i diritti derivanti dai singoli contratti di vendita di nocciole il 20 dicembre 2002 le banche avevano diffidato la Geie al pagamento di 23 milioni di euro e la Ferrero Italia al pagamento di 8 milioni di euro, sulla base di fatture false, ovvero già pagate direttamente alla Baskan su conti correnti diversi da quelli concordati con le banche in sede di cessione. Le banche convenute eccepivano immediatamente e preliminarmente il difetto di giurisdizione del giudice italiano. Alla prima udienza di trattazione le società attrici precisavano le conclusione chiedendo l'accertamento dell'inadempimento delle convenute all'obbligo di comunicazione qualificata del trasferimento dei diritti disciplinata dal contratto quadro Framework articolo 9.2 e per l'effetto l'accertamento dell'inopponibilità a loro del contratto generale di cessione dei crediti Master , ripetendo per il resto le conclusioni del fatto introduttivo. In esito alla fissazione dell'udienza per la precisazione delle conclusioni sulla questione preliminare della giurisdizione, le banche hanno proposto regolamento preventivo di giurisdizione. Premesso di aver adito il giudice inglese nel 2003, chiedendo l'adempimento dei contratti nei confronti della Ferrero Italia e Ferrero Geie, oltre che di altre società Ferrero e di altri soggetti, e il risarcimento del danno per frode, nonché che il giudice inglese aveva sospeso la 'causa in riferimento alle azioni contrattuali,attendendo la decisione sulla giurisdizione, da parte della Cassazione, in applicazione degli articoli 27 e 28 del Reg. CE n. 44 del 2001, le banche chiedono che sia dichiarata la non sussistenza della giurisdizione del giudice italiano. Resistono con controricorso le società Ferrero, deducendo la giurisdizione del giudice italiano per ciascuna delle domande. Entrambe le parti hanno presentato memorie. Considerato in diritto 1. Preliminarmente le banche ricorrenti Bank of Tokyo Mitsubishi e KBC Bank N.V. si soffermano in generale sui criteri di collegamento che devono sussistere per radicare la giurisdizione del giudice italiano. Esse sostengono che, ai sensi dell'articolo 3 della legge 218/95, non avendo le banche convenute sede legale in Italia, né rappresentante autorizzato a stare in giudizio, si applicano i criteri speciali alternativi previsti dal Reg. CE. n. 44/2001 rispetto alla K.B.C, che ha sede legale in Belgio, Stato membro della CE, e quelli previsti dalla Convenzione di Bruxelles ratificata con legge 804/71 rispetto alla B.T.M., con sede legale in Giappone, trattandosi di materia compresa nel campo di applicazione della Convenzione e non sussistendo specifica convenzione internazionale. Quindi deducono l'inammissibilità delle domande nuove , introdotte in sede di precisazione delle conclusioni dinanzi al giudice del merito, ai fini dell' accertamento sulla giurisdizione precisano, comunque, che le stesse sono irrilevanti a tal fine atteso che è il pagamento del corrispettivo la prestazione prevalente e non certamente la comunicazione formale della cessione. A sostegno dell'insussistenza della giurisdizione del giudice italiano le banche argomentano diffusamente distinguendo le azioni contrattuali di accertamento negativo dalle domande a contenuto risarcitorio. Con riferimento alle prime, sottolineano che viene in rilievo il criterio di collegamento, di cui all'articolo 5 n. 1 della Convenzione di Bruxelles e all'articolo 5, 1 a del Regolamento Comunitario, del c.d. forum solutionis. Premessa la natura eccezionale di tali criteri, con conseguente inapplicabilità rispetto ad azioni di accertamento negativo, comunque -sostengono le ricorrenti - trattandosi di cessione globale di crediti contratto master in cui la prestazione caratteristica é quella assicurata dal cessionario e l'obbligazione caratterizzante è il pagamento a carico della Ferrero, il locus solutionis è quello dove il cessionario ha la propria sede. inoltre, anche se si privilegiasse la lex fori, secondo il diritto italiano l'obbligazione di pagamento deve essere eseguita alla sede del creditore. Ancora, aggiungono le ricorrenti, il contratto di cui le società Ferrero chiedono l'inopponibilità master contiene 21.1. una clausola attributiva della competenza alle corti inglesi, mentre l'aver invocato nelle conclusioni l'accertamento dell'inadempimento del contratto quadro Framework non serve a stabilire un autonomo criterio di collegamento, trattandosi di contratto distinto da quello di cui si chiede l'accertamento della inopponibilità. Le ricorrenti, inoltre, negano l'operatività e, comunque la riferibilità a loro, della pretesa clausola derogativa della giurisdizione nei singoli contratti di compravendita di nocciole stipulati tra le varie società Ferrero e la Baskan. La presenza della clausola derogativa negli ordini di acquisto non sarebbe idonea ai sensi degli articoli 17 della Convenzione e 23 del Regolamento Comunitario per la mancanza della accettazione espressa della Baskari, non risultando peraltro richiamata nei contratti che facevano seguito all'ordine, né nel contratto quadro framework . In ogni caso, anche a volerla ritenere idonea nei confronti della società, certamente non sarebbe opponibile alle banche, cessionarie non del singolo contratto, ma dei crediti sulla base della cessione globale dei contratti, considerato anche che nel contratto di cessione master avevano anzi previsto la giurisdizione del giudice inglese. Con riferimento alle seconde domande risarcitorie , le ricorrenti evidenziano che vengono in rilievo l'articolo 5.3 del Regolamento, il quale fa riferimento al giudice del luogo dove l'evento dannoso è avvenuto o può avvenire, e l'articolo 5. n. 3 della Convenzione, che fa eguale riferimento. Con articolate argomentazioni le banche sostengono che, alla luce della giurisprudenza, anche comunitaria, non rileva il luogo dove il danneggiato ha subito il pregiudizio patrimoniale ma quello dove si è realizzata la condotta o l'evento generatore del danno. A tal fine rilevano che le lettere di diffida ad adempire, redatte in Inghilterra, non hanno avuto alcuna diffusione in Italia, essendo state inviate solo alla Ferrero, non procurando pertanto alcun danno alla reputazione, cosi come in Inghilterra sarebbero stati redatti i documenti falsi alla base delle lettere di diffida. Sempre all'estero, comunque. sarebbe avvenuta la condotta negligente attribuita alle banche in riferimento alla truffa posta in essere dalla Baskan. Le ricorrenti, inoltre, negano espressamente di aver proposto nel giudizio di merito domanda riconvenzionale, con accettazione implicita della giurisdizione. Infine, le ricorrenti deducono che - sia pure rispetto solo alla BTM, che ha una filiale a Milano - non può invocarsi il criterio di collegamento previsto dall'articolo 3, legge 218/95. Aggiungono che, anche a volerlo ritenere sussistente, comunque non opererebbe l'attrazione delle altre domande per connessione ai sensi degli articoli 6 e 22 della Convenzione e 6 del Regolamento. 2.1. Ritiene questa Corte che nella fattispecie sussista la giurisdizione del giudice italiano per tutte le domande. Preliminarmente va rigettata l'eccezione di inammissibilità del ricorso per nullità delle procura, avanzata dalle resistenti, non risultando le sottoscrizioni delle stesse state apposte alla presenza del notaio inglese, a norma dell'articolo 2703 Cc, in quanto la procura ad litem della BTM risulta sottoscritta in data 13 aprile 2004 e quella della KBC risulta sottoscritta il 12 aprile 2004, mentre la certificazione notarile per entrambe risulta effettuata solo in data 14 maggio 2004. Osserva questa Corte che, ai sensi dell'articolo 12 legge 218/95, la procura alla lite, che conferisce la rappresentanza tecnica in giudizio o jus postulandi è soggetta alla legge italiana dottrina unanime in giurisprudenza, v. Su 264/96 113578/02 12821/04 . Delle tre f orme previste dall'articolo 83 Cpc, va esclusa nella specie non solo quella del terzo comma, ma anche quella dell'atto pubblico, perché il documento di cui si tratta non presenta i requisiti dell'atto pubblico ictu oculi, per cui non rimane che esaminare se nella fattispecie si tratti di procura rilasciata con scrittura privata autenticata. Secondo la giurisprudenza pur contrastata da autorevole e numerosa dottrina, che ritiene che il riferimento al notaio od altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato, ai sensi degli articoli 2699 e 2703 Cc, ai quali a sua volta rinvia l'articolo 83 comma 2 Cpc, non possa riguardare i notai o pubblici ufficiali esteri, per cui non resterebbe che applicare soltanto l'articolo 19 Dpr 200/67, sulle funzioni consolari si ritiene, invece, che la procura alla lite possa essere conferita anche con atto redatto in conformità alla lex loci, all'estero, da un notaio o altro pubblico ufficiale autorizzato dalla suddetta lex loci ad attribuire pubblica fede ai documenti da lui redatti. Non vi sono ragioni per abbandonare il suddetto orientamento, che peraltro esige che l'atto redatto all'estero secondo le formalità della lex loci sia equivalente, nella forma e nell'efficacia, a quello previsto dalla legge italiana di diritto processuale. In altri termini, se si tratta di scrittura privata, l'atto deve contenere una sottoscrizione autenticata salva, se del caso,ma ciò non ricorre nella fattispecie, trattandosi di atto redatto in Gran Bretagna, l'esigenza dell'ulteriore formalità della legalizzazione, ad opera di un, autorità straniera, nonché della finale legalizzazione ad opera dell'autorità competente italiana . 2.2. L'autenticazione ha la funzione della verifica da parte del pubblico ufficiale dell'identità del firmatario dell'atto. A norma dell'articolo 2703, comma 2, Cc, l'autenticazione consiste nell'attestazione da parte del pubblico ufficiale che la sottoscrizione è stata apposta in sua presenza. Il pubblico ufficiale deve previamente accertare l'identità della persona che sottoscrive. Va, tuttavia, rilevato che, per quanto la norma di diritto sostanziale suddetta, regoli anche l'ipotesi dell'autenticazione della scrittura privata, con cui sia stata rilasciata la procura a norma dell'articolo 83 Cpc, essa, da una parte non richiede che l'autenticazione sia effettuata contestualmente o nella stessa data in cui avviene la sottoscrizione della scrittura privata e dall'altra non è necessario l'uso di formule sacramentali o di rito. Ciò tanto più nei casi in cui l'autenticazione sia stata effettuata da notaio straniero, il quale adotta le formule usuali nella sua prassi. Quello che è necessario, per il rispetto del precetto della lex fori italiana, è che dall'autenticazione sia chiaramente desumibile che la sottoscrizione è stata apposta alla presenza del notaio e che questi ha accertato l'identità del sottoscrittore, anche se poi tale autenticazione non è redatta nello stesso giorno in cui è avvenuta la sottoscrizione, ma successivamente. Nella fattispecie, quindi, è anzitutto irrilevante, di per sé solo, che l'autenticazione sia stata redatta dal notaio inglese solo nei giorni successivi alla sottoscrizione. Quanto al contenuto, l'attestazione resa dal notaio inglese, secondo cui la sottoscrizione delle procedure in atti è stata. apposta dai loro rispettivi pugni e scritture degli apparenti firmatari rispettivamente P.W. Maxwuell e P. Lewis per la KBC, e da Y. Shono, per la BTM , gli stessi avevano agito nelle rispettive qualità e muniti dei rispettivi poteri, ed egli notaio sottoscriva in fede e testimonianza di ciò, ha valore equipollente alla formula che le sottoscrizioni suddette sono state apposte alla presenza del notaio, il quale si è accertato dell'identità dei firmatari. 2.3. Va, poi, rilevato che contrariamente a quanto eccepito dalle resistenti, non vi è stata accettazione tacita della giurisdizione del giudice italiano, a norma dell'articolo 4 comma 1, legge 218/95, articolo 24 Reg. 44/2001 ed articolo 18 Conv., in quanto le ricorrenti nella comparsa di costituzione e risposta hanno eccepito in modo espresso il difetto di giurisdizione del giudice italiano e solo per mero scrupolo difensivo hanno contestato gli assunti di merito delle attrice. 3.1. Quanto alla BTM, con sede legale in Tokyo, il criterio di collegamento che individua la competenza giurisdizionale è quello previsto dall'articolo 3, comma 1, legge 218/95. Tale norma statuisce che 1. La giurisdizione italiana sussiste quando il convenuto è domiciliato o residente in Italia o vi ha un rappresentante che sia autorizzato a stare in giudizio a norma dell'articolo 77 del Cpc e negli altri casi in cui è prevista dalla legge. La giurisdizione sussiste inoltre in base ai criteri stabiliti dalle sezioni 2, 3 e 4 del titolo II della Convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale e protocollo, firmati a Bruxelles il 27 settembre 1968, resi esecutivi con la legge 804/71, e successive modificazioni in vigore per l'Italia, anche allorché il convenuto non sia domiciliato nel territorio di uno Stato contraente, quando si tratti di una delle materie comprese nel campo di applicazione della Convenzione. Rispetto alle altre materie la giurisdizione sussiste anche in base ai criteri stabiliti per la competenza per territorio . La norma ha abbandonato il criterio generale della cittadinanza, cosi come quella della reciprocità, per attribuire rilievo al domicilio o alla residenza del convenuto, conformemente del resto ai principi dettati dalla convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, sulla competenza giurisdizionale, il cui articolo 2 prevede che le persone aventi il domicilio non anche la residenza nel territorio di uno Stato contraente siano convenute, a prescindere dalla nazionalità, davanti agli organi giurisdizionali di tale Stato. 3.2. La sussistenza del domicilio in Italia va valutata lege fori Cassazione Su 99/309 . Analogamente va valutata lege fori l'esistenza del rapporto di rappresentanza, per cui, ai sensi dell'articolo 77, comma 2, Cpc il relativo potere si presume conferito al procuratore generale di chi non ha residenza o domicilio nello Stato o all'institore. Per quanto riguarda la persona giuridica, alle nozioni di domicilio o residenza corrisponde quella di sede dell'amministrazione v. articolo 19 Cpc . La presenza di sedi secondarie potrà radicare la giurisdizione nei casi di cui all'articolo 5 n. 5 Convenzione di Bruxelles, oppure laddove sia preposto un rappresentante autorizzato a stare in giudizio ex articolo 77 Cpc. Quindi, ai sensi dell'articolo 3 comma 1 legge 218/95, sussiste la giurisdizione del giudice italiano, qualora il convenuto abbia un rappresentante autorizzato a stare in giudizio Cassazione Su 369/99 . 3.3. Nella fattispecie risulta che la Btm ha in Milano una filiale con un rappresentante legale munito di procura generale v. visura camerale e dossier CERV AD, docomma - 12 del fascicolo delle resistenti . Ne consegue che in relazione alle domande proposte nei confronti di tale Banca giapponese sussiste la giurisdizione del giudice italiano. 3.4. Inammissibile é, poi, in questa sede di regolamento preventivo di giurisdizione la questione, sollevata principalmente dalla Btm, secondo cui, a tutto concedere, la competenza giurisdizionale non si apparterrebbe al tribunale di Alba, ma a quello di Milano, dove a domicilio il rappresentante ex articolo 77 Cpc della Btm. Ciò, infatti, attiene alla competenza territoriale interna, che non può essere fatta valere in sede di regolamento preventivo di competenza. Questa Corte ha già rilevato che l'esame della questione di giurisdizione deve precedere quello relativo alla competenza territoriale interna Cassazione 5291/85 , ed ha ritenuto inammissibile il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione, col quale si proponga alla Corte di cassazione l'esame di una questione concernente l'accertamento del foro competente Cassazione Su 6630/93, per quanto pronunciata in tema di Convenzione di Varsavia del 12 ottobre 1929, sul trasporto aereo internazionale . 4. Quanto alla giurisdizione relativamente alle domande proposte dalle soc. Ferrero nei confronti della KBC, trattandosi di Banca belga, con sede legale in Bruxelles, la giurisdizione, va regolata sulla base del Regolamento CE n. 44 del 22.12.2001. Non può nella fattispecie affermarsi il collegamento della giurisdizione italiana a norma dell'articolo 6, n. 1, del Reg., il quale statuisce che la persona domiciliata nel territorio di uno Stato membro può essere convenuta in caso di pluralità di convenuti, davanti al giudice del luogo in cui uno qualsiasi è domiciliato, sempre che tra le domande esista un nesso cosi stretto da rendere opportuna una trattazione unica ed una decisione unica onde evitare il rischio, sussistente in caso di trattazione separata, di giungere a decisioni incompatibili . Infatti la condizione per la modifica della competenza per ragioni di connessione, ai sensi della suddetta norma presuppone che sussista la giurisdizione del giudice per uno dei convenuti sulla base del domicilio di quest'ultimo. Mentre per quanto riguarda il convenuto persona fisica, la determinazione del domicilio è effettuata sulla base della legge nazionale del giudice articolo 59 reg. , allorché la parte convenuta sia una persona giuridica, ai fini dell'applicazione del regolamento, essa si considera domiciliata nel luogo dove si trova a la sua sede statutaria, b la sua amministrazione centrale, c il suo centro di attività principale articolo 60.1. Reg. . Ne consegue che poteva sussistere la giurisdizione del giudice italiano per connessione ex articolo 6.1. Reg. anche nei confronti della banca Kbc, se la giurisdizione nei confronti della Btm fosse stata affermata per il domicilio di quest'ultima in Italia, da intendersi nei termini suddetti previsti dal Regolamento. Poiché invece la giurisdizione nei confronti della Btm è stata affermata per la presenza in Italia di un rappresentante ex articolo 77 Cpc, tale foro della Btm non ha forza attrattiva ai fini della giurisdizione nei confronti della Banca Belga, a norma dell'articolo 6.1. Reg 5.1. Quanto alle domande proposte nei confronti della banca belga Kbc occorre distinguere le domande contrattuali da quelle risarcitorie da fatto illecito delle quali ultime si tratterà al successivo punto 8.1. . Quanto alle prime va osservato che, sulla base del criterio interpretativo della prevedibilità, la corte di giustizia ha considerato che la nozione di materia contrattuale, di cui all'articolo 5 punto 1 della convenzione non può essere intesa nel senso di ricomprendere una situazione in cui non esiste alcun obbligo liberamente assunto da una parte nei confronti di un'altra sentenze Handte, 17.6.1992,C. -26/91 punto 15 Rèunion Europèenne, 27.10.1998, C. -51/97, punto 17 Henkel, 1.10.2002, C.-167/00 punti 37-40 Frahui1,5.2.2004,C.-265/02 punto 24 . Solo se la causa verte su un'obbligazione che la parte sa di aver assunto e di cui conosce i termini essa è in grado di prevedere davanti a quale giudice potrà essere chiamata a rispondere del suo inadempimento sentenza Handte . 5.2. Criterio di collegamento previsto dalla norma di competenza per la materia contrattuale è quello del luogo di adempimento dell'obbligazione dedotta in giudizio. Questa seconda parte dell'espressione è stata interpretata dalla corte di giustizia nel senso di individuare il diritto, posto a base di ciò che è chiesto nella domanda, cui corrisponde l'obbligazione del convenuto che si lamenta non sia stata adempiuta, per cui rientrano nella materia contrattuale sia un'azione di risoluzione del contratto per inadempimento, sia un'azione di condanna all'adempimento, sia un'azione diretta ad accertare l'inesistenza del diritto in altri termini vantati dalla controparte fuori dal giudizio Cassazione Su 5108/03 5.3.Nella fattispecie le domande proposte dalle attrici sono due la prima attiene all'inopponibilità ad esse attrici della cessione di crediti effettuata dalla Baskan alle Banche, per omessa notificazione alle attrici del Master Agreement, tra le predette intervenuto, come previsto dall'articolo 9.2. del Frarnework Contract. Tale adempimento sulla cui mancanza già nell'originaria prospettazione si fonda la domanda di declaratoria di inopponibilità della cessione di credito doveva essere effettuato in Italia, per cui relativamente a tale prima domanda sussiste la giurisdizione del giudice italiano, a norma dell'articolo 5.1. del Reg 5.4. In ogni caso, se poi si ritiene, in applicazione del principio della prestazione prevalente e del petitum sostanziale di individuare l'oggetto principale della controversia nel 1 'accertamento della debenza o meno da parte delle attrici delle somme dovute alla Baskan e richieste dalle banche, quali cessionarie, e si ritiene, quindi, che la domanda relativa alla pretesa inopponibilità della cessione è solo prodromica e funzionale al richiesto accertamento negativo oggetto della seconda domanda , tutta la questione dell'individuazione della competenza giurisdizionale si sposta sull'esame della seconda domanda. 6.1. La seconda domanda attiene all'accertamento negativo di ogni debito nei confronti della Baskan e, per l'effetto e conseguenzialmente, nei confronti delle cessionarie banche. Il primo problema che si pone è quindi quello di individuare quale fosse il giudice che avesse la giurisdizione in merito ai crediti che la Baskan aveva nei confronti delle società Ferrero e che aveva ceduto alle banche. Come emerge dagli atti le ordinazioni purchase orders da parte della Ferrero Italia contenevano una clausola in favore della giurisdizione italiana e fino all'agosto 2001 questi documenti erano sottoscritti in copia fax anche da Paskan. I singoli contratti che poi seguivano a dette ordinazioni, costituivano solo conferme d'ordine. Né può ritenersi che nella fattispecie per quanto riguarda i crediti vantati dalla Kbc, non sussistesse, quanto meno nei rapporti Ferrero-Baskan la giurisdizione italiana, per mancata sottoscrizione da parte della società turca delle ultime ordinazioni purchase orders , contenenti tuttavia, pur esse, la proroga di giurisdizione. 6.2. L'articolo 23 del regolamento prevede che, Qualora le parti, di cui una almeno domiciliata nel territorio di uno Stato membro, abbiano attribuito la competenza di un giudice o dei giudici di uno Stato membro a conoscere le controversie, presenti o future nate, da un determinato rapporto giuridico, la competenza esclusiva spetta a questo giudice o al giudici di questo Stato membro. Detta competenza è esclusiva salvo diverso accordo tra le parti. La clausola attributiva di competenza deve essere conclusa a per iscritto o oralmente con conferma scritta, o b in una forma ammessa dalla pratiche che le parti hanno stabilito tra loro . Nella fattispecie risultano concretizzate entrambe le suddette ipotesi di forma. 6.3.Quanto alla forma di cui alla lettera a , va, infatti osservato che la Corte di Giustizia ha statuito che l'articolo 17, comma 1, della convenzione di Bruxelles 27 settembre 1968, concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle sentenze in materia civile e commerciale, dev'essere interpretato nel senso che la condizione di forma ivi stabilita è soddisfatta qualora risulti che l'attribuzione di giurisdizione ha costituito oggetto di un accordo verbale espressamente riguardante detta attribuzione, che una conferma scritta di tale accordo proveniente da una qualsiasi delle parti è stata ricevuta dall'altra parte e che questa non ha formulato obiezioni Corte giustizia, 11/07/1985, n. 221/84,Berghoefer GmbH . Nella fattispecie tutti i purchase orders sottoscritti dalla Ferrero prevedevano detta clausola e sul punto nessuna obiezione risulta mossa da Baskan. 6.4. In ogni caso, nella fattispecie la clausola di proroga della giurisdizione in questione rispetta la forma di cui alla lett. b del punto 1 dell'articolo 23 del regolamento. Le Su di questa Corte hanno già statuito con riguardo all'articolo 17 della convenzione di Bruxelles, omologo all'articolo 23 del regolamento, che con riferimento al patto di proroga della giurisdizione in favore di uno degli Stati aderenti, il requisito della forma scritta, richiesto dall'articolo 17 detto, come interpretato dalla Corte di giustizia con sentenza 24/1976, è rispettato anche per i rapporti sorti prima dell'entrata in vigore della Convenzione di Lussemburgo del 9 ottobre 1978, che ha modificato il predetto articolo 17 solo con efficacia dall'1 novembre 1986 sia in caso di accettazione scritta della predetta clausola, sia qualora il contratto si sia concluso per accettazione tacita, mediante la sua esecuzione a norma dell'articolo 1327 Cc, se il rapporto stesso sia stato preceduto da operazioni commerciali in cui la clausola stessa risulti regolarmente accetta per iscritto e non vi siano elementi che possano giustificare la presunzione di una volontà contraria a tale ininterrotta prassi negoziale Su 4625/95 . 6.5. Analogamente, in relazione all'articolo 17 della convenzione di Lugano del 17 giugno 1988, queste Su hanno statuito che la clausola di proroga convenzionale della giurisdizione contenuta in una polizza di carico, ancorché non sottoscritta dal caricatore, deve ritenersi valida ed efficace, a norma dell'articolo 17 della convenzione di Lugano del 16 settembre 1988, tutte le volte in cui l'emissione di polizze di carico sottoscritte da una sola parte rientri nell'ambito di abituali rapporti commerciali tra vettore e caricatore che risultino sistematicamente regolati, nel loro insieme, dalle condizioni generali predisposte dall'autore della clausola in deroga, condizioni redatte su moduli prestampati contenenti sistematicamente detta clausola senza che il caricatore abbia, in proposito, mai formulato obiezioni, senza che rilevi, in contrario, l'eventuale assenza di un qualsivoglia accordo verbale precedentemente intercorso tra le parti. Deve, in tal caso, ritenersi contrario a buona fede l'eventuale opposizione formulata alla clausola di proroga dal caricatore che, in precedenza, non aveva mai formulato alcuna obiezione in proposito, atteso che l'esistenza di rapporti commerciali correnti tra le parti e disciplinati, nel loro complesso, da condizioni generali predisposte da una sola di esse, rendono significativo il silenzio ovvero la mancata formulazione di obiezioni da parte del caricatore che materialmente prenda in consegna le polizze contenenti le dette condizioni generali, ed all'interno delle quali sia contenuta una clausola di proroga della giurisdizione sottoscritta solo dalla controparte, atteso che la ricezione e la mancata formulazione di obiezioni possono, del tutto legittimamente, costituire la prova dell'esistenza di un accordo di proroga Su 7854/01 . 6.6. Spetta al giudice nazionale verificare l'esistenza dell'uso di tal genere cfr. Corte giustizia, 20.2.1997, C. -106/1995 . Nella fattispecie i purchase orders di Ferrero dal 1996 all'agosto 2001 contenevano la clausola di giurisdizione in favore del giudice italiano e questi documenti sono stati sottoscritti via fax anche da Baskan a tal fine va ricordato che a norma del punto 2 dell'articolo 23 del regolamento, la forma scritta comprende qualsiasi comunicazione con mezzi elettronici che permetta una registrazione durevole della clausola attributiva di competenza . Poiché quindi l'applicabilità della giurisdizione italiana alle eventuali controversie derivanti dai contratti di acquisto tra Ferrero e Baskan era stata per anni oggetto di approvazione da parte della Baskan, il fatto che i cinque purchase orders formati tra il 21 settembre ed il 10 dicembre 2001 non siano sottoscritti anche da Baskan, non può valere a far venir meno gli effetti della predetta clausola, già recepita nei rapporti commerciali tra le parti. Ciò vale anche in relazione all'articolo 8 del Frarnework Contract tra le dette parti, in cui si fa riferimento all'applicabilità della legge italiana senza nulla dire sulla giurisdizione. Ciò significa che nulla veniva mutato rispetto agli usi precedenti tra le stesse parti. 6.7. Di nessun rilievo è il punto che la predetta clausola nei purchase orders era scritta in italiano come l'intero contesto, per quanto la Baskan fosse un imprenditore turco. Infatti la clausola di proroga non necessariamente deve essere redatta nella lingua della nazione a cui si appartiene la parte contro cui venga invocata, essendo sufficiente che essa sia redatta nella stessa lingua con cui viene redatto il contratto cfr. Corte di Giustizia 24.6.1981, C. - 150/80 . 7.1. Ritenuta quindi la giurisdizione del giudice italiano quanto alle controversie tra la Baskan e la Ferrero, si pone il problema della giurisdizione nell'ipotesi, qui ricorrente, della cessione del credito dalla Baskan alle banche cessionarie. È vero che nella fattispecie si verte in ipotesi di una cessione di credito e non di una cessione di contratto, ma anche nella prima ipotesi si verifica una situazione di scarto tra le parti della causa e le parti del contratto nel cui ambito è stato assunto l'obbligo dedotto in giudizio, cosi come nel caso di surrogazione nel credito o azione di simulazione proposta da terzo o azione revocatoria. 7.2. Se il diritto che l'attore deduce in giudizio è quello stesso, che al suo dante causa è derivato dall' obbligazione liberamente assunta dal convenuto, la norma di competenza deve trovare applicazione la Cgce lo ha affermato nel caso Dansommer sentenza 20.1.2000, C. -8/98 a proposito della surrogazione ed in riferimento alla norma di competenza esclusiva riguardante i contratti di affitto di beni immobili, rispetto ai quali opera un criterio di collegamento basato su un fattore oggettivo di collegamento. In altri termini il soggetto che succede nel diritto dedotto in giudizio non può avere nei confronti del convenuto, che aveva liberamente assunto un obbligo, una diversa e più forte posizione rispetto a quella del suo dante causa, salvo - ovviamente - che a ciò abbia espressamente aderito il convenuto stesso. Ciò comporta che in tema di proroga di competenza giurisdizionale, la stessa abbia efficacia anche nei confronti dei soggetti cessionari del credito, che sono succeduti nella posizione del creditore cedente verso il debitore ceduto. 7.3. Afferma infatti la Corte di Giustizia 18.6.1984, C.7183 Tilly Russ , che Qualora la clausola attributiva di competenza inserita in una polizza di carico sia valida ai sensi dell'articolo 17 della convenzione nel rapporto tra il caricatore ed il vettore ed il terzo portatore, acquistando la polizza di carico, sia subentrato al caricatore nei suoi diritti ed obblighi in forza del vigente diritto nazionale, non si può consentire al terzo portatore di sottrarsi all'obbligo derivante in materia di foro dalla polizza di carico, perchè non ha dato il proprio consenso a quest'ultima L'acquisto della polizza di carico non può attribuire al terzo portatore più diritti di quanti ne aveva il caricatore . Per quanto la predetta sentenza sia stata emessa in tema di efficacia della proroga di competenza contenuta in una polizza di carico, essa enuncia il principio che il soggetto obbligato e ceduto, non può trovarsi rispetto al cessionario, che al momento del sorgere dell'obbligazione era terzo e quindi estraneo alla pattuita proroga di competenza giurisdizionale, in una posizione diversa rispetto a quella che aveva nei confronti del cedente, anche in relazione alla proroga di competenza, la quale quindi ha efficacia anche nei confronti del terzo cessionario, proprio perché questi subentra nella stessa posizione del suo dante causa. 7.4. Ciò peraltro costituisce anche un'applicazione del criterio interpretativo della prevedibilità, per cui la parte obbligata deve essere in grado di prevedere, nel momento in cui assume l'obbligazione, davanti a quale giudice potrà essere chiamata a rispondere del suo inadempimento, come varie volte affermato dalla corte di Giustizia v. supra, punto S.I. e segnatamente sentenza Randte cit. . 7.5. Il principio generale dell'impossibilità dell'aggravamento della posizione del debitore ceduto per effetto della cessione del credito trova riscontro anche nella nostra giurisprudenza. Infatti le Su di questa Corte hanno statuito che il cessionario di credito nascente da contratto nel quale sia inserita una clausola compromissoria non subentra nella titolarità del distinto e autonomo negozio compromissorio e non può pertanto invocare detta clausola nei confronti del debitore ceduto, tuttavia quest'ultimo può avvalersi della clausola compromissoria nei confronti del cessionario, atteso che il debitore ceduto si vedrebbe altrimenti privato del diritto di far decidere ad arbitri le controversie sul credito in forza di un accordo tra cedente e cessionario al quale egli è rimasto estraneo Su 12616/98 cfr. anche, in tema di foro convenzionale esclusivo e cessione di credito, Cassazione 1499/95 . 7.6. Nella fattispecie quindi, versandosi in ipotesi di cessione di credito tra Baskan e le Banche, ed essendo inoperante nei confronti delle società Perrero la proroga di competenza giurisdizionale in favore del giudice inglese pattuita nel Master Agreement tra Baskan e Banche, in quanto soggetto estraneo allo stesso, la proroga di competenza in favore del giudice italiano validamente operante a norma dell'articolo 23 del regolamento CEE n. 44/2001 nei rapporti tra Baskan e Ferrero ha efficacia anche nei rapporti tra le società Ferrero e le Banche, quali successori nel credito della Baskan nei confronti della Ferrero, per effetto della cessione di credito. 8.1. Passando ad esaminare la questione della giurisdizione rispetto alle domande risarcitorie proposte dalle società Ferrero, nei confronti delle Banche va osservato che esse sono due la prima attiene al danno alla reputazione per le lettere di diffida di pagamento rivolta a Ferrero Italia e Ferrero GEIE la seconda attiene al danno per aver consapevolmente utilizzato, a fondamento di tali diffide, documenti di cui si conosceva o si doveva conoscere secondo l'ordinaria diligenza la falsità. Quanto alla giurisdizione italiana anche per le domande risarcitorie nei confronti della Btm, essa è già stata affermata a norma dell'articolo 3 legge 218/95. Ritiene questa corte di dovere affermare la giurisdizione italiana anche per le domande risarcitorie proposte nei confronti della Kbcomma .2. L'articolo 5 comma 3 del reg. n. 44/2001 statuisce che la persona domiciliata nel territorio di uno Stato membro può essere convenuta in un altro Stato membro in materia di illeciti dolosi o colposi, davanti al giudice del luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto o può avvenire , ripetendo analoga norma di cui all'articolo 5 punto 3 della convenzione. Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, per luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto , deve intendersi sia il luogo in cui è stata compiuta l'azione che ha provocato il danno, sia quello in cui il danno si è verificato sentenza 30 novembre 1976, C-21/76 id. 7 marzo 1995, C-68/93 , con la precisazione che questa nozione non può essere interpretata estensivamente fino a ricomprendere qualsiasi luogo in cui possano essere risentite le conseguenze dannose di un evento che abbia già provocato un danno effettivamente verificatosi in un altro luogo, dovendosi quindi avere riguardo al solo danno iniziale, e non ai danni conseguenti sentenza 19 settembre 1995, C-364/93 . Di tal che può assumere rilevanza solo il luogo ove il fatto causale ha prodotto direttamente i suoi effetti nei confronti di colui che ne è la vittima immediata sentenza 11 gennaio 1990, C-220/88 id. 27 ottobre 1998, C-51/97 cfr. anche Cassazione Su 27403/05 2060/03 10676/96 . 8.3. Ulteriormente specificando, la Corte di giustizia ha ritenuto che il luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto non si riferisce al luogo del domicilio dell'attore in cui sarebbe localizzato il centro patrimoniale di quest'ultimo, per il solo motivo che vi egli avrebbe subito un danno economico risultante dalla perdita di elementi del suo patrimonio avvenuta e subita in un altro Stato contraente Cgce, 10.6.2004, C. - 168/02, Kronhofer . 8.4. Nella fattispecie per quanto riguarda la domanda di risarcimento del danno da lesione della reputazione, che le attrici assumono essere stata prodotta con le lettere di diffida, il luogo in cui è avvenuto l'evento lesivo non può che essere il luogo in cui le lettere di diffida sono arrivate a destinazione e cioè in Italia. Per quanto riguarda la domanda delle società Ferrero di risarcimento del danno per uso colpevole nei loro confronti di documentazione falsa, l'evento dannoso inteso come evento lesivo e non come danno consequenziale patrimoniale si è verificato nel luogo in cui tale presunta documentazione falsa è stata utilizzata nei confronti delle società Ferrero e cioè ancora una volta in Italia. La responsabilità prospettata infatti non è certo costituita dalla falsificazione della documentazione in questione, ma solo quella di aver utilizzato documenti, che a parere delle attrici secondo la comune diligenza dovevano apparire falsi, a sostegno delle diffide inoltrate alle società attrici. L'illecito prospettato è quindi solo l'uso di tale documentazione ritenuta falsa nel rapporto con le società attrici. Tutte le altre questioni sollevate dalle ricorrenti. in merito alla non divulgazione delle diffide ed ai documenti posti a sostegno di tali diffide attengono al merito della controversia e non alla giurisdizione. 9. Va, pertanto, dichiarata la giurisdizione del giudice italiano. Esistono giusti motivi segnatamente la peculiarità del caso per compensare per intero tra le parti le spese di questo regolamento. PQM Pronunciando sul ricorso, dichiara la giurisdizione del giudice italiano. Compensa per intero tra le parti le spese di questo regolamento.