Dossier Caritas: i dati sulla presenza irregolare in Italia. Rumeni, bulgari e nigeriani i più respinti

di Franco Pittau

Immigrazione, sono circa mezzo milione gli stranieri irregolari in Italia, 5 milioni in Europa, tra le cause vi è l'inefficienza dei meccanismi di ingresso . L'antidoto è riuscire a contrastare l'irregolarità in maniera promozionale , ossia con quote più adeguate , un ripensamento delle espulsioni e dei Centri di permanenza temporanei Cpt , la modifica del Regolamento di applicazione e se necessario, anche della legge , controlli nelle aziende per contrastare il lavoro nero. Queste le indicazioni che sono emerse dal volume Immigrazione irregolare in Italia curata dai redattori del Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes riuniti nel centro studi Idos, presentato ieri a Roma. Pubblichiamo di seguito l'intervento di Franco Pittau, coordinatore Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. I dati sulla presenza irregolare in Italia di Franco Pittau* 1. CRITERI DI LETTURA DEI DATI SULL'IRREGOLARITÀ La ricerca Immigrazione irregolare in Italia , realizzata nell'ambito del progetto European Migration Network , è stata curata dai redattori del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes raggruppati nel Centro Studi Idos. La ricerca è stata curata in stretta collaborazione con il ministero dell'Interno - Direzione Centrale Immigrazione e Asilo. La presenza degli irregolari in Italia è una realtà certa anche se non esattamente conosciuta nella sua dimensione quantitativa. Le stime variano notevolmente una stima media si attesta sulle 500.000 unità. Il volume, partendo dalla normativa e dai dati degli ultimi anni, traccia con equilibrio il quadro che attualmente si prospetta. Nella trattazione si fa riferimento a diversi aspetti riguardanti la permanenza degli irregolari frequenza scolastica dei loro figli, tutela della salute ma, in particolare, si sofferma sulle azioni di contrasto dei flussi irregolari. A pubblicazione avvenuta è stato possibile ottenere anche i dati relativi al 2005, che presi in considerazione insieme a quelli degli anni precedenti consentono di individuare 10 linee di lettura di questo complesso fenomeno. 1. L'inserimento lavorativo dei regolarizzati in Italia è diventato sempre più soddisfacente, seppure in un mercato occupazionale estremamente frammentato. 2. I controlli alle frontiere hanno perso in parte la loro efficacia per il fatto che gli europei, subentrati ai nordafricani come protagonisti dei flussi migratori da metà degli anni '90 ad oggi, sono esenti dal visto d'ingresso per turismo e questo è il motivo per cui i respingimenti alle frontiere sono dimezzati rispetto a quanto avveniva alla fine degli anni '90. 3. I provvedimenti di rimpatrio sono diventati più numerosi dei respingimenti e questo vuol dire che è più facile intercettare gli immigrati irregolari dopo la loro entrata in Italia che al momento di attraversare le frontiere. 4. Sono più numerose le nazionalità, che sono destinatarie di un consistente numero di provvedimenti di espulsione, rispetto alle nazionalità coinvolte nei respingimenti e anche questo evidenzia, come già è stato indicato nel punto precedente, la permeabilità delle frontiere. 5. L'esecuzione delle espulsioni e i rimpatri in forza degli accordi di riammissione, dopo aver conosciuto un aumento temporaneo per alcuni anni, sono diminuite e attualmente si collocano ai livelli conosciuti alla fine degli anni '90 e al riguardo sembrano influire sia le difficoltà operative che la lievitazione delle relative spese. 6. Nel 2005 su 116.580 persone in posizione irregolare individuate dalle forze dell'ordine, solo il 43,7% è stato effettivamente rimpatriato questa è la percentuale più bassa dal 1999, quando i rimpatriati incidevano per il 63% sul totale degli stranieri intercettati. 7. Il trattenimento presso i centri di permanenza temporanea non ha un'efficacia risolutiva e, pur essendo vero che più della metà vengono individuati e rimpatriati, un quinto dei trattenuti viene dimesso dai centri per scadenza dei 60 giorni autorizzati. 8. Le ispezioni sul mercato del lavoro, effettuati dall'Ispettorato dell'Arma dei Carabinieri operante presso il ministero del Lavoro, dalla Guardia di Finanza, dall'Inps e dall'Inail consentono di rilevare un tasso crescente di irregolarità, riferite sia alla copertura contributiva che alla normativa sui soggiorni i controlli, pertanto, nella loro attuale strutturazione non sono in grado di garantire un controllo adeguato dell'occupazione dei cittadini stranieri, per cui alle frontiere permeabili si aggiungono le possibilità offerte dal mercato del lavoro sommerso. 9. E' aprioristico e da superare l'inquadramento della clandestinità come succursale della delinquenza come anche l'equiparazione dei richiedenti asilo ai clandestini. 10. Recenti indagini sul campo presentano i clandestini come giovani in buona salute, con un soddisfacente livello di istruzione, sfuggiti alla miseria e alle guerre dei loro paesi, dopo aver pagato salatamene il trasporto. Essi sono interessati a restare stabilmente in Italia appena un sesto intende trasferirsi in altri paesi e, oltre tutto, nutrono pretese economiche modeste tra i 500 e i 1000 dollari . 11. L'immigrazione irregolare risulta essere un fenomeno in costante crescita attualmente 5 milioni in Europa, la metà di quelli presenti negli Stati Uniti , nonostante le politiche migratorie restrittive e l'inasprimento dei controlli alle frontiere. Deriva da qui la conclusione che le azioni di contrasto da sole non bastano e che si rendono sempre più necessarie politiche più realistiche di ammissione e di integrazione degli immigrati. 2. COMMENTO DI ALCUNI DATI STATISTICI RELATIVI AL 2005 Nel 2005 i respingimenti sono stati 23.878, gli sbarchi 22.939, i rimpatri 26.985, i transitati nei centri di permanenza temporanea 16.163 e i non ottemperanti all'obbligo di lasciare l'Italia 65.617. Le frontiere, dove con maggiore ricorrenza vengono effettuati i respingimenti, sono quelle aree di Malpensa 3.600 e Fiumicino 2.351 e quelle terrestri di Trieste 3.923 , di Verbania-Domodossola 2.535 e Como-Ponte Chiasso. Le nazionalità più implicate nei 23.878 respingimenti sono quelle dell'Est Europa 10.209 casi pari al 52% ai primi posti troviamo la Romania 3.357 e la Bulgaria 2.229 . Seguono l'Africa con 3.539 respingimenti per i due terzi di cittadini di paesi subsahariani, tra i quali primeggia la Nigeria , l'America con 2.818 quasi tutti latinoamericani, segnatamente colombiani, brasiliani e boliviani e l'Asia con 2.234 casi i turchi sono al primo posto. Le donne di alcuni paesi europei Romania, Bulgaria, Croazia incidono sui respingimenti per un terzo o più del totale, mentre le stesse superano la metà del totale nel caso di altre nazioni europee Russia e Ucraina e di diverse nazioni latinoamericane Brasile e Bolivia . Le regioni più coinvolte nei respingimenti sono quelle di frontiera la Lombardia e il Friuli Venezia Giulia con 5.000/6.000 casi e il Piemonte e il Lazio con più di 2.000 casi. Gli sbarchi, dopo le restrizioni poste in atto dalla Spagna presso gli avamposti di Ceuta e Melilla, sono notevolmente aumentati e passati dai 13.635 del 2004 a 22.939 nel 2005, conoscendo quasi il raddoppio e attestandosi allo stesso livello del 2006 23.719 , il che attesta che l'impegno della polizia di frontiera non è da solo determinante senza la collaborazionei internazionale, e specificamente dei paesi di transito, nel contrastare i trafficanti di manodopera. Gli sbarchi sono stati numerosi da l mese di maggio in poi, con i valori più alti nei mesi di giugno e di ottobre. Anche per i rimpatriati 26.985 tra espulsi o rimpatriati in forza degli accordi di riammissione, ai quali si aggiungono i 23.878 respingimenti i paesi dell'Est Europa sono i primi in graduatoria con il 53% del totale. La Romania detiene un quarto di tutti i rimpatriati con 14.406 casi ed è seguito da Albania 4.145 , Bulgaria 2.740 e, con circa 1.500 casi, Serbia Montenegro, Ucraina e Moldavia. I paesi esteri verso i quali si dirigono i rimpatri sono più numerosi rispetto ai respingimenti, come attesta l'elencazione delle nazionalità più ricorrenti, oltre ai paesi dell'Est Europa Palestina, Iraq, Cina e Afghanistan per l'Asia e Nigeria, Egitto e Tunisia per l'Africa a ciascuna di queste nazioni spettano tra i 1.500 e i 2.000 casi . L'Africa conta il 20% dei rimpatriati e il 32% di quelli che non hanno ottemperato all'intimazione di lasciare l'Italia, e questo attesta la maggiore necessità dei paesi quel continente di trovare sbocchi migratori. A segnalarsi tra le regioni per numero di rimpatri sono ancora la Lombardia 11.346 , il Friuli Venezia Giulia 7.681 , il Piemonte 6.920 il Lazio 6.213 ad esse si aggiungono la Puglia 3.283 e l'Emilia Romagna 2.261 . La graduatoria dei non ottemperanti ai provvedimenti di espulsione include le stesse nazioni tra le prime in graduatoria per i rimpatri eseguiti ma non nello stesso ordine di graduatoria Romania, Marocco, Cina Popolare, Moldavia e Nigeria . Il tasso di rimpatrio è dato dal numero di respinti alla frontiera, o allontanati dal territorio italiano, rispetto al numero complessivo degli stranieri irregolari intercettati nel corso dell'anno. La media dei rimpatri è stata di circa 45 ogni 100 intercettati l'incidenza dei rimpatri è più alta nelle due aree del Nord Ovest 51,0% ed Est 51,2% e più bassa nelle altre aree Centro 37,0%, Sud 34,8% e Isole 44,5% . Nel Nord la maggiore efficacia nei rimpatri spetta al Friuli Venezia Giulia 79,0% e quelle più basse all'Emilia Romagna 25,5% e al Veneto 31,3% , mentre tutte le altre regioni superano il 50%. Nel Centro il tasso di rimpatrio scende notevolmente attorno al 22-25% in Toscana e nell'Umbria e al 39-46% nel Lazio e nelle Marche. Nel Sud tutte le regioni registrano tassi di rimpatrio del 24-28%, eccetto la Basilicata verso il basso 6,9% e la Puglia verso l'alto 57% . Nelle Isole il tasso di rimpatrio è del 47% in Sicilia e del 22,7% in Sardegna peraltro rispetto ad un numero molto contenuto i non rimpatriati sono stati 727 . I livelli differenziati nell'attuazione dei rimpatri non indicano una diversità di impegno delle forze dell'ordine bensì rispecchiano le specifiche difficoltà riscontrate nei relativi territori. Nei 13 Centri di permanenza temporanea nel 2005 sono transitate 16.163 persone, 516 in più rispetto all'anno precedente di essi diversi hanno avuto un flusso inferiore alle 1.000 unità l'anno Brindisi, Catanzaro, Lecce, Modena, Ragusa e Trapani . Il CPT più attivo è stato quello di Roma con 3.681 ingressi. Lasciando da parte il contrastato dibattito nato in merito alla loro funzione e al loro funzionamento, va segnalato che il tasso medio di rimpatrio è stato del 68,6%, ricavato dal numero di persone che sono state rimpatriate dopo il trattenimento nei Centri 11.087 solo nei centri di Catanzaro, Lecce e Modena, peraltro di ridotte capacità, il tasso di rimpatrio è stato inferiore al 50%. In media quasi uno su cinque trattenuti viene dimesso senza poter essere rimpatriato 2.998 persone pari al 18,5% . Altri esiti del trattenimento, anche se non così ricorrenti, sono l'asilo politico che, una volta constatato, deve portare al trasferimento presso i Centri di accoglienza per richiedenti asilo delle persone trattenute , la mancata convalida dell'autorità giudiziaria 742 casi pari al 4,6% , la fuga dal centro 160 casi, esattamente uno ogni cento casi , gli arrestati 109 e altri motivi 883 . Si è verificato anche un decesso nel CPT di Roma-Ponte Galeria . immigrati. 3. IRREGOLARITÀ E MERCATO DEL LAVORO Parlando della presenza irregolare, non sempre si dedica l'attenzione dovuta al suo collegamento con il mercato del lavoro, mentre più che sull'entità delle stime è opportuno soffermarsi sulle dinamiche che caratterizzano l'alimentazione dell'area della irregolarità. Oltre ai fattori di pressione dei paesi di origine determinante è la strutturazione del mercato del lavoro italiano, che nella sua inadeguata regolamentazione quanto agli ingressi e ai meccanismi di collocamento e per la grande diffusione del sommerso, esercita un potente richiamo sui flussi migratori internazionali. A partire dal 2005 possono essere d'aiuto, a livello interpretativo, le registrazioni delle domande presentate dai datori di lavoro e dalle famiglie per l'utilizzo delle quote fissate dai decreti flussi. Questi archivi consentono di misurare la pressione migratoria per territorio e di stabilire la discrepanza tra le quote ufficialmente stabilite e le effettive esigenze del mercato del lavoro, discrepanza che ovviamente influisce sulla irregolarità, essendo per lo più gli immigrati già presenti in Italia al momento in cui le quote diventano operative. Quote e domande nel 2005. Nel 2005 il ministero del Lavoro ha registrato 239.585 domande di lavoratori extracomunitari presentate al 23 giugno 2005. Una indagine sul campo di Stranieri in Italia ne ha, invece, ipotizzato un numero più elevato, ma è preferibile far riferimento ai dati ufficiali. Di queste domande solo 123.567 sono state ripartite a livello territoriale e i dati sono stati messi a disposizione nella loro aggregazione regionale. Ipotizzando che tutte le domande presentate abbiano la stessa ripartizione territoriale di quelle disaggregate per territorio, è possibile ricomporre il quadro di quell'anno. La pressione migratoria è concentrata per il 54,2% nel Nord con prevalenza nel Nord Est , per il 29,8% nel Centro e per il 16,0% nel Meridione. Le domande non soddisfatte, riferite alle 99.500 quote disponibili, sono 150.000 quindi l'esigenza di forza lavoro aggiuntiva è più che doppia rispetto alle opportunità offerte. Quote e domande nel 2006. Nel 2006 la presentazione delle domande è avvenuta presso lo sportello unico per il tramite delle Poste Italiane e di esse il ministero dell'Interno ha diffuso i dati anche per provincia. Per le aree territoriali si rilevano alcune variazioni rispetto all'anno precedente si registra un aumento nel Nord 55,8%, questa volta con una leggera prevalenza del Nord Ovest diminuisce la quota del Centro 26% aumenta la quota del Meridione 18,2% in ogni modo, il numero delle domande risulta più elevato in ogni area del paese perché le domande sono passate da circa 240.000 a 484.000. Le domande non soddisfatte, a fronte di 170.000 posti disponibili, sono state 314.000 con una domanda di forza lavoro aggiuntiva addirittura tripla rispetto alle opportunità stabilite. È evidente, da una parte, che le domande non prese in considerazione in un anno possono essere state ripresentate nell'anno successivo si può però aggiungere, dall'altra, che vi siano sia immigrati irregolari per i quali i datori di lavoro non sono disponibili a presentare le domande, sia immigrati arrivati di recente e ancora in cerca di un posto. Misura della pressione migratoria sulla base del fabbisogno lavorativo. I dati riportati consentono di misurare la pressione migratoria per regione, basandosi sulle esigenze del mercato occupazionale evidenziate dalle richieste di assunzione presentate in occasione del decreto flussi 2006. Al vertice abbiamo la Lombardia, che registra quasi un quinto delle domande 18,8% pari a 90.000 unità. Detengono una quota di domande superiore al 10% del totale il Lazio 62.000 domande , il Veneto 59.000 , l'Emilia Romagna 56.000 . Le domande presentate sono superiori al 5% del totale in Piemonte 39.000 , Toscana 35.000 , Campania 27.000 . Fanalino di coda sono la Valle d'Aosta 864 , Trentino Alto Adige 872 , Molise 1.552 , Basilicata 2.838 e Sardegna 4.580 . In tutte le altre regioni sono state presentate più di 10.000 domande. A livello provinciale l'area romana, troppo presta qualificata come satura ed invece caratterizzata da un'economia in forte crescita e da un grande bisogno di lavoratori nel settore dei servizi, ha registrato la presentazione di 50.000 domande ed è seguita da Milano con 35.000 domande. Non molto distanziate sono Torino, Brescia e Napoli, ciascuna con 20.000 domande. Vi è poi una fascia di 10 province, che si attestano sulle 10.000 domande Treviso, Modena, Firenze o poco al di sopra 12.000 a Verona, Venezia, Padova e 14.000 a Bologna o poco al di sotto 9.000 a Vicenza e Perugia e 8.000 a Salerno . La successiva fascia di 5.000 domande raggruppa altre dieci province Cuneo, Mantova, Udine, Parma, Reggio Emilia, Forlì/Cesena, Ancona, Latina, Caserta e Reggio Calabria. Complessivamente le prime 25 province totalizzano più di 250.000 domande. Mediamente, nel 2005, è stato possibile soddisfare una ogni tre domande presentate dai datori di lavoro, con notevoli variazioni da regione a regione la situazione risulta notevolmente più critica rispetto all'anno precedente. Per tirare bilanci più particolareggiati per regione occorrerà aspettare i dati definitivi che, se riferiti anche ai paesi di origine, consentiranno di collegare la pressione in entrata ai paesi di provenienza. Pressione migratoria, mercato del lavoro e normativa. L'analisi, condotta sui dati dell'ultimo biennio, rileva la sconnessione tra mercato del lavoro legale e quello effettivo e porta a ritenere che i datori di lavoro bisognosi di manodopera la utilizzino anche quando loro richiesta non è stata presa in considerazione. Non si tratta di una irregolarità potenziale perché i lavoratori da assumere usualmente sono già presenti sul posto, anche se una impostazione ipocrita il termine è del ministro dell'Interno Amato ha evitato di prendere in considerazione le incongruenze dei meccanismi d'incontro tra domanda e offerta e ha così mortificato la propensione alla legalità. Naturalmente vi sono anche i datori di lavoro interessati a speculare sui diritti dei lavoratori immigrati per contrastarli non bastano i controlli alle frontiere ma gli stessi vanno completati con i controlli sul posto di lavoro affinché non venga interrotto il circuito della vigilanza. È parimenti fondamentale il superamento dei ritardi nella gestione del mercato occupazionale quanto alla determinazione delle quote, ai meccanismi di inserimento e alla gestione della disponibilità degli immigrati dopo che si sono stabiliti in Italia. L'affollato settore della collaborazione familiare, che si estenderà ancora di più a seguito del progressivo invecchiamento della popolazione, è quello che ha maggiormente bisogno di una gestione più innovativa per far sì che gli immigrati siano più contenti e nello stesso tempo possano servire più persone, obiettivo possibile con l'incentivazione delle forme associative, mentre per la calmierazione dei costi sono auspicabili ulteriori incentivi da parte degli enti locali e del Governo, che comunque servono a ridurre l'esposizione finanziaria delle strutture pubbliche per quanto riguardano i ricoveri. In conclusione l'irregolarità è, nello stesso tempo, una patologia del fenomeno migratorio e un indicatore dei rimedi da esperire. Quando l'area della irregolarità è troppo estesa, la società di accoglienza è meno disponibile all'accoglienza e all'integrazione tuttavia la presenza degli stranieri presenti irregolarmente, se viene analizzata attentamente, è in grado di indicare le piste da seguire affinché i flussi lavorativi avvengano in maniera più ordinata. *Coordinatore Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes