Non è reato comperare i biglietti dai bagarini

Illogica e contraddittoria, secondo gli ermellini, la tesi del giudice di pace di Taranto che riteneva l'acquisto sicuramente non legittimo e di provenienza illecita

Non costituisce reato comperare i biglietti dai bagarini. Lo sottolinea la Cassazione - con la sentenza 20227 della Seconda sezione penale depositata il tredici giugno e leggibile tra i documenti correlati - che ha assolto Cosimo D. O., un tifoso del Taranto che aveva comperato, appunto da un bagarino, due biglietti di tribuna per vedere la squadra del cuore nell'incontro con il Chieti. L'uomo era arrivato in ritardo allo stadio e non gli era rimasto altro da fare che rivolgersi ai rivenditori 'abusivi' con 25 euro riuscì a vedere la partita insieme a suo figlio. Ma il giudice di pace di Taranto gli inflisse una multa da 30 euro ritenendolo responsabile di acquisto di cose di sospetta provenienza , punito dall'articolo 712 del codice penale. Ad avviso del magistrato di merito - questa la motivazione della condanna - é notoria la provenienza di siffatta tipologia di biglietti non già per i canali rituali ed ordinari, ma a seguito di frequenti fatti di previo accaparramento degli stessi sovente a seguito di fatti di procacciamento da parte di coloro che offrono in vendita sicuramente non legittimi e, dunque, idonei a ingenerare in chi acquista il dubbio sulla provenienza da reato delle cose offerte . Questo ragionamento, però, non ha retto al vaglio degli ermellini. Rileva la Suprema Corte che una simile tesi oltre a essere illogica e contraddittoria, è palesemente erronea, non riuscendosi a comprendere perché il procacciamento di biglietti da parte dei bagarini si sostanzi in un fatto sicuramente non legittimo , e non si comprende perché i due biglietti in questione siano da ritenere di provenienza illecita . In conclusione, la sentenza del giudice di pace è stata annullata senza rinvio perché il fatto non costituisce reato . Di parere diverso era stato, invece, il sostituto procuratore generale della Cassazione, Vito D'Ambrosio, che aveva chiesto la conferma dell'ammenda al tifoso.

Cassazione - Sezione seconda penale up - sentenza 16 maggio-13 giugno 2006, n. 20227 Presidente Cosentino - Relatore Esposito Pg D'Ambrosio - Ricorrente D'Oronzo Osserva D'Oronzo Cosimo ha proposto ricorso per Cassazione avverso la sentenza emessa in data 5 ottobre 2005 con la quale il Giudice Monocratico del Tribunale di Taranto lo condannava alla pena di Curo 30,00 di ammenda ritenendolo responsabile del reato previsto e punito dall'articolo 712 Cp avendo egli incautamente acquistato da un bagarino per il prezzo di lire 50. 000 n. 2 biglietti di Tribuna numerata per la partita di calcio Taranto-Chieti, risultati di provenienza illecita . A sostegno del ricorso deduce la violazione dell'articolo 606 Cpp lettera e per manifesta illogicità della motivazione anche in relazione alla corretta applicazione dell'articolo 712 Cp. In proposito, rileva che l'attività dei bagarini si concretizza normalmente nel preventivo lecito acquisto di un numero elevato di biglietti da rivendere a quei soggetti che, giunti presso gli impianti sportivi ed essendo nella impossibilità di rivolgersi alla biglietteria, per essere giunti in ritardo ovvero perché i biglietti sono ormai esauriti, non potrebbero altrimenti assistere alla manifestazione in atto. Chiede, pertanto, l'annullamento della sentenza impugnata. Il ricorso è fondato e, come tale, va accolto. Ed, invero, emerge dal testo del provvedimento impugnato la circostanza che il medesimo Giudice, mentre per un verso ha ritenuto che l'imputato avesse riferito la veridicità dei fatti asserendo che arrivato in ritardo e non essendo più disponibili i biglietti alla biglietteria si era, appunto, rivolto al bagarino . dal quale aveva acquistato il predetto biglietto per la somma di lire 50. 000 circa , per altro verso ha ritenuto che tale condotta integrasse il reato di cui all'articolo 712 Cp, essendo notoria la provenienza di siffatta tipologia di biglietti non già per i canali rituali ed ordinari, ma a seguito di frequenti fatti di previo accaparramento degli stessi sovente a seguito di fatti di procacciamento da parte di coloro che offrono in vendita sicuramente non legittimi e, dunque, idonei ad ingenerare in chi acquista il dubbio sulla provenienza da reato delle cose offerte . Tale motivazione, oltre ad essere illogica e contraddittoria, è palesemente erronea non riuscendosi a comprendere perché il procacciamento di biglietti da parte dei bagarini si sostanzi in un fatto sicuramente non legittimo , e non si comprende perché i due biglietti in questione siano da ritenere di provenienza illecita. In sostanza, della sentenza impugnata non risulta alcun elemento che consenta di individuare un reato presupposto dal quale possano provenire i biglietti. La sentenza impugnata deve, pertanto, essere annullata senza rinvio perché il fatto non costituisce reato. PQM La Sc di Cassazione, Sezione seconda penale, annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non costituisce reato.