Il reato di tortura passa il primo esame

La commissione Giustizia approva il Ddl che introduce l'articolo 613bis nel codice penale. Ma il padre della proposta, Geatano Pecorella, protesta

La commissione Giustizia della Camera ha approvato il disegno di legge sulla tortura. Già ampiamente discusso ma poi stoppato durante la scorsa legislatura, il Ddl era nato dall'esecuzione della convenzione Onu sulla tortura del 1984. In realtà l'esecuzione a questa convenzione era stata data con la legge 498/88, ma il legislatore in quella occasione non aveva introdotto nel nostro ordinamento il reato di tortura, ritenendo che alla fattispecie della tortura così come descritta dall'articolo 1 della Convensione potessero essere comunque ricondotti alcuni reati già previsti dalle norme penali vigenti. Il disegno di legge presentato dall'ex presidente della commissione Giustizia, Gaetano Pecorella, mirava quindi a colmare la lacuna, introducendo nel Codice penale il delitto di tortura punendo con la reclusione da quattro a dodici anni chiunque, con violenza o minacce gravi, infligga ad una persona forti sofferenze fisiche o mentali. Il voto della commissione Giustizia, però, non ha soddisfatto proprio il promotore dell'iniziativa. Pecorella ha accusato la commissione di aver approvato una proposta che legittima per quanto appaia inverosimile, alcune forme di tortura . L'ultima stesura leggibile tra i documenti correlati prevede che affinché vi sia tortura, le sofferenze debbano essere inflitte con violenza o minacce - ha spiegato Pecorella - restano fuori da tale reato tutte le ipotesi in cui non vi sia né minaccia nè violenza ma si utilizzino mezzi più raffinati e più disumani, come far soffrire la fame o la sete o tenere la persona in un luogo buio fino alla confessione . L'ultima stesura è stata approvata con un voto bipartisan all'emendamento di Rosa Suppa Ulivo che tendeva a rispondere alla richiesta di una riformulazione della commissione Affari costituzionali. Il presidente della II commissione, Pino Pisicchio Idv , si è detto meravigliato della reazione di Pecorella, dal momento che il testo tiene ampiamente in conto il dibattito svolto sull'argomento nella scorsa legislatura. Tra l'altro, su quel punto io mi sono rimesso alla commissione e hanno votato a favore anche esponenti della Cdl . L'iter del provvedimento, che adesso passerà in Aula, comunque, è solo al primo gradino. p.a.

Camera dei Deputati Introduzione nel Codice penale dell'articolo 613bis, in materia di tortura Ddl 915/C ed altri con le modifiche, in neretto, apportate dalla commissione Giustizia il 4 ottobre 2006 Articolo 1 Delitto di tortura 1. Dopo l'articolo 613 del codice penale è inserito il seguente Art. 613-bis. - Delitto di tortura . - È punito con la pena della reclusione da 4 a 12 anni chiunque con violenze o minacce gravi, infligge ad una persona forti sofferenze fisiche o mentali, allo scopo di ottenere da essa, o da una terza persona informazioni o confessioni su un atto che essa stessa o una terza persona ha compiuto o è sospettato di aver compiuto ovvero allo scopo di punire una persona per l'atto dalla stessa o da una terza persona compiuto o è sospettato d'aver compiuto ovvero per motivi di discriminazione razziale, politica, religiosa o sessuale. La pena è aumentata se le condotte di cui al primo comma sono poste in essere da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio. La pena è aumentata se dal fatto deriva una lesione grave o gravissima è raddoppiata se ne deriva la morte. 1 . 2 1. Il comma soppresso così recitava Le disposizioni di cui ai commi precedenti non si applicano al dolore od alle sofferenze risultanti unicamente da sanzioni legittime, inerenti a tali sanzioni o da essa cagionati 2. Il comma soppresso così recitava Non può essere assicurata l'immunità diplomatica per il delitto di tortura ai cittadini stranieri sottoposti a procedimento penale o condannati da una autorità giudiziaria straniera o da un tribunale internazionale. In tali casi lo straniero è estradato verso lo Stato nel quale è in corso il procedimento penale o è stata pronunciata sentenza di condanna per il reato di tortura o, nel caso di procedimento davanti a un tribunale internazionale, verso lo Stato individuato ai sensi della normativa internazionale vigente in materia .