Nessun risarcimento se la gara viene annullata

Respinto il ricorso di un'impresa edile inizialmente esclusa da una trattativa privata

La società non è stata invitata alla trattativa privata per l'affidamento dei lavori pubblici, non le spetta nessun risarcimento se in seguito la gara è stata del tutto annullata. Lo ha chiarito la quinta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 679/06 depositata lo scorso 20 settembre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha respinto il ricorso di un'impresa che chiedeva al Comune di Codroipo, una città in provincia di Udine, il risarcimento del danno ingiusto che l'amministrazione le aveva causato affidando, a trattativa privata, ad un'altra società la costruzione di tre sottopassi ferroviari. Nel 1996, tuttavia, quella trattativa era stata annullata proprio dai consiglieri di Stato. Il Tar Friuli Venezia Giulia aveva respinto il ricorso dell'impresa sostenendo che la procedura era illegittima poiché l'amministrazione comunale non aveva motivato l'urgenza di provvedere all'affidamento dei lavori attraverso una trattativa privata, piuttosto che con una gara ad evidenza pubblica. Quindi dato che l'affare era saltato nessun risarcimento spettava alla società. I giudici di piazza Capo di Ferro, confermando la sentenza dei colleghi veneziani, hanno ritenuto che il danno ingiusto non può essere riconosciuto. Del resto, la gara è stata annullata, ma questo non significa che il Comune non potrà più affidare il servizio attraverso la trattativa privata, piuttosto dovrà meglio motivare la sua scelta. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 1 luglio 2005-20 febbraio 2006, n. 679 Presidente Santoro - Estensore Allegretta Ricorrente Atros Srl Fatto Con l'appello in esame la Atros s.r.l. impugna la sentenza 206/04, con cui il Tar per il Friuli - Venezia Giulia, ha respinto il ricorso da essa proposto per ottenere la condanna del Comune di Codroipo al risarcimento del danno ingiusto derivatole dal provvedimento 18 giugno 1982 n. 198 del Consiglio Comunale, recante affidamento, a trattativa privata, ad altra impresa della costruzione di tre sottopassi ferroviari. L'appellante contesta le ragioni sulle quali la sentenza si fonda chiedendo, in conclusione, che, in riforma di questa, il Comune di Codroipo sia condannato al risarcimento di tutti i danni ingiusti derivati e derivandi dal citato provvedimento n. 198 del 1982, quantificati in euro 330.496,78, ovvero nella maggiore o minor somma che verrà accertata in corso di causa anche in via equitativa o mediante la individuazione dei criteri di cui al secondo comma dell'articolo 35 D.Lgs 80/1998, oltre interessi e rivalutazione monetaria dal 18 giugno 1982 al saldo. Per resistere si è costituito in giudizio il Comune appellato, il quale ha controdedotto, concludendo per la reiezione del gravame perché infondato vinte le spese di giudizio. La causa è stata trattata all'udienza pubblica del giorno 1 luglio 2005, nella quale, sentiti i difensori presenti, il Collegio si è riservata la decisione. Diritto L'appello è infondato. La pretesa risarcitoria azionata dall'appellante assume a suo presupposto il danno riveniente dalla deliberazione 18 giugno 1982 n. 198, con la quale il Comune resistente ebbe ad affidare a trattativa privata ad altra impresa l'appalto per lavori di esecuzione di tre sottopassaggi ferroviari. Il provvedimento, infatti, era stato annullato con decisione del Consiglio di Stato, Sezione quinta, 792/96, che ne aveva riconosciuto l'illegittimità siccome viziato da travisamento dei fatti, con riguardo alla posizione sul mercato dell'impresa affidataria, e da insufficiente motivazione in ordine all'urgenza del provvedere ed all'asserito vantaggio economico derivante dal ricorso alla trattativa privata, anziché ad una procedura concorsuale. Nell'individuare il danno da risarcire la ricorrente lo identifica, in via principale, con la mancata aggiudicazione in suo favore dei lavori in questione. Una prospettazione siffatta, tuttavia, non è condivisibile. Invero, la misura della lesione derivante dal provvedimento amministrativo illegittimo non può che essere correlata e proporzionata alla misura dell'illegittimità di questo, come accertata in sede giurisdizionale, o, sotto diverso angolo visuale, la ingiustizia del danno non può essere riconosciuta se non nella misura in cui il giudice ha accertato la contrarietà al diritto dell'atto che ha determinato il danno. Conseguentemente, negli stessi limiti è configurabile l'interesse meritevole di tutela e la misura della sua tutela. Nel caso in esame, come ha sottolineato il giudice di primo grado, il Consiglio di Stato nella decisione sopra citata non ha ravvisato la impraticabilità in assoluto del sistema della trattativa privata, ma ha ritenuto non sufficientemente dimostrata, nella fattispecie, l'esistenza dei presupposti legittimanti l'affidamento diretto dei lavori. Pertanto, non solo non ha affermato che questi avrebbero dovuto essere affidati alla ricorrente - onde questa non può dolersi della loro mancata assegnazione in suo favore - ma ha fatto salvi gli ulteriori provvedimenti dell'Amministrazione, che correttamente il Tribunale ha individuato in un'attività rinnovatoria non necessariamente diretta né all'affidamento dei lavori alla ricorrente, né all'espletamento di una procedura ad evidenza pubblica, della quale, ad ogni modo, non potrebbe prevedersi l'aggiudicatario. La pretesa di risarcimento del danno consistente nel mancato affidamento dei lavori è, pertanto, infondata. In via subordinata, la società appellante prospetta la sua pretesa risarcitoria nei più contenuti limiti del danno da cosiddetta perdita di chance . Il danno deriverebbe dalla lesione del bene consistente nella possibilità di partecipare alla gara che avrebbe dovuto essere espletata in luogo dell'affidamento diretto per trattativa privata e nella quale essa ricorrente avrebbe avuto una concreta aspettativa di rimanere aggiudicataria. Ma, come si è osservato, i termini in cui il giudice ha ritenuto meritevole di tutela la situazione soggettiva del ricorrente sono gli stessi in cui risulta accertata l'illegittimità del provvedimento impugnato i quali restringono tale tutela all'attività rinnovatoria del Comune più sopra descritta e di cui, s'è detto, la gara non costituisce l'espressione obbligata. Ritiene, pertanto, il Collegio che neppure come avanzata in subordine la domanda in esame sia suscettibile di riconoscimento. Per le ragioni che precedono, la sentenza appellata deve considerarsi sostanzialmente corretta. L'appello va, pertanto, respinto. Sussistono giusti motivi per disporre la compensazione tra le parti in causa delle spese del presente grado di giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione quinta, respinge l'appello in epigrafe. Compensa tra le parti in causa spese e competenze del presente grado di giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 2 N . RIC. 2 N . RIC .7027/2004 FDG