Disconoscimento dell'Iva a credito. Senza rettifica l'avviso di mora non è valido

La Suprema corte, accogliendo il ricorso di un contribuente, ha inteso estendere alcuni principi validi per il tributo sui redditi all'imposta sul valore aggiunto

Iva, avviso di mora legittimo senza rettifica solo se l'errore nella dichiarazione è puramente materiale. Negli altri casi e cioè quando l'ufficio disconosce un credito d'imposta e iscrive direttamente a ruolo, nonostante la presentazione tardiva da parte del contribuente, la procedura è invalida. È quanto ha affermato la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 12762 del 29 maggio 2006 integralmente leggibile tra i correlati, ha accolto il ricorso di un contribuente contro un avviso di mora emesso senza la rettifica da parte dell'ufficio. Una decisione, questa, intervenuta su un tema molto controverso, che ha creato non pochi contrasti in sede di legittimità. I giudici della quinta sezione, dunque, sono intervenuti ancora una volta e lo hanno fatto nel senso più garantista per i contribuenti. In realtà è stato totalmente disapplicato l'articolo 60 del d.p.r. 633 del 1972, norma concernente le imposte sui redditi, ma ricalcata dall'articolo 10 del d.l. n. 323 del 1996 in tema di Iva, secondo cui l'ufficio può iscrivere direttamente a ruolo l'imposta dovuta sulla base della dichiarazione, e la maggiore imposta determinata a seguito della correzione di errori materiali o di calcolo rilevati dall'ufficio in sede di controllo della dichiarazione. L'interpretazione di questa disposizione è stata data, in sede di legittimità, nel senso di giustificare la diretta iscrizione a ruolo della maggiore imposta dovuta sulla base di uno stretto controllo cartolare della dichiarazione e della correzione di errori materiali o di calcolo. Tutto cambia però quando si è di fronte a un credito di imposta. In questo caso, si legge nelle motivazioni, anche se il credito risultava da dichiarazione presentata in ritardo, il contribuente avrebbe potuto beneficiare della detrazione sulla base delle risultanze contabili e delle dichiarazioni periodiche. Si tratta di una complessa questione giuridica, come dimostra il contrasto esistente nella giurisprudenza della Corte, la cui risoluzione non può essere ricondotta al controllo meramente cartolare previsto dall'articolo 60 del d.p.r. 633 del 1972. Il disconoscimento dell'Iva a credito e l'iscrizione della conseguente maggiore imposta non potevano, pertanto avvenire senza previa emissione di avviso di rettifica. Deve quindi ritenersi l'invalidità dell'iscrizione a ruolo e dei successivi atti, compreso l'avviso di mora impugnato . Sulla base di questi motivi è stato accolto dalla Cassazione il ricorso di un contribuente contro un avviso di mora, notificato senza la rettifica. In particolare l'ufficio aveva disconosciuto il credito d'imposta in detrazione, a causa della presentazione tardiva della dichiarazione. I giudici di merito avevano respinto i ricorsi del contribuente. La commissione tributaria regionale aveva sostenuto che l'avviso di mora era stato legittimamente emesso senza previa notifica di avviso di accertamento ex articolo 60 del d.p.r. 633/72, che consentiva il recupero dell'imposta senza ricorrere all'ordinaria procedura di rettifica . Ma questa decisione è stata censurata dai giudici del Palazzaccio secondo cui la disposizione introdotta dall'articolo 10 del d.l. 323 del 1996, sulla falsariga di quanto disposto in materia di imposte sul reddito, mira ad uno snellimento dell'attività dell'ufficio nei casi in cui, a colpo d'occhio, in sede di controllo formale della dichiarazione, si evinca l'esistenza del debito. Questa, però è un'eccezione al principio generale il quale impone la preventiva rettifica e può trovare applicazione solo nei casi previsti dalla legge e cioè, oltre alle ipotesi di mancato versamento, nel caso in cui l'ufficio si limiti alla correzione di errori materiali. Non è il caso, tuttavia, del credito d'imposta. deb. alb.

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 29 marzo-29 maggio 2006, n. 12762 Presidente e relatore Altieri Ricorrente Malservigi - Controricorrente ministero delle Finanze Svolgimento del processo L'ufficio Iva di Torino notificava in data 11 giugno 1998 a Villiam Malservigi, nella sua qualità di ex socio accomandatario della Sas Alipac di Villiam Malservigi, dichiarata fallita nel 1991, un avviso di mora per imposta per complessive lire 24.740.000 ed accessori, in relazione al 1989, disconoscendosi il credito d'imposta in detrazione a causa della presentazione tardiva della dichiarazione. La commissione tributaria provinciale di Torino accoglieva parzialmente il ricorso riducendo la somma dovuta a titolo d'imposta in considerazione del parziale pagamento ottenuto in sede fallimentare e rideterminando le sanzioni. L'appello del Malservigi veniva respinto con sentenza del 30 settembre - 21 ottobre 1999 dalla commissione tributaria regionale del Piemonte. Per quanto interessa il presente giudizio di legittimità, la sentenza è cosi motivata - l'avviso di mora era stato notificato al contribuente dopo la chiusura del fallimento. Egli non si trovava, quindi, in condizioni d'incapacità di agire per a causa dell'estensione del fallimento non si era verificata la prescrizione, trovando applicazione il termine ordinario di cui all'articolo 2946 Cc l'avviso di mora era stato legittimamente emesso senza previa notifica di avviso di accertamento ex articolo 60, comma 6, Dpr 633/72, che consentiva il recupero dell'imposta senza ricorrere all'ordinaria procedura di rettifica quanto all'applicazione del nuovo sistema sanzionatorio, trattandosi di omesso versamento dell'imposta il nuovo regime D.Lgs 471/97 trovava applicazione soltanto in relazione alla misura delle sanzioni, e non comportava la non sanzionabilità della violazione. Avverso tale sentenza il Malservigi ha proposto ricorso per cassazione, sulla base di un mezzo d'annullamento. L'Amministrazione Finanziaria non ha svolto attività difensiva in questa sede. Motivo di ricorso Denunciando violazione e falsa applicazione dell'articolo 60, comma 6, del Dpr 633/72, nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, il ricorrente deduce - la disposizione richiamata, introdotta in materia di Iva dall'articolo 10 del Dl 323/96 sulla falsariga di quanto disposto in materia di imposte sul reddito articolo 36bis del Dpr 600/73 , mira ad uno snellimento dell'attività dell'ufficio nei casi in cui l'esistenza del debito d'imposta emerge ictu oculi in sede di controllo formale della dichiarazione. Costituendo un'eccezione al principio desumibile dall'articolo 54, il quale impone la preventiva rettifica, può trovare applicazione soltanto nei casi tassativamente previsti e cioè, oltre alle ipotesi di mancato versamento, nel caso in cui l'ufficio si limiti alla correzione di errori materiali che rendano superflua una rettifica - il ricorrente richiama, in proposito, la sentenza della Corte costituzionale 430/88, nella quale si è affermato che la liquidazione di un tributo in base all'articolo 36bis Dpr 600/73 è limitata ai meri casi di riscontro cartolare, non implicante alcuna valutazione giuridica. Nel caso in esame, il disconoscimento di un credito d'imposta presuppone una valutazione giuridica da parte dell'ufficio, che non si è limitato a correggere un errore materiale della dichiarazione, ma ha applicato ed interpretato l'articolo 37 del Dpr 633/72. In proposito viene rilevato che l'indetraibilità del credito d'imposta non conseguiva dalla mancata presentazione della dichiarazione, potendo emergere anche dalle liquidazioni mensili di competenza. Tale tesi risulta accolta nella circolare ministeriale n. 114/E/III/6/0187 del 17 aprile 1997, secondo la quale, in caso di omessa dichiarazione, la non spettanza della detrazione non risulta ictu oculi dalla correzione di un mero errore materiale - infine, la sentenza non contiene alcuna motivazione a sostegno della decisione adottata. Motivi della decisione Le censure meritano accoglimento. Come esattamente dedotto dal ricorrente, la procedura di rettifica della dichiarazione senza preventivo accertamento, prevista in materia di Iva dall'articolo 10, comma 2, del Dl 323/96, convertito con modificazioni nella legge 425/96, il quale ha introdotto un sesto comma all'articolo 60 del Dpr 633/72. Tale norma, prevede che l'ufficio possa iscrivere direttamente a ruolo l'imposta dovuta in base alla dichiarazione, e la maggiore imposta determinata a seguito della correzione di errori materiali o di calcolo rilevati dall'ufficio in sede di controllo della dichiarazione . Si tratta di disciplina che ricalca quella in tema di imposte sui redditi, di cui all'articolo 36bis del Dpr 600/73, la quale, come affermato da una costante giurisprudenza della Corte da ultima, sentenza 2127/05 , giustifica la diretta iscrizione a ruolo della maggiore imposta dovuta sulla base di uno stretto controllo cartolare della dichiarazione e della correzione di errori materiali o di calcolo, non potendo comportare il potere di risolvere questioni giuridiche o l'esame di atti diversi dalla dichiarazione stessa. Il Collegio ritiene che tale principio debba essere applicato anche in tema di diretta iscrizione a ruolo in materia di Iva, secondo la previsione del citato articolo 10 del Dl 323/96, stante l'identica finalità delle due norme, che è quello di evitare l'attività di rettifica quando l'imposta dovuta sia determinata mediante un controllo meramente cartolare della dichiarazione, e cioè sulla base dei dati forniti dallo stesso contribuente o di una mera correzione di errori materiali o di calcolo degli stessi dati. Nella specie, anche se il credito d'imposta risultava da dichiarazione presentata in ritardo, il contribuente avrebbe potuto, secondo una parte della giurisprudenza della Corte si veda, oltre a quella richiamata nel ricorso, la sentenza 1204/00 e, per il differente indirizzo, la sentenza 1823/01 , beneficiare della detrazione sulla base delle risultanze contabili e delle dichiarazioni periodiche. Si tratta di complessa questione giuridica, come dimostra il contrasto esistente nella giurisprudenza della Corte, la cui risoluzione non può essere ricondotta al controllo meramente cartolare previsto dall'articolo 60, comma 6, del Dpr 633/72. Il disconoscimento dell'Iva a credito e l'iscrizione della conseguente maggiore imposta non potevano, pertanto avvenire senza previa emissione di avviso di rettifica. Deve, quindi, ritenersi l'invalidità dell'iscrizione a ruolo e dei successivi atti, compreso l'avviso di mora impugnato. La sentenza deve, pertanto, essere cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto la Corte, nell'esercizio del potere di decisione nel merito di cui all'articolo 384, comma 1, Cpc, accoglie il ricorso introduttivo del contribuente. Ricorrono giuste ragioni per compensare le spese dell'intero giudizio. PQM La Corte di cassazione accoglie il ricorso cassa la sentenza e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo del contribuente, annullando l'iscrizione a ruolo e l'avviso di mora compensa le spese dell'intero giudizio.