Indagini bancarie: stessi poteri inquirenti agli uffici finanziari e alla Guardia di finanza

L'ufficio delle imposte non ha l'obbligo di convocare il contribuente o ripetere l'istruttoria quando le fiamme gialle hanno già instaurato il contraddittorio

Più poteri alle fiamme gialle sui contribuenti indagati di evasione fiscale. È legittimo, infatti, un avviso di accertamento emesso dall'ufficio delle imposte sulla base del verbale redatto dalla guardia di finanza, in relazione ai conti bancari del contribuente, senza che sia necessaria una nuova istruttoria o una nuova convocazione. È quanto ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza 8253/06 leggibile tra i correlati. Una decisione, questa, che ha rovesciato completamente la teoria dei giudici di merito e accolto il ricorso del ministero delle Finanze. In sostanza, l'ufficio delle imposte non ha l'obbligo di convocare il contribuente per consentirgli di dimostrare l'utilizzazione dei movimenti bancari avendo la guardia di finanza già instaurato il contraddittorio con lo stesso . Infatti, hanno messo nero su bianco i giudici della quinta sezione, l'articolo 2 delle legge 413/91 ha espressamente sostituito il testo dell'articolo 41bis del Dpr 600/73 con la norma secondo cui gli uffici delle imposte, senza pregiudizio dell'ulteriore azione accertativa, possono limitarsi ad accertare il reddito o il maggior reddito imponibili accertamento parziale qualora dalle segnalazioni effettuate dal centro informativo delle imposte dirette, dalla guardia di finanza o da pubbliche amministrazioni ed enti pubblici oppure dai dati in possesso dell'anagrafe tributaria risultino elementi che consentono di stabilire l'esistenza di un reddito non dichiarato o il maggior ammontare di un reddito parzialmente dichiarato . C'è di più. Le indagini possono essere fatte sia dall'ufficio delle imposte, quello che poi, emetterà l'avviso, sia dalla guardia di finanza, fra i cui compiti istituzionali figura anche quello di cooperare con gli uffici delle imposte per l'acquisizione e il reperimento degli elementi utili ai fini dell'accertamento dei redditi e per la repressione delle violazioni delle leggi sulle imposte dirette. Così le garanzie in sede istruttoria amministrativa sono oggetto di identica previsione sia se ad operare è l'ufficio sia se le indagini sono svolte, di propria iniziativa o su richiesta dell'amministrazione, dalla guardia di finanza. La vicenda prende le mosse da alcune indagini condotte dalla guardia di finanza nei confronti di una società che, a suo parere, aveva evaso le tasse. A prova di ciò erano stati esibiti dei conti bancari sulla base dei quali era stato redatto un processo verbale di constatazione. L'ufficio aveva così emesso l'avviso di accertamento, senza convocare il contribuente o ripetere l'istruttoria. Per questo l'uomo aveva fatto ricorso alla commissione tributaria provinciale che gli aveva dato regione poiché, aveva detto, solo l'ufficio finanziario è titolare dei poteri istruttori. Stessa sorte in secondo grado. Il ministero delle Finanze ha presentato ricorso in Cassazione, integralmente accolto, precisando l'assenza di necessità di nuova istruttoria da parte dell'ufficio. deb.alb.