Le misure di prevenzione ammettono le prove che non piacciono al processo penale

Via libera agli elementi ricavati da intercettazioni inutilizzabili per carenza di motivazione del decreto che autorizzava l'uso di impianti esterni

La prova viziata può entrare nel giudizio di prevenzione, ma il suo uso non può essere indiscriminato. Volendo concretizzare il concetto significa che, se i risultati di alcune intercettazioni sono stati dichiarati inutilizzabili, perché illegittimi, nel processo penale, possono invece essere adoperati dal giudice della prevenzione per l'eventuale emissione di una misura restrittiva della libertà personale. Ovviamente, esistono dei paletti a tale utilizzo che fanno diventare carta straccia le intercettazioni anche per il Tribunale di prevenzione. Questi limiti sono rappresentati da quei vizi patologici che inficiano talmente tanto la prova da renderla inutilizzabile in senso assoluto, sia nel processo penale che in quello di prevenzione. Un esempio pratico può essere dato da tutte quelle intercettazione prese in violazione dell'articolo 15 della Costituzione. Lo ha chiarito la Cassazione nella sentenza 39953/05 - depositata il 3 novembre e qui integralmente leggibile tra gli allegati - con cui ha confermato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, ordinata dalla Corte d'appello di Palermo nei confronti di Giovanni N. sulla base di intercettazioni ambientali disposte in un procedimento penale a carico dello stesso imputato e in quel procedimento ritenute illegittime per un difetto di motivazione del provvedimento con cui si autorizzava l'uso degli impianti diversi da quelli installati presso la Procura della Repubblica. L'esame del caso, da parte dei Supremi giudici, ha dato l'occasione per sciogliere il nodo relativo all'eventuale esistenza di un limite di utilizzabilità nel processo di prevenzione dei risultati delle intercettazioni disposte nel processo penale. La sesta sezione penale di Piazza Cavour nel risolvere la questione, con il verdetto in esame, è arrivata ad una soluzione di compromesso . Cioè, ha ritenuto che il materiale probatorio acquisito nel processo penale può essere utilizzato, ma non in maniera indiscriminata. Perchè esistono dei limiti assoluti all'utilizzazione delle prove come, ad esempio, quando ci si trova in presenza di vizi che determinano una patologica inutilizzabilità . Ecco allora la regola di diritto che dovrà osservare il magistrato della prevenzione quando, per la formulazione del suo giudizio di pericolosità, vorrà utilizzare elementi probatori desumibili da altri procedimenti penali Il principio di autonomia del procedimento di prevenzione non può essere inteso nel senso di ritenere che sia sempre ammessa una indiscriminata utilizzazione degli elementi di prova provenienti dal processo penale, in quanto devono essere individuati dei limiti alla utilizzazione in presenza di vizi che determinano una patologica e radicale inutilizzabilità dell'atto .

Cassazione - Sezione sesta penale - sentenza 30 settembre-3 novembre 2005, n. 39953 Presidente Agrò - Relatore Fidelbo Ricorrente Nicastro Svolgimento del processo Con decreto del 4 giugno 2003 il Tribunale di Palermo applicava nei confronti di Giovanni Nicastro la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno, per la durata di due anni e gli imponeva il versamento di una cauzione di mille euro. Sulla impugnazione del proposto la Corte d'appello di Palermo, con il decreto in epigrafe, confermava la misura di prevenzione, anche con riferimento alla durata, ma con una diversa motivazione, che escludeva il giudizio di pericolosità sociale qualificata , ritenendo che a carico del Nicastro sussistessero sufficienti indizi di appartenenza alla criminalità comune, ma non anche ad un sodalizio di tipo mafioso. Contro il decreto ha proposto ricorso per cassazione il Nicastro, a mezzo del proprio difensore, deducendo, con un unico motivo, violazione dell'articolo 606 lettera c Cpp. In particolare, si sostiene che la decisione dei giudici di merito sia basata su acquisizioni inutilizzabili, in quanto provenienti da intercettazioni ambientali disposte in un procedimento penale a carico dello stesso imputato e in quel procedimento ritenute illegittime. Motivi della decisione Il ricorso appare infondato. L'unico motivo proposto impone di verificare l'eventuale esistenza di un limite di utilizzabilità nel processo di prevenzione dei risultati delle intercettazioni disposte nel processo penale. La stessa questione era stata dedotta dalla difesa dinanzi al giudice d'appello, che aveva respinto l'eccezione, ritenendo che la inutilizzabilità affermata nel processo di merito non può spiegare effetto vincolante nell'autonomo giudizio di prevenzione, nel quale vige l'opposta regola della piena utilizzabilità di qualsiasi elemento indiziario, purché certo e idoneo a giustificare il convincimento, ampiamente discrezionale, in ordine alla pericolosità sociale del proposto. Si tratta di un principio affermato da alcune sentenze della Corte di cassazione, anche in terna di intercettazioni, ma che è stato enunciato in relazione a fattispecie diverse. In particolare, le decisioni cui sembra far riferimento la sentenza impugnata riguardano casi in cui intercettazioni, legittimamente disposte nel processo penale, sono state utilizzate come elemento di prova nel procedimento di prevenzione ed in questi casi è stata ritenuta inapplicabile nel giudizio di prevenzione la disposizione di cui all'articolo 270 comma 1 Cpp diretta a limitare la utilizzabilità dei risultati delle intercettazioni disposte in procedimenti diversi Cassazione, Sezione prima, 4967/94, Boccolato Cassazione, Sezione sesta, 718/99, Contino . Infatti, l'articolo 270 Cpp pone una regola che ha una valenza operativa interna al processo penale, tanto è vero che là dove deroga al principio generale prevede la possibilità di una utilizzazione delle intercettazioni in altro procedimento solo se risultino indispensabili per l'accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l'arresto in flagranza , chiarendo che si tratta di una disciplina rivolta esclusivamente al processo penale, non certo a quello di prevenzione. Nel caso in esame la questione è diversa, in quanto occorre stabilire se i risultati di una intercettazione ambientale dichiarata illegittima nel corso di un giudizio penale possano essere acquisiti nel giudizio sulla pericolosità del soggetto, cioè se una prova viziata possa avere comunque accesso nel giudizio di prevenzione. Non sembra che il principio dell'autonomia del procedimento di prevenzione possa comportare sempre e comunque una indiscriminata utilizzazione degli elementi provenienti dal processo penale. Si tratta di un principio funzionale a dare una maggiore efficacia e tempestività alle decisioni del giudice in questa materia e si giustifica in quanto mentre nel processo penale si giudicano singoli fatti da rapportare a condotte tipiche costituenti reato, per cui sono richieste prove certe per pervenire all'affermazione della responsabilità dell'imputato, nel procedimento di prevenzione si giudicano condotte complessive, indicative della pericolosità sociale, che viene formulata con una valutazione essenzialmente sintomatica. La stessa giurisprudenza che riconosce il principio di autonomia, quando ammette l'utilizzazione di elementi desumibili da procedimenti penali, richiede che il giudice della prevenzione dia di essi una autonoma valutazione, nell'ottica cioè dello speciale giudizio, dando atto delle ragioni in base alle quali gli elementi utilizzati siano da ritenere sintomatici di una attuale pericolosità Cassazione, Sezione sesta, 19 marzo 1997, Commisso Cassazione, Sezione prima, 20 novembre 1997, Perreca 31 gennaio 1992, Trimboli 12 giugno 1990, Di Gennaro . Ferma restando l'autonomia dei due giudizi, che conoscono regole probatorie differenti, giustificabili in relazione alla diversità del loro oggetto, si ritiene che il materiale probatorio acquisito nel processo penale possa essere utilizzato, ma non in maniera indiscriminata, potendo essere individuati limiti all'utilizzazione in presenza di vizi che, ad esempio, determinano una patologica inutilizzabilità. Così, per rimanere nel campo delle intercettazioni, sarebbe difficile sostenere l'utilizzabilità dei risultati dell'intercettazione in presenza della violazione delle regole e dei presupposti previsti direttamente dall'articolo 15 Costituzione, sicuramente applicabili anche nel processo di prevenzione. Nella specie, l'inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni ambientali è stata dichiarata per un difetto del provvedimento con cui si autorizzava l'uso degli impianti diversi da quelli installati presso la procura della Repubblica, in quanto il tribunale ha considerato apparente la motivazione che aveva constatato l'indisponibilità degli impianti interni, limitandosi a ripetere la formula normativa. Si tratta di una inutilizzabilità che, ai fini dell'acquisizione nel giudizio di prevenzione, non rileva in quanto riguarda una regola interna al processo penale, che non è in grado di proiettare i suoi effetti nell'ambito delle regole probatorie del regime della prevenzione. Con termine atecnico potrebbe parlarsi di una inutilizzabilità specifica del processo penale, nel senso che si tratta di un vizio relativo che non intacca in maniera sostanziale la validità della prova che è stata disposta e che per questa ragione può essere acquisita nel giudizio di prevenzione per essere valutata sulla base del diverso regime probatorio. D'altra parte, seppure in un diverso caso, sono stati ritenuti utilizzabili dal giudice della prevenzione elementi desunti da un'ordinanza di applicazione di misure cautelari annullata dalla cassazione per vizi di motivazione Cassazione, Sezione prima, 6521, Perreca . In entrambi i casi, infatti, il vizio accertato nel processo penale non ha impedito al giudice della prevenzione di rivalutare autonomamente gli elementi contenuti negli atti dichiarati inutilizzabili. Nel caso in esame, per le ragioni che precedono, i giudici di merito hanno legittimamente acquisito e valutato i risultati delle intercettazioni disposte in diverso procedimento e in base anche a tali risultati hanno formulato un giudizio di pericolosità del Nicastro, sorretto da una motivazione corretta e correlata alle risultanze in atti, fondate anche su altri elementi contenuti nell'ordinanza del Gip del Tribunale di Palermo del 15 ottobre 2001, nella sentenza del Tribunale di Palermo che lo aveva assolto dal reato di cui all'articolo 416bis Cp, nella sentenza della Corte di assise di appello di Palermo e nelle dichiarazioni di Michele Seidita, collaboratore di giustizia, da cui i giudici . PQM Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.