La concessione edilizia annullata e il condono a rischio

Se l'edificio supera i 750 metri cubi non può ottenere il riconoscimento in sanatoria che spetta invece alle opere realizzate nelle stesse condizioni ma di cubatura inferiore

Concessione edilizia annullata e se l'edificio supera i 750 metri cubi non è condonabile. Sono, invece, sanabili le opere realizzate in base ad un'autorizzazione annullata che siano difformi dalla stessa in aspetti diversi dalla cubatura. A chiarirlo è stata la quinta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 2960/06 depositata lo scorso 22 maggio e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha accolto il ricorso di un cittadino contro l'annullamento parziale di una concessione edilizia rilasciata nei confronti di un concittadino. Del resto, hanno spiegato i giudici di piazza Capo di Ferro, nel caso di una concessione edilizia relativa a un fabbricato unico composto da più vani, l'annullamento non può non riguardare l'edifico nella sua interezza. Malgrado tutto resta il fatto, hanno concluso i consiglieri di Stato, che non sono condonabili le opere realizzate in base a concessioni edilizie annullate che superino i 750 metri cubi. Al contrario, se gli edifici fossero inferiori a quella misura la concessione potrebbe essere rilasciata in sanatoria.

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 29 novembre 2005-22 maggio 2006, n. 2960 Presidente Santoro - Estensore Corradino Ricorrente Annessi Fatto Con sentenza n. 624/2003 il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche ha respinto i ricorsi iscritti ai nr. 1136/1998 e 989/1999 R.G. con i quali l'odierno appellante aveva impugnato il provvedimento n. 970 del 18 luglio 1998, a firma del Responsabile dell'Ufficio Tecnico del Comune di Amandola, con cui è stato formalizzato il rilascio in favore del controinteressato Sig. Lucio Vitali, di una concessione edilizia in sanatoria per la regolarizzazione di una costruzione già assentita con precedente autorizzazione edificatoria annullata dal Giudice amministrativo, sul presupposto dell'avvenuta eliminazione mediante condono dei vizi volumetrici ed altimetrici a base dell'annullamento giurisdizionale tutti gli atti preparatori al suddetto provvedimento di sanatoria, ivi compreso il parere della Commissione edilizia comunale del 20 febbraio 1998 e gli atti di approvazione dei progetti e quelli allegati alla pratica edilizia il provvedimento n. 3724 del 28 luglio 1999, a firma del Responsabile dell'Ufficio Tecnico del Comune di Amandola, relativo al rilascio in favore del controinteressato sig. Lucio Vitali di autorizzazione per la esecuzione di lavori di sistemazione esterna del fabbricato sito in Via Fabio Filzi, distinto al catasto Urbano al foglio 42, con la particella n. 763, nonchè di realizzazione di divisori interni al primo piano seminterrato per ricavarne dei fondaci-ripostiglio tutti gli atti preparatori e conseguenziali, ivi compreso il parere della Commissione edilizia del 19 maggio 1999 e gli atti tecnici allegati all'autorizzazione edilizia oggetto di impugnativa e la condanna dell'Amministrazione intimata al risarcimento dei danni conseguenti all'annullamento degli atti impugnati ed al riconoscimento dell'illiceità del comportamento tenuto dal Comune, nelle forme del risarcimento in forma specifica mediante la demolizione delle parti illegittime del fabbricato ritenute tali anche dal Consiglio di Stato o, quanto meno, in forma pecuniaria per equivalente da porre a carico in solido della parte pubblica Comune di Amandola e della parte privata Lucio Vitali. Avverso la predetta decisione ha proposto appello il Sig. Gino Annessi che contrasta le argomentazioni del giudice di primo grado. Si sono costituiti in giudizio per resistere all'appello il Comune di Amandola ed il Sig. Lucio Vitali. Il Dirigente responsabile dell'Ufficio Tecnico del Comune di Amandola non si è costituito in giudizio. Alla pubblica udienza del 29 novembre 2005 la causa è stata chiamata e trattenuta per la decisione, come da verbale. Diritto L'appello è fondato. Il Collegio ritiene di dover precisare, in via preliminare, che l'annullamento parziale di un atto amministrativo è ammissibile solo quando nell'ambito del provvedimento sono distinguibili autonome statuizioni, riferite ad oggetti diversi. Deve, pertanto, ribadirsi che nel caso di una concessione edilizia relativa ad un fabbricato unico composto da più vani, l'annullamento non può non riguardare l'edificio nella sua interezza anche in considerazione, riferibile anche alla fattispecie che ci occupa, che l'opera edilizia abusiva va identificata con riferimento all'unitarietà dell'edificio realizzato - o del complesso immobiliare - ove sia stato compiuto dal costruttore in esecuzione di un disegno unitario . Ne discende che i titoli concessori originariamente rilasciati dal Comune appellato al controinteressato Sig. Vitali, devono considerarsi annullati in toto a seguito della pronuncia di questo Consesso, Sez. V, 29 settembre 1997, n. 1065 che, come evidenziato dal Giudice di prime cure, ha riconosciuto l'illegittimità delle concessione edilizie, in quanto rilasciate in violazione delle norme urbanistiche in materia di altezza e di volumetria, a fronte della riscontrata computibilità del volume del secondo piano sottostrada che si poneva quasi per intero al disopra dell'originario piano di campagna del terreno, con il conseguente incremento anche dell'altezza dell'edificio, per il cui calcolo andava considerato anche il secondo piano sottostrada erroneamente ritenuto interrato e, quindi, non computabile ai fini altimetrici e volumetrici in sede di rilascio dell'originaria concessione edilizia n. 88 del 1989 . Deve, a questo punto, precisarsi che secondo costante e prevalente giurisprudenza, in caso di annullamento in sede giurisdizionale di una concessione edilizia, ritenuta illegittima per un vizio sostanziale, l'Amministrazione non può emettere un nuovo provvedimento concessorio in applicazione dell'articolo 11 della legge n. 47/1985, trattandosi di norma che consente la rimozione esclusivamente di vizi procedurali cfr. CdS, Sezione quinta, 2849/03, 5407/01 e Sezione quarta, 1949/99 . Detta disposizione, pertanto, non può trovare applicazione nella fattispecie che ci occupa. Il Collegio ritiene, altresì, contrariamente all'avviso espresso dal primo giudicante nella decisione gravata, che nella fattispecie non sussistano i presupposti per l'applicazione del disposto ex articolo 39 della legge 724/94. Il Giudice di primo grado ha, invero, correttamente qualificato la richiesta avanzata dal Sig. Vitali come istanza di condono degli abusi edilizi ex articolo 39 della legge 724/94 e non come semplice sanatoria ex articolo13 legge 47/1985, ritenendo al contempo sussistenti i presupposti dalla stessa previsti. La disposizione ex articolo39 della legge 724/94 e successive modificazioni - la quale recita Le disposizioni di cui ai capi IV e V legge 47/1985, e successive modificazioni e integrazioni, come ulteriormente modificate dal presente articolo, si applicano alle opere abusive che risultino ultimate entro il 31 dicembre 1993, e che non abbiano comportato ampliamento del manufatto superiore al trenta per cento della volumetria della costruzione originaria ovvero, indipendentemente dalla volumetria iniziale, un ampliamento superiore a 750 metri cubi. Le suddette disposizioni trovano altresì applicazione alle opere abusive realizzate nel termine di cui sopra relative a nuove costruzioni non superiori ai 750 metri cubi per singola richiesta di concessione edilizia in sanatoria. I termini contenuti nelle disposizioni richiamate al presente comma e decorrenti dalla data di entrata in vigore della legge 47/1985, o delle leggi di successiva modificazione o integrazione, sono da intendersi come riferiti alla data di entrata in vigore del presente articolo. I predetti limiti di cubatura non trovano applicazione nel caso di annullamento della concessione edilizia - va, tuttavia, interpretata nel senso che in ipotesi di concessione edilizia annullata l'opera condonabile è quella conforme alla concessione edilizia medesima quanto alla cubatura, se superiore a 750 mc se inferiore, opera la regola generale della condonabilità fino a 750 mc ne consegue l'inapplicabilità del condono edilizio nei casi di opera superiore a 750 mc, difforme, riguardo alla cubatura, dalla concessione edilizia annullata devono invece ritenersi condonabili le opere realizzate in base a concessione edilizia annullata dalla quale esse siano difformi in aspetti, diversi dalla cubatura, che in regime ordinario sarebbero suscettibili di concessione in sanatoria come ad esempio, parziali difformità, sanabili, di finestre, distribuzione interna e simili , ipotesi che, tuttavia, non ricorre nella fattispecie cfr. CdS, Sezione quarta, 1306/98 . Non merita di essere accolta, tuttavia, la domanda risarcitoria avanzata dall'appellante. Ed invero, si ritiene di dover ribadire l'orientamento della Sezione cfr. CdS, Sezione quinta, 32/2005 circa l'accertamento del requisito dell'elemento soggettivo nella fattispecie di responsabilità dell'amministrazione per attività provvedimentale illegittima, dovendosi fare applicazione del criterio di imputazione soggettiva della responsabilità del professionista di cui all'articolo 2236 Cc che, riconnettendo il grado di colpevolezza richiesto per la costituzione dell'obbligazione risarcitoria alla difficoltà dei problemi tecnici affrontati nell'esecuzione dell'opera, introduce un parametro di ascrizione del danno che tiene conto del grado di complessità delle questioni implicate dall'esecuzione della prestazione e che attenua la responsabilità del prestatore d'opera quando il livello di difficoltà risulti rilevante. La medesima ratio sottesa alla richiamata disposizione civilistica può, infatti, ravvisarsi nelle fattispecie nelle quali la situazione di fatto comporta la risoluzione di problemi tecnici particolarmente rilevanti ed in cui, in definitiva, l'accertamento dei presupposti di fatto dell'azione amministrativa implica valutazioni complesse o verifiche difficoltose della realtà fattuale. A fronte, infatti, di una situazione connotata da apprezzabili profili di complessità, può, in particolare, ritenersi giustificata, in analogia con la disciplina della responsabilità del prestatore d'opera intellettuale, un'attenuazione di quella dell'amministrazione che la circoscriva alle sole ipotesi di colpa grave, che nella fattispecie in esame non ricorre. Assorbiti gli altri motivi di gravame. Per le esposte ragioni il Collegio accoglie l'appello in epigrafe, e per l'effetto annulla la sentenza impugnata ed accoglie i ricorsi di primo grado. Si ravvisano giusti motivi per compensare le spese di giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione quinta, accoglie l'appello e per l'effetto annulla la sentenza impugnata e accoglie i ricorsi di primo grado. Spese compensate. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa. 2 N . RIC. 3 N . RIcomma /03 cdp