Domanda di permesso umanitario contro l’espulsione: chi vince?

Il giudice deve valutare la sussistenza di una situazione di rischio di esposizione a gravi pericoli indotta dal rientro in patria, tale da far divieto all'espulsione adottata per irregolare presenza in Italia.

Il caso. Un cittadino Liberiano si opponeva all’espulsione disposta dal Prefetto di Roma, deducendo la violazione dell'art. 19, comma 1, T.U. essendo esso opponente perseguitato nel suo paese ed esposto, in caso di rimpatrio, a gravi rischi personali situazione non riconosciuta dalla Commissione Nazionale, con provvedimento che l’immigrato aveva impugnato innanzi al Tribunale di Roma . La domanda di permesso umanitario ostacola l’espulsione? Il Giudice adito respingeva il ricorso affermando che la proposizione di domanda di permesso umanitario non faceva ostacolo all’espulsione. Dopo un primo giudizio di legittimità, e il non soddisfacente esito del giudizio di rinvio, l’immigrato propone nuovamente ricorso per cassazione, denunciando l'abnorme sottrazione dalla cogenza del principio di diritto e la liquidazione di onorari in violazione dei minimi tariffari e dell'obbligo di attendere alla nota spese prodotta. Da valutare l’eventuale esposizione a gravi pericoli in caso di rientro in patria. La S.C., con l’ordinanza n. 4599 depositata il 22 febbraio 2013, afferma che il giudice avrebbe dovuto valutare la sussistenza, a beneficio del ricorrente, di una situazione di rischio di esposizione a gravi pericoli indotta dal rientro nel proprio paese, tale da far divieto alla espulsione adottata per irregolare presenza in Italia, ed in tal indagine ben poteva utilizzare le valutazioni fatte dalla Commissione Nazionale tanto nel 2005 quanto nel 2011, in tal caso dovendole analizzare anche là dove parrebbero aver indicato il diritto ad un permesso umanitario se del caso motivatamente dissentendo da esse . La S.C., infine, accoglie il ricorso, cassando il decreto impugnato e rinviando, anche per regolare le spese del giudizio di legittimità, al Giudice di Pace di Roma in persona di altro magistrato.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile 1, ordinanza 14 dicembre 2012 22 febbraio 2013, n. 4599 Presidente Salmè Relatore Macioce Rileva Il Collegio che il relatore designato nella relazione depositata ex art. 380 bis c.p.c. ha formulato considerazioni nel senso di cui appresso E.M., cittadino Liberiano, venne espulso dal Prefetto di Roma in data 29.8.2008 ex art. 13 comma lett. B del d.lgs. 286 del 1998 e si oppose innanzi al Giudice di Pace di Roma con ricorso che, per quel che rileva, dedusse la violazione dell'art. 19 comma del T.U. essendo esso opponente perseguitato nel suo paese ed esposto, in caso di rimpatrio, a gravi rischi personali situazione non riconosciuta dalla Commissione Nazionale, con provvedimento che il M. aveva impugnato innanzi al Tribunale di Roma l'adito Giudice con decreto 23.12.2008 respinse il ricorso affermando - per quanto oggi rileva - che la proposizione di domanda di permesso umanitario non faceva ostacolo alla espulsione avverso tale decreto il M. propose quindi ricorso per cassazione che la Corte, con sentenza 3898 del 2011, accolse in parte affermando il principio di diritto per il quale la prospettata tutela di cui all'art. 19 comma del T.U. si traduceva in una situazione, da accertare nel concreto, di divieto di espulsione e quindi in una protezione negativa dell'interesse dell'espellendo a non essere reimmesso in un contesto ad elevato rischio personale la Corte pertanto accolse, cassando il decreto e disponendo rinvio anche per le spese ad altro GdP di Roma. Il giudice del rinvio con decreto 7.10.2011 ha rigettato il ricorso del M. e condannato il prefetto a rimborsare le spese di cassazione che ha determinato in 450, affermando che se il M. aveva affermato che la C.N. aveva disposto per la concessione del permesso umanitario, la Questura aveva documentato che il medesimo era stato arrestato per mancato soccorso a vittime di incidente, che al medesimo il permesso umanitario era stato rifiutato sin dal 4.7.2005, che la Commissione Nazionale aveva deliberato il 25.01.2011 di confermare la precedente decisione della Commissione Centrale - di rifiuto della protezione ma al contempo di remissione alla Questura per il rilascio del p.u. di cui all'art. 5 comma del T.U. Il provvedimento è ricorribile per cassazione ed è stato fatto segno a ricorso per cassazione in data 13.2.2012 al quale non ha resistito l'intimata amministrazione. Il ricorso - che denunzia nei primi due motivi l'abnorme sottrazione dalla cogenza del principio di diritto e nel terzo motivo la liquidazione di onorari in violazione dei minimi tariffari e dell'obbligo di attendere alla nota spese prodotta - appare meritevole di condivisione. Se è di tutta evidenza la violazione denunziata con il terzo motivo violazione dell'obbligo di valutare la nota spese e di rispettare i minimi di tariffa , è la stessa motivazione dal decreto 7.10.2011 ad attestare la sottrazione dall'osservanza del principio di diritto di cui alla sentenza 3898 del 2011 ed infatti quel giudice doveva valutare se sussistesse a beneficio del M. una situazione di rischio di esposizione a gravi pericoli indotta dal rientro nel proprio paese, tale da far divieto alla espulsione adottata per irregolare presenza in Italia, ed in tal indagine ben poteva utilizzare le valutazioni fatte dalla Commissione Nazionale tanto nel 2005 quanto nel 2011, in tal caso dovendole analizzare anche là dove parrebbero aver indicato il diritto ad un permesso umanitario se del caso motivatamente dissentendo da esse certamente il giudice del rinvio non avrebbe mai potuto far capo a dati comportamentali quali la omissione di soccorso avvenuta in tempo ben posteriore a quello della contestata espulsione introdotti in causa e di assoluta non pertinenza con il tema della decisione. Osserva La relazione, ad avviso del Collegio, deve essere pienamente condivisa con la conseguenza per la quale il decreto deve essere cassato, in accoglimento dei motivi, con rinvio allo stesso Ufficio perché riesamini la opposizione ad espulsione e la ragione ostativa a suo tempo addotta, astenendosi dal valutare dati privi di alcuna rilevanza e di contro facendo applicazione del principio già formulato e sopra espressamente riportato in sintesi con sottolineatura. Sarà compito del giudice del rinvio, oltre che regolare secondo notula e comunque nel rispetto della tariffa le spese del primo giudizio di legittimità violazione contestata nel terzo motivo , regolare anche le spese del giudizio qui definito. P.Q.M. Accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e rinvia, anche per regolare le spese di questo giudizio, al Giudice di Pace di Roma in persona di altro magistrato.