L'anatocismo si applica ancora, ma solo ai rimborsi Iva

Se il Fisco ritarda non può limitarsi a calcolare le maggiorazioni previste dalle norme sull'imposta

Rimborsi accelerati Iva, dovuti gli interessi anatocistici. Se il Fisco riconosce il diritto al rimborso ma tarda ad effettuarlo, dovrà corrispondere sia gli interessi previsti dalle norme sull'imposta sul valore aggiunto che quelli anatocistici. Lo ha chiarito la sezione tributaria della Cassazione nella sentenza 27618/05, depositata il 14 dicembre scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati. Il caso preso in esame dalla Suprema corte vede vittoriosa in tutti e tre i gradi di giudizio una società che aveva chiesto e ottenuto il rimborso dell'Iva con gli interessi previsti dall'articolo 38bis e con quelli anaticistici. Da subito l'Amministrazione finanziaria si era difesa sostenendo che l'applicabilità dell'articolo 38bis precludeva quella del 1283 del Codice civile. Ma la tesi non è stata accolta in Cassazione, la quale ha affermato che l'istituto dell'anatocismo non trova ostacolo nel il disposto dell'articolo 38bis sui rimborsi accelerati Iva e, in generale, in ogni altra disposizione che regola il rimborso di imposte pagate in eccedenza rispetto al dovuto, atteso che la norma dell'articolo 38bis ha per oggetto specifico solo il quantum del saggio degli interessi dovuti in caso di ritardo e la loro decorrenza con neutralizzazione del primo periodo di 90 giorni ma non esprime alcun altro strumento volto alla integrale elisione del danno cagionato al creditore dalla mora del debitore . Non solo, gli ermellini hanno inserito nelle motivazioni un'altra interessante precisazione il fatto che l'articolo 38bis, al sesto comma, lungi dall'affermare che il rimborso diventa esigibile solo al momento in cui sia costituita una disponibilità di cassa, predisponga una serie di misure per mettere l'ufficio nelle condizioni di rimborsare, non contrasta con l'applicazione dell'anatocismo.Va rafforzandosi, così, il principio di legittimità secondo cui il contribuente può sempre conseguire, ove ne ricorrano i presupposti di legge, la condanna dell'Amministrazione finanziaria al pagamento degli interessi anatocistici per ritardo nel rimborso di crediti Iva. L'applicabilità di questa norma non trova alcun ostacolo in disposizioni particolari quale quella concernente i rimborsi accelerati contenuta nell'articolo 38bis del Dpr 633/72.

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 12 ottobre-14 dicembre 2005, n. 27618 Presidente Riggio - Relatore Scuffi Ricorrente ministero dell'Economia e delle finanze Svolgimento del processo La Srl Frequenz otteneva dalla Commissione tributaria provinciale di Milano sentenza di condanna dell'Af al pagamento - in relazione a rimborsi Iva riconosciuti dall'Ufficio e corrisposti in ritardo - sia degli interessi ex articolo 38bis Dpr 633/72 sia degli interessi anatocistici ex articolo 1283 Cc. La decisione di primo grado veniva confermata dalla Commissione tributaria regionale di Milano la quale - respingendo la tesi dell'Ufficio secondo cui gli interessi anatocistici non erano dovuti in quanto non previsti dalla normativa tributaria - ne riconosceva debenza quale conseguenza naturale dell'inadempimento del fisco altrimenti destinato a rimanere privo di conseguenze e favorendo qualsiasi ingiustificato ritardo nel pagamento degli interessi principali. Avverso tale statuizione ha proposto ricorso per cassazione il ministero delle Finanze con unico mezzo di gravame lamentando la violazione dell'articolo 38bis Dpr 633/72 e dell'articolo 1283 Cc. Assume il ricorrente che l'istituto dell'anatocismo sarebbe estraneo alla disciplina tributaria che in materia già prevede un particolare regime per gli interessi ma non la loro capitalizzazione tanto più che in tema di rimborsi accelerati Iva l'Ufficio conservava il suo potere di accertamento e rettifica donde la provvisorietà dei medesimi mal si conciliava con la definitività del credito quale presupposto per l'applicazione dell'articolo 1283 Cc senza ancora considerare che l'esecuzione dei rimborsi Iva era collegata alla formazione della necessaria giacenza di cassa presso gli uffici Iva in conseguenza dei versamenti periodici da parte dei contribuenti essendo pertanto normale la mancanza di immediata corrispondenza temporale tra presentazione della dichiarazione con istanza di rimborso ed esecuzione dello stesso. Rileva che - stante le caratteristiche del credito - la decorrenza avrebbe dovuto in ogni caso essere stabilita dalla sentenza che ne portava accertamento e liquidazione e non dalla domanda che la previsione contenuta nell'articolo 38bis circa gli interessi semplici al tasso del 9% annuo sensibilmente superiore al normale tasso di interesse legale non poteva che essere ritenuta esaustiva di ogni pretesa del contribuente, mentre nessun parallelo era istituibile tra i due tipi di interessi stante la diversità di titolo che contrassegnava le rispettive obbligazioni, l'una fondata sul mero ritardo l'altro sulla perdita del potere di acquisto della moneta. In tal senso pertanto concludeva per la cassazione sul punto dell'impugnata decisione. Nessuna difesa ha svolto la parte intimata. Motivi della decisione Il motivo è manifestamente infondato in tutte le sue articolazioni. L'articolo 1283 Cc è norma dettata in generale per le obbligazioni pecuniarie e come tale idonea ad includere, in difetto di ragioni di compatibilità o difforme previsione - i debiti pecuniari che nascono dal rapporto medesimo e non toccano la paritarietà sostanziale delle posizioni di dare ed avere da esso costituite. Né l'istituto dell'anatocismo trova ostacolo nel disposto dell'articolo 38bis del Dpr 633/72 sui rimborsi accelerati Iva e - in linea generale - in ogni altra disposizione che regola il rimborso di imposte pagate in eccedenza rispetto al dovuto che conterrebbero una regolamentazione esaustiva degli effetti della mora debendi sì da escludere l'inserzione di ulteriori componenti integrative atteso che la norma dell'articolo 38bis ha per oggetto specifico solo il quantum del saggio degli interessi dovuti in caso di ritardo e la loro decorrenza con neutralizzazione del primo periodo di 90 giorni ma non esprime alcun altro dato che possa configurarsi preclusivo di ogni altro strumento volto alla integrale elisione del danno cagionato al creditore dalla mora del debitore. Se non si dubita che al contribuente spetti oltre agli interessi anche il maggior danno da rivalutazione monetaria ex articolo 1224, non si comprende perché non debba ammettersi che anche gli interessi scaduti possano produrre a loro volta interessi così come stabilito dall'articolo 1283 Cc che non ha affatto carattere eccezionale prova ne sia che detta disposizione, nel ribadire un principio già operante nel vigore dell'abrogato codice civile, ne ha ampliato la portata consentendo la capitalizzazione semestrale anziché annuale degli interessi e riconoscendo la rilevanza degli usi anche al di fuori delle materia commerciali articolo 1232 Cc del 1865 . Neppure può essere richiamato l'ultimo comma dell'articolo 18 sul conservato potere di accertamento o rettifica da parte dell'ufficio comportante obbligo di restituzione delle imposte indebitamente versate che secondo l'Af ricorrente starebbe ad indicare che il credito del contribuente avrebbe natura provvisoria e come tale sarebbe inidoneo a giustificarne la pretesa degli interessi secondo le disposizioni del Cc. Invero per l'operatività degli articoli 1224 Cc e 1282 Cc è sufficiente che il credito sia liquido ed esigibile e non anche che sia definitivamente accertato, tanto bastando ad escludere anche la subordinata dell'Af sulla prospettata decorrenza degli interessi solo a far tempo dalla sentenza accertatativa del credito. Né impedimenti all'applicazione dell'anatocismo derivano dal comma 4 del citato articolo 38bis che lungi dall'affermare che il credito al rimborso diventa esigibile solo al momento in cui sia costituiva una disponibilità di cassa Ai rimborsi provveda il competente ufficio utilizzando i fondi della riscossione eventualmente aumentati delle somme riscosse dagli altri Uffici Iva. Ai fini della formazione della giacenza occorrente per l'effettuazione dei rimborsi è autorizzata dilazione per il versamento all'Erario dell'imposta riscossa. Ai rimborsi può in ogni caso provvedersi con i normali stanziamenti in bilancio predispone una serie di misure atte a porre l'ufficio proprio nella condizione di provvedere ai rimborsi nei termini prescritti. Non vi sono dunque ragioni per discostarsi dalla consolidata giurisprudenza di questa Corte che con ripetute e recenti pronunzie ha stabilito che il contribuente può sempre conseguire - ove ricorrano i presupposti dell'articolo 1283 nel caso non contestati la condanna dell'Af al pagamento degli interessi anatocistici per ritardato rimborso di crediti Iva, senza che l'applicabilità della norma trovi ostacolo nelle disposizioni che regolano il rimborso delle imposte pagate in eccedenza ovvero nelle particolari caratteristiche strutturali del processo tributario Cassazione 14002/03 5790/01 9273/99 . Il ricorso va pertanto respinto senza necessità di provvedere sulle spese non avendo la parte intimata svolto difesa di sorta. PQM Respinge il ricorso. Nulla per le spese.