La valutazione mark to market del patrimonio delle Casse di previdenza

Chi più chi meno, le Casse di previdenza dei professionisti hanno immobilizzazioni finanziarie. In bilancio sono iscritte al costo di acquisto, eventualmente ridotto da svalutazioni conseguenti a diminuzione di valore ritenute durevoli tenuto conto della tipologia delle partecipazioni detenute.

Le Casse di previdenza redigono bilanci civilistici, che non consentono il calcolo dei rendimenti a valori di mercato, a differenza di quanto avviene nei fondi pensione negoziali. Nei portafogli delle Casse di trovano sia asset liquidi che illiquidi, tra i quali gli immobili. Per questi ultimi, specie se detenuti direttamente, non c'è un vero valore di mercato, ma solo una perizia. Non essendoci una norma specifica come per i fondi immobiliari, che sono tenuti a pubblicare un NAV su base semestrale , nel corso del tempo ogni Cassa ha discrezionalmente deciso se e quando procedere a rivalutazioni o svalutazioni dei beni reali. Per uscire da questa selva bisognerebbe, come suggerito anche da Covip, portare le Casse ad affiancare al bilancio civilistico una valutazione mark-to-market degli attivi al 31 dicembre di ogni anno, ovviamente adottando regole uniformi dettate dalla stessa Covip. Che cosa significa mark to market? È un’espressione gergale inglese utilizzata per identificare la regola contabile che valuta attività e passività di un’impresa o di un intermediario finanziario al prezzo di mercato. È una metodologia, alternativa a quella classica della valutazione al costo o al valore storico, che si è largamente diffusa alla fine del ventesimo secolo, in collegamento con le sempre più sofisticate applicazioni di metodi quantitativi alla finanza. Il successo e la trasparenza di tale procedura ne incoraggiarono l’estensione alla valutazione di attività e passività di società quotate, e di intermediari finanziari a vocazione internazionale anche se non quotati, secondo protocolli definiti e accettati, o resi obbligatori da autorità di controllo e supervisione e da agenzie di certificazione, come per esempio, negli Stati Uniti, la GAAP General Accepted Accounting Principles . Si veda mark to market in dizionario di economia e finanza . La Cassazione penale si è occupata della definizione del mark to market con le sentenze n. 47421/2011 e 14059/2016 affermando testualmente che mark to market è un’espressione che designa in larga approssimazione un metodo di valutazione delle attività finanziarie, che si contrappone a quello storico o di acquisizione attualizzato mediante il ricorso a indici d’aggiornamento monetario il mark to market è detto anche costo di sostituzione, perché corrisponde al prezzo, dettato dal mercato in un dato momento storico, che i terzi sarebbero disposti a sostenere per subentrare nel contratto stesso . Per la Corte di Cassazione il mark to market non è un vero e proprio prezzo di mercato concreto e attuale, ma una grandezza monetaria teorica che è calcolata per l’ipotesi in cui il contratto cessi prima della sua scadenza naturale. Per i titoli quotati, la valutazione mark to market, è facile, per gli immobili occorrerà ricorrere ad esperti dipendenti certificati, mentre per i titoli non quotati si produrranno valori mark to market utilizzando modelli matematici validati. Da anni è ormai pronto per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale lo schema di decreto per gli investimenti delle Casse di previdenza dei liberi professionisti. Ma tale decreto non arriva in Gazzetta Ufficiale, e quindi non viene pubblicato, per l’avversità delle Casse di previdenza non su questo aspetto ma per le gare ad evidenza pubblica imposte dall’ANAC di Raffaele Cantone. Non a caso l’art. 6 di tale decreto riguarda il prospetto informativo a valori correnti e così recita l’ente approva annualmente, secondo gli stessi termini relativi al bilancio di esercizio, un prospetto recante l’esposizione delle attività detenute determinate a valori correnti. Il prospetto riporta anche indicazioni sul valore attuale netto delle passività connesse alle prestazioni istituzionali dell’Ente, calcolato secondo criteri coerenti con quelli posti a fondamento della valutazione a valori correnti delle attività detenute e comunque precisando tutte le ipotesi di lavoro utilizzate in detto computo. Il prospetto è trasmesso ai Ministeri Vigilanti e alla Covip entro 20 giorni dalla sua approvazione. Entro lo stesso termine, l’Ente provvede alla pubblicazione del prospetto sul proprio sito internet. La cosa davvero singolare è che la valutazione mark to market degli attivi è ritenuta valida ed efficace anche dalle stesse Casse di previdenza le quali, tramite ADEPP, alla fine del 2016, hanno sottoscritto il codice di autoregolamentazione in materia di investimenti il quale all’art. 10 prospetto informativo a valori correnti - così recita l’ente approva annualmente, secondo gli stessi termini relativi al bilancio d’esercizio, un prospetto recante l’esposizione delle attività detenute determinate a valori correnti. Il prospetto è trasmesso ai Ministeri Vigilanti e alla Covip entro 20 giorni dalla sua approvazione. Entro lo stesso termine, l’ente provvede alla pubblicazione del prospetto sul proprio sito internet. Ma le Casse non vi hanno dato ancora applicazione interpretando in maniera estensiva l’art. 12 del medesimo codice di autoregolamentazione per il quale Gli enti si adeguano, ove necessario, entro 18 mesi alle disposizioni di cui al presente codice, salvo le specifiche deroghe previste dal paragrafo successivo . A me pare che il prospetto informativo a valori correnti non abbia necessità di alcun rinvio di 18 mesi ma possa trovare immediata applicazione proprio per le finalità che lo hanno suggerito. Esatta valutazione sia degli attivi. Ora gli iscritti alle varie Casse di previdenza dei professionisti, obbligati per legge ad esserlo, credo abbiano tutto il diritto di conoscere l’esatta valutazione sia degli attivi, in termini di valutazione del patrimonio mobiliare e immobiliare, sia dei passivi, in termini di promesse pensionistiche fatte. La trasparenza passa attraverso la valutazione mark to market del patrimonio, la valutazione del debito previdenziale latente e la sua pubblicazione nell’esclusivo interesse degli iscritti. La cosa singolare, e che lascia alquanto perplessi, è che la stampa specializzata, ad ogni pubblicazione dei bilanci consuntivi, esalta l’avanzo di amministrazione senza porsi il problema della valutazione mark to market del patrimonio. Vigilantibus iura succurrunt, non dormientibus!