Violenza sessuale, niente sconto di pena per il marito che ""pretende""

La mentalità di vecchio stampo sui doveri coniugali nell'intimità non può essere valutata quale attenuante il consenso del coniuge è elemento da cui non si può prescindere

Violenza sessuale, non incide sulla quantificazione della pena la mentalità di vecchio stampo La Cassazione, terza sezione penale, con la sentenza 256/07, depositata il 10 gennaio, e qui integralmente leggibile negli allegati ha dichiarato inammissibile un ricorso con cui il difensore dell'imputato lamentava un errata applicazione, da parte del giudice di secondo grado, dell'articolo 609, comma 3. La questione ha riguardato un caso di violenza sessuale perpetrato dal marito nei confronti della consorte. Il ricorrente si doleva del fatto che il giudice d'appello non avesse valutato, ai fini della gravità del reato, la mentalità retrograda dell'uomo secondo cui non era ipotizzabile un rifiuto della moglie a congiungersi con lui. Ciò, dunque, andava a configurare quegli elementi soggettivi di cui all'articolo 133 C.p La Corte, però, ha accolto in toto le motivazioni del giudice di merito. Infatti, spiega la Cassazione, la circostanza attenuante ad effetto speciale di cui all'articolo 609 bis c.p. non è applicabile, qui, in quanto l'ignoranza si sostanzierebbe, nel caso di specie, in una ignorantia legis poiché il consenso dell'altro è un elemento di cui non si può prescindere nemmeno per i rapporti fisici all'interno della coppia. Sara Nastri

Cassazione - Sezione terza penale up - sentenza 16 novembre 2006-10 gennaio 2006, n. 256 Presidente Lupo - Relatore De Maio Pg Izzo - Ricorrente Sanna Motivazione Con sentenza in data 23.6.2005 la Corte d'Appello di Cagliari, sez. distacc. di Sassari, confermò la sentenza 11.5.2004 del Tribunale di Nuoro, con la quale Francesco Sanna era stato condannato alla pena di giustizia, oltre che al risarcimento dei danni in favore della P.C. costituita, perché riconosciuto colpevole dei reati, unificati a titolo di continuazione, di cui agli articoli A 81 capv -572 Cp B 81 e 609bis Cp. La sentenza di appello è stata impugnata con ricorso per cassazione dal difensore dell'imputato, il quale denuncia sei motivi denuncia erronea applicazione e vizio di motivazione circa 1 l'articolo 572 Cp, per avere la sentenza impugnata richiamato, a sostegno della sussistenza del reato, sporadici episodi verificatisi in un arco temporale assai ampio, di per sé stessi del tutto inidonei ad integrare la fattispecie delittuosa 2 gli articoli 43 e 572 Cp, in quanto la sentenza avrebbe affermato l'esistenza dell'elemento psicologico del reato fondando il convincimento su limitati episodi assolutamente non di significato univoco 3 gli articoli 192 comma1 e 2-194 comma 2-530 comma 2 Cpp e 609bis Cp, in quanto le testimonianze dei familiari hanno valenza esclusivamente con riferimento al reato di maltrattamenti, e non anche per quello della consumata violenza sessuale , per cui unica fonte di prova rispetto a tale secondo reato è la moglie dell'imputato, Pasqualina Pau, verso la quale non sono stati mai affacciati, neppure in via di ipotesi, intenti calunniosi, ma più semplicemente una pur spiegabile forzatura di atti e comportamenti che hanno visto isolati protagonisti l'accusatrice e l'accusato 4 circa l'articolo 609bis Cp nonché carenza ed illogicità della motivazione, in quanto dalle dichiarazioni della persona offesa non è dato comprendere se la violenza venisse esercitata nel rapporto o per il rapporto e, comunque, chi è chiamato a riscontrare le dichiarazioni della Pau parrebbe escludere che questa abbia mai manifestato apertamente il dissenso 5 circa gli articoli40-43-609bis Cp, perché doveva essere preso in considerazione, più che un preteso diritto all'amplesso per escluderne la ricorrenza, quanto piuttosto le condizioni umane, soggettive, ambientali e culturali per escludere, secondo i principi di cui all'articolo 47 comma 3 Cp, che il Sanna abbia mai avuto consapevolezza che il dissenso della moglie da lui non accolto potesse colorare di illiceità il suo atto 6 circa l'articolo 609bis comma3, in quanto la sentenza, non applicando l'attenuante della minore gravità, non ha tenuto conto della minore lesività del fatto in rapporto al bene giuridico tutelato e soprattutto ha ignorato la qualità dell'atto, riconoscendo invece erroneamente valore probatorio alla quantità di violenza . Il ricorso va dichiarato inammissibile perché basato su censure manifestamente infondate, dovendosi rilevare, quanto ai primi due motivi da esaminare congiuntamente essendo entrambi relativi al reato di maltrattamenti , che la sussistenza del reato stesso è stata dai giudici di merito affermata, in piena aderenza alle risultanze processuali, con motivazione approfondita e immune da vizi logici o giuridici pagg. 14-20 . Infatti, i giudici di merito hanno dimostrato persuasivamente - come le accuse dei familiari del Sanna moglie e figli, concordemente offrano sicuro fondamento all'affermazione di responsabilità - come debba escludersi nei confronti di tutti gli accusatori un intento o un movente calunnioso - come la stessa genesi della denunzia debba ritenersi genuina essendo insorta in conseguenza di uno stato di agitazione psicomotoria da cui fu colta Renata Sanna e che ne giustificò l'invio in un ospedale psichiatrico, dal quale la ragazza in un primo momento tentò di fuggire poi, figlia e madre furono accompagnate dallo stesso imputato in Questura, dove le due donne si risolsero alla denunzia - come, nell'immediato, 1a situazione apparve cosi allarmante che le due donne, atterrite al punto che non osavano fare ritorno nella loro abitazione di Torpè, vennero ricoverate presso le suore di un convento nuorese - come le piccole omissioni e le discrasie rilevate dalla difesa, piuttosto che sintomi di mendacio, siano rivelatrici di totale mancanza di preordinazione accusatoria - come anche l'altra figlia Alessandra abbia fatto un racconto veritiero e allucinato dei rapporti tra padre e madre in riferimento, in particolare, a un episodio in cui mio papà la stava buttando dalle scale a mia mamma - come debbano essere interpretati gli episodi, apparentemente favorevoli alla difesa, delle crisi di pianto da cui l'imputato veniva colto nelle rare occasioni in cui Alessandra si recava nella casa dei genitori, nonché del sequestro di persona di cui fu vittima la stessa Alessandra, attirata in casa con intensa mozione di affetti ci manchi e dell'aiuto prestato alla figlia Stefania nel difficile periodo da questa vissuto dopo la separazione dal proprio marito - come debba essere letta l'affermazione resa da Alessandra alla Pg di non aver mai subito maltrattamenti da parte dei genitori - - come le dichiarazioni dell'altra figlia Stefania siano, per oltre quaranta pagine, fitte di ricordi di mortificazioni e vessazioni inflitte alla madre , pari alle vessazioni e umiliazioni sopportate dai figli - come debbano essere ritenute particolarmente attendibili, oltre che importanti riscontri alle accuse formulate dalla Pau e dagli altri figli, le dichiarazioni rese da Renata e Alessandra Sanna le quali non sono tra i denuncianti, non figurano tra le parti offese e non sono pertanto costituite parti civili - come trovi logica spiegazione il fatto che la Pau non avesse tentato di sottrarsi alle angherie del marito cercando rifugio presso i genitori o perché non si fosse confidata almeno con il parroco del paese non si deve dimenticare che la Pau ha dichiarato di non aver potuto contare sull'aiuto di parenti o amici, perché tutti avevano preso le distanze da quella famiglia 'perché avevano paura di lui . Sulla base di tali elementi, dettagliatamente valutati, esattamente i giudici di entrambi i gradi hanno ritenuto la sussistenza del reato di maltrattamenti, realizzato dalla condotta abituale del Sanna, essendosi questa concretizzata in una serie di atti, delittuosi e non, che hanno determinato nei soggetti passivi sofferenze fisiche o morali, posti in essere in momenti diversi ma collegati da un nesso di abitualità e legati nel loro svolgimento dall'unica intenzione criminosa di ledere l'integrità fisica o il patrimonio morale dei soggetti passivi stessi e cioè, in altri termini, di infliggere loro abitualmente tali sofferenze. Manifestamente infondato è anche il terzo motivo, avendo i giudici di merito, che hanno con piena logicità inserito il discorso relativo alle violenze sessuali nel più ampio quadro del regime familiare instaurato dall'attuale ricorrente all'interno della propria famiglia, dimostrato persuasivamente, quanto alla credibilità dell'accusa - che nessun dubbio può nutrirsi circa l'attendibilità anche su tale punto delle dichiarazioni della Pau - che le sole donne cui la povera donna poteva fare delle confidenze circa la propria vita intima erano le figlie Alessandra e Stefania, divenute più adulte e che da queste si è avuto conferma di quanto la mamma aveva loro confidato - che devono essere ritenuti riscontro alle dichiarazioni della p.o. le ecchimosi sul collo e le escoriazioni sul viso della madre notate talvolta da Renata Sanna che non possono essere interpretate se non come esiti di violenze subite - che ulteriori riscontri devono essere ritenuti anche gli insulti, talvolta percepiti dalle ragazze, che la donna rivolgeva al marito nel chiuso della loro stanza Possono essere esaminati congiuntamente quarto e quinto motivo, in quanto entrambi attinenti al dissenso della p.o. e alla sua percezione da parte dell'imputato. Anche tali motivi sono manifestamente infondati, avendo i giudici di merito rilevato al riguardo che 'Ve ecchimosi riscontrate da Renata sulla mamma, gli insulti da questa rivolti al marito e lo stesso racconto della Pau circa le condizioni in cui avvenivano gli amplessi in particolare quelli successivi alla nascita di Andreina non lasciano davvero alcun dubbio sulla manifestata contrarietà della povera donna a quanto il marito pretendeva . Del pari ineccepibile risulta la motivazione della sentenza impugnata in merito alla possibilità, prospettata dalla difesa sia pure con l'avvertenza che non si voleva con ciò teorizzare un diritto all'amplesso, che il dissenso della Pau potesse non essere avvertito dal Sanna, portatore di una mentalità e di una subcultura di stampo antico e secondo la quale un rifiuto al rapporto da parte del coniuge sarebbe impensabile. Anche tale possibilità è stata esattamente disattesa dai giudici o di merito con accertamento di fatto insuperabile i fatti dedotti in giudizio sono avvenuti fino al 1998 e cioè quando la piena e proclamata parità tra i coniugi, sul piano sociale oltre che giuridico, era ormai, e da tempo entrata nel patrimonio comune e acquisito e di tutto questo l'imputato, che viveva a contatto con colleghi di lavoro, nella cui casa esisteva un televisore e avrà pur letto i giornali, non poteva non essere pienamente consapevole . I giudici di merito hanno opportunamente chiarito che anche l'eventuale convinzione del Sanna di poter esigere la consumazione di rapporti contro la volontà del coniuge così ritenendo di esercitare un proprio diritto, si risolverebbe in un caso di ignoranza della legge penale, del tutto inescusabile alla luce delle considerazioni, pure svolte dai giudici di merito in piena aderenza alla interpretazione di questa Corte, che il consenso del partner costituisce un passaggio non eludibile anche in relazione ai rapporti fisici all'interno del rapporto di coppia, il consenso è un passaggio non eludibile. Quanto al sesto motivo, la motivazione addotta dai giudici di merito è, anche a tale riguardo, pienamente allineata con la consolidata interpretazione di questa Corte, secondo cui la circostanza attenuante ad effetto speciale di cui all'articolo 609bis Cp deve ritenersi applicabile in tutte quelle fattispecie in cui, avuto riguardo alle modalità esecutive e alle circostanze dell'azione, sia possibile ritenere che la libertà sessuale della vittima sia stata compressa in maniera non grave, di guisa che è necessaria una valutazione globale del fatto, non limitata alle componenti oggettive del reato, bensì estesa a quelle soggettive e a tutti gli elementi indicati dall'articolo 133 Cp tra le molte, Sezione terza, 5646/00, rv. 216568 e 11558/99, rv.215077 . Siffatta indagine è stata compiuta dai giudici di merito che sono per tale via pervenuti alla conclusione che 'Va sanzione inflitta dal primo Giudice appare del tutto proporzionata all'entità delle condotte, ai danni provocati agli offesi, alla personalità dell'imputato . Alla declaratoria di inammissibilità consegue la condanna del ricorrente alle spese, nonché non essendo possibile ravvisare alcuna ipotesi di assenza di colpa al versamento alla Cassa delle ammende della somma, equitativamente fissata, di euro mille. È opportuno da ultimo precisare che l'istanza di rinvio del difensore, per adesione alla deliberata astensione collettiva degli avvocati dall'attività giudiziaria, è stata disattesa in quanto, in relazione al reato contestato al capo A , la detta astensione non è consentita, ricorrendo l'ipotesi di cui all'articolo 4 lettera a della regolamentazione provvisoria dell'astensione, adottata con deliberazione n. 02/ 136 del 4.7.2002 ai sensi dell'articolo 13 lettera a legge 146/90 come modif. dalla legge 83/2000 infatti, la prescrizione del reato si verificherebbe entro i 90 giorni dalla data odierna data di consumazione 21.8.98 - prescrizione al 6. 1. 2007, tenendo conto delle intervenute sospensioni . PQM La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 1000 alla Cassa delle ammende.