Separazioni: l'Agenzia delle Entrate sfida Cassazione e Consulta sulle imposte per il trasferimento della casa coniugale ai figli

Nonostante le sentenze più recenti, rispondendo ad un quesito l'ufficio nega l'agevolazione richiamando una pronuncia di quattro anni fa della Suprema corte

Agenzia delle entrate contro Cassazione sull'esenzione delle imposte per gli atti compiuti dai coniugi in sede di separazione consensuale. L'amministrazione finanziaria con la risoluzione 151/E del 19 ottobre integralmente leggibile fra i documenti correlati fornisce alla relativa istanza di interpello una risposta che va in senso opposto a una recente sentenza degli ermellini la 11458/05, anch'essa disponibile fra i documenti . Agevolazione negata. La direzione regionale delle Entrate chiamata in causa, infatti, nega a una contribuente la possibilità di agevolazione prevista dall'articolo 19 della legge 74/1987 sulle imposte di bollo e di registro e su ogni altra tassa per tutti gli atti relativi allo scioglimento del matrimonio. È la storia di due coniugi separati che intendono sciogliere - durante la causa di divorzio - la comunione pro indiviso relativa a un immobile mediante la cessione della quota della madre al figlio minore un trasferimento che avverrebbe nel corso dell'accordo giudiziale. Il professionista che assiste la signora è convinto che, dopo la sentenza 154/99 della Consulta, l'esenzione prevista dalla legge 74/1987 sia applicabile anche a un caso simile. Ma l'Amministrazione risponde picche, citando la circolare 49/E del 16 marzo 2000 e sottolineando che l'interpretazione restrittiva è condivisa dalla direzione centrale Normativa e Contenzioso l'atto per il quale viene invocata l'agevolazione non sembra trovare causa giuridica nella sistemazione dei rapporti patrimoniali fra i coniugi al momento dello scioglimento del matrimonio - sostengono gli esperti delle Entrate -, bensì in un intento di liberalità nei confronti di un soggetto terzo nella fattispecie uno dei figli . Un regalo , dunque, che non sarebbe collegato funzionalmente alla fine del matrimonio e che poteva essere realizzato in ogni momento l'ufficio finanziario, a questo proposito, cita a sostegno delle proprie tesi la sentenza 2347/01 della quinta sezione della Cassazione . Fin qui le Entrate. Sì all'esenzione. Ma attenzione la sentenza 11458/05 emessa nello scorso maggio dalla stessa quinta sezione della Suprema corte risolve in senso contrario una vicenda analoga a quella della contribuente protagonista della risoluzione 151/E. Decidendo su una controversia fra un contribuente toscano e le Entrate, i giudici di legittimità affermano che sono completamente esenti da tassazione, imposta di bollo o di registro, tutti gli atti con i quali i coniugi separati - in ottemperanza degli accordi stabiliti dal giudice - danno una nuova sistemazione ai loro interessi economici, compresi gli atti con i quali trasferiscono le proprietà immobiliari ai figli. Nella vicenda arrivata al vaglio dei magistrati di piazza Cavour era il padre che in sede di separazione si impegnava a cedere a titolo gratuito alle figlie la propria quota di proprietà della casa. E anche in questo caso il trattamento fiscale di favore era stato negato. Ma non dai giudici di legittimità, che hanno deciso per il sì all'esenzione. Come mai? In modo da garantire - si legge nella sentenza - l'adempimento delle obbligazioni che i coniugi separati hanno assunto per conferire un nuovo assetto ai loro interessi economici anche con atti i cui effetti siano favorevoli ai figli . Già nella sentenza d'appello, fra l'altro, la tesi del trasferimento legato a un animus donandi era stata esclusa considerando che spesso le cessioni patrimoniali sostituiscono, almeno in parte, l'esborso di assegni di mantenimento . Interpretazione estensiva. La Cassazione, in definitiva, sostiene che la norma speciale contenuta nell'articolo 19 della legge 74/1987, dopo la sentenza 154/99 della Corte costituzionale citata anche nell'istanza di interpello relativa alla risoluzione 151/E dal professionista che assisteva la contribuente , dev'essere interpretata nel senso che l'esenzione dall'imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa si estende a tutti gli atti, i documenti e i provvedimenti relativi al procedimento di separazione personale dei coniugi . E il principio, sottolineano i giudici di legittimità, è enunciato con chiarezza ancora maggiore dalla sentenza della Corte costituzionale 202/03 cfr. l'arretrato del 12 giugno 2003 Niente imposta di registro sui provvedimenti per il mantenimento dei figli . Esce in questo caso sconfitta, dunque, la tesi sostenuta dell'Amministrazione finanziaria secondo cui questo tipo di trasferimenti andrebbe inquadrato fra quelli che normalmente avvengono fra coniugi e parenti in linea retta. Ma l'Agenzia delle entrate, a quanto pare, tira dritto per la sua strada. Dario Ferrara

Agenzia delle entrate Direzione centrale normativa e contenzioso Risoluzione 151/E - 19 ottobre 2005 Oggetto Istanza d'interpello - Agevolazione ex articolo 19 legge n. 74/1987 Si segnala, per l'interesse e la correttezza della tesi interpretativa sostenuta, il parere reso dalla Direzione Regionale in sede di risposta all'interpello di seguito riportato. QUESITO Il contribuente istante, tramite il proprio procuratore XX, premette di avere contratto matrimonio il 09.11.1985, regolando gli aspetti economici secondo il regime della comunione legale e di avere acquistato in costanza di matrimonio un immobile rientrante quindi in tale regime legale. Successivamente i coniugi procedevano alla separazione consensuale e, in tale provvedimento, non risultava alcuna decisione in ordine al citato immobile, che pertanto restava in comunione pro indiviso. Risultando ora pendente presso il Tribunale di XY la procedura di divorzio, le parti intenderebbero regolare lo scioglimento della comunione mediante la cessione della quota della madre al figlio minore, che avverrebbe nel corso dell'accordo giudiziale omologa o sentenza . L'istante chiede di conoscere se tale cessione rientri o meno nell'agevolazione prevista dall'articolo19 della legge numero /1987, in considerazione anche della circostanza che, a detta del professionista incaricato, da colloqui intercorsi sulla questione con l'Ufficio dell'Agenzia delle Entrate di XY, è emerso che non sussiste alcuna uniformità di interpretazione nelle materia di cui trattasi. SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DALL'ISTANTE Il professionista istante ritiene che l'agevolazione recata dall'articolo19 della legge numero /1987, estesa nella sua portata dalla sentenza delle Corte costituzionale numero /1999, sia applicabile anche nell'ipotesi in cui i coniugi regolano all'interno di un procedimento di divorzio lo scioglimento della comunione di beni immobili tramite una cessione della quota, a titolo di donazione o vendita, a favore del loro figlio. Detto orientamento, ad avviso dell'istante, può essere desunto sia dall'interpretazione letterale della legge che riguarda lo scioglimento della comunione dei beni sia dalla ratio stessa della norma in quanto il figlio non può essere certo considerato terzo estraneo alla famiglia bensì soggetto di primo rilievo. RISPOSTA DELLA DIREZIONE AL CONTRIBUENTE ISTANTE Con riferimento all'interpello in oggetto, si osserva che l'articolo19 della legge numero /1987 prevede l'esenzione dall'imposta di registro, bollo e da ogni altra tassa per gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio con sentenza della Corte Costituzionale numero /1999 è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale di tale articolo nella parte in cui non estende dette agevolazioni anche ai medesimi atti e documenti relativi al procedimento di separazione personale dei coniugi. Con circolare numero /E del 16.03.2000 sono stati forniti chiarimenti in ordine alla problematica di cui sopra e, in particolare, circa l'applicabilità dell'esenzione in parola agli atti portanti attribuzioni patrimoniali fra coniugi conseguenti ad accordi formalizzati nel provvedimento di separazione personale o al divorzio e ad esso connessi sulla base di tali istruzioni la scrivente, in relazione ad analoga problematica, ha sostenuto, con interpretazione che risulta essere stata condivisa dalla Direzione Centrale Normativa e Contenzioso, che la norma di cui trattasi è applicabile, oltre che agli atti giudiziari in senso stretto di scioglimento del matrimonio o di separazione personale, anche agli eventuali conseguenti atti portanti attribuzione fra i coniugi dei beni patrimoniali. Nel caso di specie, invece, l'atto per il quale viene invocata l'agevolazione di cui all'articolo19 della legge numero /1987 non sembra trovare causa giuridica nella sistemazione dei rapporti patrimoniali fra i coniugi al momento dello scioglimento del matrimonio, bensì in un intento di liberalità nei confronti di un soggetto terzo nella fattispecie uno dei figli , circostanza che non appare strettamente e funzionalmente collegata con lo scioglimento del matrimonio e che, peraltro, avrebbe potuto essere realizzata in qualunque momento cfr. Cassazione - Sezione V - n. 2347 del 17.02.2001 . Per i motivi sopra indicati si ritiene di non potere accogliere la soluzione interpretativa formulata dall'istante e che pertanto l'atto di cui trattasi non possa fruire del beneficio di cui al più volte citato articolo19 della legge numero /1987, che sembra non poter essere esteso a cessioni poste in essere da soggetti terzi o a favore di soggetti terzi, diversi dai coniugi .

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 2 marzo-30 maggio 2005, n. 11458 Presidente Riggio - Relatore Meloncelli Pm Gambardella - parzialmente conforme - ricorrente ministero dell'Economia e delle finanze Svolgimento del processo 1. Il 25 giugno 2001 è notificato ai signori sopra intimati un ricorso del ministero delle Finanze e dell'Agenzia delle entrate per la cassazione della sentenza indicata in epigrafe, che ha accolto l'appello incidentale dei contribuenti contro la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Livorno 323/01/99, che aveva accolto il loro ricorso contro il silenzio rifiuto dell'Ufficio del registro di Livorno sulla richiesta di rimborso di imposte catastali e ipotecarie e di Invim. 2. I fatti di causa sono i seguenti a il 18 maggio 1998 il signor Pg cede a titolo gratuito alle figlie O. e S. la propria quota di proprietà della casa di abitazione in ottemperanza ad una obbligazione in sede di separazione consensuale b nell'atto le parti chiedono l'applicazione dell'imposta fissa di registro, trattandosi di trasferimento in adempimento degli obblighi contenuti nei patti della separazione e, in ogni caso, chiedono l'applicazione delle agevolazioni tributarie sulla prima casa con riduzione del 4% dell'imposta di registro e a tassa fissa delle imposte ipotecarie e catastali e la riduzione al 50% dell'Invim c l'Ufficio del registro di Livorno applica la tassazione prevista per i contratti a titolo gratuito, richiedendo 1Inaposta di registro nella misura fissa come richiesto dai contribuenti, e le imposte ipotecarie e catastali nella misura normale, non risultando applicabili al caso in esame, consistente in una donazione, le agevolazioni per la prima casa d il 24 ottobre 1998 il signor Pg ritenendo, invece, di poter usufruire di tali agevolazioni tributarie, domanda il rimborso delle imposte ipotecarie e catastali e del 50% dell'Invim e il 5 novembre 1998 la medesima domanda è presentata anche dalle signore O. e S.G. f il silenzio rifiuto della domanda, mantenuto dall'Ufficio, è impugnato dai contribuenti dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Livorno, che ne accoglie il ricorso, ritenendo che non sia applicabile la presunzione di liberalità e, comunque, che l'atto sia esentato da qualsiasi tipo di imposta in quanto connesso al momento procedurale della separazione dei coniugi, in base alla sentenza della Corte costituzionale 154/99 g si appella in via principale l'Ufficio, che eccepisce la disapplicazione della presunzione di liberalità ex articolo 26 Dpr 131/86, e l'estensione dell'esenzione agli atti stipulati in ottemperanza di accordi presi tra i coniugi producenti effetti giuridici nei confronti di altri soggetti quali, nel caso specifico, le figlie h i contribuenti, dal canto loro, presentano appello incidentale, chiedendo il rimborso totale dell'Invim in base alla sentenza della Corte costituzionale 154/99 j la Commissione tributaria regionale, con la sentenza ora impugnata per cassazione, rigetta l'appello principale dell'Ufficio e accoglie l'appello incidentale dei contribuenti. 3. La sentenza d'appello, oggetto del ricorso per cassazione, è cosi motivata a la portata della sentenza della Corte costituzionale 41/1999, è chiara, volendo consentire di superare la presunzione di liberalità nelle cessioni di immobili tra parenti in linea retta b le obbligazioni che essi assumono all'atto della regolazione dei rapporti patrimoniali all'interno della famiglia, nel momento in cui intervenga una separazione o un divorzio, comportano la necessità di provvedere a dei trasferimenti di proprietà che non ubbidiscono ad un animus donandi, ma alla volontà di definire i propri rapporti, considerando che spesso le cessioni patrimoniali sostituiscono, almeno in parte, l'esborso di assegni di mantenimento c tale direzione dell'ordinamento, che tiene conto del mutato quadro sociale, è vieppù confermata dalla sentenza della Corte costituzionale 154/99, da cui discende la giustezza della richiesta operata con l'appello incidentale. 4. Il ricorso per cassazione delle amministrazioni finanziarie è sostenuto con tre motivi d'impugnazione e si conclude con la richiesta che il ricorso sia accolto e che sia annullata la sentenza impugnata, con ogni conseguente statuizione, vinte le spese e gli onorari. 5. I contribuenti intimati resistono con controricorso, notificato il 25 luglio 2001, a conclusione del quale essi chiedono il rigetto del ricorso e l'attribuzione degli interessi legali dalla data di presentazione dell'istanza di rimborso al saldo effettivo, già dedotta in primo e secondo grado. Motivi della decisione 6. Con il primo motivo d'impugnazione le ricorrenti amministrazioni finanziarie denunciano la violazione e l'errata applicazione dell'articolo n. 26 Dpr 131/86 della legge 260/76 del Dpr 643/72, e del D.Lgs 347/90. 6.1. Esse sostengono, al riguardo, che l'atto di trasferimento sarebbe incontestabilmente avvenuto a titolo gratuito e non potrebbe essere considerato diversamente, perché le stesse parti hanno dichiarato, nell'atto di cessione, che esso avviene senza corrispettivo e, pertanto, come tale dovrebbe essere considerato. Assumerebbe rilievo, non l'esistenza, di un animus donandi, ma la sola circostanza, che sarebbe indiscusso, nel caso di specie, che il trasferimento di un bene dal padre a due figlie sarebbe avvenuto senza corrispettivo. Ne deriverebbe l'applicabilità del regime tributario della donazione, che, per quel che riguarda le imposte ipotecarie e catastali e l'Invim, sarebbe disciplinata dal Dpr 347/90, e dal Dpr 643/72. 7. Con la seconda censura si denuncia la violazione e l'errata applicazione dell'articolo 19 legge 74/1987, oltre che omessa od insufficiente motivazione. 7.1. Le ricorrenti sostengono, in proposito, che l'atto non potrebbe ritenersi esento da imposta, in quanto l'esenzione prevista dall'articolo 19 legge 74/1987, riguarderebbe tutti gli atti e i provvedimenti relativi al procedimento di separazione tra i coniugi, mentre l'atto in questione coinvolgerebbe altri soggetti, quali le figlie, e, pertanto, non potrebbe rientrare nella citata disposizione normativa. La Commissione tributaria regionale, senza motivazione, avrebbe applicato estensivamente la norma, senza che ciò trovi fondamento nella lettera o nella ratio della legge, che sarebbe volta a disciplinare il trattamento fiscale dei rapporti tra i coniugi separati. 8. I primi due motivi di ricorso possono essere esaminati congiuntamente in ragione della loro connessione oggettiva. Infatti, con la prima censura si mira a sostenere che dovrebbe applicarsi al caso di specie la disciplina generale dell'imposizione sugli atti di trasferimento di beni immobili, mentre con la seconda censura si tende a sostenere l'inapplicabilità della disciplina speciale prevista per le imposte dirette su atti di trasferimento di beni in adempimento di obbligazioni assunte in sede di separazione personale. 8.1. Entrambi i motivi sono infondati, perché al fatto di specie ultima oggetto di questo giudizio non è applicabile la norma generale della desumibile dall'articolo 26 Dpr 131/86, che, dopo la sentenza della Corte costituzionale 41/1999, contiene, non più una presunzione assoluta di gratuità degli atti di trasferimento immobiliare tra coniugi o tra parenti in linea retta, ma solo una presunzione relativa. È, invece, la norma speciale contenuta nell'articolo 19 legge 74/1987, che, in base alla sentenza 154/99, della Corte costituzionale, estensiva dell'orientamento da essa già assunto con la sentenza 176/92, dev'essere interpretato nel senso che l'esenzione dall'imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa di tutti gli atti, documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti del matrimonio si estende a tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di separazione personale dei coniugi , in modo da garantire l'adempimento delle obbligazioni che i coniugi separati hanno assunto per conferire un nuovo assetto ai loro interessi economici Corte costituzionale 41/1999 , anche con atti i cui effetti siano favorevoli ai figli in questo senso già si era pronunciata la Corte costituzionale con sentenza 176/92, ma ancor più chiaramente e decisamente il principio è enunciato dalla sentenza della Corte costituzionale 202/03 . Nel deriva l'infondatezza del primo motivo d'impugnazione, perché esso sostiene erroneamente la sussumibilità del caso di specie ultima oggetto di controversia nella normativa generale sugli atti di trasferimento di beni immobili tra coniugi o tra parenti in linea retta, anziché nella normativa speciale sugli atti esecutivi di atti di separazione personale tra coniugi. là, poi, infondato anche il secondo motivo d'impugnazione, perché l'interpretazione della citata giurisprudenza costituzionale impone un'applicazione dell'esenzione tributaria anche agli atti di esecuzione della separazione personale, i cui effetti siano favorevoli ai figli. 8.2. Con il terzo motivo d'impugnazione si denuncia la violazione e l'errata applicazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato ex articolo 112 Cpc e del Dpr 643/72. 8.3. Secondo le ricorrenti amministrazioni finanziarie l'oggetto del contendere sarebbe il silenzio rifiuto delle istanze di rimborso presentate dai contribuenti il 24 ottobre e il 5 novembre 1998 e l'imposta contestata sarebbe costituita dal 50% dell'Invim e dalla differenza tra le imposte ipotecarie e catastali in misura normale e in misura fissa. Se il contribuente ritiene di aver diritto al rimborso anche dell'ulteriore 50% dell'Invim e delle tasse fisse di registro, ipotecaria e catastale, dovrebbe presentare un'ulteriore istanza di rimborso, con la conseguenza che la sentenza d'appello, che dichiara non dovuta alcuna imposta, esulerebbe dall'oggetto del contendere, violando palesemente l'articolo 112 Cpcomma .4. Il motivo è fondato per le ragioni e nei limiti qui di seguito esposti. La controversia è caratterizzata dalla successione di varie domande dei contribuenti, amministrative prima e processuali poi, e di decisioni autoritative, prima amministrative e poi giurisdizionali, che, con riguardo all'Invim, che è il l'oggetto della terza censura, possono così sintetizzarsi in sede di registrazione il contribuente alienante ha chiesto la riduzione dell'Invim nella misura del 50%, che è stata espressamente negata dall'ufficio tributario è seguita l'istanza di rimborso della riduzione non concessa, su cui l'ufficio ha mantenuto il silenzio rifiuto, impugnato dinanzi al giudice di tributario con esito positivo, cioè con il riconoscimento della riduzione del 50% dell'Invim chiesta e negata in sede amministrativa intervenuta nel corso del giudizio di primo grado la sentenza della Corte costituzionale 154/99, il ricorrente ha proposto appello incidentale al fine di ottenere la riduzione integrale dell'Invim, che è stata concessa dal giudice d'appello. Tuttavia, il riconoscimento dell'esenzione totale dall'Invim, anziché del diritto alla sola riduzione del 50%, era precluso al giudice d'appello dal fatto che con il ricorso introduttivo il contribuente aveva avanzato soltanto la domanda di riduzione e che l'oggetto del giudizio è restato fissato, per entrambe le parti e anche per il giudice, anche di primo grado, dall'atto di incoazione del processo, cosicché il rapporto giuridico controverso era da considerarsi esaurito per metà dell'Invim e ad esso non poteva estendersi l'efficacia della sopravvenuta sentenza della Corte costituzionale 154/99. 9. Le considerazioni che precedono portano a rigettare i primi due motivi di ricorso e ad accoglierne il terzo, in relazione al quale soltanto dev'essere cassata la sentenza impugnata, con conseguente rinvio della causa ad altra Sezione della Commissione tributaria regionale della Toscana, che disporrà anche sulle spese processuali relative al giudizio di cassazione. PQM La Corte accoglie il terzo motivo del ricorso, di cui rigetta i primi due cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa ad altra Sezione della Commissione tributaria regionale detta Toscana, che disporrà anche sulle spese processuali relative al giudizio di cassazione.