I farmaci più cari? L'Italia al vertice della classifica europea

Lo rivela un'indagine svolta da Altronsumo su un campione di prodotti comuni a otto Paesi dell'Unione. Record opposto meno cari i prezzi alla fabbrica. E Federfarma, indirettamente chiamata in causa, protesta duramente

L'Italia segna il poco invidiabile record dei farmaci più cari in Europa, seconda solo alla Germania dove però il prezzo di produzione è già il più elevato. Ad affermarlo, suscitando le proteste immediate di Federfarma la Federazione che unisce i titolari di farmacie , è Altroconsumo, associazione indipendente di consumatori che attraverso un'indagine in otto Paesi europei ha realizzato una classifica del più e meno caro in questo delicato settore. Evidenziando peraltro che in Italia i farmaci, quando escono dalla fabbrica, hanno il miglior prezzo rispetto alle altre nazioni considerate. L'indagine, realizzata su diciannove farmaci venduti in otto Paesi dell'Unione europea, ha dimostrato che quando arrivano sul bancone della farmacia i medicinali in Italia hanno superato gli omologhi degli altri Paesi quanto a prezzo finale battendo Gran Bretagna i prezzi più bassi , Francia, Olanda, Portogallo, Spagna e Belgio. Il curioso primato riscontrato dalla ricerca - presentata in contemporanea anche da altre organizzazioni nazionali di consumatori che hanno partecipato all'iniziativa - si riferisce a farmaci di fascia A , quelli cioè rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. Secondo Altroconsumo, che di fatto evidenzia come il rincaro eccessivo si collochi al momento del ricarico da parte di grossisti e farmacisti, ritiene che sia possibile un risparmio, in futuro, migliorando l'efficienza della rete di distribuzione intrinsecamente costosa anche per l'indispensabile capillarità che la caratterizza . Su un altro piano, rileva l'associazione di tutela dei consumatori, è stato fatto un passo concreto in avanti ma solo per i farmaci di fascia C, con il decreto Bersani e con le nuove opportunità per stimolare la concorrenza, a partire dall'apertura della distribuzione dei farmaci Otc e Sop sono, rispettivamente, quelli da banco e quelli senza obbligo di prescrizione medica, NdR nei supermercati, l'applicazione del farmaco liberamente deciso dall'esercente, il superamento dell'ereditarietà della farmacia . Ovvia la reazione di Federfarma che, in una nota duramente polemica, parla di campagna ben orchestrata che sembra preparare il terreno a un ulteriore salasso a carico delle farmacie nella prossima legge finanziaria . Secondo l'associazione dei titolari di farmacia i guadagni che la farmacia consegue sui soli farmaci, naturalmente sono fissati per legge nella misura del 26,7 per cento del prezzo del farmaco e in tale quota è già compreso lo sconto che le farmacie sono obbligate a praticare al Servizio sanitario nazionale detratto tale sconto il margine di una farmacia media si riduce al 18,7 per cento, tenendo conto inoltre che lo sconto cresce all'aumentare del prezzo e per i medicinali più costosi può arrivare al 19 per cento. Ferderfarma si interroga, infine, retoricamente chiedendo se davvero Altroconsumo ritiene che in altri Paesi le farmacie abbiano un margine di utile più basso di quelle italiane. Ma questo, Federfarma a parte, è semmai un altro problema il dato sui prezzi finali e sul loro poco invidiabile record, infatti, non è scalfito minimamente da queste pur legittime considerazioni di categoria.