Deducibili gli accantonamenti per far fronte ai rischi sui crediti

Gli ermellini riscontrano l'erronea valutazione del fisco nei confronti di una società che aveva iscritto gli ammortamenti nei conti d'ordine e non propriamente nel bilancio attivo

Si alla deducibilità degli accantonamenti per rischi su crediti, iscritti nei conti d'ordine e non propriamente nell'attivo del bilancio. Lo ha stabilito la Cassazione che - con la sentenza 11080/06 depositata il 12 maggio e qui leggibile tra gli allegati - ha precisato che il requisito formale richiesto dall'articolo 66 del Dpr 597/73, ai fini delle deducibilità e concernente l'iscrizione in bilancio dei crediti scontati, è soddisfatto con l'annotazione di questi nei conti d'ordine. Tali conti, infatti costituiscono un elemento integrante dello stato patrimoniale elemento costitutivo del bilancio, secondo l'articolo 2423 Cc , in calce al quale, a norma del successivo articolo 2424 Cc, devono risultare . Dunque, i giudici di legittimità hanno deciso di chiudere sfavorevolmente per il fisco una vicenda che è nata da un avviso di accertamento, notificato a una società per azioni, per recuperare a tassazione, Irpeg e Ilor, oltre 20 milioni delle vecchie lire. Somma, questa, accantonata dall'impresa per la copertura dei rischi di svalutazione dei crediti sociali e dedotta dall'imponibile. Per l'annullamento di tale avviso la contribuente ha fatto ricorso alla commissione tributaria provinciale, vincendolo. Stessa sorte in secondo grado. Ma il ministero non si è arreso e, con un ricorso particolarmente complesso, è arrivato in Cassazione. L'Amministrazione finanziaria ha lamentato l'erronea valutazione, in sede di merito, della pretesa erariale, fondata, si legge nel gravame, sulla constatazione che l'avvenuta cessione dei crediti era dimostrata dalla loro mancata iscrizione nelle poste attive del bilancio sociale così che l'indeducibilità del cespite risultava dal fatto che le relative somme sarebbero state accantonate per la copertura dei rischi connessi all'incasso dei crediti inesistenti sotto il profilo contabile . In questo modo, continua il dicastero, è stato violato l'articolo 66 del Dpr 597/73 che subordinava esplicitamente la deducibilità degli accantonamenti per i rischi su crediti, fra l'altro, alla condizione che questi fossero iscritti in bilancio. In sostanza i giudici di Palazzaccio sono stati chiamati a stabilire se la condizione crediti risultanti in bilancio possa ritenersi soddisfatta quando questi sono stati iscritti non nella voce dell'attivo di bilancio, ma nei conti d'ordine del bilancio stesso, di per sé non espressivi di attività o passività patrimoniali. A questo quesito i giudici di legittimità hanno dato risposta positiva ritenendo sufficiente l'iscrizione dei crediti scontati nel conti d'ordine, poiché in questo modo, hanno precisato, l'operazione è comunque garantita. deb.alb.

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 3 aprile-12 maggio 2006, n. 11080 Presidente Paolini - Relatore Magno Pm Maccarone - conforme - Ricorrente ministero dell'Economia e delle finanze - Controricorrente Iron Spa Svolgimento del processo Con ricorso alla commissione tributaria di primo grado di Perugia, la Iron Spa impugnò l'avviso di accertamento emesso dall'ufficio delle imposte dirette della stessa città e notificato il 21 dicembre 1995, con cui era recuperata a tassazione, per Irpeg e Ilor relative all'anno 1987, la somma di lire 20.725.000, accantonata per la copertura dei rischi di svalutazione dei crediti sociali e dedotta dall'imponibile. La sentenza depositata il 30 luglio 1998, con cui la commissione adita aveva accolto il ricorso, fu poi confermata, con la sentenza citata in epigrafe, dalla commissione tributaria regionale dell'Umbria, la quale giudicò che l'ufficio appellante non aveva dimostrato, nel corso dei giudizi di merito, che i crediti cambiari, cui si riferiva l'ammortamento ritenuto fiscalmente indeducibile, erano stati effettivamente ceduti, potendo trattarsi di mere operazioni di sconto cessioni per l'incasso , il cui rischio rimane a carico del cedente e giustifica la deduzione fiscale delle somme destinate a coprirlo. Per la cassazione di tale sentenza ricorre l'amministrazione finanziaria dello Stato, con un solo motivo, cui resiste la contribuente Iron Spa mediante controricorso. Motivi della decisione Con l'unico motivo di ricorso l'amministrazione finanziaria censura la sentenza della commissione tributaria regionale, ai sensi degli articoli 62, D.Lgs 546/92, e 360, comma 1 nn. 3, e 5, Cpc, per violazione di legge articolo 66, Dpr 597/73, vigente all'epoca , omessa pronunzia in ordine ad uno specifico motivo di gravame e difetto di motivazione. Afferma, in proposito, di avere impugnato la sentenza di primo grado non per contestare l'ipotizzata cessione pro solvendo del credito caso in cui il rischio di mancato adempimento alla scadenza rimane, in teoria, a carico del cedente e giustifica la deduzione fiscale della somma accantonata a copertura di esso bensì per rilevare l'omessa o erronea valutazione della pretesa erariale, fondata sulla constatazione che l'avvenuta cessione dei crediti in parola era dimostrata dalla loro mancata iscrizione nelle poste attive del bilancio sociale sicché l'indeducibilità del cespite risultava, asseritamente, dal fatto che le relative somme sarebbero state accantonate per la copertura di rischi connessi all'incasso di crediti inesistenti sotto il profilo contabile. Precisa quindi che - oltre all'omissione di pronunzia su tale censura o, quanto meno, all'immotivato rigetto di essa - il giudicante a quo avrebbe violato la norma articolo 66 cit. che subordinava esplicitamente la deducibilità degli accantonamenti per rischi su crediti, fra l'altro, alla condizione, che questi fossero iscritti in bilancio nel caso di specie, infatti, l'avviso di accertamento era motivato nel senso che i crediti non figurano iscritti nella corrispondente voce dell'attivo di bilancio, bensì nei conti d'ordine del bilancio stesso, i quali non sono espressivi di attività né di passività patrimoniali ricorso, pag. 2 . Sotto i profili della denunziata omissione di pronuncia o del difetto di motivazione, la censura è infondata. In realtà, la commissione tributaria regionale tiene conto della censura mossa dall'ufficio appellante alla sentenza di primo grado, motivandone il rigetto in base all'assunto che la cessione dei crediti - da ritenersi effettuata pro solvendo, mediante la presentazione di titoli allo sconto, in mancanza di diversa dimostrazione - non faceva venir meno il rischio del creditore cedente e la conseguente necessità di copertura finanziaria limitatamente deducibile nella misura dello 0, 5% annuo a prescindere, deve intendersi, dal fatto che il credito cosi ceduto continuasse, oppure no, ad essere iscritto all'attivo di bilancio. La motivazione, pur integrata logicamente nel modo suespresso, è erronea in punto di diritto, laddove sembra prescindere dalla considerazione che 11 articolo 66, Dpr 597/73 esigeva, fra le altre condizioni per la deducibilità delle some in questione, che i crediti garantiti dagli accantonamenti per rischi fossero solo quelli risultanti in bilancio . Si tratta peraltro di decidere se la suddetta condizione crediti risultanti in bilancio possa ritenersi soddisfatta dall'avvenuta iscrizione di essi non nella corrispondente voce dell'attivo di bilancio , bensì nel conti d'ordine del bilancio stesso , asseritamente non espressivi di attività o passività patrimoniali. La giurisprudenza di questa suprema corte - cui il collegio aderisce, non essendo addotti validi argomenti per una diversa decisione - risponde al quesito in senso positivo, ritenendo legittima la deduzione delle somme accantonate nel fondo rischi su crediti, anche relativamente a crediti che hanno formato oggetto di sconto e che, dopo lo sconto, non risultino iscritti in bilancio, ma nei conti d'ordine Cassazione 12783/01 . Invero, è più aderente alla ratio normativa dare rilievo, anziché ai fatti formali della titolarità del credito e della iscrizione di esso in una o altra parte del bilancio societario, al rischio inerente all'operazione di sconto, allorché - diversamente dal caso della cessione pro soluto, che esclude ogni ulteriore rischio per il cedente - questi rimane soggetto al regresso del cessionario in caso d'insolvenza del debitore ceduto. Devesi perciò ritenere che il requisito formale prescritto dal menzionato articolo 66, concernente l'iscrizione in bilancio dei crediti scontati, è soddisfatto anche dall'annotazione di essi nei conti d'ordine non espressivi, secondo la ricorrente, di attività o di passività patrimoniali , dal momento che questi costituiscono un elemento integrante dello stato patrimoniale elemento costitutivo del bilancio, secondo l'articolo 2423, comma 1 in calce al quale, a norma del successivo articolo 2424, ult. co., debbono risultare. Per le ragioni esposte, il ricorso deve essere rigettato, previa correzione, nei sensi suespressi, della motivazione della sentenza impugnata, il cui dispositivo è conforme al diritto. Le spese di questo giudizio di legittimità debbono essere Integralmente compensate fra le parti per giusti motivi, essendo posteriore alla notifica del ricorso la giurisprudenza sopra citata, risolutrice della questione dedotta in lite. PQM La Corte di cassazione rigetta il ricorso e compensa integralmente fra le parti le spese di questo giudizio di legittimità.