Distributori di carburanti: il Comune non può prima chiedere l'adeguamento e poi l'eliminazione

Se l'amministrazione intende rendere compatibile un impianto, nell'interesse pubblico, non può poi evitare di prendere in considerazione i progetti proposti decidendo la rimozione della struttura

Con una ordinanza il Comune di Caserta ordinava l'eliminazione di un impianto di distribuzione di carburanti, precisando che la ditta esercente, entro sessanta giorni, avrebbe potuto presentare un proprio progetto di adeguamento, in mancanza del quale, al termine fissato fine '99 , l'autorizzazione sarebbe stata revocata. L'esercente ricorreva al fine di ottenere l'annullamento del provvedimento, ma, al tempo stesso, presentava il progetto di adeguamento della struttura. Dopo una sospensiva per acquisire ulteriori pareri, il Comune si limitava a comunicare la proroga della data di eliminazione dell'impianto per incompatibiltà territoriale . Contro tale ulteriore determinazione la società esercente ricorreva al Tar Campania ritenendolo una vessazione in danno del destinatario che ha già formulato le sue censure e non può né deve essere costretto dall'amministrazione, che gli cela le ragioni del disposto annullamento, a reiterare opposizioni ed impugnative . Ulteriori ricorsi venivano poi depositati in seguito al provvedimento con il quale il Comune ordinava la rimozione dell'impianto e revocava l'autorizzazione al suo esercizio ed altri successivi. I giudici amministrativi della terza sezione del Tribunale amministrativo regionale per la Campania con la sentenza qui leggibile come documento correlato hanno ritenuto fondate le doglianze della ricorrente nel primo e secondo ricorso. In particolare, a detta dei giudici, l'Amministrazione non ha tenuto conto, nelle proprie determinazioni, del programma richiesto dalla stessa amminstrazione in nessuno dei suoi provvedimenti. Tale omessa valutazione ha reso illegittimi i provvedimenti adottati in considerazione sono dunque corrette le doglianze di parte ricorrente in ordine ai vizi di eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione. Infatti, scrivono i giudici amministrativi, il Comune, a fronte di un programma di adeguamento dell'impianto non ne può disporre l'eliminazione senza tenere conto di tale programma, e, se del caso, motivare in ordine alla sua inidoneità a superare la contestata incompatibilità territoriale. Dalla omessa considerazione dell'atto proveniente dal privato, consegue una conformazione del potere discrezionale e del suo esercizio non completa e, corretta e, quindi, illegittima . Irrilevanti le controdeduzioni dell'amministrazione e, dunque, annullamento delle determinazioni controverse. m.c.m.

Tar Campania - Sezione terza - sentenza 7 luglio 2005-6 giugno 2006, n. 6744 Presidente de Leo - Relatore Forlenza Ricorrente Mapa Sas di Sacco Rosa & C. Fatto 1. Con ricorso notificato in data 1 settembre 2000, depositato il successivo 16 settembre, la società ricorrente impugna il provvedimento indicato in epigrafe, con il quale il dirigente del Comune di Caserta ha annullato le proprie precedenti ordinanze 3137/99 con la quale si faceva obbligo alla ditta Mapa di eliminare l'impianto di distribuzione di carburanti , e 51153/99 di proroga della data di eliminazione degli impianti per incompatibilità territoriale . Precisa la ricorrente di essere titolare di un impianto di distribuzione automatica di carburante in Caserta, sito alle spalle del Macello, lato nord, su suolo comunale, avendo all'uopo ricevuto regolare concessione. Con ordinanza 3137/99, il Comune di Caserta ordinava l'eliminazione del predetto impianto, precisando che la ditta, entro sessanta giorni, avrebbe potuto presentare un proprio progetto di adeguamento, in mancanza del quale, al termine del 31 dicembre 1999, l'autorizzazione sarebbe stata revocata. La società Mapa, per un verso, provvedeva a richiedere l'annullamento del provvedimento, per altro verso presentava ad ogni buon conto il progetto di adeguamento. Con atto 3 giugno 1999 n. 4947, veniva comunicata alla ricorrente la sospensione della pratica, stante la necessità di acquisire alcuni pareri. Successivamente, con ordinanza 51153/99, anziché provvedere sul progetto di adeguamento, il Comune di Caserta prorogava la data di eliminazione degli impianti per incompatibilità territoriale al 30 giugno 2000. Avverso tale ultimo atto, la ricorrente ha proposto ricorso giurisdizionale, in pendenza del quale è stato emanato il provvedimento adottato, con il quale si è disposto l'annullamento degli atti precedenti, e si è data comunicazione dell'avvio del procedimento per la rimozione dell'impianto di carburante per incompatibilità territoriale. Avverso tale atto, la ricorrente propone i motivi già articolati con il precedente ricorso giurisdizionale pagg. 3-12 , ed inoltre i seguenti motivi violazione articolo 97 Costituzione violazione articolo 7 legge 241/90 eccesso di potere per violazione e falsa applicazione dei principi generali in materia di annullamento di ufficio difetto di motivazione sviamento ciò in quanto il provvedimento è stato assunto senza previa comunicazione di avvio del procedimento e senza alcuna motivazione, con l'unico scopo di eliminare atti per i quali è pendente giudizio, e ciò al solo fine di avviare il procedimento della sua riedizione . Il tutto si risolve dunque in una vessazione in danno del destinatario che ha già formulato le sue censure e non può né deve essere costretto dall'amministrazione, che gli cela le ragioni del disposto annullamento, a reiterare opposizioni ed impugnative . Si è costituito in giudizio il Comune di Caserta, che ha preliminarmente eccepito l'inammissibilità e/o improcedibilità del ricorso per carenza di interesse, avendo il provvedimento di annullamento eliminato atti sfavorevoli alla ricorrente, concludendo in ogni caso per il rigetto del ricorso. Con ordinanza 4437/00, questo Tribunale ha rigettato la domanda di misure cautelari. 2. Con successivo ricorso, notificato in data 29-30 novembre 2000, depositato in data 20 dicembre 2000, la società ricorrente impugna il provvedimento n. 39046/2000, con il quale, accertata l'incompatibilità territoriale, viene ordinata la rimozione dell'impianto entro 20 gg. e revocata l'autorizzazione all'esercizio. Vengono proposti i seguenti motivi di ricorso violazione e falsa applicazione legge regionale 27/1994 eccesso di potere per falsa applicazione della delibera del Consiglio Comunale di Caserta 11/2000 difetto assoluto di presupposti difetto di istruttoria omesso esame di circostanze di assoluto rilievo difetto di motivazione sviamento ciò in quanto l'amministrazione non ha tenuto in alcun conto il programma di adeguamento presentato e che dimostra l'inesistenza di incompatibilità territoriali né l'atto è assistito da motivazione, e, in particolare, l'affermazione secondo la quale mancherebbe il requisito della larghezza di mt. 1,50 sufficiente a ricovero e al carico di carburante dal ciglio della strada non tiene ancora una volta in alcun conto il programma di adeguamento, che risolve tale problema violazione articoli 3, 41, 97 Costituzione D.Lgs 32/1998 legge 241/90 eccesso di potere per istruttoria errata, lacunosa e incompleta contrasto con i precedenti contraddittorietà tra i presupposti di fatto e l'atto adottato, stante la compressione di una attività economica liberamente esercitabile sulla base di autorizzazione, senza previa verifica del piano di adeguamento presentato violazione articoli 1 e 7 legge 241/90 articoli 2 e 3, comma 2, D.Lgs 32/1998 difetto di contraddittorio difetto di presupposti illogicità ingiustizia manifesta poiché il provvedimento è stato adottato senza la previa comunicazione all'interessata della delibera n. 11/2000 del Consiglio comunale. 3. Con ulteriore ricorso, notificato in data 20-22 dicembre 2000, depositato il successivo 29 dicembre, la ricorrente impugna l'atto n. 045761/2000 con il quale la si informa che, qualora alla data del 17 dicembre 2000 la ditta non avesse già provveduto, si sarebbe proceduto in via coattiva all'eliminazione dell'impianto e al ripristino dello stato dei luoghi. Avverso tale ulteriore provvedimento, vengono proposti i medesimi motivi di ricorso già proposti avverso il provvedimento n. 39046/2000, stante la sua illegittimità derivata. Anche in relazione agli ulteriori ricorsi per motivi aggiunti, il Comune di Caserta ha concluso richiedendone il rigetto. Con ordinanza 110/01, questo Tribunale ha accolto la domanda di misure cautelari. All'odierna udienza, la causa è stata riservata in decisione. Diritto 4. Il primo ed il secondo ricorso per motivi aggiunti sono fondati e devono essere, pertanto, accolti. Come risulta dalla esposizione in fatto, la vicenda che ha dato spunto alla proposizione dei tre ricorsi oggetto della presente decisione, trae origine dalla adozione, nei confronti della società ricorrente, di un provvedimento ordinanza 31379/99, con il quale, per un verso, si disponeva l'eliminazione dell'impianto di carburanti per altro verso, si invitava la ditta titolare dell'impianto a presentare un programma di adeguamento ancorché l'ordinanza non sia presente in atti, il contenuto della medesima non è contestato . Orbene, ancorché la società ricorrente abbia presentato tale programma, l'amministrazione comunale non ne ha tenuto alcun conto, sia quando ha adottato il provvedimento di annullamento dei precedeti provvedimenti di eliminazione dell'impianto e di proroga del termine fissato per detta eliminazione provv. 24 luglio 2000 n. 27918, oggetto del ricorso introduttivo , sia allorché ha adottato i nuovi e successivi provvedimenti di eliminazione dell'impianto e di esecuzione coattiva della rimozione provv. 27 ottobre 2000 n. 39046 e 13 dicembre 2000 n. 045761, oggetto dei due successivi ricorsi per motivi aggiunti . Tale omessa valutazione, da parte dell'amministrazione, rende illegittimi i provvedimenti adottati nn. 39046/2000 e 045761/2000 , in considerazione dei denunciati vizi di eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione. Ed infatti, il Comune di Caserta, a fronte di un programma di adeguamento dell'impianto di distribuzione carburanti peraltro, dallo stesso Comune sollecitato , non ne può disporre l'eliminazione senza tenere conto del citato programma, e, se del caso, motivare in ordine alla sua inidoneità a superare la contestata incompatibilità territoriale. Dalla omessa considerazione dell'atto proveniente dal privato, consegue una conformazione del potere discrezionale e del suo esercizio non completa e, corretta e, quindi, illegittima. Né vale osservare come nella memoria dell'amministrazione dep. in data 11 gennaio 2001 , che il programma di adeguamento era da intendersi come non presentato, in quanto afferente ad un diverso procedimento, sul quale ha inciso il provvedimento di annullamento pag. 2 , ovvero che lo stesso avrebbe dovuto essere ripresentato pag. 3 , ovvero ancora che l'omessa indicazione del medesimo avrebbe comportato l'impugnazione, con deduzione del motivo di ricorso, della comunicazione di avvio del nuovo procedimento, successivo all'esercizio del potere di autotutela. Ed infatti, preso atto che, sul piano oggettivo e concreto, resta la circostanza di un programma di adeguamento presentato su richiesta della stessa amministrazione e da questa non valutato, occorre osservare per un verso, che l'amministrazione aveva nella propria disponibilità un programma di adeguamento dell'impianto che avrebbe dovuto comunque valutare, al fine del miglior perseguimento dell'interesse pubblico, prima di disporre l'eliminazione dell'impianto medesimo per altro verso, che, a fronte di tale obiettiva circostanza, non può costituire impedimento alla valutazione il fatto che tale programma era stato presentato in un diverso procedimento, peraltro relativo alla medesima vicenda per altro verso ancora, che, comunque, l'amministrazione, come si evince dai principi generali in tema di azione amministrativa e dagli articoli 3 e 18 legge 241/90, deve tener conto, nell'esercizio del pubblico potere, di tutti gli elementi di fatto e di diritto inerenti il caso considerato. Per le ragioni esposte, devono essere accolti i due ricorsi per motivi aggiunti, con conseguente annullamento degli atti impugnati. L'accoglimento di tali ricorsi rende improcedibile per difetto di interesse il ricorso introduttivo proposto avverso il più volte citato provvedimento di annullamento, e ciò indipendentemente da ogni disamina della sua eventuale inammissibilità come eccepito dal Comune di Caserta . Infine, non può trovare accoglimento la domanda di risarcimento del danno, semplicemente proposta in epigrafe dei ricorsi, ma non articolata e quantificata. Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo. PQM Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Sezione terza, definitivamente pronunciando sui ricorsi proposti da Mapa Sas di Sacco Rosa e c. n. 9203/2000 r.g. dichiara improcedibile il ricorso introduttivo accoglie i ricorsi per motivi aggiunti e, per l'effetto, annulla gli atti impugnati condanna il Comune di Caserta al pagamento, in favore della ricorrente, delle spese, diritti ed onorari di giudizio, che liquida in complessivi euro 1500,00 millecinquecento/00 .