Affidamento condiviso, le (acquisite) competenze del tribunale ordinario

di Giada Briziarelli

A circa tre mesi dall'entrata in vigore della legge 54/2006 sull'affidamento condiviso, molte sono le perplessità sull'applicazione pratica e sulla mancanza di chiarezza di alcune norme che iniziano, quindi, ad essere interpretate sia dalla giurisprudenza che dalla dottrina spesso in modo contraddittorio. Qui di seguito l'avvocato Giada Briziarelli il cui commento può essere letto anche in D& G n. 23/2006 p. 39 - distaccandosi dall'orientamento maggioritario della dottrina v. per esempio Dosi Le nuove norme sull'affidamento e sul mantenimento dei figli e il nuovo processo di separazione e divozio , nel supplemento allegato a D& G n. 23/2006 oppure nel n. 6/2006 p. 100 - è favorevole all'interpretazione estensiva che il tribunale per i minorenni di Milano con il decreto del 12 maggio 2006, pubblicato sia on line il 18 maggio scorso e sia in D& G n. 23/2006 a p. 43 dà all'articolo 4 comma 2 della legge 54/2006, spostando al Tribunale ordinario anche la competenza a decidere sull'affidamento e sul diritto di visita dei minori di genitori non coniugati. Di diverso avviso è invece il tribunale per i minorenni di Bologna decreto del 26 aprile 2006 qui pubblicato tra i documenti correlati che conferma la sua competenza a decidere sulle norme introdotte dalla nuova legge sull'affidamento condiviso. Altri dubbi che possono essere consultati in D& G n. 23/2006 vengono affrontati dal magistrato Rita Russo in merito all'audizione del minore e agli accordi dei genitori v. p. 108 , dall'avvocato Maria Luisa Missiaggia, sulle novità introdotte in merito al mantenimento dei figli v. p. 112 e dalla professoressa Maria Grazia Scacchetti con lo Speciale Separazione e famiglie ricomposte p. 61. di Giada Briziarelli Il tribunale per i minorenni di Milano decreto 12 maggio 2006 pubblicato sia on line il 18 maggio scorso e sia in D& G n. 23/2006 a p. 43 , facendo sfoggio di una raffinata argomentazione giuridica, connota di significato il silenzio del legislatore dell'affidamento condiviso legge 54/2006 in merito alla mancata espressa abrogazione degli articoli 317bis Cc e 38 disp. att. Cc ed interpreta il nuovo articolo 4 comma 2 legge 54/2006, optando per la piena applicabilità anche ai figli naturali degli istituti sostanziali e processuali introdotti ex novo. Dalla lettura del decisum emerge in modo incontrovertibile come, anche nella risoluzione dell'eccezione sollevata, l'interesse del minore divenga il filo di Arianna che consente di fugare ogni dubbio al fine di garantire l'effettiva parificazione tra figli legittimi e naturali e, per l'effetto, la piena tutela di ciascun minore, a prescindere dal nucleo familiare di appartenenza. Peraltro, il foro milanese riprende un dialogo già aperto, sul tema, dalla stessa Camera penale minorile di Milano che, con comunicato stampa del 26 gennaio 2006 - all'alba, quindi, dell'approvazione del testo normativo - auspicava l'unificazione delle competenze in materia di minori e famiglia, mediante l'istituzione di un Tribunale della persona e della famiglia. IL FATTO Il 16 marzo 2006 - data di entrata in vigore della riforma sull'affido condiviso - la Sig.ra XX adiva il tribunale per i minorenni di Milano, al fine di vedersi riconosciuto l'affidamento esclusivo del figlio minore, stante il venir meno del rapporto di convivenza more uxorio, con conseguente domanda di statuizione circa le modalità di visita del padre, Sig. YY, e fissazione di un assegno di mantenimento a carico di quest'ultimo ed in favore del minore, con condanna di controparte al pagamento di spese - competenze - onorari di giudizio, in caso di opposizione. All'atto della costituzione in giudizio, il padre eccepiva l'incompetenza funzionale dell'organo giurisdizionale adito, stante l'entrata in vigore in data 16 marzo 2006 della legge 54/2006, ed in via subordinata, nel caso in cui il tribunale per i minorenni di Milano avesse ritenuto l'infondatezza della questione di rito sollevata, chiedeva il rigetto della domanda di affidamento esclusivo, per insussistenza dei presupposti e carenza di adeguata motivazione, a mente dei novellati articoli 155 e 155bis Cc, ritenendo, in ogni caso, l'incompetenza funzionale dell'organo giudicante, ai fini della domanda di carattere economico. Anche il Pm chiedeva la declaratoria di incompetenza funzionale del tribunale per i minorenni di Milano che, con decreto del 12 maggio 2006, accoglieva l'eccezione sollevata. L'INTERESSE DEL MINORE ALLA LUCE DEI PRINCIPI DELLA LEGGE 54/2006 Dall'esame del neo-istituito dell'affidamento condiviso dei figli s'evince con forza evidente come l'espressione interesse del minore riecheggi costante in quasi tutte le disposizioni normative ivi disciplinate, con conseguente elezione della stessa a termine di raffronto valutativo ed interpretativo dell'intero elaborato di legge. Il concentrare l'attenzione sull'essenziale parametro indicato, lungi dal costituire un vuoto e scontato argomento di retorica, deve, piuttosto, costituire lo stimolo per una lettura orientata della novella de qua, in palese conformità con lo stesso spirito innovatore della riforma. A conferma di ciò, è sufficiente considerare che la nuova legge mutua principi e diritti già consacrati in preminenti testi internazionali tutelanti i diritti dei fanciulli in particolare, la Convenzione di New York del 28 novembre 1989 e quella europea di Strasburgo del 25 gennaio 1996 - rese esecutive rispettivamente con leggi 176/91 e 77/2003 - ove, fra gli altri, si sanciscono i diritti del minore alla bigenitorialità e quello di essere ascoltato nei procedimenti che vedono il suo diretto coinvolgimento. Ecco, allora, come l'interesse del minore assurge a perno intorno al quale è reso possibile il concreto adeguamento dell'assetto stesso dell'ordinamento giuridico, al fine di attribuire ad entrambi i genitori una pari responsabilità educativa ed una concreta possibilità di convivenza con i figli. Quindi, sulla scia del diktat costituzionale di cui all'articolo 30, la legge 54/2006 si pone come attuazione effettiva dello stesso, consentendo il recupero pieno della potestà genitoriale il soggetto non affidatario, cui sinora, a mente delle disposizioni di cui al vecchio articolo 155 comma 3 Cc e 317bis comma 3 Cc, era relegata una mera funzione di controllo e di vigilanza nei confronti del figlio, con correlativo dovere di mantenimento, assume, in virtù del novellato articolo 155 Cc, l'obbligo di cura, istruzione ed educazione della prole, sia essa legittima o naturale. Ciò è possibile, solo grazie all'altro principio cardine, sancito dalla riforma, cioè l'attribuzione dell'esercizio pieno della potestà, in capo ad entrambi i genitori. Partendo da siffatti capisaldi, il testo legislativo si dipana, quindi, in una serie di dettagliate disposizioni innovative, circa l'assegnazione della casa familiare - da stabilirsi sempre tenendo in preminente considerazione l'interesse dei figli - il mantenimento dei figli maggiorenni e quelli maggiorenni portatori di handicap grave ex articolo 3, comma 3 legge 104/1992, l'ampliamento dei poteri istruttori del giudice, con facoltà di disporre, come già ricordato, l'audizione del minore. La novellazione al codice di procedura civile comporta l'introduzione di un mezzo impugnatorio avverso i provvedimenti presidenziali e quelli emessi dal giudice istruttore in corso di causa, oltreché una nuova norma volta a dirimere le controversie insorte tra i genitori circa l'esercizio della potestà e le modalità d'affidamento, con assunzione di provvedimenti da parte del giudice in caso di riscontro di gravi inadempienze e atti pregiudizievoli al minore e previsione di un risarcimento dei danni in favore della prole o dell'altro genitore. A conferire maggior forza coercitiva agli obblighi di natura economica, si aggiunge l'applicazione del dettato penale di cui all'articolo 570 Cp, per effetto del richiamo all'articolo 12sexies, della legge 898/1970. L'articolo 4 conclude l'articolato legislativo con una doverosa disciplina transitoria, seguita dalla previsione dell'espressa applicabilità delle nuove norme anche in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, nonché ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati disposizione quest'ultima oggetto di controversa interpretazione, affrontata nella decisione in commento. IL NODO DELLA QUESTIONE Le difficoltà che oggi l'operatore giudiziario si trova obbligato ad affrontare derivano, proprio, dall'interpretazione ed applicazione dell'articolo 4 comma 2 legge 54/2006 posto che lo stesso omette ogni chiarimento circa quali norme sostanziali e/o processuali realmente estendere disinteressandosi, peraltro, di abrogare le disposizioni vigenti incompatibili con il nuovo testo di legge. Giova sul punto ricordare come il titolo IX del codice civile predisponga le regole di esercizio della potestà agli articolo 316 e 317 Cc per i genitori coniugati e all'articolo 317bis Cc per i non coniugati con l'individuazione dell'autorità giudiziaria competente per entrambe le ipotesi nel Tribunale per i minorenni. Nel caso in cui l'intervento dell'autorità sia diversamente determinato da una domanda di separazione o divorzio la competenza a decidere in ordine all'esercizio della potestà sui figli spetta, invece, ex articolo 317 Cc al tribunale ordinario. Unica, invece, rimaneva la norma di riferimento per i figli naturali e cioè l'articolo 317bis Cc il cui secondo comma prevedeva l'ipotesi di intervento dell'autorità giudiziaria nelle decisioni relative all'attribuzione della potestà. In quest'ultima ipotesi il Tribunale per i minorenni adito da uno dei due genitori aveva gli stessi poteri riconosciuti in caso di separazione e divorzio al Tribunale ordinario, tranne che per gli aspetti relativi al mantenimento ed alla assegnazione della casa familiare che, non trovando disciplina nell'articolo 317bis Cc, seguivano le regole di cui al combinato disposto degli articoli 261 e 148 Cc. Invero, sul punto doveva inserirsi l'applicazione dell'articolo 38 disp. att. Cc che estende ancora oggi al Tribunale ordinario la competenza in tutti quei casi in cui non sia espressamente prevista quella di altra autorità giudiziaria. In conclusione, il genitore non coniugato che voleva discostarsi dalle regole dettate dall'articolo 317bis Cc doveva adire il Tribunale dei minorenni per ottenere un provvedimento idoneo a regolare la potestà sul figlio e l'autorità ordinaria per i provvedimenti patrimoniali. Proprio su tale contesto si inserisce la nuova normativa e, soprattutto, l'articolo 4 comma 2 che intende estendere la riforma approvata anche ai procedimenti relativi ai figli di genitori conviventi. Dal punto di vista sostanziale sembra superato, ormai, ogni dubbio posto che risulta unanimemente condiviso come la legge 54/2006 abbia voluto prevedere l'applicazione dei nuovi articoli 155 e ss anche ai figli naturali con la conseguente abrogazione implicita dell'articolo 317bis Cc relativamente al caso di intervento dell'autorità su istanza dei genitori. La normativa applicabile oggi è divenuta, perciò, unica ed una sola deve, dunque, essere la autorità competente in materia. Da qui la difficoltà di comprendere a quale Tribunale attribuire tutte le decisioni relative all'affidamento e mantenimento del minore figlio di genitori non coniugati posto che al riguardo il legislatore nulla ha specificato. È, perciò, evidente la volontà di economia processuale e, dunque, contestualità di diverse decisioni in capo ad un unico giudice, ma non appare, poi, altrettanto trasparente l'individuazione dell'autorità cui doversi rivolgere dall'entrata in vigore della novella. Si ricorda nuovamente come l'articolo in esame preveda l'applicazione delle disposizioni contenute nella legge 54/2006 anche ai procedimenti relativi a figli di genitori non coniugati ma non dica se questo riguardi le sole norme sostanziali articoli 155 e ss Cc od anche quelle processuali modifiche agli articoli 706 e ss Cpc . Proprio qui verte il nodo della vicenda poiché in base a tale interpretazione la competenza in materia rimarrà tutta del Tribunale dei minorenni oppure verrà trasferita integralmente all'autorità ordinaria. Già si è scritto e detto molto al riguardo e, soprattutto già sono stati pronunciati i primi e contrastanti provvedimenti di merito. Dunque, l'alternativa è quella di attribuire l'ampia competenza al Tribunale per i minorenni ovvero all'autorità ordinaria. Gran parte della dottrina C. Padalino in www.minoriefamiglia.it, G. Dosi in D& G numero /2006 p. 100 e nel supplemento allegato a D& G n. 23/2006 Le nuove norme sull'affidamento e sul mantenimento dei figli e il nuovo processo di separazione e divozio e della giurisprudenza di merito Tribunale per i minorenni di Bologna decreto 26 aprile 2006 qui pubblicato tra i documenti correlati e Tribunale per i minorenni di Trento, decreto 11 aprile 2006 Pres. Ed Est. Spina in www.affidamentocondiviso.it si è orientata nel primo senso cioè di lasciare la competenza in materia al Tribunale per i minorenni riportando quale primo argomento a favore di tale tesi la mancata abrogazione o modificazione dell'articolo 38 disp. att. Cc proprio nella parte in cui richiama l'articolo 317bis Cc tra le ipotesi attribuite al giudice speciale ritenendo, perciò, la nuova disciplina sostanziale assorbita da questa ultima norma. I sostenitori di tale interpretazione rintracciano, poi, un ulteriore elemento a sostegno della loro teoria dal dato testuale dell'articolo 4 comma 2 là dove non parla in generale di applicazione delle disposizioni di legge ai figli naturali bensì ai procedimenti di figli di genitori non coniugati come a voler significare che la nuova disciplina sostanziale debba trovare spazio anche nelle procedure già pendenti. Se, invero, il legislatore avesse voluto realmente estendere l'applicazione di tutta la riforma avrebbe utilizzato unicamente la dicitura ai figli di genitori coniugati omettendo la parola procedimenti. In definitiva secondo tale orientamento verrebbe ad oggi applicata a tali tipi di giudizi la sola riforma degli articoli 155 e ss Cc ed, in attesa di una futura ed eventuale modifica al processo minorile, ci si potrà aspettare di estendere anche le norme di natura processuale di cui agli articoli 706 e seguenti Cc. Chi è, invece, di diverso avviso ritiene che la legge 54/2006 abbia voluto equiparare in tutto e per tutto i procedimenti di figli legittimi a quelli dei figli naturali così da trasferire la competenza in materia di affidamento e mantenimento integralmente all'autorità giudiziaria ordinaria. Questa parte di dottrina ritiene pregnante il richiamo generico operato dalla normativa a tutte le disposizioni sostanziali e processuali interpretando, dunque, in modo estensivo e positivo la volontà del legislatore. Questa linea di pensiero evidenzia, peraltro, come nel testo di legge il riferimento generale all'applicazione di tutte le disposizioni non sia seguito neanche da una dicitura del tipo in quanto compatibili . Le giustificazioni poste a fondamento di questa seconda interpretazione partono motivando proprio dalla mancata abrogazione dell'articolo 38 disp. att. Cc. Si dice, infatti, che, rimanendo in vigore l'articolo 317bis per le ipotesi diverse da quelle in cui interviene il giudice su istanza dei genitori, altrettanto deve dirsi per l'articolo 38 disp. att. Cc che continuerà a disciplinare tutte le ipotesi residue di intervento dell'autorità giudiziaria esempio contrasti dei genitori in assenza di un provvedimento di regolamentazione della potestà . Va, inoltre, ricordato come l'articolo 38 disp. att. Cc debba indicare dettagliatamente i casi per i quali vige la competenza di un'autorità diversa dall'ordinaria, ma il legislatore non ha inteso aggiungervi i nuovi articoli 155 e ss. Cc manifestando, così, la volontà di non estendere tale competenza al Tribunale per i minorenni. Circa, poi, l'utilizzo nella norma di legge della parola procedimenti di figli di genitori non coniugati si dice, invero, che l'unica motivazione sta nel fatto che la novella ha individuato molteplici nuovi e distinti procedimenti per esempio separazione coniugi, opposizioni all'affidamento condiviso eccetera e che a questa circostanza si sia voluto riferire il legislatore senza voler intendere altro. L'unica e sola verità, dunque, appare il testo di legge che, richiamando tutte le disposizioni, vuole l'estensione integrale della riforma e, dunque, la necessaria applicazione anche delle norme di cui agli articoli 706 e seguenti Cc. Non si comprenderebbe, dunque, come poter lasciare la competenza al Tribunale dei minorenni considerata l'impossibilità di adattare la procedura prevista dalla legge 54 ad un procedimento che, ex articolo 38 disp. att. Cc, deve svolgersi in camera di consiglio sentito il pubblico ministero. Elemento ulteriore su cui fondare sempre tale assunto appare, poi, individuabile anche nell'articolo 708 comma 4 Cpc che prevede l'impugnabilità dei provvedimenti provvisori dinanzi la Corte d'appello senza alcun riferimento alla sezione per i minorenni. Da ultimo, infine, deve anche ricordarsi l'ulteriore riforma circa la competenza per i procedimenti ex articoli 155 e seguenti Cc e 710 Cpc che ora spetta la Tribunale del luogo di residenza del minore che non può che essere il Tribunale ordinario posto che tali procedure non vengono richiamate dall'articolo 38 disp. att. Cc. CONCLUSIONI Nel contesto appena riprodotto il decreto del tribunale per i minorenni di Milano ha chiaramente abbracciato un'interpretazione globale ed estensiva della legge 54/2006 ritenendo di dover applicare ai procedimenti di figli di genitori non coniugati tutta la nuova riforma e, dunque, anche le norme processuali determinando così uno spostamento integrale di competenza a vantaggio del Tribunale ordinario. Certo è che il richiamo operato dall'articolo 4 comma 2 , in effetti, non può che definirsi generale. La norma è chiara al riguardo nel dire si applicano le disposizioni della presente legge ed appare troppo riduttivo credere ad un'erronea o poco precisa redazione del testo di legge o, piuttosto, ritenerlo oggi applicabile parzialmente solo gli articoli 155 e ss Cc ed integralmente in un futuro incerto in seguito ad un'eventuale riforma del processo minorile . Deve piuttosto cercarsi di introdurre tale norma in un contesto più generale ed organico che abbia riguardo alle necessità di uguaglianza tra genitori coniugati e non, figli legittimi e naturali, coerenza nelle decisioni ed economia processuale. In tale ottica, non si può che ritenere assolutamente fondata la decisione presa dal tribunale dei minorenni di Milano che, in applicazione della legge 54/2006 ha dichiarato la propria incompetenza a decidere circa l'affidamento di un minore figlio di genitori non coniugati. Tutto ciò in ossequio alla manifesta volontà del legislatore. Di non poco conto, al riguardo, risulta l'intervento dell'onorevole Maurizio Paniz, relatore alla Camera dei deputati seduta 600 del 10 marzo 2005 p. 6 là dove proprio a proposito dell'estensione di tutta la normativa ai genitori non coniugati ha espressamente detto in tal modo si rende molto più precisa la normativa del settore, e, soprattutto, si evitano le lungaggini tipiche dell'intervento dei tribunali per i minorenni i quali agiscono con una lentezza statisticamente molto più consistente rispetto a quella dei tribunali ordinari, già di per sé non sempre velocissima . Con l'individuazione di un solo Tribunale competente si eviteranno così tutte quelle differenze che sono esistite sino ad oggi tra genitori non coniugati costretti a dividersi tra due autorità con tempi e costi doppi rispetto ai genitori sposati. Riconosciuta, poi, l'unica competenza in capo all'autorità ordinaria si abbandonerà quel continuo doversi spostare presso i Tribunali distrettuali con ulteriore dispendio di risorse nel caso di figli naturali e non di legittimi. L'unica completa e logica applicazione dell'articolo 4 comma 2 non può che essere quella di riconoscere la competenza al Tribunale ordinario così da parificare definitivamente dal punto di vista sostanziale e processuale i procedimenti in materia di filiazione naturale e legittima. Il trasferimento di tali giudizi al giudice ordinario non pregiudicherà il minore in termini di garanzia e serenità nelle decisioni posto che tale organo giudicante si è da sempre occupato di tali vicende nei confronti dei figli legittimi. Il Tribunale per i minorenni continuerà, comunque, ad occuparsi ex articolo 317bis Cc delle ipotesi diverse da quelle indicate dagli articoli 155 e seguenti Cc. Nessun problema poi sorgerà intorno alla disciplina transitoria considerato che, da una corretta lettura dell'articolo 5 Cpc, giurisdizione e competenza si determinano con riguardo alla legge vigente al momento di proposizione della domanda così i procedimenti già pendenti seguiranno la vecchia procedura, ma applicheranno la nuova normativa sostanziale. Ragionando al contrario non si comprenderebbe in alcun modo la formula utilizzata all'articolo 4 comma 2 se non ritenendo la norma davvero imprecisa ed equivoca e riconoscendo al legislatore la mancanza di non aver modificato l'articolo 38 disp. att. Cc là dove non ha pensato di inserire tra le ipotesi di rinvio a giudici diversi quelle di cui agli articoli 155 e seguenti. Se la volontà della nuova disciplina è, dunque, quella di accelerare le procedure, eguagliare le posizioni tra figli naturali e legittimi da ogni punto di vista e dare una certa omogeneità e coerenza alle decisioni adottate in materia di affidamento, l'unica interpretazione valida è proprio quella seguita dal tribunale per i minorenni di Milano con decreto 12 maggio 2006. Restando, però, un contrasto dottrinale e giurisprudenziale l'unica alternativa auspicabile appare quella di un intervento interpretativo della Corte costituzionale, sempre che la magistratura ritenga di doverla interpellare! * Avvocato

Tribunale per i minorenni dell'Emilia Romagna - decreto 3-26 aprile 2006 Presidente e relatore Magagnoli Visti gli atti relativi alla minore B. M., figlia di G. e G. M., ed il ricorso del padre ex articolo 317bis Cc visto e richiamato in particolare il decreto urgente in data 8-18 novembre 2004 con il quale si è disposta la regolamentazione provvisoria e progressiva dei rapporti fra la bambina ed il padre, sotto la vigilanza del servizio sociale del luogo di residenza del minore incaricato di dirimere eventuali controversie fra i genitori in ordine ai dettagli di detta regolamentazione provvisoria, di avviarli ad un percorso di mediazione familiare, fornire loro sostegno e suggerimenti in relazione alla comunicazione alla figlia della loro realtà separativa e riferire ulteriormente rilevato che sulla base di quanto riferito dal servizio sociale incaricato della vigilanza risulta che la bambina si è adattata bene al regime del fine settimana alternati e Milano presso il padre, il quale si mostra adeguato nei suoi confronti la piccola risulta in sintonia affettiva con entrambi i genitori fra costoro sussiste però tuttora una certa tensione la madre sembra mostrare una certa rigidità nonostante le affermazioni ed anche le dimostrazioni di buona volontà nel collaborare il percorso di mediazione iniziato fra i genitori è stato invero sospeso in quanto infruttuoso non vi è quindi che da sperare che lo stemperarsi, col decorso del tempo, delle emozioni relative al pregresso rapporto di coppia porti con sé anche un rasserenarsi delle comunicazioni e degli atteggiamenti reciproci dei genitori in relazione alla figlia ritenuto che considerato che la bambina ha già cinque anni compiuti ed è abituata a pernottare con il padre si ritiene che i tempi siano maturi per definire il procedimento con una regolamentazione completa del rapporto padre-figlia a monte di ciò vi è da definire il tema dell'affidamento della minore fermo restando che essa vive la maggior parte del suo tempo con la madre, si ritiene adeguato disporre l'affidamento condiviso tra i genitori mediante l'esercizio della potestà da parte di entrambi i suddetti che dovranno assumere di comune accordo le decisioni di maggiore interesse che riguardano la figlia relativamente all'istruzione, all'educazione ed alla salute tenendo conto dei suoi bisogni, delle sue capacità nonché delle sue inclinazioni naturali ed aspirazioni ciascuno dei genitori eserciterà invece la potestà separatamente nelle questioni di ordinaria amministrazione quando avrà la figlia con sé attraverso questa via i genitori dovendo confrontarsi sulle scelte più importanti che riguardano la figlia non potranno evitare di dialogare e si auspica che apprendano a farlo il più presto possibile, se necessario con l'aiuto di specialisti tenuto conto delle difficoltà che potrebbero ancora presentarsi nel portare a regime stabile quanto disposto si reputa opportuno mantenere in capo al servizio sociale ancora per un anno i compiti di vigilanza già conferitigli PQM Visto l'articolo 317bis Cc, sentito il Pm decidendo in via definitiva Dispone L'affidamento condiviso della minore da parte dei genitori, con collocamento principale della stessa presso la madre i genitori dovranno assumere di comune accordo le decisioni di maggiore interesse che riguardano la figlia relativamente all'istruzione, all'educazione ed alla salute tenendo conto dei suoi bisogni, delle sue capacità nonché delle sue inclinazioni naturali ed aspirazioni ciascuno dei genitori eserciterà invece la potestà separatamente nelle questioni di ordinaria amministrazione quando avrà la figlia con sé il padre potrà tenere con sé la figlia a fine settimana alternati dal venerdì pomeriggio all'uscita di scuola alla domenica sera alle ore 20, oltre a tre settimane anche non consecutive durante le vacanze scolastiche estive, in periodi da comunicare alla madre entro il 31 maggio di ogni anno, una settimana durante le vacanze scolastiche invernali alternando di anno in anno con la madre il periodo dal 23 al 30 dicembre con quello dal 31 dicembre al 6 gennaio, e le vacanze pasquali ad anni alterni Dispone Altresì la vigilanza per un anno da parte del servizio sociale del luogo di residenza della minore, il quale al termine di detto periodo, o anche prima in caso di necessità, riferirà al Pm presso questo tribunale qualora ravvisi nella condotta dei genitori elementi di pregiudizio per la minore. Visto l'articolo 741 Cpc dichiara il presente decreto immediatamente efficace. Si notifichi ai genitori, si comunichi al Comune di Bologna servizio sociale minori ed al Pm in sede.