I contributi da calcolare quando il contratto è nullo

Se il rapporto è a tempo parziale ma senza forma scritta si applica come base di riferimento il regime ordinario del minimale giornaliero

In caso di contratto di lavoro a tempo parziale nullo perché privo della forma scritta richiesta dall'articolo 5 legge 863/84 ratione temporis vigente, ma che abbia avuto esecuzione ex articolo 2126 Cc, la misura della contribuzione dovuta va determinata applicando l'ordinario regime del minimale giornaliero e prescindendo quindi dal numero di ore in concreto lavorate, non potendosi invece applicare il regime agevolato del minimale orario di cui all'articolo 5 legge 863/84, che è previsto per il solo lavoro a tempo parziale e non è analogicamente applicabile al lavoro di fatto ex articolo 2126 Cc.

Tribunale di Ivrea - sentenza 12 ottobre 2006, n. 119 Giudice Molini - Ricorrente Tangi Svolgimento del processo Con ricorso depositato il 28 maggio 2002 e poi ritualmente notificato unitamente al decreto di fissazione udienza, Angela Michelina Tangi proponeva opposizione avverso la cartella esattoriale meglio indicata in dispositivo ed emessa nei suoi confronti in qualità di titolare della ditta Ditta Individuale Estetica Angela. Esponeva la ricorrente che la cartella era stata emessa da Uniriscossioni sulla base del verbale di accertamento ispettivo Inps n. 934541 del 22 dicembre 1999, ove si contestava la mancata contribuzione del datore di lavoro relativamente alla posizione di tal Serena Interrante, e si indicava la stessa quale lavoratrice subordinata alle dipendenze della Ditta Individuale nel periodo gennaio 1997-giugno 1999 l'attività di lavoro della Interrante in precedenza prestato, infatti, doveva essere ricondotta a favore di un datore di lavoro avente la diversa denominazione giuridica di Dimensione Donna Snc di Tangi e Cibrario, ed era pertanto oggetto di un diverso accertamento ispettivo, di una diversa cartella esattoriale e di una diversa causa di opposizione . Pur non negando che la Interrante aveva lavorato alle sue dipendenze, parte opponente contestava però da un lato che il periodo nel quale l'attività di lavoro subordinato si era svolta coincidesse con quello indicato dal verbale ispettivo INPS, essendo in realtà inferiore di due mesi dall'altro lato, contestava altresì che l'orario di lavoro svolto fosse quello indicato dall'INPS, avendo in realtà la Interrante lavorato a tempo parziale per 27 ore settimanali. Per tali motivi, dovendo il debito contributivo essere riconteggiato, rassegnava le conclusioni in epigrafe trascritte. Con comparsa depositata il 2 dicembre 2002 si costituivano in giudizio INPS e SCCI, resistendo alla domanda ex adverso e chiedendone il rigetto, sul presupposto dell'esattezza delle conclusioni raggiunte nel verbale ispettivo circa l'attività di lavoro subordinato svolto dalla Interrante. In particolare, da un lato si deduceva che il rapporto di lavoro subordinato aveva avuto la durata indicata, dal gennaio 1997 al giugno 1999 dall'altro lato, si evidenziava che, non essendo il part time stato formalizzato in un contratto scritto, con ciò violando l'articolo 5 comma 2 Dl 726/84 convertito in legge 863/84, i contributi erano stati correttamente calcolati in base ad un imponibile previdenziale determinato non sul minimale orario previsto dalla norma citata, ma sul minimale giornaliero valevole per la generalità dei lavoratori a tempo pieno. Pur senza spiegare rituale costituzione in giudizio, la Uniriscossioni produceva documentazione relativa alla notifica della cartella per dimostrane la correttezza formale, deducendo la propria completa estraneità al merito della vicenda, essendo solo titolare dell'azione esecutiva. Chiedeva quindi la compensazione delle spese di lite. Disposta la sospensione della cartella impugnata ed esperito senza esito il tentativo di conciliazione da parte del precedente Giudice procedente, veniva iniziata l'istruzione della causa con l'audizione dei testi indicati dalle parti. Nominato nuovo Istruttore del fascicolo nel novembre 2004, questo Giudice dapprima completava l'audizione dei testi in precedenza ammessi, poi ordinava all'INPS di produrre nuovi conteggi sulla base di dati espressamente indicati in un'ordinanza resa all'udienza del 23 settembre 2005. All'udienza del 12 ottobre 2006, dopo la discussione della causa ad opera dei procuratori delle parti, questo Giudice decideva la controversia dando lettura del dispositivo che segue. Motivi della decisione a Come evidenziato in parte narrativa, non è contestato che Serena Interrante, in assenza di regolarizzazione, abbia lavorato alle dipendenze della ditta individuale Estetica Angela di Angela Michelina Tangi. Il contenzioso tra le parti riguarda quindi solo, in fatto, la precisa individuazione del periodo in cui tale lavoro è stato svolto, e, in diritto, l'imponibile sul quale calcolare la contribuzione previdenziale il tutto con evidenti diretti e necessitati riflessi in tema di conteggio della contribuzione dovuta e conseguentemente di scrutinio sulla correttezza della cartella opposta. b Ciò posto, per quanto concerne il periodo in cui la Interrante ha lavorato alle dipendenze della Tangi, alla stregua dei pacifici principi generali sull'onere della prova codificati dall'articolo 2697 Cc, spettava all'INPS dimostrare la correttezza delle risultanze ispettive, e cioè che la Interrante ha lavorato per la ditta individuale della Tangi per 30 mesi, dal gennaio 1997 al giugno 1999, e non già, come dedotto dalla opponente, nel minor periodo di 28 mesi dal 1/2/1997-31/5/1999 cfr. dichiarazioni rese in sede di accertamento ispettivo, all. 2 fascicolo di parte opposta . In realtà, pur se molti dei testi escussi hanno confermato quanto già pacifico tra le patri, id est che la Interrante ha lavorato nel centro estetico anche prima che il datore di lavoro divenisse la Tangi e sin da quando era la Dimensione Donna Snc, nessuno ha invece potuto confermare quando è iniziata e quando è terminata l'attività della Ditta Individuale Estetica Angela cfr. le deposizioni dei testi Borello, Azzalin, Cibrario Rossi, Verde, Baretto, Iania, Di Venere . Né può diversamente opinarsi sulla base del laconico inciso, utilizzato da INPS per fondare l'accertamento alla base della cartella opposta, della deposizione della teste Interrante, la quale ha riferito di avere lavorato dal 1993 al giugno 1999 , e quindi anche nel periodo gennaio 1997-giugno 1999. Invero, anche a volere prescindere, non essendo la questione stata sollevata dalla difesa delle parti, dall'incapacità a testimoniare della Interrante, per avere un interesse in causa ex articolo 246 Cpc che avrebbe potuto legittimare la partecipazione al giudizio, vertendosi sulla contribuzione relativa alla sua posizione pensionistica, la Interrante stessa ha certamente reso una deposizione non veritiera. Infatti, la teste ha dichiarato di avere lavorato tutti i giorni tranne lunedì e sabato pomeriggio , mentre la circostanza è fermamente smentita da tutti gli altri testi teste Borello conosco la signora Interrante Serena per averla vista un paio di volte in tutto nel periodo 1994-1999 teste Azzalin non ho mai visto la Interrante svolgere lavori nel tempo in cui io ero presente nel locale teste Cibrario. la Interrante non ricordo che venisse tutti i giorni teste Baretto non sempre, ma ogni tanto, ho visto la Interrante , con la conseguenza che ogni altro passaggio della sua deposizione va valutato con estrema cautela. Ne consegue che, se già può dubitarsi che la generica e laconica deposizione di avere lavorato dal 1993 al giugno 1999 possa essere probante del preciso periodo di lavoro svolto, laddove la contestazione riguarda pochi giorni nell'arco di un lungo arco temporale di diversi anni, certamente tale deposizione non è probante laddove sia resa da un teste inattendibile e non sia confermata da nessuno degli altri sette testi escussi. In ragione di ciò, non ritenendosi raggiunta la prova di quanto dedotto da INPS circa l'attività di lavoro prestata dal gennaio 1997 al giugno 1999, deve ritenersi che l'attività di lavoro stessa, come comunque confessato da parte convenuta, sia stata svolta nel periodo febbraio 1997-maggio 1999, e quindi sia durata 28 mesi, due in meno dei 30 dedotti da INPS. Sulla base di tale durata andrà quindi calcolato il debito contributivo di parte opponente. c Quanto poi all'imponibile previdenziale sul quale calcolare la contribuzione, parte opponente, esponendo che la Interrante ha lavorato a tempo parziale, sembra richiedere che esso sia determinato non sul minimale giornaliero valevole per la generalità dei lavoratori a tempo pieno, ma sul minimale orario di cui all'articolo 5 comma 2 Dl 726/84 convertito in legge 863/84, previsto proprio per i casi di lavoro a tempo parziale e più favorevole per il datore. Sul punto, si osserva che non è in discussione come il rapporto di lavoro part time intercorso tra il datore Tangi e la lavoratrice Interrante nel periodo febbraio 1997-maggio 1999, non sia stato previsto per iscritto. Ne consegue la nullità del contratto di lavoro, attesa la violazione dell'articolo 5 comma 5 legge 863/84, che prevede la forma scritta ad substantiam per la stipula di un contratto di lavoro part time ed atteso che non si applica alla fattispecie di causa l'articolo 2 D.Lgs 61/2000, il quale dispone che la forma scritta per la stipula del part time sia prevista solo ad probationem, posto che, in tutta evidenza, la norma non era all'epoca vigente e non ha effetto retroattivo. Ciò detto, osserva il Giudice che la giurisprudenza di legittimità ha sempre ritenuto che, in caso di contratto di lavoro a tempo parziale nullo perché privo della forma scritta richiesta dall'articolo 5 legge 863/84, ma che abbia avuto esecuzione ex articolo 2126 Cc, la misura della contribuzione dovuta va determinata applicando l'ordinario regime del minimale giornaliero e prescindendo quindi dal numero di ore in concreto lavorate, non potendosi invece applicare il regime agevolato del minimale orario di cui all'articolo 5 della citata legge 863/84, che è previsto per il solo lavoro a tempo parziale e non è analogicamente applicabile al lavoro di fatto ex articolo 2126 Cc Cassazione lavoro, 13445/99, 6097/02, 8492/03, 11805/03, 1589/04 . Tale posizione è stata smentita solo dall'unica ed isolata pronuncia di Cassazione 14692/99, la quale è stata poi superata da Cassazione, Su 12269/04, che ha ribadito la correttezza della tesi sopra esposta e composto un contrasto che, per la verità, in ragione dell'unicità della posizione di Cass. 14692/99 e della molteplicità delle pronunce di segno contrario, nemmeno poteva forse dirsi realmente esistente. Anche in tempi recentissimi e comunque successivi all'intervento delle Su, sia la Corte d'appello di Torino cfr. App. Torino n. 713/2005, App. Torino n. 1231/04 , sia la stessa sezione Lavoro della Corte di cassazione cfr. Cassazione lavoro, 17271/04 e 16670/04 , hanno nuovamente ribadito che, in caso di rapporto di lavoro part time non previsto per iscritto, il datore di lavoro è tenuto alla contribuzione sulla base del minimale giornaliero valevole per la generalità dei lavoratori a tempo pieno, non del minimale orario di cui all'articolo 5 comma 2 Dl 726/84 convertito in legge 863/84, previsto per i casi di lavoro a tempo parziale. Da tale insegnamento, del tutto consolidato giusto quanto sopra esposto e comunque da questo Giudice pienamente condiviso, il Tribunale non intende discostarsi. d Alla luce di tutto quanto sopra, tenuto conto che la contribuzione per la Interrante deve essere conteggiata con riferimento al periodo febbraio 1997-maggio 1999 sulla base del minimale giornaliero, deve calcolarsi in euro 16.647,00 l'importo complessivamente dovuto all'INPS, ed in particolare in euro 10.182,00 per somma capitale, euro 5.910,00 per sanzioni ex lege n. 388/2000 ed euro 555,00 per interessi di mora cfr. conteggio 6/3/2006 depositato da INPS, le cui conclusioni sono da accogliere in quanto frutto di risultanze analitiche ed immune da vizi, ed in quanto condivise dalla stessa parte opponente con la memoria 28/3/2006 . Conclusivamente, quindi, in parziale accoglimento della domanda di parte ricorrente, deve ridursi ad euro 16.647,00 l'importo della cartella opposta e relativo alla maggior somma di euro 26.606,51. Per quanto concerne infine le spese di lite, si osserva che la parziale soccombenza anche di INPS ed SCCI, che avevano richiesto di riconfermare la cartella opposta e relativa ad una somma molto maggiore di quella oggetto della presente condanna, nonché la correttezza del comportamento processuale di parte opponente, che non ha mai negato l'avvenuto svolgimento di attività professionale da parte della Interrante ma si è limitata, con successo, a contestarne la durata indicata in sede di accertamento ispettivo, integrano i giusti motivi di cui all'articolo 92 comma 2 Cpc per procedere all'integrale compensazione. PQM Il Tribunale di Ivrea in funzione di Giudice del Lavoro definitivamente pronunciando nella causa proposta da Tangi Michelina Angela nei conforti di INPS, SCCI ed Uniriscossioni, tramite ricorso depositato il 28/5/2002 nel contraddittorio tra le parti, respinta ogni altra domanda riduce l'importo della cartella di pagamento 110 2001 03683486 31 alla minor somma di euro 16.647,00 compensa integralmente tra le parti le spese di lite. 4