Anm fuori dall'anno giudiziario ma c'è chi vota no

Il comitato centrale delibera di non partecipare all'inaugurazione dopo la controriforma dell'ordinamento giudiziario. Unico contrario Mario Cicala è una legge dello Stato, espressione del Parlamento

La scelta dolorosa infine c'è stata. Sabato scorso, il Comitato direttivo dell'Associazione nazionale magistrati ha deliberato di non partecipare il prossimo 28 gennaio, all'inaugurazione dell'anno giudiziario nei distretti di Corte d'appello. I magistrati saranno invece presenti in Cassazione esclusivamente in ragione del doveroso rispetto per la presenza istituzionale del Capo dello Stato . Questo perché allo stato i magistrati hanno preso atto degli ulteriori passi fatti sulla controriforma dell'ordinamento giudiziario con l'approvazione da parte del Governo dei decreti delegati. I contenuti degli schemi presentati - dice il documento conclusivo del Cdc - per il parere alle Camere accentuano i profili di allarme che già derivano dalla legge delega, in quanto lungi da attenuare o da migliorare gli aspetti di più rilevante contrasto con i principi costituzionali e con le esigenze di funzionalità del servizio, aggiungono previsioni peggiorative del testo della legge delega . Sulla base di questi presupposti, il sindacato ha deciso, non per lo sciopero, ma comunque per una diserzione pesante con la stessa delibera si è deciso anche che il 26 gennaio, vale a dire il giorno prima dell'inaugurazione in Cassazione, saranno convocate assemblee in ogni distretto di corte d'Appello, con un invito rivolto agli esponenti dell'avvocatura, del mondo accademico e ai rappresentanti del personale amministrativo per una analisi della relazione del ministro al Parlamento sullo stato della Giustizia, per la denuncia delle situazioni di crisi di funzionalità nelle singole sedi, e per un confronto sugli interventi necessari per migliorare la funzionalità del servizio. Unica voce fuori dal coro, all'interno dell'Anm, quella di Mario Cicala, componente del Cdc, che ha votato la proposta di astensione dei magistrati alle cerimonie. La vita civile di un Paese - ha dichiarato Cicala - poggia sul rispetto reciproco delle istituzioni. La riforma dell'ordinamento giudiziario è ormai legge dello Stato e non è più espressione di una maggioranza, è espressione del Parlamento e quindi della sovranità popolare. La magistratura che giustamente chiede il rispetto delle proprie sentenze, deve accordare analogo rispetto agli atti del Parlamento, riconoscendo che una legge dello Stato costituisce quanto meno la indicazione alla soluzione di problemi largamente sentiti nel Paese e che occorre affrontare con spirito costruttivo .