Avvocato generale della Corte di Cassazione, concorso da rifare (in teoria)

Per essere valide le assegnazioni degli incarichi direttivi sono indispensabili motivazioni rigorose. Ma prima che la pronuncia diventi definitiva i contendenti potrebbero essere in pensione

Incarichi direttivi, attenzione alle valutazioni facili che non tengono conto della carriera del magistrato. Del resto, quando la comparazione è superficiale la bocciatura per il Csm è garantita. A chiarirlo è stata la prima sezione del Tar Lazio con la sentenza 12287/05 depositata lo scorso 24 novembre e qui leggibile nei documenti correlati . I giudici capitolini hanno accolto il ricorso di un magistrato Vincenzo Nardi che, per la seconda volta, si era visto soffiare il posto di avvocato generale della Corte di cassazione da un collega Raffaele Palmieri , nonostante le carte deponessero a suo favore. Ma andiamo con ordine. Il Pm già nel 2003 si era rivolto al Tar Lazio che con la sentenza 6358/03 aveva annullato la delibera del Consiglio superiore della magistratura, invitando l'organo di autogoverno a rinnovare la procedura concorsuale. Tuttavia, l'aspirante avvocato generale era stato nuovamente scavalcato dallo stesso collega, malgrado il suo curriculum non avesse nulla da invidiare a quello del concorrente. Resta, però, il fatto che l'ufficio di via Flaminia ha annullato nuovamente il concorso sostenendo che Palazzo dei Marescialli doveva dimostrare che la differenza tra i titoli di un candidato rispetto all'altro, con anzianità maggiore, era tale da giustificare l'attribuzione del posto all'altro magistrato. Tutto questo non solo non è avvenuto ma il Csm senza giustificare la sua scelta ha seguito lo stesso percorso logico e decisionale della prima valutazione. Inoltre, dati alla mano, la produttività del magistrato era più cospicua rispetto a quella del suo collega. Infine, non è stato neanche considerato il servizio maturato dal Pm presso l'Ispettorato generale che è equiparato all'attività requirente di merito. Troppe quindi le distrazioni di Palazzo dei Marescialli secondo il Tar che ora sarà costretto nuovamente a rinnovare il concorso. E questa volta si spera che le scelte siano motivate in modo tale da non incorrere in ulteriori censure. Tuttavia va detto che se il perdente impugnerà la decisione al Consiglio di Stato ipotesi scontata prima che la pronuncia diventi definitiva i due contendenti saranno andati in pensione. cri.cap

Tar Lazio - Sezione prima - sentenza 13 luglio-24 novembre 2005, n. 12287 Presidente de Lise - Relatore Panzironi Fatto Con ricorso, notificato il 5 aprile 2005, il dott. Vincenzo Nardi ha chiesto l'esecuzione del giudicato formatosi sulla sentenza 6358/03 del Tar Lazio, sezione I, che ha annullato la deliberazione del Csm del 24 luglio 2002 con cui è stato conferito il posto di Avvocato Generale presso la Procura Generale della Corte di cassazione al dott. Palmieri. Con la predetta sentenza 6358/03, il Tribunale annullava la designazione e nomina del dr. Raffaele Palmieri quale Avvocato Generale presso la Procura Generale della Corte di Cassazione, all'esito del procedimento che aveva visto quest'ultimo prevalere sul ricorrente. La sentenza veniva confermata dal Consiglio di Stato che, con la sentenza 3584/04, annullava definitivamente la procedura concorsuale per il conferimento del suddetto incarico direttivo, espletata nel luglio del 2002. A seguito della pronuncia del Consiglio di Stato e della successiva diffida a dare esecuzione al giudicato amministrativo, il Csm decideva il rinnovo della procedura concorsuale. Nella seduta del 14 ottobre 2004 la Quinta Commissione, esaminando i curricula professionali dei candidati in fascia - che ebbero a partecipare al concorso annullato - e valutandoli ora per allora, formulava due proposte di nomina una, di maggioranza, per il dott. Palmieri tre voti favorevoli ed una, di minoranza, per il dott. Nardi due voti favorevoli . Le due proposte, dopo il prescritto concerto da parte del ministro della Giustizia, venivano portate all'esame del Plenum del Csm che, nella seduta del 26 gennaio 2005, approvava a maggioranza, con tredici voti favorevoli, a fronte dei dieci espressi a favore del dott. Nardi, la proposta di nomina del dott. Palmieri. Il ricorrente ritiene che tale determinazione sia stata assunta in aperta elusione e violazione del giudicato e agisce quindi in sede di ottemperanza. Con diverso ricorso, notificato in pari data, ha, altresì, impugnato, in sede di giudizio generale di legittimità, la delibera del 26 gennaio 2005, nonché tutti gli atti ad essa presupposti, connessi e consequenziali. L'istante propone i seguenti motivi di diritto -Violazione e falsa applicazione dell'articolo 97 Costituzione e dei principi in tema di procedure concorsuali. -Violazione dell'articolo 3 della legge 241/90. -Elusione di giudicato. - Eccesso di potere erroneità sui presupposti - illogicità, incoerenza, contraddittorietà - difetto di istruttoria - ingiustizia manifesta - sviamento . Ad avviso del ricorrente, il Consiglio Superiore della Magistratura, nella valutazione individuale e comparativa dei candidati, ha realizzato un' elusione del giudicato del Consiglio di Stato. In tale decisione il giudice amministrativo aveva ritenuto che il conferimento, con la deliberazione annullata, al dott. Palmieri del posto messo a concorso, rispetto alla posizione rispettiva dei due medesimi magistrati nella valutazione precedente recante la designazione del dott. Siniscalchi, non trovava spiegazione in eventi nuovi verificatisi nel lasso di tempo intercorso tra le due deliberazioni successive del Csm pertanto il Consiglio doveva necessariamente effettuare la rivalutazione preferendo il dott. Nardi al dott. Palmieri. Il Csm avrebbe, invece, illegittimamente deliberato, ritenendo sufficiente ampliare la motivazione a favore del dott. Palmieri, mentre, invece, si trattava di prendere atto dell'insussistenza di nuovi elementi di giudizio sopravvenuti tra la prima e la seconda deliberazione. Il ricorrente, quindi, elenca tutti gli elementi in possesso del Csm, i quali, se correttamente esaminati, avrebbero portato ad una determinazione a lui favorevole. Si è costituita in giudizio l'amministrazione resistente chiedendo il rigetto dei ricorsi siccome infondati. Si è altresì costituito il controinteressato opponendosi all'accoglimento del ricorso in esecuzione e dell'impugnazione ordinaria. Con memoria depositata per l'udienza di discussione il ricorrente ribadisce le proprie conclusioni, in replica alla memoria del dell'Avvocatura dello Stato e del controinteressato, a sostegno, invece, della legittimità della delibera impugnata. All'udienza del 13 luglio 2005 le cause sono state trattenute in decisione. Diritto Preliminarmente il Collegio riunisce i ricorsi per connessione soggettiva ed oggettiva. Per motivi di priorità logica e sistematica il Collegio esamina le censure proposte in sede di ottemperanza. L'istante ritiene che l'amministrazione, in adesione alle puntuali considerazioni contenute nelle sentenze di primo e secondo grado, avrebbe dovuto rinnovare gli atti annullati conferendogli la nomina ingiustamente negata con la delibera annullata. Viceversa l'amministrazione, nonostante la diffida a provvedere debitamente notificata, ha conferito per la seconda volta il posto di Avvocato Generale al dott. Palmieri, in aperta violazione del giudicato. Le censure che il ricorrente avanza nel ricorso, anche, nei confronti della delibera adottata dal Csm nella seduta del 26 gennaio 2005, sono generiche e non sono meritevoli di accoglimento. La pronuncia di questo Tribunale, confermata in grado di appello, non conteneva un precetto puntuale in ordine al conferimento del posto di Avvocato Generale presso la Procura Generale della Corte di cassazione al dott. Nardi, quasi che il Csm dovesse adottare un atto a contenuto vincolato. In particolare il Consiglio di Stato, nella sentenza 3584/04, nel confermare integralmente la pronuncia di primo grado, rilevava che a i dott.ri Nardi e Palmieri furono posti in comparazione, sia pure sinteticamente, tanto nella procedura espletata nel 2001 quanto in quella dell'anno successivo, entrambe per il medesimo incarico direttivo di Avvocato Generale della Corte di cassazione b nel concorso del 2001 il Consiglio, valutando i candidati meno anziani come il dott. Palmieri di un concorso successivo a quello del dott. Nardi , li aveva ritenuti in possesso di requisiti attitudinali e di merito che - se pur ragguardevoli - non erano, comunque tali con riferimento ai requisiti di legge ed ai criteri delle circolari in materia, da giustificare, nella comparazione con i candidati che li precedevano fra cui Siniscalchi, Nardi e Palombarini e in relazione alle esigenze concrete del posto da coprire, il superamento della graduatoria di anzianità nè, comunque, il convincimento di una maggiore idoneità specifica. Sostanzialmente il Consiglio di Stato affermava, aderendo alle argomentazioni del giudice di primo grado, che nessuna motivazione specifica era stata fornita dal Csm sulle ragioni del mutamento di classifica fra la prima e la seconda procedura, specie con riferimento alla sussistenza, o meno, di nuovi eventi giustificativi. Il giudice amministrativo sottolineava che nel peculiare caso di specie, il principio di autonomia delle singole graduatorie, cede di fronte all'assoluta identità delle fattispecie concorsuali ed alla mancata ostensione di elementi nuovi capaci di ribaltare la precedente classifica , confermando, tuttavia, il principio dell'autonomia riservata all'organo di autogoverno nell'esercizio del proprio potere discrezionale. In altre parole, lo scavalcamento del dr. Palmieri rispetto al dr. Nardi nella seconda procedura non trovava alcun fondamento in rilevanti mutamenti delle circostanze di fatto e, pertanto, la determinazione del Csm risultava immotivata e, quindi, illegittima. Risulta dagli atti di causa che il Consiglio Superiore, nel ripetere la procedura ora per allora, prendeva in considerazione i titoli dei candidati esistenti alla data della valutazione da rinnovare, esaminando nuovamente l'iter professionale degli interessati, secondo l'ordine di anzianità di ruolo. Non è condivisibile l'assunto per cui il Csm si sarebbe limitato a rinforzare la motivazione della propria deliberazione senza operare un'autonoma valutazione rispetto alla precedente, poiché ha individuato elementi di giudizio che sono stati posti in comparazione tra loro. Come in precedenza illustrato, una corretta intepretazione del giudicato non poteva portare direttamente al conferimento del posto al ricorrente, in quanto il precetto enucleabile dalle sentenze di annullamento e di conferma dello stesso, non comporatava la sostituzione del dott. Nardi al dott. Palmieri. Ciò deriva dal tipo di sindacato che il giudice amministrativo esercita nei confronti delle determinazioni del Consiglio Superiore della Magistratura, e più in generale nel giudizio ordinario di legittimità, che non importa la sostituzione della valutazione effettuata in sede giurisdizionale a quella demandata all'amministrazione. Il valore da assegnare al giudicato non è, pertanto, ricognitivo come pretenderebbe l'istante quando afferma che dall'adempimento della sentenza doveva discendere, come ineludibile conseguenza, l'assegnazione della funzione di Avvocato Generale. Quanto esposto porta, quindi, ad escludere l'ipotesi di elusione del giudicato poiché il Csm ha effettivamente proceduto ad una nuova valutazione degli elementi a disposizione, motivando il conferimento del posto al controinteressato. Conclusivamente il Collegio respinge il ricorso per l'esecuzione del giudicato formatosi sulla sentenza 6358/03 di questa sezione. Il ricorrente ha altresì impugnato la delibera del Csm adottata nella seduta del 26 gennaio 2005 in sede di giudizio ordinario di legittimità. Il ricorrente con un unico articolato motivo deduce l'illegittimità della delibera con cui il Csm ha conferito nuovamente il posto di Avvocato Generale al dott. Palmieri, sostenendo che la nuova valutazione è solo apparentemente motivata sulla base dell'esame dei curricula dei due candidati, mentre in realtà, proprio dall'iter professionale degli stessi, non emergono elementi di novità tali da giustificare lo scavalcamento del ricorrente da parte del controinteressato. Il ricorrente partendo dalla convinzione che la delibera impugnata non sia rispettosa del contenuto delle sentenze di annullamento dell'originario conferimento, elenca gli elementi che il Consiglio avrebbe erroneamente valutato nella scelta del dott. Palmieri. In particolare l'istante evidenzia che il Consiglio avrebbe a dato per presupposto il più lungo periodo di esercizio di funzioni di legittimità da parte del dott. Palmieri rispetto al dott. Nardi, mentre il primo aveva assunto le funzioni di legittimità vere e proprie solo dal 1997, essendo negli anni precedenti dal 1992 approdato alla Procura generale solo come magistrato di appello applicato b erroneamente pretermesso la maggiore quantità di lavoro svolto dal dott. Nardi in termini di procedure sia di udienza pubblica sia camerali successivamente al concorso vinto dal dott. Palmieri e fino alla data della procedura concorsuale annullata c erroneamente valutato a favore del dott. Palmieri l'attività di referente per la formazione decentrata per l'Ufficio della Procura generale della Cassazione d pretermesso l'attività svolta dal dott. Nardi presso l'Ispettorato generale, nonché le funzioni di Pretore dirigente a Barletta e sopravvalutato il ruolo di coordinatore del dott. Palmieri nell'ambito della Procura generale dal 2001 al 2002. Il Collegio ritiene necessario premettere che l'esame delle censure relative al rinnovo della procedura concorsuale ed alle valutazioni formulate dal Csm in sede di scrutinio dei candidati deve muovere dalla individuazione dei limiti del sindacato di legittimità ammesso nei confronti dell'atto impugnato, in quanto atto di natura discrezionale. Secondo un orientamento consolidato della giurisprudenza del Consiglio di Stato e del Tar Lazio, in sede di giudizio di legittimità, ed in particolare con riferimento alle delibere di conferimento degli uffici direttivi e semidirettivi, gli atti consiliari sono sindacabili solo sotto il profilo della congruenza dei presupposti e congruità della motivazione, nonché dell'accertamento del nesso logico e di conseguenzialità tra presupposti e conclusioni , al fine di accertare se il potere discrezionale del Csm nella specifica materia si sia svolto nel rispetto dei criteri generali predisposti dallo stesso Consiglio ed in conformità ai canoni di ragionevolezza che connotano qualsivoglia potere amministraivo CdS, Sezione quarta, 555/98 111/96 . Ne discende che in tale sede è precluso al Giudice amministrativo il riesame delle valutazioni effettuate dall'organo di autogoverno ed il sindacato sulla maggiore o minore attitudine dei candidati, ove l'apprezzamento consegua ad un iter logico ancorato ad elementi di giudizio correttamente assunti nella loro consistenza obiettiva Tar Lazio, Sezione prima, 1666/95 . Richiamando quanto esposto in premessa, il Collegio ritiene meritevoli di accoglimento le censure avanzate dalla difesa di parte ricorrente, anche alla luce delle considerazioni svolte nella sentenza di questo Tribunale 6358/03. In primo luogo deve essere evidenziato che le sentenze di primo e secondo grado che hanno annullato la prima delibera di conferimento, adottata nella seduta del 24 luglio 2002, hanno accertato una carenza nella motivazione dell'atto di conferimento in relazione sia ai curricula dei candidati, sia all'esistenza di una procedura concorsuale precedente in cui il Csm aveva, sia pur sinteticamente, valutato in comparazione i dott. Nardi e Palmieri ritenendo che i requisiti attitudinali e di merito del secondo, anche se indicativi di un iter professionale ineccepibile, non erano tali da provocare lo scavalcamento del ruolo di anzianità. Conseguentemente il Csm non solo doveva rinnovare la procedura, ma aveva l'onere di dimostrare che la differenza tra i titoli dell'un candidato rispetto all'altro, di maggiore anzianità, era tale da sostenere l'attribuzione del posto di Avvocato Generale al controinteressato, supportando la legittimità, formale e sostanziale, della determinazione contestata. Se il Consiglio Superiore ha provveduto a rinnovare, ora per allora, la procedura concorsuale annullata, ha tuttavia conferito nuovamente il posto di Avvocato Generale al dott. Palmieri, senza apportare argomenti tale da giusitificare la plausibilità della scelta, reiterando, quindi, il percorso logico e decisionale effettuato nella precedente comparazione, oggetto di annullamento da parte di questo giudice. Le argomentazioni portate a sostegno del conferimento del posto di Avvocato Generale non appaiono, infatti, basate su circostanze ed elementi che rivestono carattere di novità rispetto a quelli esaminati nelle precedenti procedure, e comunque non sono idonee a sostenere la legittimità della preferenza accordata al controinteressato con riferimento alla comparazione precedente. Il collegio ritiene, infatti, che il Csm dovesse provvedere ad una nuova valutazione tra i candidati, effettuare la comparazione tra i curricula e motivare la scelta sulla base dei singoli elementi posti in raffronto. Il che non significa, come afferma il controinteressato, una più approfondita, nel senso di più ampiamente motivata, valutazione comparativa, sostanzialmente basata sui medesimi titoli e sulla medesima ponderazione degli stessi, come risulta dalla lettura della delibera impugnata. Non è questa la sede per procedere ad una puntuale analisi del processo valutativo effettuato, poiché l'esercizio di tale potere da parte del Consiglio Superiore riveste, come più volte affermato, carattere ampiamente discrezionale, ma è opportuno che il Collegio si soffermi, al fine di indicare lo sviamento dell'iter decisionale nel caso di specie, su alcuni degli elementi evidenziati dal ricorrente come sintomatici del vizio di eccesso di potere. Per quanto riguarda il periodo di esercizio delle funzioni di legittimità la delibera impugnata attribuisce una valutazione maggiore al servizio prestato dal dott. Palmieri presso l'ufficio della Procura Generale della Corte di Cassazione, rispetto a quello svolto dal dott. Nardi, il quale aveva assunto le funzioni a pieno titolo come Sostituto Procuratore Generale, allorquando il controinteressato aveva ancora lo status di applicato la sentenza di primo grado, evidenziando un travisamento dei fatti da parte del Csm nella procedura annullata, aveva indicato che il periodo di applicazione non potesse essere equiparato totalmente a quello svolto optimo jure . La difesa del controinteressato sostiene che il rilievo non è affatto decisivo, in quanto il Csm avrebbe, secondo risalente e consolidata prassi, dato importanza a elementi espressivi di specifiche attitudini all'esercizio delle funzioni direttive di legittimità, svolte sin dall'inizio dal dott. Palmieri. In realtà il dato da considerare è quello, oggettivo, del più lungo esercizio delle funzioni di legittimità che, con il chiarimento fornito dalla citata sentenza, deve essere valutato a favore del ricorrente. Viceversa, il Consiglio Superiore, in violazione di quanto stabilito nella citata decisione del Tar, valuta nuovamente il periodo di servizio del dott. Palmieri più lungo rispetto a quello svolto dal dott. Nardi, con conseguente illegittimità della determinazione. Relativamente al profilo della maggiore produttività del candidato prescelto, ad avviso del Collegio, la documentazione versata in atti comprova una non corretta valutazione della produttività dei candidati secondo quanto evidenziato nelle difese, il dott. Nardi ha svolto, un maggior lavoro, sotto il profilo quantitativo, rispetto al dott. Palmieri, avendo partecipato a complessive dieci udienze in più negli anni 2001 e 2002. Con la conseguenza che, considerato che mediamente vengono trattati quindici ricorsi in ogni udienza, il dott. Nardi ha predisposto oltre 150 requisitorie in più del dott. Palmieri, come risulta dalla certificazione della Cancelleria. Dai dati desunti dalle attestazioni della Cancelleria si evince una più cospicua produttività del ricorrente rispetto a quella, evidentemente comunque importante, del controinteressato, e tale elemento doveva essere valutato adeguatamente da parte del Consiglio Superiore. Ciò che preme rappresentare in relazione alla procedura oggetto di esame è che il Csm non ha esercitato correttamente il proprio parere valutativo, sia perché ha effettuato una comparazione viziata sotto il profilo dell'eccesso di potere per travisamento dei fatti e per illogicità, sia perché non ha tenuto conto delle indicazioni e dei criteri che le sentenze del giudice amministrativo avevano fornito in merito agli elementi valutativi specifici dei due candidati. A tal proposito nella delibera impugnata è stato valutato a favore del controinteressato il suo ruolo di referente per la formazione decentrata tale attività, sicuramente indicativa della alta professionalità del candidato, era stata già oggetto di esame nel concorso del 2001 e non era stata ritenuta così significativa da concorrere a determinare il superamento del ruolo di anzianità. Pertanto anche tale elemento non è configurabile come fattore valutativo nuovo, tale da sorreggere la legittimità della suddetta delibera. Inoltre tale delibera non considera il servizio maturato dal ricorrente presso l'Ispettorato Generale che, come sottolineato dalla citata sentenza del Tar, ha un rilievo non secondario ed espressivo di un'assai ampia e ricca esperienza ordinamentale ed organizzativa , oltre ad essere, per prassi costante del Consiglio Superiore, equiparata all'attività requirente di merito. Al contrario la funzione svolta dal controinteressato appare eccessivamente valorizzata, trattandosi di funzione meramente amministrativa. Meritano di essere condivise le ulteriori argomentazioni addotte dal ricorrente per dimostrare che la maggiore produttività del controinteressato e il nuovo rapporto del Procuratore Generale reso a favore dello stesso non sono circostanze in grado di ribaltare la valutazione che era stata fatta nella precedente procedura, sfociata nella nomina del dott. Siniscalchi. Il Collegio ritiene che gli elementi di novità che avrebbero dovuto da una parte fornire materiale per una nuova valutazione e dall'altra argomentare la scelta del dott. Palmieri quale Avvocato Generale presso la Procura Generale della Corte di Cassazione, non abbiano quella valenza innovativa che il Csm attribuisce ad essi e non siano, pertanto, idonei a sorreggere la legittimità della delibera impugnata. Tale determinazione appare, quindi, illegittima sotto i profili indicati, ponendosi in sostanziale contrasto con quanto statuito dalle prounce rese dal giudice amministrativo nei due gradi di giudizio. Conclusivamente il Collegio accoglie il ricorso siccome fondato e per l'effetto annulla la delibera impugnata. Sussistono motivi di opportunità per la compensazione delle spese processuali in entrambi i procedimenti. PQM Il Tar per il Lazio, Sezione prima, definitivamente pronunciando, riuniti i ricorsi in epigrafe, respinge il ricorso 3437/05 e accoglie il ricorso 3438/05 e, per l'effetto, annulla la delibera impugnata. Compensa le spese. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. ?? ?? ?? ?? 7