È sufficiente l'adesione ideologica per essere terroristi

Due verdetti ampliano i confini del reato di associazione terroristica. Anche la sola ideazione di un attentato fa scattare la perseguibilità penale a condizione che esista una struttura organizzata pur se in maniera rudimentale

Dopo aver tracciato il perimetro del reato di associazione terroristica internazionale con il verdetto n. 35427 del 2005 leggibile negli arretrati del 15 ottobre 2005 , la Cassazione è ritornata sull'articolo 270bis del Codice penale allargandone le maglie fino al punto di prevederne l'applicazione al caso di semplice ideazione di un attentato o di adesione all'ideologia terroristica. La partecipazione al progetto terroristico per essere penalmente perseguibile però, hanno rimarcato i Supremi giudici, deve presentare due elementi strettamente inscindibili tra loro l'esistenza di una struttura organizzata, pur se in modo rudimentale da un lato, e un'adesione ideologica che si sostanzia in seri propositi criminali diretti a realizzare le finalità terroristiche prefisse, anche senza la loro materiale iniziale esecuzione . Con le sentenze 24994/06 e 24995/06 - depositata ieri e qui integralmente leggibile tra gli allegati - i magistrati di piazza Cavour, in pratica, hanno ricordato la struttura del delitto di pericolo presunto che il legislatore ha disegnato per la configurabilità del reato di associazione con finalità di terrorismo e il fatto che in questo modo si è voluto anticipare la punibilità al momento prodromico, proprio per impedire che le azioni violente od eversive siano poste in essere nella realtà effettuale . In altre parole, nell'intelaiatura del reato non c'è spazio per l'elemento dell'inizio d'esecuzione dell'attività terroristica. Per questi motivi la seconda sezione penale del Palazzaccio ha convalidato la custodia cautelare in carcere per tre algerini accusati a Napoli, tra l'altro, di terrorismo internazionale. Per la Procura di Salerno che aveva chiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari di Napoli l'arresto degli extracomunitari, il gruppo stava creando un'associazione criminale costituente articolazione nazionale o comunque una rete di sostegno logistico dell'organizzazione eversiva sopranazionale di matrice confessionale denominata Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, funzionalmente collegata ad al Qaeda . Un organizzazione che, secondo il pubblico ministero, poteva contare contatti in Italia, in Europa, ma anche in Siria ed altri Paesi di tutto il mondo. La difesa dei tre algerini, invece, si era rivolta al Tribunale del riesame di Napoli per chiederne il rilascio, ma i giudici delle libertà nel 2005 hanno convalidato tutti gli arresti con ordinanze prontamente impugnate in Cassazione dagli avvocati degli extracomunitari. Tra i motivi di ricorso viene sottolineato che le prove raccolte a carico degli imputati, per lo più intercettazioni telefoniche ed ambientali, non sarebbero state sintomatiche di un progetto terroristico , ma solo delle innocue intemperanze verbali . Gli ermellini , con i verdetti in esame, ha respinto l'istanza affermando che l'ideazione o la partecipazione ad un progetto terroristico, pur se formulato non nei suoi dettagli, ma in modo ancora generico e di ampia realizzazione, ma dimostrato anche dalla dichiarata piena disponibilità alla sua futura esecuzione e fondato sull'organizzazione di persone, che ne condividono le finalità e apprestano gli strumenti indispensabili preliminari per compiere le azioni violente o eversive, già in se integrano gli estremi del delitto previsto e punito dall'articolo 270bis del Codice penale Associazione con finalità terroristiche e di eversione dell'ordine democratico . bar.man.

Cassazione - Sezione seconda penale cc - sentenza 25 maggio - 19 luglio 2006, numero Presidente Morelli - estensore Morgigni Ricorrente Bouhrama Yamine Svolgimento del processo Il 6 dicembre 2005 il Tribunale di Napoli sezione del Riesame ha confermato l'ordinanza del Gip locale, che il 18 novembre 2005 aveva disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di Bouhrama Yamine, indagato per ì reati di seguito indicati. a articolo 270 bis commi 1, 2 e 3 Cp, perché sì associava con Larbi Mohamed e Serai Khaled ed altre persone non identificate allo scopo di compiere atti di violenza con finalità di terrorismo internazionale, in Italia ed all'estero, realizzando in Italia un'associazione criminale, costituente articolazione nazionale o comunque una rete di sostegno logistico dell'organizzazione eversiva sopranazionale di matrice confessionale denominata Gruppo Salafita per la predicazione ed il combattimento G.S.P.C. , funzionalmente collegata all'organizzazione terroristica internazionale denominata AL QAEDA, operante sulla base di un complesso programma criminoso, condiviso con una rete di analoghi ed affini gruppi attivi in altre zone d'Italia ed altri Stati Europei nonché in altri paesi extraeuropei contemplante 1 la preparazione ed esecuzione di azioni terroristiche da attuarsi contro governi, forze militari, istituzioni, organizzazioni internazionali, cittadini ed altri obiettivi civili, ovunque collocati, riconducibili a Stati Occidentali e non, ritenuti infedeli e nemici, il tutto nel quadro di un progetto di Jihad , intesa secondo l'interpretazione della religione musulmana propria dell'associazione, nel senso di strategia violenta per l'affermazione dei principi puri di tale religione 2 il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina in Italia e verso altri Stati dei militanti 3 il procacciamento di falsi documenti d'identità e permessi di soggiorno per i componenti dell'organizzazione 4 la raccolta dei finanziamenti necessari per il raggiungimento degli scopi dell'organizzazione il proselitismo effettuato attraverso video ed audio, cassette, documenti propagandistici e sermoni incitanti ad azioni violente ed al sacrificio personale in azioni suicide destinate a colpire il nemico infedele , 5 la disponibilità di esplosivo e comunque di sostanze tossiche da utilizzare per la preparazione di ordigni o per realizzare atti di bioterrorismo 6 la predisposizione comunque di tutti i mezzi necessari per l'attuazione del programma criminoso dell'associazione e per il sostegno ai fratelli ovunque operanti secondo il descritto programma in particolare BOUHRAMA con funzioni direttive ed organizzative nell'ambito della cellula operante nel territorio napoletano ed in altre zone del territorio italiano consistite nel coordinare l'attività di membri della cellula italiana e l'attività di procacciamento di documentazione falsa con compiti di raccordo tra i vertici dell'associazione transnazionale e l'attività dei membri della cellula italiana omissis b articolo 416 Cp, perché si associavano tra loro e con altre persone indagate realizzando in Italia ed all'estero un'organizzazione dedita alle innanzi indicate attività, con l'aggravante di cui all'articolo 1 deIla legge 15/1980, avendo commesso il fatto per finalità di terrorismo c articoli, 81, 110, 482 in relazione agli articoli 476, 477, 468 Cp per avere contraffatto numerosi documenti specificamente indicati nell'ordinanza, con l'aggravante suddetta d articoli 81, 110, 648 Cp per avere in concorso tra loro acquistato o comunque ricevuto moduli per i suddetti documenti o documenti genuini di provenienza delittuosa, allo scopo di contraffarli ed al fine di procurare un profitto a sé o ad altri, con la suddetta aggravante. e articoli 81, 110 Cp e 12 D.Lgs 286/98 perché in concorso tra Ioro compivano atti diretti a procurare l'ingresso illegale di una pluralità di persone nel territorio dello Stato o in altri Stati dei quali gli indagati non erano cittadini o non avevano titolo di residenza permanente, con le aggravanti del numero delle persone più di tre e della finalità di terrorismo in Napoli, Brescia, Vicenza e Salerno reati tutt'ora in corso. Successivamente il Pm del Tribunale di Salerno, formulando la stessa imputazione richiedeva al Gip di quella città altra ordinanza di custodia cautelare, che veniva emessa il 20 dicembre 2005. Il Tribunale in sede di riesame confermava il provvedimento, ma dichiarava la propria incompetenza territoriale in favore dell'autorità giudiziaria napoletana. Il 23 gennaio 2006 il Gip del Tribunale di Napoli emetteva nuovamente l'ordinanza di custodia sempre per gli stessi fatti ed il 14 febbraio 2006 il Tribunale del Riesame confermava anche quest'ultimo provvedimento con identica motivazione. Il difensore ha proposto avverso le indicate ordinanze due distinti ricorsi, che in Cassazione hanno assunto due diversi numeri di Registro Generale, ma che sono stati riuniti sotto il numero più antico, per essere unitariamente trattati, poiché identici nel loro contenuto. Il ricorrente deduce la violazione dell'articolo 606 lett. b Cpp. nonché la manifesta illogicità della motivazione. Espone che sarebbero stati valorizzati dai giudici territoriali elementi che non integrerebbero gli estremi del reato di cui all'articolo 270 bis Cp. In particolare con riferimento al proposito di compiere atti di violenza osserva che il Tribunale, pur avendo riconosciuto che non sarebbe stato posto in essere alcun principio che d'esecuzione dell'attività, ha ravvisato comportamenti concreti, idonei a ledere il bene interesse tutelato dalla norma in contrario assume che questa tesi rischia di rendere punibile la sola adesione ideologica ai principi ispiratori dei più gravi attentati terroristici o un sentimento di ostilità verso i popoli occidentali. Cadendo in manifesta illogicità il Tribunale avrebbe considerato penalmente rilevanti condotte in premessa reputate non idonee alla configurazione del delitto de quo. Quel giudice avrebbe trasformato questo illecito in un reato d'opinione, affermando che comportamenti che non costituirebbero in sé inizio d'esecuzione sarebbero sintomatici di un progetto terroristico, mentre essi sarebbero soltanto intemperanze verbali . Asserisce che, pur essendo la soglia di punibilità anticipata, non è possibile ritenere punibile una semplice manifestazione di volontà. Nella specie il Tribunale avrebbe fornito un' interpretazione meramente suggestiva dei fatti, senza sforzarsi di valutare ipotesi alternative, ed avrebbe svolto un sillogismo induttivo ed apodittico, basato su elementi neutri. Quel giudice, inoltre, avrebbe travisato il contenuto di un'intercettazione riportata a pagina 13 dell'ordinanza attribuendo alle parole dell'indagato il significato di interessamento ad una pregressa vicenda giudiziaria, arrivando addirittura ad individuare il procedimento. Sarebbe stato conferito valore di grave indizio al silenzio , nel senso che le cellule terroristiche si differenzierebbero dalle altre associazioni criminali, perché rimarrebbero silenti fino al momento dell'attentato. Deriverebbe che erroneamente sarebbe stato considerato indice rivelatore della pericolosità del gruppo le infinite cautele adottate nel linguaggio in ordine a vicende di carattere internazionale . In contrario precisa che quei silenzi dipenderebbero dal fatto che in quei momenti d'attacco non erano in corso attività di polizia giudiziaria. Aggiunge a dimostrazione della tesi esposta che le indagini sono durate due anni, tempo durante il qual è stato assente qualsiasi progetto terroristico. Lamenta anche un ulteriore travisamento, poiché il termine impolverarsi esistente in una registrazione inteso dal traduttore come attraversamento della Siria sarebbe stato esteso fino a configurarlo come raggiungere l'Iraq . Precisa che l'interessamento dell'indagato per le vicende giudiziarie londinesi di suo fratello sarebbe stato erroneamente considerato come indice del ruolo di primo piano rivestito dal ricorrente in definitiva sperare che il fratello stesso fosse scarcerato non indicherebbe un collegamento con altre cellule della stessa organizzazione. Ancor più grave sarebbe la ritenuta appartenenza di quest'ultimo all'organizzazione terroristica, sebbene sia stato assolto in Gran Bretagna. Motivi della decisione. Il ricorso è infondato. Com'è noto l'articolo 270 bis - introdotto con l'articolo 3 del Dl 625/79 convertito con modificazioni nella legge 15/1980 - è stato sostituito nel testo vigente dal Dl 374/01 convertito con modificazioni nella legge 438/01. La norma ha esteso la tutela penale anche agli atti di violenza rivolti contro uno Stato estero, un'istituzione o un organismo internazionale, senza precisare ì casi nei quali un atto di violenza deve ritenersi eseguito per finalità di terrorismo. Quest'ultima nozione veniva conseguentemente desunta dai principi di diritto interno ed internazionale. In particolare, come hanno ricordato i giudici territoriali, tra le fonti internazionali va menzionata la Decisione-quadro del Consiglio dell'Unione Europea pubblicata nella G.U. della Comunità europea 164/02. Questo provvedimento ha individuato come compiuti per finalità di terrorismo gli atti diretti a intimidire gravemente la popolazione o costringere indebitamente i poteri pubblici o un'organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare, distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche o sociali dì un paese e come reati terroristici , quelli che costituiscono attentati alla vita e alla integrità fisica, sequestri di persona, danneggiamenti di vasta portata di strutture governative, di sistemi di trasporto, di infrastrutture, di sistemi informatici, dirottamenti aerei e navali, fabbricazione, detenzione e acquisto di armi convenzionali, atomiche, chimiche e biologiche . Tale definizione è stata adottata nella legislazione italiana con l'articolo 15 comma 1 del Dl 144/05, convertito con modificazioni nella legge 155/05, che, nell'introdurre l'articolo 270 sexies intitolato Condotte con finalità di terrorismo , cosi dispone Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un'organizzazione internazionale e sono compiute alla scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un'organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese o di un'organizzazione internazionale, nonché le altre condotte definite terroristiche o commesse con finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme di diritto internazionale vincolanti per l'Italia. Questa statuizione ha sostanzialmente accolto in pieno le definizioni adottate con la trascritta Decisione-quadro con l'unica differenza terminologica, consistente nell'eliminazione nella disposizione italiana dell'avverbio gravemente con riferimento sia all'intimidazione della popolazione sia allo scopo di costringere i poteri pubblici a compiere un qualsiasi atto . Il delitto in esame è di pericolo presunto, per la cui configurabilità occorre l'esistenza di una struttura organizzata, con un programma comune fra i partecipanti, finalizzato a sovvertire, violentemente l'ordinamento dello Stato e accompagnato da progetti - anche se non specificati nei particolari - concreti ed attuali di consumazione di atti di violenza. per tutte Sezione prima, sentenza 35427/05 . Nella specie, non può essere accolta la tesi difensiva, che mira a restringere in modo non conforme al dettato normativo la nozione di associazione con finalità di terrorismo, inserendo nella struttura dei delitto l'elemento non previsto dell'inizio d'esecuzione dell'attività de qua. Reputa, invece, il collegio che in presenza di una struttura organizzata, pur se in modo rudimentale, cui l'indagato partecipi, è sufficiente, per configurare il delitto in esame, che l'adesione ideologica si sostanzi in seri propositi criminali volti a realizzare una delle indicate finalità, pur senza la loro materiale iniziale esecuzione, che supererebbe il limite tipico dei pericolo presunto. Non corrisponde alla realtà documentate l'assunto dei ricorrente secondo cui il giudice territoriale avrebbe negato la concretezza dei proposito eversivo terroristico, giungendo, poi, contraddittoriamente, a concludere per la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. Il collegio napoletano ha, invece, legittimamente compiuto un esame particolarmente ampio ed approfondito di tutti i numerosissimi comportamenti - minuziosamente esposti - tenuti dall'indagato e da altri soggetti, nel corso di anni, per verificare l'esistenza di condotte che mirano alla realizzazione di attentati o azioni violente, anche se non ancora sostanziatisi. Infatti, l'ideazione o la partecipazione ad un progetto terroristico, pur se formulato non nei suoi dettagli ma in modo ancora generico e di ampia realizzazione, ma dimostrato anche dalla dichiarata piena disponibilità alla sua futura esecuzione e fondato sulla menzionata organizzazione di persone, che ne condividono Ie finalità ed apprestano gli strumenti indispensabili preliminari per compiere le azioni violente o eversive, sia in sé integrano gli estremi del delitto in oggetto. Il legislatore, infatti, ha anticipato la punibilità al momento prodromico, proprio per impedire che queste ultime attività siano poste in essere nella realtà effettuale. In conclusione non esiste, nella specie, il tentativo, poiché questo già costituisce reato. Quelle che il difensore definisce eufemisticamente intemperanze verbali sono state ritenute dai gìudici di merito, con rigore logico e valutazione di merito insindacabile in questa sede, manifestazioni di piena adesione concreta a progetti terroristici in itinere. Nel passare dall'esame della fattispecie legislativa alla critica del provvedimento impugnato con riferimento ai fatti esposti dal tribunale, il ricorrente si limita - di fronte ad un'ordinanza eccezionalmente completa e a volte minuziosa - ad asserzioni generiche quali la pretesa omessa valutazione di ipotesi alternative - neppure indicate sommariamente - o la formulazione, da parte di quel gìudice, di un sillogismo induttivo ed apodittico non riferibile a brani della motivazione specificamente individuabili. Infondati sono altresì i tre profili, innanzi esposti, di asserita manifesta illogicità a il travisamento preteso della conversazione intercettata riportata a pagina 13 del provvedimento gravato al riguardo il ricorrente nega che le parole trascritte abbiano il significato di un sicuro interessamento alla vicenda giudiziaria di un coindagato, coinvolto in una indagine per terrorismo internazionale, assumendo che egli si era limitato a discorrere genericamente con altri dei problema di questo soggetto da tale colloquio non sarebbe legittimo desumere elementi per ritenere la sua partecipazione alla cellula italiana dei gruppo terroristico b l'avere attribuito significato al silenzio tenuto dai componenti locali della più nota organizzazione di Al Qaeda c l'avere interpretato il termine impolverarsi come attraversamento della Siria per raggiungere l'Iraq. Queste considerazioni non possono essere accolte sia perché estrapolano dall'intero contesto della motivazione gli evidenziati punti, mentre è fondamentale regola di valutazione la lettura complessiva delle argomentazioni addotte, particolarmente in materia di apprezzamento della gravità degli indizi sia perché le osservazioni difensive in sé non corrispondono ad una corretta lettura dell'ordinanza impugnata. Reputa il collegio che pur dalla sussistenza di gravi indizi di colpevolezza in ordine alla perpetrazione di reati strumentali alla realizzazione ed alla vita dell'associazione terroristico-eversiva possono desumersi elementi di prova con riferimento a quest'ultimo delitto in materia di associazione per delinquere di tipo mafioso tale prospettazione è costante per tutte mass. 218376 ed ivi citate . à, infatti, logico indurre che la falsificazione di documenti d'identità e permessi di soggiorno utilizzati per consentire l'immigrazione clandestina, compiuta senza scopo di lucro come nella specie, secondo le precisazioni dei provvedimento impugnato, non contrastate dalla difesa abbia altre finalità tra le quali, ove ulteriori indizi concordanti e consistenti lo confermino, correttamente può essere annoverata anche quella in esame terroristica . Il Tribunale enuncia in modo diffuso un coacervo di indizi veramente gravi e precisi, tratti da intercettazioni telefoniche ed ambientali, perquisizioni e pedinamenti. Al riguardo va evidenziato che le associazioni terroristiche di carattere islamico fino ad oggi emerse sul territorio nazionale presentano caratteristiche particolari non sono organizzate tra loro gerarchicamente, ma sono costituite da cellule autonome e solo eventualmente tra loro collegate per contingenti motivi. E' storia notoria degli ultimi anni dell'Algeria che il Gruppo Salafita per la predicazione ed il combattimento G.S.P.C. è passato nel giro di poco tempo da un'attività interna al detto Paese ad altra più vasta ed internazionale, legata secondo le fonti internazionali - indicate dettagliatamente nel provvedimento impugnato - con il più conosciuto sodalizio di Al Qaeda. Gli elementi rappresentati innanzi ed esposti dalla difesa assumono valore opposto a quello dedotto, ove siano inseriti nel contesto dell'intera motivazione. Il Tribunale muove, infatti, da un esame di ogni profilo esistenziale dell'indagato presenza in Italia, conoscenza della lingua, assenza di lavoro fisso, rilevante mobilità, presenza all'estero Norvegia . Procede, poi, alla valutazione della gran mole di intercettazioni del gennaio-febbraio 2004. Da queste conversazioni, - non contestate sotto alcun profilo con il ricorso - anche se intervenute tra terzi, immediatamente successive ai fermi ed alle perquisizioni eseguite dalla polizia giudiziaria, il giudice napoletano ha desunto la piena adesione dei ricorrente all'integralismo terroristico islamico ed il pieno inserimento nel gruppo operante in Italia. Il primo aspetto apprezzato è l'estrema cautela e riservatezza nell'uso di termini che direttamente possono avere riferimento alla c.d. Guerra Santa o Jiad. Particolarmente rilevanti sono le registrazioni del 30/1/2004 e del 5.2.2004, dalle quali emerge la piena conoscenza da parte dell'accusato di progetti di attentati in Italia l'interlocutore mormorava sotto voce al Bouhrama allora l'Italia sarà sana e salva? . Il Tribunale evidenzia pag. 12 che in altra registrazione con Serrai Khaled, quest'ultimo si duole d'avere parlato troppo e dichiara di temere di essere arrestato, e che il ricorrente mostra di essere inserito nel medesimo contesto dei menzionato Khaled ulteriore conferma del ruolo di preminenza di Bouhrama viene tratta da una conversazione intercettata, nel corso della quale lo stesso informa altri connazionali, presenti in un appartamento di Vicenza, di avere dato notizia al predetto Serrai degli sviluppi della sua vicenda giudiz aria ed utilizzando un linguaggio in codice di avergli consigliato di non tornare in Italia. In altra conversazione ribadita in quella del 10 aprile 2004 a pag. 13 lo stesso menziona un esponente storico del F.I.S. noto movimento terroristico alger no Gasry Yac ne ed espone tutti i suoi dubbi sul medesimo, definito vecchio , sospettando che sia un collaborazionista , sul quale si mostra sicuro che cadrà la vendetta divina . Da questi elementi sufficientemente chiari il Tribunale trae il convincimento corretto sotto il profilo logico dell'esistenza di gravi indizi della sua perfetta conoscenza delle vicende giudiziarie dei connazionali indagati per terrorismo e della chiara disistima formulata per coloro che aderiscono a gruppi, considerati con disprezzo troppo moderati e non rispondenti ai progetti dì Jiad cui si ispira il ricorrente con i suoi interlocutori. Riprova è indicata nel significativo uso di linguaggio criptico e nel rimprovero rivolto da Bouhrama, quando gli accenni alla c.d. guerra santa diventano più chiarì, mentre quest'ultimo parla in modo quasi esplicito della falsificazione dei documenti. Nel corso di altra telefonata pag. 14 si evidenzia il ruolo attivo delI'indagato che fornisce notizie su indagini eventuali in corso su Serrai Khaled. Proprio sul tema del silenzio serbato dal gruppo del ricorrente, la risposta alle considerazioni difensive viene proprio dalle parole di Bouhrama, il quale al telefono pag. 16 ricorda che i veri terroristi non svolgono alcun'attività lavorativa e quando decideranno di colpire nessuno potrà fermarli . La condivisione delle finalità terroristiche - rileva il giudice territoriale - emerge altresì da insidiose intercettazioni ambientali, nel corso delle quali pag. 16 l'indagato con altri esaltano e condividono la condotta dei musulmani dediti ad azioni suicide in particolare la frequentazioni di ambienti nei quali la progettazione dì attentati è argomento all'ordine del giorno s'evince anche dall'altra conversazione in cui l'intertocutore Boukhemikhem menziona espressamente tale progetto con riferimento alla città di Vicenza, che doveva essere giustificata da una Fatwa, in quel medesimo contesta veniva ovviamente elogiato il decesso da martìre del noto sceicco Yassine. Ancora altre due conversazioni sono esaminate a pagina 17 nella prima 8/12/2003 tal Hezit gli comunica di essere stato indicato come terrorista da connazionali algerin e l'allontanamento della sua stessa madre per tale ragione nella successiva lo stesso Bouhrama commentando la condanna dì due connazionali da parte del Tribunale di Milano per associazione terroristica, per adesione al G.S.P.C., dichiara di sperare che i condannati crescano maturino, cioè, una più profonda conoscenza della religione, per essere pronti a combattere e morire da martire. Coerente con il complessivo quadro innanzi formulato dai giudici territoriali, è l'altro passaggio criticato pag. 18 del provvedimento in cui si spiega dopo le censure mosse all'indagato dal cìtato Serai, il quale gli rinfaccia di pensare a vestirsi bene mangiare e dormire l'invito ad andare in S ria contenuto in diversi colloqui . Esso è stato interpretato come una esortazione alla guerra santa per salvare l'anima in particolare Gaad, altro interlocutore, incurante degli inviti alla prudenza, indica che occorre impolverarsi attraversando il deserto cioè la Siria per raggiungere un paese confinante logicamente indicato dal Tribunale nell'Iraq e rompere l'attendismo di Bouhrama e Serai. Gaad, poi, conferma la sua insistenza sulla polvere , sebbene Larbi, altro interlocutore, cercasse di cambiare argomento. Il Tribunale si dilunga per oltre trenta pagine, che di seguito si sintetizzeranno ancora al solo scopo di dimostrare l'infondatezza della pretesa manifesta illogicità della motivazione. Ricorda che il detto Gaad soprannominato Riad sì è recato in Gran Bretagna il 30 aprile 2005 luogo dal quale ha telefonato a Larbi, chiedendo 700 euro ed invitando quest'ultimo a parlarne con Bouhrama e gli altri del gruppo. Con coerenza ineccepibile quel giudice afferma che da tale elemento si desume essere la permanenza a Londra subordinata alle scelte degli altri adepti. Per ulteriormente confermare la correttezza dell'interpretazione dell'apparentemente criptico impolveramento è ricordato che, nel salutare gli interlocutori, il menzionato Gaad dichiara che la polvere è la sua finalità ed all'uopo cita un versetto del Corano al quale si conferisce dal medesimo un preciso significato di piena adesione al terrorismo internazionale, non meramente ideale, ma concreta attraverso l'imposizione agli altri tramite attentati consistenti anche nel suicidio. A pagina 20 il Tribunale ricorda che l'indagato in altra conversazione con tale As Khaled, dopo qualche titubanza, dichiara che Dio l'accetti il sacrificio per noi e per voi ed ancora Se Dio vuole questa volta ci sarà una festa più grande di questa . Il Tribunale desume da ciò la gravissima pericolosità criminale di Bouhrama, disponibile a compiere attentati ancora più gravi di quelli avvenuti in Spagna ed in Gran Bretagna, con un chiaro progetto di concreta realizzazione anche se non ancora specificamente dettagliato. La disamina dei giudici prosegue minuziosamente con l'indicazione - della necessità per Bouhrama di procurarsi una bottiglia di profumo pag. 21 e 23 - della menzione di un pericolo sempre in intercettazione tra l'indagato e Khaled scampato nel corso di una perquisizione dei Carabinieri, che non avevano trovato la bottiglia di . profumo pag. 23 fine - della possibile utilizzazione di sostanze chimiche mischiate con il noto esplosivo T.N.T. - della conversazione intercettata dopo la strage di Sharm El Scheik tra Bouhrama ed altro che stanno assistendo al telegiornale nel quale si descriveva quest'avvenimento nel corso della quale i due evidenziano la necessità di procurarsi il T N.T., mentre I 'indagato afferma Quello forse che devono morire duecento subito , di altra conversazione ambientale pag. 25 nella quale Bouhrama afferma colpiremo con l'ordine dì D o ed ancora sangue col sangue e adesso li distruggerò! La cosa fatta bene richiede tempo di altra ennesima intercettazione nella quale Yamine tal e il nome dell'indagato parla di un possibile attentato agli italiani in Tunisia e di una strage da compiere con una nave di grosso dimensioni che avrebbe causato la morte di 10.000 diec mila persone del contenuto dell'intercettazioni telematiche nel corso delle quali As Khaled ed altro scaricavano video di propaganda della Jiad della conversazione in cui lo stesso indagato mostra di conoscere le congratulazioni fatto non noto presentate dall'Em ro del Gruppo Salafita in Algeria ad esponenti di Al Qaeda in Iraq dell'intercettazione, avvenuta in data 11 agosto 2005, di un colloquio, avvenuto tramite cellulare, tra Bouhrama e Khaled, nel cui corso il primo informa l'altro dell'arresto di un gruppo di correligionarì in G.B. In conclusione il collegio reputa che vi siano elementi ampiamente univoci e convergenti e di non comune gravità posti a fondamento dell'ordinanza impugnata, la qual è completa e coerente e non presta il fianco alle censure mosse dal ricorrente. Quest'ultimo ha estrapolato dall'intero testo i tre argomenti inizialmente esposti, assumendo che sarebbero privi di valenza indiziaria. In contrario si deve affermare che essi assumono piena rilevanza, se correttamente valutati unitamente agli altri che questa Corte ha ritenuto di evidenziare, sia pure nell'estrema sintesi compatibile con il giudizio di legittimità, per rendere chiaro che l'abilità argomentatìva non può trasformare le ipotesi difensive in realtà giudiziaria. Al rigetto consegue la condanna al pagamento delle spese processuali. PQM La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'articolo 94 disp. att. Cpp.

Cassazione - Sezione seconda penale cc - sentenza 25 maggio - 19 luglio 2006, n. 24995 Presidente Morelli - estensore Morgigni Ricorrente Serai ed altro Svolgimento del processo Il 27 dicembre 2005 il Tribunale di Napoli sezione del riesame ha confermato l'ordinanza del Gip locale, che il 5 dicembre 2005 aveva disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di Serai Khaled e Larbi Mohamed, indagati per i reati di seguito indicati. a articolo 270 bis e commi 1, 2 e 3 Cp, perché si associavano con Bourhama Yamine ed altre persone non identificate allo scopo dì compiere atti di violenza con finalità di terrorismo internazionale, in Italia ed all'estero, realizzando in Italia un'associazione criminale, costituente articolazione nazionale o comunque una rete di sostegno logistico dell'organizzazione eversiva sopranazionale di matrice confessionale denominata Gruppo Salafita per la predicazione ed il combattimento G.S.P.C. , funzionalmente collegata all'organizzazione terroristica internazionale denominata Al Qaeda, operante sulla base di un complesso programma criminoso, condiviso con una rete di analoghi ed affini gruppi attivi in altre zone d'Italia ed altri Stati Europei nonché in altri paesi extraeuropei contemplante 1 la preparazione ed esecuzione dì azioni terroristiche da attuarsi contro governi, forze militari, istituzioni, organizzazioni internazionali, cittadini ed altri obiettivi civili, ovunque collocati, riconducibili a Stati Occidentali e non, ritenuti infedeli e nemici, il tutto nel quadro di un progetto di Jihad, intesa secondo l'interpretazione della religione musulmana propria dell'associazione, nel senso di strategia violenta per l'affermazione dei principi puri di tale religione 2 il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina in Italia e verso altri Stati dei militanti 3 il procacciamento di falsi documenti d'identità e permessi di soggiorno per i componenti dell'organizzazione, 4 la raccolta dei finanziamenti necessari per il raggiungimento degli scopi dell'organizzazione il proselitismo effettuato attraverso video ed audio cassette, documenti propagandistici e sermoni incitanti ad azioni violente ed al sacrificio personale in azioni suicide destinate a colpire il nemico infedele , 5 la disponibilità di esplosivo e comunque di sostanze tossiche da utilizzare per la preparazione di ordigni o per realizzare atti di bioterrorismo 6 la predisposizione comunque di tutti i mezzi necessari per l'attuazione del programma criminoso dell'associazione e per il sostegno ai fratelli ovunque operanti secondo il descritto programma in particolare Serrai quale partecipe dell'associazione con condotta consistita nell'assicurare l'approvvigionamento di documenti falsi a membri dell'associazione e nel tenere i rapporti con altri affiliati presenti nel territorio italiano ed in altri paesi europei Larbi quale partecipe dell'associazione con condotta consistita nell'assicurare l'approvvigionamento di documenti falsi a membri dell'associazione e comunque dichiarazioni d'ospitalità e certificati di residenza fittizi in Italia b articolo 416 Cp, perché si associavano tra loro e con altre persone indagate realizzando in Italia ed all'estero un'organizzazione dedita alle innanzi indicate attività, con l'aggravante di cui all'articolo 1 della legge 15/1980, avendo commesso il fatto per finalità di terrorismo e articoli 81, 110, 482 in relazione agli articoli 476, 477, 468 Cp per avere contraffatto numerosi documenti specificamente indicati nell'ord nanza con l'aggravante suddetta d articolo 81, 110, 648 Cp per avere in concorso tra loro acquistato o comunque ricevuto moduli per i suddetti documenti o documenti genuini di provenienza delittuosa, allo scopo di contraffarli ed al fine di procurare un profitto a sé o ad altri, con la suddetta aggravante e articoli 81, 110 Cp e 12 D.Lgs 286/98 perché in concorso tra loro compivano atti diretti a procurare l'ìngresso illegale di una pluralità di persone nel territorio dello Stato o in altri Stati dei quali gli indagati non erano cittadini o non avevano titolo di residenza permanente, con le aggravanti del numero delle persone più di tre e della finalità di terrorismo in Napoli, Brescia, Vicenza e Salerno reati tutt'ora in corso. Il Tribunale ha ricordato che i predetti erano stati fermati a Brescia in virtù del provvedimento emesso dal Pm presso il Tribunale di Napoli. Il Gip di Brescia non convalidava il fermo ed emetteva ordinanza di custodia cautelare in ordine ai reati di cui ai capi B , C , D , E , dichiarando la propria incompetenza territoriale e trasmetteva gli atti al Tribunale di Napoli. Il Pm napoletano reiterava la richiesta, che veniva accolta dal Gip della stessa città. Successivamente il Pm del Tribunale di Salerno, formulando la stessa imputazione richiedeva al Gip di quella città altra ordinanza di custodia cautelare, che veniva emessa il 20 dicembre 2005. Il Tribunale - in sede di riesame -confermava il provvedimento, ma dichiarava la propria incompetenza territoriale in favore dell'autorità giudiziaria napoletana. Il difensore ha proposto avverso l'indicata ordinanza un ricorso unico. 1 Il ricorrente deduce innanzi tutto la violazione dell'articolo 27 Cpp. Assume che il Gip del Tribunale di Napoli avrebbe violato la citata disposizione, poiché non avrebbe potuto rivalutare nel merito gli elementi già valutati dal giudice incompetente, dovendosi limitare alla mera nuova emissione dell'ordinanza, verificando, esclusivamente la sussistenza delle condizioni di applicabilità della misura. 2 Con il secondo motivo rappresenta la violazione dell'articolo 273 Cpp. Espone che sarebbero stati valorizzati dai giudici territoriali elementi che non integrerebbero gli estremi del reato dì cui all'articolo 270 bis Cp. in particolare con riferimento al proposito di compiere atti di violenza osserva che il Tribunale,. pur avendo riconosciuto che non sarebbe stato posto in essere alcun principio d'esecuzione dell'attività, ha ravvisato comportamenti concreti, idonei a ledere il bene interesse tutelato dalla norma in contrario assume che questa tesi rischia di rendere punibile la sola adesione ideologica ai principi ispiratori dei più gravi attentati terroristici o un sentimento dì ostilità verso i popoli occidentali. Cadendo in manifesta illogicità, il Tribunale avrebbe considerato penalmente rilevanti condotte in premessa reputate non idonee alla configurazione del delitto de quo. Quel giudice avrebbe trasformato questo illecito in un reato d'opinione, affermando che comportamenti che non costituirebbero in sé inizio d'esecuzione sarebbero sintomatici di un progetto terroristico, mentre essi sarebbero soltanto intemperanze verbali . Asserisce che, pur essendo la soglia di punibilità anticipata, non è possibile ritenere punibile una semplice manifestazione di volontà. Nella specie il Tribunale avrebbe fornito un'interpretazione meramente suggestiva dei fatti, senza sforzarsi di valutare ipotesi alternative, ed avrebbe svolto un sillogismo induttivo ed apodittico, basato su elementi neutri. Quel giudice, inoltre, avrebbe riconosciuto la partecipazione all'associazione in base al loro rapporto di frequentazione con altro indagati, ritenuto il capo della cellula terroristica. Il Tribunale non avrebbe ricercato possibili alternative interpretative degli elementi d'accusa ed avrebbe tratto la sussistenza dei gravi indizi da intercettazioni nelle quali i due indagati non sono i diretti interlocutori. Sarebbe stato conferito valore di grave indizio al silenzio , nel senso che le cellule terroristiche si differenzierebbero dalle altre associazioni criminali, perché rimarrebbero silenti fino al momento dell'attentato. Deriverebbe che erroneamente sarebbe stato considerato indice rivelatore della pericolosità del gruppo le infinite cautele adottate nel linguaggio in ordine a vicende dì carattere internazionale . In contrario precisa che quei silenzi dipenderebbero dal fatto che in quei momenti d'attacco non erano in corso attività di polizia giudiziaria. Aggiunge a dimostrazione della tesi esposta che le indagini sono durate due anni, tempo durante il qual è stato assente qualsiasi progetto terroristico. Con il terzo motivo lamenta anche un ulteriore travisamento, poiché il termine impolverarsi , esistente in una registrazione inteso dal traduttore come attraversamento della Siria , sarebbe stato esteso fino a configurarlo come raggiungere l'Iraq . Mancherebbe, in conclusione, l'indicazione di comportamenti concreti. Motivi della decisione Il ricorso è infondato. Il primo motivo è manifestamente erroneo. L'assunto difensivo non trova alcun riferimento testuale o logico nella disposizione menzionata articolo 27 . Vè in contrario da rilevare che l'espletamento urgente in carenza di competenza territoriale di attività processuali ordinariamente attribuite ad altro giudice non determina il cristallizzarsi della contestazione, che già di per sé è fluida nel corso delle indagini e tale si presenta ancor più nel caso in esame. L'imputazione va, dunque, valutata in tutta la sua pienezza dai magistrato competente ratione loci, il quale può non soltanto modificare le singole rubriche ma può anche integrarle con nuove fattispecie non ravvisate in precedenza. Neppure il secondo motivo può essere accolto. Com'è noto l'articolo 270 bis - introdotto con l'articolo 3 del Dl 625/79 convertito con modificazioni nella legge 15/1980 - è stato sostituito nel testo vigente dal Dl 374/01 convertito con modificazioni nella legge 438/01. La norma ha esteso la tutela penale anche agli atti di violenza rivolti contro uno Stato estero, un'istituzione o un organismo internazionale, senza precisare i casi nei quali un atto di violenza deve ritenersi eseguito per finalità di terrorismo. Quest'ultima nozione veniva conseguentemente desunta dal principi di diritto interno ed internazionale. In particolare, come hanno ricordato i giudici territoriali, tra le fonti internazionali va menzionata la Decisione quadro del Consiglio dell'Unione Europea pubblicata nella Gu della Comunità Europea 164/02. Questo provvedimento ha individuato come compiuti per finalità di terrorismo gli atti diretti a intimidire gravemente la popolazione o costringere indebitamente i poteri pubblici o un'organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare, distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche o sociali di un paese . e come reati terroristici quelli che costituiscono attentati alla vita e alla integrità fisica, sequestri di persona, danneggiamenti di vasta portata di strutture governative, di sistemi di trasporto, di infrastrutture, di sistemi informatici, dirottamenti aerei e navali, fabbricazione, detenzione e acquisto di armi convenzionati, atomiche, chimiche e biologiche . Tale definizione è stata adottata nella legislazione italiana con l'articolo 15 comma 1 del Dl 144/05, convertito con modificazioni nella legge 155/05, che, nell'introdurre l'articolo 270 sexies intitolato Condotte con finalità di terrorismo , così dispone Sono considerale con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un'organizzazione internazionale e sono compiute alla scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un'organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese o di un'organizzazione internazionale, nonché le altre condotte definite terroristiche o commesse con finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme di diritto internazionale vincolanti per l'Italia. Questa statuizione ha sostanzialmente accolto in pieno le definizioni adottate con la trascritta Decisione quadro con l'unica differenza terminologica, consistente nell'eliminazione nella disposizione italiana dell'avverbio gravemente con riferimento sia all'intimidazione della popolazione sia allo scopo di costringere i poteri pubblici a compiere un qualsiasi atto . Il delitto in esame è di pericolo presunto, per la cui configurabilità occorre l'esistenza. di una struttura organizzata, con un programma comune fra i partecipanti, finalizzato a sovvertire vioIentemente l'ordinamento dello Stato e accompagnato da progetti - anche se non specificati nei particolari - concreti ed attuali di consumazione di atti di violenza. per tutte Sezione prima, sentenza 35427/05 . Nella specie, non può essere seguita la tesi difensiva, che mira a restringere in modo non conforme al dettato normativo la nozione dì associazione con finalità di terrorismo, inserendo nella struttura del delitto l'elemento non previsto dell'inizio d'esecuzione dell'attività de qua. Reputa, invece, il collegio che in presenza di una struttura organizzata, pur se in modo rudimentale, cui l'indagato partecipi, è sufficiente, per configurare il delitto in esame, che l'adesione ideologica si trasformi in seri propositi criminali volti a realizzare una delle indicate finalità, pur senza la loro materiale iniziale esecuzione, che supererebbe il limite tipico dei pericolo presunto. Non corrisponde alla realtà documentale l'assunto del ricorrente difensore, secondo cui il giudice territoriale avrebbe negato la concretezza dei proposito eversivo terroristico, giungendo, poi, contraddittoriamente, a concludere per la sussistenza dei gravi indizi dì colpevolezza. Il collegio napoletano ha, invece, legittimamente compiuto un esame particolarmente ampio ed approfondito dì tutti i numerosissimi comportamenti - minuziosamente esposti - tenuti dagli indagati e da altri soggetti, nel corso di anni, per verificare l'esistenza di condotte che mirano alla realizzazione di attentati o azioni violente, anche se non ancora sostanziatisi. Infatti, l'ideazione o la partecipazione ad un progetto terroristico, pur se formulato non nei suoi dettagli ma in modo ancora generico e di ampia realizzazione, ma dimostrato anche della dichiarata piena disponibilità alla sua futura esecuzione e fondato sulla menzionata organizzazione di persone, che ne condividono Ie finalità ed apprestano gli strumenti indispensabili preliminari per compiere Ie azioni violente o eversive, già in sé integrano gli estremi del delitto in oggetto. Il legislatore, infatti, ha anticipato la punibilità al momento prodromico, proprio per impedire che queste ultime attività siano poste in essere nella realtà effettuale. In conclusione non esiste, nella specie, il tentativo, poiché questo già costituisce reato. Quelle che il difensore definisce eufemisticamente intemperanze verbali sono state ritenute dai giudici di merito, con rigore logico e valutazione di merito insindacabile in questa sede, manifestazioni dì piena adesione concreta a progetti terroristici in itinere. Nel passare dall'esame della fattispecie legislativa alla critica del provvedimento impugnato con riferimento ai fatti esposti dal tribunale, il ricorrente si limita - di fronte ad un'ordinanza completa e a volte minuziosa - ad asserzioni generiche quali la pretesa omessa valutazione di ipotesi affemative - neppure indicate sommariamente - o la formulazione, da parte dì quel giudice, di un sillogismo induttivo ed apodittico non riferibile a brani della motivazione specificamente individuabili. Infondati sono altresì i profili, innanzi esposti, d'asserita manifesta illogicità a l'avere attribuito significato al silenzio , tenuto dai componenti locali della più nota organizzazione di Al Qaeda b l'avere interpretato il termine impolverarsi come attraversamento della Siria per raggiungere l'Iraq. Queste considerazioni non possono essere accolte - sia perché estrapolano dall'intero contesto della motivazione gli evidenziati punti, mentre è fondamentale regola di valutazione la lettura complessiva dette argomentazioni addotte, particolarmente in materia di apprezzamento della gravità degli indizi sia perché le osservazioni difensive in sé non corrispondono ad un corretto esame dell'ordinanza impugnata. Reputa, inoltre, il collegio che pur dalla sussistenza dì gravi indizi di colpevolezza sulla perpetrazione di reati strumentali alla realizzazione ed alla vita dell'associazione terroristico eversiva possono desumersi elementi di prova con riferimento a quest'ultimo delitto in materia di associazione per delinquere di tipo mafioso tale prospettazione è costante per tutte mass. 218376 ed ivi citate . E', infatti, logico indurre che la falsificazione di documenti d'identità e permessi di soggiorno utilizzati per consentire l'immigrazione clandestina, compiuta senza scopo di lucro come nella specie, secondo le precisazioni del provvedimento impugnato, non contrastate dalla difesa abbia altre finalità tra le quali, ove ulteriori indizi concordanti e consistenti lo confermino, correttamente può essere annoverata anche quella in esame terroristica . Il Tribunale enuncia in modo diffuso un coacervo di indizi veramente gravi e precisi, tratti da intercettazioni telefoniche ed ambientali, perquisizioni e pedinamenti. Al riguardo va evidenziato che le associazioni terroristiche di carattere islamico fino ad oggi emerse sul territorio nazionale presentano caratteristiche particolari non sono organizzate tra loro gerarchicamente, ma sono costituite da cellule autonome e solo eventualmente tra loro collegate per contingenti motivi. E' storia notoria degli ultimi anni dell'Algeria che il Gruppo Salafita per la Predicazione ed il combattimento G.S.P.C. è passato nel giro di poco tempo da un'attività interna al detto Paese ad altra più vasta ed internazionale, legata secondo le fonti internazionali -indicate dettagliatamente nel provvedimento impugnato - con il più conosciuto sodalizio di Al Qaeda. Gli elementi rappresentati innanzi assumono valore opposto a quello dedotto, ove siano inseriti nel contesto dell'intera motivazione, atteso che gli stessi indagati non pongono in discussione la natura del G.S.P.C. e del GIA. . E' opportuno precisare che elementi gravemente indiziari della partecipazione del singolo all'associazione di cui si tratta possono presentare le più diverse forme, che devono rivelare con chiarezza le finalità del sodalizio. Tali sono la materiale detenzione di esplosivo ed armi, gli spostamenti degli aderenti, che, in possesso di denaro e telefonini, intrattengano tra Ioro comunicazioni criptate secondo codici predisposti, lo scambio di materiale di propaganda finalizzato al reclutamento di soggetti disposti a tutto e particolarmente al sacrificio della stessa vita per conseguire finalità di carattere terroristico, la disponibilità sistematica dì alloggi e di documenti falsi. Nell'ambito dei contesto associativo ad ognuno degli adepti è assegnato uno specifico compito. Gli odierni indagati svolgevano con difficoltà economica le loro attribuzioni, con continui spostamenti apparentemente immotivati. I collegamenti degli stessi con Bourhama chiariscono in modo irrefutabile, secondo i giudici di merito, la loro adesione al gruppo criminale. Il Tribunale svolge un dettagliato e penetrante esame dì ogni significativo elemento Muove dalla valutazione della gran mole di intercettazioni del gennaio-febbraio 2004. Da queste conversazioni, - non contestate sotto alcun profilo con il ricorso - anche se intervenute tra terzi, immediatamente successive ai fermi ed alle perquisizioni eseguite dalla polizia giudiziaria, il giudice napoletano ha desunto la piena adesione dei ricorrenti al l'integralismo terroristico islamico ed il pieno inserimento nel sodalizio operante in Italia. Il Tribunale evidenzia il timore manifestato da Serrai che dalle conversazioni intercettate si possano estrapolare elementi a suo carico, desunti anche da una riunione pochi giorni prima dell'arresto, nel corso della quale altro partecipante As Khaled sì rammaricava di avere parlato a cento all'ora Il primo aspetto apprezzato è l'estrema cautela e riservatezza nell'uso di termini che direttamente possono avere riferimento alla c.d. Guerra Santa o Jiad. Particolarmente rilevanti sono le registrazioni del 30/1/2004 e del 5/2/2004, dalle quali emerge la piena conoscenza da parte degli accusati di progetti di attentati in Italia l'interlocutore mormorava sotto voce al Bouhrama allora l'Italia sarà sana e salva? . Il Tribunale ricorda, poi, che in altra registrazione relativa proprio a Serrai Khaled, quest'ultimo si duole d'avere parlato troppo e dichiara di temere di essere arrestato, mostrando di essere inserito nel medesimo contesto ulteriore conferma è tratta da una conversazione intercettata, nel corso della quale Bourhama informa altri connazionali, presenti in un appartamento di Vicenza, di avere dato notizia proprio ai Serrai degli sviluppi della sua vicenda giudiziaria ed utilizzando un linguaggio in codice di avergli consigliato di non tornare in Italia. In altra conversazione ribadita in quella del 10 aprile 2004 a pag. 13 è menzionato un esponente storico del F.I.S. noto movimento terroristico algerino Gasry 'Yacine, definito vecchio , nei cui confronti si espongono dubbi, sospettando che sia un collaborazionista . Altri puntuali indizi gravi quel giudice evince dalle condotte dei due odierni indagati, che continuamente richiamano i loro interlocutori al silenzio o a cambiare discorso, quando si trattano argomenti chiaramente indicativi delle finalità del gruppo. In particolare estremamente grave è la conversazione pag. 14 intervenuta tra Gadda Nabil e tal Hamid, nel corso della quale si menziona Serrai Khaled come un Tizio del Jihad cd. guerra santa e del G.I.A., ironizzando sul fatto che questi temesse la polizia italiana ed evitasse di rientrare in Italia. La risposta a talune considerazioni difensive viene proprio dalle parole di Bouhrama, il quale al telefono pag. 16 ricorda che i veri terroristi non svolgono alcuna attività lavorativa e quando decideranno di colpire nessuno potrà fermarli . La condivisione delle finalità terroristiche - rileva il giudice territoriale - emerge altresì da insidiose intercettazioni ambientali, nel corso delle quali pag. 16 si esaltano e condividono la condotta dei musulmani dediti ad azioni suicide in particolare la frequentazioni di ambienti nei quali la progettazione di attentati è argomento all'ordine del giorno s'evince anche dall'altra conversazione in cui l'interlocutore Boukhemikhem menziona espressamente tale progetto con riferimento alla città di Vicenza, che doveva essere giustificata da una Fatwa in quel medesimo contesto veniva ovviamente elogiato il decesso da martire del noto sceicco Yassine. Ancora altre due conversazioni sono esaminate a pagina 17 nella prima 8/12/2003 tal Hezit gli comunica di essere stato indicato come terrorista da connazionali algerini e l'allontanamento della sua stessa madre per tale ragione nella successiva lo stesso Bouhrama commentando la condanna di due connazionali da parte del Tribunale di Milano per associazione terroristica, per adesione al G.S.P.C., dichiara di sperare che i condannati crescano maturino, cioè, una più profonda conoscenza della religione, per essere pronti a combattere e morire da martire. Coerente con il complessivo quadro innanzi formulato dai giudici territoriali, è l'altro passaggio criticato pag. 18 del provvedimento in cui si spiega dopo le censure mosse a Bourhama proprio da Larbi, il quale gli rinfaccia di pensare a vestirsi bene, mangiare e dormire l'invito ad andare in Siria contenuto in diversi colloqui . Esso è stato interpretato come una esortazione alla guerra santa per salvare l'anima in particolare Gaad, altro interlocutore, incurante degli inviti alla prudenza, indica che occorre impolverarsi attraversando il deserto cioè la Siria per raggiungere un paese confinante logicamente indicato dal Tribunale nell'Iraq e rompere l'attendismo di Bouhrama e Serai. Gaad, poi, conferma la sua insistenza sulla polvere , sebbene proprio Larbi, altro interlocutore, cercasse di cambiare argomento. Il Tribunale si dilunga per oltre trenta pagine, che di seguito si sintetizzeranno ancora al solo scopo di dimostrare l'infondatezza della pretesa manifesta illogicità della motivazione. Ricorda che li detto Gaad soprannominato Riad si è recato in Gran Bretagna il 30 aprile 2005 luogo dal quale ha telefonato proprio a Larbi, chiedendo 700 euro ed invitando quest'ultimo a parlarne con Bouhrama e gli altri del gruppo. Con coerenza ineccepibile quel giudice afferma che da tal elemento si desume essere la permanenza e Londra subordinata alle scelte degli altri adepti. Il Tribunale ha anche evidenziato che o stesso Serrai nell'interrogatorio reso al Gip ha riconosciuto che il termine impolverarsi significa recarsi in Irak per compiere attentati suicidi, passando per la Siria, ove vi sono molte scuole di Salafismo. Ha altresì precisato che nell'interrogatorio reso al Pm il 12 dicembre 2005 lo stesso ha ricordato che Gaad Rabah aveva cercato di convincere lui e Bourhama ad andare a farsi saltare come martiri. D'altronde - ha specificato ulteriormente quel giudice - che i soggiorni in Gran Bretagna sono funzionali allo studio dell'ingegneria e della chimica. Da tale coacervo di indizi il Tribunale trae il legittimo convincimento logico che il gruppo di associati non esprime un semplice sentimento religioso ma la determinazione di imporre agli altri i propri principi anche con il sacrificio della vita propria ed altrui. Per ulteriormente confermare la correttezza dell'interpretazione dell'apparentemente criptico impolveramento è ricordato che, nel salutare gli interlocutori, il menzionato Gaad dichiara che la polvere è la sua finalità ed all'uopo cita un versetto dei Corano al quale si conferisce dal medesimo un preciso significato di piena adesione al terrorismo internazionale, non meramente ideale, ma sì ripete - concreta attraverso l'imposizione agli altri tramite attentati consistenti anche nel suicidio. Il Tribunale ricorda che in altra conversazione con tale As Khaled, dopo qualche titubanza, Bourhama dichiara che Dio l'accetti il sacrificio per noi e per voi ed ancora Se Dio vuole questa volta ci sarà una festa più grande di questa . Il Tribunale desume da ciò la gravissima pericolosità criminale dei gruppo, disponibile a compiere attentati ancora più gravi di quelli avvenuti in Spagna ed in Gran Bretagna, con un chiaro progetto di concreta realizzazione anche se non ancore specificamente dettagliato. La disamina dei giudici prosegue minuziosamente con l'indicazione del rinvenimento, nel corso di una perquisizione nei confronti di Harnid Bach, di un taccuino con dettagliati appunti contenenti a la programmazione dì una batteria con led luminoso e circuito parallelo, costituente un dispositivo di messa a fuoco o un detonatore b elementi di montaggio per realizzare reazioni chimiche c hexamine, che se combinato con acido nitrico permette di ottenere un potente esplosivo cyclonite o RDX smalto per unghie, che un collante per prodotti artigianali d acqua ossigenata, dalla quale si ricava il perossido, usato per preparare prodotti esplosivi della necessità per Bauhrarna di procurarsi una bottiglia di profumo della menzione di un pericolo scampato nel corso di una perquisizione dei Carabinieri di Salerno, che non avevano trovato la bottiglia di profumo della possibile utilizzazione di sostanze chimiche m schiate con il noto esplosivo T.N.T. della conversazione intercettata dopo la strage di Sharm El Scheik tra Bouhrama ed altro che stanno assistendo al telegiornale nel quale si descriveva quest'avvenimento nel corso della quale i due evidenziano la necessità di procurarsi il T.N.T., mentre Bourbama afferma Quello forse che devono morire duecento subito , di altra conversazione ambientale nella quale Bouhrama afferma vi colpiremo con l'ordine di Dio ed ancora sangue col sangue e adesso Il distruggerò! La cosa fatta bene richiede tempo di altra ennesima intercettazione nella quale Bourhama parla di un possibile attentato agli italiani in Tunisia e di una strage da compiere con una nave di grosse dimensioni che avrebbe causato la morte di 10.000 diecimila persone dei contenuto di un fax in francese contenente la richiesta estranea a qualsiasi attività degli indagati dei prezzi di GPS con tracciatore. radio VHF, radar, bussola d'intercettazioni telematiche nel corso delle quali As Khaled ed altro scaricavano video di propaganda della Jihad con la connessa esaltazione della conversazione in cui l'interlocutore mostra di conoscere le congratulazioni fatto non noto presentate dall'Emiro del Gruppo Salafita in Algeria ad esponenti di Al Qaeda in Iraq dell'intercettazione, avvenuta in data 11 agosto 2005, di un colloquio, avvenuto tramite cellulare, tra Bouhrama e Khaled, nel cui corso il primo informa l'altro dell'arresto di un gruppo di correligionari in G.B Ricorda ancora il Tribunale l'intercettazione ambientale nella quale Serrai menziona la raccolta di denaro nella moschea napoletana in favore dei fratelli che impugnano le armi e l'intensa attività anche d'intermediazione nella preparazione di ogni genere di falsi documenti. Questi elementi integrano già certamente i gravi indizi di colpevolezza. Il Tribunale, però, prosegue nell'esposizione di altri fatti,de che è superfluo sintetizzare, in virtù dei quali ha rafforzato il già conseguito convincimento con particolare riferimento ai contatti di Larbi con un omologo gruppo inglese. S'occupa, poi, dell'intraneità di Khaled al sodalizio eversivo e del collegamento di questo al gruppo operante in G.B In conclusione il collegio reputa che vi siano elementi ampiamente univoci e convergenti e di non comune gravità posti a fondamento dell'ordinanza impugnata, la qual è completa e coerente e non presta il fianco alle censure mosse dal ricorrente. Quest' ultimo ha estrapolato dall'intero testo gli argomenti inizialmente esposti, assumendo che sarebbero privi di valenza indiziaria. In contrario sì deve affermare che essi assumono piena rilevanza, se correttamente valutati unitamente agli altri che questa Corte ha ritenuto di evidenziare, sia pure nell'estrema sintesi compatibile con il giudizio di legittimità, per rendere chiaro che l'abilità argomentativa non può trasformare le ipotesi difensive in realtà giudiziaria. Al rigetto consegue la condanna al pagamento delle spese processuali. PQM La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'articolo 94 d sp. att. Cpp.