Per le non riconosciute recuperiamo dai cassetti le proposte condivise invece di emendamenti incerti alla Finanziaria

di Roberto Falcone

di Roberto Falcone* In questi giorni sono iniziati al Senato i lavori parlamentari riguardanti la legge Finanziaria 2006. Da più parti sono arrivati suggerimenti al fine di inserire in questo disegno di legge un eventuale emendamento che almeno riconosca la nuove professioni e le associazioni rappresentative. Condividiamo senz'altro la tesi che la Finanziaria sia l'unico ed ultimo veicolo normativo capace di produrre qualche risultato in questi termini. Infatti la legislatura si avvia ormai a conclusione e tra pochissimo la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche partirà definitivamente. Né si può ben sperare in altri provvedimenti, quale ad esempio il disegno di legge istitutivo del certificato professionale e delega al governo per il riconoscimento delle nuove professioni, in quanto definitivamente arenati nella selva delle minori urgenze. Ancora una volta si commette un errore di valutazione. Il riconoscimento giuridico di nuove professioni può senz'altro dare una maggiore spinta e dinamicità ad un mercato dei servizi professionali completamente stagnante in quanto ripiegato su se stesso, autoreferenziale, ma soprattutto rivolto ad accogliere professionisti stranieri. E allora riprendiamo qualche occasione persa in un passato recente. Piuttosto che cercare consenso politico su testi di nuovi emendamenti tiriamo fuori dal cassetto proposte già condivise. Ci riferiamo al testo dell'articolo 2 del decreto legge 35/2005 sulla competitività nella versione approvata dalla commissione Bilancio all'unanimità lo scorso 21 aprile. In poche righe la norma garantisce la libertà di esercizio professionale col solo limite per le attività riservate, crea un registro ministeriale delle associazioni al fine di sottoporle comunque ad un controllo di efficienza da parte dello Stato. Una norma snella che pur non rappresentando in modo completo gli interessi delle nuove professioni, può diventare nella prossima legislatura quel gancio normativo al quale appendere una riforma generale delle professioni. Senza poi trascurare che così l'Italia recepisce subito i dettami della direttiva comunitaria sul riconoscimento delle qualifiche professionali. E per una volta potremo essere primi in Europa. È questo l'invito che l'associazione rivolge al governo ed ai parlamentari riprendano il buon lavoro fatto sulle professioni nel decreto legge competitività. Facciano in modo che le speranze di milioni di professionisti non di perdano in questa legislatura come già avvenuto nella precedente. Siamo convinti che la miniriforma proposta non risolverà tutti i problemi dei professionisti e della nazione, ma potrà certamente contribuire a fissare un punto di partenza, questa volta normativo, che sicuramente il prossimo legislatore non potrà ignorare. *Presidente nazionale Lapet