Ristrutturazioni, trenta giorni dopo la Dia il Comune non può più intervenire

Illegittimo l'atto del Municipio di Sant'Agnello, centro sorrentino, che aveva annullato il titolo edilizio a un cittadino quindici mesi dopo la Denuncia di inizio attività

Denuncia di inizio attività, non è possibile bloccare i lavori dopo il decorso dei trenta giorni. Del resto, se l'annullamento del titolo edilizio interviene a distanza di quindici mesi incide sul legittimo affidamento. A chiarirlo è stato il Tar Campania con la sentenza 7391/06 depositata lo scorso 11 luglio e qui leggibile nei documenti correlati . I giudici partenopei hanno accolto il ricorso di un proprietario di un fabbricato che si era visto annullare dal Comune di S. Agnello, nell'hiterland sorrentino, quindici mesi dopo aver iniziato i lavori di ristrutturazione edilizia dell'immobile la Dia denuncia di inizio attività . L'amministrazione comunale sosteneva, infatti, che il piano urbanistico regionale permette nelle zone agricole solo la ristrutturazione edilizia che non comporti, però, la demolizione e la ricostruzione del fabbricato. Il tribunale napoletano, tuttavia, ha chiarito che una volta decorso il termine di trenta giorni concesso all'amministrazione per inibire l'attività denunciata, il privato può avviare le opere oggetto della Dia. Questo, però, hanno aggiunto i magistrati amministrativi, non significa che alla Pa sia preclusa qualsiasi possibilità di impedire, decorso l'indicato termine, l'esercizio dell'attività edilizia oggetto della denuncia. Tale potere, nel caso in esame, ha detto ancora il Tar Campania, risulta male esercitato dall'amministrazione comunale non si tratta infatti di mancata corrispondenza tra i lavori eseguiti e quelli oggetto della denuncia, ovvero di opere che non potevano essere realizzate sulla base della procedura semplificata, ma di opere che si assume in contrasto con strumenti urbanistici sopravvenuti dopo la formazione del titolo abilitativo . Per cui, hanno spiegato i giudici partenopei, si può ritenere che nel ricorrente si fosse ingenerato un legittimo affidamento, perché l'annullamento del titolo edilizio è intervenuto a distanza di circa quindici mesi dalla sua formazione . Il piano urbanistico successivo, ha concluso il Tribunale campano, non può interferire fino a eliderle con le aspettative edificatorie affidate a un titolo edilizio già formatosi . cri.cap

Tar Campania - Sezione seconda - sentenza 15 giugno - 11 luglio 2006, n. 7391 Presidente Onorato - relatore Pappalardo Ricorrente Esposito - controricorrente comune di S.Agnello Fatto Il ricorrente, proprietario di un fabbricato sito in S. Agnelli alla via Colli di Fontanelle n. 30, nil 22.3.2004 presentava d.i.a. per lavori di ristrutturazione edilizia del fabbricato consistenti in demolizione e ricostruzione dello stesso, a far data dall'ottenimento dei pareri delle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo ambientale espone di avere ottenuto i pareri della commissione edilizia integrata, ed il nulla osta della Soprintendenza ai BB.AA. di Napoli in data 13.9.2004, nel quale erano formulate prescrizioni ai fini di un migliore inserimento paesaggistico dell'intervento che quindi in data 16.2.2006 comunicava l'inizio dei lavori. Lamenta che in data 20 febbraio 2006 gli è stato inibito il compimento dei lavori, ritenendo preclusivo l'articolo 10 delle NTA al PRG vigente, a mente del quale in zona agricola sarebbe consentita solo la ristrutturazione edilizia che non comporti demolizione e ricostruzione del fabbricato. Deduce le seguenti censure violazione dell'articolo 7 legge 241/90 per omesso avviso dell'avvio del procedimento violazione del principio del contrarius actus e del giusto procedimento, essendosi formato il titolo abilitativo tacito, quantomeno a far data dal rilascio della autorizzazione ambientale Difetto di motivazione e di istruttoria Violazione dell'articolo 38 Tu 380/01 eccesso di potere per illogicità e contraddittorietà, essendosi formata la dia per decorso del termine di 30 gg. dalla comunicazione, e risultando superato anche il termine perentorio per l'esercizio del potere inibitorio dell'amministrazione Violazione articoli 22 e 23 Dpr 380/01 atteso che la dia è consentita anche per interventi di demolizione e fedele ricostruzione del fabbricato, come previsto anche dalla legge regionale 19/2001 Identiche violazioni di legge, violazione e falsa applicazione dell'articolo 10 e 50 delle NTA al PRG vigente invero il piano regolatore generale era stato approvato solo in data 18 ottobre 2005 con delibera di CC, inviata alla Regione il 21.11.2005 ed alla Provincia il 6.10. 2005, per cui non poteva essere preclusivo di un intervento autorizzato ben prima della sua approvazione Violazione articolo17 e 32 Legge regionale 35/1987 atteso che il divieto di cui all'articolo 32 del PUT non si applicherebbe nella zona E4 ove sono consentite nuove volumetrie e finanche ampliamenti Instauratosi ritualmente il contraddittorio, si costituiva in giudizio il Comune intimato e deduceva la infondatezza della domanda nel merito. Alla camera di consiglio del 15 giugno 2006 il ricorso è stato ritenuto in decisione. Diritto Come è stato rappresentato ai difensori delle parti, ai sensi degli articoli 21 e 26 legge 1034/71, il ricorso può essere immediatamente definito nel merito con sentenza in forma semplificata, adottata in camera di consiglio. Dall'excursus riportato in punto di fatto si evince che il Comune ha adottato una diffida di non dare corso alla d.i.a., e un annullamento della stessa, sulla base della ritenuta incompatibilità dell'intervento con le prescrizioni del sopravvenuto piano regolatore, che nella zona in questione vieterebbe la ristrutturazione edilizia mediante demolizione e ricostruzione dell'esistente. Sostiene in proposito il ricorrente, che a seguito della presentazione della DIA e del comportamento acquiescente del Comune ,oltre che del nulla osta ambientale della Soprintendenza intervenuto il 13.9.2004, si era, quindi, cristallizzato il suo diritto alla ristrutturazione dell'immobile . Inoltre, sempre secondo il ricorrente, non può essere giustificato, in assenza di una comunicazione negativa fatta nei trenta giorni dalla presentazione della denuncia, lo ius poenitendi del Comune, fra l'altro, carente di un interesse pubblico rilevante. Al riguardo si deve ricordare che per effetto di recenti interventi normativi comma 6, lettera a dell'articolo unico della legge 443/01, e prima l'articolo 4, comma 7, del Dl 398/93, convertito, con modificazioni, dalla legge 493/93, come sostituito dall'articolo 2, comma 60, della legge 662/96, ed ora gli articoli 22 e 23 del Dpr 380/01, recante il Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia si è reso possibile realizzare attraverso la presentazione di una semplice Denuncia di inizio di attività DIA una serie di interventi edilizi minori e, a determinate più rigorose condizioni, anche alcuni interventi edilizi più significativi Super D.I.A. . Secondo le indicate norme, il proprietario dell'immobile o chi abbia titolo per presentare la denuncia di inizio attività , almeno trenta giorni prima dell'effettivo inizio dei lavori, deve presentare allo sportello unico se costituito, altrimenti al competente Ufficio comunale la denuncia, accompagnata da una dettagliata relazione a firma di un progettista abilitato e dagli opportuni elaborati progettuali, che asseveri la conformità delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici approvati e non in contrasto con quelli adottati ed ai regolamenti edilizi vigenti, nonchè il rispetto delle norme di sicurezza e di quelle igienico-sanitarie. Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale deve entro il termine ora di trenta giorni verificare la denuncia e qualora riscontri l'assenza di una o più delle condizioni stabilite, notifica all'interessato l'ordine motivato di non effettuare il previsto intervento, e, in caso di falsa attestazione del professionista abilitato, informa l'autorità giudiziaria e il consiglio dell'ordine di appartenenza. Decorso tale termine l'interessato può quindi avviare legittimamente i lavori denunciati . Sulla base delle indicate disposizioni, una volta decorso il termine concesso all'amministrazione per inibire l'attività denunciata, il privato può avviare le opere oggetto della denuncia. Ciò precisato, non si può peraltro ritenere che all'amministrazione sia preclusa qualsiasi possibilità di impedire, decorso l'indicato termine, l'esercizio dell'attività edilizia oggetto della denuncia. Nel caso di specie peraltro tale potere risulta male esercitato dall'amministrazione comunale non si tratta infatti di mancata corrispondenza tra i lavori eseguiti e quelli oggetto della denuncia , ovvero di opere che non potevano essere realizzate sulla base della procedura semplificata, ma di opere che si assume in contrasto con strumenti urbanistici sopravvenuti dopo la formazione del titolo abilitativo. Si deve osservare che, quando il Comune di S. Agnello ha disposto l'annullamento della DIA presentata dal ricorrente, da un lato i lavori oggetto della denuncia erano stati avviati da tempo, e dall'altro l'amministrazione non veniva a contestare la conformità delle opere eseguite al progetto presentato, ma il titolo a monte di legittimazione consistente nella ritenuta incompatibilità con prescrizioni urbanistiche sopravvenute. A ben vedere quindi la presente controversia nulla ha a che vedere con le limitazioni in materia di denuncia inizio attività e con il potere dell'amministrazione di inibire l'inizio dei lavori in caso di mancanza dei presupposti, ovvero di agire in autotutela in ipotesi di accertamenti successivi. L'amministrazione contesta la incompatibilità dell'intervento, già assentito, con la nuova strumentazione urbanistica approvata successivamente alla formazione del titolo abilitativo tacito. Risulta pertanto fondata la censura avente ad oggetto la violazione del principio di affidamento al riguardo,secondo una consolidata giurisprudenza ex multis, Tar Trentino Alto Adige Bolzano, 293/04 in tema di annullamento di titoli edilizi nonché Tar Campania, Napoli, Sezione quarta, 11074/04 , ogniqualvolta la posizione del destinatario del titolo abilitativo si sia consolidata, suscitando un affidamento sulla legittimità del titolo stesso, l'esercizio del potere di autotutela è subordinato alla sussistenza di un interesse pubblico concreto ed attuale all'annullamento, diverso da quello al mero ripristino della legalità violata e comunque prevalente sull'interesse del privato alla conservazione del titolo illegittimo. Quando, invece, non si sia ingenerato alcun legittimo affidamento nel destinatario del titolo abilitativo ad esempio perché l'annullamento d'ufficio interviene a breve distanza di tempo dal rilascio del titolo illegittimo ovvero perché i lavori sono appena iniziati o non sono stati ancora completati , la giurisprudenza non ritiene necessaria una penetrante motivazione sull'interesse pubblico all'annullamento, né una comparazione di tale interesse con l'interesse privato sacrificato. In tali casi l'interesse pubblico all'annullamento è in re ipsa, come nei casi in cui il titolo edilizio sia stato rilasciato in virtù di una falsa rappresentazione dello stato dei luoghi imputabile al richiedente del titolo stesso Tar Puglia, Sezione seconda, 1657/02 e Tar Lombardia, Brescia, 1881/02 . Orbene, nel caso in esame si può ritenere che nel ricorrente si fosse ingenerato un legittimo affidamento, perché l'annullamento del titolo edilizio è intervenuto a distanza di circa quindici mesi dalla sua formazione avuto riguardo al momento della emanazione del nulla osta ambientale . In tal caso il piano urbanistico sopravvenuto non può avere attitudine ad interferire, fino ad eliderle, con le aspettative edificatorie affidate ad un titolo edilizio già formatosi ravvisandosi nella specie un affidamento qualificato, cfr. CdS, Ap., 24/1999 Sezione quarta, 4077/01 Tar Campania - Salerno - 2358/02 . Il ricorso va pertanto accolto con annullamento degli atti impugnati. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo. PQM Il Tar della Campania, sede di Napoli Sezione seconda accoglie il ricorso e per l'effetto annulla il provvedimento del 20 febbraio 2006 n. 3102 con cui si ordina di non eseguire l'intervento di cui alla d.i.a. 22.3.2004 e si dispone l'annullamento con efficacia ex tunc del titolo eventualmente formatosi per silenzio assenso, anche perché in contrasto con l'articolo 10 delle NTA al PRG comunale nonché l'ordinanza n. 51 del 13.3.2006 con cui il funzionario direttivo UTC ha ordinato la sospensione ad horas dei lavori di cui alla dia. Condanna l'amministrazione resistente alla rifusione, in favore del ricorrente, delle spese di lite liquidate in complessivi Euro 2000,00 duemila/00 . Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.