Signoraggio e politica monetaria, non è competenza del giudice nazionale

Accolto il ricorso di Bankitalia che era stata ritenuta responsabile da un giudice di pace di aver trasformato la collettività da proprietaria in debitrice di denaro . Ma sulle scelte monetarie dello Stato nessun giudice può intervenire

Sul signoraggio monetario e sulla politica monetaria il giudice italiano non ha voce in capitolo. Tanto è vero che le controversie concernenti l'emissione dell'euro, ad opera della Banca centrale europea, e il reddito che ne deriva non possono essere decise dalla giurisdizione nostrana. È quanto hanno sostenuto dalle sezioni unite civili della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 16751 del 21 luglio 2006, hanno accolto il ricorso della Banca d'Italia ritenuta responsabile, da un giudice di pace, di aver trasformato la collettività da proprietaria in debitrice del denaro . In sostanza l'attore aveva chiesto al giudice onorario che ciascun cittadino degli stati europei aderenti al sistema dell'euro percepisse direttamente e personalmente una quota proporzionale del signoraggio monetario, ossia del reddito che l'istituto di emissione ritrae dalle monete messe in circolazione. In primo grado la domanda era stata accolta ma la Cassazione, su ricorso della Banca d'Italia, ha rovesciato la decisione di merito perché, si legge in più punti delle motivazioni, sulle scelte di politica monetaria nessun giudice può intervenire. Ed è evidente che tale scelta era stata messa in discussione. Basti pensare che all'emissione di banconote all'interno della comunità provvede la Banca centrale europea e le singole banche centrali nazionali da noi la Banca d'Italia . Il reddito monetario che da tale emissione consegue, affluisce alla Banca centrale europea, che lo redistribuisce a quelle degli stati. Tutta questa procedura è stata consacrata con strumenti di diritto europeo, al cui rispetto il nostro paese è vincolato anche sul piano internazionale . Quanto ha chiesto l'attore, dunque, è rivolto a mettere in discussione le scelte con cui lo Stato ha configurato la propria politica monetaria, in coerenza con la decisione di aderire ad un sistema elaborato in ambito europeo e di far parte delle istituzioni create all'interno di questo sistema . Per questo la pretesa esula necessariamente dall'ambito della giurisdizione, sia quella del giudice ordinario sia quella del giudice amministrativo. Al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, fra cui quelle di politica monetaria, di adesione ai trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sopranazionali. Né in relazione a queste situazioni può configurarsi un diritto che il cittadino può far valere iure proprio. Deb.Alb.

Cassazione - Su civili - sentenza 22 giugno - 21 luglio 2006, n. 16751 Presidente Carbone - relatore Rordorf Ricorrente Banca d'Italia Svolgimento del processo