Libertà di stampa. Italia vicina ad una condanna a Strasburgo?

di Andreana Esposito e Enrico Tagle

di Andreana Esposito e Enrico Tagle La decisione di parziale irricevibilità Ormanni c. Italia, emessa il 15 giugno 2006, potrebbe condurre ad una sentenza di condanna nei confronti dell'Italia per violazione dell'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. In tale decisione, invero, i giudici europei, dopo aver dichiarato l'irricevibilità della doglianza del ricorrente concernente l'articolo 6 CEDU diniego di accesso alla giustizia , hanno comunicato il ricorso al Governo italiano, rinviando l'esame della ricevibilità e del merito del ricorso proposto per violazione della libertà di espressione. È certo prematuro ipotizzare l'esito del ricorso dinnanzi alla Corte, si ritiene tuttavia utile, dopo aver esposto i fatti, tracciare un quadro della giurisprudenza europea in tema di libertà di stampa. Il caso. Il ricorrente era condannato dal Tribunale di Milano, in data 13 settembre 1999, per i reati di cui agli artt. 110, 595 Cp diffamazione, offesa arrecata a corpo giudiziario e all'articolo 13 legge 08.02.1948, per aver scritto un articolo pubblicato sul settimanale Oggi i, ritenuto offensivo della reputazione del Procuratore della Repubblica di Cosenza. Il Tribunale condannava anche il direttore del settimanale Oggi . Tale sentenza era impugnata sul presupposto che il giornalista non aveva svolto alcuna autonoma attività di ricostruzione e di valutazione, essendosi limitato ad una esposizione dei fatti, esercitando, in tal modo, il suo diritto - dovere, costituzionalmente garantito, di informare l'opinione pubblica circa i risvolti alla base di una vicenda processuale cosentina. L'articolo incriminato, infatti, secondo la difesa, doveva configurarsi come una semplice esposizione dei fatti ricca di elementi e di riscontri, e, dunque, il fatto attribuito al giornalista non poteva costituire reato in virtù della presenza della scriminante di cui all'articolo 51 Cp. La prima sezione penale della Corte d'appello di Milano confermava la sentenza di primo grado, attribuendo al giornalista le spese legali del giudizio e riconoscendo al dott. Serafini Procuratore della Repubblica di Cosenza , costituitosi parte civile, una somma a titolo di provvisionaleii. Se per il Tribunale di prima istanza la colpa dell'articolista risiedeva nella mancanza di veridicità dei fatti narrati e, quindi, in un controllo non sufficientemente approfondito delle fonti , per il giudice d'appello la veridicità dei fatti narrati era fuori discussione ciò che si rimproverava al giornalista era, invece, l'aver omesso il dovuto vaglio critico nei confronti delle opinioni espresse dal ballerino. Avverso tale decisione si proponeva ricorso alla Suprema Corte di Cassazione deducendo, tra l'altro, l'illogicità della motivazione quanto alla portata del diritto di cronaca e la necessità, di conseguenza, di giungere all'assoluzione ex articolo 51 Cp. La difesa del ricorrente rilevava, in sostanza, che i fatti riferiti dal giornalista nell'articolo rispondevano al reale contenuto degli atti del processo di cui si narrava nell'articolo, e che, al contrario di quanto affermato dalla Corte d'Appello che pretendeva dall'articolista un vaglio critico , il cronista non avrebbe che il dovere di riportare le notizie, lasciando il giudizio al lettore. La Suprema Corte si pronunciava con sentenza depositata in cancelleria il 26 febbraio 2004, dichiarando inammissibile il ricorso e condannando l'istante alla refusione delle spese legali in favore della parte civile e al versamento di una ulteriore somma alla Cassa delle ammende. La Corte di legittimità affermava, tra l'altro, che l'articolista rimane semplice intermediario tra fatto ed opinione pubblica nella fedele riproduzione delle espressioni usate dall'intervistato, solo nel caso in cui l'articolo nella sua globalità non costituisca per il giornalista uno strumento per assumere ed amplificare un contenuto offensivo , e di seguito precisava che la valutazione circa il verificarsi di un tale presupposto non può che spettare al giudice di merito . Ritenendo che la vicenda giudiziaria che lo aveva riguardato avesse determinato la violazione degli articoli 6 1 e 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, il ricorrente presentava ricorso alla Corte europea. In particolare, quanto alla violazione dell'articolo 6 1, si deduceva che la Corte di Cassazione nell'affermare l'inammissibilità del ricorso, non decidendo quindi nel merito, avesse determinato un diniego di accesso alla giustizia. Quanto all'altra violazione contestata, si riteneva che la condanna subita avesse costituito una indebita ingerenza nel diritto alla liberta di espressione, configurandosi in tal modo una violazione dell'articolo 10, 2 della Convenzione. 2. La decisione della Corte europea. a Sul diniego di accesso alla giustizia. Con la decisione in esame, la Corte europea non ha riscontrato alcuna violazione dell'articolo 6 1 nella parte in cui assicura il diritto di accesso alla giustizia. Il ricorrente riteneva che la dichiarazione di inammissibilità del ricorso e l'estrema sintesi della motivazione gli avessero impedito di accedere ad un controllo sulla legittimità delle decisioni dei giudici di merito. Si sosteneva in altre parole, che ritenendo che i motivi di ricorso attenessero a questioni di fatto, in quanto tali sottratti al sindacato della Corte di Cassazione, non fosse stato garantito adeguatamente il diritto ad ottenere una pronuncia giurisdizionale sulla fondatezza delle accuse mosse nei suoi confronti. È con la sentenza Golder c. Regno Unitoiii, che la Corte europea ha stabilito il principio per cui, pur non essendo espressamente menzionato dall'articolo 6 par. 1, il diritto di accesso ad un tribunale è un aspetto imprescindibile del diritto ad un equo processo si tratta di un antecedente necessario di ogni processo equo. La giurisprudenza successiva ne ha definito la natura e ne ha individuato i limiti. La Corte non ha mai ravvisato il carattere assoluto di tale diritto, ammettendone, al contrario, limitazioni espresse o implicite. E' stato, però, affermato - individuando in tal modo le stesse condizioni di legittimità delle ingerenze statali previste negli articoli da 8 a 11 della Convenzione europea - che sono ammissibili le sole interferenze o regolamentazioni statali che, previste dalla legge, perseguono una o più finalità legittime e rispettano una ragionevole proporzione tra mezzi impiegati e obbiettivi presi di miraiv In particolare, per la giurisprudenza europea, gli Stati godono di un certo margine di apprezzamento per disciplinare il diritto di accesso ad un tribunale, ma in ogni caso le restrizioni previste non devono mai limitare il diritto in modo da privarlo di significatov. È altresì affermazione costante nella giurisprudenza europea che le garanzie di cui all'articolo 6 par. 1 e quindi anche il diritto di accesso ad un tribunale devono essere assicurate davanti ad ogni grado di giurisdizionevi. Ulteriore obbligo che la giurisprudenza europea ha fatto discendere dall'articolo 6 della Convenzione, quale presupposto di un processo equo e, quindi, quale aspetto del diritto di accesso ad un tribunale, è la corretta ed adeguata motivazione delle sentenze. La mancanza di una decisione motivata è stata recentemente considerata dalla Corte violazione del diritto di accesso ad un tribunalevii. La necessità di una adeguata motivazione è riscontrata dalla Corte sia nel par. 1 dell'articolo 6, sia nei par. 1 e 3 lettera b dello stesso articolo. Quanto al primo profilo, la Corte si richiama al canone dell'equità del processoviii con un inevitabilmente collegamento al carattere della sua pubblicità e quindi all'esigenza che in una società democratica vengano palesati gli elementi su cui si fonda il concreto esercizio della funzione giurisdizionale. Quanto al secondo profilo, poi, la Corte si riferisce al combinato disposto dell'articolo 6 par. 1 e 3 lettera b poiché i giudici devono indicare in maniera sufficientemente chiara i motivi su cui basano le loro decisioni ciò non solo per consentire agli accusati un utile esperimento delle eventuali impugnazioniix ma anche per permettere un controllo, sia pure indiretto, dell'imparzialità del giudice. La Corte europea ha, così, più volte precisato che l'articolo 6 par. 1 obbliga le giurisdizioni nazionali a motivare le loro decisioni, pur non richiedendo una risposta dettagliata ad ogni argomento delle partix. Le istanze di Strasburgo hanno, però, precisato, che les questions fondamentales pour l'issue du procès requièrent une réponse spécifique dans le jugementxi. Tale obbligo grava sui giudici sia per quanto concerne le questioni di dirittoxii, sia gli apprezzamenti di fattoxiii. Nel caso in esame, i giudici di Cassazione avevano dichiarato inammissibili i motivi di ricorso considerandoli attinenti al merito - e quindi sottratti al loro giudizio - e non al diritto. I difensori del ricorrente affermavano che i giudici di appello avessero motivato la sentenza di condanna in maniera illogica e carente operando un'errata individuazione dei limiti del diritto di cronaca. Si sosteneva che, avendo ricostruito la scriminante in questione in modo restrittivo, la Corte di appello aveva escluso la sua operatività nel caso in esame. Ciò di cui ci si lamentava era, quindi, un'errata applicazione della normativa esistente - così come costantemente applicata dalla giurisprudenza - in tema di esercizio del diritto ex articolo 51 Cp. Si chiedeva alla Corte di cassazione, in definitiva, di individuare la regola normativa da applicare al caso concreto, al fatto quale emergeva dalla sentenza impugnata. La Corte europea, anche in considerazione della competenza della Suprema corte italiana a conoscere le sole questioni di diritto e non ravvisando in ciò alcuna limitazione del diritto di accesso ad un tribunale , ha ritenuto, agendo quasi come un giudice di quarto grado, che la sentenza fosse stata adeguatamente motivata, e, soprattutto, non ha riscontrato alcuna limitazione al diritto di accesso alla giustizia nel rifiuto, dei giudici di legittimità, di riesaminare i fatti. b sulla violazione della libertà di stampa. Il secondo motivo di ricorso, come detto, riguardava la violazione dell'articolo 10 della Convenzione. Il ricorrente riteneva, infatti, che la condanna subita per l'articolo pubblicato sul settimanale Oggi avesse costituito una illegittima ingerenza nell'esercizio della libertà di espressione. Sul punto la Corte non si è ancora pronunciata, comunicando il ricorso al Governo italiano. In proposito, quindi, senza cimentarsi in spericolate previsioni ci si limiterà a delineare, sia pure brevemente, quale sia la giurisprudenza della Corte in materia. L'articolo 10 della Convenzione europea tutela la libertà di espressione, prevedendo nel secondo paragrafo talune limitazioni. La previsione in esame protegge accanto alla tradizionale libertà di espressione intesa come libertà individuale di esprimere le proprie opinioni e quindi come sfera di autonomia privata da difendere contro indebite interferenzexiv, anche la libertà di informazione. Questa è intesa sia come libertà di ricevere sia come libertà di comunicare idee o informazioni senza che vi possa essere ingerenza da parte delle pubbliche autoritàxv La libertà di opinione, come forma classica della libertà garantita dall'articolo in esame, è una componente essenziale delle società democratiche che poggiano sul pluralismo, la tolleranza e un atteggiamento di apertura mentale esprit d'ouverture xvi. La necessità di garantire la pluralità di opinioni è la base della libertà di espressione che, secondo una frequente affermazione della Corte, vale, non soltanto per le informazioni o idee accolte con favore o ritenute inoffensive o indifferenti, ma anche per quelle che urtano, scandalizzano o turbano. La libertà in esame non è garantita in modo assoluto, come indica chiaramente la previsione contenuta nel par. 2 dell'articolo 10. Le autorità nazionali possono limitare, anche attraverso delle incriminazionixvii, tale diritto nel rispetto però dei requisiti di legalità, adeguatezza e proporzionalità indicati dalla clausola di liceità. E', pertanto, necessario che l'incriminazione o altra restrizione sia chiaramente definita in una norma accessibile e conoscibile che persegua uno scopo legittimo tra quelli tassativamente indicati dal par. 2 dell'articolo 10 e che sia necessaria in una società democratica. Nel verificare il rispetto della clausola di liceità o legittimità, la Corte valuta in primo luogo la pertinenza e la sufficienza delle motivazioni invocate dalle autorità nazionali e l'esistenza di altre modalità per il raggiungimento dello scopo perseguito. Nell'interpretazione della clausola di legittimità dell'articolo 10 della Convenzione, la variabilità dell'intensità del controllo europeo con conseguente variazione dell'ampiezza del margine di apprezzamento nazionale è estrema. A leggere la cinquantina di sentenza rese in tale ambito, dalla sentenza Engel dell'8 giugno 1978 alle sentenza Janowski c. Polonia e Fressoz c. Francia emesse dalla nuova Corte il 21 gennaio 1999, il sentimento dominante è quello di un giurisprudenza oscillante e conseguentemente imprevedibilexviii. La molteplicità dei dati da considerare e le innumerevoli possibilità di combinazione di questi, oltre la ricchezza delle situazioni concrete, determinano un elevato numero di variabili di cui la Corte deve tener conto nella formulazione dei suoi giudizi, che inevitabilmente possono porsi, in contraddizione tra loro. Il più delle volte, però si tratta di una contraddizione soltanto apparente che scompare al momento di una attenta verifica di tutte le variabile considerate dalla Corte, per cui sarà evidente che la diversità delle soluzioni giuridiche è stata determinata dalla diversità dei dati su cui il giudizio è stato fondato. La libertà di stampa. La tutela della libertà di espressione ha assunto sempre una intensità particolare quando si è trattato di valutare la legittimità di limitazioni alla libertà di stampa. I giudici di Strasburgo hanno sottolineato più volte la funzione fondamentale della stampa - qualificata quale chien de garde delle società democratiche - di cui non deve mai dimenticarsi il ruolo eminente in uno Stato di dirittoxix. Secondo una formula più volte utilizzata dalla Corte europea la stampa gioca un ruolo eminente in una società democratica se essa non deve oltrepassare certi limiti, riguardanti in particolare la protezione della reputazione dei diritti altrui, la divulgazione di informazioni confidenziali, la salvaguardia della sicurezza nazionale, la prevenzione dei reati e la tutela dell'autorità del potere giudiziario, è suo compito, tuttavia, comunicare, nel rispetto dei suoi doveri e della sue responsabilità, informazioni ed idee su ogni questione di interesse generale, in particolare, su questioni politiche, ivi comprese quelle che dividono l'opinione pubblica xxi In sostanza, la Corte enfatizza molto il ruolo della stampa nel garantire la libera circolazione delle idee al punto che la condanna o altra misura restrittiva nei suoi confronti è guardata con sospetto ed impone alle autorità nazionali l'onere di provare l'esistenza di motivi particolarmente seri, in mancanza dei quali sicuramente lo Stato incorre in una violazione dell'articolo 10 della Convenzione. Quindi, quando si tratta di valutare eventuali limitazioni alla libertà di stampa, la Corte propende chiaramente per una riduzione del margine nazionale di apprezzamento, a fronte di un più incisivo controllo europeo, coinvolgendo tali questioni l'interesse pubblico a ricevere le informazioni, interesse definito quale pilastro delle democrazie. Con ciò non si sottintende però una totale mancanza di limiti per i giornalisti. La Corte ha infatti sottolineato che i giornalisti non sono in linea di principio sottratti al loro dovere di rispettare il codice penale il paragrafo 2 dell'articolo 10 impone alcuni limiti all'esercizio della libertà di espressione giornalistica. xxi Così, per i giudici europei, i doveri e le responsabilità inerenti l'esercizio della libertà di espressione impongono che la garanzia offerta dall'articolo 10 ai giornalisti sia subordinata all'agire in buona fede degli stessi che hanno il dovere di fornire informazioni esatte e degne di credito nel rispetto della deontologia professionale xxii La prova dell'esistenza della buona fede del giornalista si sostituisce all'accertamento della veridicità delle notizie riportate nella sentenza Salov c. Ucrainaxxiii,la Corte europea ha, così, affermato che la falsità dell'informazione acquisita da terzi e diffusa tramite la stampa non esclude l'applicabilità dell'articolo 10, anche se l'informazione acquisita apparisse inverosimile. In tema di libertà di stampa, la Corte ha, poi, distinto chiaramente tra fatti e idee o giudizi di valore affermando che se la materialità dei primi si può sempre provare,le seconde non si prestano sempre ad una dimostrazione della loro certezza Per i giudizi di valore, tale esigenza è irrealizzabile e può comportare un limitazione della libertà di opinionexxiv. Pertanto, se le opinioni espresse riflettono un'analisi personale di un avvenimento o di una situazione, esse non possono essere valutate come vere o false on ne saurait en effet admettre qu'un journaliste puisse formuler des jugements de valeur critiques qu'à la condition de pouvoir en démontrer la véritéxxv. Da ciò deriva che l'articolo 10 protegge, oltre la diffusione di informazioni o di dati verificabili, anche le opinioni, critiche o speculative, la cui veridicità non può essere dimostrata. Anche per quel che concerne i fatti, la Corte ammette la buona fede quale scriminante e ciò al fine di consentire ai media un certo margine in caso di errore. In tali ipotesi, la Corte verificherà il tipo di controllo esercitato dal giornalista sulle fonti e se abbia agito in buona fede riportando informazioni che aveva ragionevole motivo di ritenere valide. In sintesi, dalla giurisprudenza europea emerge che in tema di libertà di stampa la comparazione degli interessi in conflitto deve portare i giudici nazionali a riconoscere la prevalenza della libertà di stampa, sia pure nel rispetto di taluni limiti . Gli Stati hanno il dovere di regolamentare l'esercizio della libertà di espressione al fine di garantire, tra gli altri diritti, anche una protezione adeguata alla reputazione degli individui, ma devono evitare di adottare misure che possano dissuadere la stampa dall'adempiere alla funzione di campanello d'allarme della collettività nell'ipotesi di apparenti o presunti abusi della pubblica amministrazione. In particolare, la discussione di temi di interesse generale non deve essere scoraggiata dal timore di una sanzione. I giornalisti diverrebbero altrimenti restii ad esprimersi su questioni di interesse generale se corressero il rischio di subire una condannaxxvi i L'articolo, a firma del giornalista Roberto Ormanni, e dal titolo Io ballerino fantastico, rischio 7 anni di carcere , era pubblicato il giorno 25 gennaio 1995 sul settimanale Oggi . Nel corpo dell'articolo il giornalista raccontava, nella forma di un'intervista, la storia del ballerino Fabio Gallo, il quale riteneva di essere stato trascinato in un terribile intreccio di accuse false, di massoneria, giustizia pilotata ed interessi di un presunto comitato d'affari cittadino che coinvolgerebbe alcuni fra i personaggi più in vista di Cosenza . Il ballerino, forte di un successo televisivo nazionale ottenuto nel '93, aveva chiesto alla Regione Calabria un finanziamento al fine di organizzare corsi di formazione professionale per insegnanti di danza, ma la pratica relativa alla richiesta di finanziamento era sparita dall'assessorato regionale competente. I corsi di formazione erano stati assegnati alla società Italcorsi, che faceva capo al cognato del procuratore capo di Cosenza, il dott. Serafini. In seguito a tale sparizione il Gallo aveva sporto regolare denunzia alla Procura della Repubblica, ma l'istanza era stata archiviata. Subito dopo questi fatti, il ballerino era tratto in arresto con l'accusa di violenza carnale e corruzione di minorenni. Il giornalista scriveva nell'articolo in oggetto, riportando tra virgolette affermazioni del Gallo, che tutto ciò era accaduto a causa dello scontro in atto fra il ballerino ed il potente comitato d'affari che controllava e gestiva l'assegnazione dei fondi per la formazione professionale. A conferma di quanto affermato dal Gallo, il giornalista riferiva di un processo quello di violenza carnale in corso a Cosenza assai chiacchierato e difficile, in cui le testimoni a difesa sarebbero state minacciate e irregolarmente ascoltate dal Pm procedente. I difensori del Gallo, infatti, avevano inoltrato un'istanza alla Suprema Corte di Cassazione, al fine di togliere il processo in questione ai giudici di Cosenza, non infondatamente vittime di forti influenze e condizionamenti . La veridicità di alcuni fatti è indubbia, ed è stata appurata dai giudici. E' il tribunale di Milano, infatti, a scrivere E' certamente vero che il Gallo aveva presentato alla procura circondariale presso la Pretura di Cosenza, una denuncia per la sottrazione di alcuni documenti attinenti la sua pratica di richiesta di finanziamenti per i corsi professionali è altrettanto vero che la società Italcorsi il cui amministratore Ippolito Bonfiglio è cognato del Serafini è stata destinataria di alcune sovvenzioni Regionali nel corso degli anni 90/92 è sicuramente vero che il Gallo era stato denunciato ed arrestato per reati di violenza carnale ed altro ai danni di minorenni nell'ambito di questa vicenda è infine vero che il Gallo aveva presentato una istanza di rimessione del procedimento a suo carico per legittima suspicione. Ai fini di una corretta valutazione dei fatti, occorre poi ricordare che il direttore della rivista Oggi, nel pieno rispetto delle regole professionali, ha pubblicato, sul numero successivo della rivista, un articolo in cui si dava spazio alle ragioni del Procuratore . ii La Corte d'Appello affermava, tra l'altro, che la concatenazione dei fatti così come operata dal giornalista porta il lettore a ritenere, o quantomeno a sospettare, che il dr. Serafini, cognato del soggetto a cui faceva capo la società Italcorsi, beneficiaria di quegli stessi fondi a cui aspirava il Gallo, abbia, in un contesto, tra l'altro, di giustizia pilotata, non solo insabbiato, con una veloce archiviazione la denuncia del Gallo in merito alla sparizione dei documenti prodotti proprio al fine di ottenere quei fondi ma, addirittura, al fine di neutralizzare un soggetto che non intendeva piegarsi a certe condotte, abbia fatto arrestare il ballerino, muovendogli contro accuse infamanti e false, da sostenere attraverso un processo condizionato da pesanti influenze esterne, tali da ostacolare una corretta ricostruzione degli episodi di violenza sessuale attribuitigli. Il giornalista, ad avviso della Corte d'Appello, avrebbe dato voce alla tesi dell'ex ballerino sposandone incondizionatamente il pensiero e riportando le sue pesanti considerazioni senza sottoporle ad alcun vaglio critico iii Corte europea, sentenza del 21 febbraio 1975 Golder c. RU, par. 36. iv cfr. Corte europea, sentenza del 21 settembre 1994, Fayed c. RU par. 65 sentenza del 29 luglio 1998, Guerin c. Francia par. 73. v Corte europea, sentenza del 27 agosto 1991, Philis c. Grecia. vicfr. Corte europea, sentenza del 26 ottobre 1984 De Cubber c. Belgio par. 32 sentenza del 16 dicembre 1992 Edward c. RU. vii Corte europea, sentenza del 1 marzo 2002 Kutic c. Croazia, par. 25. viii cfr. Corte europea, sentenza del 19 aprile 1994, Van de Hurk c. Paesi Bassi, par. 61 ix Corte sentenza Hadjianastassiou c. Grecia del 16 dicembre 1992 x cfr. Corte europea, sentenza del 19 febbraio 1998, Higgins c. Francia, par. 42 sentenza Van de Hurk citi, par. 61 xi Corte europea, sentenza Van de Hurk cit., par. 61 xii cfr. Corte europea, sentenza del 19 febbraio 1998Higgins e altri c. Francia, par. 42. xiii così Corte europea, sentenza del 29 maggio 1997, Georgiadis c. Grecia par. 43. xiv Così, CARETTI, Articolo 10. Libertà di espressione, in Commentario alla Convenzione europea per la tutela dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, Padova, Cedam, 2001, p. 339. xv E' bene comunque ricordare come la parte finale dell'articolo 10 prevede che Il presente articolo non impedisce agli Stati di sottoporre a un regime di autorizzazione le imprese di radiodiffusione, di cinema o di televisione. Con ciò riconoscendo il potere agli Stati di regolamentare, attraverso un sistema di concessioni, l'organizzazione della diffusione sul suo territorio di trasmissioni radio - televisive in modo particolare gli aspetti tecnici, Corte, sentenza del 28 marzo 1990, Groppera Radio AG ed altri c. RU, par. 61 , l'accesso ai mezzi di radiodiffusione Commissione, rapporto del 12 luglio 1971, X e associazione Z c. RU, Annuario 14, p. 538 , e il contenuto delle trasmissioni per esempio in materia di spot pubblicitari, Commissione, rapporto del 12 luglio 1971, X e associazione Z c. RU, Annuario 14 . Questo potere discrezionale rimesso agli Stati è comunque oggetto di controllo europea e deve svolgersi in modo da assicurare il pluralismo Commissione, decisione del 16 ottobre 1986, Verein Alternatives Lokalradio Berna ed altri c. Svizzera, DR 49 p. 126. Per un analisi precisa della giurisprudenza europea in materia cfr. JACOBS - WHITE, The European Convention on Human Rights, Claredon Press, Oxford, 1996 p. 230 LESTER, Freedom of Expression MACDONALD, MATSCHER AND PETZOLD a cura di The European System for the Protection of Human Rights, Nijhoff, Dordecht, 1993, pp. 482 e ss Sudre, Droit international et européen des droits de l'homme, Paris, 1997, p. 234 e ss. xvi Corte europea, sentenza del 7 dicembre 1976, Handyside c. RU,Serie 24 par. 49. xvii Il significato di restrizione è stato inteso in senso ampio. Esso copre misure civili Corte, sentenza del 13 luglio 1995, Tolstoy Miloslavsky c. RU, e penali Corte, sentenza del 23 marzo 1985, Barthold c. Germania, , comprendenti, ingiunzioni Corte, sentenza del 26 novembre 1991 Observer Guardiana c. RU confische Corte, sentenza del 24 maggio 1988, Muller c. Svizzera, , rifiuti di autorizzazioni Corte, sentenza del 22 maggio 1990, Autronic AG c. Svizzera, o rifiuto del visto di censura Corte, sentenza del 25 novembre 1996, Wingrove c. RU , licenziamento Corte sentenza del 26 settembre 1995, Vogt c. Germania, . xviii WACHSMANN, Une certaine marge d'appréciation. Considération sur les variations di contr le européen en matière de liberté d'expressione, in Les droits de l'homme au seuil du troisiéme millénaire, Melanges en l'hommage à Pierre Lambert, Bruxelles Bruylant, 2000. xix Corte europea, sentenza del 25 giugno 1992, Thorgeir Thorgeirson contro Islanda, par. 63 Corte europea [Grande Camera], sentenza del 17 dicembre 2004, Cumpana e Mazare c. Romania xx Così, Corte europea, sentenza del 26 novembre 1991, Observer e Guardian c. RU, 59 sentenza del 26 novembre 1991, Sunday Times 2 c. RU 50, sentenza del 25 giugno 1992, Thorgeir Thorgeirson c. Islanda 63 sentenza del 23 aprile 1992, Castells c. Spagna 43 xxi Corte europea, sentenza del 20 maggio 1999, Bladet Troms e Stensaas c. Norvegia 65. xxii Corte europea, sentenza del 25 giugno 2002 Colombani c. Francia, par. 65. xxiii Corte europea, sentenza del 6 settembre 2005, Salov c. Ucraina. xxiv Corte europea, sentenza del 8 luglio 1986 Ligens c. Austria par. 45 xxv Corte europea, sentenza del 28 settembre 1999, Dalban c. Romania, par. 49. xxvi Corte europea, sentenza Cumpana e Mazare c. Romania cit., sentenza del 28 ottobre 1999, Wille c. Liechtenstein, sentenza del 21 marzo 2002, Nikula c. Finlandia.

Corte europea dei Diritti dell'Uomo - Terza sezione decisione parziale sulla ricevibilità procedimento 30278/04 sentenza pubblicata il 15 giugno 2006 Presidente Zupanic Ormanni contro Italia EN FAIT Le requérant, M. Roberto Ormanni, est un ressortissant italien, né en 1963 et résidant à Naples. Il est représenté devant la Cour par Me E. Tagle, avocat à Naples. Les faits de la cause, tels qu'ils ont été exposés par le requérant, peuvent se résumer comme suit. 1. L'article paru dans l'hebdomadaire Oggi Le requérant est un journaliste travaillant pour l'hebdomadaire Oggi . Le 25 janvier 1995, il y publia un article intitulé Moi, danseur fantastique, je risque sept ans d'emprisonnement - Le chorégraphe qui dansa avec la Martines, accusé de viol, se sent victime d'un terrible complot suscité par l'envie Io, ballerino fantastico, rischio 7 anni di carcere - Il coreografo che danzò con la Martines, accusato di stupro, si sente vittima di un terribile complotto nato per invidia . Dans ses parties pertinentes, cet article se lit comme suit De la scène de Fantastico à la prison des bras d'Alessandra Martinez à une accusation de viol. C'est le vide dans lequel est tombé Fabio Gallo ci-après M. G. , 32 ans, danseur et chorégraphe, menotté le 3 février dernier et maintenant soumis à un procès qui soulève beaucoup de questions. Il s'agit d'une histoire morbide, pleine de contradictions, dont les développements ont créé chez beaucoup de monde la conviction que M. G. a été pris dans un terrible ensemble de fausses accusations, franc-ma onnerie, justice pilotée et intér ts d'un présumé comité d'affaires de la ville, qui concernerait certains parmi les personnages les plus en vue de Cosenza. L'autre face de l'histoire est une accusation honteuse, d'après laquelle le danseur aurait exploité le charme de sa notoriété pour profiter de jeunes filles mineures, qui fréquentaient ses cours de danse, et obtenir des prestations sexuelles. Le procès est arrivé à sa cinquième audience, mais les questions sur comment les choses se sont passées sont devenues plus nombreuses au lieu de s'éclaircir et sont arrivées à mettre en doute le comportement m me des juges. Compte tenu de ce qui s'était passé pendant le procès, le défenseur napolitain de M. G., Me Enrico Tuccillo, s'est adressé à la Cour de cassation, afin que les juges de la Cour supr me retirent le procès au tribunal de Cosenza, dont les juges pourraient tre, à son avis non sans fondement, victimes de forts influences et conditionnements. Viol et corruption de mineur le 3 février 1994 cette très lourde accusation a ouvert pour M. G. les portes de la prison, et encore aujourd'hui le danseur est assigné à domicile. Les demandes de son avocat n'ont servi à rien le tribunal, dans sa dernière ordonnance de rejet de la demande de libération provisoire, a écrit ce qui suit, que le prévenu pourrait réitérer l'infraction à cause de sa prestance physique . Les problèmes de M. G. ont commencé au début de l'année dernière. Le danseur et chorégraphe revient de succès remarquables, quand, au printemps 1993, la Rai lui offre de participer avec son corps de ballet à Téléthon, grand spectacle de bienfaisance. Depuis 1990, la famille de M. G. avait créé, à Cosenza, une école de danse. Fabio en est le directeur artistique m me si, à cause de ses engagements à Rome, il n'as pas le temps pour la suivre. Le chorégraphe utilise l'offre de la Rai pour lancer sa structure et, surtout, ses élèves. Ok , il répond, à Téléthon j'y serai, mais mon corps de ballet est à Cosenza et il n'est pas juste que du Sud on doive toujours se déplacer à Rome. Si vous voulez la mondovision, vous devez venir ici. Et il obtient ce qu'il demande. Le spectacle, deux milliards et demi de téléspectateurs, est diffusé depuis le thé tre Rendano de Cosenza. Sur les ailes d'un tel succès, M. G. demande à tre autorisé par la Région Calabre à organiser de cours de formation professionnelle pour enseignants de danse. Mais c'est à ce point que les problèmes commencent le dossier de M. G. dispara t du conseil assessorato régional. Ses recherches se révèlent infructueuses. M. G., intrigué, s'adresse au parquet. Mais sa plainte est classée. Quelques jours plus tard, une autre école de Cosenza, la Sisca, présente une demande pour des cours de formation professionnelle dans laquelle sont mentionnés, quel hasard, les m mes éléments et les m mes propositions contenues dans le dossier disparu. Fabio proteste, mais à la région on lui explique que les autres cours ont déjà été attribués à la société Italcorsi, qui fait référence au beau-frère du procureur en chef de Cosenza, Francesco Serafini ci-après M. S. . Après cette découverte, le danseur annonce publiquement avec amertume qu'il ne se résigne pas et qu'il entamera une bataille juridique pour faire valoir ses droits et découvrir qui et comment les a méprisés. Mais en décembre 1993 une jeune fille de 13 ans qui fréquentait son école le dénonce pour viol. La jeune est un membre de la famille du titulaire de l'école concurrente, la Sisca. M. G. est mis sous contr le et on découvre qu'il a une relation avec deux autres jeunes filles. Avec elles, selon les magistrats, le danseur aurait eu des rapports sexuels quand elles avaient un peu moins de quinze ans, quand elles étaient donc mineures. Les deux jeunes filles sont devenues de témoins à charge. Au cours des investigations, cependant, l'une des accusatrices, Elvira Marasco, décède dans un accident de la circulation. Le chef d'inculpation est soutenu par le ministère public Maria Teresa Dieni amie de jeunesse de M. G. qui interroge des dizaines de jeunes filles, dont plusieurs mineures, sans permettre à leurs parents ou avocats d' tre présents et en leur faisant signer les procès-verbaux sans les leur faire relire une procédure que la loi qualifie de s rement irrégulière. Cette circonstance a été dénoncée au prétoire par les jeunes filles elles-m mes, qui sont maintenant devenues des témoins pour la défense. M. G. a sa propre idée du pourquoi tout cela se passe. La vérité est que je me suis opposé à un puissant comité d'affaires , il dit il a enregistré sa version des faits sur une cassette vidéo car maintenant il craint aussi pour sa vie . Ma plainte contre le monopole illicite qui gère les fonds pour la formation professionnelle pouvait jeter de la lumière aussi sur d'autres secteurs, plus délicats. Quand la Rai est venue à Cosenza avec Téléthon, les autorités ont créé de nombreuses difficultés pour l'autorisation à utiliser le thé tre Rendano. Au point que les dirigeants de la Rai sont intervenus en expliquant que, pour eux, Cosenza ou Rome étaient la m me chose et que si les problèmes n'étaient pas résolus, on pouvait tous rentrer tranquillement à la maison. C'est à ce moment-là qu'un dirigeant des pompiers m'a pris à part et m'a dit que j'aurais pu avoir le thé tre, mais que j'aurais d renoncer à mon numéro à l'ouverture du spectacle, pour le céder à l'école Sisca. Il est inutile de dire que j'ai refusé et que la chose n'a pas plu aux personnes qui fréquentent certains milieux salotti de Cosenza . Est-il possible que la décision de coincer M. G. soit venue de là ? Le chorégraphe n'a pas de doutes. Et ils sont plusieurs à jurer de son innocence. Dix élèves de l'école de danse de Fabio, conjointement avec leurs parents, ont accepté de témoigner au tribunal et de fournir une reconstruction très détaillée qui innocenterait M. G. Noir sur blanc, un cadre alarmant émerge presque tous les témoins de la défense ont été menacés. Une élève m me lorsqu'elle était au tribunal, au point que, pour raisons de sécurité, elle a été enfermée en chambre du conseil jusqu'au moment du témoignage. Sous une tranquillité apparente, Cosenza vit la situation de manière dramatique. M. G. semble tre devenu la pomme de la discorde dans les milieux les plus in de la ville. Le danseur allègue qu'il y a quelque chose de bizarre, [s'appuyant] sur des nombreux détails. Lorsque je suis retourné à Cosenza après avoir été pendant quelques années à Rome pour mon travail, j'ai été approché par un haut ministre du culte qui m'a demandé de rejoindre une loge loggia de francs-ma ons. J'ai refusé et je sais que ce geste n'a pas plu. Ne prends pas de risques , m'ont conseillé mes amis. Mais je n'ai pas changé d'avis. Me Giuseppe Mazzotta, initialement nommé par M. G., a préféré abandonner la défense en plein milieu du procès et le danseur s'est adressé à l'avocat napolitain Tuccillo. M. G. et les témoins qui le défendent ont été menacés, ouvertement ou par le biais de coups de fil anonymes. Ils ont porté des plaintes qui n'ont eu aucune suite et dans quelques cas la police a essayé de les convaincre à ne pas porter plainte. Et pendant une audience, alors que les familiers de M. G. suivaient le procès, quelqu'un a volé la voiture du père du danseur et l'a jetée dans un fossé, après y avoir mis une grosse pierre à l'intérieur les carabiniers l'ont trouvée. Un clair avertissement, au moins selon le code de chez nous , dit M. G. L'histoire est décourageante, et décourageante aussi la manière dont le procès se poursuit la défense affirme que le tribunal bloque toute demande qui peut démontrer la non-crédibilité des témoins à charge et selon le ministère public s'il y a des jeunes filles qui, conjointement avec leurs parents, défendent M. G., c'est parce que le danseur a influencé plagiato non seulement les élèves mais aussi leurs familles. Cependant, après la dernière audience, le tribunal a d transmettre au parquet la copie des déclarations faites par les témoins de la défense qui, sans se laisser intimider par les menaces, ont relaté leurs plaintes jamais prises en considération et avoir été à plusieurs reprises contraints de signer de procès-verbaux d'interrogatoire qui contenaient de fausses déclarations. Un cas pour tous au cours des débats publics, le président de la chambre chargée de juger l'affaire a demandé au ministère public si vraiment le procès-verbal rédigé par la police était différent de ce que le témoin avait affirmé à l'audience. Et le ministère public, en regardant le procès-verbal dont aussi l'avocat défenseur a une copie , a garanti qu'il n'y avait rien de différent . Mais ce procès-verbal, maintenant versé aux actes du procès, dit des choses tout à fait différentes. Pourquoi le magistrat a-t-il soutenu le contraire ? Les choses étranges ne sont pas finies ici à la demande déposée auprès de la Cour de cassation sont annexés certains documents . Parmi les éléments à évaluer figure une écoute téléphonique qui, selon la défense, n'a aucunement été prise en considération par les magistrats, dans laquelle la tante de la [jeune fille] de treize ans qui porta plainte pour viol se dispute avec sa nièce. Et, à un moment donné, la jeune fille explose je m'en lave les mains, de cette histoire je vais chez le procureur et je lui dis Déchirez-là, cette chose, car moi je n'ai pas l'intention de rester derrière vous c'est eux qui m'ont fait la chose qui m'ont influencé plagiato alors qu'ils devaient faire la dénonciation pour leurs propres intér ts per fatti loro . Il y a aussi une lettre dans laquelle un témoin raconte avoir écouté par hasard, dans un restaurant, une conversation entre une journaliste locale, membre de l'association féministe qui s'est constituée partie civile dans le procès contre M. G., et une amie. Voici quelques passages décidemment significatifs Je veux voir M. G. enfermé à vie ils m'ont promis qu'ils vont me nommer directrice de l'école de M. G. dès qu'ils la reprendront rileveranno . La direction, il faut qu'ils me la donnent à tout prix, car tels sont les pactes et puis je la mérite pour ce que j'ai fait pour eux On doit parier puntare sur A la jeune fille de treize ans car B l'autre accusatrice est en train de se révéler comme une mine si sta rivelando una mina . Il y a quelques jours révèle M. G., j'ai été approché par la collaboratrice d'un avocat bien connu à Cosenza. Elle m'a confié avoir su en avant-première que je serais condamné à sept ans d'emprisonnement. Et elle m'a conseillé de m'adresser à son cabinet si je veux sortir de cette histoire. Encore une fois, naturellement, j'ai refusé. Cela peut para tre bizarre, mais je crois en la justice, malgré tous les problèmes et les désagréments par lesquels je suis passé pendant les douze derniers mois précisément à cause d'elle. Et je crois en la possibilité que Cosenza a de se libérer de cette chape de plomb cappa di piombo . L'hebdomadaire Oggi publia, dans son numéro suivant, un nouvel article contenant la version de faits de M. S., en opposition à celle de M. G. 2. La plainte de M. S. et la procédure de première instance Le 5 avril 1995, M. S. porta plainte pour diffamation contre le requérant, M. G. et M. O., directeur de l'hebdomadaire Oggi. Il allégua que l'article du requérant donnait au lecteur la conviction que, abusant de ses fonctions, il avait classé sans suite la plainte pour vol de M. G., favorisé l'école de danse concurrente et permis à l'un des membres de sa famille d'obtenir la plupart de cours de formation organisés par la région, fabriquant en m me temps un procès visant à éliminer M. G. Le 20 septembre 1995, le requérant et MM. G. et O. furent renvoyés en jugement devant le tribunal de Milan. Ils étaient accusés de diffamation par voie de presse, aggravée par les circonstances d'avoir attribué à la victime un fait déterminé et d'avoir offensé le corps judicaire article 595 1, 2, 3 et 4 du code pénal - le CP . Le m me jour, M. S. se constitua partie civile dans la procédure. Par un jugement du 18 juin 1999, le tribunal de Milan condamna le requérant et M. O. respectivement à 2 000 000 lires environ 1 032 euros et 1 500 000 lires environ 774 euros d'amende, et relaxa M. G. pour ne pas avoir commis les faits reprochés per non aver commesso il fatto . Il indiqua également que le requérant et M. O. étaient tenus de réparer les dommages subis par M. S., dont le montant aurait d tre fixé dans une procédure civile séparée. Le tribunal nota d'emblée que M. G. n'avait jamais été interviewé par le requérant et n'avait donc pas contribué à la préparation de l'article incriminé. La circonstance qu'il avait ensuite déclaré partager le contenu de celui-ci était sans importance aux fins de l'accusation de diffamation. Le requérant alléguait que M. G. avait fourni une cassette vidéo dans laquelle il exposait sa version des faits cependant, cette cassette n'avait pas été produite devant le tribunal. En tout état de cause, les parties s'accordaient à dire qu'elle ne contenait aucune accusation, implicite ou explicite, contre M. S. De telles accusations ne figuraient pas dans les actes du procès de M. G. La rédaction de l'article devait donc tre imputée entièrement au requérant. Celui-ci visait à soutenir a que M. G. était la victime d'une persécution judiciaire organisée par un puissant comité d'affaires b que M. S. faisait partie de ce comité c que M. S. avait rapidement classé ou fait classer une plainte de M. G. pour vol de documents d que le mobile de M. S. était les intér ts communs avec son beau-frère, gérant de la société Italcorsi, qui avait re u des financements régionaux e qu'à cause de cela M. G. avait été arr té et accusé de viol f que le procès de M. G. se déroulait de manière irrégulière et défavorable à la défense. Le tribunal souligna qu'une information était vraie non seulement si elle se référait à des faits qui s'étaient réellement vérifiés, mais aussi lorsque la connexité entre ces faits était réelle, licite, logique et raisonnable selon les critères du bon sens commun. Il appartenait donc au journaliste de prouver que la connexité entre les faits relatés était hautement probable. En l'espèce, il était sans doute vrai que a M. G. avait porté plainte pour vol et que cette plainte avait été classée sans suite m me si elle n'était pas de compétence de la M. S. b la société Italcorsi avait re u des subventions régionales c M. G. avait été accusé de viol sur mineurs et, dans le cadre de cette procédure, avait demandé le transfert de son procès. Cependant, il n'existait aucune preuve que la perte du dossier de financement de M. G. était volontaire ou liée aux subventions re ues par la société Italcorsi ou encore que M. S. était illicitement intervenu dans ce contexte. De plus, il était tout à fait arbitraire de supposer que M. G. avait été arr té pour des faits commis jusqu'à 1993 à cause de ses différends avec le comité d'affaires . La seule plainte que M. G. avait portée au sujet de cours de formation professionnelle était celle du 22 janvier 1994 pour vol de documents. Celle-ci ne contenait aucune référence à la société Italcorsi, à M. S. ou aux juges de Cosenza. Dans son article, le requérant s'était aligné de fa on non critique sur la version de la persécution judiciaire soutenue par M. G., qui était subjective et arbitraire, et donc fausse . Le tribunal souligna enfin que le requérant avait sans doute le droit de critiquer les décisions et les actes des juges il ne rentrait cependant pas dans son droit de chronique diritto di cronaca de dire que M. S. avait abusé de ses pouvoirs pour favoriser son beau-frère par rapport à un pauvre danseur , privé de sa liberté seulement parce que il avait osé s'opposer aux puissants de Cosenza. 3. La procédure d'appel Le requérant et MM. O. et S. interjetèrent appel. Le requérant demanda, en particulier, à tre relaxé aux termes de l'article 51 du CP, une disposition selon laquelle ne peut pas tre puni celui qui exerce l'un des ses droits en l'espèce, le droit de critique et chronique - diritto di critica e cronaca . Par un arr t du 12 novembre 2001, la cour d'appel de Milan confirma le jugement de première instance et condamna le requérant et M. O. à payer leurs frais de justice, ainsi qu'à rembourser celles de la partie civile, s'élevant, au total, à 9 700 000 lires environ 5 009 euros . La cour d'appel décida également que le requérant et M. O. devaient payer à M. S. une somme provisionnelle provisionale immediatamente esecutiva à titre de dédommagement, s'élevant à 25 000 000 lires environ 12 911 euros . Elle octroya enfin aux condamnés le bénéfice de la non-mention de la condamnation dans leur casier judiciaire. La cour d'appel observa d'emblée que le requérant avait produit la copie intégrale de la demande de transfert du procès de M. G., et que ce document faisait référence à la société Italcorsi et aux liens entre son gérant et M. S. Cela n'était cependant pas suffisant pour renverser le jugement de première instance. La cour d'appel considéra que l'article du requérant était rédigé de fa on à faire estimer ou soup onner que, dans un cadre de justice pilotée giustizia pilotata , M. S. avait non seulement fait en sorte que la plainte de M. G. f t classée, mais aussi fait arr ter le danseur. Par la suite, de fausses accusations avaient été fabriquées et le procès était soumis à des lourdes influences extérieures. Or, selon la jurisprudence de la Cour de cassation, il était loisible à un journaliste de mettre en relation des informations vraies, à condition que cela ne cré t une signification ultérieure, allant au-delà des informations en elles-m mes. Il y avait diffamation lorsque le résultat de l'article était, en substance, une nouvelle information, portant atteinte à la réputation du plaignant, et dont le journaliste n'était pas en mesure de prouver la véracité. En l'espèce, les documents produits, relatifs au rejet de la demande de M. G. de transfert du procès et à sa condamnation définitive pour viol sur mineurs, démontraient que la thèse du complot à l'encontre du danseur était dénuée de fondement. Le requérant n'aurait pu, par ailleurs, alléguer en sa défense s' tre borné à relater les idées de M. G. L'intéressé avait en effet fait siennes les idées en question sans les vérifier et les avait exposées de manière suggestive, conduisant un lecteur moyen à les accueillir favorablement et à les croire vraies. 4. La procédure de cassation Le requérant et M. O. se pourvurent en cassation. Le requérant allégua notamment que la motivation de l'arr t de la cour d'appel était illogique et contradictoire. Elle ne tenait pas compte de certains faits avérés et de la circonstance que le journaliste, sans relater aucune fausse information, s'était borné à exposer les thèses de M. G. Le requérant n'avait jamais fait siennes les idées du danseur. Dans ces circonstances, affirmer la culpabilité du requérant était contraire à la jurisprudence bien établie de la Cour de cassation et méconnaissait l'article 51 du code pénal. Par un arr t du 11 décembre 2003, dont le texte fut déposé au greffe le 26 février 2004, la Cour de cassation déclara irrecevables les pourvois du requérant et de M. O. Elle les condamna à payer leurs propres frais de justice, à rembourser ceux exposés par la partie civile s'élevant à 2 500 euros , et à verser 500 euros à la caisse pour les amendes cassa delle ammende . La Cour de cassation observa que les principes jurisprudentiels invoqués par le requérant devaient tre évalués et appliqués par rapport à chaque cas d'espèce. Un journaliste pouvait passer pour un simple intermédiaire de la personne interviewée seulement si l'article dans sa globalité ne constituait pas un instrument pour s'approprier un contenu offensant et le diffuser. Il appartenait aux juges du fond d'établir la signification de l'article dans son ensemble cette évaluation échappait donc à la compétence de la Cour de cassation. Par ailleurs, l'arr t de la cour d'appel avait expliqué de manière logique les raisons pour lesquelles la véracité des informations relatées par le requérant ne privait pas son article de sa nature diffamatoire. Par ses moyens de pourvoi le requérant essayait, en substance, d'obtenir une évaluation plus favorable des éléments produits devant les juges du fond. Enfin, dans la mesure où le requérant se plaignait des sommes à payer à titre de dédommagement, ses doléances étaient de la compétence du juge civil. GRIEFS 1. Invoquant l'article 6 de la Convention, le requérant allègue que le rejet de son pourvoi en cassation s'analyse en une violation de son droit d'accès à un tribunal. 2. Invoquant l'article 10 de la Convention, le requérant se plaint d'une atteinte à son droit à la liberté d'expression. EN DROIT 1. Le requérant se plaint de la décision par laquelle la Cour de cassation a déclaré son pourvoi irrecevable. Il considère avoir subi une atteinte à son droit d'accès à un tribunal, tel que garanti par l'article 6 1 de la Convention. En ses parties pertinentes, cette disposition se lit comme suit Toute personne a droit à ce que sa cause soit entendue par un tribunal qui décidera du bien-fondé de toute accusation en matière pénale dirigée contre elle. Le requérant allègue que ses doléances ont été rejetées par la Cour de cassation avec une motivation expéditive, fondée sur la simple distinction rigide entre questions de fait et questions de droit. Cela a emp ché la haute juridiction d'examiner le bien-fondé des moyens de son pourvoi. La Cour doit déterminer s'il y a eu ingérence dans le droit du requérant d'avoir accès à la Cour de cassation, tel que garanti par l'article 6 de la Convention Golder c. Royaume-Uni, arr t du 21 février 1975, série A no 18, pp. 17-18, 35-36 . Elle rappelle que la manière dont l'article 6 1 s'applique aux cours d'appel ou de cassation dépend des particularités de la procédure en cause. Il faut prendre en compte l'ensemble du procès mené dans l'ordre juridique interne et le r le qu'y a joué la Cour de cassation. Vu la spécificité du r le joué par celle-ci, son contr le étant limité au respect du droit, un formalisme plus grand peut tre admis à cet égard Levages Prestations Service c. France, arr t du 23 octobre 1996, Recueil des arr ts et décisions 1996-V, pp. 1544-1545, 45-48, et K.D.B. c. Pays-Bas, arr t du 27 mars 1998, Recueil 1998-II, p. 630, 38 . La Cour observe que le requérant a pu se pourvoir en cassation contre l'arr t de la cour d'appel de Milan du 12 novembre 2001, et que la Cour de cassation a examiné ses moyens, portant pour l'essentiel sur un manque allégué de cohérence de la motivation des juges du fond. Elle les a rejetés après avoir expliqué pourquoi les principes jurisprudentiels invoqués par le requérant n'étaient pas pertinents en l'espèce. Dans ces circonstances, la Cour ne saurait conclure à l'existence d'une entrave à l'exercice, par le requérant, de son droit d'accès à un tribunal. Le simple fait que la Cour de cassation ait refusé de réexaminer l'appréciation des faits retenue par les juridictions du fond ne saurait changer cette conclusion. Il s'ensuit que ce grief est manifestement mal fondé et doit tre rejeté en application de l'article 35 3 et 4 de la Convention. 2. Le requérant considère que sa condamnation s'analyse en une ingérence injustifiée dans son droit à la liberté d'expression. Il invoque l'article 10 de la Convention, ainsi libellé 1. Toute personne a droit à la liberté d'expression. Ce droit comprend la liberté d'opinion et la liberté de recevoir ou de communiquer des informations ou des idées sans qu'il puisse y avoir ingérence d'autorités publiques et sans considération de frontière. Le présent article n'emp che pas les Etats de soumettre les entreprises de radiodiffusion, de cinéma ou de télévision à un régime d'autorisations. 2. L'exercice de ces libertés comportant des devoirs et des responsabilités peut tre soumis à certaines formalités, conditions, restrictions ou sanctions prévues par la loi, qui constituent des mesures nécessaires, dans une société démocratique, à la sécurité nationale, à l'intégrité territoriale ou à la s reté publique, à la défense de l'ordre et à la prévention du crime, à la protection de la santé ou de la morale, à la protection de la réputation ou des droits d'autrui, pour emp cher la divulgation d'informations confidentielles ou pour garantir l'autorité et l'impartialité du pouvoir judiciaire. Le requérant souligne que les informations contenues dans l'article paru dans l'hebdomadaire Oggi provenaient soit de M. G. lui-m me, soit des actes des procédures judiciaires le concernant. Les sources du requérant ont été a une cassette vidéo, enregistrée par M. G. et dans laquelle ce dernier racontait ses vicissitudes b la demande de transfert du procès de M. G. c une conférence de presse faite par les défenseurs de M. G. d des informations diffusées par l'agence de presse Ansa e une plainte de M. G. auprès du parquet de Cosenza f des informations recueillies par le requérant auprès des bureaux judiciaires compétents. Le point de départ de l'article était le refus de financements pour les cours organisés par M. G. Selon ce dernier, ses vicissitudes judiciaires étaient liées à son intention de protester pour la disparition de sa demande de subventions, voulue par un comité d'affaires intéressé aux financements en question. Le requérant a mentionné M. S. seulement pour indiquer qu'il était le beau-frère du gérant de la société Italcorsi, ce qui était un fait avéré. L'objet des critiques contenues dans l'article n'était donc pas M. S., mais le tribunal de Cosenza, qui ne semblait pas avoir traité de manière transparente l'affaire de M. G. Le requérant s'était, en substance, borné à relater l'histoire - objectivement vraie - racontée par M. G. Aucune inexactitude n'était contenue dans l'article incriminé et le requérant s'était d ment renseigné sur ce qui lui avait été relaté. Par ailleurs, la fausseté de la version de M. G. a été retenue par les juges du fond sur la base de faits la condamnation de l'intéressé, le rejet de sa demande de transfert du procès s'étant vérifiés après la publication de l'article. Le requérant considère qu'à supposer m me qu'il se soit aligné sur la position de M. G., son droit à la liberté d'expression impliquerait non seulement le faculté de diffuser des informations, mais aussi celle d'exprimer des opinions. Aucune phrase excessive, polémique ou gratuitement offensante n'a été employée à l'encontre de M. S. De plus, le directeur d'Oggi a publié, dans le numéro suivant de l'hebdomadaire, un article illustrant la position de M. S. Il a ainsi donné aux lecteurs la possibilité de former leur opinion en confrontant les versions des deux intéressés. Le requérant considère enfin que le juste équilibre en la matière a été enfreint également par l'application de la circonstance aggravante prévue au quatrième paragraphe de l'article 595 du code pénal. Cette disposition protège, entre autres, l'honorabilité et le prestige du pouvoir judiciaire, et a donc un but qui ne rentrerait pas parmi ceux visés par le paragraphe 2 de l'article 10 de la Convention. En l'état actuel du dossier, la Cour ne s'estime pas en mesure de se prononcer sur la recevabilité de ce grief et juge nécessaire de communiquer cette partie de la requ te au gouvernement défendeur conformément à l'article 54 2 b de son règlement. Par ces motifs, la Cour, à l'unanimité, Ajourne l'examen du grief du requérant tiré de l'article 10 de la Convention Déclare la requ te irrecevable pour le surplus.