Disconoscimento di paternità: basta il Dna, non serve più la prova dell'adulterio

A sei mesi dalla sentenza della Consulta sull'incostituzionalità dell'articolo 235 primo comma n. 3 Cc la Suprema corte si allinea al dettato dei giudici delle leggi

Per proporre l'azione di disconoscimento della paternità è sufficiente la prova genetica senza dover dimostrare anche l'adulterio della moglie. A sei mesi di distanza dall'ormai storica sentenza della Corte costituzionale 266/06 il testo è consultabile tra gli arretrati del 7 luglio 2006 insieme al commento dell'avvocato Gianfranco Dosi - che aveva dichiarato incostituzionale l'articolo 235 primo comma n. 3 Cc, appunto nella parte in cui subordinava la prova del Dna a quella dell'adulterio - ecco la Cassazione allinearsi perfettamente al dettato dei giudici delle leggi sentenza 1610/07 qui leggibile tra i documenti correlati . Il fatto. La vicenda giudiziaria nasce dal rifiuto da parte di entrambi i giudici di merito della domanda di disconoscimento di paternità proposta da un padre che aveva posto alla base di tale domanda solo la prova del Dna e non anche quella dell'adulterio della moglie. I giudici di primo e secondo grado hanno giustificato il loro rigetto sul presupposto che, in base al consolidato orientamento giurisprudenziale, l'articolo 235 primo comma n. 3 vada interpretato mettendo al primo posto la prova dell'adulterio e poi quella genetica. Ora la Suprema corte prendendo atto dell'intervento della Corte costituzionale ha accolto la richiesta del ricorrente e ha rinviato ad altro giudice di merito il quale, nel decidere dovrà appunto attenersi al nuovo articolo 235 Cc, quale risulta dalla dichiarazione parziale di incostituzionalità . Più precisamente dovrà ammettere le prove tecniche indipendentemente dalla dimostrazione dell'adulterio della moglie. L'evoluzione del pensiero giurisprudenziale fino all'intervento chiarificatore della Consulta. L'articolo 235 primo comma 1 n. 3 testualmente stabiliva che L'azione per il disconoscimento di paternità del figlio concepito durante il matrimonio è consentita [ ] 3 se nel detto periodo la moglie ha commesso adulterio [ ]. In tali casi il marito è ammesso a provare che il figlio presenta caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre [ ] . Tale norma è stata sempre interpretata dalla giurisprudenza di legittimità nel senso di anteporre la prova dell'adulterio a quella del Dna. Per esempio Cassazione 8087/98 sosteneva che la prova genetica od ematologica non può essere ammessa per integrare quella, carente, dell'adulterio della moglie ovvero del celamento della gravidanza e della nascita. Ed infatti, l'adulterio, come il celamento della gravidanza e della nascita, devono essere preliminarmente ed autonomamente provati quali condizioni per dare ingresso alle prove genetiche o del gruppo sanguigno, le quali, pertanto, anche se espletate contemporaneamente alla prova delle circostanze citate, possono essere esaminate solo subordinatamente al raggiungimento di questa, ed al diverso fine di stabilire il fondamento nel merito della domanda v. anche Cassazione 2113/92 . Ancora nel 2002 la Cassazione convinta di ciò continuava a sostenere che la prova dell'adulterio, quale condizione che consente, tra le altre, l'esperimento dell'azione a norma dell'articolo 235, comma 1, n. 3 Cc, ha carattere logicamente prioritario rispetto alla prova dell'effettiva sussistenza del rapporto di procreazione, talché il giudice di merito correttamente rigetta la domanda di disconoscimento promossa dal marito quando questi, anziché provare direttamente l'adulterio, pretenda di provarlo indirettamente producendo i risultati di esami ematologici che pur attestano l'incompatibilità genetica del gruppo sanguigno del padre con quello del figlio e, quindi, escludono la paternità del primo v. Cassazione 14887/02 in D& G n. 41/2002 p. 39 con il commento di Guido Grassi p. 42 . Dello stesso avviso hanno continuano ad essere le sentenza 6477/03 e 17714/03. Appena un anno dopo, invece, la prima sezione della Suprema corte con l'ordinanza 10742/04 consultabile tra gli arretrati dell'8 giugno 2004 e anche in D& G n. 27/2004 p. 25 con il commento di Guido Grassi p. 23 sollevava la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 235 primo comma n. 3 Cc, per contrasto con il principio di ragionevolezza articolo 3 della Costituzione e con quello di tutela del diritto di azione e di difesa in giudizio articolo 24 Costituzione , e rimetteva gli atti alla Corte costituzionale, che a distanza di due anni dichiarava, appunto, la parziale illegittimità costituzionale di tale articolo nella parte in cui subordinava la prova del Dna a quella dell'adulterio. cristiana ubaldi

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 19 dicembre 2006-24 gennaio 2007, n. 1610 Presidente Luccioli - Relatore Bonomo Pm Schiavon - parzialmente conforme - ricorrente Traviano - controricorrente Ligi Svolgimento del processo Con atto di citazione notificato il 2-3 giugno 1997 Emanuele Traviano proponeva azione di disconoscimento della paternità della figlia Irene Traviano, nata il 31 agosto 1996, deducendo che quest'ultima era nata dalla relazione della moglie Germana Ligi con un altro uomo. Il Tribunale di Roma con sentenza 35425 del 18 febbraio2000 respingeva la domanda non intendendo fornita dal Traviano la prova - propedeutica all'ammissione della prova ematologia e/o genetica, pure richiesta dall'attore - dell'adulterio della moglie. La Ca di Roma, con sentenza del 27 febbraio 2003, respingeva l'appello principale di Emanuele Traviano e, in accoglimento dell'appello incidentale del curatore speciale della minore, liquidava le spese sostenute da quest'ultimo nel giudizio di primo grado, già poste a carico dell'attore. Avverso la sentenza d'appello Emanuele Traviano ha proposto ricorso per cassazione sulla base di cinque motivi, illustrati con memoria. Germana Ligi ed il curatore speciale della minore hanno resistito con separati controricorsi. Il Traviano ha presentato memoria. Motivi della decisione 1. Con il primo mezzo d'impugnazione il ricorrente lamenta violazione dell'articolo 113 Cpc e difetto di motivazione, nonché violazione dell'articolo 235 n. 3 Cc, in relazione all'articolo 12 disp. att. Cc. Si afferma, in particolare, che il giudice non avrebbe dovuto limitarsi a richiamare un indirizzo giurisprudenziale, ma basare la sua decisione su motivi di diritto. Inoltre, quanto allo spirito dell'articolo 235 n. 3 Cc, l'erosione del principio del favor legitimitatis da parte della riforma del diritto di famiglia del 1975 avrebbe dovuto essere valutata con riferimento al momento storico dell'emanazione della norma, bensì con riferimento all'attualità. 2. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione dell'articolo 360 n. 3 e 5 Cpc per incompleta ed omessa pronuncia su un'eccezione di incostituzionalità, illogicità della motivazione, nonché violazione degli articoli 3, 24 e 30 Costituzione, con riferimento all'affermazione secondo cui la prova della non paternità non è ammissibile se non è provato l'adulterio. 3. Il terzo motivo di ricorso ha per oggetto la violazione dell'articolo 360 n. 5 e 3 Cpc, illogicità della motivazione per travisamento di fatto, difetto di motivazione, nonché violazione dell'articolo 235 n. 3 Cc, per erronea e falsa applicazione. Si sostiene, in particolare, che la richiesta prova del Dna era ammissibile in quanto diretta a provare l'adulterio, essendo la prova dell'adulterio e quella della non paternità due facce della stessa medaglia. 4. I p rimi tre motivi, congiuntamente esaminabili per ragioni di connessione, devono essere accolti nei termini appresso precisati. La sentenza impugnata, basandosi sul tenore dell'articolo 235 n. 3 Cc e sulla relativa interpretazione giurisprudenziale, ha ritenuto ineccepibile il giudizio, espresso dal giudice di primo grado, in inammissibilità della prova del Dna, richiesta dall'appellante, poiché era possibile dare ingresso a tale prova - in grado per la pressoché totale attendibilità del risultato che la caratterizza di contenere in sé la dimostrazione della paternità negata - solo dopo che fosse stata fornita la prova dell'adulterio della moglie, che nella specie non emergeva nemmeno dalle circostanze dedotte in sede di formulazione della prova per testi. Rileva però il Collegio che la Corte costituzionale, con sentenza 266/06 - dopo avere tenuto conto, da un lato, dei progressi della scienza biomedica, che, ormai, attraverso le prove genetiche od ematologiche, consentono di accertare l'esistenza o la non esistenza del rapporto di filiazione e, dall'altro, della difficoltà pratica di fornire la piena prova dell'adulterio, nonché dell'insufficienza di tale prova ad escludere la paternità - ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 235 comma 1 n. 3 del Cc, nella parte in cui, ai fini dell'azione di disconoscimento della paternità, subordina l'esame delle prove tecniche, da cui risulta che il figlio presenta caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre , alla previa dimostrazione dell'adulterio della moglie. Per effetto di tale dichiarazione di incostituzionalità, che ha efficacia retroattiva Cassazione 10761/06, 6926/03 è venuta meno la norma posta a fondamento della decisione impugnata. 5. L'accoglimento dei primi tre motivi comporta l'assorbimento degli ulteriori mezzi di impugnazione. 6. La sentenza impugnata deve essere, pertanto, cassata e la causa va rinviata ad altra sezione della Ca di Roma, che la riesaminerà tenendo conto della disciplina contenuta nell'articolo 235 Cc, quale risulta dalla suddetta dichiarazione di parziale incostituzionalità, e cioè dell'ammissibilità delle suddette prove tecniche indipendentemente dalla previa dimostrazione dell'adulterio della moglie. Il giudice di rinvio provvederà anche in ordine alle spese del giudizio di cassazione. PQM La Corte accoglie, per quanto di ragione, i primi tre motivi di ricorso, assorbiti gli altri cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della Ca di Roma, anche per le spese del giudizio di cassazione.