La notificazione dell'atto di appello dell'ufficio tramite messo speciale

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema * È noto che nessun richiamo, neppure in via indiretta, viene fatto dall'articolo 53 del D.Lgs 546/92 forma dell'appello alla norma di cui al comma 4 dell'articolo 16 dello stesso decreto, ove si prevede che l'ufficio dell'amministrazione finanziaria provvede alle notificazioni anche a mezzo del messo comunale o di messo autorizzato dall'amministrazione finanziaria, con l'osservanza delle disposizioni di cui al comma 2 . Tale situazione ha provocato, in sede ermeneutica,il seguente interrogativo di tale particolare forma di notificazione può avvalersi la parte pubblica che assume la veste di appellante dinanzi alla Commissione tributaria regionale? Al quesito è stata data risposta positiva da parte dell'amministrazione che, con circolare n. 291/E del 18 dicembre 1996 ha spiegato come l'articolo 53, comma 2, pur richiamando per la proposizione dell'appello le stesse forme dei ricorso in primo grado, non esclude l'applicabilità della disposizione contenuta nel comma 4 dell'articolo 16, in quanto quest'ultima contiene una mera individuazione dei soggetti notificatori messo comunale o messo autorizzato nell'ipotesi di notificazioni effettuate dai predetti Uffici . Di segno opposto risulta, invece, l'interpretazione fornita da alcune Commissioni tributarie di merito Commissione tributaria regionale del Lazio sentenza 109/03 della sezione XVIII e sentenza 56/2001 della sezione XIII da ultimo la sentenza 109/05 del 10 gennaio 2006 della CT Regionale di Roma, valorizzando il dato letterale, ha osservato che la normativa processuale tributaria non ha investito l'amministrazione di alcuna potestà di autonotificazione del gravame di secondo grado, sicchè gli uffici delle agenzie delle entrate possono validamente ed efficacemente proporre appello solo per il tramite di ufficiale giudiziario ovvero del servizio postale commi 2 e 3 dell'articolo 16 del decreto 546/92 , ma non anche di messi comunali e, a maggior ragione, di messi autorizzati dalla stessa amministrazione finanziaria, che è parte nell'instaurando processo di appello . Siffatto orientamento si fonda sulle seguenti articolate argomentazioni - dall'interpretazione letterale della normativa si deve dedurre che le parti sia il contribuente che l'ufficio possono notificare l'appello solo attraverso due modalità ufficiale giudiziario e servizio postale - l'utilizzo delle varie altre forme di notificazioni, previste dal comma 4 dell'articolo 16 del D.Lgs 546/92, non sono possibili per la notifica dell'appello, non solo perché non richiamate, ma anche perché inserite in un articolo articolo 20 citato che riguarda il ricorso, che e' un atto non proponibile dall'ufficio - il legislatore, nello scrivere l'articolo 16 in parola, intendeva riferirsi a tutte le altre notificazioni e non alla notificazione del ricorso introduttivo del giudizio di primo grado impossibile per l'ufficio e dell'appello - la notificazione è atto dell'ufficiale giudiziario, salve le ipotesi, tra cui non sarebbe da ricomprendere quella in esame, in cui il legislatore ha previsto la notificazione da parte di un organo equiparato, quale è, alcune volte, il messo comunale o il messo di conciliazione. Giova osservare che la Suprema corte, con sentenza 8465/05, ha invece riconosciuto che, tra le varie modalità di notificazione del ricorso in appello che la legge processuale tributaria consente all'amministrazione finanziaria, deve ammettersi anche quella che prevede che a detta incombenza proceda un messo speciale autorizzato, ai sensi del comma 4 dell'articolo 16 del D.Lgs 546/92. Secondo la corte, invero, le forme di notifica previste da detto articolo 16 sono applicabili nell'intero ambito del processo tributario, e perciò anche alla notifica dell'atto d'appello, che viene quindi legittimamente posta in essere anche da un messo autorizzato dell'amministrazione finanziaria nel caso di specie del cessato ufficio del registro . Per i Giudici di legittimità, infatti, deve essere disatteso l'argomento, di carattere esclusivamente formale, valorizzato dal giudice della Commissione tributaria regionale dovendosi, di contro, ritenere che la speciale disciplina di cui all'articolo 16, comma 4, del D.Lgs 546/92 trova applicazione, oltre che nel giudizio di I grado, anche per la notificazione dell'atto di appello , in quanto, l'articolo 49 del medesimo decreto legislativo, nel richiamare, per la disciplina delle impugnazioni del processo tributario, soltanto alcune disposizioni del codice di procedura civile - ed esattamente quelle del titolo III, capo I, del libro II - ha reso applicabile a detta disciplina anche l'articolo 16 dello stesso decreto legislativo, che regola in generale le modalità delle notificazioni degli atti del processo tributario . Le argomentazioni formulate dalla Corte con la sentenza in esame si arricchiscono di ulteriori, pregnanti, contenuti attraverso la lettura di un precedente arresto dello stesso giudice di legittimità, peraltro richiamato nella motivazione della sentenza de qua. Il precedente in questione è costituito dalla sentenza 13969/01. In quella occasione la Cassazione ebbe a svolgere un compiuto percorso interpretativo in merito alla questione esaminata in questa sede. Il punto di partenza della ricostruzione ermeneutica operata dal Supremo Collegio nella sentenza 13969 è stata la considerazione che l'articolo 16 del D.Lgs 546/92, nel regolare le modalità delle notificazioni degli atti del processo tributario, detta una disciplina speciale sia per il contribuente sia per gli organi dell'amministrazione tributaria Nello specifico, venne rilevato che il comma 4 ha per oggetto solo atti dell'amministrazione pubblica, prevedendo una peculiare modalità di notificazione a disposizione solo degli uffici pubblici, che consiste nella possibilità di avvalersi di messi comunali o di messi autorizzati. L'applicabilità di tale forma particolare all'atto di appello, al di là delle contrarie argomentazioni letterali formulate dalle Commissioni di merito e in precedenza compiutamente esposte, venne dunque fatta discendere da considerazioni di carattere sistematico. Invero, è stato osservato, poiché il processo tributario è strutturato come processo di impugnazione di un atto autoritativo dell'Amministrazione e poiché l'articolo 20 del decreto n. 546 ha come destinatario esclusivo il contribuente, mai in tale norma si sarebbe potuto affermare che il ricorso in primo grado si notifica ai sensi del comma 4 dell'articolo 16. È pur vero, di contro, che l'articolo 53, nel disciplinare la proposizione dell'appello, considerato che la posizione di appellante può essere assunta anche dall'ufficio, avrebbe potuto menzionare espressamente anche il predetto articolo 16, comma 4, allo scopo di eliminare preventivamente ogni incertezza. Tuttavia, puntualizza la sentenza 13969/01, il dato decisivo è che l'articolo 16.4 ha la natura di norma generale, perché ha per oggetto tutti gli atti processuali dell'Amministrazione tributaria. Ne deriva che, salvo espresso divieto, esso trova applicazione per qualsiasi atto che sia specie del genere atto processuale tributario. E non v'è dubbio che tra di essi rientri anche il ricorso in appello . Né, in contrario, può considerarsi un divieto la mancata menzione dell'articolo 16 comma 4 da parte dell'articolo 53, comma 2, perché, in proposito, soccorre la clausola di chiusura contenuta nel successivo articolo 61, che stabilisce l'applicabilità nel procedimento d'appello, salva la verifica di compatibilità, delle norme dettate per il procedimento di primo grado. In questo senso, privilegiando un criterio ermeneutico di tipo sistematico, afferma la Corte, risulta possibile colmare le lacune nelle quali sia incorso, anche involontariamente, il legislatore nel confezionare un atto complesso, quale è il codice del processo tributario contenuto nel D.Lgs 546/92. In conclusione, in base al complesso delle disposizioni recate dal ridetto decreto 546/92, per la notifica dell'atto di appello nel giudizio davanti alla Commissione tributaria regionale, l'ufficio impositore potrà avvalersi, secondo una propria scelta discrezionale, di una delle seguenti modalità, tra di loro perfettamente alternative notificazione a mezzo dell'ufficiale giudiziario articolo 16, comma 2 D.Lgs 546/92 spedizione diretta dell'atto, in plico chiuso senza busta raccomandato, con avviso di ricevimento articolo 16, comma 3 notificazione a mezzo di messo autorizzato dall'Amministrazione finanziaria ovvero di messo comunale articolo 16, comma 4, come interpretato dalla giurisprudenza di legittimità . * Dirigente Agenzia delle Entrate

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione ventinovesima - sentenza 25 ottobre 2005-10 gennaio 2006, n. 103 Presidente La Medica - Relatore De Salvo Ricorrente Valente Fatto Con atto di appello depositato il 25 settembre 2003, l'Agenzia delle entrate, Ufficio di Roma 4, ha impugnato la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Roma Sezione 47ma n. 158/47/03 del 14 marzo 2003, depositata il 14 aprile 2003, con la quale è stato accolto il ricorso depositato il 26 maggio 2000 dal signor Valente Vincenzo, avverso la cartella di pagamento n. 97500975607, concernente l'Irpef per l'anno 1992. La sentenza impugnata ha accolto l'eccezione difensiva di decadenza dell'Ufficio, in quanto la cartella risulta notificata il 16 settembre 1999, oltre i termini prorogati al 30 giugno 1999 dall'articolo 9 comma 2 della legge 448/98 . L'Ufficio appella, eccependo il difetto di motivazione della sentenza, ed assumendo che occorrerebbe avere riguardo non già alla data di notifica della cartella, ma a quella di iscrizione nei ruoli, avvenuta, nella specie, entro il 31 dicembre 1998. All'udienza odierna, assente il rappresentante dell'Ufficio e non costituito il contribuente appellato, la vertenza è stata trattata in camera di consiglio e posta in decisione. Diritto Pregiudizialmente, è compito della Sezione accertare, d'ufficio, la regolare costituzione del rapporto processuale. La Sezione osserva, al riguardo, quanto segue. L'articolo 16 comunicazioni e notificazioni del D.Lgs 546/92 stabilisce a al comma 2 che le notificazioni sono fatte secondo le norme degli articoli 137 e seguenti del Cpc b al comma 3, che le notificazioni possono essere fatte anche direttamente a mezzo del servizio postale mediante spedizione dell'atto in plico senza busta raccomandato ovvero all'ufficio fiscale mediante consegna dell'atto all'impiegato addetto c al comma 4, che l'ufficio del ministero delle Finanze e l'ente locale provvedono alle notificazioni anche a mezzo del messo comunale o di mezzo autorizzato dall'amministrazione finanziaria . L'articolo 20 proposizione del ricorso in primo grado del citato decreto 546/96 prevede poi a al comma 1 che il ricorso è proposto mediante notifica a norma dei commi 2 e 3 del precedente articolo 16 b al comma 2, che la spedizione del ricorso a mezzo posta deve essere fatta in plico raccomandato con avviso di ricevimento. Infine, l'articolo 53 forma dell'appello del ripetuto decreto stabilisce che il ricorso in appello è proposto nelle forme di cui all'articolo 20 commi 1 e 2. Orbene, attraverso gli specifici rinvii sopra evidenziati, nel giudizio di appello che qui interessa non trova applicazione il comma 4 dell'articolo 16, concernente le notifiche mediante messo comunale o messo speciale. In altri termini, la normativa processuale tributaria non ha investito l'amministrazione di alcuna potestà di autonotificazione del gravame di secondo grado, sicché gli uffici delle Agenzie delle entrate possono validamente ed efficacemente proporre appello solo per tramite di ufficiale giudiziario ovvero del servizio postale commi 2 e 3 dell'articolo 16 del decreto 546/92 , ma non anche di messi comunali e, a maggior ragione, di messi autorizzati dalla stessa amministrazione finanziaria, che è parte nell'instaurando processo di appello. Nel caso in esame, l'Agenzie delle entrate, l'Ufficio di Roma 4, per proporre appello avverso la sentenza di primo grado si è avvalsa, per l'appunto, della suddetta modalità di notifica ad opera di messo speciale , non espressamente prevista, anzi esclusa dalla normativa processuale, tributaria affidata a soggetto che, per essere privo dei necessari poteri di notificazione, ha svolto attività materiale, di mero fatto, cui non si ricollegano gli effetti tipici della notificazione, la quale, pertanto, ad avviso della Sezione, non risulta, nella specie, semplicemente viziata di nullità relativa ex articolo 160 Cpc rilevabile solo ad istanza di parte, e suscettibile di sanatoria e/o di rinnovazione ex articolo 350 dello stesso Cpc, ma è inesistente. In altri termini, l'appello, nella descritta situazione, non risultando notificato, è da considerarsi tamquam non esset e ne va dichiarata, pertanto, l'inammissibilità. Nulla per le spese, in mancanza di costituzione in giudizio dell'appellato. PQM La Commissione tributaria regionale del Lazio Sezione 29ma dichiara inammissibile l'appello dell'ufficio.