Generici motivi di tutela non possono bloccare la ricerca del petrolio. Ma l'estrazione sì

Illegittimo il diniego del permesso perché l'attività preliminare ha impatto ambientale di scarso rilievo, diversamente dalla eventuale fase successiva di colitvazione che comunque è subordinata a specifica concessione

L'eventuale diniego di permesso all'effettuazione di una campagna di ricerca di idrocarburi deve fondarsi su motivazioni solide e inoppugnabili. Negare le ricerche sulla base della generica considerazione della particolare fragilità della zona interessata dal punto di vista ambientale peraltro, nel caso di specie, localizzandola erroneamente non tiene conto delle peculiarità della fase iniziale - prospezione e ricerca - che di per sé ha un impatto ambientale molto limitato. A chiarirlo con la sentenza qui leggibile come documento correlato è la sezione terza ter del se iniziale - prospezione a ambientale peraltro, nel caso di specie, localizzandola eTribunale amministrativo regionale del Lazio che ha accolto il ricorso delle società Northsun Italia Spa e Petrorep Italiana Spa per l'annullamento della deliberazione della Giunta regionale del Veneto di dissenso al conferimento da parte del Ministero delle Attività Produttive del permesso per la ricerca di idrocarburi e del conseguente diniego adottato dalla Direzione generale per l'energia e le risorse minerarie del dicastero. Le due società intendevano ricercare idrocarburi liquidi e gassosi nel territorio delle province di Rovigo e Padova e, tra gli adempimenti, avevano prodotto alla Regione la relazione di progetto relativa alla ricerca affinchè questa fosse assoggettata a verifica di compatibilità ambientale come previsto dalle norme regionali l'apposita commissione aveva ritenuto che si potesse escludere tale valutazione a condizione che la ricerca non facesse uso del metodo sismico con microesplosioni . A quel punto l'ente territoriale avrebbe dovuto dare il via libera, alle condizioni stabilite. Al contrario, invece, la Regione non assentì al conferimento del permesso nella considerazione che l'area del permesso ricade in zone particolarmente fragili dal punto di vista ambientale, in buona parte sotto il livello marino, soggette al fenomeno della subsidenza naturale . Valutazione che i giudici hanno ritenuto erronea dato che, sulla base degli atti, nessuna azione avrebbe interessato quote sotto il livello marino e, anzi, le aree interessate risultavano sulla terraferma. Inoltre i giudici, valutando l'atto controverso, hanno confermato le doglianze delle ricorrenti ritenendo erronee e comunque irrilevanti le ragioni ostative rilevate dalla Regione Veneto. E anche sottolineando che il permesso di ricerca, che è cosa ben diversa dal rilascio della concessione di coltivazione, implica l'estrazione di limitatissimi quantitativi di gas, con conseguente esclusione di fenomeni di subsidenza e quindi anche le incompatibilità o le insostenibilità ambientali non erano comunque riscontrabili. Restava aperta la questione dell'eventuale logico prosieguo in caso di successo della fase di ricerca, ovvero l'eventuale coltivazione dei giacimenti. Ma di questo, allora, non doveva occuparsi la Regione, chiamata ad esprimere un parere per la sola prima fase della caccia agli idrocarburi diversa da quella successiva anche sul piano amministrativo, richiedendo quella iniziale un permesso e quella di sfruttamento una procedura di concessione. m.c.m.

Tar Lazio - Sezione terza ter - sentenza 9 marzo-2 maggio 2006, n. 2996 Presidente Corsaro - Relatore Fantini Ricorrente Northsun Italia Spa Fatto Con atto notificato in data 18 - 19 marzo 2004 e depositato il successivo 25 marzo le ricorrenti hanno impugnato gli atti in epigrafe indicati, recanti diniego del permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi denominato Sabbioni nel territorio delle province di Rovigo e Padova. Premettono di avere presentato l'istanza per il rilascio di detto permesso in data 18 maggio 2000 il Map, ricevuta l'istanza, con nota prot. n. 447165 del 6/8/01, ha provveduto a trasmetterla alla Regione Veneto ai fini dell'intesa prevista dall'articolo 29, comma 2, lettera l , del D.Lgs 112/98 e dell'accordo Stato/Regioni del 24 aprile 2001. Precisano di avere prodotto, con nota del 15 luglio 2002, alla Regione Veneto la relazione di progetto relativa alla richiesta di permesso di ricerca, affinché la stessa fosse assoggettata a preventiva verifica di compatibilità ambientale in conformità di quanto disposto dalla legge regionale Veneto 10/1999. La procedura di verifica prevista dall'articolo 7 della legge regionale 10/1999 si è svolta tra l'agosto ed il novembre del 2002 nella seduta del 30 settembre 2002 la Commissione regionale Via ha esaminato il progetto, ed espresso il parere che lo stesso potesse essere escluso dalla valutazione di impatto ambientale a condizione che nella fase di ricerca conoscitiva non fosse utilizzato il metodo sismico con microesplosioni . Con decreto dirigenziale 125/02 è stata dunque stabilita l'esclusione del progetto delle ricorrenti, nella prima fase conoscitiva, dalla procedura di Via ciò comporta che la Regione Veneto avrebbe dunque dovuto esprimere, ai sensi dell'articolo 5, comma 2, dell'accordo Stato/Regioni del 24 aprile 2001 il proprio assenso al conferimento, da parte del Map, del permesso di ricerca a favore delle ricorrenti. Al contrario, con deliberazione di G.R. n. 2430 dell'8 agosto 2003 è stato disposto di non assentire al conferimento del permesso di ricerca in questione, nella considerazione che l'area del permesso ricade in zone particolarmente fragili dal punto di vista ambientale, in buona parte sotto il livello marino, soggette al fenomeno della subsidenza naturale. Con nota prot. n. 491196 del 22 gennaio 2004 il Map, senza convocare la conferenza di servizi decisoria prevista dall'articolo 5 dell'Accordo Stato Regioni del 24 aprile 2001, ha adottato il provvedimento finale di rigetto dell'istanza avanzata dalle ricorrenti, con l'unica motivazione che la Regione Veneto ha negato l'assenso regionale necessario al rilascio del richiesto permesso di ricerca ai sensi dell'articolo 5, comma 2, dell'accordo Stato - Regioni del 24 aprile 2001 . Deduce a fondamento del ricorso i seguenti motivi di diritto 1 Violazione della legge regionale Veneto 10/1999, in particolare degli articoli 7, 18 e 19 violazione del D.Lgs 112/98, in particolare dell'articolo 29 violazione della legge 9/1991, in particolare dell'articolo 4 violazione dell'accordo Stato/Regioni 24 aprile 2001 eccesso di potere per difetto di motivazione e di istruttoria eccesso di potere per illogicità, per contraddittorietà e/o erronea rappresentazione dei presupposti di fatto sviamento. Le ragioni ostative al permesso rilevate dalla Regione Veneto sono palesemente erronee e comunque irrilevanti. Occorre anzitutto considerare che, a differenza di quanto afferma la Regione, la quota altimetrica del piano di campagna contemplato dal permesso varia tra i 3 ed i 10 metri sul livello del mare sicchè è del tutto erronea l'affermazione per cui le aree in questione si troverebbero sotto il livello marino . Quanto ai fenomeni di subsidenza, si tratta di un rilievo formulato senza tenere conto delle relazioni tecniche che accompagnavano la domanda da queste si evince infatti che le riserve probabili di gas naturale non hanno volumi tali da poter dare origine a fenomeni di subsidenza delle aree soprastanti il giacimento. Inoltre il permesso di ricerca, che è cosa ben diversa dal rilascio della concessione di coltivazione, implica l'estrazione di limitatissimi quantitativi di gas, con conseguente esclusione di fenomeni di subsidenza. Egualmente affetto da un'erronea presupposizione fattuale è l'ulteriore rilievo che fa riferimento ad esigenze di salvaguardia delle aree costiere dell'alto Adriatico, anche in relazione ai divieti di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi stabiliti dalla legge 179/02, in quanto l'area del permesso Sabbioni non si trova né in zona costiera, né nel tratto di mare indicato dall'Amministrazione regionale compreso tra i paralleli passanti per la foce del Tagliamento e la foce del ramo di Goro del Po . L'area è infatti ubicata in piena terraferma, a non meno di 35 chilometri dal mare, e precisamente a circa 30/35 chilometri dalla strada Romea. 2 Violazione, sotto altro profilo, delle norme dianzi citate eccesso di potere per illogicità e/o contraddittorietà, difetto di istruttoria e sviamento. Il dissenso espresso dalla Regione al rilascio del permesso di ricerca si fonda sulla pretesa incompatibilità e/o insostenibilità ambientale della ricerca di idrocarburi. Va però considerato che l'istruzione è stata svolta dall'Assessore alle Politiche per l'Ambiente e la Mobilità, il quale dà atto che la Struttura competente ha attestato l'avvenuta regolare istruttoria della pratica, anche in ordine alla compatibilità con la vigente legislazione regionale e statale . Non risulta peraltro chiaro quale sia la Struttura regionale che ha effettuato l'istruttoria tecnica, né quest'ultima è verificabile, atteso che non vi è riferimento ad alcuno specifico documento. 3 Sotto diverso profilo, violazione delle norme dianzi citate eccesso di potere per illogicità e/o contraddittorietà, difetto di istruttoria e sviamento incompetenza. Il progetto delle ricorrenti è stato positivamente valutato dal Map e da apposita Commissione tecnica ministeriale, che ha espresso il proprio parere favorevole sul progetto nella seduta del 13 dicembre 2000. La Commissione regionale per la Via, nella seduta del 30 settembre 2002, ha valutato favorevolmente il progetto, come pure il decreto dirigenziale 125/02. Ne consegue, all'evidenza, che il provvedimento regionale impugnato è del tutto contradditorio rispetto alle precedenti valutazioni. L'articolo 35 del D.Lgs 122/98 dispone che agli adempimenti relativi alla valutazione di impatto ambientale per progetti di ricerca e di coltivazione provvedono le Regioni secondo le norme dei rispettivi ordinamenti. Ebbene, nel caso della Regione Veneto, le norme relative alle procedure di Via sono quelle detatte dalla legge regionale 10/1999, che attribuiscono le relative competenze alla Commissione regionale. Nel caso di specie, le procedure previste dalla legge sono state rispettate la Commissione di Via si è pronunciata sul progetto in termini favorevoli a questo punto nessuno spazio residuava per ulteriori valutazioni del progetto sotto il profilo della sua compatibilità ambientale. Diversamente, la Rgione, con l'impugnata deliberazione, ha inteso sostituire una propria valutazione dei profili ambientali a quella già effettuata dagli organi competenti secondo l'ordinamento regionale. Un siffatto operato integra anche il vizio di incompetenza, in quanto le attività istruttorie in materia ambientale sono state rese da soggetto diverso da quello preposto dalla legge allo svolgimento di tali valutazioni. E comunque, a tutto concedere, in presenza di una pregressa, approfondita, istruttoria tecnica in materia ambientale, la Giunta avrebbe dovuto farsi carico di spiegare con adeguata motivazione sulla base di quali dati e di quali ragioni i risultati della pregressa istruttoria dovevano essere disattesi e ritenuti non condivisibili. 4 Sotto diverso profilo, violazione delle norme e dei principi dianzi citati eccesso di potere in molteplici figure sintomatiche violazione della legge regionale 10/1999 illegittimità derivata. Ai sensi dell'articolo 5 dell'Accordo Stato/Regioni del 24 aprile 2001 l'intesa si intende positivamente raggiunta se l'Amministrazione regionale interessata comunica all'Amministrazione statale il proprio assenso entro il termine di 15 giorni dal ricevimento della documentazione, inutilmente decorso il quale l'Amministrazione centrale convoca una conferenza di servizi ai sensi della legge 241/90. Nel caso di specie il Map ha trasmesso alla Regione Veneto la documentazione inerente la richiesta del permesso di cui trattasi con nota prot. n. 447165 del 6 agosto 2001. La Regione Veneto ha concluso il procedimento di compatibilità ambientale con decreto dirigenziale n. 125 del 5 novembre 2002. A questo punto, l'Amministrazione centrale, decorso inutilmente il 16 novembre 2002, avrebbe dovuto convocare una conferenza di servizi. Cosa che invece non è stata fatta. A seguito dell'inerzia dell'Amministrazione statale, la Regione Veneto ha adottato la deliberazione n. 2430 dell'8 agosto 2003. Ed il provvedimento ministeriale di diniego gravato è motivato esclusivamente sul mancato assenso della Regione Veneto espresso con la delibera n. 2430/2003. Tale ultima deliberazione è dunque illegittima anche per essere intervenuta oltre il termine entro il quale la Regione poteva esercitare il relativo potere decorso tale termine la Regione avrebbe potuto esprimere il proprio dissenso solo in seno alla conferenza di servizi decisoria prevista dall'articolo 5 dell'Accordo. Si sono costituiti in giudizio il Map e la Regione Veneto chiedendo la reiezione del ricorso. All'udienza del 9 marzo 2006 la causa è stata trattenuta in decisione. Diritto 1. Con il primo motivo viene dunque dedotta l'illegittimità della deliberazione regionale e del conclusivo provvedimento ministeriale, in quanto inficiati dall'erroneità delle valutazioni tecniche nella prima contenute, e ritenute ostative alla concessione del permesso di ricerca di idrocarburi nella località denominata Sabbioni . La censura appare meritevole di positiva valutazione. A bene vedere, il diniego gravato ed il previo non assentimento si fondano sulle ragioni esposte nella delibera di G.R. n. 2430 in data 8 agosto 2003, consistenti nelle esigenze di tutela dell'area interessata dal permesso, caratterizzata da zone particolarmente fragili dal punto di vista ambientale, in buona parte bonificate e sotto il livello marino, soggette al fenomeno della subsidenza naturale, nel passato anche antropica per estrazioni dal sottosuolo , tenuto anche conto che nelle aree costiere dell'alto Adriatico vige il divieto assoluto di prospezione, di ricerca e di coltivazione di idrocarburi, stabilito con legge 179/02. Allegano le ricorrenti che la delibera regionale sarebbe incorsa in un'erronea presupposizione o percezione del dato fattuale, in quanto l'area interessata dalla richiesta del permesso di ricerca di idrocarburi si troverebbe sopra il livello del mare, e comunque, ai fini del provvedimento invocato, non sarebbe configurabile un problema di subsidenza infine l'area in questione non è compresa nei paralleli passanti per la foce del Tagliamento e la foce del ramo di Goro del Po, per cui non opera il divieto di cui alla legge 179/02. Dalla documentazione versata in atti si evince la fondatezza dell'assunto di parte ricorrente. Ed invero la relazione di progetto della Northsun Italia Spa evidenzia chiaramente che l'area Sabbioni è caratterizzata da quote che variano tra i 3 ed i 10 metri sul livello del mare , e non rientra nel tratto di mare compreso tra il parallelo passante per la foce del fiume Tagliamento ed il parallelo passante per la foce del ramo di Goro del fiume Po, sottoposto al divieto di prospezione, ricerca e coltivazione, a norma dell'articolo 4 della legge 9/1991 come modificato dall'articolo 26 della legge 179/02 . Più complesso è il problema concernente il fenomeno della subsidenza, legato anche all'estrazione del gas, sul quale la Regione Veneto diffusamente si intrattiene nei propri scritti difensivi, in considerazione delle peculiarità della situazione ambientale della laguna di Venezia e dell'alto Adriatico in generale. Non può peraltro trascurarsi di considerare che nella vicenda in esame si controverte della legittimità del diniego del permesso di ricerca degli idrocarburi, e non già della concessione di coltivazione degli stessi ed è comprensibile che la subsidenza naturale può in modo del tutto marginale essere provocata dal permesso di ricerca, la quale risulta caratterizzata solamente da operazioni volte al rinvenimento di giacimenti arg. ex articolo 3 della legge 613/67 . Si intende con ciò dire che un conto è la ricerca, come pure quella sua forma prodromica che è la prospezione consistente in rilievi superficiali volti ad accertare le caratteristiche geominerarie , ben altra cosa è la coltivazione, consistente invece nello sfruttamento del giacimento rinvenuto grazie alle precedenti attività di prospezione e di ricerca. La diversità tra ricerca e coltivazione su cui si veda, in termini, tra le tante, CdS, Sezione sesta, 412/00 è resa manifesta anche dal diverso regime giuridico, necessitando la prima di permesso id est autorizzazione e la seconda di concessione, e non può essere eliminata neppure dal fatto che la recente legge 234/04, all'articolo 1, commi 77 e seguenti, ha stabilito che il permesso e la concessione sono rilasciati a seguito di un procedimento unico. Seppure dunque appare comprensibile sul piano pratico - operativo la preoccupazione manifestata dalla Regione Veneto secondo cui il rilascio del permesso di ricerca risulta comunque funzionalmente collegato alla concessione di coltivazione, dal punto di vista strettamente giuridico è innegabile uno iato concettuale tra i due provvedimenti, che ha come ricaduta l'inconferenza delle argomentazioni poste a sostegno del diniego, con specifico riguardo al problema della subsidenza. Ed infatti l'attività di ricerca, come correttamente evidenziato da parte ricorrente nei propri scritti difensivi, implica l'estrazione di limitati quantitativi di gas, sì da essere priva di impatto sul fenomeno della subsidenza a conferma di ciò soccorre la considerazione che, in sede istruttoria, gli organi tecnici nulla hanno obiettato al riguardo. Resta ovviamente aperto il problema con riguardo ad un'ipotetica successiva istanza di concessione di coltivazione di idrocarburi, in relazione alla quale le ragioni oggi erroneamente opposte dalla Regione potrebbero assumere, ove supportate da idonei apprezzamenti tecnici, una diversa consistenza, tanto più in ragione del fatto che trattasi di provvedimento ampiamente discrezionale, essendo espressione anche di indirizzi di politica ambientale, difficilmente sindacabili in sede di giurisdizione di legittimità. 2. - L'accoglimento dell'esaminata censura, portando all'annullamento della deliberazione regionale n. 2430 dell'8 agosto 2003, negante l'assenso al permesso di ricerca, ed, in via derivata, del provvedimento del Map del 22 gennaio 2004, che su tale diniego unicamente si fonda, e che quindi viene ad essere privato dell'oggetto, consente al Collegio di esimersi dalla disamina delle ulteriori censure, mediante le quali sono stati dedotti vizi di tipo prevalentemente procedurale, che possono dunque essere dichiarate assorbite. L'accoglimento del ricorso giustifica comunque, sussistendone giusti motivi, la compensazione tra le parti delle spese di giudizio. PQM Il Tar per il Lazio - Sezione terza ter, definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso, con conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati. Compensa tra le parti le spese di giudizio. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa. ?? ?? ?? ?? 5