La sfida tra il Consiglio Nazionale Forense e l’Autorità Garante della Concorrenza si arricchisce di nuovi protagonisti. Con un comunicato diffuso il 19 novembre 2014 sul proprio sito Internet, anche l’Unione delle Camere Civili è intervenuta, difendendo l’operato del CNF ed esortandolo a rivolgersi prontamente al Tar Lazio per ottenere l’annullamento della sanzione.
Intervengono anche le Camere Civili. In seguito alla multa di quasi un milione di euro inflitta dall’Antitrust al CNF ed alle diverse prese di posizione compresa quella dell’OUA , anche l’Unione delle Camere Civili rompe il silenzio, sollecitando il Consiglio Nazionale Forense a proporre un immediato ricorso al Tar Lazio «al fine di ottenere l’annullamento dell’illegittima delibera assunta dall’Autorità Garante». Difesa a spada tratta. L’Unione delle Camere Civili prende, quindi, nettamente posizione, difendendo il CNF, che, a parere dei civilisti, ha agito «in modo assolutamente corretto e nell’ambito dei compiti attribuitigli dalla legislazione vigente, non solo per la tutela della dignità e del decoro della professione forense, ma anche al fine di garantire il diritto del cittadino ad ottenere informazioni non decettive, quali quelle di generici ‘sconti’ sulle prestazioni professionali e soprattutto evitando che una prestazione così delicata e complessa come quella dell’attività di difesa dei diritti dei cittadini, possa trovare quale unico, o anche solo principale, parametro di valutazione quello dell’offerta economica». Esistono delle differenze. Non solo, un invito viene rivolto anche al legislatore a chiarire, una volta per tutte, «sia a livello nazionale che comunitario, l’ontologica differenza fra attività di impresa ed attività libero professionale, escludendo, quindi, in radice, ogni possibile ulteriore intervento dell’A.G.C.M. sulle libere professioni». Authority nel mirino. Non si tratta, però, dell’unica richiesta fatta alla politica. Nel mirino, infatti, ci sono le varie Authority, di cui bisogna «valutare la concreta utilità», e, in particolar modo, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, «anche in relazione ai rilevanti costi di gestione, certamente sproporzionati rispetto alla pubblica utilità, soprattutto in un periodo di crisi economica e di conseguente riduzione della spesa anche in settori nevralgici e vitali dello Stato».