Appalti: esclusione garantita se manca il certificato antimafia

di Massimiliano Alesio

di Massimiliano Alesio* L'obbligo dell'impresa di presentare in sede di gara il modello Gap, opportunamente compilato, si correla all'interesse preminente dell'Amministrazione, oltre che della collettività di cui essa è Ente esponenziale, di permettere ai competenti organi dello Stato di prevenire le infiltrazioni della criminalità di tipo mafioso nel sistema dei pubblici appalti, in quanto consente al ministero dell'Interno di avere accesso ai dati delle imprese partecipanti. Conseguentemente, va esclusa dalla gara l'offerta non corredata dal modello, anche in assenza di una espressa clausola del bando, in quanto l'obbligo nasce, prima che dal bando, dall'inequivoca formulazione dell'articolo 1, comma 5 del Dl 629/82, convertito nella legge 726/82. È quanto affermato da una recente pronuncia del Tar Sicilia, Sezione terza, 3395/05 qui leggibile nei documenti correlati , la quale, pur aderendo a quello che appare come indirizzo maggioritario, perviene ad un'individuazione del momento di presentazione del modello Gap del tutto discutibile. LA VICENDA Il Comune di Partinico indiceva una gara, per l'appalto dei lavori di costruzione di nuovi loculi cimiteriali. L'appalto veniva aggiudicato ad una Associazione Temporanea di Impresa, dopo l'esclusione di ben 3 imprese, per non aver presentato, in sede di gara, il modello Gap Gestione Appalti Pubblici . Avverso tale aggiudicazione, proponeva ricorso l'impresa Pm, censurando proprio le citate esclusioni, considerate come illegittime, il quanto il modello Gap non era, a suo dire, previsto dal bando di gara. Il Tar Sicilia, con la sentenza in esame, rigetta il ricorso, evidenziando, in primo luogo, che l'obbligo di presentazione del modello era, contrariamente a quanto sostenuto, previsto in sede di bando, precisamente nel punto 7 , tra i documenti da inserire nella busta A , tutti espressamente richiesti a pena d'esclusione, come previsto a pagina 6 del bando. Inoltre, e ciò costituisce il punto indubbiamente più importante, il Tar afferma che l'obbligo di presentazione deriva, prima che dal bando, dall'inequivoca formulazione della legge in materia. Ciò, in quanto la presentazione consente ai competenti organi dello Stato di prevenire le infiltrazioni della criminalità di tipo mafioso nel sistema dei pubblici appalti. GLI STRUMENTI DI PREVENZIONE DELLE INFILTRAZIONI MAFIOSE NEI PUBBLICI APPALTI La lodevole funzione, attribuita dal Tar ai modelli Gap e posta a fondamento dell'obbligo di presentazione, impone una breve, ma necessaria, illustrazione degli strumenti di prevenzione delinquenziale nei pubblici appalti, a cui si collegano i modelli medesimi. Invero, la necessarietà di tale illustrazione trae origine anche dalla più che rilevante attualità del fenomeno infiltrativo e delle sue violenti appendici. Basti pensare, a tal riguardo, al recente omicidio del vice-Presidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, reo , agli occhi della ndrangheta, di aver dato luogo ad iniziative inopportune, per i suoi criminali interessi ! , anche nel delicato settore dei pubblici appalti. Fra l'altro, il fenomeno infiltrativo costituisce sempre oggetto di attenzione, da parte della giurisprudenza amministrativa, la quale ben evidenzia che le informative prefettizie non devono far riferimento esclusivamente a fatti aventi rilevanza penale, ma possono aver riguardo anche a fatti e vicende, che, analizzati in chiave di sistema, appaiono idonei ad individuare il rischio di un condizionamento di tipo mafioso CdS, Sezione sesta, 5981/05 . Quindi, l'attenzione alla prevenzione dell'infiltrazione delinquenziale nei pubblici appalti costituisce momento di forte attualità, come confermato anche dalla recente relazione della Direzione Investigativa Antimafia, relativa al primo semestre 2005. In tale relazione, viene rilanciato l'allarme sul fenomeno infiltrativo, evidenziando anche che le nuove strategie mafiose prevedono una riduzione degli atti violenti, al fine di evitare reazioni forti, da parte degli apparati dello Stato, e di riconquistare lentamente il territorio al condizionamento malavitoso regola dell'inabissamento . A fronte di tali pericoli, la relazione segnala la necessità di migliorare il sistema di prevenzione, anticipando le verifiche antimafia nei confronti delle imprese interessate alla realizzazione dell'opera, con l'esclusione dai lavori di quelle non in regola, e di tutelare le attività di cantiere, prevenendo ogni forma di pressione criminale, in ordine alla realizzazione delle grandi opere . Invero, l'idoneità delle verifiche antimafia è stata, sempre recentemente ed autorevolmente, posta in serio dubbio da Giancarlo Caselli, ex Procuratore capo a Palermo e mancato Procuratore nazionale antimafia, il quale ha recentemente dichiarato che chi crede che, con le certificazioni, si risolva il problema, è un'anima bella. Si possono anche estendere a mezzo mondo, ma ci saranno sempre plotoni di prestanome incensurati. La mafia si combatte con le indagini e con la prevenzione, non con la burocrazia L'Espresso, 10 novembre 2005, pag. 53 . Come noto, i sistemi tradizionali di giustizia penale, legati al carattere individuale della delinquenza, sono entrati in crisi di fronte all'efferatezza della criminalità organizzata, la quale si è andata sempre più evolvendo, tanto da raggiungere negli ultimi anni livelli di management di tipo aziendale, con ramificazioni internazionali. La criminalità organizzata, la criminalità economica, la corruzione politico - amministrativa si sono andate fondendo, anche per effetto del fenomeno droga, che ha fatto assumere al crimine forme organizzative di dimensioni mondiali. Le organizzazioni delinquenziali, nella gestione dell'immensa massa di capitali, provenienti dai disparati traffici illeciti, creano collegamenti trans-nazionali, con bilanci finanziari che superano addirittura quello di alcuni Stati. In tale situazione di pervasiva criminalità, sono stati coinvolti vasti settori della vita pubblica e privata, con penetranti infiltrazioni nelle strutture politiche ed economiche, oltre che negli apparati amministrativi ed istituzionali dello Stato, investendo ambiti imprenditoriali ed economici, nazionali ed internazionali. Tra gli strumenti di lotta alla diffusione dell'impresa mafiosa e similare, un ruolo di primo piano va sicuramente ascritto, oramai da tempo, alla normativa antimafia in materia di pubblici appalti, diretta a contrastare una delle principali metodologie di aggressione ed inquinamento della vita economica, costituita dalla violenta o, comunque, imposta penetrazione delle associazioni criminali nelle procedure ad evidenza pubblica, finalizzate all'assegnazione di opere e lavori pubblici. L'attuale struttura portante della normativa antimafia, pur essendo composta da una serie numerosa di norme succedutesi nel tempo, poggia, sostanzialmente, su quattro capisaldi normativi a la legge 575/65, che è stata la prima ad aver disciplinato, a livello generale, il fenomeno delle organizzazioni mafiose e sulla quale si sono innestate, con la tecnica della novellazione, le successive riforme b le leggi, oggetto della prima riforma antimafia, emanate nel 1982 Dl 629/82 convertito con modificazione nella legge 726/82 legge 646/82 legge 936/82 , introducenti nuove disposizioni in materia c la riforma del 1990, costituita, principalmente, dalla legge n. 55/1990 e dalla normativa successiva d gli ultimi interventi, costituiti dal D.Lgs 490/94, contenente disposizioni attuative della legge 47/1994, in materia di comunicazioni e certificazioni antimafia, ed il Dpr 252/98, prevedente norme per la semplificazione dei procedimenti connessi al rilascio delle comunicazioni ed informazioni antimafia. Su tale impianto principale, il Legislatore ha poi, via via, inserito altre discipline antimafia , a cui hanno fatto seguito una serie di circolari e di pareri del Consiglio di Stato, dell'Avvocatura dello Stato, dei Ministeri e di altri Enti interessati, determinando, in tal modo, una situazione di stratificazione normativa, di non agevole gestione. L'aspetto, che rende, maggiormente, problematica l'interpretazione della normativa antimafia, è il fatto che essa poggia, interamente, su di una complessa normativa amministrativa, che non deve sottostare, come già prima anticipato, alle strette esigenze di tassatività e di tipicità previste, anche a livello costituzionale, per il settore penale. Esaminando, infatti, il corpus della normativa antimafia, che costituisce la base su cui si poggiano le varie fattispecie criminose specifiche del settore, emerge che la produzione normativa in quest'àmbito è condizionata da diversi fattori, quali la sua progressiva stratificazione, come già detto, ed il condizionamento, che alla sua emanazione, deriva da istanze di esemplarità ed emergenza, spesso connesse a stimoli di ordine emozionale e contingente. In altri termini, l'esperienza normativa più recente dimostra, ampiamente, che la reazione di tipo normativo ai problemi di repressione delle manifestazioni della criminalità organizzata, sempre più eclatanti, corre il rischio di presentare carenze sotto i profili dell'organicità e coerenza. Fra l'altro, la produzione normativa penale nel settore degli appalti pubblici risente della strettissima connessione con la disciplina amministrativa. In tal modo, viene ulteriormente accentuato il pericolo, peraltro presente pressoché in tutte le ipotesi di diritto penale speciale, che siano sottovalutate le esigenze di tassatività e di precettività della norma penale, a fronte dell'aggancio di essa con la disciplina extrapenalistica e della sua matrice specialistica. A ben vedere, nel settore degli appalti si verifica il rischio che la norma penale divenga la risultante di due componenti asimmetriche - quella amministrativistica, a monte, suscettibile di vistose dilatazioni e variazioni in sede interpretativa, correlate all'ampiezza e genericità della sua formulazione - quella penalistica, a valle, caratterizzata invece da un ben più accentuato grado di rigidità, correlato al rispetto delle fondamentali istanze di tassatività e di riserva di legge. Chiarita la specialità della normativa di prevenzione delle infiltrazioni malavitose nel settore dei pubblici appalti, va evidenziato che, attualmente, il quadro generale della disciplina risulta essere il seguente Per i contratti di appalto di lavori, servizi e forniture, con valore non superiore ad euro154.937,07, non occorre alcun adempimento. Per i contratti di appalto di lavori, con valore compreso tra euro154.937,07 ed euro6.242.028,00, è sufficiente la comunicazione antimafia, ora attestata anche con il certificato della Camera di Commercio. Per i contratti di appalto di lavori, con valore superiore a euro6.242.028,00, occorre richiedere alla Prefettura l'informazione antimafia. Per i contratti di appalto di servizi e forniture, con valore compreso da euro154.937,07 fino ad euro249.681,00, è sufficiente la comunicazione antimafia oltre a tale ultimo valore, occorre chiedere l'informazione antimafia. Per quanto concerne la validità temporale, ciascuna certificazione antimafia ha vigenza semestrale. È consentito l'utilizzo plurimo della medesima certificazione. Il certificato con dicitura antimafia viene rilasciato dalla Camera di Commercio, per tutti i soggetti iscritti al registro delle Imprese ed al repertorio economicoamministrativo. Questa attestazione, utilizzabile anche in forma autentica, per un periodo di 6 mesi dalla data del rilascio, sostituisce a tutti gli effetti la comunicazione precedentemente rilasciata dal Prefetto, alla quale è stata espressamente equiparata articolo 9 Dpr 252/98 . I MODELLI GAP LA NORMATIVA E L'ANALISI GIURISPRUDENZIALE Veniamo, ora, ad analizzare i modelli Gap, quali strumenti di prevenzione delle infiltrazioni mafiose nei pubblici appalti. I modelli in esame sono disciplinati dall'articolo 1 del Dl 629/82, convertito in legge 726/82 Misure urgenti per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa . Precisamente, i commi da prendere in considerazione, nella rinnovata versione a seguito della legge 486/88, sono il 5 , il 6 ed il 7 , i quali, per la loro importanza ai fine dell'individuazione del momento di presentazione, esigono di essere riportati per intero 5 A richiesta dell'Alto commissario, le imprese, sia individuali che costituite in forma di società aggiudicatarie o partecipanti a gare pubbliche di appalto o a trattativa privata, sono tenute a fornire allo stesso notizie di carattere organizzativo, finanziario e tecnico sulla propria attività, nonché ogni indicazione ritenuta utile ad individuare gli effettivi titolari dell'impresa ovvero delle azioni o delle quote sociali. 6 Nei confronti degli appaltatori che non ottemperino alla richiesta di cui al precedente comma ovvero forniscano notizie non corrispondenti al vero si applica la pena dell'arresto da sei mesi ad un anno. La condanna comporta la sospensione dall'albo degli appaltatori. 7 Le stazioni appaltanti opere pubbliche sono tenute a fornire all'Alto commissario, ove questi ne faccia richiesta, le documentazioni relative alle procedure di aggiudicazione e ai contratti di opere eseguite o da eseguire . Orbene, il quadro della disciplina, che deriva da una prima, ma attenta lettura della normativa, è chiaro. In primo luogo, le imprese e le società, sia partecipanti alla gara, che aggiudicatarie dell'appalto, sono obbligate a fornire, in favore dell'Alto Commissario per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa, determinate notizie. Precisamente, informazioni relative all'assetto organizzativo, finanziario e tecnico dell'impresa, e riguardanti gli effettivi titolari, i possessori delle azioni o delle quote sociali dell'impresa medesima. Dunque, un onere informativo, diretto a consentire all'Alto Commissario l'acquisizione di notizie, che, come vedremo fra breve, le imprese già autodichiarano in sede di gara. In secondo luogo, viene previsto un rigido corredo sanzionatorio , per coloro che non forniscono informazioni, o ne forniscono di false l'arresto da sei mesi ad un anno, con sospensione dall'albo degli appaltatori in caso di condanna. Infine, il comma 7 pone un obbligo documentale a carico delle stazioni appaltanti fornire all'Alto commissario le documentazioni di gara plichi di offerta, autodichiarazioni, verbali di gara, etc. , relative sia agli appalti già conclusi, cioè con opere ultimate, sia a quelli in corso. Ricapitolando, un obbligo informativo a carico delle imprese, con connessa sanzione, un obbligo di produzione documentale a carico delle stazioni appaltanti. Inoltre, va ricordato che, attualmente, in base alla Circolare del 28 marzo 1989, emanata dall'Alto commissario, i modelli Gap sono due a modello Gap 1, per le imprese appaltatrici b modello Gap 2, per le imprese subappaltatrici. La giurisprudenza, in particolar modo quella siciliana, si è occupata dei modelli Gap, indagando su diversi profili. In primo luogo, è stata ben chiarita la funzione dei modelli, individuata nel condivisibile interesse del Ministero dell'interno, oltre che dell'Alto commissario, ad acquisire notizie, onde poter effettuare i propri accertamenti, anche al fine di verificare la sussistenza di eventuali cause ostative alla stipula del contratto di appalto E tale obbligo di presentare il modulo Gap sin dalla fase iniziale del concorso risponde ad una esigenza sostanziale consentire all'Alto Commissario ora ministero dell'Interno di avere accesso a notizie riguardanti le imprese che partecipano alle pubbliche gare, posto che anche la sola partecipazione può costituire utile dato per rilevare la ingerenza della criminalità organizzata nei rapporti economici con l'Amministrazione pubblica Tar Sicilia, Sezione seconda, 315/05 in tal senso, pure Tar Sicilia, Sezione seconda, 314/03 . Per quanto concerne le concrete attribuzioni conferite alle stazioni appaltanti, è stato affermato che queste hanno soltanto un potere di mero controllo formale, in ordine alla produzione e completezza della dichiarazione Tar Sicilia, 243/87 . In altri termini, l'Amministrazione appaltatrice verifica l'avvenuta produzione del modello e la sua completezza formale, al fine di poter adempiere, poi, al proprio onere documentale. Fra l'altro, tale controllo formale non viene assolutamente trascurato dalla giurisprudenza, la quale segnala la necessità di procedere all'esclusione, in caso di omessa firma sul modello Nelle gare di appalto di opera pubblica, la mancanza della firma dell'autocertificazione antimafia mod. Gap costituisce irregolarità tale da non potere poi essere sanata su semplice richiesta della Pa infatti il modello, se non è sottoscritto, non ha alcun significato, non solo giuridico ma neanche logico, perché viene meno la sua stessa riconoscibilità esteriore come forma di autocertificazione per cui si configura l'ipotesi di omessa presentazione di un atto prescritto CdS, Sezione quinta, 621/97 . La medesima severità è stata manifestata in caso di omissione relativa alla data della sottoscrizione del modello Tar Piemonte, Sezione seconda, 17/1993 . Inoltre, è stato chiarito che l'obbligo di presentazione e di compilazione dei modelli Gap si configura anche a carico delle imprese consorziate in Ati Associazione Temporanea di Impresa Gli accertamenti preventivi, cui assolve nei pubblici appalti la compilazione del modello Gap/2A, previsto dalla legislazione antimafia, si estendono anche alle imprese collegate ad una capogruppo nella presentazione delle offerte, ai sensi dell'articolo 20 legge 584/77 Tar Basilicata, 201/86 . Infine, come già anticipato, la giurisprudenza maggioritaria ritiene che l'obbligo di presentazione costituisca un requisito di gara, per cui i modelli devono essere presentati e compilati unitamente ai plichi di offerta Il modello Gap, nei casi previsti dalla legge, indipendentemente da ogni espressa previsione del bando, non deve essere richiesto soltanto al momento dell'aggiudicazione, ma ad ogni concorrente al momento della partecipazione alla gara per l'affidamento di un appalto pubblico, ciò in quanto il correlato obbligo di esibizione risponde all'esigenza sostanziale di consentire all'Alto commissario per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa di avere l'accesso a notizie riguardanti le imprese che partecipano alle pubbliche gare, posto che anche la sola partecipazione può costituire utile dato per rilevare l'ingerenza della criminalità organizzata nei rapporti economici con l'amministrazione pubblica Tar Sicilia, Sezione Catania, 1893/03 in tal senso, anche Tar Sicilia, Sezione prima, 860/93 . LA POSIZIONE DEL TAR SICILIA. LE RAGIONI DI NON CONDIVISIONE Il Tar Sicilia, nella sentenza in commento, dopo aver difeso la legittimità della clausola, imponente il modello, afferma che l'obbligo di presentazione deriva direttamente dalla legislazione in materia detto obbligo nasce, prima che dal bando, dall'inequivoca formulazione dell'articolo 1 comma 5 Dl 629/82, convertito nella legge 726/82, cui, nel caso di specie, l'articolo 7 del disciplinare è perfettamente conforme. Dunque, ad avviso del Tar, l'obbligo di compilazione e di presentazione dei modelli Gap, al momento della presentazione delle offerte, risiede nella specifica normativa di settore, prima illustrata. Invero, ad un'analisi più attenta, tale posizione, condivisa pure dalla giurisprudenza maggioritaria, appare, francamente, priva di valide argomentazioni. Ed infatti, in primo luogo, deve essere osservato che proprio l'analisi della più volte richiamata normativa non sembra condurre in tal senso, cioè non si rinviene traccia alcuna della presenza di un siffatto obbligo, da adempiere in sede di gara. Come già visto, il comma 5 pone un obbligo informativo a carico delle imprese, il comma 6 prevede le sanzioni per l'inottemperanza ed il comma 7 statuisce un obbligo di produzione documentale a carico delle stazioni appaltanti. Tuttavia, nulla viene detto in merito al profilo temporale di adempimento dell'obbligo a carico delle imprese, cioè quando queste devono fornire le informazioni. Di ciò non vi è traccia nella normativa, per cui sembra a dir poco azzardato dedurre dal comma 5 un riferimento temporale, che, ad ogni modo, manca. In secondo luogo, occorre tener conto che la già citata Circolare del 28 marzo 1989, emanata dall'Alto commissario, proprio al fine di evitare equivoci interpretativi, insorti in precedenza, segnala che il momento della rilevazione delle notizie deve essere individuato nella stipula del contratto di appalto. Inoltre, accanto a tali ragioni di natura testuale , cioè legate all'interpretazione testuale della normativa in materia leggi e circolari , deve essere rilevato che l'orientamento maggioritario sembra attribuire alla medesima interpretata erroneamente! una natura di norma imperativa. In altri termini, si ritiene, da parte della giurisprudenza maggioritaria, che il comma 5 costituisca una norma imperativa o di ordine pubblico, cioè una norma, la cui applicazione viene imposta dall'ordinamento, indipendentemente dalla volontà dei singoli soggetti nel caso di specie, indipendentemente da una espressa previsione del bando di gara. Ciò, in quanto la norma imperativa è diretta a tutelare un interesse pubblico generale. Orbene, al di là del fatto che, come già illustrato, una esplicita norma individuante il momento di presentazione del modello non esiste ! , il ritenere che tale norma si imponga al di là delle regole specifiche di gara, costituisce un chiaro errore, perché, in tal modo, si finisce col far riferimento all'obbligo informativo ed alle connesse meritevoli esigenze che soddisfa. Tuttavia, tale ragionamento non può essere accolto perché il valore di norma imperativa può essere attribuito, al massimo, solo all'obbligo informativo in sé, e non certo ad una norma, che si presume sussista, ma che non si dimostra che esiste! In altri termini, far riferimento alle indubbie esigenze informative, correlate alla lotta alla mafia, non può certo far creare dal nulla un riferimento temporale che non esiste! e conferirgli valore di norma imperativa. Fra l'altro, una chiara e recente pronuncia ha escluso che la compilazione dei modelli Gap possa assumere valore e funzione di norma di ordine pubblico In tema di appalti di lavori, il principio in base al quale le disposizioni contenute nei bandi di gara e nelle lettere di invito sono integrate dalle norme imperative di legge, opera con riguardo esclusivo a quelle prescrizioni normative che per il loro carattere autoesecutivo sono immediatamente ed inequivocamente impositive di obblighi, sicché solo in questo caso esse si dimostrano suscettibili di inserzione automatica nella specie, il collegio ha escluso che la compilazione del modello gestione appalti pubblici Gap per la rilevazione dei dati sull'espletamento delle gare, sulle imprese concorrenti e sugli eventuali rapporti di subappalto sia richiesta in via diretta ed immediata dalla norma primaria Tar Sicilia, Sezione seconda, 1518/04 . Ancora, occorre considerare che le informazioni richieste nei modelli Gap sono, in realtà, già fornite dalle imprese partecipanti alla gara, con le previste autodichiarazioni. Infatti, nei modelli vengono date notizie partita Iva, ragione sociale, sede legale, cariche sociali, luogo di nascita degli amministratori, etc. , che le imprese hanno già l'obbligo di fornire, attraverso uno specifico modello di autodichiarazione, comprensivo di diversi status e qualità da attestare. Appare, allora, evidente che l'esigere la comunicazione di tali notizie, attraverso i modelli Gap, già al momento della gara, dà luogo ad un inutile duplicazione. Invero, proprio la puntuale analisi dei modelli ci induce a capire che il momento della presentazione e della compilazione non può che essere quello dell'avvenuto appalto. Infatti, nei modelli, oltre alle parti dedicate all'impresa aggiudicataria ed a quelle partecipanti, vi è una parte, che deve essere compilata dall'Ente appaltante, nella quale occorre inserire i seguenti dati - data di stipula del contratto - numero di repertorio del contratto - data di inizio e fine lavori - numero di imprese partecipanti. La presenza di tali elementi favorisce la comprensione della precisa scansione temporale degli adempimenti, che può essere così riassunta Le imprese partecipanti alla gara effettuano le previste autodichiarazioni, attestando anche le notizie, da inserire, poi, nei modelli Gap. L'Ente appaltante, intervenuta l'aggiudicazione provvisoria, invita l'impresa vincitrice della gara a compilare i modelli Gap, nella parte a lei riservata. Intervenuta l'aggiudicazione definitiva, cioè effettuati i controlli sulle autodichiarazioni ed acquisite le garanzie previste in primis la cauzione definitiva e la polizza assicurativa, per danni a terzi ed alla Pa , la stazione appaltante completa la redazione dei modelli nelle restanti parti parte a sé riservata e quella per le imprese partecipanti , ultimando la redazione al momento dell'avvenuta stipulazione del contratto. Infatti, solo in tale momento, è possibile apporre il numero di repertorio e la data di stipula. Solo dopo la stipula del contratto di appalto, i modelli possono essere inviati alle competenti Autorità. Infine, occorre rilevare che non mancano, certo, pronunce, che hanno diversamente e correttamente! inquadrato il profilo temporale di presentazione, affermando chiaramente che la produzione d'un tale documento è obbligatoria, infatti, soltanto per il soggetto aggiudicatario ai fini di verificare l'esistenza di cause ostative ex Dl 490/94 e non anche per le altre imprese Tar Sicilia, Sezione Catania , 1202/02 . In conclusione, sulla base di tutti i profili argomentativi avanzati, appare chiaramente che, contrariamente a quanto sostenuto nella pronuncia in commento, i modelli Gap non costituiscono requisiti di gara, ma un importante adempimento, che l'impresa aggiudicataria e non tutte le partecipanti alla gara deve compiere, onde consentire l'acquisizione di importanti notizie ai fini investigativi. Ovviamente, il bando può prevedere l'obbligo di redazione e di presentazione già in fase di gara ma, ciò non è, affatto, obbligatorio per legge, trattandosi di una scelta discrezionale della stazione appaltante. *Avvocato, segretario comunale ?? ?? ?? ?? 6 TESTO

Tar Sicilia - Sezione terza - sentenza 23 settembre-19 ottobre 2005, n. 3395 Presidente Monteleone - Relatore Sinatra Ricorrente Panvini Uditi, nella Camera di Consiglio del 23 settembre 2005, i procuratori delle parti come da verbale Visti gli articoli 21 e 26 legge 1034/71, come modificati dagli articoli 3 e 9 legge 205/00, che consentono - in sede di camera di consiglio per la trattazione dell'istanza cautelare - la definizione del giudizio con sentenza succintamente motivata in ipotesi di manifesta infondatezza del ricorso considerato che il ricorso, ritualmente proposto, si palesa infondato per le seguenti ragioni - l'unico motivo di ricorso è infondato e deve essere respinto, poiché il modello Gap, che secondo la prospettazione del ricorrente non sarebbe stato richiesto a pena d'esclusione dalla legge di gara, era invece annoverato dal disciplinare di gara punto 7 tra i documenti da inserire nella busta A , tutti espressamente richiesti a pena d'esclusione pag. 6 disciplinare - che, la previsione di tale norma del disciplinare è perfettamente legittima, e -contrariamente a quanto sostenuto nella censura in esamesi correla all'interesse -invero preminentedell'Amministrazione Comunale e della collettività di cui essa è Ente esponenziale di permettere ai competenti organi dello Stato di prevenire le infiltrazioni della criminalità di tipo mafioso nel sistema dei pubblici appalti, in quanto consente al Ministero dell'Interno di avere accesso ai dati delle imprese partecipanti pertanto, legittimamente viene esclusa dalla gara l'offerta non corredata dal modello Gap, al limite, anche in assenza di una espressa clausola in tal senso nel bando e nel relativo disciplinare in quanto detto obbligo nasce, prima che dal bando, dall'inequivoca formulazione dell'articolo 1 comma 5 Dl 629/82, convertito nella legge 726/82 Tar Sicilia, Palermo, Sezione seconda, 313/05 , cui, nel caso di specie, l'articolo 7 del disciplinare è perfettamente conforme - che, quindi, legittimi si appalesano i provvedimenti di esclusione dalla gara in esame delle imprese Inghilleri Leonardo, Ingaglio Grazia e Regina Impianti Snc, che resistono alle dedotte censure. Attesa la legittimità degli atti impugnati, deve essere respinta, siccome infondata, pure la domanda risarcitoria proposta nel ricorso, giacché l'illegittimità ed il preventivo annullamento degli atti in questione costituisce presupposto indefettibile per ravvisare l'ingiustizia del danno, altrimenti non ristorabile. In conclusione, il ricorso va respinto. Le spese di giudizio seguono la soccombenza, e cedono a carico del ricorrente nella misura di cui al dispositivo. PQM Il Tar per la Sicilia, Sezione terza, respinge il ricorso in epigrafe. Condanna il ricorrente alle refusione delle spese di lite in favore delle parti intimate, liquidate in complessive euro 2.000,00 duemila/00 oltre Iva e Cpa come per legge. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa. ?? ?? ?? ?? 1 TESTO