Tossicodipendenze: per la convenzione con le Comunità di recupero la Asl decide liberamente

Il criterio discrezionale nella stipula di convenzioni deve tener conto dell'interesse pubblico. Per il resto non vi è obbligo di reiterare accordi con strutture, per quanto note, se non hanno dato buona prova la loro esclusione è legittima

Riabilitazione dei tossicodipendenti nel decidere con quale Comunità di recupero stipulare una apposita convenzione la Asl ha un ampio potere discrezionale e, nella fase di valutazione, l'unico vincolo tassativo è quello del rispetto dell'interesse pubblico con riferimento alla migliore funzionalità ed efficienza del servizio offerto. Altri criteri o limiti rigorosi non trovano riscontro in previsioni di legge ed è quindi legittima la decisione dell'entità sanitaria pubblica di negare il convenzionamento ad una struttura che in base ad una precedente esperienza si ritiene non sufficientemente in grado di offrire un apporto adeguato alla soddisfazione dei fini istituzionali. Lo ha chiarito la quinta sezione del Consiglio di Stato con la decisione qui leggibile come documento correlato che ha accolto il ricorso della attuale Asl Torino 1 contro la Comunità Incontro una delle più note e diffuse comunità di accoglienza e riabilitative del settore per l'annullamento della sentenza con la quale il Tar Piemonte aveva invece accolto le doglianze della Comunità contro il diniego al convenzionamento. I giudici amministrativi regionali, pur ammettendo l'esistenza di un potere discrezionale in capo alla struttura pubblica nella stipulazione dei convenzionamenti previsti dall'articolo 94 della Legge 685/75 avevano tuttavia ritenuto che tale discrezionalità dovesse circosriversi entro limiti precisi, annullando in conseguenza il provvedimento di diniego sulla base di vizi di motivazione tali da sconfinare nell'eccesso di potere. Palazzo Spada non ha condiviso tale intrepretazione, ritenendo che invece, nelle motivazioni addotte dalla attuale Asl Torino 1 non sussistessero elementi tali da far ritenere uno sviamento di potere e il potere discrezionale fosse stato correttamente esercitato.

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 25 febbraio-13 dicembre 2005, n. 7042 Presidente Iannotta - Estensore Corradino Ricorrente Asl Torino 1 Fatto Con sentenza 488/91 il Tar per il Piemonte, sezione seconda, accolse il ricorso con cui la Comunità Incontro, associazione che svolge attività di assistenza, recupero e riabilitazione di tossicodipendenti, chiese l'annullamento della nota prot. 1923/128 dell'11 febbraio 1991 con cui l'Usl Torino 1 aveva negato alla stessa il convenzionamento per l'esercizio dell'attività di riabilitazione di tossicodipendenti. L'appellante contrasta le argomentazioni del giudice di primo grado. Si è costituita la Comunità Incontro 4 per resistere all'appello. Con memorie depositate in vista dell'udienza le parti hanno insistito nelle proprie conclusioni. Alla pubblica udienza del 25 febbraio 2005 la causa è stata chiamata e trattenuta per la decisione, come da verbale. Diritto 1. Il Collegio può prescindere dalla disamina della questione relativa alla carenza di interesse al ricorso da parte della ricorrente di primo grado, proposta dall'appellante con la prima censura, in quanto l'appello è comunque fondato nel merito e pertanto può essere favorevolmente definito. 2. L'appellante lamenta l'erroneità della sentenza appellata in quanto il Tar, dopo aver riconosciuto l'esistenza di un potere discrezionale in capo all'Usl nella stipulazione dei rapporti di convenzionamento previsti dall'articolo 94 della legge 685/75, ha poi ritenuto che la stessa discrezionalità debba essere circoscritta entro limiti precisi, annullando, pertanto, il provvedimento di diniego alla convenzione con la Comunità Incontro, sulla base di vizi nella motivazione, tali da sconfinare nell'eccesso di potere dell'Amministrazione, che in realtà si rivela insussistente. La doglianza merita accoglimento. Il diniego opposto dalla Usl Torino 1 alla richiesta di convezionamento della Comunità Incontro di basa su un giudizio espresso dall'ente sanitario nell'ambito dell'esercizio, in materia, della propria discrezionalità, la cui sussistenza nella specie è stata, d'altra parte, riconosciuta dallo stesso giudice di primo grado alla luce dell'espressa previsione normativa di cui all'articolo 117 del Tu 309/90 che attribuisce la facoltà di stipulare apposite convenzioni tra le unità sanitarie locali e le associazioni o enti che svolgono senza fine di lucro la loro attività con finalità di prevenzione del disagio psico-sociale, assistenza, cura, riabilitazione e reinserimento dei tossicodipendenti. La valutazione della Usl sull'opportunità di addivenire ad un rapporto di convenzionamento non può non tenere conto delle esigenze di interesse pubblico, che nella specie si colorano con riferimento alla migliore funzionalità ed efficienza del Servizio Sanitario Pubblico e del Servizio Tossicodipendenze, e non può, pertanto, essere circoscritta entro rigorosi limiti che non trovano riscontro in alcuna previsione di legge. Tanto premesso, non si riscontrano, nella motivazione del provvedimento impugnato dalla Comunità ricorrente in primo grado, gli elementi per far ritenere sussistente uno sviamento di potere da parte dell'Amministrazione. Per un verso, infatti, la Usl Torino 1 ha negato il convenzionamento alla luce dei precedenti rapporti dalla stessa intrattenuti con la Comunità Incontro, e dai quali era emerso un giudizio negativo in ordine alla capacità di quest'ultima associazione di offrire, nella collaborazione con la struttura pubblica, un apporto adeguato alla soddisfazione dei fini istituzionali dell'ente. Non può sostenersi, in proposito, come ritenuto dal Tar, che gli addebiti di scarsa collaborazione già mossi alla ricorrente di primo grado siano ininfluenti ai fini dell'accreditamento, poiché la valutazione del comportamento tenuto dalle parti deve riguardare la fase successiva alla stipula della convenzione. Risulta, invero, perfettamente rispondente alla valutazione discrezionale dell'ente sanitario, nell'ottica del perseguimento dell'interesse pubblico, negare il convenzionamento con un soggetto non ritenuto adeguato all'espletamento dei compiti inerenti all'oggetto della stessa. Sotto un diverso profilo, ugualmente non censurabile va ritenuta la motivazione del diniego opposto alla resistente con riguardo alla circostanza che la Usl ha evidenziato di essere in grado di garantire l'efficienza del servizio in questione, e di potere, quindi, soddisfare le esigenze sanitarie senza l'apporto dell'istante, rivolgendosi ad altre Comunità, ritenute più adeguate. Infatti, nell'attività di convenzionamento, il soggetto pubblico effettua una specifica ed autonoma valutazione relativa al fabbisogno assistenziale, al volume dell'attività erogabile, alla congruità e rispondenza ai bisogni della struttura predisposta, ed agli oneri finanziari sostenibili. Alla luce delle suesposte considerazioni, il ricorso in appello va accolto. 3. Sussistono, comunque, giusti motivi per compensare tra le parti le spese del secondo grado di giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione quinta accoglie l'appello in epigrafe, e per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, rigetta il ricorso di primo grado. Compensa le spese di giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa.