Verdetti irrevocabili come nuovi ""capi d'accusa""?

Sollevata questione di costituzionalità dell'articolo 238bis Cpp con il principio del contraddittorio

È compatibile l'articolo 238bis del Codice di procedura penale con il principio del contraddittorio nella formazione della prova? Sarà la Corte costituzionale a stabilirlo in seguito alla trasmissione degli atti con la quale il Tribunale di Biella ha ritenuto non manifestamente infondata - per violazione dell'articolo 111 commi 4 e 5 della Costituzione - la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 238bis Cpp nella parte in cui consente l'acquisizione dibattimentale delle sentenze divenute irrevocabili ai fini della prova di fatto in esse accertato e, quindi, la utilizzabilità di tale mezzo di prova documentale oltre i casi e i limiti di efficacia probatoria previsti in via generale dal combinato disposto degli articoli 234 e 236 Cpp ordinanza del 6 febbraio qui leggibile tra gli allegati . In altre parole, per il magistrato piemontese la norma di cui al 238bis consentirebbe ai giudici di acquisire elementi di prova formati in assenza della persona contro la quale possono essere utilizzati. Da qui la diretta violazione del principio, costituzionalizzato , secondo cui nel processo penale la formazione della prova avviene nel contraddittorio delle parti. Il rischio per il diritto di difesa, infatti, è quello di confrontarsi con una fonte probatoria - il verdetto irrevocabile di un altro processo - che non dà una rappresentazione documentata del fatto oggetto di accertamento, ma fornisce una semplice valutazione dello stesso . A questo punto, per il Tribunale di Biella non resta altro che chiedere l'intervento della Consulta qualsiasi scelta interpretativa - si legge nell'ordinanza in esame - diversa dall'illegittimità costituzionale dell'articolo 238bis Cpp assumerebbe inevitabilmente connotati di carattere manipolativo-additivo in una materia riservata alle scelte discrezionali del legislatore .

Tribunale di Biella - ordinanza 6 febbraio 2006 Giudice dott Tetto - in proc. Urrata ed altro In punto di fatto e secondo la specifica contestazione operata dall'accusa nel capo di imputazione articolo 521 Cpp , deve preliminarmente evidenziarsi come agli odierni imputati venga addebitato di avere illecitamente detenuto '50 grammi di sostanza stupefacente del tipo eroina, ricevuti da Guerriero Egidio'. All'udienza del 10 gennaio 2006 nella contumacia di entrambi gli imputati e previa formale dichiarazione di apertura del dibattimento , il p.m. esponeva i fatti oggetto di prova e, in sede di richieste ex articolo 493 Cpp, avanzava istanza di esame dei testi indicati nella lista ritualmente depositata, ivi compreso l'esame di Guerriero Egidio da espletarsi con le modalità e le garanzie difensive previste dall'articolo 197-bis, comma 1, Cpp in relazione all'articolo 371 comma 2 lett. b , avendo il Guerriero definito la propria posizione processuale di imputato di reato collegato a quello contestato agli odierni imputati con sentenza di condanna pronunciata in data 11 marzo 1992 nei suoi confronti dal Gip di Biella a seguito di giudizio abbreviato, divenuta irrevocabile il 27 aprile 1992 sentenza che, pertanto, veniva inizialmente esibita dal p.m. ai soli fini processuali in parola, ex articolo 187 comma 2 Cpp . Espletato l'esame del teste/assistito Guerriero e del teste Gervini Luciano, il p.m. - previa rinuncia, con il consenso della difesa articolo 495 comma 4bis Cpp , all'esame del teste Tartaglia Daniele con consequenziale revoca da parte di questo giudice della relativa ordinanza di ammissione, stante la ravvisata effettiva irrilevanza del predetto mezzo di prova - , avanzava, quale conclusiva richiesta istruttoria, formale istanza di acquisizione, a norma dell'articolo 238-bis Cpp, della citata sentenza di condanna pronunciata nei confronti del Guerriero, e ciò al palesato fine di una sua utilizzazione 'diretta', in chiave probatoria, nel presente processo. A fronte di detta richiesta - rispetto alla quale, comunque, la difesa degli imputati/contumaci non manifestava il proprio consenso come, del resto, confermato all'odierna udienza - questo giudice, con riferimento alla concreta fattispecie sottoposta al suo vaglio giurisdizionale, ritiene di sollevare d'ufficio la questione di costituzionalità dell'articolo 238-bis Cpp, ravvisando una violazione del principio del contraddittorio nella formazione della prova desumibile dal combinato-disposto dei commi 4 e 5 dell'articolo 111 Costituzione Ed invero, in punto di rilevanza della questione deve osservarsi come la indubbia %& lt %& lt pertinenza probatoria& gt & gt - rispetto al thema decidendum del presente processo secondo il generale parametro previsto dall'articolo 187 comma 1 Cpp -, dell'acquisizione della citata sentenza irrevocabile si ricolleghi, in primo luogo, alla riscontrata sussistenza di un effettivo collegamento , processualmente rilevante ai sensi dell'articolo 371 comma 2 lett. b Cpp, tra il fatto-reato contestato agli odierni imputati e quello 'autonomamente' e definitivamente accertato a carico del Guerriero collegamento nella specie ulteriormente 'qualificato' dall'applicabilità - quale criterio di valutazione del risultato probatorio rappresentato dall'espletato esame dibattimentale del Guerriero - del disposto di cui all'articolo 197-bis comma 6 Cpp prospettandosi il %& lt %& lt fatto accertato& gt & gt nella predetta sentenza irrevocabile v. in particolare, il reato contestato al capo 10 quale elemento 'esterno' di conferma della emersa attendibilità intrinseca delle dichiarazioni contra sei ed eteroaccusatorie rese, appunto, dal Guerriero nel contraddittorio dibattimentale nel presente processo e ciò con particolare riferimento all'accertata effettiva disponibilità da parte del Guerriero del quantitativo di sostanza stupefacente 50 grammi di eroina corrispondente a quello oggetto della successiva cessione illecita operata in favore degli odierni imputati, correlativamente accusati nel presente processo di detenzione a fini di spaccio del medesimo quantitativo di droga con inevitabili ed evidenti riflessi processuali in termini di %& lt %& lt circolarità e complementarità probatoria& gt & gt anche per ciò che concerne il relativo regime di valutazione, ex articolo 192 comma 3 Cpp, espressamente richiamato sia dall' articolo 238-bis Cpp che dal citato articolo 197-bis comma 6 Cppii In tale prospettiva di inquadramento processuale della fattispecie, se, da un lato ed a fronte della richiesta avanzata dal p.m., alcuna questione si pone in ordine all'individuazione ex articolo 23, comma 1, legge 87/1953 dell' articolo 238-bis Cpp quale 'disposizione normativa' applicabile, dall'altro emerge, a parere di questo giudice, un dubbio sulla compatibilità della norma in parola con quanto previsto dall'articolo 111 commi 4 e 5 Costituzione, la cui non manifesta infondatezza investe e va, quindi, rapportata alla stessa fase di ammissione rectius acquisitiva del peculiare %& lt %& lt elemento di prova& gt & gt rappresentato dalla sentenza irrevocabile pronunciata in diverso procedimento, risultando infatti detta facoltà acquisitiva probatoria - nella struttura normativa del citato articolo 238-bis Cpp - indissolubilmente correlata alla potenzialità gnoseologica rispetto al %& lt %& lt fatto& gt & gt documentato rectius accertato giudizialmente con efficacia di giudicato nella sentenza oggetto di acquisizione inequivocabile il tenore letterale della norma, secondo cui %& lt %& lt Fermo quanto previsto dall'articolo 236, le sentenze divenute irrevocabili possono essere acquisite ai fini della prova di fatto in esse accertato e sono valutate a norma degli articoli 187 e 192 comma 3& gt & gt . Ciò posto, risulta evidente come la norma in esame, consentendo al giudice di acquisire elementi di prova formati in assenza del contraddittorio con il soggetto contro il quale possono essere utilizzati, rappresenti un insanabile vulnus del principio %& lt %& lt costituzionalizzato& gt & gt dall'articolo 111 comma 4 primo periodo Costituzione secondo cui nel processo penale la formazione della prova avviene nel contraddittorio delle parti. Il percorso inteso a chiarire il predetto profilo di illegittimità costituzionale non può non prendere le mosse da una ricostruzione della ratio e della reale portata applicativa dell' articolo 238-bis Cpp incentrata tanto sulla genesi storica della norma, quanto sulla sua collocazione sistematica tra i mezzi di prova documentali Libro III, Titolo II, Capo VII del codice di rito . Com'è noto, l' articolo 238-bis Cpp è stato introdotto dalla legge 356/92 di conversione del Dl 306/92 con il chiaro intento del legislatore di attuare una sorta di semplificazione probatoria soprattutto per i processi di criminalità organizzataiii e di economia processuale, dispensando il giudice e le parti dall'onere di dovere, di volta in volta e in ogni successivo giudizio, riaffrontare e sviluppare temi e questioni probatori relativi a fatti già oggetto di accertamento irrevocabile in altri e precedenti giudizi limitando, nel contempo, il rischio di possibili contrasti di giudicato e fermo restando, in ogni caso, il principio del libero convincimento del giudice del processo ad quem . In piena sintonia logica con la predetta finalità dell'intervento legislativo deve ritenersi la consolidata opzione interpretativa affermatasi nella giurisprudenza della Suprema Corte laddove, valorizzando il tenore letterale della norma in esame, riconosce come sia del tutto ininfluente, ai fini della sua concreta applicabilità, il contenuto degli elementi probatori utilizzati e valutati nella sentenza irrevocabile, con l'ulteriore precisazione che il materiale probatorio utilizzabile attraverso l'acquisizione della sentenza/documentoiv, ex articolo 238-bis Cpp, non può non individuarsi in tutte le risultanze di fatto emergenti dalla motivazione del provvedimento giudiziario acquisito. Ed invero, l'espresso richiamo all'articolo 236 Cpp - il quale, com'è noto, prevede l'utilizzabilità di sentenze irrevocabili %& lt %& lt soltanto al fine di valutare la personalità dell'imputato, della persona offesa o del testimone con riferimento alla sua credibilità & gt & gt -, sta a significare che le sentenze irrevocabili indicate dal citato articolo 238-bis Cpp, sono acquisibili per risultanze processuali diverse, e cioè per le risultanze di fatto emergenti dalle motivazioni di dette sentenze e non già dai loro dispositivi in tal senso, fra le tante Cassazione, Sezione prima, 727/95, Ronch Cassazione, Sezione prima, 5894/97, Bottaro ed altri Cassazione, Sezione sesta, 3396/98, Calisse ed altri . Tale ultimo rilievo impone, tuttavia, una doverosa precisazione sul significato della locuzione %& lt %& lt prova di fatto in esse accertato& gt & gt , utilizzata dal legislatore quale limite di utilizzabilità intrinseca delle sentenze irrevocabili pronunciate in processi diversi da quello nell'ambito del quale le stesse possono essere acquisite questione che, a ben vedere, a sua volta involge due snodi interpretativi tra loro connessi e, a parere di questo giudice, rilevanti ai fini della risoluzione del presente quesito di legittimità costituzionale. Da un lato, va infatti chiarita l'anomala natura di %& lt %& lt prova documentale& gt & gt normativamente ed implicitamente assegnata alla sentenza irrevocabile, dall'altro emerge in maniera evidente, sulla base della stessa formulazione letterale delle due normev, l'autonoma portata applicativa dell' articolo 238-bis Cpp rispetto all'articolo 238 Cpp norma quest'ultima anch'essa interessata dal citato intervento di riforma del 1992 e disciplinante un fenomeno di 'circolazione probatoria' ispirato al medesimo principio informatore di economia processuale e di non dispersione di elementi conoscitivi formati in procedimenti diversi . Sotto tale profilo sembra cogliere nel segno l'ipotesi ricostruttiva maturata in dottrina sostanzialmente volta a negare che l'articolo 238-bis Cpp rientri tra le prove documentali in senso stretto, nonostante l'inserimento della norma nel capo ad esse dedicato e ciò sull'assorbente e condivisibile rilievo argomentativo che quando un documento scritto descrive un certo fatto si hanno due livelli di rappresentazione quello del documento rispetto all'enunciato descrittivo e quello di questo enunciato rispetto al fatto descritto . Il documento, invero, avrebbe valore di prova documentale quando esso provi solo la sua esistenza, e non quando ciò che rilevi sia la rappresentazione in esso documentatavi conclusione ermeneutica che applicata al documento-sentenza preso in considerazione dall' articolo 238-bis Cpp autorizza una differenziazione concettuale tra %& lt %& lt fatti documentati& gt & gt e %& lt %& lt fatti documentali& gt & gt e consente di ricollegare la limitata e peculiare efficacia probatoria della sentenza irrevocabile ai primi, essendo il regime probatorio dei secondi già disciplinato, in via generale, dagli articoli 234vii e 236 Cpp In altri termini, il riferimento contenuto nell' articolo 238-bis Cpp alla %& lt %& lt prova di fatto accertato& gt & gt non può non essere inteso nel senso del riconoscimento di una capacità rappresentativa della sentenza anche laddove restrittivamente limitata al solo fatto contestato nell'imputazione e riportato nel dispositivo rispetto ad una valutazione di un determinato fatto-reato compiuta in altro procedimento concluso con decisione irrevocabile, e la sua acquisizione mira ad evitare che il diverso organo giudicante sia costretto a compiere un nuovo accertamento sulla medesima ipotesi di reato, pur dovendosi escludere - alla luce dell'espresso richiamo degli articoli 187 e 192 comma 3 Cpp - che la norma in esame finisca per configurare una surrettizia forma di pregiudiziale penaleviii. Al riguardo, può ritenersi altrettanto consolidata nella giurisprudenza della Suprema Corte ix l'affermazione secondo cui l' articolo 238-bis Cpp pone una chiara limitazione al principio della formazione privilegiata della prova in sede dibattimentale nel contraddittorio delle parti interessate fornendo al giudice la possibilità di scegliere se ripetere operazioni di acquisizione probatoria già complete ed esaustive [o] servirsi dell'accertamento di fatto già contenuto in altra sentenza . Impostata nei predetti termini la questione teorica di fondo sottesa alla autonoma, rispetto all'articolo 238 Cpp previsione normativa contenuta nell' articolo 238-bis Cpp - se sia, cioè, corretto assimilare il fatto come ricostruito nella motivazione o nel solo dispositivo x di una sentenza ad una prova per di più, documentale -, appare insuperabile il rilievo che l'elemento probatorio in parola non è stato, di regola, formato in contraddittorio con il soggetto nei cui confronti può essere utilizzato e che la sua acquisizione prescinde totalmente dall'accertamento delle condizioni che, giusta il disposto del comma 5 dell'articolo 111 Costituzione, consentono di derogarvi. Ed infatti, la norma oggetto di censura autorizza il giudice del processo ad quem a scegliere tra due metodi alternativi di accertamento, uno dei quali rappresentato, appunto, dalla 'diretta' acquisizione e successiva utilizzazione del documento-sentenza formato in diverso procedimento alternativa epistemologica che - valutata con riferimento alla fase acquisitiva della provaxi ed in relazione, altresì, ai principi di oralità ed immediatezza cui indubbiamente sembra ispirarsi l'attuale codice di rito - non sembra, per contro, consentita dal chiaro tenore letterale e dalla portata sistematica del principio enunciato nel comma 4 dell'articolo 111 Costituzione Sotto tale profilo, richiamato quanto sopra evidenziato riguardo alla peculiare natura di %& lt %& lt documento& gt & gt della sentenza - e pur a voler condividere la ricostruzione teorica patrocinata da certa dottrina secondo cui in relazione alle 'prove precostituite' il rispetto del contraddittorio postula esclusivamente spazi idonei al confronto dialettico delle parti sulla prova e non già la partecipazione delle stesse nel momento formativo della stessa -, non appare ragionevolmente confutabile il rilievo critico nel senso della oggettiva impossibilità per le parti di confrontarsi in relazione ad una fonte probatoria che non fornisce una rappresentazione documentata del fatto oggetto di accertamento bensì una semplice valutazione dello stesso. La prova-sentenza, in quanto giudizio, fornisce - per definizione - un apporto valutativo che è insensibile alla sollecitazione di eventuali contraddittori esterni . Né tale palese vulnus ricollegabile, non appare superfluo ribadirlo, alla stessa possibilità di acquisizione della sentenza irrevocabile intervenuta inter alios del principio di cui all'articolo 111 comma 4 primo periodo Costituzione %& lt %& lt Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova.& gt & gt - inteso nella sua dimensione %& lt %& lt oggettiva& gt & gt , quale metodo di accertamento giudiziale dei fatti cfr. Corte Costituzione ordinanza 440/00 ordinanza 453/02 ordinanza 137/05 - può ritenersi 'sanato' o comunque bilanciato valorizzando la ratio della espressa previsione del criterio di valutazione di cui all'articolo 192 comma 3 Cpp. Al riguardo, non può revocarsi in dubbio in sintonia con la sopra richiamata consolidata opzione interpretativa sia della Suprema Corte che del Giudice delle leggixii che il significato e la reale portata applicativa del citato criterio di valutazione probatoria vanno intesi nel senso della mera esclusione in capo al giudice del procedimento ad quem - una volta operato positivamente il vaglio di concreta rilevanza, ex articolo 187 Cpp, dell'acquisizione della sentenza - di sentirsi vincolato al risultato probatorio raggiunto nella sentenza irrevocabile pronunciata in altro processo, conservando infatti tale giudice integra l'autonomia e la libertà delle operazioni logiche di accertamento e formulazione di giudizio a lui istituzionalmente riservate anche nel caso in cui la pronuncia emessa nell'altro processo abbia avuto un contenuto assolutorio . In tale prospettiva argomentiva, deve ancora evidenziarsi come alcuna efficacia 'sanante', sotto il connesso profilo del rispetto del principio del contraddittorio in senso %& lt %& lt soggettivo& gt & gt articolo 111 comma 3 Costituzione possa riconoscersi al fatto che, in definitiva, nessuna lesione del 'diritto di difendersi provando' garantito all'imputato dalla citata norma costituzionale sarebbe ricollegabile, in via diretta, all'applicazione dell' articolo 238-bis Cpp e ciò sul rilievo che all'imputato sarebbe in ogni caso riconosciuto il diritto di contestare i risultati probatori a lui in ipotesi sfavorevoli raggiunti nel diverso processo, provando il contrario ovvero allegando l'assenza di elementi confermativi, ex articolo 192 comma 3 Cpp La scarsa tenuta logica prima ancora che giuridica di tale argomentazione emerge evidente sol che si consideri che l'espletamento della predetta iniziativa processuale probatoria riconosciuta all'imputato ma, parallelamente, anche al p.m., nelle ipotesi in cui l'acquisizione della sentenza irrevocabile sia sollecitata dall'imputato al fine di utilizzarne l'epilogo decisorio ritenuto a lui favorevole - lungi dal prevenire un effetto pregiudizievole rilevante sul piano probatorio nel processo ad quem e derivante dalla avvenuta acquisizione degli accertamenti fattuali oggetto di valutazione nella sentenza irrevocabile resa inter alios-, si colloca processualmente e necessariamente dopo che tale pregiudizio, eziologicamente ricollegabile alla violazione del fondamentale principio della formazione della prova in contraddittorio delle parti articolo 111 comma 4 Costituzione , si è ormai già in concreto verificato essendo, infatti, il giudice comunque obbligato a confrontarsi sia pure con i limiti valutativi indicati dall'articolo 192 comma 3 Cpp con un %& lt %& lt dato probatorio& gt & gt ritualmente acquisito e, quindi, pienamente utilizzabile per la decisionexiii. La stretta correlazione tra il momento acquisitivo e quello valutativo - resa evidente dal chiaro tenore letterale della norma %& lt %& lt le sentenze divenute irrevocabili possono essere acquisite ai fini della prova di fatto in esse accertato e sono valutate & gt & gt -, ancorché dotata di suggestiva autoreferenzialità normativa , a parere di questo giudice neppure può essere valorizzata, sul piano ermeneutico ed ai fini del riscontro della conformità dell' articolo 238-bis Cpp al parametro costituzionale sancito nell'articolo 111 comma 4 Costituzione, fino al punto di 'indurre' e legittimare una speculare lettura 'incrociata' dei due periodi del citato comma 4 dell'articolo 111 Costituzione, finalizzata, in definitiva, ad evidenziare la sussistenza di una sorta di bilanciamento tra l'aspetto 'negativo' della dimensione %& lt %& lt soggettiva& gt & gt del principio del contraddittorio quest'ultima distintamente affermata nel comma 3 dell'articolo 111 Costituzione, quale diretto corollario del diritto di difesa dell'imputato e l'accezione %& lt %& lt oggettiva& gt & gt del medesimo principio operazione ermeneutica che non sembra trovare ragionevole aggancio né nella lettera della norma costituzionale né nella sua genesi storica. Ed invero, anche a non voler affermare che il Costituente abbia fatto propria una concezione massimalistica e totalizzante del principio del contraddittorio 'genetico' della prova %& lt %& lt nella formazione della prova& gt & gt , non appare implausibile sostenere che il comma 4, primo periodo, dell'articolo 111 Costituzione debba essere inteso come generale regola di %& lt %& lt esclusione probatoria& gt & gt che rinviene l'unico limite di operatività estrinseco %& lt %& lt costituzionalmente vincolante& gt & gt per il legislatore e, prima ancora, per l'interprete nella previsione - nel successivo comma 5 - di tassative eccezioni al principio stesso al riguardo, non appare casuale la 'omogeneità' semantica delle due disposizioni normative %& lt %& lt la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio & gt & gt come, del resto, puntualmente recepito dal legislatore che, dando attuazione con la legge 63/2001 alla norma costituzionale in esame, ha provveduto a riformulare norme-cardine del sistema processuale v. ad esempio, le modifiche dell'articolo 500 e dell'articolo 238 Cpp , di guisa che risulta davvero difficile ravvisare con riferimento all' articolo 238-bis Cpp lasciato, invece, immutato nella sua versione originaria la ragionevolezza rectius la persistente legittimità di una 'inerzia normativa' rispetto ai nuovi principi costituzionali. Restando, pur sempre, %& lt %& lt affidato al legislatore ordinario il compito - ad esso proprio - di definire l'architettura degli istituti processuali e di calibrarne dinamica e struttura& gt & gt xiv nel caso di specie adottando eventuali soluzioni in astratto differenziabili 1xv di %& lt %& lt adeguamento& gt & gt della disposizione codicistica oggetto di censura alle 'eccezioni' al contraddittorio nella formazione della prova previste dal citato comma 5 dell'articolo 111 Costituzione, allo stato ed a fronte del chiaro tenore letterale dell' articolo 238-bis Cpp non raggiungibili sul piano meramente interpretativo qualsiasi opzione ermeneutica - diversa da quella di ritenere la sopravvenuta illegittimità costituzionale tout court della norma a seguito dell'introduzione nella Costituzione del principio del contraddittorio nella formazione delle prova - assumerebbe inevitabilmente connotati di carattere manipolativo-additivo in una materia riservata, appunto, alle scelte discrezionali del legislatore. PQM visti gli articoli 134 Costituzione 23 e ss., legge 87/1953 -dichiara rilevante e non manifestamente infondata - per violazione dell'articolo 111 commi 4 e 5 Costituzionela questione di legittimità costituzionale dell'articolo 238-bis Cpp laddove consente l'acquisizione dibattimentale delle sentenze divenute irrevocabili ai fini della prova di fatto in esse accertato e, quindi, la utilizzabilità di tale mezzo di prova documentale oltre i casi e i limiti di efficacia probatoria previsti in via generale dal combinato-disposto degli articoli 234 e 236 Cpp - sospende il processo e dispone l'immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale - manda alla cancelleria per la notificazione della presente ordinanza al Presidente del Consiglio dei Ministri, nonché per la comunicazione al Presidente del Senato della Repubblica e al Presidente della Camera dei deputati. 1 i quest'ultime, peraltro, sottoposte al tassativo limite 'soggettivo' di utilizzabilità previsto dal comma 5 dell'articolo 197-bis Cpp ii sulla reale portata applicativa del criterio valutativo sancito nell'articolo 197-bis comma 6 Cpp cfr. C. Costituzione ord. 22 luglio 2004, n. 265, nella quale si evidenzia %& lt %& lt che la norma censurata trova la sua ratio fondante nella considerazione che chi è stato imputato in un procedimento connesso o di reato collegato ex articolo 371 comma 2 lett. b Cpp, anche dopo che è divenuta definitiva la sentenza ex articolo 444 Cpp, non è mai completamente 'terzo' rispetto alla imputazione cui la pena applicata si riferisce l'originario coinvolgimento nel fatto lascia infatti residuare un margine di 'contiguità' rispetto al procedimento, che si riflette sulla valenza probatoria della dichiarazione che in questa prospettiva, l'assoggettamento delle dichiarazioni del 'teste assistito' alla regola della necessaria 'corroborazione' con riscontri esterni, di cui all'articolo 192 comma 3 Cpp, lungi dal determinare un vulnus del principio di uguaglianza, si risolve in un esercizio - non irragionevole - della discrezionalità che al legislatore compete nella conformazione degli istituti processuali e ciò tanto più a fronte del fatto che la regola censurata si inserisce in un più ampio 'corpo' di garanzie - quali quelle delineate dallo stesso articolo 197 bis Cpp - che, riflettendo anch'esse la particolare relazione che lega il dichiarante alla regiudicanda, fanno in via generale del 'testimone assistito' una figura significativamente differenziata, sul piano del trattamento normativo, rispetto al teste ordinario& gt & gt , con la importante precisazione, tuttavia, %& lt %& lt che la sussistenza o meno di un obbligo di verità del dichiarante potrà essere comunque opportunamente valorizzata dal giudice, in sede di determinazione dell'entità del riscontro esterno idoneo a confermare l'attendibilità della dichiarazione di cui si tratta& gt & gt . iii tuttavia, avendo prevalso la scelta legislativa nel senso della mancata espressa previsione di limiti applicativi parametrati sulla tipologia di reati, la norma nella sua attuale formulazione risulta senz'altro applicabile in procedimenti aventi ad oggetto qualsiasi reato. iv eventualmente pronunciata all'esito di procedimenti celebrati, come nel caso di specie, con il rito abbreviato cfr. in tale senso Cass., sez. I, 8.8.2000, n. 8881, Malcangi ed altro . v diversamente opinando sarebbe inevitabile la inammissibile conclusione nel senso della sostanziale inutilità della previsione dell'articolo 238bis Cpp vi al riguardo, l'autorevole dottrina che si sta citando non ha mancato di osservare come l'articolo 234 Cpp consenta l'acquisizione di documenti come prova, ma non chiarisce quali siano i limiti di ammissibilità della prova documentale. Benché la norma individui come possibili oggetti di prova documentale solo %& lt %& lt fatti, persone o cose& gt & gt , escludendo così dall'elencazione gli %& lt %& lt atti& gt & gt , la Corte costituzionale ord. n. 142 del 1992 ha sostenuto che l'articolo 234 Cpp identifica e definisce il documento in ragione della sua attitudine a rappresentare, senza discriminare tra i diversi mezzi di rappresentazione e le differenti realtà rappresentate e, in particolare, senza operare una distinzione tra rappresentazione di fatti e rappresentazione di dichiarazioni . Con specifico riferimento agli articoli 238 e 238bis Cpp la stessa tesi dottrinaria ha evidenziato che i dati probatori menzionati in dette norme sono collocati all'interno del capo dedicato ai documenti solo perché si sono formati fuori dall'ambito processuale nel quale devono essere introdotti affinché possano acquistare rilevanza probatoria. A parte questo elemento comune, i verbali di altri procedimento e le sentenze irrevocabili sono del tutto eterogenei rispetto ai documenti in senso stretto . vii in particolare, l'ammissibilità dell'acquisizione, ex articolo 234 Cpp, di sentenze anche non irrevocabili come 'documento' rappresentativo degli accadimenti processuali %& lt %& lt fatti documentali& gt & gt in esso descritti e cioè, ad esempio, che un certo imputato, in una certa data, sia stato sottoposto a procedimento penale, e che la sua posizione processuale sia stata definita in un certo modo , senza che operino le regole di cui all'articolo 238bis Cpp o i profili connessi al rispetto del principio del contraddittorio, risulta pacificamente riconosciuta dalla giurisprudenza di legittimità cfr. Cass., 11.6.1992, Taurino Cass, 5.7.1999, D'Alessio da ultimo, Cass. sez. un., 20.9.2005 n. 33748, Mannino . viii cfr. al riguardo Corte Costituzione, ord. 20 maggio 1996, n. 159 laddove evidenzia %& lt %& lt che neppure può assegnarsi alle modifiche legislative del 1992 una capacità di alterazione di quel quadro sistematico, poiché esse si muovono nella direzione di un incremento delle possibilità di utilizzazione, in un processo, di elementi probatori acquisiti in altro processo, e dunque presuppongono la persistente validità dell'opzione di trattazione autonoma di ciascuna res iudicanda , introducendo alcune varianti di disciplina in funzione della non-dispersione di elementi di prova che, in particolare, la previsione dell'articolo 238bis Cpp, si limita a regolare il modo di valutazione della pronuncia irrevocabile resa in separato giudizio, in una logica di economia nella raccolta del materiale utile alla decisione che non intacca il basilare principio, già operante nel vigore dell'articolo 18 del precedente codice, per cui ogni giudice è tenuto a formarsi il proprio convincimento in base alle prove di cui dispone e che sono utilizzabili, senza che ad una di tali prove possa essere attribuita efficacia cogente e risolutiva dell'obbligo di apprezzamento e motivazione da parte del giudicante& gt & gt . ix cfr., da ultimo, Cass., sez. I, 28.5.2003, n. 23460, Rosmini. x ma tale alternativa ermeneutica, ai fini che qui interessano, non assume concreta rilevanza. xi illuminanti sul punto le osservazioni di autorevole dottrina laddove evidenzia che è proprio nel momento della costituzione della prova che il contraddittorio si mostra essenziale perché risponde a una triplice esigenza di realtà, di genuinità, di scoperta dell'errore e della falsità , e ciò sul condivisibile rilievo che ogni forma di acquisizione pone un problema di contestualizzazione del dato probatorio, in quanto ciò che circola da una sede processuale all'altra è un dato cognitivo che rispecchia, essendone la proiezione, il contesto processuale in cui si è formato . xii cfr. sent. n. 159 del 1996 cit. xiii al riguardo, in dottrina si è efficacemente osservato che l'ammissibilità o meno di una prova non può essere dedotta dal grado di attendibilità della fonte o di verosimiglianza dei risultati da essa ottenibili, poiché questo profilo attiene esclusivamente al piano della critica e della valutazione della prova , da ritenersi distinto e 'cronologicamente' successivo a quello attinente, appunto, alla legittimità dell'acquisizione probatoria rilevante ai fini della decisione. In tal senso, se è pur vero che le parti possono, in via differita rispetto alla fase acquisitiva , intervenire sulla prova offerta dalla sentenza irrevocabile per interpretarla, dibattendone il significato e il valore in relazione alle altre acquisizioni probatorie, la possibilità di interloquire sul significato probatorio di tale scrittura non pare consentire alle stesse di fornire un reale contributo all'accertamento dei fatti che da essa si vogliono desumere . xiv v. Corte Costituzione, ord. n. 439 del 2000. xv in ipotesi, parametrate su quanto già previsto dall'articolo 238 Cpp 1