Embrioni, ""no"" tecnico della Consulta al test preimpianto

Respinta con una dichiarazione di inammissibilità la questione di legittimità sull'articolo 13 della legge sulla procreazione medicalmente assistita i giudici cagliaritani sono infatti incorsi in una contraddizione formale

Diagnosi preimpianto degli embrioni, la Consulta boccia il ricorso, del resto, la questione di legittimità di una parte della legge sulla fecondazione artificiale è stata mal posta dal Tribunale di Cagliari. Così la Corte costituzionale con l'ordinanza 369/06 depositata ieri, 9 novembre, redatta da Romano Vaccarella e qui leggibile nei documenti correlati ha messo fine, almeno per il momento, alle speranze di centinaia di coppie con malattie trasmissibili ai figli, come l'anemia mediterranea. Queste ultime, infatti, non potranno richiedere la diagnosi preimpianto che attraverso l'analisi dell'embrione permetterebbe una gravidanza senza il rischio di avere un bambino con difetti genetici. A sollevare la questione era stato il Tribunale di Cagliari che dubitava della legittimità costituzionale dell'articolo 13 della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita nella parte in cui non consente di accertare, mediante la diagnosi preimpianto, se gli embrioni da trasferire nell'utero della donna siano affetti da malattie genetiche di cui i potenziali genitori sono portatori. La Consulta, tuttavia, ha dichiarato inammissibile il ricorso per ottenere la diagnosi embrionale preimpianto presentato da una coppia sarda. Per l'Alta corte, infatti, i giudici cagliaritani sono incorsi in una evidente contraddizione nel sollevare la questione di legittimità poiché, secondo l'ordinanza di rimessione, il divieto di analizzare l'embrione sarebbe desumibile non solo dall'articolo 13 della legge 40/2004 ma anche da altre norme dello stesso provvedimento. Lo stesso giudice remittente, infatti, ha osservato che il divieto della diagnosi preimpianto discende non soltanto dalla norma censurata articolo 13 come comunemente interpretata, ma è desunto anche dall'interpretazione della legge alla luce dei suoi criteri ispiratori e dalla disciplina complessiva della procedura di procreazione medicalmente assistita disegnata dalla legge . Per cui, hanno concluso i giudici delle leggi, è evidente la contraddizione in cui il Tribunale incorre nel sollevare una questione volta alla dichiarazione di illegittimità costituzionale di una specifica disposizione nella parte relativa ad una norma il divieto di sottoporre l'embrione, prima dell'impianto, a diagnosi per l'accertamento di eventuali patologie che, secondo l'impostazione della stessa ordinanza di rimessione, sarebbe però desumibile anche da altri articoli della stessa legge, non impugnati, nonché dall'interpretazione dell'intero testo legislativo alla luce dei suoi criteri ispiratori . cri.cap

Corte costituzionale - ordinanza 24 ottobre-9 novembre 2006, n. 369 Presidente Bile - Relatore Finocchiaro Ritenuto In fatto che il Tribunale di Cagliari, in composizione monocratica, nel procedimento promosso, con ricorso ex articolo 700 del Cpc, da una coppia di coniugi ammessi alla procedura di procreazione medicalmente assistita - i quali domandavano che venisse dichiarato il loro diritto di ottenere la diagnosi preimpianto dell'embrione - ha sollevato, in riferimento agli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 13 della legge 40/2004 Norme in materia di procreazione medicalmente assistita , nella parte in cui non consente di accertare, mediante la diagnosi preimpianto, se gli embrioni da trasferire nell'utero della donna ammessa alla procedura di procreazione medicalmente assistita siano affetti da malattie genetiche, di cui i potenziali genitori siano portatori, quando l'omissione di detta diagnosi implichi un accertato pericolo grave ed attuale per la salute psico-fisica della donna che i ricorrenti, dei quali era stata accertata la sterilità, hanno esposto di avere già fatto ricorso alla medesima procedura a seguito della quale la donna si era trovata in stato di gravidanza, ma che avevano dovuto interromperla per ragioni terapeutiche, essendosi accertato, attraverso la villocentesi praticata all'undicesima settimana, che il feto era affetto da beta-talassemia che, avendo tale evento provocato alla donna una sindrome ansioso-depressiva, in occasione della seconda procedura di procreazione in vitro i ricorrenti avevano chiesto al primario dell'Ospedale regionale per le microcitemie la diagnosi preimpianto dell'embrione già formato, rifiutando l'impianto se non a diagnosi effettuata che il sanitario si era rifiutato di procedere, invocando l'articolo 13 della legge 40/2004, che consentirebbe solo interventi sull'embrione aventi finalità diagnostiche e terapeutiche volte alla tutela della salute ed allo sviluppo dell'embrione stesso che i ricorrenti, ritenendo tale lettura inaccettabile alla luce dell'articolo 32 Costituzione, hanno chiesto la declaratoria in via cautelare - considerato che gli embrioni erano provvisoriamente crioconservati e che il tempo necessario per la convocazione della controparte poteva pregiudicare l'attuazione del provvedimento urgente - del proprio diritto ad ottenere la predetta diagnosi, e sollecitato l'emanazione di un decreto, ex articolo 669sexies, comma 2, Cpc, che ordinasse al predetto sanitario di procedere alla diagnosi, deducendo, in subordine, la illegittimità costituzionale del citato articolo 13 per contrasto con gli articoli 2 e 32, comma 1, Costituzione, nella parte in cui non prevede la diagnosi preimpianto ove la stessa sia giustificata dalla necessità di tutelare il diritto della donna alla propria salute che il Pm, intervenuto nel giudizio, ha sostenuto che l'articolo 14 della legge 40/2004 consentirebbe il ricorso alla diagnosi preimpianto nel caso in cui ne faccia richiesta la coppia ricorsa alla procreazione medicalmente assistita, la quale intenda conoscere lo stato di salute dell'embrione che il Tribunale adìto, ritenuto che le disposizioni degli articoli 13, commi 2 e 3, e 14, n. 5, della legge 40/2004 non possano che essere interpretate in senso restrittivo come confermato anche dalla emanazione delle linee guida previste dall'articolo 7 della stessa legge, approvate con Dm 21 luglio 2004 , ha sollevato la questione di legittimità costituzionale del divieto di diagnosi preimpianto nella eventualità che esso comporti il pericolo di una lesione del diritto alla salute della donna che la richiede che, premessa la rilevanza della questione nel giudizio a quo in ragione dello stato di salute della ricorrente, documentato da certificazione medica, il rimettente sospetta il contrasto della richiamata mancata previsione con gli articoli 2 e 32, comma 1, Costituzione che, osserva il Tribunale pag. 17-18 , il conflitto coinvolgente, da un lato, la tutela della salute della ricorrente e, dall'altro, la tutela dell'embrione impone di considerare che l'embrione si trova, allo stato, sottoposto a crioconservazione, in conseguenza del rifiuto della ricorrente di procedere all'impianto senza previa diagnosi e che anche la salute della donna è, nel caso di specie, seriamente minacciata dalla impossibilità di conoscere lo stato di salute dell'embrione prima di procedere all'impianto che, in tale situazione, non solo appare inadeguata la tutela della salute della donna [ ] ma non risulta neppure maggiormente garantita la salute dell'embrione, probabilmente condannato a subire, nel tempo, danni biologici [ ] laddove il rischio di inutilizzabilità a causa della diagnosi preimpianto si aggirerebbe statisticamente intorno all'uno per cento, percentuale inferiore, quindi, a quella del rischio di aborto nelle diagnosi prenatali v. sul punto le dichiarazioni della dott. C. che il rimettente, inoltre, ravvisa nella normativa de qua un contrasto con l'articolo 3 della Costituzione, essendo consentita, alla stregua del diritto vivente, la diagnosi prenatale, e pertanto sussistente in capo ai genitori un diritto alla informazione sulla salute del feto nel corso della gravidanza, laddove analogo diritto sarebbe negato nella fase della procreazione assistita che precede l'impianto ciò che determinerebbe un ingiustificato diverso trattamento di posizioni soggettive sostanzialmente assimilabili, con conseguente contrasto della norma che vieta la diagnosi preimpianto con l'articolo 3 della Costituzione che nel giudizio innanzi alla Corte ha spiegato intervento il Presidente del Consiglio dei ministri, per il tramite dell'Avvocatura generale dello Stato, la quale ha concluso per la infondatezza della questione di legittimità costituzionale, in quanto il suo accoglimento comporterebbe una forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni, a fronte di un ipotetico rischio di compromissione dello stato psico-fisico della donna che, per permettere scelte informate e responsabili, in caso di richiesta di accesso alla procreazione medicalmente assistita, è previsto che alle coppie siano fornite informazioni accurate a norma del decreto ministeriale del ministro della Giustizia e del ministro della Salute 336/04 che, ad avviso dell'Avvocatura dello Stato, la soluzione normativa censurata, oltre ad essere ragionevole e coerente con il principio generale, desumibile non solo dalla legge 40/2004, ma anche da altre disposizioni normative che configurano il concepito come soggetto giuridico, è la più idonea a bilanciare interessi contrapposti, tenuto conto che non esiste, e non ha giuridico fondamento, la pretesa ad avere un figlio sano , e che, pertanto, non può assumere alcuna rilevanza l'elemento attinente all'equilibrio psico-fisico della donna che hanno depositato atto di costituzione in giudizio il Comitato per la tutela della salute della donna, il Forum delle Associazioni familiari e l'Associazione Movimento per la Vita Italiano che, in prossimità dell'udienza fissata in esito alla camera di consiglio del 3 maggio 2006 , il Presidente del Consiglio dei ministri, ha depositato memoria illustrativa delle conclusioni precisate nell'atto di costituzione, preliminarmente deducendo l'inammissibilità della questione per carenza di carattere incidentale che anche gli intervenienti hanno depositato memorie. Considerato Che il Tribunale di Cagliari dubita, in riferimento agli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'articolo 13 della legge 40/2004, nella parte in cui fa divieto di ottenere, su richiesta dei soggetti che hanno avuto accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, la diagnosi preimpianto sull'embrione ai fini dell'accertamento di eventuali patologie che, preliminarmente, deve confermarsi l'ordinanza, della quale si è data lettura in udienza, dichiarativa dell'inammissibilità degli interventi spiegati nel presente giudizio dal Comitato per la tutela della salute della donna, dal Forum delle Associazioni familiari e dall'Associazione Movimento per la Vita Italiano che, a prescindere dall'irreversibilità degli effetti del provvedimento richiesto in sede cautelare e dall'adeguatezza di quanto dedotto a conforto dell'asserita inconsistenza del rischio di inutilizzabilità dell'embrione a causa della diagnosi preimpianto , la questione, così come prospettata dal Tribunale, è manifestamente inammissibile che, infatti, il giudice a quo osserva che il divieto della diagnosi preimpianto discende non soltanto dalla norma censurata articolo 13 come comunemente interpretata sia per il suo contenuto che per la sua formulazione letterale , ma è comunemente desunto anche dalla interpretazione della legge alla luce dei suoi criteri ispiratori e dalla disciplina complessiva della procedura di procreazione medicalmente assistita disegnata dalla legge in particolare, dalla disciplina della revocabilità del consenso solo fino alla fecondazione dell'ovulo , dal divieto di creazione di embrioni in numero superiore a quello necessario per un unico impianto, obbligatorio quindi per tutti gli embrioni , dal divieto di crioconservazione e di soppressione di embrioni che, aggiunge il Tribunale, anche l'articolo 14, comma 3, precisando che la crioconservazione può essere mantenuta fino alla data del trasferimento, da realizzare non appena possibile, fa evidente riferimento ad ostacoli patologici all'impianto di natura meramente transitoria , e non già permanente che, pertanto, è evidente la contraddizione in cui il Tribunale incorre nel sollevare una questione volta alla dichiarazione di illegittimità costituzionale di una specifica disposizione nella parte relativa ad una norma il divieto di sottoporre l'embrione, prima dell'impianto, a diagnosi per l'accertamento di eventuali patologie che, secondo l'impostazione della stessa ordinanza di rimessione, sarebbe però desumibile anche da altri articoli della stessa legge, non impugnati, nonché dall'interpretazione dell'intero testo legislativo alla luce dei suoi criteri ispiratori . PQM La Corte costituzionale dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 13 della legge 40/2004 Norme in materia di procreazione medicalmente assistita , sollevata, in riferimento agli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione, dal Tribunale di Cagliari con l'ordinanza in epigrafe. Allegato Rilevato che nel giudizio di legittimità costituzionale hanno presentato atto di costituzione in giudizio il Comitato per la tutela della salute della donna e il Forum delle Associazioni Familiari , ed atto di intervento l'Associazione Movimento per la Vita italiano , nessuno dei quali è stato parte nel giudizio a quo che sulla questione dell'ammissibilità dell'intervento nel giudizio incidentale di legittimità costituzionale la giurisprudenza di questa Corte è nel senso che l'intervento è ammissibile solo nel caso di soggetti titolari di un interesse qualificato, immediatamente inerente al rapporto sostanziale dedotto in giudizio v., tra le altre, sentenze 172/06, 345/05, ordinanza 389/04 che tale principio implica che l'incidenza sulla situazione sostanziale vantata dall'interveniente derivi dall'immediato effetto che la pronuncia della Corte produce nel rapporto sostanziale oggetto del giudizio principale che, alla stregua dei richiamati criteri, la posizione sostanziale fatta valere dai predetti intervenienti nel presente giudizio non è qualificata in rapporto alla questione oggetto del giudizio stesso. PQM Dichiara inammissibili gli atti di costituzione in giudizio del Comitato per la tutela della salute della donna e del Forum delle Associazioni Familiari e l'atto di intervento dell'Associazione Movimento per la Vita Italiano .