Le stragi del terrorismo e della mafia

di Antonio Laudati e Roberto Alfonso

di Antonio Laudati e Roberto Alfonso * La recente strage di Londra e, prima ancora, quella di Madrid dell'11 maggio 2004, devono indurre a qualche riflessione sull'uso criminale di esplosivi per compiere attentati e uccisioni di massa, allo scopo di individuare i rimedi tecnico-giuridici per la prevenzione e la repressione di questi atroci delitti. Preliminarmente si deve osservare come, sempre di più, i rapporti tra criminalità organizzata e terrorismo sembrano evidenti. I delitti di criminalità organizzata, così come quelli di terrorismo, sono riconducibili ad associazioni strutturate che li realizzano sulla base di un programma, di una strategia previamente elaborata. Vi è poi da considerare che anche le organizzazioni mafiose possono avere una valenza terroristico eversiva. Ciò è comprovato, in fatto ??dal rilievo che gli appartenenti a Cosa Nostra , che realizzarono le stragi nel 1993 maggio Roma, via Fauro Firenze, via dei Georgofili luglio Roma, Basilica di San Giovanni in Laterano e Chiesa di San Giorgio al Velabro Milano, via Palestro, Museo nazionale d'Arte moderna ottobre Roma, Stadio olimpico , sono stati condannati per tali delitti ritenuti aggravati dall'aver agito per finalità di terrorismo ed eversione dell'ordine costituzionale ??dalla notazione che formazioni terroristiche hanno compiuto delitti oggi qualificati di mafia dall'articolo 51.3bis Cpp es. sequestro di persona a scopo di estorsione in danno di Costa, realizzato dalle B.R. sequestri estorsivi compiuti da Prima Linea sequestro estorsivo in danno di Mariano compiuto da elementi di Ordine Nuovo ??dalla constatazione che molti gruppi stranieri di criminalità organizzata, operanti in Europa, svolgono nel loro paese attività eversive o di vero e proprio terrorismo basti pensare alle Farc colombiane ovvero ai Lupi Grigi turchi . Occorre considerare, inoltre, che sia le mafie che i gruppi terroristici commettono strutturalmente gli stessi reati traffico di armi e di esplosivi, falsificazione di documenti e, soprattutto, traffico di stupefacenti, come dimostra il caso di Al Queda in Afganistan . Per quanto concerne le strutture finanziarie, sia i mafiosi che i terroristi utilizzano le stesse tecniche di riciclaggio, che per il crimine organizzato sono finalizzate ad ostacolare la identificazione del danaro quale provento del reato, mentre per i terroristi servono per impedire la individuazione dei destinatari dei finanziamenti ai gruppi eversivi. Particolare rilievo assume, poi, l'uso degli esplosivi con modalità terroristiche da parte della criminalità organizzata e, in particolare, dell'associazione mafiosa denominata cosa nostra . L'esperienza giudiziaria italiana degli ultimi venti anni ha dimostrato che fra il terrorismo internazionale e l'associazione mafiosa cosa nostra esiste un evidente elemento di collegamento, rappresentato dalle identiche modalità operative scelte per eseguire attentati il cui obbiettivo è quello di destabilizzare il sistema. Entrambe le organizzazioni fanno uso di esplosivi per colpire vittime designate ma anche per colpire nel mucchio fra la gente comune, seminando terrore e creando un clima di tensione, di angoscia e di paura che determina fragilità psicologica e disorientamento nelle persone, e non di rado confusione politica. Ovviamente, le due organizzazioni criminali agiscono entrambe con finalità eversive cosa nostra per favorire il radicarsi di un sistema di potere che sia rappresentato e gestito da persone contigue o vicine all'organizzazione criminale, per fermare l'azione di contrasto dello Stato, o per allontanare l'attenzione da sé nei momenti in cui l'azione repressiva dello Stato diventa particolarmente incisiva il terrorismo internazionale per l'affermazione di una società, la cui cultura, la civiltà, la struttura istituzionale e amministrativa siano fortemente influenzate dall'ideologia e dalla religione che lo ispirano. Ma un altro elemento di collegamento fra il terrorismo internazionale e la criminalità organizzata è rappresentato dalle identiche modalità di approvvigionamento dell'esplosivo, nel senso che i terroristi sono costretti a procurarsi gli esplosivi acquistandoli presso il mercato illegale, controllato dalle organizzazioni criminali di stampo mafioso. Infatti, l'esplosivo impiegato in molti attentati è dello stesso tipo di quello che viene utilizzato nelle cave o che proviene dai Paesi con i quali i traffici della criminalità organizzata sono molto intensi, e gli scambi di sostanze stupefacenti, armi, esplosivi e denaro provento di attività illecite sono costanti e molto proficui. I PIÙ GRAVI ATTENTATI COMMESSI IN ITALIA DA COSA NOSTRA A dimostrazione di quanto sostenuto, giova evidenziare, rileggendo le relative sentenze, le risultanze relative ai più gravi attentati commessi in Italia dall'organizzazione mafiosa cosa nostra nel decennio 1983 - 1994, per sottolineare le modalità di esecuzione di essi, con specifico riferimento all'esplosivo impiegato. La strage Chinnici a Palermo. Il giorno 29 Luglio del 1983 si verificava una violentissima esplosione nella via Pipitone Federico di Palermo, dinanzi all'abitazione del Dr. Rocco Chinnici, - all'epoca Consigliere dirigente dell'Ufficio istruzione presso il tribunale di Palermo - mentre questi si accingeva a salire sull'autovettura blindata di servizio. L'esplosione cagionava la morte del magistrato, di due carabinieri di scorta e del portiere dell'immobile ove abitava il magistrato medesimo, nonché lesioni personali a molte persone fra cui l'autista dell'autovettura blindata cagionava, altresì, il danneggiamento della strada e degli edifici antistanti. Per l'esecuzione dell'attentato erano stati impiegati circa kg. 48 di esplosivo del tipo tritolo miscelato con nitrato di ammonio, contenuto, quanto a circa kg.32, dentro una bombola di gas, all'uopo resa idonea, quanto a kg.16, in una cassetta di ferro, appositamente costruita. I due contenitori poi erano stati collocati all'interno di un'autovettura Fiat 126. La strage di Pizzolungo a Trapani. Nell'aprile del 1985 veniva eseguito un attentato nei confronti del giudice Carlo Palermo nei pressi di Pizzolungo di Trapani per eseguirlo veniva impiegata una carica esplosiva, composta da nitrato di ammonio del tipo Brixia , miscelato a pentrite e T4. L'esplosione non cagionava la morte del dott. Palermo ma uccideva delle vittime innocenti. L'attentato dell' Addaura a Palermo. Il 20 giugno del 1989, su una piattaforma in cemento antistante la villetta al mare in località Addaura, abitata dal dott. Giovanni Falcone, allora giudice istruttore a Palermo, venne rinvenuto un borsone da mare contenente n. 58 cartucce di esplosivo per usi civili, che dalla relazione tecnica risultava essere pulverulento nitroglicerinato Brixia B5 . Il peso complessivo dell'esplosivo era di circa kg. 8, pesando ciascuna cartuccia gr.135. L'esplosivo era stato collocato in quel posto per attentare alla vita del giudice Falcone, ma il posizionamento, la quantità e il confezionamento della carica avrebbe sicuramente potuto colpire mortalmente anche tutte le persone che si fossero trovate sulla piattaforma o nelle vicinanze di essa. La strage di Capaci a Palermo. Il 23 maggio 1992 una violenta esplosione distrusse un tratto dell'autostrada Palermo - Punta Raisi, nei pressi di Capaci, uccidendo il dott. Giovanni Falcone, magistrato, direttore generale degli affari penali presso il ministero della Giustizia, sua moglie Francesca Morvillo, magistrato, e gli uomini della scorta. Per eseguire l'attentato fu utilizzata una carica di esplosivo del peso di circa Kg 500, piazzata in un cunicolo sotto l'autostrada. All'esito del processo, la Corte d'assise di Caltanissetta ha ipotizzato, secondo le indicazioni prospettate dai tecnici, che la carica fosse costituita non da una sola sostanza esplosiva, ma da diverse aliquote di esplosivo, parte del quale doveva essere costituito senz'ombra di dubbio da tritolo e da isomeri del dinitrotoluene. Quanto alla presenza delle tracce di pentrite, essa più verosimilmente, secondo il tecnico, era stata impiegata a livello di miccia detonante. La strage di via d'Amelio a Palermo. Fu eseguita da cosa nostra il 19 luglio 1992 per uccidere il dott. Paolo Borsellino, Procuratore della Repubblica aggiunto presso il tribunale di Palermo. Nell'attentato morirono, com'è noto, anche tutti gli uomini della sua scorta. Per compierla vennero utilizzati Kg.90 circa di esplosivo composto da due plastici uno a base di pentrite e l'altro a base di T4 , oppure dal solo Semtex-h che contiene entrambe le specie di esplosivi, e in minima parte da saponette di tritolo, collocate verosimilmente sopra al plastico insieme a poche cartucce di esplosivo per usi civili del tipo gelatinato o pulverulento-nitroglicerinato. È noto anche che il Semtex-h è un esplosivo di produzione cecoslovacca, fabbricato per impieghi civili in miniere e cave. L'attentato di via Fauro a Roma. Il 14 maggio 1993 esplose in via Fauro a Roma un'autobomba al passaggio di un'autovettura con a bordo il giornalista televisivo Maurizio Costanzo e altre persone. L'esplosione danneggiò numerosi edifici, il contesto urbanistico adiacente via Fauro, e cagionò lesioni personali a oltre 20 persone. Per tale attentato, il cui scopo era l'uccisione del giornalista citato, vennero utilizzati kg.110 di esplosivo costituito da una miscela di tritolo, T4, pentrite e nitroglicerina. La strage di via dei Georgofili a Firenze. Essa fu commessa il 27 maggio 1993, mediante l'esplosione di un'autobomba, all'interno della quale erano stati collocati kg.250-300 circa di esplosivo costituito da una miscela di tritolo, pentrite, T4 e nitroglicerina. L'esplosione cagionò la morte di 5 persone e il ferimento di altre 40 circa danneggiò, inoltre, alcuni edifici del centro storico e in particolare la Torre del Pulci, la Galleria degli Uffizi, Palazzo Vecchio, la Chiesa di Santo Stefano e Cecilia al Ponte vecchio, il Museo di Storia della Scienza e della Tecnica, nonché numerose opere artistiche. La strage di via Palestro a Milano. Nella notte fra il 27 e il 28 luglio 1993 fu fatta esplodere nella via Palestro di Milano, davanti all'ingresso della Villa Reale , un'autobomba, all'interno della quale erano stati collocati kg.120-140 circa di esplosivo composto da una miscela di tritolo, T4, pentrite e nitroglicerina. L'esplosione cagionò la morte di 5 persone e il ferimento di altre 12, nonché il danneggiamento di strutture urbanistiche, strade e numerosi edifici. Gli attentati alla Basilica di San Giovanni in Laterano e alla Chiesa di San Giorgio al Velabro di Roma. Nella stessa notte fra il 27 e il 28 luglio 1993, altre due autobombe esplosero a Roma una nel piazzale antistante la Basilica di S. Giovanni in Laterano, e l'altra nel porticato antistante la Chiesa di San Giorgio al Velabro. All'interno di ognuna delle due autovetture erano state collocate kg.100 di esplosivo composto da una miscela di tritolo, T4, pentrite e nitroglicerina. L'esplosione cagionò il ferimento di 22 persone e il danneggiamento della Basilica, della Chiesa e di altri numerosi edifici. L'attentato di Formello. Il 14 aprile 1994 fu scoperta all'interno di un canale di scolo della via Formellese un'ingente quantità di esplosivo che esplose nel corso dell'intervento degli artificieri, cagionando ingenti danni alla strada e agli edifici posti nelle vicinanze. L'esplosivo doveva servire ad attentare alla vita del collaboratore della giustizia Contorno Salvatore, ma per fortuna esso non deflagrava per il mancato funzionamento del congegno che doveva attivarlo. La carica del peso di kg.40-60 circa era costituita da una miscela di Egdn, Ng, Dnt. L'attentato allo Stadio Olimpico a Roma. Si legge nella sentenza della Corte d'assise di Firenze del 23 aprile 2004 che allo Stadio Olimpico di Roma, tra la fine del 1993 e gli inizi del 1994, venne posta in essere un'azione criminale di notevoli proporzioni contro Carabinieri e/o Poliziotti e privati cittadini che si fossero trovati a passare, alla uscita dallo stadio, nella medesima strada percorsa dai bus che conducevano nei rispettivi alloggiamenti gli uomini della forza pubblica di servizio allo stadio Olimpico azione criminale che fortunatamente non provocò le terribili conseguenze cui era stata preordinata e cioè l'uccisione di molte decine di persone . Si appurò dalle indagini che gli involucri che contenevano l'esplosivo si presentavano di forma quasi cilindrica, al cui interno vi era tritolo puro con tracce di T4. Il tritolo si presentava come una massa pulverulenta di color ocra, omogenea, finemente lavorata e associata a grumi di varia forma. Il tritolo che si trovava nei due involucri era praticamente identico. E si trattava di tritolo di riciclo derivante, con grossa probabilità da scaricamento di ordigni militari. Le conclusioni degli esami tecnici furono di estremo rilievo, avendo rivelato la presenza di Tritolo e di Pentrite in un altro. Né mancarono le rivendicazioni, a riprova delle modalità terroristiche utilizzate e delle finalità eversive perseguite. Dopo gli attentati di Roma e di Milano da ultimo richiamati, giunsero al Corriere della Sera e al Messaggero di Roma due lettere anonime spedite lo stesso giorno degli attentati 27-28 luglio 1993 , il contenuto identico delle quali era il seguente Tutto quello che è accaduto è soltanto il prologo, dopo queste ultime bombe, informiamo la Nazione che le prossime a venire andranno collocate soltanto di giorno ed in luoghi pubblici, poiché saranno esclusivamente alla ricerca di vite umane. P.S. Garantiamo che saranno a centinaia . Sotto il profilo tecnico giuridico è poi da rilevare che ??I delitti di strage per i fatti commessi a Roma, Firenze e Milano nel 1993 sono stati contestati tutti con l'aggravante di cui all'articolo 1 Dl 625/79, conv. con modificazioni nella legge 15/1980, perché commessi per finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine costituzionale. La Corte d'assise di Firenze ha riconosciuto l'esistenza dell'aggravante in questione chiarendo in particolare che i reati suddetti erano stati commessi al fine di provocare il panico in una pluralità indeterminata di persone. ??l'associazione di tipo mafioso, a seguito di modifiche introdotte, nel 1992, all'originario testo dell'articolo 416bis Cp, ha assunto, essa stessa, una valenza eversiva in quanto fra le sue finalità è stata inserita quella di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali . Si tratta, come si vede, della aggressione al principale strumento di democrazia diretta che è connotata da valenza eversiva ??l'articolo 2 comma 1 Dl 345/91, conv. in legge 410/91, afferma che spetta al Sisde ed al Sismi, rispettivamente per l'area interna e quella esterna, svolgere attività informativa e di sicurezza da ogni pericolo o forma di eversione dei gruppi di criminalità organizzata che minacciano le istituzioni e lo sviluppo della civile convivenza , con ciò riconoscendo valenza eversiva anche alle cosche mafiose ??le ultime leggi che hanno istituito le Commissioni Parlamentari Antimafia hanno espressamente affermato che il segreto di Stato non è opponibile nei procedimenti relativi a fatti di mafia, camorra e organizzazioni similari essendo essi fatti eversivi dell'ordine costituzionale. Conseguentemente, se si vuole effettuare una seria ed efficace attività di contrasto a questi fenomeni, il coordinamento, tra le indagini in materia di criminalità organizzata e quelle in materia di terrorismo, è davvero fondamentale e indispensabile, non solo a livello nazionale ma anche sul piano internazionale. *Sostituti procuratori nazionali antimafia