Quel pasticciaccio brutto dell'ordinamento giudiziario

Cancellata la norma Castelli che bloccava per due anni i consiglieri uscenti del Csm. Restano però aperte tutte le altre questioni. E i magistrati non stanno a guardare

Quel pasticciaccio brutto dell'ordinamento giudiziario. Solo parafrasando Gadda si può rendere l'idea dello stato attuale della situazione che coinvolge magistrati, avvocati, governo, Parlamento e non ultimo Csm. La vicenda è a tutti nota il Centrosinistra in campagna elettorale ha promesso più di una volta vedi anche programma elettorale di rivedere la riforma della Giustizia voluta e approvata dalla maggioranza di Centrodestra durante la scorsa legislatura. Durante la tornata elettorale di aprile, l'Unione guidata da Prodi ha vinto di misura, ottenendo una discreta maggioranza alla Camera e una molto risicata al Senato. Il ministero della Giustizia è andato all'esponente dell'Udeur Clemente Mastella che avrebbe voluto invece la Difesa , impegnatosi da subito a riallacciare quei rapporti che il predecessore aveva logorati. Primo fra tutti quello con i magistrati. Ma i nodi sono arrivati subito al pettine, perché i decreti delegati più contestati stanno entrando in vigore, esattamente il 18 e il 19 giugno con il nuovo sistema disciplinare e la nuova organizzazione delle procure. In un primo momento Mastella aveva pensato ad un decreto legge per sospendere l'efficacia dei tre decreti ai primi già citati si aggiunge infatti quello sull'accesso e la progressione in carriere che sarà in vigore dal prossimo 28 luglio , di immediata entrata in vigore con una conversione da fare entro luglio. La decretazione d'urgenza non solo è stata stoppata dal Capo dello Stato Napolitano, ma anche dal buon senso parlamentare come ha detto lo stesso Guardasigilli. I numeri in Parlamento non ci sono e si rischierebbe grosso. Ecco allora il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri di venerdì scorso vedi tra gli arretrati del 10 giugno 2006 . Un provvedimento che si è rivelato subito un disastro. Non arriva infatti in tempo per bloccare i decreti sulle procure e sul disciplinare e difficilmente arriverà per il cosiddetto concorsificio che sarà effettivo a fine luglio. A questo punto ci saranno anche enormi problemi legislativi, perché come potrà un provvedimento stoppare l'entrata in vigore di una norma che è già effettiva? Nell'ipotesi in cui infatti il Ddl sia approvato entro la fine di luglio, sarà possibile stoppare il concorsificio ma come si potrà interpretare lo stop a delle norme già entrate in vigore? Quali saranno le disposizioni ancora valide, dal momento che non c'è alcuna abrogazione? Le vecchie o le nuove? A chiederselo sono stati molti magistrati presenti all'incontro di sabato scorso in Cassazione. Un'Aula colma di volti noti ma soprattutto di giovani magistrati, come quelli di Roma vedi documento tra i correlati entrati con le vecchie disposizioni e schiacciati dalle nuove. Tutti composti e silenziosi a seguire la relazione del presidente dell'Anm Giuseppe Gennaro leggibile tra i correlati e le conclusioni del segretario Nello Rossi. Ma soprattutto per seguire il ministro Mastella che ha parlato loro con molta onestà. Il Guardasigilli infatti ha detto In Parlamento non abbiamo maggioranze schiaccianti, quindi o cerchiamo una collaborazione con il Centrodestra, oppure falliamo . Soprattutto al Senato dove l'opposizione ha schierato pezzi da novanta e solo ora si capisce il gioco delle candidature fatto gli avvocati Ghedini e Pittelli spostati su Palazzo Madama, dove si sapeva che qualsiasi maggioranza sarebbe stata più traballante, e ancora Francesco D'Onofrio, l'ex presidente Antonino Caruso, l'azzurro Roberto Centaro, l'ex presidente del Cnf Emilio Nicola Buccico e l'ex Guardasigilli Roberto Castelli. Così il Comitato esecutivo centrale dell'Anm ha deciso che lo stato di agitazione rimarrà fino al 15 luglio, quando la politica, avrà preso le prime decisioni. Ma all'interno del Centrosinistra c'è già chi ha preso iniziative autonome come ad esempio l'Italia dei valori dell'ex Pm Antonio Di Pietro, da sempre favorevole al decreto legge e che per oggi martedì 13 giugno , ha annunciato un emendamento alla Camera dove si sta discutendo il decreto legge sulla proroga dei termini degli atti di natura regolamentare. Ma una bocciatura, come ha spiegato anche il sottosegretario Luigi Scotti in Cassazione a margine del convegno dell'Anm, sarebbe un grosso smacco per il Governo. Ragione per la quale è stato presentato un disegno di legge, secondo Scotti politicamente più sicura. Il Governo, questo era il ragionamento, non si può permettere di essere battuto in Parlamento sulla giustizia, sarebbe uno smacco troppo grosso magari la strada del decreto potrebbe essere praticabile a ridosso del 28 luglio, quando l'imminenza del concorsificio potrebbe convincere anche Napolitano. Per il momento però si va avanti con il disegno di legge e si sonda il terreno. Ma anche il disegno di legge è abbastanza pasticciato. L'unica certezza, confermata sempre da Scotti, è che è stata superata la norma voluta da Castelli con la legge 44/2002 per il rientro in ruolo dei consiglieri del Csm. Il dubbio che avevamo infatti sollevato alla presentazione del provvedimento vedi sempre tra gli arretrati del 10 , lo ha chiarito proprio l'ex presidente del Tribunale di Roma. La norma Castelli prevedeva per i consiglieri del Csm di rientrare in ruolo nel posto precedentemente occupato anche in soprannumero, ma con uno stop di due anni prima di ricoprire un altro incarico direttivo o un altro periodo di fuori ruolo necessario, ad esempio, per andare a lavorare al ministero . Quella - ha detto Scotti - ci è sembrata da sempre una norma punitiva, per questo abbiamo deciso di toglierla. Perché dovremmo penalizzare un giovane consigliere uscito da Palazzo dei Marescialli con un semidirettivo come precedente incarico? . Se il disegno di legge verrà convertito in tempo forse verranno salvati almeno i consiglieri del Csm attuale, purché tutto arrivi prima di metà luglio. L'unica certezza è che i magistrati staranno alla finestra fino al 15 luglio, dopo di che dovranno decidere il da farsi. O dichiararsi delusi da questa maggioranza, di cui un partito in campagna elettorale aveva promesso anche la cancellazione della riforma Castelli per poi riscrivere una nuova riforma, oppure ingoiare il boccone amaro e ricominciare dalle proposte di modifica presentate durante la scorsa legislatura, come suggeriva sabato scorso Carlo Fucci di Unicost. Ma anche sul merito di come riformare l'ordinamento giudiziario questo esecutivo non sembra, almeno per il momento, voler prendere una posizione. Il sottosegretario Scotti alla domanda Cosa andrete a cambiare? , risponde allargando le braccia. Forse con la tipizzazione o forse con l'obbligatorietà dell'azione penale che secondo il sottosegretario è il passo più catastrofico della norma. Una terza via allora sarebbe rappresentata da un tavolo tecnico da istituire presso il ministero per rimettere mano in toto alla riforma. Mentre questa però sarà già ampiamente entrata in vigore. Sempre nella speranza che il Centrodestra voglia dialogare. Davvero un pasticciaccio. Paola Alunni

Associazione nazionale magistrati Per una vera riforma dell'ordinamento giudiziario e per una giustizia più efficiente saluto di presentazione del presidente Giuseppe Gennaro Roma, Aula Magna della Corte di Cassazione, 10 giugno 2006 Desidero ringraziare tutti gli intervenuti. Desidero innanzitutto rivolgere un particolare ringraziamento ai nostri illustri relatori, il prof. Piero Alberto Capotasti, già presidente emerito della Corte costituzionale e il prof. Vittorio Grevi, titolare della cattedra di diritto processuale penale presso l'Università di Pavia, per avere accettato il nostro invito. Altro sentito ringraziamento và a S.E. Nicola Marvulli primo presidente della Corte suprema di cassazione che ha accettato di presiedere i lavori, conferendo con la sua presenza ulteriore lustro a questo incontro. Salutiamo il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Virginio Rognoni, giunto quasi al termine del suo mandato ed al quale desideriamo perciò rivolgere un particolare ringraziamento per l'impegno intelligente e appassionato profuso in questi difficili anni alla guida dell'organo di autogoverno della magistratura lungo applauso, tutta l'assemblea si alza in piedi . Da ultimo desidero ringraziare il ministro della Giustizia, senatore Clemente Mastella per avere accettato di essere qui con noi oggi. Un ringraziamento, signor ministro, certamente dovutole in ragione della carica che ella riveste, ma non per questo formale o burocratico. Esso si arricchisce di ulteriori contenuti riconducibili alle iniziative parlamentari da lei preannunciate per fermare la ormai prossima entrata in vigore di alcuni decreti delegati che toccano aspetti rilevantissimi dell'organizzazione giudiziaria e della vita dei magistrati. Nell'introdurre brevemente il tema del nostro incontro, non posso fare a meno di constatare che siamo giunti all'epilogo di una tormentata stagione di confronto e talora di scontro con le forze politiche che hanno governato il Paese nella precedente legislatura. Abbiamo vissuto fasi di grande contrapposizione e momenti per la verità rari di cauto ottimismo, fondato sulla speranza, quasi messianica di un mutamento del clima politico, che avrebbe potuto consentire alla magistratura di esprimere compiutamente le motivate ragioni che la inducevano a non condividere finalità e soluzioni concrete di questa riforma. Nei fatti questo confronto è mancato e certo non per scelta della magistratura. Questo è un dato inoppugnabile, che non può essere in alcun modo ribaltato da quanti oggi tentano di scaricare sulla magistratura colpe che essa non ha. La speranza di poter riavviare un dialogo costruttivo con le forze di governo non è venuta meno neppure quando è parso a tutti evidente che si andava rapidamente verso l'approvazione della legge delega. Anche in quei frangenti molti di noi hanno continuato a sperare che nella fase di redazione dei decreti delegati alcuni dei principi più indigesti della legge delega sarebbero stati abbandonati e che, in ogni caso, la disciplina attuativa avrebbe introdotto - per volontà delle stesse forze politiche che quella legge avevano voluto - sensibili modifiche migliorative. Sennonché, dopo la presentazione dei primi decreti delegati, si è compreso che questa speranza - o forse questa illusione - era destinata a cadere. Oggi siamo giunti al capolinea e continuiamo ad interrogarci su cosa fare La legge 25 luglio 2005 n. 150 di riforma dell'ordinamento giudiziario, quasi interamente incentrata sull'accesso in magistratura, sulle valutazioni di professionalità e sulle progressioni in carriera, con risvolti - che non esito a definire devastanti - per quanto concerne la responsabilità disciplinare dei magistrati, aggira tutti i parametri costituzionali. Viene riesumata una disciplina dello status del magistrato su base esclusivamente carrieristica, subordinata ad innumerevoli controlli concorsuali di tipo teorico, per titoli ed esami, scritti ed orali devoluti a speciali commissioni esterne al Csm. Viene ripristinato il concorso come strumento di selezione per la progressione in carriera del magistrato, il quale sarà valutato professionalmente non già per la qualità del suo lavoro quotidiano, bensì per le cognizioni teoriche che mostrerà di possedere. Eppure tutti convengono che il concorso distoglie dall'impegno spesse volte totalizzante, per il lavoro giudiziario, favorisce, di fatti, i magistrati meno oberati e avvantaggia, in definitiva, tutti coloro i quali ispirano le proprie scelte professionali alla logica del carrierismo. Il servizio-giustizia, oggi reso nell'esclusivo interesse dei cittadini e perciò fondato su magistrati tutti egualmente liberi e indipendenti e soggetti soltanto alla legge, viene dalla riforma trasformato in una contesa permanente, tutta interna alla magistratura, improntata alla più esasperata competitività, al carrierismo e al gerarchismo. In un sistema siffatto, ciò che conta, infatti, non è tanto una decisione giusta quanto piuttosto un titolo da spendere in occasione di una futura valutazione che sarà effettuata da questa o quella commissione di concorso. Se così stanno le cose è agevole prevedere che la tutela dei diritti della gente non costituirà più l'unico obiettivo della funzione ma più semplicemente un inciampo fastidioso lungo il percorso burocratico che conduce alla scalata della carriera, fino alla conquista dei gradini più alti e ambiti. In definitiva, la riforma anziché promuovere ed esaltare la professionalità, restaura un modello di giudice di tipo burocratico in contrasto con il modello astrattamente delineato dalla costituzione. La riforma, infatti, finirà per delegittimare sul piano istituzionale quei magistrati i quali, non avendo voluto o saputo sottoporsi al controllo concorsuale, continueranno a svolgere le funzioni di primo grado - che sono in realtà la più delicata e importante funzione di merito - in una condizione di minorata qualificazione professionale. Analoghi effetti disastrosi sul funzionamento della giurisdizione si produrranno in conseguenza della entrata in vigore del nuovo sistema disciplinare. Basti considerare che la trasformazione dell'azione disciplinare da facoltativa, come è stata fino ad oggi, in obbligatoria produrrà una sicura ed assai ampia lievitazione del numero delgi esposti a contenuto disciplinare, o comunque aventi possibile rilievo disciplinare, sia in dipendenza delle iniziative che verosimilmente saranno assunte da soggetti privati, sia in conseguenza dell'obbligo di denunzia di sciolinare introdotto per i capi degli uffici, la cui violazione - è appena il caso di ricordare - è a sua volta oggetto di specifico illecito disciplinare. E poiché non è prevista alcuna forma di definizione anticipata Id est archiviazione , tranne che per le ipotesi di assoluta genericità della denuncia, è agevole ritenere che per la gran parte delle denunce disciplinari sarà necessario espletare le attività istruttorie del caso e quindi formulare alla sezione disciplinare del Csm eventuale richiesta terminativa di sentenza di non luogo a procedere. La sezione disciplinare potrà disporre in conformità alla richiesta ovvero emettere sentenza all'esito del dibattimento disciplinare. Non è difficile immaginare gli effetti paralizzanti che tale disciplina finirà per determinare sull'intero sistema. Tra le tante anomalie che caratterizzano la nuova disciplina della materia disciplinare, merita qui particolare menzione quella concernente i poteri attribuiti al ministro della Giustizia, ed in particolare a l'atteggiarsi dei peculiari poteri di intervento riconosciutigli in tema di valutazione della completezza delle indagini e della contestazione degli addebiti disciplinari effettuate dal procuratore generale presso la Corte di cassazione b il riconoscimento al ministro del potere di impugnazione della decisione, in assenza di qualsivoglia formale attribuzione della titolarità dell'azione disciplinare e della responsabilità correlata al suo esercizio. La giustizia disciplinare appare come una giustizia condannata alla paralisi e alla inefficienza, nel cui ambito la selezione effettiva dei giudizi disciplinari sarà affidata al funzionamento dei rigorosi meccanismi di decadenza previsti per la promozione dell'azione, per la richiesta di emissione del decreto che fissa la discussione davanti al giudice disciplinare e per la emissione della sentenza della sezione disciplinare. Tralascio per ragioni di opportunità di trattare il tema della organizzazione dell'ufficio del pubblico ministero e concludo il mio discorso. L'Associazione nazionale magistrati ha da tempo richiesto l'adozione di misure legislative dirette ad abrogare ovvero a sospendere l'efficacia dei decreti delegati riguardanti la materia disciplinare, l'organizzazione dell'ufficio del Pm e la disciplina delle carriere. Non si tratta di fermare puramente e semplicemente una pessima riforma. Si tratta piuttosto di una misura necessaria per consentire di varare in tempi brevi una riforma dell'ordinamento giudiziario che sia rispettosa della Costituzione e capace, al tempo stesso, di accrescere l'efficienza del servizio giustizia nell'esclusivo interesse dei cittadini.

Associazione nazionale magistrati Riflessioni a margine di una riforma Documento presentato dagli uditori giudiziari presso la Corte d'appello di Roma durante il convegno di Roma presso l'Aula magna della Corte di cassazione Per una vera riforma dell'ordinamento giudiziario e per una giustizia più efficiente 10 giugno 2006 Siamo entrati in magistratura da un anno e mezzo ormai, sentendo forte il privilegio di poter svolgere una professione al servizio del cittadino e degli ideali di equità e giustizia che sono o dovrebbero essere a fondamento del convivere civile. Sentiamo oggi il dovere di prendere la parola per esprimere la nostra viva preoccupazione di fronte alla ormai probabile entrata in vigore della riforma dell'ordinamento giudiziario. Il decantato vantaggio di questa riforma, che consente a noi giovani magistrati di accedere rapidamente tramite concorso alle funzioni superiori, non è in alcun modo equiparabile alle possibilità che ci vengono tolte. Ci sentiamo infatti, fortemente penalizzati perché a differenza dei magistrati che ci hanno preceduto entreremo dell'effettivo esercizio delle funzioni di un ordinamento che riteniamo non appartenga alla cultura giuridica dalla quale proveniamo. Un sistema che sarà disciplinato da regole lontane da quelle che ci hanno condotto all'accesso in magistratura. In cui le stesse funzioni, giudicante e requirente, per noi pariordinate, assumeranno caratteri diversi da quelli che abbiamo conosciuto e scelto. In cui, infine, la tradizionale varietà e dinamicità dell'essere magistrato e la crescita professionale che ne era la naturale conseguenza, sarà gravemente compromessa dall'impossibilità di cambiare funzione e dalla ormai cronica difficoltà di spostarsi da una sede all'altra. Siamo quindi convinti che proprio su noi giovani magistrati la riforma manifesterà i suoi effetti peggiori e che la nostra condizione ne evidenzi sin da ora alcune grossolane storture. Abbiamo scelto la sede di destinazione il 7 febbraio 2006 secondo i criteri del vecchio ordinamento. Un ordinamento che consentiva di accedere indifferentemente alla funzione requirente e giudicante e di passare dall'una all'altra nel corso della carriera professionale. Ma a quella data era già stata approvata e stava per entrare in vigore la riforma, senza che ciò fosse tenuto in alcun conto nella procedura di assegnazione delle sedi. Ma non solo, il nuovo sistema prevede che i magistrati in servizio optino definitivamente per la funzione giudicante e requirente entro tre mesi dall'entrata in vigore del decreto attuativo. Questo significa che se la nuova normativa, dovesse malauguratamente applicarsi anche a noi, ci troveremo a vivere il paradosso di dover optare a partire dal 21 di giugno per una funzione verosimilmente diversa da quella scelta solo tre mesi fa e che ancora dobbiamo iniziare ad esercitare. Si aggiunga, infine, che la concreta possibilità di mutare funzione, rischia per noi uditori di diventare aleatoria laddove l'assegnazione delle sedi dipenda, come è ovvio, dai posti disponibili e, come è sempre stato, dall'anzianità di servizio, qualità quest'ultima della quale non siamo allo stato particolarmente forniti. La criticità della riforma si manifesta poi in maniera più evidente per chi ha scelto la funzione requirente. Abbiamo fatto un unico concorso per essere magistrati sottoposti soltanto alla legge, terzi, indipendenti e distinti gli uni dalgi altri esclusivamente per la funzione, così come previsto dalla nostra Carta costituzionale. Sulla base di questo assunto, alcuni di noi hanno scelto o hanno dovuto scegliere in base alla graduatoria del concorso di svolgere la propria attività negli uffici di procura dove abbiamo sempre ritenuto che il Pm sia e debba essere, a garanzia di tutti i cittadini, vero e proprio organo di giurisdizione. Rischiamo invece di trovarci a dover operare in un sist6ema in cui, tra l'altro, la divisione di funzioni trasformerà la Procura in un ufficio in cui circolerà sempre meno quella indispensabile cultura della giurisdizione che proviene, anche e soprattutto, dall'osmosi tra le diverse funzioni. Per queste ragioni, riteniamo fondamentale che venga impedita l'entrata in vigore dei decreti attuativi. Ed è importante agire subito perché urgente è la necessità di scongiurare le altrimenti inevitabili ricadute pratiche che la messa in moto del meccanismo previsto dalla riforma porterà con sé. Se così non fosse, auspichiamo che si provveda ad una profonda revisione dell'assetto complessivo della riforma che tenga in dovuta considerazione anche le nostre esigenze e in particolare - un ritorno alla circolarità tra le funzioni nella convinzione che solo in una cultura giurisdizionale possa estrinsecarsi appieno la figura del pubblico ministero vero e proprio organo di giustizia - la previsione di un regime transitorio che tenga in considerazione le peculiarità della nostra condizione - la garanzia per noi uditori dell'effettività del passaggio tra funzioni nel caso in cui permanga l'impianto delineato dalla riforma. Noi vorremo che le nostre parole fossero interpretate come volontà di conservare l'esistente crediamo anzi profondamente che il sistema giudiziario debba essere cambiato e migliorato, ma riteniamo che ciò debba avvenire, partendo dai principi espressi nella Costituzione, scrivendo regole nuove che tengano conto anche delle preoccupazioni che vi abbiamo rappresentato e delle nuove sfide che attendono i magistrati di oggi. Abbiamo piena fiducia in Lei, Signor Ministro, nella sua capacità di darci delle pronte risposte e nel suo desiderio di costruire, valorizzando le istanze dei giovani magistrati, di tutti i magistrati, un sistema al cui centro siano finalmente collocati gli interessi di chi chiede giustizia.