Napolitano al Csm: il dialogo inannzitutto. Mastella conteggia i debiti della Giustizia

Primo discorso a Palazzo dei Marescialli del Presidente della Repubblica. Positivi i commenti. Intanto il Guardasigilli rende nota la delicata situazione finanziaria del dicastero che ha un passivo di circa 240 milioni di euro

Riparte il dialogo tra le istituzioni, dopo cinque anni di tensioni. Si respira un altro clima lo ha detto anche il primo presidente della Cassazione al termine della prima seduta del Consiglio superiore della magistratura presieduta dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Ieri è stata la prima visita ufficiale a Palazzo dei Marescialli sia per il nuovo presidente della Repubblica che per il ministro della Giustizia Clemente Mastella. Napolitano l'intervento è leggibile tra i correlati ha voluto riprendere il tema affrontato più volte dal suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi, vale a dire la lunghezza dei processi. Il presidente ha anche invitato i magistrati a fare la loro parte per superare le tensioni tra politica e giustizia, per tenere sempre aperte le porte al dialogo. Tutti, ha continuato il Capo dello Stato, devono partecipare al processo decisionale, a cominciare dall'Avvocatura da sempre nobilmente impegnata nella tutela del diritto di difesa, che è involabile e come tale garantito nella Carta costituzionale . Nessuna delegittimazione della magistratura, ma il Csm ricordi sempre di dare pareri al Governo e al Parlamento in un rapporto di leale collaborazione . Un passaggio è stato dedicato anche a quella che Ciampi definiva la deriva correntizia , soprattutto in tema di nomine a funzioni direttive dei magistrati che, secondo Napolitano debbono essere tempestive e non passare sotto le forche caudine di interminabili tentativi di mediazione che espongono questo adempimento primario a polemiche sul condizionamento di visioni correntizie che travalichino i limiti della normale dialettica . Il presidente della Repubblica, non ha dimenticato un passaggio sulla situazione carceraria per la quale ha chiesto l'avvio di soluzioni concrete e praticabili . Il vicepresidente Rognoni il suo intervento è leggibile tra i correlati , ha ribadito la necessità di ripristinare un atteggiamento di rispetto nei confronti dei magistrati. Aprendo i lavori di ieri, Rognoni ha spiegato che il Csm è stato sempre attento alla difesa dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura di fronte all'aggressività di certi attacchi, dalle conseguenze assai pericolose, soprattutto quando provengono da settori anche istituzionali . Nei quattro anni di consiliatura appena trascorsi, ha continuato il vicepresidente, avremmo voluto esprimerci anche su provvedimenti diretti ad abbattere una buona volta i tempi lunghi dei processi, ma questi provvedimenti non ci sono stati e il male oscuro della giustizia, come anche da ultimo ha ricordato il presidente Ciampi, è ancora lì con tutto il suo peso . Dei numerosi provvedimenti presentati all'attenzione dell'organo di autogoverno, ha continuato Rognoni, e sui quali sono stati espressi pareri prevalentemente critici, nessuno aveva una ricaduta positiva sul sistema processuale e sull'organizzazione del servizio giudiziario. Del resto alcune delle iniziative più importanti presentate durante la scorsa legislatura su cui il Csm è intervenuto con un parere negativo, sono state rimandate alle Camere dal Capo dello Stato Ordinamento giudiziario e l'inappellabilità , altre sono cadute sotto la scure della Consulta, come ad esempio il lodo Schifani e la recente ex Cirielli vedi articolo in pagina . Rispetto all'ordinamento giudiziario, è intervenuto anche il Guardisigilli che ha affermato di volere un riesame della normativa, impegnandosi però per il recupero di un clima di serena distensione sui temi della giustizia che segni l'inizio di una nuova stagione di leale collaborazione . Per Mastella è indispensabile una concertazione istituzionale permanente , con il confronto di tutte le professionalità coinvolte a pari titolo nell'esercizio della giurisdizione . L'esperienza di ha insegnato - ha detto il ministro - come proprio la disponibilità dei magistrati e degli altri operatori abbia spesso reso possibile sopperire alle tante carenze strutturali consentendo di rinsaldare la coesione tra istituzioni e cittadino . Ma per recuperare il clima di sfiducia creatosi in questi ultimi anni occorrerà per il ministro eliminare il rancore prosciugandolo nei confronti delle istituzioni. Una revisione della riforma della giustizia quindi ci sarà, ma non nei tempi che chiedevano i magistrati. Come anticipato ieri vedi tra gli arretrati dell'8 giugno , oggi in Consiglio dei ministri verrà presentato un disegno di legge di quattro articoli che sospenderà l'efficacia dei decreti fino al marzo del 2007. Il disegno di legge avrà una corsia preferenziale in Parlamento e se tutto andrà bene potrà essere legge dello Stato entro il 28 luglio, quando entrerà in vigore il cosiddetto concorsificio , ma nulla si potrà fare per il nuovo sistema disciplinare che entrerà in vigore il 18 giugno. Non è detto che in fase di discussione parlamentare non possano essere presentati emendamenti per correggere i decreti già in vigore, soprattutto per la materia disciplinare dal momento che il decreto delegato non aveva neanche previsto una norma transitoria e le procedure di trasferimento d'ufficio al Csm saranno già aperte. La situazione finanziaria. Intanto il Guardasigilli ha voluto avviare un'operazione chiarezza sulla condizione in cui versano le casse del dicastero. Con una nota diffusa ieri pomeriggio, l'ufficio stampa ha reso noto che la situazione debitoria del ministero della giustizia è pari a 239,9 milioni di euro, così ripartiti 121,6 nell'amministrazione giudiziaria, 100 milioni per l'amministrazione penitenziaria e 18,3 milioni per la giustizia minorile . Tale situazione, continua il comunicato, è stata determinata dalle leggi finanziarie dell'ultimo quinquennio che hanno imposto notevoli riduzioni alle spese di funzionamento dell'apparato Giustizia . Non solo, nonostante gli accorgimenti adottati per ottenere sia sensibili risparmi sia l'avvio di un ampio processo di contenimento e razionalizzazione delle risorse, la grave situazione finanziaria non consente il regolare andamento della gestione dell'esercizio amministrativo . Per l'anno in corso servirebbero infatti 279,9 milioni di euro, suddivisi in 154,4 per l'amministrazione giudiziaria, 103,5 per l'amministrazione penitenziaria e 22 per la giustizia minorile. Si precisa - dice ancora la nota - che la legge Finanziaria 2006 non contiene i necessari accantonamenti dei fondi speciali per le spese di giustizia da approvare nel corso dell'anno. Si segnala inoltre che la mancata riqualificazione del personale, la mancata distribuzione del Fondo unico d'amministrazione, la mancata assegnazione dei fondi necessari al lavoro straordinario, hanno già generato situazioni di criticità per il personale dell'amministrazione giudiziaria. La gestione di suddetti fondi, infine, ha causato l'emanazione di numerosi decreti ingiuntivi e successivi pignoramenti . Non ci si dovrebbe stupire, quindi, se dai vari Tribunali o dalle Corti d'appello arrivano grida d'allarme come la mancanza di carta per il fax e la fotocopiatrice, fino ad arrivare a quella igienica. p.a.

Indirizzo di saluto del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ai componenti del Consiglio superiore della magistratura Giovedì 8 giugno 2006, ore 17,30 Ringrazio il Vice Presidente Rognoni, il Ministro della Giustizia Mastella e i componenti del Consiglio Superiore per il cortese saluto che hanno voluto rivolgermi. Ho ascoltato con attenzione gli interventi che si sono succeduti e che mi hanno offerto molteplici motivi di riflessione, in occasione della mia prima visita al Consiglio, che ho sempre considerato espressione importante dell'insieme degli organi di rilevanza costituzionale definiti dalla Carta del 1948. E non a caso tale Carta ne ha affidato la presidenza al Presidente della Repubblica. Al Ministro della giustizia, da poco chiamato all'alta responsabilità di Governo, va anche un fervido augurio di buon lavoro. E desidero esprimere il mio apprezzamento per tutti coloro che collaborano all'attività del Csm. E' un onore per me trovarmi qui tra Voi oggi per fare la Vostra conoscenza e rivolgere a tutti il mio saluto cordiale, in quest'Aula dedicata a Vittorio Bachelet, che fu vittima, come i ventisei magistrati caduti per aver difeso la legalità, di una feroce aggressione criminale nel tempo del terrorismo brigatista. Dopo aver giurato fedeltà alla Repubblica il 15 maggio scorso, dinanzi alle Camere riunite, ho reso omaggio al Consiglio Superiore della Magistratura, espressione e presidio della autonomia e indipendenza di quell'Ordine da ogni altro potere . Di questo ruolo del Consiglio, essenziale per l'ordinata convivenza civile e il corretto equilibrio istituzionale, mi propongo di essere fermo difensore, proseguendo in un impegno già portato avanti con fermezza dal mio predecessore Carlo Azeglio Ciampi. Occorre superare le tensioni tra politica e giustizia, inevitabilmente destinate a turbare lo svolgimento di una così alta funzione costituzionale. A questo riguardo, bisogna sottolineare le esigenze di serenità e di equilibrio nella chiarezza delle posizioni e nel rigoroso esercizio - a cominciare dal Presidente della Repubblica - delle rispettive responsabilità istituzionali. Essenziale è tenere sempre aperte le porte al dialogo, alla ricerca di soluzioni il più possibile condivise sui temi fondamentali dell'amministrazione della giustizia. E fondamentale è l'apporto che, al riguardo, possono dare tutti gli operatori del settore a cominciare dall'avvocatura, da sempre nobilmente impegnata nella tutela del diritto di difesa, che è inviolabile, e come tale, garantito nella Carta Costituzionale. Il recupero di toni che non siano di pura contrapposizione agevola la ricerca di punti di convergenza ed evita che la dignità dei magistrati venga ingiustificatamente ferita da gratuite forme di delegittimazione. Il dialogo, inoltre, è premessa indispensabile per restituire funzionalità al sistema giustizia, essenziale servizio pubblico che, come tale, deve ispirarsi ai principi costituzionali del buon andamento della pubblica amministrazione. Si tratta di affrontare con rinnovato vigore il problema più grave della giustizia ne! nostro Paese, che è quello della durata del processo problema la cui mancata soluzione indebolisce seriamente la fiducia dei cittadini nell'operato della Magistratura e ci espone a censure in sede europea. Anche in questo campo è fondamentale l'operatO del Consiglio Superiore della Magistratura, in un rapporto di leale collaborazione con il Ministro della giustizia. Si tratta di un ruolo che si articola in più compiti, tra i quali predominano quelli dell'individuazione di indicatori di efficienza, della distribuzione de!le risorse, della promozione della professionalità e della cura della formazione dei magistrati, anche di quelli onorari, tenendo conto del nuovo spazio giuridico europeo. Si tratterà anche di trarre profitto dalla rete europea dei Consigli di giustizia, cui 1'Italia, come è stato ricordato, ha datO un rilevante contributo. Il problema della formazione riguarda, in particolare, i giovani magistrati e quelli che si apprestano ad assumere funzioni direttive. Rispetto a questi ultimi, le nomine debbono essere tempestive e non passare sotto le forche caudine di interminabili tentativi di mediazione, che espongono questo adempimento primario a polemiche sul condizionamento di visioni correntizie che travalichino i limiti della normale dia1ettica. Mi risulta che su questo argomento esiste una specifica recente e importante risoluzione del Consiglio Superiore. Gli aspetti organizzativi dell'amministrazione della giustizia, con uno sguardo attento alle prassi virtuose di alcuni uffici, hanno un'importanza fondamentale, perché richiamano alla possibilità e necessità di non chiedere tutto a innovazioni normative. Queste andranno attuate con accorta ponderazione, evitando interventi disorganici o ispirati a situazioni di emergenza. Ciò vale anche in rapporto alla così critica situazione carceraria, che richiede l'avvio di soluzioni concrete e praticabili. Sul versante della legislazione il Consiglio Superiore può svolgere un ruolo significativo, esercitando il suo potere di dare pareri e formulare proposte al Ministro, con riferimento alle ricadute delle normative sulla amministrazione della giustizia. Pari ordinato agli altri ai quali ho fatto cenno è, infine, il compito di vigilanza che il Consiglio Superiore esercita, non soltanto sulla disciplina in senso stretto dei magistrati, ma sul comportamento complessivo dei medesimi, che investe anche le condotte non direttamente attinenti alla funzione giudiziaria. A tale proposito giudico degna di apprezzamento la prontezza con la quale il Consiglio ha affrontato la questione degli incarichi a magistrati ordinari in materia di giustizia sportiva. Soltanto un alto concetto dell'autogoverno può rendere possibili risultati cosI rapidi ed efficaci, che valgono a preservare e rafforzare l'indipendenza e l'autonomia dei magistrati e la loro imparzialità, bene indispensabile per consolidare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Su questi e altri problemi che in questa circostanza non ho affrontato concentrerò la mia attenzione nei mesi che ci separano dall'insediamento del nuovo Consiglio.

Saluto del vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Virginio Rognoni, al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano Roma, 8 giugno 2006 Sono particolarmente lieto, signor presidente, di porgerle il saluto più deferente, qui, in Consiglio, dopo la sua recente elezione a Capo dello Stato. Credo di interpretare il sentimento generale dicendo che siamo fortemente legati, signor presidente, alle ragioni per le quali la Costituzione della Repubblica ha dato alla magistratura un peculiare ordinamento, costruito intorno ai princìpi della autonomia e della indipendenza. Princìpi diretti - lo sappiamo - ad assicurare la più rigorosa imparzialità dei magistrati presupposto essenziale per l'esercizio persuasivo di quel delicatissimo controllo di legalità a cui i cittadini affidano i loro beni e la loro libertà. Il Consiglio, nella sua storia, è stato sempre attento alla difesa dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura di fronte all'aggressività di certi attacchi, dalle conseguenze assai pericolose, soprattutto quando provengono da settori anche istituzionali. Di recente, più volte il Csm ha dovuto ribadire, con risoluzioni votate all'unanimità, che i provvedimenti giudiziari sono sotto il controllo della pubblica opinione e quindi possono essere criticati ma chiunque li critichi non può aggiungervi la delegittimazione dell'ordine giudiziario. Non si pretende l' elogio dei giudici , secondo il celebre invito di Calamandrei ma certamente il rispetto, il rispetto per i giudici ed i pubblici ministeri questo sì. Tra l'altro certi attacchi ingiusti possono provocare nei magistrati rassegnazione o reazione indignata e ciò non è accettabile perché, nell'uno e nell'altro caso, finiscono per essere in giuoco l'autonomia e la serenità di giudizio, assolutamente da preservare. Difendendo la onorabilità della magistratura il Consiglio ne difende l'autonomia e l'indipendenza così come la difende richiamando l'intera platea dei magistrati a saper guadagnare sul campo, giorno per giorno, con il proprio lavoro e il proprio comportamento, la stima e la fiducia dei cittadini e, insieme, quel bene prezioso che è il governarsi da sé. Questo richiamo vale, naturalmente, anche per lo stesso Consiglio che deve sapersi mettere in questione per insufficienze e manchevolezze che certamente non mancano. Nella condivisione di questi elementari princìpi, la più volte denunciata crisi del rapporto fra politica e amministrazione della giustizia deve trovare la via d'uscita attraverso la normalità delle relazioni istituzionali. E' necessario che sia così anche perché ci sono nuove tensioni, di natura diversa, nella vita civile e nel mondo economico e finanziario che premono sulla giustizia. A questo riguardo mi piace ricordare le Sue parole, signor presidente Troppe tensioni circondano ancora i rapporti tra politica e giustizia, turbando lo svolgimento di una così alta funzione costituzionale e ferendo la dignità di coloro che sono chiamati ad assolverla . Così Ella, signor presidente, si è espresso davanti alle Camere, e il Consiglio Le dice tutta la sua gratitudine. Ma la normalità evocata comporta il pieno dispiegamento di quelle iniziative della politica che sono decisamente a monte del controllo della legalità da parte della magistratura senza di esse è facile ma ingannevole, e sottilmente denigratorio, parlare, ancora una volta, di supplenza della magistratura. Questa non inventa gli scenari - fatti e comportamenti - che ha di fronte e sui quali deve intervenire se li trova davanti, così come fissati dai loro autori, protagonisti o meno nella vita civile, sociale e politica. Il Csm non ha mai mancato di ispirare la propria azione alla doverosa ricerca dell'intesa, dell'armonia e della collaborazione tra tutti i responsabili di pubbliche funzioni. Entro questo quadro di mutuo e cooperativo rispetto, il Consiglio, in base alla prassi e alla corretta interpretazione della legislazione vigente, ha espresso pareri - prevalentemente critici - su numerosi progetti di legge, in relazione alla ricaduta che essi potevano avere sul sistema processuale e, in definitiva, sulla organizzazione e sul servizio giudiziario. Avremmo voluto esprimerci anche su provvedimenti diretti ad abbattere, una buona volta, i tempi lunghi dei processi ma questi provvedimenti non ci sono stati e il male oscuro della giustizia, come anche da ultimo ha ricordato il presidente Ciampi, è ancora lì, con tutto il suo peso. Nella ferma ma pacata difesa della magistratura, come nell'esercizio delle attribuzioni di propria competenza, talvolta in condizioni non facili e in presenza di molte tensioni esterne ed interne, il Consiglio ha potuto sperimentare la saggezza dell'Assemblea Costituente quando ha disegnato il quadro fondamentale dell'ordinamento giurisdizionale. Per quanto riguarda il Csm, encomiabile la ricerca di equilibri e coerenze complessive nella definizione e nel funzionamento delle sue attribuzioni e del suo collegamento con le altre istituzioni. Il rilievo richiama subito la composizione mista del Csm composizione nella quale la prevalenza numerica dei consiglieri togati, espressione delle valutazioni e delle aspettative dei giudici e dei pubblici ministeri, trova un contrappeso nei componenti eletti dal Parlamento e, quindi necessariamente in soggetti connotati da una legittimazione riferibile, indirettamente ma significativamente, alla volontà popolare. Ma il rilievo principale va però alla scelta di attribuire la Presidenza di questo Consiglio - organo di autogoverno della magistratura - alla persona del presidente della Repubblica. Per l'affermazione dell'autonomia dell'ordine giudiziario e della indipendenza dei giudici i padri costituenti non potevano dare messaggio più chiaro ed efficace di quello che hanno dato con l'attribuzione, appunto, della presidenza del Csm a chi riveste il ruolo di garante supremo della legalità costituzionale. Al tempo stesso, non si poteva avere messaggio più chiaro ed efficace anche per il doveroso rispetto, da parte dello stesso Consiglio, dei limiti alle proprie attribuzioni, così da evitare sconfinamenti o forzature. Su questi altissimi temi mi piace ricordare il saluto che Vittorio Bachelet ha rivolto a Sandro Pertini, appena eletto presidente della Repubblica, il 17 luglio 1978, qui, in quest'aula, che a Lui, poi, sarebbe stata dedicata a ricordo del Suo supremo sacrificio Il Consiglio Superiore, organo di governo della magistratura - diceva Bachelet - costituisce uno di quei delicati strumenti costituzionali di autonomia e collegamento che sono essenziali per un equilibrato e libero sviluppo delle istituzioni democratiche . Si tratta di una configurazione che Bachelet lega strettamente a quella analoga dell'ordine giudiziario. Subito dopo, infatti, Egli spiegava di autonomia e di collegamento ha bisogno oggi, come ieri e forse più di ieri, l'ordine giudiziario. Una autonomia che garantisca sempre meglio l'indipendenza e quindi l'imparzialità dei giudici, tanto più necessaria in una fase di così profonda trasformazione della società e degli ordinamenti giuridici, nel cui travaglio la Magistratura non vuole essere un corpo separato ma neppure un legno alla deriva . Questa lezione di Bachelet è ancora attuale perché la magistratura deve essere messa al riparo non certo da critiche ma da attacchi ingiusti, soprattutto quando si pensi al modello di giudice - forte, soggetto soltanto alla legge, libero da qualsiasi influenza, anche di pubblica opinione, giusto e indipendente - che Egli ha sempre voluto proporre. Un modello di giudice che il Capo dello Stato, quale presidente anche di questo Consiglio, propone di per sé, oggettivamente, proprio per essere il supremo garante della legalità costituzionale, all'intera comunità dei cittadini. E il Consiglio - a ben vedere - ne risente indiscutibilmente vantaggio per la sua stessa attività, che non può non essere conforme a questo quadro di intrecciate garanzie. Se si riflette su questi temi si deve convenire con quanto è stato efficacemente enunciato in dottrina quando si è affermato che la presenza del Capo dello Stato al vertice dell'organo di governo della magistratura non è meramente simbolica non tanto, o non soltanto, sotto il profilo della Sua effettiva e diretta partecipazione all'attività del Consiglio quanto piuttosto per il significato che tale presenza esercita nella individuazione e definizione della natura, dei poteri e degli obiettivi dello stesso Consiglio . Alla luce di queste considerazioni, possiamo dire di avere buone ragioni per accogliere con profondo rispetto e con totale fiducia il presidente Napolitano, che, nella continuità di una linea ben netta e precisa, ha posto subito le regole della Costituzione repubblicana e il metodo del dialogo e della collaborazione istituzionale tra i princìpi ai quali intende sempre ispirarsi. Grazie, signor presidente. 3