L'aggressione (anche se post anestesia generale) è sempre sanzionata

Accolto il ricorso del ministero dell'Interno contro un sovrintendente di Polizia che rimasto ferito da un collega, dopo il ricovero ospedaliero ne ha colpito un altro che aveva assistito inerte all'episodio di violenza

L'agente che colpisce il sovrintendente di Polizia che il giorno prima ha assistito inerte alla sua aggressione da parte di un collega, anche se sotto gli effetti di un'anestesia generale necessaria per medicargli le ferite merita la sanzione disciplinare. Lo ha stabilito la sesta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 3062/06 depositata lo scorso 23 maggio e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada nell'accogliere il ricorso del ministero dell'Interno ha chiarito che il l'assistente della Ps è stato sanzionato per una vicenda complessa caratterizzata da dissapori con alcuni colleghi in servizio presso un Consolato, della quale l'episodio contestato è solo un frammento. Del resto, i giudici di piazza Capo di Ferro hanno spiegato che la segnalata incapacità del lavoratore, conseguenza dell'anestesia generale che gli era stata praticata, non è stata ignorata in sede disciplinare. Tuttavia, non giustifica l'aggressione al sovrintendete che il giorno prima aveva assisto inerte al diverbio con un proprio collega che aveva messo fine alla discussione rovesciandogli addosso un vassoio e provocandogli profonde ferite medicate con 21 punti di sutura. La mattina dopo l'interessato si era recato al lavoro e aveva colpito il collega che piuttosto che impedire l'accaduto e prestare il necessario soccorso si era allontanato in compagnia di chi lo aveva leso. Malgrado tutto, hanno ammesso i consiglieri di Stato, anche se la condotta è una reazione all'aggressione subita ed è quindi spiegabile dal punto di vista umano, sotto profilo disciplinare è illecita e va sanzionata. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 13 dicembre 2005-23 maggio 2006, n. 3062 Presidente Giovannini - Estensore Montedori Ricorrente ministero dell'Interno Fatto Con decreto impugnato in data 2 gennaio 1992 il Capo della Polizia ha confermato, a seguito di ricorso gerarchico, la sanzione disciplinare di 2/30 di una mensilità di stipendio e degli assegni a carattere fisso e continuativo inflitta all'assistente della Polizia di Stato Nicola Di Stefano, ai sensi dell'articolo 4 n. 18 del Dpr 737/81. L'impugnazione si articolava su un duplice ordine di motivi I Violazione di legge ed eccesso di potere sotto svariati profili, perché l'episodio censurabile a suo carico sarebbe stato commesso in stato di incapacità di intendere e di volere per i postumi di un'anestesia generale a suo carico II Mancata considerazione delle giustificazioni addotte. Il Tar ha accolto il ricorso per difetto di motivazione. Appella l'amministrazione. Diritto L'appello è fondato. Le ragioni dell'annullamento disposto dal Tar non appaiono condivisibili. Il dipendente è stato sanzionato per una vicenda complessa connotata da dissapori con alcuni colleghi in servizio presso il Consolato, della quale l'episodio contestato - che ha condotto all'irrogazione della sanzione impugnata con il ricorso ora in appello - è solo un frammento. La segnalata incapacità del ricorrente, asseritamente dipendente dal fatto che in mattinata gli era stata praticata un'anestesia generale, non è stata ignorata dall'ufficio istruttore e nemmeno dal decidente che tuttavia ha ritenuto inattendibile tale giustificazione alla luce della dinamica dei fatti . Il Di Stefano - stando alle sue stesse giustificazioni - era dovuto ricorrere al Pronto Soccorso, che gli aveva praticato 21 punti di sutura in anestesia generale perché in un diverbio con alcuni colleghi Pizii e Parisi con quest'ultimo che commetteva l'azione lesiva rovesciandogli addosso un vassoio aveva riportato lesioni. Al ritorno dal pronto soccorso, appena dimesso dalla clinica, nel giorno seguente, avrebbe colpito il sovr. Pizzi al viso nulla ricordando dell'accaduto anche se poi lo stesso Di Stefano precisa che alla vista del Sovrintendente Pizii che, nelle circostanze sopra esposte - quelle relative al primo diverbio che lo aveva visto vittima - anziché impedire l'accaduto o, quanto meno, intervenire e prestare doverosamente il necessario soccorso, si era allontanato in compagnia dell'assistente Parisi, andandosene tranquillamente a pranzo e poi a ballare, è più che umanamente comprensibile un gesto di reazione . Inoltre la condotta veniva tenuta nel cortile del Consolato , dove , evidentemente, il Di Stefano si era recato alla ricerca del Pizii e del Parisi va anche ricordato che , sempre in tale occasione del 23 marzo 1991 , il Di Stefano rivolgeva minacce gravi nei confronti del Pizii e del Parisi. La complessa dinamica dei fatti evidenzia la piena coscienza e capacità di intendere e di volere del ricorrente è evidente infatti che, se Di Stefano fosse stato privo di capacità di intendere e volere, probabilmente sarebbe stato accompagnato a casa per riposarsi, ma anche ammesso che ciò non sia avvenuto, allora dovrebbe ritenersi che egli, difettando di tale capacità solo casualmente si sarebbe recato proprio nel Consolato e solo casualmente avrebbe picchiato proprio colui che non lo aveva soccorso in occasione del litigio del giorno precedente con il quale vi era un diverbio da lungo tempo, risoltosi in condotte che determinavano la temporanea chiusura degli uffici con una ricostruzione che non appare credibile per la sommatoria di eventi casuali che necessariamente implica, mentre l'accaduto è pienamente spiegabile come umana, ma disciplinarmente illecita, reazione all'aggressione subita . Certo è evidente che il Di Stefano doveva trovarsi in stato d'agitazione e d'ira e che lo stesso era stato provocato, ma ciò rileva sul piano dell'irrogazione della sanzione non della affermazione della sua responsabilità. Ne deriva l'accoglimento del ricorso in appello. Sussistono giusti motivi per compensare le spese del giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione sesta, accoglie il ricorso in appello indicato in epigrafe, annulla la sentenza impugnata e respinge il ricorso di primo grado. Compensa tra le parti le spese di giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 2 N.R.G. 1439/2000 FF