Il danneggiato ha sempre diritto al rimborso delle spese legali, anche per la fase stragiudiziale

di Marco Rossetti

Nella speciale procedura per il risarcimento del danno da circolazione stradale, introdotta con legge 990/69 e sue successive modificazioni, il danneggiato ha diritto, in ragione del suo diritto di difesa, costituzionalmente garantito,di farsi assistere da un legale di fiducia e, in ipotesi di composizione bonaria della vertenza, ad ottenere il rimborso delle relative spese legali. È quanto stabilito dalla sentenza 11606/05 legibbile tra i documenti correlati. di Marco Rossetti Mi rimase sempre impresso un episodio della vita universitaria un professore molto noto, burbanzoso luminare, pose una domanda facile facile ad uno studente che, ignorando del tutto la materia, rispose dipende . Tra l'ilarità generale, tutti ci attendevamo l'immancabile reprimenda del professore questi, invece, lodò la sagacia dello studente, affermando che effettivamente in diritto civile non esistono verità assolute, e la prima risposta che l'avvocato deve dare al cliente è sempre dipende . Il relativismo giuridico di quel professore mi pare perfettamente calzante rispetto al problema deciso dalla Cassazione con la sentenza qui in rassegna, e cioè la vittima di un sinistro stradale ha diritto al rimborso delle spese legali sostenute per le trattative stragiudiziali, prima che l'assicuratore fosse costituito in mora? Dipende, direi io dipende dal tipo di sinistro, dall'entità dei danni, dalla difficoltà delle trattative dipende dall'entità del compenso preteso dal legale, dal tipo di atti da questo compiuti, dalla durata delle trattative. Dipende, in una parola, dall'articolo 1227 Cc, secondo il quale il risarcimento non è dovuto per i danni ulteriori che la vittima avrebbe potuto evitare con l'uso dell'ordinaria diligenza. La Cassazione sentenza 11606/05 legibbile tra i documenti correlati , invece, è non è stata di questo avviso, e con tetragona certezza ha proclamato una vera e propria presunzione iuris et de iure di rimborsabilità delle spese stragiudiziali in materia assicurazione della Rca. Una affermazione che, sul piano dei presupposti in diritto, mi sembra in verità claudicante. Il diritto alla rifusione delle spese stragiudiziali una aberratio ictus? Il primo motivo di perplessità suscitato dalla sentenza qui in rassegna è che essa - sia detto col dovuto rispetto per il supremo collegio - mi sembra leggermente fuori bersaglio rispetto al petitum contenuto nel ricorso. La felice scelta di riportare nella motivazione ampi brani del ricorso consente di misurare con sufficiente approssimazione la corrispondenza tra chiesto e pronunciato, ed ecco quanto ne emerge. Nel caso di specie, l'assicuratore della Rca aveva risarcito la vittima prima dell'inizio del giudizio un tamponamento, che aveva causato danni stimati in circa 900 euro . L'attore non si contenta, conviene in giudizio l'assicuratore e chiede la rifusione delle spese legali sostenute nella fase stragiudiziale. Il giudice di pace liquida tali spese in 300 euro il 33% del danno! . La società assicuratrice impugnò la sentenza, sotto due profili a da un lato, che fino alla scadenza dello spatium deliberandi previsto dall'articolo 22 legge 990/69 l'assicuratore non era in mora, e se non era in mora non poteva essere condannato a pagare le spese legali stragiudiziali b dall'altro, in ogni caso, che il giudice di pace avrebbe dovuto motivare, ai sensi dell'articolo 1227, comma 2 Cc, indicando per quali ragioni nella specie aveva ritenuto necessarie od utili le suddette spese legali. Il ricorrente, dunque, aveva in modo inequivoco allegato una violazione di legge a ed un difetto di motivazione b . Ebbene, pur dopo avere letto e riletto la motivazione della sentenza qui in rassegna, mi pare che la Sc sia stata come abbagliata dal problema sub a , dilungandosi a spiegare perché e per come le spese stragiudiziali siano dovute anche se l'assicuratore paghi l'indennizzo prima della scadenza dello spatium deliberandi fissato dalla legge. Del tutto trascurato è rimasto invece il problema sub b vanamente si cercherebbero nella sentenza che si annota le ragioni per le quali doveva ritenersi corretta la sentenza del giudice di pace, sebbene non avesse motivato in merito all'applicabilità dell'articolo 1227, comma 2, Cc. In questo modo, a mio modo di vedere, la Sc ha compiuto una vera e propria aberratio ictus, o se si preferisce non ha pronunciato in modo conforme al richiesto. Il problema non era infatti soltanto stabilire se si abbia o meno diritto in astratto alla rifusione delle spese legali stragiudiziali ma soprattutto stabilire in concreto se nel caso di specie tali spese fossero evitabili con l'uso dell'ordinaria diligenza, e se il giudice di pace aveva correttamente motivato su tale aspetto. E si badi come i due problemi sono affatto diversi, non assorbibili e non coincidenti. Infatti l'affermazione della risarcibilità astratta di un certo tipo di pregiudizio lascia irrisolto il diverso problema della risarcibilità in concreto, e segnatamente della derivazione causale del fatto illecito dalla condotta colposa della vittima. Così, ad esempio, affermare l'astratta risarcibilità del danno alla salute non esclude che nel caso concreto il risarcimento possa essere negato, ex articolo 1227, comma 1, Cc, per avere la vittima omesso di usare le cinture di sicurezza. Questa singolare aberratio ictus della Corte di cassazione ha sortito, sul piano della nomofilachia, un prodotto singolare una sentenza assolutista , che sembra non ammettere repliche e non prevedere eccezioni al preteso diritto di rimborso delle spese legali stragiudiziali. Una vera e propria praesumptio iuris et de iure di risarcibilità. Una motivazione che prova troppo La sentenza che si annota suscita perplessità anche sotto ulteriori e diversi profili. In sostanza la Sc ha articolato il seguente sillogismo a con la richiesta di risarcimento inviata dalla vittima all'assicuratore della r.c.a. del responsabile, inizia un vero e proprio procedimento nel quale deve essere garantito il diritto di difesa b il diritto della difesa è garantito dall'assistenza di un legale c ergo, le relative spese debbono essere sempre rifuse. Ciascuna di queste affermazioni non appare convincente. A In primo luogo, è troppo sbrigativa l'assimilazione dei termini previsti dagli articoli 22 legge 990/69 e 3 Dl 857/76 ad un vero e proprio procedimento . Quest'ultimo è, nella teoria generale del diritto, una sequela di atti, legati da nessi di implicazione reciproca od unilaterale, preordinati all'emissione di un atto finale, la cui validità dipenderà dalla regolare esecuzione degli atti precedenti così Fazzalari, Procedimento teoria generale , in Enc. del dir., XXXV, Milano, 1986, 824-825 . È agevole rilevare come tale definizione non si attagli al rapporto tra vittima di un sinistro stradale ed assicuratore della Rca del responsabile la richiesta di risarcimento può infatti mancare si pensi alla cd. Convenzione indennizzo diretto - Cid , in virtù della quale la vittima è indennizzata direttamente dal proprio assicuratore Rca, il quale poi agirà in surrogazione nei confronti dell'assicuratore del responsabile né del resto la validità di una eventuale transazione tra vittima ed assicuratore è subordinata alla regolarità della richiesta risarcitoria e della offerta transattiva dell'assicuratore infine, manca nella specie l'elemento essenziale che cònnota la fattispecie procedimento , e cioè l'atto finale ed infatti, ove le parti non si accordino, il preteso procedimento si risolve in un nulla di fatto a meno di non volere ravvisare, con evidente forzatura dogmatica, che l'atto di citazione notificato dal danneggiato sia l'atto finale del procedimento stragiudiziale! . Dunque nel caso di specie non di procedimento si deve parlare, ma di combinazione di atti giuridici, ovvero di fattispecie complessa per tale nozione si veda Di Prisco, Procedimento dir. priv. , in Enc. del dir., XXXV, Milano, 1986, 842 , rispetto alla quale è fuori luogo parlare di contraddittorio o di diritto di difesa. Costituiscono fattispecie complesse o a formazione successiva , ad esempio, la sequenza proposta-accettazione, così come quella preliminare-definitivo, ed a nessuno è mai venuto in mente di parlare di contraddittorio e di diritto di difesa con riferimento alle trattative precontrattuali od alla stipula dei contratti preliminari. B In secondo luogo, ed anche a volere per ipotesi di lavoro ammettere che quello previsto dall'articolo 3 Dl 857/76, cit., sia un procedimento nel senso dogmatico del termine, tale affermazione dovrebbe per consequenzialità logica portare a conclusioni difficilmente sostenibili. La Corte ha invocato infatti il principio del rispetto del contraddittorio per sostenere la risarcibilità assoluta delle spese legali stragiudiziali. Or bene, non v'è contraddittorio che non possa essere reciproco, a pena di snaturamento del concetto. Detto altrimenti, qualsiasi procedimento soggetto al principio del contraddittorio deve prevedere uguali facoltà per le parti. Sicché, se davvero la fase delle trattative stragiudiziali fosse un procedimento retto dal principio del contraddittorio, anche l'assicuratore dovrebbe avere diritto alla rifusione delle spese legali stragiudiziali, là dove in esito agli accertamenti stragiudiziali risultasse la colpa esclusiva della vittima, ovvero tale fosse l'avviso del giudice chiamato a decidere sulla richiesta di risarcimento. Dunque l'argomento sostenuto dalla Corte prova troppo, e potrebbe finire per legittimare, in tutti i giudizi aventi ad oggetto sinistri stradali, una domanda riconvenzionale dell'assicuratore, volta alla rifusione delle spese legali stragiudiziali in caso di rigetto della pretesa attorea ! . C Ancor meno convincente, poi, è l'affermazione secondo cui la necessità della difesa tecnica nella fase stragiudiziale delle trattative discenderebbe dal fatto che l'assicuratore è tecnicamente organizzato e professionalmente attrezzato per affrontare tutte le problematiche in materia di risarcimento , attesa la complessità e molteplicità dei princìpi regolatori della materia . La Corte ci sta dunque dicendo, se ben intendo, che in qualsiasi rapporto giuridico in cui una delle parti sia una persona giuridica od un imprenditore, l'altra ha perciò solo diritto di farsi assistere da un legale, al fine di garantire il contraddittorio . Questo argomento, nella sua assolutezza, costituisce una evidente petitio principii. L'immagine di un assicuratore scaltro e guardingo, dinanzi al quale sta una vittima tremebonda ed ingenua, che solo grazie ad un legale della tempra di Robin Hood riesce a far valere i propri diritti conculcati, appartiene all'immaginazione della Corte, più che al mondo reale. Quattordici anni di funzioni giudiziarie mi hanno insegnato che le cose stanno in modo ben diverso che studi legali attrezzati in modo imprenditoriale hanno trasformato la sinistrosità stradale in una industria che qualsiasi banale sinistro viene spesso trasformato in una fonte di lucri non dovuti che qualsiasi legale mediamente esperto della giurisprudenza di legittimità ha agevolmente ragione di un liquidatore assicurativo, spesso esperto di altre materie, ma non del diritto. Ma comunque sia di ciò, resta il fatto che la pretesa maggiore preparazione ed organizzazione dell'assicuratore rispetto alla vittima potrebbe essere affermata solo a posteriori ed in concreto, mai ex ante ed in astratto. Così, l'affermazione sopra riportata della Sc fa sorridere, se si pensi all'ipotesi in cui danneggiato sia una grossa società di capitali, una società di autotrasporti, una impresa che eserciti la locazione o il noleggio di autoveicoli. Parimenti eccessivo è il richiamo alla complessità della materia anche in questo caso dovrebbe valere la regola del dipende . Nessun dubbio può sussistere nel caso di sinistri con esiti mortali o gravemente invalidanti, causati da veicoli sconosciuti, assicurati all'estero, privi di assicurazione, assicurati presso una impresa posta in l.c.a. che abbia ceduto il portafoglio qui davvero la vittima può avere bisogno dell'assistenza di un legale anche nella fase stragiudiziale. Ma la varietà dei danni causati da sinistri stradali è multiforme bagatellenschaden, tamponamenti come nel caso di specie , parafanghi e fanalini davvero non hanno bisogno di tesori sapienziali per arrivare alla transazione od al risarcimento. D Infine, pare di cogliere nella motivazione della sentenza qui in rassegna una inespressa contraddizione. La Corte non esita a definire necessario l'intervento di un legale o di un perito di fiducia nella fase stragiudiziale delle trattative, richiamando al riguardo l'articolo 5, uc., legge 57/2001 inconferente invece, è il riferimento a Cassazione 10090/98, la quale si è occupata di tutt'altro, statuendo che il danneggiato può indifferentemente rivolgersi nella fase stragiudiziale sia ad un avvocato, sia ad altro professionista . E tuttavia proprio l'articolo 5 legge 57/2001, cit., definisce eventuale l'assistenza prestata da professionisti nella fase stragiudiziale, così dimostrando che nella ratio legis tale attività non sempre è necessaria. Sulle spese stragiudiziali prevalga un sano relativismo A me pare che per dare soluzione alla questione della risarcibilità delle spese legali stragiudiziali, in tema di sinistri stradali, non possa prescindersi da alcune ovvie considerazioni di base a l'assicuratore della Rca è tenuto a pagare alla vittima il danno a questa causato dal responsabile-assicurato b tra la condotta dell'assicurato-responsabile ed il danno patito dalla vittima deve sussistere un valido nesso causale, ex articolo 40 Cp. Or bene, che la spesa sostenuta per pagare un avvocato nella fase stragiudiziale non sia una conseguenza diretta del sinistro mi pare evidente tali saranno, infatti, i danni alle cose od alla persona. Resta da vedere se tale spesa rientri tra quelle da ritenersi conseguenza normale del fatto illecito, e quindi risarcibile in base alla corrente interpretazione dell'articolo 40 Cp ovvero costituisca un danno mediato , irrisarcibile ai sensi dell'articolo 1223 Cc. A tale domanda non potrà mai darsi risposta in astratto, ma solo con riferimento alle circostanze del caso concreto. Gravità dei danni, complessità degli accertamenti, pluralità dei convenuti o degli attori, impossibilità del danneggiato di gestire le trattative, in considerazione dei propri impegni o delle proprie condizioni soggettive ad esempio, straniero, analfabeta, minore saranno i principali parametri in base ai quali valutare la necessità o meno delle spese legali stragiudiziali, senza automatismi e senza presunzioni assolute. Diventa, così, ineludibile sulla questione in esame confrontarsi con l'articolo 1227 Cc trattandosi di un problema di nesso causale, va da sé che questo viene reciso dalla condotta negligente del danneggiato, ove decida di sostenere spese superflue, inutili, esose. In tal senso, del resto, era sino ad oggi orientata la giurisprudenza della Corte di cassazione aveva sostenuto, al riguardo, Cassazione 9400/99 del tutto ignorata dalla decisione qui in rassegna che le spese legali corrisposte dal cliente al proprio avvocato in relazione ad attività stragiudiziale possono sì formare oggetto di domanda di risarcimento nei confronti dell'altra parte a titolo di danno emergente, ma a condizione che siano necessarie e giustificate. Tanto si desume, secondo la decisione appena citata, dal potere del giudice, ex articolo 92 comma 1, Cpc di escludere dalla ripetizione le spese sostenute dalla parte vittoriosa, ove ritenute eccessive o superflue, ed applicabili anche agli effetti della liquidazione del danno rappresentato dalle spese stragiudiziali. A conclusioni assolutamente analoghe era pervenuta la prevalente giurisprudenza di merito edita si vedano, al riguardo, Trib. Roma 28 aprile 2003, Treyer c. SASA, inedita Giudice di pace Torino, 17 giugno 1999, in Giur. merito, 2000, 576 Giudice di pace Bologna, 03 aprile 1997, in Arch. circolaz., 1998, 56 Giudice di pace Firenze, 14 aprile 1997, in Riv. giur. circolaz. e trasp., 1997, 1059.

Cassazione - Sezione terza civile -sentenza 28 aprile-31 maggio 2005, n. 11606 Presidente Giuliano - relatore Malzone Pm Fuzio - conforme - ricorrente Cattolica Assicurazioni Srl - controricorrente Petrini Svolgimento dal processo Con citazione 17 luglio 2001 Petrini Antonio, deducendo che a seguito del sinistro stradale verificatosi tra l'auto di sua proprietà e quella di Severino Vincenzo, assicurata con la Cattolica Assicurazioni Spa, avvenuto in Roma in data 2 marzo 2001 e consistito nel tamponamento a tergo della sua autovettura ad opera di quella del Severini, la Cattolica Assicurazioni Spa gli aveva erogato, a titolo risarcitorio, la somma di lire 1.736.000, non comprensiva degli interessi e della svalutazione, omettendo di corrispondergli gli onorari stabiliti per legge all'avvocato cui aveva affidato la relativa pratica, conveniva in giudizio costoro, avanti il giudice di pace di Roma, per ivi sentirli condannare al pagamento delle residue spettanze. I convenuti, costituitisi, contestavano l'avversa pretesa, eccependo, con esclusione della questione relativa alle spese legali, l'intervenuta transazione sulle ulteriori avverse pretese. In particolare contestavano che fosse dovuto il pagamento delle spese legali extraprocessuali, sostenendo che la fatt specie originaria della procedura per il risarcimento del danno prevista dall'articolo 22 legge 990/69 aveva subito modificazioni con l'introduzione della disposizione di cui all'articolo 5 della legge 57/2001, che, spostando la decorrenza del termine dilatorio dei 60 giorni dalla richiesta generica di risarcimento a quello della comunicazione all'assicuratore del giorno, dell'ora e del luogo disponibili per l'ispezione del veicolo danneggiato, mirava a concedere all'assicuratore uno spatium deliberandi , per procedere al bonario ristoro del danno, al precipuo fine di evitargli ulteriori costì, quali, appunto, quelli derivanti dall'esercizio dell'azione giudiziaria per il risarcimento del danno. Il giudice adito, con sentenza 11596/02, depositata il 5 aprile 2002, in parziale accoglimento della domanda, condannava i convenuti a corrispondere all'attore la somma di euro 300,00 quale rimborso delle spese legali extragiudiziali con interessi legali dalla sentenza al soddisfo, ritenendo le altre pretese coperte dall'accordo transattivo compensava tra le parti le spese del giudizio. Per la cassazione della decisione ricorre la Cattolica Ass.ni spa esponendo due motivi, cui resiste con controricorso il Petrini. Entrambe le parti costituite hanno presentato memoria. Motivi della decisione Con il primo motivo di ricorso, deducendo violazione e falsa applicazione della legge processuale di cui al disposto dell'articolo 22 legge 990/69 e degli articoli 90 e 91 Cpc, nonché omessa motivazione su un punto decisivo della controversia, si contesta la legittimità dell'avvenuta liquidazione delle spese sostenute dalla parte per l'assistenza legale nella fase stragiudiziale e si sostiene che le indicate norme limitano la ripetibilità a carico della parte soccombente alle sole spese determinate dal processo Dal tenore delle menzionate norme doveva discendere il principio della non risarcibilità automatica delle anzidette spese stragiudizìali, e ciò perché essendo l'intervento di un legale necessario per legge solo nella fase processuale, giusto quanto disposto dagli articoli 83 e segg. Cpc, solo per tale fase il legislatore aveva individuato una giustificazione al rimborso della relativa spesa in favore della parte vittoriosa, essendo stata la stessa determinata da un obbligo di legge e non da una mera facoltà come quella del soggetto che scelga di rivolgersi ad un legale per una qualsiasi assistenza stragiudiziale . Tale principio trova anche esplicita conferma del 20 comma dell'articolo1227 Cc come richiamato dall'articolo 2056 Cc che, nel disciplinare in via generale il concorso causale del creditore nella determinazione del danno, testualmente dispone che il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza . Per tutti i ricordati risvolti tale aspetto della vertenza, ad avviso del ricorrente, sarebbe stato del tutto ignorato dal giudice di pace che, nell'accogliere l'avversa pretesa, sia pure limitatamente alle spese legali, non avrebbe minimamente motivato in ordine alla questione se e per quale ragione le spese legali dovevano essere riconosciute al danneggiato. Il motivo è infondato. Ed invero, la critica a tale punto della decisione poggia sul convincimento che il cittadino possa conseguire la tutela giurisdizionale sempre nello stesso modo e con i medesimi effetti, e non considera che nulla vieta che il legislatore, per varie ragioni di ordine pubblico, possa subordinare l'esercizio dei diritti a controlli o condizioni, che non sono affatto estranei al processo, ma mirano a delimitarne il thema decidendum in contraddittorio fra le parti Corte Costituzionale 63/1977 . Tuttavia, nel prevedere le eccezioni alla regola generale, il legislatore deve rispettare il fondamentale principio di uguaglianza delle parti e il correlativo diritto di difesa, garantito dall'articolo 24, comma secondo, della Costituzione, rispetto al quale il contraddittorio fra le parti si pone quale suo indispensabile presupposto. E' ciò che accade nel procedimento per il risarcimento del danno dovuto alla circolazione stradale. Esso inizia con la spedizione della lettera raccomandata inviata dal danneggiato all'assicuratore dell'auto del presunto danneggiante, al fine di consentire fra le parti una prima verifica delle rispettive pretese e, quindi, di conseguire l'eventuale composizione bonaria della vertenza. Non è dubbio che l'attuale sistema legislativo in materia di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile da circolazione stradale i composto di vari interventi legislativi susseguitisi nel tempo, non è di agevole conoscenza da parte degli utenti e che non tutti hanno il tempo disponibile per l'adempimento delle relative formalità. Tale rilievo, evidenziato dalla difesa del controricorrente, vale, però, a far riconoscere le spese stragiudiziali come conseguenza del fatto lesivo, ma non sposta il tema della decisione, che è quello di stabilire se il danneggiato ha diritto di farsi assistere da un legale anche nella fase pregiudiziale e di ottenere, quindi, il rimborso del relativo compenso ovvero, nel caso contrario, se la negazione di tale diritto venga a costituire una violazione del diritto di difesa del danneggiato. Vale allora considerare che l'intervento di un professionista, sia esso un legale o un perito di fiducia, così come previsto dall'articolo 5.ultimo comma legge 57/2001 e come affermato nel regime precedente dalla Corte di Cassazione Cassazione 11090/98 in Giust.Civ. 1999.1.422 è necessario non solo per dirimere eventuali divergenze su punti della controversia,quanto per garantire già in questa prima fase la regolarità del contraddittorio, ove si osservi che l'istituto assicuratore non solo è economicamente più forte,ma anche tecnicamente organizzato e professionalmente attrezzato per affrontare tutte le problematiche in materia di risarcimento del danno da circolazione stradale, attesa la complessità e molteplicità dei principi regolatori della materia. Va, quindi, affermato il principio che nella speciale procedura per il risarcimento del danno da circolazione stradale, introdotta con legge 990/69 e sue successive modificazioni, il danneggiato ha diritto, in ragione del suo diritto di difesa, costituzionalmente garantito.di farsi assistere da un legale di fiducia e, in ipotesi di composizione bonaria della vertenza, ad ottenere il rimborso delle relative spese legali. Inammissibile è il secondo motivo di ricorso con cui si contesta sotto il profilo motivazionale e la violazione di legge l'eccessività della somma liquidata per le spese legali del procedimento ex articolo22 della menzionata legge, in quanto risulta dalla sentenza impugnata che il giudice di pace ha dato contezza della sua decisione e, a un tempo, la contestazione del quantum debeatur, a tale titolo, non è suscettibile di esame in sede di legittimità della decisione presa nel giudizio di equità necessario, in quanto le asserite violazioni delle tariffe professionali degli avvocati costituiscono norme di carattere sostanziale. Cassazione 1185/03 10363/00 . Ne consegue il rigetto del ricorso e la condanna della ricorrente alla rifusione delle spese del presente giudizio in favore della parte costituita Petrini Antonio. PQM rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi euro 600,00, di cui euro 100,00 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge, in favore di Petrini Antonio, resistente costituitosi.