Accertamento induttivo, contano gli articoli più venduti

Il reddito di un'impresa commerciale può essere rettificato dal fisco in base alla percentuale di ricarico delle merci più richieste

Il reddito di un'impresa commerciale può essere rettificato dal fisco tenendo conto della percentuale di ricarico dei soli articoli più venduti. Lo ha affermato la Corte di cassazione con la sentenza n. 9141 del 19 aprile scorso. Ciò è valido, hanno precisato i giudici di legittimità, a maggior ragione quando la società ha praticato degli sconti superiori a quelli di solito concessi ai clienti. Non può dirsi violato, dunque, l'articolo 39 del d.p.r. n. 600 del 1973 concernente, appunto, gli accertamenti fondati su indizi gravi precisi e concordanti E, soprattutto, il contribuente non può invocare la cosiddetta media aritmetica ponderata di tutti i prodotti venduti. È il caso di un commerciante genovese che, dopo aver ricevuto un'ispezione della guardia di finanza, in seguito alla quale gli erano stati notificati alcuni avvisi di rettifica ai fini Irpeg e Ilor, ne aveva chiesto l'annullamento al giudice tributario. Secondo lui l'errore del fisco era consistito nell'avere preso in considerazione solo 93 articoli su 3500 venduti. Nel ricorso aveva fatto presente che di fronte a prodotti merciologicamente diversi, si sarebbe dovuto ricorrere, per determinare l'imponibile, alla media aritmetica ponderata, tenendo conto dei prezzi effettivamente praticati e degli utili realmente conseguiti che invece l'ufficio, presumendo un ricarico medio per 93 articoli maggiormente venduti, su 3500 commerciati, avrebbe violato l'articolo 39, sia perchè la regolarità dei documenti contabili non era mai stata contestata sia perché la presunzione di maggiori utili non era fondata su indizi gravi, precisi e concordanti . I giudici di merito avevano respinto tale motivo. Le cose non sono cambiate molto in Cassazione, cui il contribuente era ricorso puntando il dito contro il calcolo fatto su un numero troppo basso di prodotti commercializzati. Infatti il Collegio ha ritenuto infondata l'impugnazione e conforme a diritto la sentenza di secondo grado nella parte in cui ha sostenuto la tesi del maggior imponibile, giustificato da dettagliate e documentate indagini di verificatori, eseguito su un campione significativo di quasi cento articoli maggiormente commerciati . Indagine, questa, sufficiente a dimostrare la congruità della pretesa fiscale, essendo stata tenuta anche in considerazione del fatto che gli sconti promozionali erano superiori a quelli normalmente praticati alla clientela . Dunque, l'esame dei documenti contabili, anche se fatto solo su alcuni articoli, e gli sconti troppo pesanti sono sufficienti per far ritenere all'amministrazione finanziaria che l'imponibile è maggiore e che, di conseguenza, maggiori sono le imposte. Deb.Alb.

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 3 marzo-19 aprile 2006, n. 9141 Presidente Favara - Relatore Magno Pm Caliendo - conforme - Ricorrente Pavanati Srl - Controricorrente ministero dell'Economia e delle finanze Svolgimento del processo Con ricorso alla commissione tributaria provinciale di Genova, la Pavanati Srl impugnò - dolendosi del ricarico effettuato dall'ufficio con metodo asseritamene illegittimo ed arbitrario - l'avviso di rettifica emesso dal secondo ufficio delle imposte dirette della stessa città, relativo all'anno 1992, con cui, in base a verifica eseguita dalla polizia tributaria, era preteso un maggior tributo di lire 20.551.000 e venivano irrogate sanzioni per lire 66.221.000. Avverso la sentenza 74/1997, con cui la commissione adita, nel contraddittorio delle parti, aveva respinto il ricorso, la contribuente propose appello alla commissione tributaria regionale della Lombardia, che lo respinse e confermò la decisione impugnata, con la sentenza indicata in epigrafe, avendo rilevato che l'accertamento del maggiore imponibile derivava da una verifica dettagliata e documentata che la percentuale media di ricarico era stata calcolata sugli articoli maggiormente commerciati dalla ditta che era stato tenuto conto degli sconti alla clientela superiore a quelli normalmente praticati che, pertanto, non era fondata la censura relativa alla pretesa arbitrarietà del ricarico superiore alla media aritmetica ponderata. Per la cassazione di tale sentenza ricorre la società contribuente con un solo motivo, cui resiste l'amministrazione finanziaria dello Stato mediante controricorso. Motivi della decisione Il motivo di gravame proposto col presente ricorso concerne violazione o falsa applicazione dell'articolo 39 Dpr 600/73, e vizio di motivazione, con riferimento alla determinazione della percentuale di ricarico mediante il principio della media aritmetica semplice. Sostiene la ricorrente che, in presenza di prodotti merceologicamente diversi, si sarebbe dovuto ricorrere, per determinare l'imponibile, alla media aritmetica ponderata, tenendo conto dei prezzi effettivamente praticati e degli utili realmente conseguiti che invece l'ufficio, presumendo un ricarico medio per 93 articoli maggiormente venduti, su 3500 circa commerciati da essa contribuente, avrebbe violato l'articolo 39 cit., sia perché la regolarità dei documenti contabili non era mai stata contestata sia perché la presunzione di maggiori utili non era fondata su indizi gravi, precisi e concordanti. Il motivo di censura è infondato. La commissione regionale espone che, a seguito di riesame degli atti e della documentazione prodotta, l'accertamento del maggiore imponibile risulta giustificato dalle dettagliate e documentate indagini dei verificatori e che il calcolo della percentuale di ricarico, eseguito su di un campione significativo di 93 articoli maggiormente commerciati, è sufficiente a dimostrare la congruità della pretesa fiscale, essendo stata tenuta anche in considerazione del fatto che gli sconti promozionali erano superiori a quelli normalmente praticati alla clientela. In base a questi rilievi, costituenti adeguata e coerente motivazione della decisione, il giudicante a quo ritiene di dover disattendere la censura analoga a quella poi riproposta in questa sede di mancata applicazione di una media aritmetica ponderata . In realtà, come esattamente posto in luce dalla sentenza impugnata, il dettagliato esame dei documenti contabili della ditta da parte dei verificatori aveva rivelato l'esistenza di un maggiore imponibile, non dichiarato dalla contribuente. Tanto basta a giustificare, ai sensi dell'articolo 39, comma 1 lettera d Dpr citato, la rettifica della dichiarazione sulla base di presunzioni semplici, fondate su indizi gravi, precisi e concordanti. Sicché nessuna violazione di legge, e neppure quella specificamente eccepita, è ravvisabile nella fattispecie. Quanto alla sussistenza e gravità di tali indizi ed alla possibilità di riscontrali concretamente nelle percentuali medie di ricarico attribuibili, secondo esperienza, ad un campione di 93 articoli ritenuto significativo, trattasi di giudizi di fatto riservati al giudice di merito, non sindacabili in questa sede, se non per evidente incongruità o incoerenza di giudizio vizi logici che non è dato riscontrare nella sentenza impugnata. Per le ragioni esposte, il ricorso deve essere rigettato. Le spese di questo giudizio di cassazione seguono la soccombenza. PQM La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese di questo giudizio di cassazione.