Terrorismo. Il blocco dei fondi e i diritti del sospettato

Congelare conti e proprietà in nome della sicurezza internazionale non lede la libertà individuale. In due sentenze il Tribunale europeo di primo grado indica inoltre le possibilità di impugnare il provvedimento

Il blocco dei fondi di un cittadino sospettato di essere in contatto con organizzazioni terroristiche internazionali non lede la libertà individuale ma garantisce il sistema di sicurezza di ogni Stato membro. È quanto ha stabilito ieri il Tribunale di primo grado delle Comunità europee con le sentenze delle cause T-253/02 e T-49/04 integralmente leggibili tra i correlati , che ha visto opporsi rispettivamente Chafiq Ayadi al Consiglio dell'Unione europea e Faraj Hassan al Consiglio e alla Commissione europee. I giudici hanno precisato inoltre che il diritto per gli interessati a presentare al Consiglio di sicurezza dell'Onu una domanda di riesame del loro caso è garantita dall'ordinamento giuridico comunitario. E nell'esaminare la domanda, gli Stati membri sono tenuti a rispettare i diritti fondamentali di chi è finito sotto inchiesta. In seguito agli attentati terroristici dell'11 settembre 2001, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato diverse risoluzioni che invitavano tutti gli Stati a congelare i fondi e le altre risorse finanziarie delle persone ed enti associati ai Talebani, a Osama bin Laden e ad Al-Qaeda. Un Comitato per le sanzioni è incaricato dal Consiglio di sicurezza di identificare i soggetti interessati e di mantenerne una lista aggiornata. Le risoluzioni sono state attuate nella Comunità attraverso alcuni regolamenti del Consiglio che ordinano il congelamento dei fondi delle persone e degli enti interessati. Questi sono iscritti su una lista regolarmente modificata dalla Commissione, sulla base degli aggiornamenti effettuati dal Comitato per le sanzioni. Alcune deroghe possono essere accordate dagli Stati per motivi umanitari, con l'accordo del Comitato oppure, con uno specifico procedimento, può essere presentata al Comitato una domanda di cancellazione dalla lista tramite l'intermediazione dello Stato in cui l'interessato risiede o di cui è cittadino. Il 19 ottobre 2001, Chafiq Ayadi, cittadino tunisino residente a Dublino, e, il 20 novembre 2003, Faraj Hassan, cittadino libico, detenuto nella prigione di Brixton in Gran Bretagna, in attesa della conclusione di un procedimento di estradizione iniziato su domanda delle autorità italiane, sono stati iscritti sulla lista comunitaria. Entrambi hanno chiesto al Tribunale di primo grado di annullare il provvedimento. Come già stabilito nelle sentenze Yusuf e Kadi, viene ribadito che la Comunità europea è competente ad ordinare il congelamento dei fondi dei singoli nell'ambito della lotta contro il terrorismo internazionale. La misura non costituisce violazione dei diritti fondamentali della persona umana riconosciuti a livello universale ius cogens . Nella sentenza Ayadi, il Tribunale riconosce inoltre che il congelamento dei fondi costituisce una misura particolarmente drastica, ma aggiunge che comunque non impedisce all'uomo di portare avanti una vita personale, familiare e sociale soddisfacente, tenuto conto delle circostanze. In particolare non gli è vietato di esercitare un'attività professionale, fermo restando peraltro che la percezione dei redditi di tale attività è sottoposta a regolamentazione. In linea di principio, la concessione di una licenza di tassista e la locazione da parte di Ayadi di un veicolo sono quindi suscettibili di essere oggetto di una deroga al congelamento dei suoi fondi. Tuttavia, spetta alle autorità nazionali stabilire se la deroga possa essere concessa e provvedere al suo controllo e alla sua attuazione, di concerto con il Comitato per le sanzioni. Riguardo alla procedura di cancellazione dalla lista, il Tribunale constata che le direttive del Comitato per le sanzioni e il regolamento del Consiglio impugnato prevedono il diritto per un singolo di sottoporre una domanda di riesame del suo caso al Comitato stesso, attraverso l'intermediazione del governo del Paese in cui questo risiede o di cui è cittadino. Nel rispettare i diritti fondamentali dei cittadini colpiti dal provvedimento, gli Stati membri devono provvedere, per quanto possibile, a che gli interessati siano posti in grado di difendere utilmente la loro posizione dinanzi alle autorità nazionali competenti non possono rifiutarsi di iniziare il procedimento di riesame fondandosi sul solo motivo che la persona interessata non è in grado di fornire informazioni precise e pertinenti, nel caso in cui questa non abbia potuto prendere conoscenza, a causa del loro carattere riservato, dei motivi precisi a fondamento del suo inserimento nella lista e sono tenuti a provvedere sollecitamente affinché il caso degli interessati sia presentato senza ritardo e in modo leale e imparziale al Comitato per le sanzioni, se ciò sembra oggettivamente giustificato riguardo alle pertinenti informazioni fornite. Gli interessati hanno inoltre la possibilità di proporre un ricorso dinanzi agli organi giurisdizionali nazionali contro un eventuale rifiuto abusivo da parte dell'autorità nazionale competente di sottoporre il loro caso per il riesame al Comitato per le sanzioni. La necessità di assicurare la piena efficacia del diritto comunitario può condurre il giudice nazionale a disapplicare, all'occorrenza, una norma nazionale che costituisca un ostacolo all'esercizio di tale diritto, quale una regola che escludesse dal controllo giurisdizionale il rifiuto da parte delle autorità nazionali di agire al fine di assicurare la protezione diplomatica dei propri cittadini. Nel caso in particolare, il Tribunale ritiene che Ayadi e Hassan debbano avvalersi delle possibilità di ricorso giurisdizionale fondate sul diritto interno se intendono contestare l'asserita mancanza di leale cooperazione delle autorità irlandesi e britanniche nei loro confronti. Comunque, conclude il Tribunale, non occorre rimettere in discussione la valutazione effettuate nelle sentenze Yusuf e Kadi e i ricorsi devono quindi essere respinti.

Tribunale europeo di primo grado - Seconda sezione - sentenza 12 luglio 2006 Presidente Pirrung Ricorrente Chafiq Ayadi Causa T-253/02 Politica estera e di sicurezza comune - Misure restrittive adottate nei confronti di persone ed entità associate ad Osama bin Laden, alla rete Al-Qaeda e ai Talibani - Competenza della Comunità - Congelamento dei capitali - Principio di sussidiarietà - Diritti fondamentali - Ius cogens - Sindacato giurisdizionale - Ricorso di annullamento 1 Ai termini dell'articolo 24, n. 1, della Carta delle Nazioni Unite firmata a San Francisco Stati Uniti il 26 giugno 1945, i membri dell'Organizzazione delle Nazioni Unite ONU conferiscono al Consiglio di Sicurezza la responsabilità principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, e riconoscono che il Consiglio di Sicurezza, nell'adempiere i suoi compiti inerenti a tale responsabilità, agisce in loro nome . 2 Ai sensi dell'articolo 25 della Carta delle Nazioni Unite, [i] Membri dell'[ONU] convengono di accettare e di eseguire le decisioni del Consiglio di sicurezza in conformità alle disposizioni della presente Carta . 3 Ai sensi dell'articolo 41 della Carta delle Nazioni Unite Il Consiglio di Sicurezza può decidere quali misure, non implicanti l'impiego della forza armata, debbano essere adottate per dare effetto alle sue decisioni, e può invitare i Membri delle Nazioni Unite ad applicare tali misure. Queste possono comprendere un'interruzione totale o parziale delle relazioni economiche e delle comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree, postali, telegrafiche, radio ed altre, e la rottura delle relazioni diplomatiche . 4 In forza dell'articolo 48, n. 2, della Carta delle Nazioni Unite, le decisioni del Consiglio di Sicurezza per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale sono eseguite dai Membri delle Nazioni Unite direttamente o mediante la loro azione nelle organizzazioni internazionali competenti di cui siano membri . 5 Secondo l'articolo 103 della Carta delle Nazioni Unite, [i]n caso di contrasto tra gli obblighi contratti dai Membri delle Nazioni Unite con il presente Statuto e gli obblighi da essi assunti in base a qualsiasi altro accordo internazionale, prevarranno gli obblighi derivanti dal presente Statuto . 6 Ai termini dell'articolo 11, n. 1, UE L'Unione stabilisce ed attua una politica estera e di sicurezza comune estesa a tutti i settori della politica estera e di sicurezza i cui obiettivi sono i seguenti - difesa dei valori comuni, degli interessi fondamentali, dell'indipendenza e dell'integrità dell'Unione conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite - rafforzamento della sicurezza dell'Unione in tutte le sue forme - mantenimento della pace e rafforzamento della sicurezza internazionale, conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite . 7 Ai sensi dell'articolo 301 CE Quando una posizione comune o un'azione comune adottata in virtù delle disposizioni del trattato sull'Unione europea relative alla politica estera e di sicurezza comune prevedano un'azione della Comunità per interrompere o ridurre parzialmente o totalmente le relazioni economiche con uno o più paesi terzi, il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, prende le misure urgenti necessarie . 8 L'articolo 60 CE, dispone quanto segue 1. Qualora, nei casi previsti all'articolo 301, sia ritenuta necessaria un'azione della Comunità, il Consiglio, in conformità della procedura di cui all'articolo 301, può adottare nei confronti dei paesi terzi interessati, le misure urgenti necessarie in materia di movimenti di capitali e di pagamenti. 2. Fatto salvo l'articolo 297 e fintantoché il Consiglio non abbia adottato misure secondo quanto disposto dal paragrafo 1, uno Stato membro può, per gravi ragioni politiche e per motivi di urgenza, adottare misure unilaterali nei confronti di un paese terzo per quanto concerne i movimenti di capitali e i pagamenti. La Commissione e gli altri Stati membri sono informati di dette misure al più tardi alla data di entrata in vigore delle medesime. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, può decidere che lo Stato membro interessato modifichi o revochi tali misure. Il presidente del Consiglio informa il Parlamento europeo in merito ad ogni decisione presa dal Consiglio . 9 Ai termini dell'articolo 307, primo comma, CE Le disposizioni del presente trattato non pregiudicano i diritti e gli obblighi derivanti da convenzioni concluse, anteriormente al 1 gennaio 1958 o, per gli Stati aderenti, anteriormente alla data della loro adesione, tra uno o più Stati membri da una parte e uno o più Stati terzi dall'altra . 10 Infine, l'articolo 308 CE dispone come segue Quando un'azione della Comunità risulti necessaria per raggiungere, nel funzionamento del mercato comune, uno degli scopi della Comunità, senza che il presente trattato abbia previsto i poteri d'azione a tal uopo richiesti, il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e dopo aver consultato il Parlamento europeo, prende le disposizioni del caso . Fatti 11 Il 15 ottobre 1999 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in prosieguo il Consiglio di sicurezza ha adottato la risoluzione 1267 1999 , con cui ha, tra l'altro, condannato il fatto che continuino a essere ospitati e addestrati dei terroristi e che siano preparati atti terroristici in territorio afgano, ha riaffermato la sua convinzione che la repressione del terrorismo internazionale è essenziale al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale e ha deplorato che i Talibani continuino a dare rifugio a Osama bin Laden Oussama ben Laden nella maggior parte delle versioni francesi dei documenti adottati dalle istituzioni comunitarie e a consentire a lui e ai suoi associati di dirigere dal territorio da loro occupato una rete di campi di addestramento di terroristi e di servirsi dell'Afghanistan come base per condurre operazioni terroristiche internazionali. Al paragrafo 2 di tale risoluzione, il Consiglio di sicurezza ha imposto ai Talibani di consegnare alle autorità competenti colui che è chiamato Osama bin Laden, senza ulteriore ritardo. Al fine di garantire il rispetto di tale obbligo, il paragrafo 4, lett. b , della risoluzione 1267 1999 dispone che tutti gli Stati dovranno in particolare [c]ongelare i capitali e le altre risorse finanziarie specificamente derivanti da beni appartenenti ai Talibani o da loro direttamente o indirettamente controllati, ovvero appartenenti a o controllati da ogni impresa di proprietà dei Talibani o controllata dai Talibani, quali definiti dal comitato costituito ai sensi del seguente paragrafo 6, e provvedere affinché né i capitali e le altre risorse finanziarie in questione, né altri capitali o risorse finanziarie in tal modo definiti siano messi a disposizione o stanziati a vantaggio dei Talibani, o di qualsiasi impresa loro appartenente o da essi direttamente o indirettamente controllata, da parte di loro connazionali o di ogni altro soggetto che si trovi sul loro territorio, a meno che il comitato non abbia concesso una diversa autorizzazione, caso per caso, per motivi umanitari . 12 Al paragrafo 6 della risoluzione 1267 1999 il Consiglio di sicurezza ha deciso di istituire, in conformità all'articolo 28 del suo regolamento interno provvisorio, un comitato del Consiglio di sicurezza, composto di tutti i suoi membri in prosieguo il comitato per le sanzioni , incaricato specificamente di vegliare sull'attuazione, da parte degli Stati, delle misure imposte dal paragrafo 4, di individuare i capitali o le altre risorse finanziarie di cui al citato paragrafo 4 e di esaminare le domande di deroga alle misure imposte dallo stesso paragrafo 4. 13 Ritenendo necessaria un'azione della Comunità al fine di attuare tale risoluzione, il 15 novembre 1999, il Consiglio ha adottato la posizione comune 1999/727/PESC, concernente misure restrittive contro i Talibani GU L 294, pag. 1 . L'articolo 2 di tale posizione comune prescrive il congelamento dei capitali e delle altre risorse finanziarie detenuti dai Talibani all'estero, secondo quanto stabilito nella risoluzione 1267 1999 del Consiglio di sicurezza. 14 Il 14 febbraio 2000 il Consiglio ha adottato, sulla base degli articoli 60 CE e 301 CE, il regolamento CE n. 337/2000 relativo al divieto dei voli e al congelamento dei capitali e delle altre risorse finanziarie nei confronti dei Taliban dell'Afghanistan GU L 43, pag. 1 . 15 Il 19 dicembre 2000 il Consiglio di sicurezza ha adottato la risoluzione 1333 2000 , la quale specificamente esige che i Talibani ottemperino alla risoluzione 1267 1999 , in particolare cessando di offrire rifugio e addestramento ai terroristi internazionali e alle loro organizzazioni e consegnando Osama bin Laden alle autorità competenti affinché sia sottoposto a processo. Il Consiglio di sicurezza ha deciso, in particolare, di inasprire il divieto dei voli ed il congelamento dei capitali imposti dalla risoluzione 1267 1999 . Perciò il paragrafo 8, lett. c , della risoluzione 1333 2000 dispone che tutti gli Stati debbano, in particolare [c]ongelare senza indugio i capitali e le altre risorse finanziarie di Osama bin Laden e delle persone ed entità a lui associati, quali definite dal [comitato per le sanzioni], ivi compresa l'organizzazione Al-Qaeda, e i capitali derivanti dai beni appartenenti a Osama bin Laden e alle persone ed entità a lui associate o da loro direttamente o indirettamente controllati, e provvedere affinché né i capitali e le altre risorse finanziarie in questione né altri capitali o risorse finanziarie siano messi a disposizione o utilizzati direttamente o indirettamente da parte di loro connazionali o di qualsiasi altra persona che si trova sul loro territorio a beneficio di Osama bin Laden, dei suoi associati o di qualsiasi altra entità loro appartenente o da essi direttamente o indirettamente controllata, compresa l'organizzazione Al-Qaeda . 16 In questa stessa disposizione, il Consiglio di sicurezza ha incaricato il comitato per le sanzioni di tenere, sulla base delle informazioni comunicate dagli Stati e dalle organizzazioni regionali, un elenco aggiornato delle persone e delle entità che il detto comitato ha individuato come associate a Osama bin Laden, ivi compresa l'organizzazione Al-Qaeda. 17 Al paragrafo 17 della risoluzione 1333 2000 , il Consiglio di sicurezza ha richiesto a tutti gli Stati membri e a tutte le organizzazioni internazionali o regionali, tra cui l'ONU e le istituzioni specializzate, di conformarsi rigorosamente alle disposizioni di detta risoluzione, nonostante l'esistenza di qualunque diritto conferito o obbligo imposto dal un accordo internazionale. 18 Al paragrafo 23 della risoluzione 1333 2000 , il Consiglio di sicurezza ha deciso che le misure imposte sulla base, in particolare, del paragrafo 8 sarebbero state applicate per dodici mesi e che, alla fine di tale periodo, avrebbe valutato se fossero da prorogarsi per un nuovo periodo, alle medesime condizioni. 19 Ritenendo necessaria un'azione della Comunità al fine di attuare tale risoluzione, il 26 febbraio 2001 il Consiglio ha adottato la posizione comune 2001/154/PESC concernente ulteriori misure restrittive nei confronti dei Talibani e che modifica la posizione comune 96/746/PESC GU L 57, pag. 1 . L'articolo 4 di tale posizione comune dispone quanto segue I capitali e le altre risorse finanziarie appartenenti a Usama bin Laden e a persone e entità associate a quest'ultimo, quali definite dal [comitato per le sanzioni] sono congelati e sarà vietato mettere a disposizione di Usama Bin Laden, delle persone o delle entità associate a quest'ultimo, quali definite dal [comitato per le sanzioni], fondi o altre risorse finanziarie, alle condizioni di cui alla [risoluzione 1333 2000 ] . 20 Il 6 marzo 2001, il Consiglio ha adottato, sulla base degli articoli 60 CE e 301 CE, il regolamento CE n. 467/2001, che vieta l'esportazione di talune merci e servizi in Afghanistan, inasprisce il divieto dei voli e estende il congelamento dei capitali e delle altre risorse finanziarie nei confronti dei Talibani dell'Afghanistan, e abroga il regolamento CE n. 337/2000 GU L 67, pag. 1 . 21 Ai termini del terzo considerando di tale regolamento, le misure della risoluzione 1333 2000 rientrano nell'ambito di applicazione del trattato e, pertanto, in particolare per evitare distorsioni della concorrenza, occorre una normativa comunitaria per attuare le decisioni pertinenti del Consiglio di sicurezza, nella misura in cui esse riguardano il territorio della Comunità . 22 L'articolo 1 del regolamento n. 467/2001 definisce che cosa occorra intendere per capitali e per congelamento dei capitali . 23 Ai termini dell'articolo 2 del regolamento n. 467/2001 1. Sono congelati tutti i capitali e le altre risorse finanziarie, appartenenti a qualsiasi persona fisica o giuridica, entità o organismo designati dal [comitato per le sanzioni] ed elencati nell'allegato I. 2. È vietato mettere, direttamente o indirettamente, a disposizione dei talibani, delle persone, delle entità o degli organismi designati dal comitato per le sanzioni contro i talibani ed elencati nell'allegato I fondi o altre risorse finanziarie. 3. I paragrafi 1 e 2 non si applicano ai fondi e alle risorse finanziarie per i quali il comitato per le sanzioni contro i talibani ha concesso una deroga. Tali deroghe sono ottenute ricorrendo alle autorità competenti degli Stati membri elencate nell'allegato II . 24 Ai sensi dell'articolo 9, n. 2, del regolamento n. 467/2001, [l]e deroghe concesse dal comitato per le sanzioni contro i talibani si applicano in tutta la Comunità . 25 L'allegato I del regolamento n. 467/2001 contiene l'elenco delle persone, delle entità e degli organismi interessati dal congelamento dei capitali imposto dall'articolo 2. Ai sensi dell'articolo 10, n. 1, del regolamento n. 467/2001, la Commissione è abilitata a modificare o integrare il citato allegato I sulla base delle decisioni del Consiglio di sicurezza o del comitato per le sanzioni. 26 L'allegato II del regolamento n. 467/2001 contiene l'elenco delle autorità nazionali competenti ai fini dell'applicazione, specificamente, dell'articolo 2, n. 3. Per l'Irlanda, tali autorità sono da un lato la Central Bank of Ireland, Financial Markets Department, e, dall'altro lato, il Department of Foreign Affairs, Bilateral Economic Relations Section. 27 L'8 marzo 2001 il comitato per le sanzioni ha pubblicato un primo elenco consolidato delle persone e delle entità da sottoporsi al congelamento dei capitali ai sensi delle risoluzioni 1267 1999 e 1333 2000 del Consiglio di sicurezza. Questo elenco da allora è stato modificato ed integrato a più riprese. La Commissione ha allora adottato vari regolamenti in forza dell'articolo 10 del regolamento n. 467/2001, con i quali ha modificato o integrato l'allegato I del detto regolamento. 28 Il 19 ottobre 2001 il comitato per le sanzioni ha pubblicato un nuovo addendum al suo elenco dell'8 marzo 2001 che comprendeva in particolare il nome del ricorrente, identificato come persona associata a Osama bin Laden, menzionato come segue Bin Muhammad, Ayadi Chafiq A. K. A. Ayadi Shafiq, Ben Muhammad A. K. A. Ayadi Chafik, Ben Muhammad A. K. A. Aiadi, Ben Muhammad A. K. A. Aiady, Ben Muhammad , Helene Meyer Ring 10-1415-80809, Monaco, Germania 129 Park Road, NW8, Londra, Regno Unito 28 Chaussée de Lille, Mouscron, Belgio Darvingasse 1/2/58-60, Vienna, Austria Tunisia DOB 21 gennaio 1963 POB Safais Sfax , Tunisia . 29 Lo stesso giorno la Commissione ha adottato il regolamento CE n. 2062/2001 che ha modificato per la terza volta il regolamento CE n. 467/2001 GU L 277, pag. 25 . Ai sensi dell'articolo 1 di tale regolamento, il nome del ricorrente è stato aggiunto all'allegato I del regolamento n. 467/2001 come segue Bin Muhammad, Ayadi Chafiq alias Ayadi Shafiq, Ben Muhammad alias Ayadi Shafik, Ben Muhammad alias Ayady, Ben Muhammad alias Aiady, Ben Muhammad , Helene Meyer Ring 10-1415-80809, Monaco, Germania 129 Park Road, NW8, Londra, Regno Unito 28 Chaussée de Lille, Mouscron, Belgio Darvingasse 1/2/58-60, Vienna, Austria, Tunisia nato il 21 gennaio 1963 a Sfax, Tunisia . 30 Il 16 gennaio 2002 il Consiglio di sicurezza ha adottato la risoluzione 1390 2002 , che stabilisce le misure da applicare contro Osama bin Laden, i membri dell'organizzazione Al-Qaeda e i Talibani ed altri individui, gruppi, imprese ed entità ad essi associati. Tale risoluzione prevede in sostanza, ai paragrafi 1 e 2, il mantenimento delle misure, segnatamente il congelamento dei capitali, imposte dal paragrafo 4, lett. b , della risoluzione 1267 1999 e dal paragrafo 8, lett. c , della risoluzione 1333 2000 . A norma del paragrafo 3 della risoluzione 1390 2002 , queste misure saranno riesaminate dal Consiglio di sicurezza dodici mesi dopo la loro adozione, periodo al termine del quale esso deciderà se mantenerle o perfezionarle. 31 Ritenendo necessaria un'azione della Comunità al fine di attuare tale risoluzione, il 27 maggio 2002 il Consiglio ha adottato la posizione comune 2002/402/PESC, concernente misure restrittive nei confronti di Osama bin Laden, dei membri dell'Organizzazione Al-Qaeda e dei Talibani e di altri individui, gruppi, imprese ed entità ad essi associati e che abroga le posizioni comuni 96/746/PESC, 1999/727/PESC, 2001/154/PESC e 2001/771/PESC GU L 139, pag. 4 . L'articolo 3 di tale posizione comune prescrive, tra l'altro, la prosecuzione del congelamento dei capitali e delle altre risorse finanziarie o economiche degli individui, gruppi, imprese e entità quali figurano nell'elenco predisposto dal comitato per le sanzioni secondo le risoluzioni 1267 1999 e 1333 2000 del Consiglio di sicurezza. 32 Il 27 maggio 2002 il Consiglio ha adottato, sulla base degli articoli 60 CE, 301 CE e 308 CE, il regolamento CE n. 881/2002, che impone specifiche misure restrittive nei confronti di determinate persone ed entità associate a Osama bin Laden, alla rete Al-Qaeda e ai Talibani e abroga il regolamento CE n. 467/2001 GU L 139, pag. 9, in prosieguo il regolamento impugnato . 33 Secondo il quarto considerando di tale regolamento, le misure previste, in particolare, dalla risoluzione 1390 2002 del Consiglio di sicurezza ricadono nell'ambito del trattato e l'applicazione delle pertinenti decisioni del Consiglio di sicurezza richiede una normativa comunitaria, nella misura in cui dette misure riguardano il territorio della Comunità, in particolare per evitare distorsioni della concorrenza . 34 L'articolo 1 del regolamento impugnato definisce i fondi e il congelamento dei fondi in termini sostanzialmente identici a quelli dell'articolo 1 del regolamento n. 467/2001. Inoltre definisce ciò che si deve intendere per risorse economiche . 35 Ai termini dell'articolo 2 del regolamento impugnato 1. Tutti i fondi e le risorse economiche appartenenti a, o in possesso di, una persona fisica o giuridica, gruppo o entità designato dal comitato per le sanzioni ed elencato nell'allegato I sono congelati. 2. È vietato mettere direttamente o indirettamente fondi a disposizione di una persona fisica o giuridica, di un gruppo o di un'entità designati dal comitato per le sanzioni ed elencati nell'allegato I, o stanziarli a loro vantaggio. 3. È vietato mettere direttamente o indirettamente risorse economiche a disposizione di una persona fisica o giuridica, ad un gruppo o ad un'entità designati dal comitato per le sanzioni ed elencati nell'allegato I o destinarle a loro vantaggio, per impedire così facendo che la persona, il gruppo o l'entità in questione possa ottenere fondi, beni o servizi . 36 Ai termini dell'articolo 4 del regolamento impugnato 1. È vietato partecipare, consapevolmente e deliberatamente, ad attività aventi l'obiettivo o il risultato, diretto o indiretto, di aggirare l'articolo 2 o di promuovere le operazioni di cui all'articolo 3. 2. Qualsiasi informazione in base alla quale le disposizioni del presente regolamento sono o sono state aggirate deve essere comunicata alle autorità competenti degli Stati membri e, direttamente o attraverso dette autorità, alla Commissione . 37 Ai termini dell'articolo 7, n. 2, del regolamento impugnato [f]atti salvi i diritti e gli obblighi degli Stati membri sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, la Commissione mantiene tutti i contatti necessari con il comitato per le sanzioni ai fini dell'effettiva applicazione del presente regolamento . 38 L'allegato I del regolamento impugnato contiene l'elenco delle persone, delle entità e dei gruppi per i quali l'articolo 2 dispone il congelamento dei capitali. Tale elenco comprende in particolare il ricorrente identificato con il nominativo di Bin Muhammad, Ayadi Chafiq alias Ayadi Shafiq, Ben Muhammad alias Ayadi Chafik, Ben Muhammad alias Aiadi, Ben Muhammad alias Aiady, Ben Muhammad , Helene Meyer Ring 10-1415-80809, Monaco, Germania 129 Park Road, Londra NW8, Regno Unito 28 Chaussée de Lille, Mouscron, Belgio Darvingasse 1/2/58-60, Vienna, Austria Tunisia nato il 21.1.1963 a Safais Sfax , Tunisia . 39 Il 20 dicembre 2002 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 1452 2002 , allo scopo di agevolare il rispetto degli obblighi in materia di lotta al terrorismo. Il paragrafo 1 di tale risoluzione prevede un certo numero di deroghe ed eccezioni al congelamento dei fondi e delle risorse economiche imposto dalle risoluzioni 1267 1999 , 1333 2000 e 1390 2002 , che potranno essere accordate dagli Stati per motivi umanitari, previa approvazione del comitato per le sanzioni. 40 Il 17 gennaio 2003 il Consiglio di sicurezza ha adottato la risoluzione 1455 2003 , per il perfezionamento delle misure imposte al paragrafo 4, lett. b , della risoluzione 1267 1999 , al paragrafo 8, lett. c , della risoluzione 1333 2000 e ai paragrafi 1 e 2 della risoluzione 1390 2002 . A norma del paragrafo 2 della risoluzione 1455 2003 , tali misure saranno nuovamente perfezionate entro dodici mesi o anche prima, ove occorra. 41 Ritenendo necessaria un'azione della Comunità al fine di attuare la risoluzione 1452 2002 del Consiglio di sicurezza, il 27 febbraio 2003 il Consiglio ha adottato la posizione comune 2003/140/PESC, concernente deroghe alle misure restrittive imposte dalla posizione comune 2002/402 GU L 53, pag. 62 . L'articolo 1 di tale posizione comune prevede che, nell'attuare le misure di cui all'articolo 3 della posizione comune 2002/402/PESC, la Comunità europea prevedrà le deroghe consentite dalla risoluzione 1452 2002 del Consiglio di sicurezza. 42 Il 27 marzo 2003 il Consiglio ha adottato il regolamento CE n. 561/2003, che modifica, per quanto riguarda le deroghe al congelamento dei capitali e delle risorse economiche, il regolamento impugnato GU L 82, pag. 1 . Al quarto considerando di tale regolamento, il Consiglio fa presente che, alla luce della risoluzione 1452 2002 del Consiglio di sicurezza, occorre modificare le misure imposte dalla Comunità. 43 Ai termini dell'articolo 1 del regolamento n. 561/2003 Nel regolamento n. 881/2002 è inserito il seguente articolo Articolo 2 bis 1. L'articolo 2 non si applica ai capitali o alle risorse economiche quando a una qualsiasi delle autorità competenti degli Stati membri, elencate nell'allegato II, ha deciso, su richiesta della persona fisica o giuridica interessata, che i capitali o le risorse economiche in questione sono i necessari per coprire le spese di base, compresi i pagamenti relativi a generi alimentari, affitti o ipoteche, medicinali e cure mediche, imposte, premi assicurativi e servizi pubblici ii destinati esclusivamente al pagamento di onorari ragionevoli e al rimborso delle spese sostenute per le prestazioni legali iii destinati esclusivamente al pagamento di diritti o di spese bancarie connessi alla normale gestione dei fondi o delle risorse economiche congelati iv necessari per coprire spese straordinarie e b tale decisione è stata notificata al comitato per le sanzioni e c i per le decisioni di cui alla lettera a , punti i , ii o iii , il comitato per le sanzioni non ha sollevato obiezioni al riguardo entro 48 ore dalla notifica oppure ii per le decisioni di cui alla lettera a , punto iv , esse sono state approvate dal comitato per le sanzioni. 2. Qualsiasi persona che desideri beneficiare delle disposizioni di cui al paragrafo 1 ne fa richiesta all'autorità competente dello Stato membro elencata nell'allegato II. L'autorità competente elencata nell'allegato II comunica senza indugio, per iscritto, alla persona che ha presentato la richiesta e a tutte le altre persone, a tutti gli altri organismi e a tutte le altre entità direttamente interessati, se la richiesta è stata accolta. L'autorità competente comunica anche agli altri Stati membri se la richiesta di deroga in questione è stata accolta. 3. I fondi sbloccati e trasferiti all'interno della Comunità per il pagamento delle spese o autorizzati a norma del presente articolo non sono soggetti ad ulteriori misure restrittive a norma dell'articolo 2. . 44 Il 19 maggio 2003, la Commissione ha adottato il regolamento CE n. 866/2003, recante diciottesima modifica del regolamento impugnato GU L 124, pag. 19 . Ai termini dell'articolo 1 e del n. 5 dell'allegato di tale regolamento, l'allegato I del regolamento impugnato è stato modificato nel senso che la voce concernente il ricorrente v., punto 38 qui sopra è stata cambiata con il nominativo seguente Ayadi Shafiq Ben Mohamed Ben Mohamed [alias a Bin Muhammad, Ayadi Chafiq b Ayadi Chafik, Ben Muhammad c Aiadi, Ben Muhammad d Aiady, Ben Muhammad e Ayadi Shafig Ben Mohamed f Ben Mohamed, Ayadi Chafig g Abou El Baraa], a Helene Meyer Ring 10-1415-80809, Monaco, Germania b 129 Park Road, NW8, Londra, Regno Unito c 28 Chaussée de Lille, Mouscron, Belgio d Darvingasse 1/2/58-60, Vienna, Austria Data di nascita 21.3.1963 luogo di nascita Sfax, Tunisia nazionalità tunisina, bosniaca, austriaca passaporto n. E 423362, rilasciato a Islamabad il 15 maggio 1988 numero d'identificazione nazionale 1292931 informazioni complementari il nome della madre è Medina Abid si trova attualmente in Irlanda . 45 Il 30 gennaio 2004, la Commissione ha adottato il regolamento CE n. 180/2004, recante la ventinovesima modifica del regolamento impugnato GU L 28, pag. 15 . Ai termini dell'art 1 e del punto 4 dell'allegato di tale regolamento, l'allegato I del regolamento impugnato è stato modificato nel senso che la voce concernente il ricorrente v. sopra, punto 38 è stata sostituita dalla seguente Ayadi Shafiq Ben Mohamed Ben Mohamed [alias a Bin Muhammad, Ayadi Chafiq b Ayadi Chafik, Ben Muhammad c Aiadi, Ben Muhammad d Aiady, Ben Muhammad e Ayadi Shafig Ben Mohamed f Ben Mohamed, Ayadi Chafig g Abou El Baraa] a Helene-Meyer-Ring 10-1415, D-80809 Monaco b 129 Park Road, NW8, Londra, Regno Unito c 28 Chaussée de Lille, Mouscron, Belgio data di nascita 21 marzo 1963 luogo di nascita Sfax, Tunisia. Nazionalità tunisina e bosniaca. Passaporto n. E 423362, rilasciato a Islamabad il 15 maggio 1988 numero d'identificazione nazionale 1292931 altre informazioni nome della madre Medina Abid si trova attualmente in Irlanda . 46 Il 30 gennaio 2004, il Consiglio di sicurezza ha adottato la risoluzione 1526 2004 , che mira, da un lato, a perfezionare l'attuazione delle misure imposte al paragrafo 4, lett. b , della risoluzione 1267 1999 , al paragrafo 8, lett. c , della risoluzione 1333 2000 e ai punti 1 e 2 della risoluzione 1390 2002 , e, dall'altro, a rafforzare il mandato del comitato per le sanzioni. Secondo il paragrafo 3 della risoluzione 1526 2004 , tali misure saranno nuovamente perfezionate entro diciotto mesi, o prima se necessario. 47 Ai termini del paragrafo 18 della risoluzione 1526 2004 , il Consiglio di sicurezza incoraggia con vigore ogni Stato ad informare, per quanto possibile, le persone e le entità elencate sulla lista del [comitato per le sanzioni] riguardo alle misure intraprese contro di loro, alle direttive [del comitato per le sanzioni] ed alla risoluzione 1452 2002 . 48 Il 29 luglio 2005, il Consiglio di sicurezza ha adottato la risoluzione 1617 2005 . Questa prevede, segnatamente, il mantenimento delle misure imposte al paragrafo 4, lett. b , della risoluzione 1267 1999 , al paragrafo 8, lett. c della risoluzione 1333 2000 e ai paragrafi 1 e 2 della risoluzione 1390 2002 . Ai sensi del paragrafo 21 della risoluzione 1617 2005 , tali misure saranno riesaminate entro 17 mesi o prima, se necessario, per eventualmente rafforzarle. 49 Il 17 gennaio 2006, la Commissione ha adottato il regolamento CE n. 76/2006, recante sessantunesima modifica del regolamento n. 881/2002 GU L 12, pag. 7 . Ai termini dell'art 1 e del punto 8 dell'allegato di tale regolamento, l'allegato I del regolamento 881/2002 è modificato nel senso che la voce concernente il ricorrente v. sopra, punto 45 è sostituita con la seguente voce Shafiq Ben Mohamed Ben Mohamed Al-Ayadi alias a Bin Muhammad, Ayadi Chafiq, b Ayadi Chafik, Ben Muhammad, c Aiadi, Ben Muhammad, d Aiady, Ben Muhammad, e Ayadi Shafig Ben Mohamed, f Ben Mohamed, Ayadi Chafig, g Abou El Baraa . Indirizzo a Helene Meyer Ring 10-1415-80809, Monaco, Germania, b 129 Park Road, NW8, Londra, Regno Unito, c 28 Chaussée de Lille, Mouscron, Belgio, d Street of Provare 20, Sarajevo, Bosnia ed Erzegovina ultimo indirizzo registrato in Bosnia ed Erzegovina . Data di nascita a 21.3.1963, b 21.1.1963. Luogo di nascita Sfax, Tunisia. Nazionalità a tunisina, b bosniaco-erzegovina. Passaporto n. a E 423362 rilasciato a Islamabad il 15.5.1988, b 0841438 passaporto della Bosnia ed Erzegovina rilasciato il 30.12.1998, scaduto il 30.12.2003. Numero d'identificazione nazionale 1292931. Altre informazioni a l'indirizzo in Belgio è una casella postale, b il nome del padre è Mohamed il nome della madre è Medina Abid c a quanto risulta vive a Dublino, Irlanda . Procedimento 50 Con atto registrato nella cancelleria del Tribunale il 26 agosto 2002, il sig. Ayadi ha proposto un ricorso contro il Consiglio e la Commissione mirante all'annullamento parziale del regolamento n. 881/2002. 51 Con separato atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 25 ottobre 2002, la Commissione sollevava eccezione di irrecevibilità ai sensi dell'articolo 114 del regolamento di procedura del Tribunale. Il 18 dicembre 2002 il ricorrente depositava osservazioni in ordine alla detta eccezione. Con ordinanza 3 febbraio 2003, il Tribunale Seconda Sezione rigettava il ricorso come irricevibile nella parte in cui questo era diretto contro la Commissione e condannava il ricorrente alle spese relative a tale parte del ricorso. 52 Con separato atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 13 novembre 2002, il sig. Ayadi proponeva una domanda di gratuito patrocinio. Con ordinanza 3 febbraio 2003, il presidente della Seconda Sezione del Tribunale ammetteva il sig. Ayadi al gratuito patrocinio. 53 Con atto registrato nella cancelleria del Tribunale l'8 gennaio 2003, il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord chiedeva di intervenire nel presente procedimento a sostegno del convenuto. Con ordinanza 7 febbraio 2003, il presidente della Seconda Sezione del Tribunale autorizzava tale intervento. La parte interveniente ha depositato la sua istanza nei termini fissati. 54 Con atto registrato nella cancelleria del Tribunale il 24 luglio 2003, la Commissione chiedeva di intervenire nel presente procedimento a sostegno del convenuto. Con ordinanza 22 ottobre 2003, il presidente della Seconda Sezione del Tribunale autorizzava tale intervento ai sensi dell'articolo 116, n. 6, del regolamento di procedura 55 Su relazione del giudice relatore, il Tribunale Seconda Sezione ha deciso di avviare la fase orale. 56 Fatta eccezione per il Regno Unito, giustificato, all'udienza del 25 ottobre 2005 le parti sono state sentite nelle loro difese e nelle loro risposte ai quesiti posti dal Tribunale. Conclusioni delle parti 57 Il ricorrente chiede che il Tribunale voglia - annullare l'articolo 2 e, in quanto esso si riferisca all'articolo 2, l'articolo 4 del regolamento impugnato - in via subordinata, annullare il riferimento al ricorrente nell'allegato I del regolamento impugnato - condannare il Consiglio alle spese. 58 All'udienza, il ricorrente ha precisato che il suo ricorso era diretto contro il regolamento impugnato solo per quanto questo lo concerna direttamente ed individualmente, della qual cosa il Tribunale ha preso atto nel verbale dell'udienza. 59 Il Consiglio, sostenuto dal Regno Unito e dalla Commissione, chiede che il Tribunale voglia - respingere il ricorso - condannare il ricorrente alle spese. In fatto 60 Il ricorrente dichiara di essere cittadino tunisino e di risiedere in Irlanda dal 1997, con sua moglie, anch'essa cittadina tunisina, e i loro due figli minori, entrambi di nazionalità irlandese. I suoi conti bancari in Irlanda e nel Regno Unito sarebbero stati congelati per ordine di tali due Stati membri. Il ricorrente, che riconosce di essere stato indicato dal comitato per le sanzioni come una persona associata a Osama bin Laden, contesta il fondamento di tale indicazione, ma ammette che tale contestazione non è l'oggetto del presente ricorso. Diritto 1. Sulla ricevibilità Argomenti delle parti 61 Nella sua memoria d'intervento, il Regno Unito rileva che le risorse del ricorrente sono state congelate in applicazione del regolamento 467/2001. Il regolamento impugnato si sarebbe limitato a mantenere il congelamento delle sue risorse, senza quindi modificare in misura rilevante la situazione giuridica del ricorrente sentenza della Corte 11 novembre 1981, causa 60/81, IBM/Commissione, Racc. pag. 2639, punto 9 . In tale contesto, il Regno Unito sostiene che il ricorrente avrebbe dovuto impugnare il regolamento n. 467/2001 e che il presente ricorso, formulato contro il regolamento impugnato, è fuori dai termini e, pertanto, irricevibile. 62 All'udienza, il ricorrente ha sostenuto che gli effetti del regolamento n. 467/2001 erano rigorosamente limitati nel tempo come la risoluzione 1333 2000 del Consiglio di sicurezza attuata da tale regolamento v. sopra, punto 18 . Per contro, gli effetti temporali del regolamento impugnato sarebbero illimitati, come la risoluzione 1390 2002 del Consiglio di sicurezza, che esso attua e che prevede solamente una possibilità di revisione dopo dodici mesi v. sopra, punto 30 . L'adozione del regolamento impugnato avrebbe quindi comportato una modifica fondamentale nella situazione giuridica del ricorrente. 63 Il Consiglio non ha voluto prendere posizione su tale questione all'udienza. Per contro, la Commissione ha aderito alla tesi del Regno Unito. A suo parere la natura temporanea delle risoluzioni in questione del Consiglio di sicurezza non è un elemento pertinente per distinguere il regolamento n. 467/2001 dal regolamento impugnato, dal momento che tutte le risoluzioni di tal tipo prevedono un meccanismo di revisione della loro applicabilità dopo dodici mesi. La circostanza che il regolamento impugnato si fondi su una base giuridica differente da quella del regolamento n. 467/2001 non sarebbe inoltre rilevante, dal momento che secondo la Commissione, essa non comporta una modifica della posizione giuridica del ricorrente. Giudizio del Tribunale 64 Ai sensi dell'articolo 40, quarto comma, dello Statuto della Corte di giustizia, le conclusioni dell'istanza d'intervento possono avere come oggetto soltanto l'adesione alle conclusioni di una delle parti. Inoltre, ai sensi dell'articolo 116, n. 3, del regolamento di procedura del Tribunale, l'interveniente accetta il procedimento nello stato in cui questo si trova all'atto del suo intervento. 65 Orbene, nelle sue conclusioni, il Consiglio non ha sollevato alcuna eccezione di irricevibilità. 66 Il Regno Unito e la Commissione non hanno pertanto titolo per sollevare una tale eccezione di irricevibilità e il Tribunale non è tenuto ad esaminare i motivi invocati a tale riguardo v. sentenza della Corte 24 marzo 1993, causa C-313/90, CIRFS e a./Commissione, Racc. pag. I-1125, punto 22 . 67 Tuttavia, per giurisprudenza costante, in forza dell'articolo 113 del regolamento di procedura del Tribunale, quest'ultimo può, in qualsiasi momento, esaminare d'ufficio le eccezioni d'irricevibilità di ordine pubblico, comprese quelle sollevate dagli intervenienti v. sentenza del Tribunale 14 ottobre 2005, causa T-88/01, Sniace/Commissione, non ancora pubblicata in Racc., punto 52 e la giurisprudenza ivi citata . 68 Nella fattispecie, l'eccezione di irricevibilità proposta dalle parti intervenienti solleva una questione di ordine pubblico per ciò che riguarda la ricevibilità del ricorso sentenza della Corte 29 aprile 2004, causa C-298/00 P, Italia/Commissione, Racc. pag. I-4087, punto 35 . Essa può quindi essere esaminata d'ufficio dal Tribunale. 69 Benché il Regno Unito abbia richiamato, a sostegno di detta eccezione di irricevibilità, il punto 61 della sentenza IBM/Commissione di cui sopra, questa è essenzialmente fondata sulla giurisprudenza costante della Corte e del Tribunale relativa agli atti confermativi. 70 Secondo tale giurisprudenza, un ricorso di annullamento formulato contro un atto puramente confermativo di un atto anteriore non impugnato entro i termini è irricevibile sentenza della Corte 15 dicembre 1988, cause riunite 166/86 e 220/86, Irish Cement/Commissione, Racc. pag. 6473, punto 16 e 11 gennaio 1996, causa C-480/93 P, Zunis Holding e.a./Commission, Racc. pag. I-1, punto 14 . Un atto è semplicemente confermativo di un atto precedente quando non contenga alcun elemento nuovo rispetto ad esso e non sia stato preceduto da un riesame della situazione del destinatario di tale atto precedente sentenza della Corte 9 marzo 1978, causa 54/77, Herpels/Commissione, Racc. pag. 585, punto 14, e ordinanza della Corte 7 dicembre 2004, causa C-521/03, Internationaler Hilfsfonds/Commissione, non pubblicatas in Racc., punto 47 sentenza del Tribunale 15 ottobre 1997, causa T-331/94, IPK/Commissione, Racc. pag. II-1665, punto 24, e ordinanza del Tribunale 4 maggio 1998, causa T-84/97, BEUC/Commissione, Racc. pag. II-795, punto 52 . 71 Nella fattispecie è giocoforza constatare che il regolamento impugnato è un nuovo atto rispetto al regolamento n. 467/2001 e che è stato preceduto da un riesame della situazione delle persone, come il ricorrente, incluse nelle liste allegate a tali regolamenti. 72 Prima di tutto, tanto l'intestazione quanto il preambolo e le disposizioni materiali di tali due regolamenti sono sensibilmente differenti, il che è di per sé sufficiente ad escludere la tesi secondo la quale l'uno sarebbe puramente confermativo dell'altro. Così, la definizione di fondi contenuta nell'articolo 1 del regolamento impugnato non corrisponde esattamente alla definizione di fondi contenuta nell'articolo 1 del regolamento n. 467/2001 e il primo prevede, oltre al congelamento dei fondi, anche quello delle risorse economiche , che il secondo non prevede. 73 Inoltre, il regolamento n. 467/2001 è stato adottato per attuare nella Comunità la risoluzione 1333 2000 del Consiglio di sicurezza, conformemente alla posizione comune 2001/154, mentre il regolamento impugnato è stato adottato per attuare la risoluzione 1390 2002 , conformemente alla posizione comune 2002/402. 74 Orbene, la risoluzione 1390 2002 e la posizione comune 2002/402 contengono incontestabilmente degli elementi nuovi rispetto alla risoluzione 1333 2000 e alla posizione comune 2001/154, e i primi sono stati preceduti da un riesame della situazione regolata dai secondi. Ciò vale necessariamente, pertanto, anche per il regolamento impugnato rispetto al regolamento n. 467/2001. 75 Così, ai termini del terzo e settimo considerando della posizione comune 2002/402, la risoluzione 1390 2002 adegua l'ambito di applicazione delle sanzioni concernenti il congelamento dei fondi imposte dalla risoluzione 1333 2000 e, [pertanto] le misure restrittive dell'Unione europea dovrebbero essere adattate in conformità dell[a risoluzione] 1390 2002 . Inoltre, ai termini del secondo e quarto considerando del regolamento impugnato [i] Consiglio di sicurezza ha deciso, tra l'altro, che si deve adeguare la portata del congelamento dei fondi e, pertanto, si richiede una legislazione comunitaria . 76 In particolare ai termini del paragrafo 23 della risoluzione 1333 2000 , le misure da questa previste dovevano essere applicate per dodici mesi e, alla fine di tale periodo, il Consiglio di sicurezza doveva determinare se i Talibani vi si erano conformati e decidere di conseguenza se tali misure dovessero essere prorogate alle stesse condizioni per un nuovo periodo. La risoluzione 1390 2002 contiene dunque un elemento nuovo e importante rispetto alla risoluzione 1333 2000 , in quanto essa ne estende considerabilmente il campo d'applicazione ratione temporis. 77 Così, contrariamente a ciò che sostengono il Regno Unito e la Commissione, la situazione giuridica del ricorrente è stata ben modificata in misura rilevante dalla risoluzione 1390 2002 , dalla posizione comune 2002/402 e dal regolamento impugnato. Tramite tali atti, infatti, i fondi del ricorrente rimangono congelati anche dopo la scadenza del periodo di dodici mesi previsto dal paragrafo 23 della risoluzione 1333 2000 , mentre, se detti atti non fossero stati adottati, l'obbligo creato dall'ONU in capo a tutti gli Stati membri di congelare i fondi del ricorrente, previsto dalla detta risoluzione, si sarebbe automaticamente estinto al momento della scadenza del periodo in questione, e gli atti comunitari di esecuzione di tale risoluzione sarebbero divenuti caduchi. 78 Peraltro, se è vero che ai termini del paragrafo 1 della risoluzione 1390 2002 , il Consiglio di sicurezza ha deciso di mantenere le misure imposte dalla risoluzione 1333 2000 , ciò è stato a seguito di un loro riesame, così come auspicato già dal paragrafo 23 di tale risoluzione e così come confermato dal paragrafo 3 della risoluzione 1390 2002 , ai sensi del quale le misure che esso prevede saranno di nuovo riesaminate entro dodici mesi. 79 Infine, il regolamento n. 467/2001 è stato adottato sul solo fondamento giuridico degli articoli 60 CE e 301 CE, in un momento in cui le misure in questione erano dirette a interrompere o a ridurre le relazioni economiche con un paese terzo mentre il regolamento impugnato è stato adottato sul fondamento giuridico degli articoli 60 CE, 301 CE e 308 CE, in un momento in cui non vi era più alcun legame tra tali misure e il territorio o il regime al governo in un paese terzo. Contrariamente a quanto sostenuto dalla Commissione all'udienza, tale modificazione del fondamento giuridico degli atti in questione, intervenuta con riguardo all'evoluzione della situazione internazionale nell'ambito della quale si sono successivamente iscritte le sanzioni decretate dal Consiglio di sicurezza e attuate dalla Comunità, costituisce proprio un nuovo elemento e implica un riesame della situazione del ricorrente. Ne è risultato un cambiamento della posizione giuridica di questo, che gli permette in particolare di dedurre motivi e argomenti di diritto completamente differenti a sostegno del suo ricorso di annullamento v., in tal senso, sentenze del Tribunale 21 settembre 2005, causa T-306/01, Yusuf e Al Barakaat International Foundation/Consiglio e Commissione, non ancora pubblicata in raccolta, impugnata, in prosieguo la sentenza Yusuf , punti 108-124 e punti 125-170 e causa T-315/01, Kadi/Consiglio e Commissione, non ancora pubblicata in raccolta, impugnata, in prosieguo la sentenza Kadi , punti 87-135 . 80 Ne consegue che l'eccezione di irricevibilità sollevata dal Regno Unito e dalla Commissione deve essere respinta. 81 Quanto alle altre condizioni di ricevibilità del ricorso, occorre rilevare, ugualmente d'ufficio, che il ricorrente, essendo specificamente designato nell'allegato I del regolamento impugnato, è direttamente ed individualmente interessato, ai sensi dell'articolo 230, quarto comma, CE, da tale atto, benché questo abbia incontestabilmente portata generale v., in tal senso, sentenza Yusuf, punto 186 . Il presente ricorso è, pertanto, ricevibile. 2. Nel merito 82 Il ricorrente presenta, in sostanza tre motivi a sostegno del ricorso concernenti il primo, l'incompetenza del Consiglio ad adottare gli articoli 2 e 4 del regolamento impugnato in prosieguo le disposizioni impugnate nonché lo sviamento di potere il secondo, la violazione dei principi fondamentali di sussidiarietà, di proporzionalità e di rispetto dei diritti dell'uomo e, il terzo, la violazione delle forme sostanziali. Sul primo motivo concernente l'incompetenza nonché lo sviamento di potere Argomenti delle parti 83 Secondo il ricorrente, gli articoli 60 CE e 301 CE non conferirebbero al Consiglio il potere di adottare le disposizioni impugnate, dal momento che il governo dei Talibani d'Afghanistan era caduto prima della loro adozione. Tali disposizioni autorizzerebbero unicamente l'adozione di misure destinate ad interrompere o a ridurre, secondo il caso in maniera selettiva, le relazioni economiche con uno o più paesi terzi . Orbene, a differenza del regolamento n. 467/2001, che prevedeva sanzioni economiche contro l'Afghanistan, il regolamento impugnato sarebbe diretto unicamente contro gli associati a Osama bin Laden, la rete Al-Qaeda e i Talibani. Questi ultimi non sarebbero paesi terzi e non costituirebbero il governo di alcuna parte dell'Afghanistan. 84 Quanto all'articolo 308 CE, il ricorrente sostiene che esso non conferisce al Consiglio il potere di ordinare agli Stati membri di imporre sanzioni economiche verso individui, in violazione dei diritti fondamentali di questi. Un tale potere ignorerebbe i limiti di quello conferito, in termini restrittivi, dagli articoli 60 CE e 301 CE. 85 L'adozione delle disposizioni impugnate costituirebbe pertanto anche uno sviamento dei poteri conferiti al Consiglio dagli articoli 60 CE e 301 CE. 86 Il Consiglio si oppone agli argomenti del ricorrente, riferendosi alle sentenze Yusuf e Kadi. Giudizio del Tribunale 87 Il Tribunale si è già pronunciato, nelle sentenze Yusuf punti 107-170 e Kadi punti 87-35 , sulla competenza della Comunità ai sensi degli articoli 60 CE, 301 CE, e 308 CE ad adottare disposizioni come quelle contenute nel regolamento impugnato, le quali prevedono sanzioni economiche e finanziarie nei confronti di singoli, nell'ambito della lotta contro il terrorismo internazionale, senza più stabilire un qualunque legame con un paese terzo, a differenza di quanto previsto dal regolamento n. 467/2001. 88 In tale occasione, come espressamente riconosciuto all'udienza dal ricorrente in risposta ad una domanda del Tribunale, si è replicato in modo esaustivo ad argomenti sostanzialmente identici a quelli sollevati dalle parti nell'ambito della presente causa in merito a tale questione v., riguardo ad argomenti analoghi sollevati dalle parti nella causa che ha dato luogo alla sentenza Yusuf, punti 80-106 di tale sentenza, nonché, riguardo ad argomenti analoghi sollevati dalle parti nella causa che ha dato luogo alla sentenza Kadi, punti 64-86 di tale sentenza . 89 Alla fine del suo ragionamento il Tribunale ha concluso che [l]e istituzioni e il Regno Unito hanno pertanto sostenuto a buon diritto che il Consiglio era competente a adottare il regolamento impugnato, il quale attua nella Comunità le sanzioni economiche e finanziarie previste dalla posizione comune 2002/402, sul fondamento costituito dal combinato disposto degli articoli 60 CE, 301 CE e 308 CE sentenza Yusuf, punto 170, e Kadi, punto 135 . 90 Occorre pertanto, per motivi sostanzialmente identici a quelli indicati nelle sentenze Yusuf e Kadi, respingere le censure del ricorrente concernenti l'incompetenza della Comunità v., riguardo alla prerogativa del giudice comunitario di motivare una sentenza attraverso il rinvio ad una sentenza anteriore che statuisca su questioni sostanzialmente identiche, sentenza della Corte 25 ottobre 2005, causa C-229/04, Crailsheimer Volksbank, non ancora pubblicata in Racc., punti 47-49 . 91 Riguardo alla censura concernente lo sviamento di potere, la sola che possa differenziare la presente causa da quella che ha dato luogo alle sentenze Yusuf e Kadi, anch'essa deve essere respinta dal momento che è presentata come un semplice corollario delle altre censure del ricorrente relative alla competenza. 92 Il primo motivo deve pertanto essere totalmente respinto. Sul secondo motivo, concernente la violazione dei principi fondamentali di sussidiarietà, di proporzionalità e di rispetto dei diritti dell'uomo. Argomenti delle parti 93 Nella prima parte del motivo, il ricorrente sostiene che le disposizioni impugnate violano il principio di sussidiarietà in quanto esse impongono agli Stati membri di adottare, in ragione delle loro obbligazioni ai sensi del diritto comunitario, misure che, secondo il diritto internazionale, rientrano nella loro autonomia di scelta. 94 A tal riguardo, il ricorrente sostiene che gli articoli 25 e 41 della Carta delle Nazioni Unite, interpretati alla luce dei principi di tale organizzazione, e, in particolare, del principio dell'uguaglianza sovrana degli Stati membri, sancito all'articolo 2, punto 1, di tale Carta, non impongono agli Stati membri dell'ONU di applicare misure identiche a quelle che il Consiglio di Sicurezza li invita a prendere. Gli Stati membri sarebbero, al contrario, liberi di scegliere il modo in cui rispondono a tale invito. 95 Per contro, l'interpretazione del Consiglio, secondo cui i paragrafi 8, lett. c , e 17, della risoluzione 1333 2000 del Consiglio di sicurezza vincolano i membri dell'ONU e, di conseguenza, le istituzioni comunitarie, sarebbe contraria alle norme fondamentali del diritto internazionale e, in particolare, agli articoli 7, 8, 17, 22 e 23 della Dichiarazione universale dei diritti umani adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, in quanto permetterebbe al comitato per le sanzioni di obbligare i membri delle Nazioni Unite a privare un individuo, indicato dal suddetto comitato, di ogni risorsa finanziaria, senza che l'interessato abbia il diritto di conoscere le ragioni di tale misura né gli elementi sui quali essa è fondata, e senza che abbia accesso ad un organismo indipendente o giudiziario che possa statuire sul suo fondamento. 96 Peraltro, anche supponendo che le risoluzioni del Consiglio di sicurezza in questione vincolino gli Stati membri, il Consiglio non spiegherebbe perché era lui stesso tenuto ad agire al loro posto nella presente fattispecie. 97 Nella seconda parte del motivo, il ricorrente sostiene che le disposizioni impugnate violano il principio di proporzionalità, in quanto esse hanno per effetto di privare un individuo di ogni reddito e di ogni aiuto sociale, e in fin dei conti, di ogni mezzo di sussistenza per sé e per la sua famiglia. Tali misure non sarebbero neanche indispensabili per privare di mezzi Osama bin Laden. 98 Nella terza parte del motivo, il ricorrente sostiene che le disposizioni impugnate violano i suoi diritti fondamentali, in particolare il diritto d'accesso ai propri beni riconosciuto dall'articolo 1 del primo protocollo addizionale alla Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali in prosieguo la CEDU e il diritto al ricorso giurisdizionale riconosciuto dall'articolo 6 della CEDU. La conseguenza di tali misure, contrarie, secondo la sua opinione, alle tradizioni costituzionali degli Stati membri, sarebbe che il ricorrente è costretto a rubare per sopravvivere, il che costituirebbe anche un trattamento degradante vietato dall'articolo 3 della CEDU e un rifiuto di rispettare la sua dignità, in violazione dell'articolo 8 della CEDU. 99 In merito più in particolare alla dedotta violazione del diritto d'accesso ai suoi beni, il ricorrente ha riconosciuto all'udienza che questa deve essere valutata unicamente con riguardo alla normativa attualmente in vigore, conformemente a quanto stabilito nelle sentenze Yusuf punto 287 e Kadi punto 236 e che si doveva quindi tenere in considerazione le possibilità esplicite di esenzione e di deroga al congelamento dei fondi previste dal regolamento n. 561/2003, adottato dopo l'introduzione del presente ricorso. 100 A tal riguardo, il ricorrente ha ammesso che le autorità irlandesi gli accordavano allocazioni sociali necessarie alle sue spese di base, di modo che egli non era privato di ogni risorsa o mezzo di sussistenza. Ciononostante, il regolamento impugnato, anche nel testo di cui al regolamento n. 561/2003, non gli permetterebbe di godere di altri benefici sociali, gli impedirebbe di vivere un'esistenza normale e lo renderebbe totalmente dipendente dallo Stato irlandese per la sua sussistenza. Più in particolare, il ricorrente ha sostenuto che l'articolo 2 del regolamento impugnato non gli permetterebbe di esercitare alcuna attività professionale, dipendente o indipendente. Così, si sarebbe visto rifiutare la concessione di una licenza da tassista. In ogni caso, sarebbe impossibile per lui affittare un veicolo o essere pagato da clienti poiché si tratterebbe di una messa a disposizione di fondi o di risorse economiche ai sensi di tale disposizione. 101 Riguardo più particolarmente alla dedotta violazione del diritto al ricorso giurisdizionale, il ricorrente ha riconosciuto, all'udienza, che il controllo giurisdizionale esercitato nella fattispecie dal Tribunale, nella misura in cui riguardi, in modo incidentale, le risoluzioni in questione del Consiglio di sicurezza, deve limitarsi alla verifica del rispetto delle regole superiori del diritto internazionale appartenenti allo ius cogens, come stabilito nelle sentenze Yusuf punti 276 e seguenti e Kadi punti 225 e seguenti . 102 Il ricorrente ha tuttavia sostenuto che le conclusioni alle quali era pervenuto il Tribunale nelle sentenze Yusuf in particolare ai punti 344 e 345 e Kadi in particolare ai punti 289 e 290 non erano applicabili al caso in questione. Da un lato, il congelamento dei suoi fondi non dovrebbe essere considerato come una misura conservativa provvisoria, contrariamente a quanto stabilito in tali due sentenze, ma come una vera e propria confisca. Dall'altro lato, non esisterebbe un meccanismo effettivo di riesame dei provvedimenti individuali del congelamento dei fondi decisi dal Consiglio di sicurezza, di modo che i suoi capitali rischiano di restare congelati per il resto della sua vita. A tal riguardo il ricorrente ha sostenuto di essersi vanamente sforzato di persuadere il Consiglio di sicurezza a modificare la propria posizione nei suoi confronti. Egli avrebbe anche presentato due richieste, il 5 febbraio e il 19 maggio 2004, alle autorità irlandesi affinché queste l'aiutassero ad ottenere la sua cancellazione dalla lista del comitato per le sanzioni. Con lettera 10 ottobre 2005, tali autorità lo avrebbero informato che l'esame del suo fascicolo era ancora in corso senza far intendere che avrebbero intrapreso qualche iniziativa in suo favore. 103 Il Consiglio, sostenuto dagli intervenienti, si oppone agli argomenti del ricorrente, riferendosi alle sentenze Yusuf e Kadi. Giudizio del Tribunale 104 Occorre esaminare innanzitutto la prima parte del motivo e successivamente, insieme, la seconda e la terza parte. In effetti, la verifica dell'eventuale violazione dei diritti fondamentali del ricorrente da parte del regolamento impugnato comporta necessariamente un esame del rispetto del principio di proporzionalità da parte di tale atto alla luce dell'obiettivo da esso perseguito conclusioni dell'avvocato generale sig. Léger causa C-317/04, Parlamento/Consiglio, non ancore pubblicate in Racc., paragrafo 107 . - Sulla prima parte del secondo motivo, relativo alla violazione del principio di sussidiarietà 105 Il ricorrente sostiene, in sostanza, che anche supponendo che gli articoli 60 CE, 301 CE e 308 CE giustifichino una competenza di principio della Comunità ad adottare misure come quelle in questione nel caso di specie questione che è l'oggetto del primo motivo , ciononostante gli Stati membri sono meglio posizionati per valutare quali sono le particolari misure che necessita l'attuazione di una risoluzione del Consiglio di sicurezza. Adottando il regolamento impugnato, il Consiglio avrebbe attentato alla loro libertà di scelta e violato il principio di sussidiarietà. 106 A tal riguardo, occorre ricordare che, il principio di sussidiarietà, è enunciato all'articolo 5, secondo comma, CE, ai sensi del quale la Comunità, nei settori che non sono di sua esclusiva competenza, interviene soltanto se e in quanto gli obiettivi dell'azione prevista non possano essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri e dunque, a motivo delle dimensioni o degli effetti dell'azione prospettata, possano essere realizzati meglio a livello comunitario. 107 Secondo una giurisprudenza costante, il giudice comunitario controlla la legittimità degli atti comunitari con riguardo a tale principio generale v., in tal senso, le sentenze della Corte 10 dicembre 2002, causa C-491/01, British American Tobacco Investments e Imperial Tobacco, in Racc. pag. I-11453, punti 177-185 e 14 aprile 2005, C-110/03, Belgio/Commissione, in Racc. pag. I-2801, punto 58 sentenza del Tribunale 23 ottobre 2003, causa T-65/98, Van den Bergh Foods/Commissione, Racc. pag. II-4653, punti 197 e 198 . 108 Il Tribunale ritiene, tuttavia, che tale principio generale non possa essere richiamato nell'ambito di applicazione degli articoli 60 CE e 301 CE anche ammesso che questo non rientri nella competenza esclusiva della Comunità v., a tal riguardo, articolo 60 CE, n. 2 109 Infatti riguardo alla interruzione o alla riduzione delle relazioni economiche con paesi terzi, tali disposizioni prevedono esse stesse un intervento della Comunità laddove l'azione di questa sia ritenuta necessaria da una posizione comune o da un'azione comune adottata in virtù delle disposizioni del trattato sull'Unione Europea relative alla politica estera e di sicurezza comune PESC . 110 Nell'ambito di applicazione degli articoli 60 CE e 301 CE, il Trattato CE conferisce così all'Unione il potere di determinare che è necessaria un'azione della Comunità. Una tale determinazione rientra nell'esercizio di un potere discrezionale dell'Unione ed esclude il diritto per i singoli di contestare, riguardo al principio di sussidiarietà sancito all'articolo 5, secondo comma, CE, la legittimità dell'azione susseguentemente esercitata dalla Comunità conformemente alla posizione comune o all'azione comune PESC dell'Unione. 111 Peraltro, dal momento che il Tribunale ha ammesso, nelle sentenze Yusuf punti 158 e seguenti e Kadi punti 122 e seguenti che l'ambito di applicazione degli articoli 60 CE e 301 CE, attraverso il ricorso al fondamento giuridico complementare dell'articolo 308 CE, poteva essere esteso all'adozione di sanzioni economiche e finanziarie contro singoli, nel quadro della lotta contro il terrorismo internazionale, senza stabilire un legame con paesi terzi, ne consegue necessariamente che la legittimità delle misure comunitarie adottate a tal titolo, conformemente ad una posizione comune o ad un'azione comune PESC dell'Unione, non può più essere contestata dai singoli con riguardo al principio di sussidiarietà. 112 In ogni caso, ammesso anche che il principio di sussidiarietà trovi applicazione in circostanze quali quelle della presente fattispecie, è evidente che l'attuazione uniforme negli Stati membri della risoluzione del Consiglio di sicurezza, che si impone indistintamente a tutti i membri dell'ONU, possa esser realizzata in modo migliore a livello comunitario che a livello nazionale. 113 Infine, riguardo alla censura secondo la quale il Consiglio avrebbe attentato alla libertà di scelta degli Stati membri, il Consiglio sottolinea a giusto titolo che la posizione comune 2002/402 traduce la valutazione unanime degli Stati membri secondo la quale era necessaria un'azione della Comunità per attuare il congelamento dei fondi deciso dal Consiglio di sicurezza. Come rilevato dal Regno Unito, poiché gli Stati membri hanno scelto essi stessi di conformarsi ai loro obblighi derivanti dalla Carta delle Nazioni Unite attraverso un atto comunitario, non si può censurare il Consiglio per aver attentato alla loro libertà di scelta, conformandosi alla loro volontà. 114 La prima parte del secondo motivo deve dunque essere respinta. - Sulla seconda e terza parte del secondo motivo, relative alla violazione dei principi di proporzionalità e di rispetto dei diritti dell'uomo 115 Con la sola riserva riguardo alla specifica questione di diritto che sarà esaminata qui di seguito al punto 156, il Tribunale si è già pronunciato, nelle sentenze Yusuf punti 226-346 e Kadi punti 176-291 su tutte le questioni di diritto proposte dalle parti nell'ambito della seconda e terza parte del secondo motivo del presente ricorso. 116 In tale occasione, il Tribunale ha in particolare constatato ciò che segue - dal punto di vista del diritto internazionale, gli obblighi degli Stati membri dell'ONU ai sensi della Carta delle Nazioni Unite prevalgono su qualsiasi altro obbligo di diritto interno o di diritto internazionale pattizio, ivi compreso, per quelli tra di essi che sono membri del Consiglio d'Europa, sugli obblighi derivanti dalla CEDU e, per quelli tra di essi che sono anche membri della Comunità, sui loro obblighi derivanti dal Trattato CE sentenze Yusuf, punto 231, e Kadi, punto 181 - tale prevalenza si estende alle decisioni contenute in una risoluzione del Consiglio di sicurezza, a norma dell'articolo 25 della Carta delle Nazioni Unite sentenze Yusuf, punto 234, e Kadi, punto 184 - benché non sia membro delle Nazioni Unite, la Comunità deve essere considerata vincolata agli obblighi derivanti dalla Carta delle Nazioni Unite, alla stessa stregua dei suoi Stati membri, in base allo stesso Trattato che la istituisce sentenze Yusuf, punto 243, e Kadi, punto 193 - da un lato, la Comunità non può violare gli obblighi incombenti ai propri Stati membri in forza della Carta delle Nazioni Unite né ostacolare la loro esecuzione e, dall'altro, essa è tenuta, in forza stessa del Trattato mediante il quale è stata istituita, ad adottare, nell'esercizio dei suoi poteri, tutte le disposizioni necessarie affinché i suoi Stati membri possano adempiere a tali obblighi sentenze Yusuf, punto 254, e Kadi, punto 204 - di conseguenza, gli argomenti sollevati contro il regolamento impugnato e fondati, da un lato, sull'autonomia dell'ordinamento giuridico comunitario rispetto all'ordinamento giuridico creato dalle Nazioni Unite e, dall'altro, sulla necessità di un'attuazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza nel diritto interno degli Stati membri, conformemente alle disposizioni costituzionali e ai principi generali di tale diritto, devono essere respinti sentenze Yusuf, punto 258, e Kadi, punto 208 - il regolamento impugnato, adottato alla luce della posizione comune 2002/402, costituisce l'attuazione, a livello comunitario, dell'obbligo che incombe ai suoi Stati membri, in quanto membri dell'ONU, di dare esecuzione, nella fattispecie mediante un atto comunitario, alle sanzioni contro Osama bin Laden, la rete Al-Qaeda, i Talibani e altre persone, gruppi, imprese e entità associate, che sono state decise e poi inasprite da varie risoluzioni del Consiglio di sicurezza adottate in base al capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite sentenze Yusuf, punto 264, e Kadi, punto 213 - ciò premesso, le istituzioni comunitarie hanno agito in base ad una competenza vincolata, sicché esse non disponevano di alcun margine di discrezionalità autonomo sentenze Yusuf, punto 265, e Kadi, punto 214 - alla luce di quanto esposto sopra, l'affermazione della competenza del Tribunale a controllare in via incidentale la legittimità delle decisioni del Consiglio di sicurezza o del comitato per le sanzioni in base allo standard di tutela dei diritti fondamentali riconosciuti nell'ordinamento giuridico comunitario non può quindi giustificarsi né sulla base del diritto internazionale né sulla base del diritto comunitario sentenze Yusuf, punto 272, e Kadi, punto 221 - le controverse risoluzioni del Consiglio di sicurezza si sottraggono dunque in via di principio al sindacato giurisdizionale del Tribunale e quest'ultimo non ha il potere di rimettere in causa, seppur in via incidentale, la loro legittimità alla luce del diritto comunitario al contrario, il Tribunale è tenuto, per quanto possibile, ad interpretare e applicare tale diritto in modo che sia compatibile con gli obblighi degli Stati membri derivanti dalla Carta delle Nazioni Unite sentenze Yusuf, punto 276, e Kadi, punto 225 - il Tribunale ha tuttavia il potere di controllare, in via incidentale, la legittimità delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza controverse alla luce dello ius cogens, inteso come un ordinamento pubblico internazionale che s'impone nei confronti di tutti i soggetti del diritto internazionale, compresi gli organi dell'ONU, e al quale non è possibile derogare sentenze Yusuf, punto 277, e Kadi, punto 226 - il congelamento dei fondi previsto dal regolamento impugnato non viola né il diritto fondamentale degli interessati a disporre dei propri beni né il principio generale di proporzionalità, alla luce dello standard di tutela universale dei diritti fondamentali della persona umana appartenenti allo ius cogens sentenze Yusuf, punti 288 e 289, e Kadi, punti 237 e 238 - poiché le risoluzioni in questione del Consiglio di sicurezza non prevedono un diritto d'audizione degli interessati da parte del comitato per le sanzioni prima della loro iscrizione sulla lista controversa e nessuna norma imperativa appartenente all'ordine pubblico internazionale sembra imporre una tale audizione nelle circostanze della fattispecie, gli argomenti relativi alla presunta violazione di un tale diritto devono essere respinti sentenze Yusuf, punti 306, 307 e 321 e Kadi, punti 261 e 268 - in particolare, in tale contesto, ove si controverte di misure cautelari che limitano la disponibilità dei beni degli interessati, il rispetto dei loro diritti fondamentali non esige che i fatti e gli elementi di prova ritenuti a loro carico siano loro comunicati, dal momento che il Consiglio di sicurezza o il suo comitato per le sanzioni ritengono che vi ostino motivi riguardanti la sicurezza della comunità internazionale sentenze Yusuf, punto 320, e Kadi, punto 274 - neanche le istituzioni comunitarie erano tenute ad ascoltare i ricorrenti prima dell'adozione del regolamento impugnato sentenza Yusuf, punto 329 o nel contesto della sua adozione e attuazione sentenza Kadi, punto 259 - nell'ambito del ricorso di annullamento del regolamento impugnato, il Tribunale esercita un controllo completo sulla legittimità di tale regolamento per quanto attiene al rispetto, da parte delle istituzioni comunitarie, delle norme di competenza nonché delle norme di legittimità esterna e delle forme sostanziali imposte al loro operato il Tribunale controlla parimenti la legittimità del regolamento impugnato alla luce delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza che tale regolamento deve attuare, segnatamente sotto il profilo dell'adeguatezza formale e sostanziale, della coerenza interna e della proporzionalità del primo rispetto alle seconde il Tribunale controlla anche la legittimità del regolamento impugnato e, indirettamente, la legittimità delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza controverse, alla luce delle norme superiori del diritto internazionale appartenenti allo ius cogens, segnatamente le norme imperative sulla tutela universale dei diritti della persona umana sentenze Yusuf, punti 334, 335 e 337, e Kadi, punti 279, 280 e 282 - per contro, non spetta al Tribunale controllare indirettamente la conformità delle stesse controverse risoluzioni del Consiglio di sicurezza ai diritti fondamentali tutelati dall'ordinamento giuridico comunitario al Tribunale non spetta neanche verificare l'assenza di errori di valutazione dei fatti e degli elementi di prova che il Consiglio ha considerato a sostegno delle misure adottate né, fatto salvo l'ambito limitato definito al precedente trattino, controllare indirettamente l'opportunità e la proporzionalità di tali misure sentenze Yusuf, punti 338 e 339, e Kadi, punti 283 e 284 - entro questi limiti gli interessati non dispongono di alcun rimedio giurisdizionale, poiché il Consiglio di sicurezza non ha ritenuto opportuno individuare un giudice internazionale indipendente con il compito di decidere, in diritto e in fatto, dei ricorsi diretti contro le decisioni individuali adottate dal comitato per le sanzioni sentenze Yusuf, punto 340, e Kadi, punto 285 - la lacuna così constatata al trattino precedente nella tutela giurisdizionale dei ricorrenti non è di per sé contraria allo ius cogens, poiché a il diritto di ricorrere ai tribunali non è assoluto b nella fattispecie, la limitazione del diritto degli interessati di adire un giudice, derivante dall'immunità di giurisdizione di cui godono in via di principio nell'ordinamento giuridico interno degli Stati membri le risoluzioni del Consiglio di sicurezza adottate ai sensi del Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, deve essere considerato inerente a tale diritto c una siffatta limitazione è giustificata sia in base alla natura delle decisioni che il Consiglio di sicurezza è portato ad adottare, ai sensi del detto capitolo VII, sia in base allo scopo legittimo perseguito e d in mancanza di un giudice internazionale competente a controllare la legittimità degli atti del Consiglio di Sicurezza, la costituzione di un organo quale il comitato per le sanzioni e la possibilità, prevista dai testi, di rivolgervisi in qualsiasi momento per riesaminare ogni caso individuale, attraverso un meccanismo formalizzato che coinvolge i governi interessati, rappresentano un altro ragionevole rimedio per tutelare adeguatamente i diritti fondamentali dei ricorrenti riconosciuti dallo ius cogens sentenze Yusuf, punti 341-345, e Kadi, punti 286-290 - gli argomenti sollevati contro il regolamento impugnato e relativi alla violazione del diritto ad un controllo giurisdizionale effettivo devono, di conseguenza, essere respinti sentenze Yusuf, punto 346 e Kadi, punto 291 . 117 Come riconosciuto dal ricorrente all'udienza, il Tribunale ha dato risposta in modo esaustivo, in occasione dell'esame delle cause Yusuf e Kadi, agli argomenti di diritto, sostanzialmente identici, sollevati nella fattispecie dalle parti nei loro atti nell'ambito della seconda e terza parte del secondo motivo v., riguardo ad argomenti analoghi sollevati dalle parti nella causa che ha dato luogo alla sentenza Yusuf, punti 190-225 di tale sentenza, e, riguardo ad argomenti analoghi sollevati dalle parti nella causa che ha dato luogo alla sentenza Kadi, punti 138-175 di tale sentenza . Ciò vale in particolare anche per gli argomenti del ricorrente riguardo al preteso carattere vincolante delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza per gli Stati membri precedente punto 94 , la pretesa incompatibilità delle risoluzioni in questione con le norme fondamentali del diritto internazionale relative alla protezione dei diritti dell'uomo precedente punto 95 e la pretesa violazione dei diritti fondamentali garantiti dalla CEDU precedente punto 98 , segnatamente dal punto di vista della proporzionalità precedente punto 97 , e del diritto ad un ricorso giurisdizionale effettivo precedente punto 101 . 118 Occorre nondimeno aggiungere quanto segue, in risposta agli argomenti più specificamente sviluppati dal ricorrente all'udienza e riguardanti, da un lato, la pretesa mancanza di effettività delle esenzioni e deroghe al congelamento dei fondi previste dal regolamento n. 561/2003, in particolare riguardo all'esercizio di un'attività professionale precedenti punti 99 e 100 e, dall'altro lato, la pretesa invalidità, nella fattispecie, delle conclusioni a cui è pervenuto il Tribunale nelle sentenze Yusuf e Kadi, quanto alla compatibilità con lo ius cogens della constatata lacuna nella protezione giurisdizionale degli interessati precedenti punti 101 e 102 . 119 Riguardo, in primo luogo, alla pretesa mancanza di effettività delle esenzioni e delle deroghe al congelamento dei fondi, occorre ricordare che l'art 2 bis, del regolamento impugnato, inserito in tale regolamento dal regolamento n. 561/2003, adottato a seguito della risoluzione 1452 2002 del Consiglio di sicurezza, prevede tra le altre deroghe ed esenzioni, che a richiesta degli interessati, e salvo opposizione espressa dal comitato per le sanzioni, le competenti autorità nazionali dichiarino inapplicabile il congelamento dei fondi o delle risorse economiche ai fondi o alle risorse economiche di cui esse abbiano stabilito che sono necessari per coprire le spese di base, compresi i pagamenti relativi a generi alimentari, affitti o ipoteche, medicinali e cure mediche, imposte, premi assicurativi e servizi pubblici v. precedente punto 43 . L'utilizzo del termine compresi ripreso dalla terminologia della risoluzione 1452 2002 , indica che né tale risoluzione né il regolamento n. 561/2003 enumerano in modo tassativo o esaustivo le spese di base suscettibili di essere esentate dal congelamento dei fondi. La determinazione dei tipi di spese suscettibili di rispondere a tale qualificazione è quindi lasciata, in larga misura, alla valutazione delle autorità nazionali competenti, responsabili dell'attuazione del regolamento impugnato, sotto la supervisione del comitato per le sanzioni. Inoltre, i fondi necessari a qualunque altra spesa straordinaria possono ormai essere scongelati mediante autorizzazione espressa del comitato per le sanzioni. 120 È assodato che, conformemente a tali disposizioni, l'Irlanda ha chiesto e ottenuto l'accordo del comitato per le sanzioni, nell'agosto 2003, affinché allocazioni di aiuto sociale potessero essere versate al ricorrente, permettendogli così di rispondere ai propri bisogni di base così come a quelli della sua famiglia. Nel dicembre 2003, il comitato per le sanzioni ha autorizzato l'Irlanda ad aumentare l'ammontare delle allocazioni così versate al ricorrente tenuto conto dell'aumento del bilancio nazionale irlandese. Risulta quindi che, lungi dall'avere per oggetto od effetto di sottoporre il ricorrente a qualunque trattamento inumano o degradante, il congelamento dei suoi fondi tiene conto, per quanto possibile, dei suoi bisogni di base e dei suoi diritti fondamentali v., in tal senso, sentenze Yusuf, punti 291 e 312 e Kadi, punti 240 e 265 . 121 Del resto, occorre certamente riconoscere che il congelamento dei fondi del ricorrente, con la sola riserva delle esenzioni e delle deroghe previste dall'articolo 2 bis del regolamento impugnato, costituisce una misura particolarmente drastica nei suoi riguardi, che può addirittura impedirgli di svolgere una vita sociale normale e renderlo interamente dipendente dall'aiuto sociale concessogli dalle autorità irlandesi. 122 È necessario nondimeno ricordare che tale misura costituisce un aspetto delle sanzioni decise dal Consiglio di sicurezza contro Osama bin Laden, la rete Al-Qaeda, nonché i Talibani e altre persone, gruppi, imprese ed entità associati al fine, segnatamente, di prevenire la ripetizione di attacchi terroristici del tipo di quelli commessi negli Stati Uniti l'11 settembre 2001 sentenze Yusuf, punti 295-297 e Kadi punti 244 e 246 . 123 Orbene, qualsiasi provvedimento di sanzione di tale tipo ha, per definizione, conseguenze negative sui diritti di proprietà e sul libero esercizio delle attività professionali, con danni per soggetti che non hanno alcuna responsabilità riguardo alla situazione che ha condotto all'adozione delle sanzioni stesse sentenza della Corte 30 luglio 1996, causa C-84/95, Bosphorus, Racc. pag. I-3953, punto 22 . L'importanza degli obiettivi perseguiti dal regolamento che prevede tali sanzioni è nondimeno di natura tale da giustificare eventuali conseguenze negative, anche di un certo peso, per taluni operatori sentenza Bosphorus, cit., punto 23 . 124 Nella sentenza Bosphorus, di cui al precedente punto 123, la Corte ha stabilito che il sequestro di un aeromobile di proprietà di un soggetto stabilito nella Repubblica federale di Iugoslavia, ma dato in locazione ad un operatore economico esterno innocente e in buona fede non era incompatibile con i diritti fondamentali riconosciuti dal diritto comunitario con riguardo all'obiettivo di interesse generale fondamentale per la Comunità internazionale vale a dire porre fine allo stato di guerra nella regione e alle massicce violazioni dei diritti dell'uomo e del diritto umanitario internazionale nella Repubblica di Bosnia ed Erzegovina. Nella sentenza 30 giugno 2005, n. 45036/98, Bosphorus c. Irlanda non ancora pubblicata nel Recueil des arr ts et décisions , la Corte europea dei diritti dell'uomo ha ritenuto, anch'essa, che il sequestro dell'aeromobile in questione non avesse comportato la violazione della CEDU punto 167 tenuto conto, segnatamente, della natura dell'ingerenza controversa e dell'interesse generale che perseguivano il sequestro e il regime delle sanzioni punto 166 . 125 A maggior ragione si deve ritenere, nella presente fattispecie, che il congelamento dei fondi, dei capitali finanziari e delle altre risorse economiche delle persone identificate dal Consiglio di sicurezza come associate a Osama bin Laden, alla rete Al-Qaeda, e ai Talibani non è incompatibile con i diritti fondamentali della persona umana rientrante nello ius cogens, considerato il fondamentale obiettivo d'interesse generale per la Comunità internazionale che consiste nel lottare con tutti i mezzi, conformemente alla Carta delle Nazioni Unite, contro le minacce alla pace e alla sicurezza internazionale derivanti da atti di terrorismo v., in tal senso, sentenza Yusuf, punto 298 e Kadi, punto 247 . 126 Si deve osservare peraltro che il regolamento impugnato e le risoluzioni del consiglio di sicurezza che tale regolamento attua, non impediscono al ricorrente di vivere una vita personale, familiare e sociale soddisfacente, tenuto conto delle circostanze. Così, secondo l'interpretazione data al riguardo all'udienza dal Consiglio, e che occorre accogliere, l'uso a fini strettamente personali delle risorse economiche congelate, quali una casa d'abitazione o un'automobile, non è di per sé vietato da tali atti. Ciò vale anche, a maggior ragione, per ciò che riguarda i beni di consumo corrente. 127 Occorre accogliere anche, la tesi sostenuta dal Consiglio all'udienza, secondo cui il regolamento impugnato e le risoluzioni del Consiglio di sicurezza che tale regolamento attua non impediscono di per sé al ricorrente di esercitare un'attività professionale dipendente o indipendente, contrariamente a quanto da lui sostenuto, ma colpiscono essenzialmente la riscossione dei redditi di una tale attività. 128 In primo luogo, in effetti, nessuna disposizione di tali atti è diretta espressamente all'esercizio di una tale attività né per vietarla né per regolarla. 129 In secondo luogo, gli atti in causa non sono diretti ad impedire l'acquisizione in quanto tale di fondi e di risorse economiche da parte degli interessati, ma si limitano a prescrivere il congelamento di tali fondi e risorse economiche così come ad impedire la loro messa a disposizione o la loro utilizzazione a favore di essi, se non a fini strettamente personali, così come detto al precedente punto 126. Di conseguenza, non è tanto l'esercizio di un'attività professionale dipendente o indipendente quanto piuttosto la libera riscossione dei redditi di tale attività che è regolamentata da tali atti. 130 In terzo luogo, l'articolo 2 bis, del regolamento impugnato permette di rendere inapplicabile l'articolo 2 di tale regolamento, alle condizioni determinate da tale disposizione, a ogni tipo di fondi o di risorse economiche, comprese dunque le risorse economiche necessarie all'esercizio di un'attività professionale dipendente o indipendente e i fondi percepiti o da percepire nell'ambito di una tale attività. Benché l'articolo 2 bis costituisca una disposizione derogatoria rispetto a quella dell'articolo 2, esso non può essere interpretato restrittivamente, considerato l'obiettivo di ordine umanitario che manifestamente persegue. 131 Così, nella fattispecie, tanto la concessione al ricorrente di una licenza come tassista e la locazione da parte sua di un'automobile, in quanto risorse economiche , quanto i redditi professionali provenienti da un'attività di tassista, in quanto fondi , sono, in linea di principio, suscettibili di essere oggetto di una deroga al congelamento dei fondi e delle risorse economiche del ricorrente, all'occorrenza alle condizioni e nei limiti fissati da una delle autorità competenti degli Stati membri indicate nell'allegato II al regolamento impugnato o dal comitato per le sanzioni. 132 Tuttavia, come rilevato dal Consiglio all'udienza, è a tali autorità nazionali, le quali sono meglio situate per tenere in considerazione le particolari circostanze di ogni caso di specie, che spetta, in primo luogo, di stabilire che una tale deroga possa essere concessa e, in secondo luogo, di provvedere al suo controllo e alla sua attuazione, nel rispetto del congelamento dei fondi dell'interessato. Così, nella fattispecie, potrà spettare a tali autorità di organizzare i controlli destinati a verificare che i redditi professionali percepiti dal ricorrente nell'esercizio della sua attività di tassista non oltrepassino il limite che è ritenuto necessario per le sue spese di base. Per contro, un eventuale rifiuto di concedere al ricorrente una licenza da tassista deciso da tali autorità senza considerazione dei suoi bisogni di base o straordinari e senza consultazione del comitato per le sanzioni, deriverebbe a priori da un'interpretazione o da un'applicazione non corretta del regolamento impugnato. 133 In tale contesto, non occorre rimettere in causa la valutazione effettuata dal Tribunale nelle sentenze Yusuf e Kadi riguardo agli argomenti sviluppati più specificamente dal ricorrente all'udienza e concernenti la pretesa ineffettività delle esenzioni e delle deroghe al congelamento dei fondi previsti dal regolamento n. 561/2003. 134 Riguardo, in secondo luogo, alla pretesa invalidità nel caso di specie delle conclusioni alle quali è pervenuto il Tribunale nelle sentenze Yusuf e Kadi quanto alla compatibilità con lo ius cogens della lacuna constatata nella protezione giurisdizionale degli interessati, il ricorrente deduce, da un lato, la natura di confisca del congelamento dei suoi fondi, e dall'altro lato, l'inefficacia del meccanismo di riesame delle misure individuali di congelamento dei fondi decise dal Consiglio di sicurezza ed attuate dal regolamento impugnato. 135 Per ciò che riguarda, innanzitutto, la pretesa natura di confisca del congelamento dei fondi del ricorrente, occorre ricordare che il Tribunale ha stabilito nelle sentenze Yusuf punto 299 e Kadi punto 248 che il congelamento dei capitali è una misura cautelare che, a differenza di una confisca, non lede la sostanza stessa del diritto di proprietà degli interessati sulle loro disponibilità finanziarie, ma soltanto il relativo utilizzo. Nella sua valutazione della compatibilità di una tale misura con lo ius cogens, in quanto essa non sia sottoposta ad un controllo giurisdizionale, il Tribunale ha inoltre attribuito un'importanza significativa al fatto che, lungi dal prevedere misure dall'applicazione di durata illimitata o indeterminata, le risoluzioni via via adottate dal Consiglio di sicurezza hanno sempre previsto un meccanismo di riesame dell'opportunità di mantenere tali misure dopo un lasso di tempo di 12 o 18 mesi al massimo sentenze Yusuf, punto 344, e Kadi, punto 289 . 136 Orbene, il ricorrente non ha dedotto alcun elemento o argomento idonea a rimettere in causa la fondatezza di tali valutazioni nel particolare caso di specie. Al contrario, dette valutazioni hanno nel frattempo trovato conferma nella circostanza che, come le quattro risoluzioni che la hanno preceduta v. precedenti punti 18, 30, 40 e 46 la risoluzione 1617 2005 , adottata il 29 luglio 2005, ovvero nel termine massimo di 18 mesi previsto dalla precedente risoluzione 1526 2004 ha previsto nuovamente un meccanismo di riesame entro 17 mesi o prima v. precedente punto 48 . 137 Per ciò che riguarda, in secondo luogo, l'efficacia del meccanismo di riesame delle misure individuali di congelamento dei fondi decise dal Consiglio di sicurezza e attuate con il regolamento impugnato occorre ricordare, oltre alle constatazioni riassunte al precedente punto 116, che nelle sentenze Yusuf punto 309 e seguenti e Kadi punti 262 e seguenti , il Tribunale ha rilevato che gli interessati potevano rivolgersi al comitato per le sanzioni, ricorrendo alle loro autorità nazionali, allo scopo di ottenere la propria cancellazione dall'elenco delle persone colpite dalle sanzioni oppure una deroga al congelamento dei capitali. 138 Sulla base delle misure considerate al paragrafo 4, lett. b della risoluzione 1267 1999 , al paragrafo 8, lett. c della risoluzione 1333 2000 e ai paragrafi 1 e 2 della risoluzione 1390 2002 e enunciate nuovamente al paragrafo 1, della risoluzione 1526 2004 e della risoluzione 1617 2005 , il comitato per le sanzioni è in effetti incaricato di aggiornare regolarmente la lista delle persone ed entità i cui fondi devono essere congelati ai sensi di dette risoluzioni del Consiglio di sicurezza. 139 Per quanto riguarda, in particolare, una richiesta di riesame di un caso individuale, al fine di ottenere la cancellazione dell'interessato dall'elenco delle persone colpite dalle sanzioni, le direttive per la condotta dei lavori del [comitato per le sanzioni] in prosieguo le direttive , adottate il 7 novembre 2002 e emendate il 10 aprile 2003 v. precedente punto 67 e riviste senza modifiche sostanziali il 21 dicembre 2005, prevedono, quanto segue nella loro sezione 8, intitolata Cancellazione dalla lista a Fermi restando i procedimenti disponibili, una persona, gruppo, impresa o entità incluso nell'elenco riepilogativo del [comitato per le sanzioni] può presentare al governo del paese di residenza o cittadinanza una richiesta di riesame del suo caso. Il richiedente deve motivare la sua domanda di cancellazione dalla lista, fornire tutte le informazioni pertinenti e chiedere il sostegno del governo. b Il governo cui è presentata la richiesta il governo interpellato deve esaminare tutte le informazioni pertinenti e contattare in forma bilaterale il governo che ha inizialmente proposto l'iscrizione nell'elenco il governo proponente l'iscrizione per richiedere ulteriori informazioni e consultarsi sulla richiesta di cancellazione. c Anche il governo proponente l'iscrizione può chiedere ulteriori informazioni al paese di residenza o di cittadinanza del richiedente. Il governo interpellato e il governo proponente l'iscrizione possono, all'occorrenza, consultare il presidente del [comitato per le sanzioni] nel corso di tali consultazioni bilaterali. d Qualora il governo interpellato, dopo aver esaminato le informazioni integrative, desideri dar seguito ad una richiesta di cancellazione, deve cercare di convincere il governo proponente l'iscrizione a presentare al [comitato per le sanzioni], da solo o con altri governi, una richiesta di cancellazione. Nell'ambito del procedimento di approvazione tacita, il governo interpellato può presentare al [comitato per le sanzioni ] una richiesta di cancellazione non accompagnata da una richiesta del governo proponente l'iscrizione. e Il [comitato per le sanzioni] adotta le sue decisioni all'unanimità. Qualora i suoi membri non raggiungano un accordo su una data questione, il presidente inizia nuove consultazioni atte a facilitare l'unanimità. Qualora, a conclusione di tali consultazioni, non si raggiunga l'unanimità, la questione è sottoposta al Consiglio di sicurezza. Data la specificità dell'informazione, il presidente può incoraggiare gli scambi bilaterali tra gli Stati membri interessati al fine di chiarire la questione prima di adottare una decisione . 140 Il Tribunale ha già constatato che, adottando tali direttive, il Consiglio di sicurezza aveva voluto tener conto, per quanto possibile, dei diritti fondamentali delle persone incluse nell'elenco del comitato per le sanzioni e in particolare dei diritti della difesa sentenze Yusuf, punto 312 e Kadi punto 265 . L'importanza che il Consiglio di sicurezza attribuisce al rispetto di tali diritti si evince d'altro canto chiaramente dalla sua risoluzione 1526 2004 . Ai sensi del punto 18 di tale risoluzione, il Consiglio di sicurezza incoraggia vivamente tutti gli Stati a comunicare, per quanto possibile, alle persone o entità incluse nell'elenco del [comitato per le sanzioni] le misure adottate [contro di loro], le direttive del [comitato per le sanzioni] e la risoluzione 1452 2002 . 141 Se, certamente, la procedura sopra descritta non conferisce direttamente agli interessati stessi il diritto di farsi ascoltare dal comitato per le sanzioni, unica autorità competente a pronunciarsi, su richiesta di uno Stato, sul riesame dei loro casi, di modo che essi dipendono, essenzialmente, dalla tutela diplomatica che gli Stati accordano ai propri cittadini, una siffatta limitazione del diritto di essere ascoltati non può essere ritenuta inammissibile alla luce delle norme imperative di ordine pubblico internazionale. Al contrario, trattandosi di confutare il merito di decisioni che dispongono il congelamento dei capitali di persone o entità sospettate di contribuire al finanziamento del terrorismo internazionale, adottate dal Consiglio di sicurezza tramite il suo comitato per le sanzioni, ai sensi del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, in base ad informazioni comunicate dagli Stati e dalle organizzazioni regionali, è normale che il diritto degli interessati ad essere ascoltati sia strutturato nell'ambito di un procedimento amministrativo a vari livelli in cui le autorità nazionali di cui all'allegato II del regolamento impugnato svolgono un ruolo essenziale sentenze Yusuf, punti 314 e 315, e Kadi, punti 267 e 268 v. anche, per analogia, ordinanza del Presidente della Seconda Sezione del Tribunale 2 agosto 2000, causa T-189/00 R, Invest Import und Export e Invest commerce/Commissione, Racc. pag. II-2993 . 142 Benché il comitato per le sanzioni adotti le sue decisioni all'unanimità, l'effettività della procedura di richiesta di cancellazione è garantita da un lato, dai diversi meccanismi formali di consultazione atti a facilitare tale unanimità, previsti alla sezione 8, lett. b - e delle direttive e, dall'altro lato, dall'obbligo che incombe su tutti gli Stati membri dell'ONU, compresi quelli che sono membri di tale comitato, di agire in buona fede nell'ambito di tale procedimento, conformemente al principio generale di diritto internazionale secondo il quale ogni trattato in vigore vincola le parti e deve essere eseguito da esse in buona fede pacta sunt servanda , sancito dall'articolo 26 della convenzione di Vienna 23 maggio 1969, sul diritto dei trattati. A tal riguardo, occorre sottolineare che le direttive si impongono a tutti gli Stati membri dell'ONU, in virtù dei loro obblighi giuridici internazionali conformemente alle risoluzioni in questione del Consiglio di sicurezza. In particolare, deriva dal paragrafo 9 della risoluzione 1267 1999 , dal paragrafo 19 della risoluzione 1333 2000 e dal paragrafo 7 della risoluzione 1390 2002 che tutti gli Stati sono tenuti a cooperare pienamente con il comitato per le sanzioni nell'esecuzione delle sue funzioni, segnatamente comunicandogli gli elementi di informazione che gli possono essere necessari ai sensi di tali risoluzioni. 143 Per ciò che riguarda più particolarmente il governo interpellato, che è quello a cui la domanda di cancellazione è diretta e che quindi, nella maggior parte dei casi, è quello del paese di residenza o di nazionalità dell'interessato, l'effettività di tale procedimento di cancellazione è per di più garantita dall'obbligo che gli incombe, ai sensi della sezione 8, lett. b delle direttive, di esaminare tutte le informazioni pertinenti fornite dall'interessato e successivamente di contattare bilateralmente il governo che ha proposto l'iscrizione. 144 Occorre aggiungere, in tale contesto, che obblighi particolari incombono agli Stati membri della Comunità quando questi sono aditi con una domanda di cancellazione. 145 In effetti, avendo il comitato per le sanzioni, con le sue direttive, interpretato le risoluzioni in questione del Consiglio di sicurezza nel senso che esse attribuiscono agli interessati il diritto di sottoporre una richiesta di riesame del proprio caso al governo del paese nel quale essi risiedono, o di cui essi sono cittadini, al fine di ottenere la cancellazione dalla lista contestata v., i precedenti punti 138 e 139 , occorre interpretare e applicare nello stesso senso il regolamento impugnato che costituisce l'attuazione di dette risoluzioni nella Comunità v., in tal senso, sentenze Kadi, punto 276 e Yusuf, punto 225 . Tale diritto deve, pertanto, essere qualificato come diritto garantito non solo da dette direttive, ma anche dall'ordinamento giuridico comunitario. 146 Ne consegue che, tanto nell'ambito dell'esame di una tale richiesta, quanto nell'ambito delle consultazioni e dei passi tra gli Stati che possono risultarne in virtù della sezione 8 delle direttive, gli Stati membri sono tenuti conformemente all'articolo 6 UE, a rispettare i diritti fondamentali degli interessati, come garantiti dalla CEDU e come risultano dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri come principi generali del diritto comunitario, dal momento che il rispetto di tali diritti fondamentali non sembra atto ad ostacolare la buona esecuzione dei loro obblighi a titolo della Carta delle Nazioni Unite v., a contrario, sentenza Yusuf, punto 240 e Kadi, punto 190 . 147 Gli Stati membri devono anche provvedere, per quanto possibile, a che gli interessati abbiano la possibilità di far valere utilmente il loro punto di vista dinanzi alle autorità nazionali competenti, nell'ambito di una domanda di riesame del loro caso. Peraltro, il margine di valutazione che occorre riconoscere a tali autorità, in detto contesto, deve essere esercitato in modo da tenere dovutamente conto delle difficoltà che possono avere gli interessati ad assicurarsi una protezione effettiva dei loro diritti considerato il contesto e la natura specifica delle misure che li interessano. 148 Così, gli Stati membri non possono, per rifiutare di iniziare il procedimento di riesame previsto dalle direttive, fondarsi sul solo motivo che gli interessati non sono in grado di fornire informazioni precise e pertinenti a sostegno della loro domanda, nel caso in cui costoro non abbiano potuto prendere conoscenza, a causa del loro carattere confidenziale, dei motivi precisi a fondamento del loro inserimento nella lista contestata o degli elementi di prova su cui tali motivi si fondano. 149 Allo stesso modo, considerata la circostanza, ricordata al precedente punto 141, secondo la quale gli interessati non hanno il diritto di farsi ascoltare personalmente dal comitato per le sanzioni, di modo che essi dipendono, in sostanza, dalla protezione diplomatica che lo Stato accorda ai propri cittadini, gli Stati membri sono tenuti a provvedere sollecitamente affinché il caso degli interessati sia presentato senza ritardo e in modo leale e imparziale al detto comitato, per il suo riesame, se ciò sembra oggettivamente giustificato riguardo alle pertinenti informazioni fornite. 150 Va aggiunto che, come rilevato dal Tribunale, seguendo la posizione del Regno Unito, nelle sentenze Yusuf punto 317 e Kadi punto 270 , gli interessati hanno la possibilità di proporre un ricorso giurisdizionale fondato sul diritto interno dello Stato del governo interpellato, e persino direttamente sul regolamento impugnato e sulle risoluzioni pertinenti del Consiglio di sicurezza da questo attuate, contro un eventuale rifiuto abusivo dell'autorità nazionale competente di sottoporre il loro caso al comitato per le sanzioni al fine di un riesame e più in generale contro ogni violazione da parte di detta autorità nazionale, del diritto degli interessati di richiedere il riesame del loro caso. Al momento dell'udienza nella presente causa, il Consiglio ha anche richiamato, in tal senso, una decisione di un organo giurisdizionale di uno Stato membro che ha condannato tale Stato membro a richiedere, con procedura d'urgenza, al comitato per le sanzioni di cancellare il nome di due persone dalla lista contestata comminandogli una penalità di mora [Tribunale di primo grado di Bruxelles Quarta Sezione , sentenza 11 febbraio 2005 nella causa Nabil Sayadi e Patricia Vinck c. Stato belga]. 151 A tal riguardo, occorre anche ricordare che, secondo una giurisprudenza costante della Corte v., sentenza della Corte 8 novembre 2005, causa C-443/03, Leffler, non ancora pubblicata in Racc., punti 49 e 50 e la giurisprudenza citata , in mancanza di disciplina comunitaria, spetta all'ordinamento giuridico interno di ciascuno Stato membro stabilire le modalità procedurali dei ricorsi giurisdizionali intesi a garantire la tutela dei diritti spettanti ai singoli in forza delle norme di diritto comunitario aventi effetto diretto. La Corte ha precisato che tali modalità non devono essere meno favorevoli di quelle riguardanti diritti che trovino origine nell'ordinamento giuridico interno principio di equivalenza e che non devono rendere praticamente impossibile o eccessivamente difficile l'esercizio dei diritti conferiti dall'ordinamento giuridico comunitario principio di effettività . Peraltro, il principio di effettività deve indurre il giudice nazionale ad applicare le modalità procedurali previste dal suo ordinamento giuridico interno soltanto qualora esse non pregiudichino la ratio del rilevante atto comunitario. 152 Ne consegue che, nell'ambito di un ricorso che deduca una violazione, da parte delle autorità nazionali competenti, del diritto degli interessati a domandare il riesame del loro caso al fine di ottenere la loro cancellazione dalla lista contestata, è compito del giudice nazionale applicare, in via di principio, il proprio diritto nazionale provvedendo nel contempo affinché sia garantita la piena efficacia del diritto comunitario, il che può indurlo a disapplicare, ove occorra, una norma nazionale che vi si opponga v., sentenza Leffler, cit. al precedente punto 151, punto 51 e la giurisprudenza citata , come una norma che escludesse un controllo giurisdizionale sul rifiuto da parte delle autorità nazionali di agire al fine di assicurare la protezione diplomatica dei propri cittadini. 153 Nella fattispecie, il ricorrente ha sostenuto all'udienza che le autorità irlandesi l'avevano informato, con lettera 10 ottobre 2005, del fatto che la sua domanda di cancellazione dalla lista contestata, proposta il 5 febbraio 2004, era ancora in corso di esame da parte di tali autorità. Se intende così contestare la mancanza di leale cooperazione delle autorità irlandesi nei suoi confronti, il ricorrente deve, all'occorrenza, avvalersi delle possibilità di ricorso giurisdizionale fondato sul diritto interno di cui si è discusso qui sopra. 154 In ogni caso, una tale mancanza di cooperazione, supponendo che fosse accertata, non implicherebbe assolutamente che il procedimento di cancellazione previsto dalle direttive sia di per sé inefficace v., per analogia, ordinanza del Presidente del Tribunale 15 marzo 2003, causa T-43/07 R, Sison/Consiglio, Racc. pag. II-2047, punto 39 e la giurisprudenza citata . 155 In tale contesto, non occorre rimettere in questione la valutazione effettuata dal Tribunale nelle sentenze Yusuf e Kadi riguardo ad argomenti sviluppati più specificamente dal ricorrente all'udienza e concernenti la pretesa incompatibilità con lo ius cogens della constatata lacuna nella protezione giurisdizionale degli interessati. 156 Infine, nei limti in cui le sentenze Yusuf e Kadi non rispondano all'argomento del ricorrente secondo il quale gli Stati membri dell'ONU non sarebbero tenuti ad applicare tali e quali le misure che il Consiglio di sicurezza li invita ad adottare, è a ragione che il Regno Unito obietta che l'articolo 39 della Carta delle Nazioni Unite effettua una distinzione tra le raccomandazioni che non hanno forza vincolante e le decisioni che hanno forza vincolante. Nella fattispecie, le sanzioni previste al paragrafo 8, lett. c , della risoluzione 1333 2000 sono state adottate proprio attraverso una decisione . Allo stesso modo, al paragrafo 1, della risoluzione 1390 2002 , il Consiglio di sicurezza ha deciso di mantenere le misure imposte con detta disposizione. Tale argomento deve quindi anch'esso essere respinto. 157 Considerato quanto precede, la seconda e la terza parte del secondo motivo devono essere respinte. Pertanto, questo motivo deve essere respinto nella sua totalità. Sul terzo motivo concernente la violazione di una forma sostanziale Argomenti delle parti 158 Il ricorrente sostiene che il Consiglio ha violato una forma sostanziale in quanto non avrebbe spiegato adeguatamente le ragioni per le quali considerava che nella fattispecie fosse necessario adottare una normativa comunitaria piuttosto che una normativa nazionale. La motivazione fornita a tal riguardo dal quarto considerando del regolamento impugnato, ovvero l'obiettivo di in particolare evitare distorsioni della concorrenza , non sarebbe fondato nei fatti. 159 Il Consiglio e il Regno Unito ritengono che il presente mezzo si confonda con quella concernente la violazione del principio di sussidiarietà e rinviano alle loro osservazioni di risposta a tale ultimo motivo. Nella misura in cui il ricorrente sostiene che il regolamento impugnato non espone le ragioni per le quali un'azione comunitaria è stata considerata appropriata e necessaria, il Regno Unito contesta che ciò sia il caso, visti i considerando di detto regolamento. Per quanto il ricorrente richiami, più specificamente, un vizio di motivazione in relazione all'obiettivo addotto di evitare una distorsione della concorrenza, il Consiglio obietta che la motivazione del regolamento impugnato deve essere esaminata globalmente e non isolando una singola frase in una pagina dei considerando. Giudizio del Tribunale 160 Con questo motivo il ricorrente deduce un doppio vizio di motivazione. 161 In primo luogo, il ricorrente rimprovera al Consiglio di non aver esposto adeguatamente le ragioni per le quali esso ha considerato che fosse necessaria, nella fattispecie, l'adozione di una normativa comunitaria piuttosto che adottare normative nazionali. 162 Tale censura non è fondata dato che i considerando del regolamento impugnato rinviano, da un lato, agli articoli 60 CE, 301 CE e 308 CE, e dall'altro lato, alla posizione comune 2002/402. Se è vero che il Tribunale ha constatato nelle sentenze Yusuf punto 138 e Kadi punto 102 che il preambolo del regolamento impugnato era particolarmente sintetico su tale questione, una tale motivazione risulta peraltro sufficiente. Quanto alle ragioni per le quali in tale posizione comune si è considerato che fosse necessaria un'azione della Comunità, esse sono quelle dell'Unione e non della Comunità e non dovevano quindi essere esposte nell'atto comunitario stesso. 163 In secondo luogo, il ricorrente sostiene che la motivazione esposta al quarto considerando del regolamento impugnato, ovvero l'obiettivo di evitare distorsioni della concorrenza , non ha fondamento nei fatti. 164 È vero che il Tribunale ha constatato nelle sentenze Yusuf punti 141 e 150 e Kadi punti 105 e 114 che affermare la sussistenza di un rischio di distorsione della concorrenza, che, secondo il suo preambolo, il regolamento impugnato avrebbe lo scopo di prevenire, non convince e che le misure controverse nel caso di specie non potevano essere legittimate in base all'obiettivo di cui all'articolo 3, n. 1, lett. c e g , CE. 165 Tuttavia, come rilevato a giusto titolo dal Consiglio, la motivazione di un regolamento deve essere esaminata nella sua interezza. Secondo la giurisprudenza, il vizio di forma consistente in un regolamento nel fatto che uno dei suoi considerando contiene un'indicazione erronea in fatto, non può portare all'annullamento di tale atto, se gli altri considerando di detto regolamento forniscono una motivazione di per sé sufficiente sentenza della Corte 20 ottobre 1987, causa 119/86, Spagna/Consiglio e Commissione, racc. pag. 4121, punto 51 e sentenza del Tribunale 21 gennaio 1999, cause riunite T-129/95, T-2/96 e T-97/96, Neue Maxh tte Stahlwerke e Lech-Stahlwerke/Commissione, Racc. pag. II-17, punto 160 . Questo è il caso nella presente fattispecie. 166 Al riguardo, occorre ricordare che, la motivazione richiesta dall'articolo 253 CE deve far apparire in maniera chiara e inequivocabile l'iter logico seguito dal Consiglio, onde consentire agli interessati di conoscere le ragioni del provvedimento adottato e onde permettere al giudice comunitario di esercitare il proprio controllo. L'adempimento dell'obbligo di motivazione va peraltro valutato con riferimento non solo al testo dell'atto, ma anche al contesto di quest'ultimo e all'insieme delle norme giuridiche che disciplinano in concreto la materia in questione. Ove si tratti, come nella fattispecie, di un atto destinato ad un'applicazione generale, la motivazione può limitarsi ad indicare, da un lato, la situazione complessiva che ha condotto alla sua adozione e, dall'altro, gli obiettivi generali che esso si prefigge v., sentenza della Corte 10 gennaio 2006, causa C-344/04, International Air Transport Association e.a., non ancora pubblicata in raccolta, punti 66 e 67 e la giurisprudenza citata . 167 Nella fattispecie i visti del regolamento impugnato ed i considerando dal primo al settimo sono pienamente sufficienti a tale scopo come risulta dalle sentenze Yusuf punti 158 e seguenti e Kadi punti 122 e seguenti . 168 Peraltro, nella misura in cui il regolamento impugnato menziona specificamente il ricorrente, nel suo allegato I, come persona che deve essere oggetto di una misura individuale di congelamento dei fondi, esso è sufficientemente motivato dal rinvio, effettuato dal suo articolo 2, alla designazione corrispondente operata dal comitato per le sanzioni. 169 Ne discende che il terzo motivo dev'essere respinto. 170 Dato che nessuno dei motivi invocati dal ricorrente a sostegno del suo ricorso è fondato, occorre rigettare quest'ultimo. Sulle spese 171 Ai sensi dell'articolo 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese, se ne è stata fatta domanda. Poiché il Consiglio ne ha fatto domanda, il ricorrente, rimasto soccombente, va condannato alle spese. 172 Tuttavia, ai termini dell'art 87, n. 4, primo comma, del regolamento di procedura, gli Stati membri e le Istituzioni che sono intervenute in causa sopportano le loro spese. PQM Il tribunale Seconda Sezione dichiara e statuisce 1 Il ricorso è respinto. 2 Il ricorrente è condannato a sopportare, oltre alle proprie, le spese del Consiglio 3 Il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e la Commissione sopporteranno le proprie spese.

Tribunale europeo di primo grado - Seconda sezione - sentenza 12 luglio 2006 Presidente Pirrung, - Relatore Plingers, Causa T-49/04 Common foreign and security policy - Restrictive measures taken against persons and entities associated with Usama bin Laden, the Al-Qaeda network and the Taliban - Competence of the Community - Freezing of funds - Fundamental rights - Jus cogens - Review by the Court - Action for annulment and damages Ricorrente Faraj Hassan - controricorrente Commission of the European Communities 1 Under Article 24 1 of the Charter of the United Nations, signed at San Francisco United States of America on 26 June 1945, the members of the United Nations 'confer on the Security Council primary responsibility for the maintenance of international peace and security, and agree that in carrying out its duties under this responsibility the Security Council acts on their behalf'. 2 Under Article 25 of the Charter of the United Nations, '[t]he Members of the [UN] agree to accept and carry out the decisions of the Security Council in accordance with the present Charter'. 3 Article 41 of the Charter of the United Nations states 'The Security Council may decide what measures not involving the use of armed force are to be employed to give effect to its decisions, and it may call upon the Members of the United Nations to apply such measures. These may include complete or partial interruption of economic relations and of rail, sea, air, postal, telegraphic, radio, and other means of communication, and the severance of diplomatic relations'. 4 By virtue of Article 48 2 of the Charter of the United Nations, the decisions of the Security Council for the maintenance of international peace and security 'shall be carried out by the Members of the United Nations directly and through their action in the appropriate international agencies of which they are members'. 5 According to Article 103 of the Charter of the United Nations, '[i]n the event of a conflict between the obligations of the Members of the United Nations under the present Charter and their obligations under any other international agreement, their obligations under the present Charter shall prevail.' Background to the dispute 6 On 15 October 1999 the Security Council of the United Nations 'the Security Council' adopted Resolution 1267 1999 , in which it inter alia condemned the fact that Afghan territory continued to be used for the sheltering and training of terrorists and planning of terrorist acts, reaffirmed its conviction that the suppression of international terrorism was essential for the maintenance of international peace and security, deplored the fact that the Taliban continued to provide safe haven to Usama bin Laden and to allow him and others associated with him to operate a network of terrorist training camps from territory held by the Taliban and to use Afghanistan as a base from which to sponsor international terrorist operations. In the second paragraph of the resolution the Security Council demanded that the Taliban should without further delay turn Usama bin Laden over to the appropriate authorities. In order to ensure compliance with that demand, paragraph 4 b of Resolution 1267 1999 provides that all the States must, in particular, 'freeze funds and other financial resources, including funds derived or generated from property owned or controlled directly or indirectly by the Taliban, or by any undertaking owned or controlled by the Taliban, as designated by the Committee established by paragraph 6 below, and ensure that neither they nor any other funds or financial resources so designated are made available, by their nationals or by any persons within their territory, to or for the benefit of the Taliban or any undertaking owned or controlled, directly or indirectly, by the Taliban, except as may be authorised by the Committee on a case-by-case basis on the grounds of humanitarian need.' 7 In paragraph 6 of Resolution 1267 1999 the Security Council decided to establish, in accordance with rule 28 of its provisional rules of procedure, a committee of the Security Council composed of all its members 'the Sanctions Committee' , responsible in particular for ensuring that the States implement the measures imposed by paragraph 4, designating the funds or other financial resources referred to in paragraph 4 and considering requests for exemptions from the measures imposed by paragraph 4 . 8 Taking the view that action by the Community was necessary in order to implement that resolution, on 15 November 1999 the Council adopted Common Position 1999/727/CFSP concerning restrictive measures against the Taliban OJ 1999 L 294, p. 1 . Article 2 of that Common Position prescribes the freezing of funds and other financial resources held abroad by the Taliban under the conditions set out in Security Council Resolution 1267 1999 . 9 On 14 February 2000, on the basis of Articles 60 EC and 301 EC, the Council adopted Regulation EC No 337/2000 concerning a flight ban and a freeze of funds and other financial resources in respect of the Taliban of Afghanistan OJ 2000 L 43, p. 1 . 10 On 19 December 2000 the Security Council adopted Resolution 1333 2000 , demanding, inter alia, that the Taliban should comply with Resolution 1267 1999 , and, in particular, that they should cease to provide sanctuary and training for international terrorists and their organisations and turn Usama bin Laden over to appropriate authorities to be brought to justice. The Security Council decided in particular to strengthen the flight ban and freezing of funds imposed under Resolution 1267 1999 . Accordingly paragraph 8 c of Resolution 1333 2000 provides that the States are, inter alia, '[t]o freeze without delay funds and other financial assets of Usama bin Laden and individuals and entities associated with him as designated by the [Sanctions Committee], and including funds derived or generated from property owned or controlled directly or indirectly by Usama bin Laden and individuals and entities associated with him, and to ensure that neither they nor any other funds or financial resources are made available, by their nationals or by any persons within their territory, directly or indirectly for the benefit of Usama bin Laden, his associates or any entities owned or controlled, directly or indirectly, by Usama bin Laden or individuals and entities associated with him including the Al-Qaeda organisation'. 11 In the same provision, the Security Council instructed the Sanctions Committee to maintain an updated list, based on information provided by the States and regional organisations, of the individuals and entities designated as associated with Usama bin Laden, including those in the Al-Qaeda organisation. 12 In paragraph 17 of Resolution 1333 2000 , the Security Council called upon all Member States and all international and regional organisations, including the United Nations and its specialised agencies, to act strictly in accordance with the provisions of that resolution, notwithstanding the existence of any rights or obligations conferred or imposed by any international agreement. 13 In paragraph 23 of Resolution 1333 2000 , the Security Council decided that the measures imposed inter alia by paragraph 8 were to be established for 12 months and that, at the end of that period, it would decide whether to extend them for a further period on the same conditions. 14 Taking the view that action by the Community was necessary in order to implement that resolution, on 26 February 2001 the Council adopted Common Position 2001/154/CFSP concerning additional restrictive measures against the Taliban and amending Common Position 96/746/CFSP OJ 2001 L 57, p. 1 . Article 4 of that Common Position provides 'Funds and other financial assets of Usama bin Laden and individuals and entities associated with him, as designated by the Sanctions Committee, will be frozen, and funds or other financial resources will not be made available to Usama bin Laden and individuals or entities associated with him as designated by the Sanctions Committee, under the conditions set out in [Resolution 1333 2000 ].' 15 On 6 March 2001, on the basis of Articles 60 EC and 301 EC, the Council adopted Regulation EC No 467/2001 prohibiting the export of certain goods and services to Afghanistan, strengthening the flight ban and extending the freeze of funds and other financial resources in respect of the Taliban of Afghanistan, and repealing Regulation No 337/2000 OJ 2001 L 67, p. 1 . This measure puts into effect in the Community the measures provided by Security Council Resolution 1333 2000 and Common Position 2001/154/CFSP. 16 On 16 January 2002 the Security Council adopted Resolution 1390 2002 , which lays down the measures to be directed against Usama bin Laden, members of the Al-Qaeda network and the Taliban and other associated individuals, groups, undertakings and entities. Articles 1 and 2 of that resolution provide, in essence, that the measures, in particular the freezing of funds, imposed by Article 4 b of Resolution 1267 1999 and by Article 8 c of Resolution 1333 2000 are to be maintained. In accordance with paragraph 3 of Resolution 1390 2002 , those measures are to be reviewed by the Security Council 12 months after their adoption, at the end of which period the Council will either allow those measures to continue or decide to improve them. 17 Considering that action by the Community was necessary in order to implement that resolution, on 27 May 2002 the Council adopted Common Position 2002/402/CFSP concerning restrictive measures against Usama bin Laden, members of the Al-Qaeda organisation and the Taliban and other individuals, groups, undertakings and entities associated with them and repealing Common Positions 96/746, 1999/727, 2001/154 and 2001/771/CFSP OJ 2002 L 139, p. 4 . Article 3 of that Common Position prescribes, inter alia, the continuation of the freezing of the funds and other financial assets or economic resources of the individuals, groups, undertakings and entities referred to in the list drawn up by the Sanctions Committee in accordance with Security Council Resolutions 1267 1999 and 1333 2000 . 18 On 27 May 2002, on the basis of Articles 60 EC, 301 EC and 308 EC, the Council adopted Regulation EC No 881/2002 imposing certain specific restrictive measures directed against certain persons and entities associated with Usama bin Laden, the Al-Qaeda network and the Taliban, and repealing Council Regulation EC No 467/2001 OJ 2002 L 139, p. 9 . 19 Article 1 of Regulation No 881/2002 defines what is meant by 'funds', 'freezing of funds', 'economic resources' and 'freezing of economic resources' . 20 Under Article 2 of Regulation No 881/2002 '1. All funds and economic resources belonging to, or owned or held by, a natural or legal person, group or entity designated by the Sanctions Committee and listed in Annex I shall be frozen. 2. No funds shall be made available, directly or indirectly, to, or for the benefit of, a natural or legal person, group or entity designated by the Sanctions Committee and listed in Annex I. 3. No economic resources shall be made available, directly or indirectly, to, or for the benefit of, a natural or legal person, group or entity designated by the Sanctions Committee and listed in Annex I, so as to enable that person, group or entity to obtain funds, goods or services.' 21 Annex I to Regulation No 881/2002 contains the list of persons, entities and groups affected by the freezing of funds imposed by Article 2 'the list at issue' . 22 Annex II to Regulation No 881/2002 contains the list of competent national authorities for the purposes of that regulation. 23 Article 7 of Regulation No 881/2002 provides '1. The Commission shall be empowered to - amend or supplement Annex I on the basis of determinations made by either the United Nations Security Council or the Sanctions Committee, and - amend Annex II on the basis of information supplied by Member States. 2. Without prejudice to the rights and obligations of the Member States under the Charter of the United Nations, the Commission shall maintain all necessary contacts with the Sanctions Committee for the purpose of the effective implementation of this Regulation.' 24 Since then the list at issue has been amended or added to on numerous occasions by Commission regulations adopted on the basis of determinations carried out by the Sanctions Committee. 25 On 20 December 2002 the Security Council adopted Resolution 1452 2002 , intended to facilitate the implementation of counter-terrorism obligations. Paragraph 1 of that resolution provides for a number of derogations from and exceptions to the freezing of funds and economic resources imposed by Resolutions 1267 1999 , 1333 2000 and 1390 2002 , which may be granted by the Member States on humanitarian grounds, on condition that the Sanctions Committee gives its consent. 26 On 17 January 2003 the Security Council adopted Resolution 1455 2003 , intended to improve the implementation of the measures imposed in paragraph 4 b of Resolution 1267 1999 , paragraph 8 c of Resolution 1333 2000 and paragraphs 1 and 2 of Resolution 1390 2002 . In accordance with paragraph 2 of Resolution 1455 2003 , those measures are again to be improved after 12 months or earlier if necessary. 27 Taking the view that action by the Community was necessary in order to implement Security Council Resolution 1452 2002 , on 27 February 2003 the Council adopted Common Position 2003/140/CFSP concerning exceptions to the restrictive measures imposed by Common Position 2002/402/CFSP OJ 2003 L 53, p. 62 . Article 1 of that Common Position provides that, when implementing the measures set out in Article 3 of Common Position 2002/402/CFSP, the European Community is to provide for the exceptions permitted by United Nations Security Council Resolution 1452 2002 . 28 On 27 March 2003 the Council adopted Regulation EC No 561/2003 amending, as regards exceptions to the freezing of funds and economic resources, Regulation EC No 881/2002 OJ 2003 L 82, p. 1 . In the fourth recital in the preamble to that regulation, the Council states that it is necessary, in view of the Security Council's Resolution 1452 2002 , to adjust the measures imposed by the Community. 29 Under Article 1 of Regulation No 561/2003 'The following Article shall be inserted in Regulation EC No 881/2002 Article 2a 1. Article 2 shall not apply to funds or economic resources where a any of the competent authorities of the Member States, as listed in Annex II, has determined, upon a request made by an interested natural or legal person, that these funds or economic resources are i necessary to cover basic expenses, including payments for foodstuffs, rent or mortgage, medicines and medical treatment, taxes, insurance premiums, and public utility charges ii intended exclusively for payment of reasonable professional fees and reimbursement of incurred expenses associated with the provision of legal services iii intended exclusively for payment of fees or service charges for the routine holding or maintenance of frozen funds or frozen economic resources or iv necessary for extraordinary expenses and b such determination has been notified to the Sanctions Committee and c i in the case of a determination under point a i , ii or iii , the Sanctions Committee has not objected to the determination within 48 hours of notification or ii in the case of a determination under point a iv , the Sanctions Committee has approved the determination. 2. Any person wishing to benefit from the provisions referred to in paragraph 1 shall address its request to the relevant competent authority of the Member State as listed in Annex II. The competent authority listed in Annex II shall promptly notify both the person that made the request, and any other person, body or entity known to be directly concerned, in writing, whether the request has been granted. The competent authority shall also inform other Member States whether the request for such an exception has been granted. 3. Funds released and transferred within the Community in order to meet expenses or recognised by virtue of this Article shall not be subject to further restrictive measures pursuant to Article 2. ' 30 On 12 November 2003, the Sanctions Committee adopted an addendum to its consolidated list of entities and individuals to be subject to the freezing of funds under Resolutions 1267 1999 , 1333 2000 and 1390 2002 see Sanctions Committee Press Release SC/7920 of 14 November 2003 . That addendum includes the name of the applicant, identified as being a person associated with the Al-Qaeda organisation in the following terms '29. *Name 1 Faraj 2 Farj 3 Hassan 4 Al Saadi Title na Designation na DOB 28.11.1980 POB Libia Good quality a.k.a. a Mohamed Abdulla Imad, POB Gaza, DOB 28.11.1980 b Muhamad Abdullah Imad, POB Giordania, DOB 28.11.1980 c Imad Mouhamed Abdellah, POB Palestine, DOB 28.11.1980, Domicile Viale Bligny 42, Milan, Italy Low quality a.k.a. Hamza 'the Libyan' Nationality na Passport no. na National identification no. na Address na Listed on 12 Nov. 2003 Other information na.' 31 On 20 November 2003, the Commission adopted Regulation EC No 2049/2003 amending for the 25th time Regulation No 881/2002 OJ 2003 L 303 p. 20 . Article 1 and point 2 a of the Annex to that regulation amended Annex I to Regulation No 881/2002 by adding the following entry under the heading 'Legal persons, groups and entities' 'Faraj Farj Hassan Al Saadi, Viale Bligny 42, Milan, Italy. Place of birth Libya. Date of birth 28 November 1980 alias a Mohamed Abdulla Imad. Place of birth Gaza. Date of birth 28 November 1980 b Muhamad Abdullah Imad. Place of birth Jordan. Date of birth 28 November 1980 c Imad Mouhamed A Abdellah. Place of birth Palestine. Date of birth 28 November 1980 d Hamza the Libyan .' 32 On 30 January 2004, the Security Council adopted Resolution 1526 2004 , designed, first, to improve the implementation of the measures imposed by paragraph 4 b of Resolution 1267 1999 , paragraph 8 c of Resolution 1333 2000 and paragraphs 1 and 2 of Resolution 1390 2002 , and, secondly, to strengthen the mandate of the Sanctions Committee. Paragraph 3 of Resolution 1526 2004 provides that those measures are to be further improved in 18 months, or sooner if necessary. 33 Paragraph 18 of Resolution 1526 2004 states that the Security Council 'strongly encourages all States to inform, to the extent possible, individuals and entities included in the [Sanctions Committee's] list of the measures imposed on them, and of the [Sanctions Committee's] guidelines and Resolution 1452 2002 '. 34 On 29 July 2005 the Security Council adopted Resolution 1617 2005 . This provides, inter alia, for the continuation of the measures imposed by paragraph 4 b of Resolution 1267 1999 , paragraph 8 c of Resolution 1333 2000 and paragraphs 1 and 2 of Resolution 1390 2002 . In accordance with paragraph 21 of Resolution 1617 2005 , those measures are to be reviewed within 17 months with a view to their possible further strengthening or sooner if necessary. Procedure 35 By application lodged at the Registry of the Court of First Instance on 12 February 2004, the applicant brought this action against the Council and the Commission. 36 Upon hearing the report of the Judge-Rapporteur, the Court of First Instance Second Chamber decided to open the oral procedure. 37 By separate document lodged at the Registry of the Court of First Instance on 21 October 2005, the applicant applied for legal aid pursuant to Article 94 of the Rules of Procedure of the Court of First Instance in the version then in force. 38 At the hearing on 25 October 2005 the parties presented their oral arguments and their answers to the questions asked by the Court. 39 By measure of organisation of procedure prescribed by the President of the Second Chamber of the Court of First Instance of 24 January 2006, the applicant was requested to produce, within a period to be fixed by the Registry, notification issued by one of the competent authorities referred to in Article 2a 2 of Regulation No 881/2002, establishing that he had made an application for a derogation from Article 2 of that regulation in order to obtain legal aid in these proceedings, in a sum that must be less than EUR 10 000, and that that application had been granted in compliance with those provisions. 40 Enclosed with a letter registered at the Registry of the Court of First Instance on 7 March 2006 the applicant produced the notification in question, in the form of a licence issued on 21 February 2006 by the Financial Sanctions Unit of the Bank of England. 41 By order of 3 April 2006, the President of the Second Chamber of the Court of First Instance granted the applicant legal aid, appointed his present lawyers to represent him and authorised the payment to them of a sum of EUR 4 000. Forms of order sought 42 The applicant claims that the Court should - annul in whole or in part Regulation No 881/2002, as amended by Regulation No 2049/2003, or the latter regulation only - or, in the alternative, declare Regulations No 881/2002 and No 2049/2003 to be inapplicable to the applicant - take such further action as it may deem appropriate - order the Council to pay the costs - order the Council to pay damages. 43 At the hearing the applicant stated that his action challenged Regulations No 881/2002 and No 2049/2003 only in so far as they are of direct and individual concern to him, of which the Court of First Instance took formal note in the minutes of the hearing. 44 The Council contends that the Court should - dismiss the claims for annulment and for a declaration of inapplicability of Regulations No 881/2002 and No 2049/2003 as being inadmissible in so far as they are directed against the Council - in the alternative, dismiss the claims for annulment and for a declaration of inapplicability as being unfounded - dismiss the claim for damages as inadmissible or as unfounded - order the applicant to pay the costs. 45 The Commission contends that the Court should - dismiss the claim for damages as being inadmissible - dismiss the action - order the applicant to pay the costs. Facts 46 The applicant states that he is a Libyan national, married and with one child who currently lives with his mother in Pakistan. He is detained in Brixton Prison United Kingdom , awaiting the outcome of extradition proceedings brought at the request of the Italian authorities. He is sought by the latter in respect of charges connected to organising and directing a terrorist organisation and a network of counterfeit documents. The applicant wholly denies the charges of terrorism and states that he has applied for asylum in the United Kingdom. The claim for annulment Admissibility Arguments of the parties 47 The Council submits, first, that the main claim for annulment of Regulation No 881/2002 is inadmissible as it was brought out of time, that regulation having been published on 29 May 2002. 48 The Council submits, secondly, that the main claim for annulment of Regulation No 2049/2003 is inadmissible in so far as it is directed against it, since the Commission, and not the Council, is the author of that act. 49 The Council submits, thirdly, that the alternative claim for a declaration that Regulation No 881/2002 is inapplicable is inadmissible in so far as that claim is directed against the Council. It relies in that regard on the case-law to the effect that the possibility provided by Article 241 EC of invoking the inapplicability of a regulation does not constitute an independent right of action and may be brought only incidentally Case 33/80 Albini v Council and Commission [1981] ECR 2141, paragraph 17 Case T-154/94 CSF and CSME v Commission [1996] ECR II-1377, paragraph 16 . The alternative claim is thus admissible only in relation to the Commission, as ancillary to the claim for annulment of Regulation No 2049/2003. 50 The Council submits, fourthly, that the alternative claim for a declaration of inapplicability of Regulation No 2049/2003 is inadmissible, since the applicant brought a valid application for annulment of that regulation within the prescribed period. 51 The applicant replies, first, that the main claim for annulment of Regulation No 881/2002 is admissible, as it was instituted, as required by the fifth paragraph of Article 230 EC, within two months of the day on which it came to his knowledge. That regulation came to his knowledge only when Regulation No 2049/2003, in which his name appears, was published. The applicant submits accordingly that time did not start to run until the date on which the latter regulation was published. The applicant adds that he would in any case have had no locus standi to bring proceedings for the annulment of Regulation No 881/2002 before Regulation No 2049/2003 was enacted. 52 The applicant replies, secondly, that the main claim for annulment of Regulation No 2049/2003 is admissible in so far as it is directed against the Council, since the adoption of Regulation No 2049/2003 was made possible only by the framework created by Regulation No 881/2002. It is crucial that the Court should be able to review the validity of Regulation No 881/2002 as it is that regulation which abrogates the rights usually available under Community law. That is a different question from the one which relates to the validity of the actions of the Commission under Article 7 1 of Regulation No 881/2002. Findings of the Court 53 With regard to the first two issues of admissibility raised by the Council concerning the main claim for annulment of Regulation No 881/2002, as amended by Regulation No 2049/2003 or that latter regulation only see paragraphs 47 and 48, above , it is to be noted that originally Council Regulation No 881/2002, adopted on 27 May 2002, did not concern the applicant whose name was not included in the list in Annex I. It was not therefore open to him to seek annulment of that regulation pursuant to the fourth paragraph of Article 230 EC. However, Commission Regulation No 2049/2003 amended that list, precisely in order to add inter alia the applicant's name, following updating of the Sanctions Committee's list see paragraphs 30 and 31, above . Thus, in the circumstances of this case, as from the day on which Regulation No 2049/2003 entered into force, Regulation No 881/2002, as amended by that act, must be considered to refer expressly to the applicant. 54 On this point, it is necessary to take into consideration the special role assigned to the Commission by Article 7 1 of Regulation No 881/2002, a provision which empowers that institution to amend or supplement Annex I on the basis of determinations made by the Sanctions Committee see paragraph 23, above . Regulations in which the Commission amends or supplements that list differ in that manner from the implementing regulations commonly adopted by that institution under the fourth indent of Article 211 EC, in accordance with which the Commission, in order to ensure the proper functioning and development of the common market, exercises the powers conferred on it by the Council for the implementation of the rules laid down by the latter. In fact, though they constitute measures for the implementation of Council Regulation No 881/2002, those Commission regulations directly amend part of the enacting terms of that regulation. 55 That being so, the Court of First Instance considers that the applicant is entitled to seek annulment either of Regulation No 2049/2003 alone, or of Regulation No 881/2002, as amended by Regulation No 2049/2003, in so far as those measures are of direct and individual concern to him. 56 It follows too that the claim for annulment of Regulation No 881/2002 cannot be regarded as out of time, given that it is not directed against Regulation No 881/2002 in its original form, but rather against the version of that regulation as amended by Regulation No 2049/2003. To that extent, the first head of inadmissibility raised by the Council must be rejected. 57 As regards the issue of which institution s it is against which the claim for annulment must in due form be brought, there are grounds for observing, first, that, the Commission being the author of Regulation No 2049/2003, the claim for annulment can quite obviously be brought against that institution. 58 Second, given the special role assigned to the Commission by Article 7 1 of Regulation No 881/2002, and having regard to the matters noted in paragraph 54, above, the claim for annulment of this regulation, as amended by Regulation No 2049/2003, may also be validly directed against the Council as the author of Regulation No 881/2002 so amended. 59 That solution is, moreover, in keeping with the principle that acts adopted on the basis of a delegation of powers are ordinarily imputable to the delegating institution, with the result that the action against the act of the body to which power has been delegated is admissible as being brought against the delegating institution see, to this effect, Joined Cases 7/56 and 3/57 to 7/57 Algera and Others v Common Assembly of the ECSC [1957] ECR 39, at p. 58 Joined Cases 32/58 and 33/58 SNUPAT v High Authority [1959] ECR 127, at p. 127, and Joined Cases T-369/94 and T-85/95 DIR International Film and Others v Commission [1998] ECR II-357, paragraphs 52 and 53 . In the present case, the Commission exercising competence conferred on the Council by Articles 60 EC, 301 EC and 308 EC, on the basis of an express delegation of powers made to it for that purpose, the action against the measures it adopts by virtue of that competence may be directed against the Council. 60 The second head of inadmissibility raised by the Council must therefore be dismissed. 61 With regard to the third and fourth heads of inadmissibility put forward by the Council with regard to the alternative claims for a declaration that Regulations Nos 881/2002 and 2049/2003 are not applicable see paragraphs 49 and 50, above , they must be rejected in the light of the answer given to the first two points. Substance 62 In support of his claims for annulment of Regulations No 881/2002 and No 2049/2003 'the contested regulations' , the applicant essentially relies on a single plea in law based on the infringement of his fundamental rights and of the general principle of proportionality. More specifically, his objections concern, first, the alleged infringement of his right to property and to respect for his private and family life and, secondly, the alleged infringement of the right to be heard and the right to a fair trial. The applicant also contends that Regulation No 881/2002 is invalid, on the ground that it infringes the same rights and principle. 63 The arguments alleging breach of fundamental rights and of the principle of proportionality may appropriately be examined together. Indeed, investigating whether any fundamental rights have been infringed by the contested regulations necessarily includes an assessment of those measures' compliance with the principle of proportionality in the light of the objective pursued Opinion of Advocate General Léger in Joined Cases C-317/04 and C-318/04 Parliament v Council [2006] ECR I-0000, paragraph 107 . Arguments of the parties - Concerning the alleged infringement of fundamental rights in general 64 The applicant states that Article 6 2 EU requires the Union to respect fundamental rights, as guaranteed by the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms 'ECHR' , and as they result from the constitutional traditions common to the Member States, as general principles of Community law. He maintains that the contested regulations infringe those fundamental rights and general principles. 65 In this respect, the applicant denies that the Council and the Commission were obliged to adopt the contested regulations without any regard to the fundamental rights and general principles in question. As institutions of the Union, the Council and the Commission are bound first and foremost by Community law. In the present case, the action is directed against acts adopted with no regard to that law. The fact that the Council decided to be bound by the system of sanctions instituted by the Security Council is irrelevant in that regard, as, according to the applicant, that decision is itself fundamentally flawed. 66 The applicant argues more specifically that the Community is not a member of the United Nations and is accordingly not subject to the obligations imposed, in that capacity, on the Member States of the United Nations. In particular, the Community is not bound by the principle that the obligations of the Members of the United Nations under the Charter of the United Nations take priority over all their other international obligations. It is therefore wrong to argue that the Security Council resolutions in question take priority over Community law. 67 The applicant also submits that, if it is not to infringe the principle of the right to an effective judicial remedy, the Court can and must review all aspects of the validity of the contested regulations, in the light of all the pleas put forward in the action. 68 The Council and the Commission challenge the applicant's arguments, referring to Case T-306/01 Yusuf and Al Barakaat International Foundation v Council and Commission [2005] ECR II-0000, 'Yusuf', under appeal, and Case T-315/01 Kadi v Council and Commission [2005] ECR II-0000, 'Kadi', under appeal. - The objection based more particularly on infringement of the right to property and the right to respect for private and family life 69 The applicant argues that the contested regulations have the effect, first, of preventing him from having the peaceful enjoyment of his possessions and of depriving him of all substantive economic freedom, in breach of Article 1 of the First Protocol to the ECHR. That measure, which is more serious than certain criminal punishments, also has an adverse effect on his dependants. 70 Secondly, the freezing of the whole of his funds has the effect of annihilating his private and family life, in breach of Article 8 of the ECHR. Furthermore, the applicant has been branded a terrorist and his reputation has been damaged at the international level. 71 More specifically, the applicant submits that that measure is disproportionate to the aim pursued, in that it is based solely on his inclusion in the list maintained by the Sanctions Committee, without any detailed balancing of the public and private interests at stake. 72 At the hearing the applicant emphasised the especially drastic consequences for him and his family of the freezing of all his funds and economic resources. In his view, that measure deprives him in practice of any means of subsistence. 73 The Council and the Commission take issue with the applicant's arguments, referring to Yusuf and Kadi. - The objection based more particularly on infringement of the right to be heard 74 The applicant argues that the contested regulations were adopted in contravention of his right to be heard, as guaranteed by Article 6 of the ECHR. More specifically, he complains that the defendants did not give him the opportunity effectively to make known his views on the correctness and relevance of the facts and circumstances alleged and on the evidence presented against him, either before or after the adoption of the contested regulations Case C-49/88 Al-Jubail Fertilizer and Saudi Arabian Fertilizer v Council [1991] ECR I-3187, paragraph 17 . 75 The applicant points out that the right to a fair hearing has been recognised as a fundamental right Case 85/87 Dow Benelux v Commission [1989] ECR 3137 and that observance of the right to be heard must be guaranteed in all proceedings initiated against a person which are likely to culminate in a measure adversely affecting that person Case C-135/92 Fiskano v Commission [1994] ECR I-2885, paragraph 39 see also Case 17/74 Transocean Marine Paint v Commission [1974] ECR 1063, paragraph 15, and Case 85/76 Hoffmann-La Roche v Commission [1979] ECR 461, paragraph 9 . 76 In the present case, Regulation No 881/2002 lays down no procedure for the consultation of the person concerned, whether before or after the freezing of his funds. The individual cannot therefore prevent that measure having effect against him or subsequently procure his removal from the disputed list by challenging its correctness or relevance before the Community institutions. 77 A prior hearing of the applicant was all the more essential in this case, as the rights at stake are fundamental ones, the interference with those rights is excessive and unlimited as to time and there is no equitable procedure that might allow him to obtain his removal from the list maintained by the Sanctions Committee see, in that regard, paragraphs 82, 83 and 89, below . 78 In support of his propositions, the applicant relies on two decisions of the US Court of Appeals for the District of Columbia circuit, dated 6 and 8 June 2001 respectively, ruling on the legality of the proscription by the United States Secretary of State of two Iranian organisations accused of being 'foreign terrorist organisations' under the Anti-Terrorism and Effective Death Penalty Act 1996. In those decisions, the US Federal Court of Appeals held, in particular, that the proscription of the parties concerned without a prior hearing infringed the constitutional rules as to due process, unless the Secretary of State could show that such a hearing would prejudice the security of the United States or other foreign policy goals. Those two cases show that procedural requirements must not automatically be abrogated in circumstances such as those which exist in the present case and that it is not evident that the intended effects of the contested regulations would be jeopardised if the parties concerned were given a prior hearing. At no stage in the present case have the defendants argued, still less demonstrated, that a prior hearing of the applicant would have been incompatible with the security of the European Union or any attendant urgency. 79 The applicant also contends that his inclusion in the disputed list without a prior hearing is unlawful in that it is based on an abrogation of all rights of autonomous decision-making, the Sanctions Committee's list having been purely and simply 'imported' without scrutiny by the Community institutions and without those institutions having had the opportunity of being involved in its preparation. In that regard, the applicant restates his proposition that the Community was not bound to adopt the Sanctions Committee's list without complying with the fundamental principles of Community law, as it is not a member of the United Nations. 80 In addition, the measure at issue is disproportionate to the legitimate aim of restricting economic support for the Al-Qaeda network. The applicant points out that he has been in custody in the United Kingdom since 16 May 2002, so that the risk of his manipulating economic assets once alerted to his likely inclusion in the disputed list was substantially diminished. In any event, the defendants could have taken steps to restrict his economic freedom while the consultation and prior hearing procedure took place, instead of ordering the immediate freezing of his funds. That would have achieved the aim of the Sanctions Committee, while at the same time allowing the applicant the benefit of preliminary safeguards. 81 Even if a prior hearing of the applicant was not appropriate in this case, he submits that he ought, at the very least, to have been given the right to be heard subsequently, so that he might have his name removed from the list at issue. The applicant submits that the Council could give him the opportunity of a fair hearing with regard to the justification for his remaining on that list, while at the same time complying with the spirit of Resolution 1267 1999 and its successors. During such a hearing, the applicant would no longer constitute a threat for the purposes of the resolutions in question, as he would already be subject to restrictive measures. The Council would thus be in a position to ensure that the correct decision was taken in relation to him. If such a decision were to lead to his removal from the list at issue, the applicant maintains that it is highly unlikely that the Sanctions Committee would object, its action be undermined or the pursuit of its aims be prejudiced. 82 As regards the procedure for removal of a name from the Sanctions Committee's list laid down under Resolution 1267 1999 and implemented by the Committee's Guidelines for the Conduct of its Work see paragraph 109 below , the applicant contends that it is wholly ineffective and materially infringes the right to a fair hearing. 83 In that regard, the applicant points out that i the individual has no direct access to the Sanctions Committee, but must approach the Committee through the Member State of his nationality or residence, which then consults the State which designated him ii the individual does not know either the basis upon which he was included in the Sanctions Committee's list or the identity of the State which requested his inclusion iii the removal procedure has no terms of reference or procedures for time-limits or rules of disclosure, and iv the procedure also does not provide for access to an independent or impartial tribunal to challenge on the merits the refusal of the State concerned to petition the Sanctions Committee for removal or the Committee's decision to reject such a petition. 84 In his reply, the applicant adds that it is both untenable and unrealistic to argue that he should approach the United Kingdom Government or the Libyan Government for their support in proceedings before the Sanctions Committee for removal of his name from the list. The United Kingdom would not be objective, in view of the current extradition proceedings against the applicant, and the applicant has every reason to fear persecution by Libya as a suspected terrorist. 85 The Council and the Commission take issue with the applicant's arguments, referring to Yusuf and Kadi. 86 As regards the two decisions of the US Court of Appeals for the District of Columbia on which the applicant relies paragraph 78 above , the Commission maintains that they are in no way relevant to the present case, as those decisions concern measures adopted by the United States and not measures transposing resolutions of the Security Council. - The objection based more particularly on infringement of the right to an effective judicial remedy 87 The applicant argues that the contested regulations were adopted in breach of his right to an effective judicial remedy, as guaranteed by Article 13 of the ECHR see, in that regard, Case 222/84 Johnston [1986] ECR 1651 . Especially in the context of the present proceedings, such a right, which would allow him to challenge factual assertions or to obtain disclosure of the factual basis of the decisions of the Sanctions Committee and the defendants, is not available to him. 88 As regards the substance, the applicant wholly denies any involvement or connection with Usama bin Laden, Al-Qaeda, the Taliban or any form of terrorism. He would have been in a position to demonstrate this by any permissible legal means if an equitable mechanism had been available to him for that purpose. The applicant assumes that it is the proceedings brought against him in Italy on the ground of alleged illegal acts connected with 'terrorist aims' committed in Milan from December 2001 until September 2002 which form the basis of his inclusion in the list maintained by the Sanctions Committee. In that regard, the applicant states that one of his co-accused has been acquitted of all the charges of terrorism brought against him for lack of evidence, by decision of the investigating magistrate of Milan of 16 December 2003 Annex 4 to the application . The applicant envisages that the charges against him will take a similar course. In any event, those charges do not allege any connection with Usama bin Laden, Al-Qaeda or the Taliban. 89 At the hearing the applicant more particularly maintained that the conclusions reached by the Court of First Instance in Yusuf in particular, in paragraphs 344 and 345 and Kadi in particular, in paragraphs 289 and 290 cannot be transposed to the circumstances of this case. In his view, there is no effective mechanism for reviewing the individual measures freezing funds adopted by the Security Council. On this head, the applicant argues that the procedure for removal from the list put in place by the Sanctions Committee was essentially political and did not, therefore, guarantee any effective judicial remedy, especially if, as in this case, the person involved should be exposed to the hostility of the government of his country of residence or nationality. 90 The Council and the Commission take issue with the applicant's arguments, referring to Yusuf and Kadi. Findings of the Court 91 Subject only to the specific point of law relating to the breach of the right to respect for private and family life that will be considered in paragraphs 126 and 127, below, the Court of First Instance has already ruled, in Yusuf paragraphs 226 to 346 and Kadi paragraphs 176 to 291 , on all the points of law raised by the parties in connection with the single plea raised in support of this action. 92 On that occasion, the Court held, in particular, as follows - from the standpoint of international law, the obligations of the Member States of the United Nations under the Charter of the United Nations clearly prevail over every other obligation of domestic law or of international treaty law including, for those of them that are members of the Council of Europe, their obligations under the ECHR and, for those that are also members of the Community, their obligations under the EC Treaty Yusuf, paragraph 231, and Kadi, paragraph 181 - that primacy extends to decisions contained in a resolution of the Security Council, in accordance with Article 25 of the Charter of the United Nations Yusuf, paragraph 234, and Kadi, paragraph 184 - although not a member of the United Nations, the Community must be considered to be bound by the obligations under the Charter of the United Nations in the same way as its Member States, by virtue of the Treaty establishing it Yusuf, paragraph 243, and Kadi, paragraph 193 - first, the Community may not infringe the obligations imposed on its Member States by the Charter of the United Nations or impede their performance and, second, in the exercise of its powers it is bound, by the very Treaty by which it was established, to adopt all the measures necessary to enable its Member States to fulfil those obligations Yusuf, paragraph 254, and Kadi, paragraph 204 - as a result, the arguments challenging the contested regulations and based, on the one hand, on the autonomy of the Community legal order vis-à-vis the legal order under the United Nations and, on the other, on the necessity of transposing Security Council resolutions into the domestic law of the Member States, in accordance with the constitutional provisions and fundamental principles of that law, must be rejected Yusuf, paragraph 258, and Kadi, paragraph 208 - Regulation No 881/2002, adopted in the light of Common Position 2002/402, constitutes the implementation at Community level of the obligation placed on the Member States of the Community, as Members of the United Nations, to give effect, if appropriate by means of a Community act, to the sanctions against Usama bin Laden, members of the Al-Qaeda network and the Taliban and other associated individuals, groups, undertakings and entities, which have been decided and later strengthened by several resolutions of the Security Council adopted under Chapter VII of the Charter of the United Nations Yusuf, paragraph 264, and Kadi, paragraph 213 - in that situation, the Community institutions acted under circumscribed powers, with the result that they had no autonomous discretion Yusuf, paragraph 265, and Kadi, point 214 - in light of the considerations set out above, the claim that the Court of First Instance has jurisdiction to review indirectly the lawfulness of decisions of the Security Council or of the Sanctions Committee according to the standard of protection of fundamental rights as recognised by the Community legal order cannot be justified either on the basis of international law or on the basis of Community law Yusuf, paragraph 272, and Kadi, paragraph 221 - the resolutions of the Security Council at issue therefore fall, in principle, outside the ambit of the Court's judicial review and the Court has no authority to call in question, even indirectly, their lawfulness in the light of Community law on the contrary, the Court is bound, so far as possible, to interpret and apply that law in a manner compatible with the obligations of the Member States under the Charter of the United Nations Yusuf, paragraph 276, and Kadi, paragraph 225 - none the less, the Court is empowered to check, indirectly, the lawfulness of the resolutions of the Security Council in question with regard to jus cogens, understood as a body of higher rules of public international law binding on all subjects of international law, including the bodies of the United Nations, and from which no derogation is possible Yusuf, paragraph 277, and Kadi, paragraph 226 - the freezing of funds provided for by Regulation No 881/2002 infringes neither the fundamental right of the persons concerned to make use of their property nor the general principle of proportionality, measured by the standard of universal protection of the fundamental rights of the human person covered by jus cogens Yusuf, paragraphs 288 and 289, and Kadi, paragraphs 237 and 238 - since the Security Council resolutions concerned do not provide a right for the persons concerned to be heard by the Sanctions Committee before their inclusion in the list in question and since it appears that no mandatory rule of public international law requires a prior hearing for the persons concerned in circumstances such as those of this case, the arguments alleging breach of such a right must be rejected Yusuf, paragraphs 306, 307 and 321, and Kadi, paragraphs 261 and 268 - in these circumstances in which what is at issue is a temporary precautionary measure restricting the availability of the property of the persons concerned, observance of their fundamental rights does not require the facts and evidence adduced against them to be communicated to them, once the Security Council or its Sanctions Committee is of the view that there are grounds concerning the international community's security that militate against it Yusuf, paragraph 320, and Kadi, paragraph 274 - nor were the Community institutions obliged to hear the persons concerned before Regulation No 881/2002 was adopted Yusuf, paragraph 329 or in the context of the adoption and implementation of that act Kadi, paragraph 259 - in dealing with an action for annulment such as the present action, the Court carries out a complete review of the lawfulness of that regulation with regard to observance by the institutions of the rules of jurisdiction and the rules of external lawfulness and the essential procedural requirements which bind their actions the Court also reviews the lawfulness of the contested regulations having regard to the Security Council's regulations which that act is supposed to put into effect, in particular from the viewpoints of procedural and substantive appropriateness, internal consistency and whether those regulations are proportionate to the resolutions the Court reviews the lawfulness of the contested regulations and, indirectly, the lawfulness of the resolutions of the Security Council at issue, in the light of the higher rules of international law falling within the ambit of jus cogens, in particular the mandatory prescriptions concerning the universal protection of the rights of the human person Yusuf, paragraphs 334, 335 and 337, and Kadi, paragraphs 279, 280 and 282 - on the other hand, it is not for the Court to review indirectly whether the Security Council's resolutions in question are themselves compatible with fundamental rights as protected by the Community legal order nor does it fall to the Court to verify that there has been no error of assessment of the facts and evidence relied on by the Security Council in support of the measures it has taken or, subject to the limited extent defined in paragraph 337 above, to check indirectly the appropriateness and proportionality of those measures Yusuf, paragraphs 338 and 339, and Kadi, paragraphs 283 and 284 - to that extent, there is no judicial remedy available to the persons concerned, the Security Council not having thought it advisable to establish an independent international court responsible for ruling, in law and on the facts, in actions brought against individual decisions taken by the Sanctions Committee Yusuf, paragraph 340, and Kadi, paragraph 285 - the lacuna thus found to exist in the previous indent in the judicial protection available to the persons involved is not in itself contrary to jus cogens, for a the right of access to the courts is not absolute b the limitation of the right of the persons concerned to access to a court, as a result of the immunity from jurisdiction enjoyed as a rule, in the domestic legal order of the Member States, by resolutions of the Security Council adopted under Chapter VII of the Charter of the United Nations, is inherent in that right c such a limitation is justified both by the nature of the decisions that the Security Council is led to take under Chapter VII and by the legitimate objective pursued, and d in the absence of an international court having jurisdiction to ascertain whether acts of the Security Council are lawful, the setting-up of a body such as the Sanctions Committee and the opportunity, provided for by the legislation, of applying at any time to that committee in order to have any individual case re-examined, by means of a procedure involving the governments concerned, constitute another reasonable method of affording adequate protection of the fundamental rights of the persons concerned as recognised by jus cogens Yusuf, paragraphs 341 to 345, and Kadi, paragraphs 286 to 290 - the arguments relied on to challenge the contested regulations alleging breach of the right to an effective judicial remedy must consequently be rejected Yusuf, paragraph 346, and Kadi, paragraph 291 . 93 As the applicant acknowledged at the hearing, in its examination of the Yusuf and Kadi cases the Court gave exhaustive answers to the arguments, in essence identical, put forward in those cases by the parties in their written pleadings, concerning the sole plea raised in support of this action in respect of the similar arguments put forward by the parties in the Yusuf case, see Yusuf, paragraphs 190 to 225, and, in respect of the similar arguments put forward by the parties in the Kadi case, see Kadi, paragraphs 138 to 175 . That is particularly the case in relation to the applicant's arguments claiming that Security Council resolutions are not binding on the Member States paragraphs 65, 66 and 79, above , and the alleged breach of fundamental rights as guaranteed by the ECHR, particularly the right to property paragraphs 69 and 71, above , the right to be heard paragraphs 74 to 84, above and the right to an effective judicial remedy paragraphs 67, 87 and 88, above . 94 As to the two decisions of the US Court of Appeals for the District of Columbia see paragraph 78, above , put forward by the applicant in support of his argument that he might, and ought to, have been heard by the institutions before the contested regulations were adopted, they have no bearing on the circumstances of this case, as the Commission has correctly pointed out see paragraph 86, above . 95 Nevertheless, it is necessary to add the following points in response to the arguments more specifically propounded by the applicant at the hearing concerning, on the one hand, the allegedly excessive strictness of the measure freezing all his funds and economic resources paragraph 72, above and, on the other, the alleged invalidity in the circumstances of the conclusions reached by the Court in Yusuf and Kadi concerning the compatibility with jus cogens of the lacuna found to exist in the judicial protection of the persons concerned paragraph 89, above . 96 With regard, first, to the allegedly excessive strictness of the measure freezing all the applicant's funds and economic resources, it is to be borne in mind that Article 2a of Regulation No 881/2002, added to the latter by Regulation No 561/2003 which was adopted as a result of Resolution 1452 2002 , provides, among other exceptions, that, upon a request made by an interested person, and provided that the Sanctions Committee does not expressly object, the competent national authorities may declare the freezing of funds or economic resources to be inapplicable to funds or economic resources which they have determined are 'necessary to cover basic expenses, including payments for foodstuffs, rent or mortgage, medicines and medical treatment, taxes, insurance premiums, and public utility charges' paragraph 29, above . The use of the word 'including', repeating the text of Resolution 1452 2002 , shows that neither that resolution nor Regulation No 561/2003 provides a specific and exhaustive list of 'basic expenses' that may be exempted from the freezing of funds. The determination of the kinds of expenses capable of being so classified is therefore left, to a large extent, to be assessed by the competent national authorities responsible for the implementation of the contested regulations under the supervision of the Sanctions Committee. In addition, funds necessary for any 'extraordinary expenses' whatsoever may henceforth be unfrozen, on the express authorisation of the Sanctions Committee. 97 For the rest, it is indeed to be recognised that the freezing of the applicant's funds, subject only to the exceptions provided for by Article 2a of Regulation No 881/2002, constitutes an especially drastic measure with respect to him, which is capable even of preventing him from leading a normal social life and of making him wholly dependent on the public assistance granted by the authorities of the United Kingdom. 98 Nevertheless, it is to be recalled that that measure constitutes an aspect of the sanctions decided by the Security Council against Usama bin Laden, members of the Al-Qaeda network and the Taliban and other associated individuals, groups, undertakings and entities, for the purpose in particular of preventing terrorist attacks of the kind perpetrated in the United States of America on 11 September 2001 Yusuf, paragraphs 295 and 297, and Kadi, paragraphs 244 and 246 . 99 Any measure of this kind imposing sanctions has, by definition, consequences which affect the right to property and the freedom to pursue a trade or business, thereby causing harm to persons who are in no way responsible for the situation which led to the adoption of the sanctions Case C-84/95 Bosphorus [1996] ECR I-3953, paragraph 22 . Nevertheless, the importance of the aims pursued by the regulation imposing those sanctions is such as to justify those negative consequences, even of a substantial nature, for some operators Bosphorus, paragraph 23 . 100 In Bosphorus, paragraph 99 above, the Court of Justice ruled that the impounding of an aircraft belonging to a person based in the Federal Republic of Yugoslavia but leased to an 'innocent' external economic operator acting in good faith was not incompatible with the fundamental rights recognised by Community law, when compared with the objective of fundamental general interest for the international community, which was to put an end to the state of war in the region and to the massive violations of human rights and humanitarian international law in the Republic of Bosnia-Herzegovina. In its judgment of 30 June 2005 in Bosphorus v. Ireland, No 45036/98, not yet published in the Reports of Judgments and Decisions, the European Court of Human Rights also held that the impoundment of the aircraft did not give rise to a violation of the ECHR paragraph 167 , having regard to the nature of the interference at issue and to the general interest pursued by the impoundment and by the sanctions regime paragraph 166 . 101 With yet stronger reason must it be held in the present case that the freezing of funds, financial assets and other economic resources of the persons identified by the Security Council as being associated with Usama bin Laden, the Al-Qaeda network and the Taliban is not incompatible with the fundamental rights of the human person falling within the ambit of jus cogens, in light of the objective of fundamental general interest for the international community which is to combat by all means, in accordance with the Charter of the United Nations, threats to international peace and security caused by terrorist acts see, to this effect, Yusuf, paragraph 298, and Kadi, paragraph 247 . 102 It has, moreover, to be remarked that the contested regulations and the Security Council resolutions implemented by those regulations do not prevent the applicant from leading a satisfactory personal, family and social life, given the circumstances. So, according to the interpretation given at the hearing by the Council, which is to be approved, the use for strictly private ends of the frozen economic resources, such as a house to live in or a car, is not forbidden per se by those measures. That is all the more true where everyday consumer goods are concerned. 103 That being so, there are no grounds for challenging the findings made by the Court of First Instance in Yusuf and Kadi in the light of the arguments more specifically developed by the applicant at the hearing and relating to the alleged ineffectiveness of the exceptions to the freezing of funds provided for by Regulation No 561/2003. 104 With regard, secondly, to the alleged invalidity, in the circumstances of this case, of the conclusions reached by the Court in Yusuf and Kadi, concerning the compatibility with jus cogens of the lacuna found to exist in the judicial protection of the persons concerned, the applicant pleads, on the one hand, that the freezing of his funds amounts to confiscation and, on the other, that the machinery for review of the individual measures for freezing of funds decided by the Security Council and put into effect by the contested regulations is ineffective. 105 So far as concerns, first, the allegedly confiscatory nature of the freezing of the applicant's funds, it is advisable to bear in mind that the Court held in Yusuf paragraph 299 and Kadi paragraph 248 that freezing of funds is a precautionary measure which, unlike confiscation, does not affect the very substance of the right of the persons concerned to property in their financial assets but only the use thereof. In addition, in its assessment of the compatibility of such a measure with jus cogens, the Court attached special significance to the fact that, far from providing for measures for an unlimited or unspecified period of application, the resolutions successively adopted by the Security Council have always provided a mechanism for re-examining whether it is appropriate to maintain those measures after 12 or 18 months at most have elapsed Yusuf, paragraph 344, and Kadi, paragraph 289 . 106 Now, the applicant has not put forward any evidence or argument that might shake the foundation of those findings in the particular circumstances of this case. On the contrary, those findings have in the meantime been corroborated by the fact that, like the four resolutions that preceded it see paragraphs 12, 16, 26 and 32 above , Resolution 1617 2005 , adopted on 29 July 2005, that is to say, within the maximum period of 18 months prescribed by the previous resolution 1526 2004 , once more provided for a mechanism for review 'in 17 months, or sooner' see paragraph 34, above . 107 As regards, second, the effectiveness of the mechanism for review of the individual fund-freezing measures adopted by the Security Council and implemented by the contested regulations, it is advisable to bear in mind, in addition to the findings summarised in paragraph 92, above, that in Yusuf paragraph 309 et seq. and Kadi paragraphs 262 et seq. , the Court noted that the persons concerned might address a request to the Sanctions Committee, through their national authorities, in order either to be removed from the list of persons affected by the sanctions or to obtain exemption from the freezing of funds. 108 On the basis of the measures referred to in paragraph 4 b of Resolution 1267 1999 , paragraph 8 c of Resolution 1333 2000 and paragraphs 1 and 2 of Resolution 1390 2002 , and set out afresh in paragraph 1 of Resolution 1526 2004 and Resolution 1617 2005 , the Sanctions Committee is in fact responsible for the regular updating of the list of persons and entities whose funds must be frozen pursuant to those resolutions. 109 With particular regard to an application for re-examination of an individual case, for the purpose of having the person concerned removed from the list of persons affected by the sanctions, the 'Guidelines of the [Sanctions] Committee for the conduct of its work' 'the Guidelines' , adopted on 7 November 2002, amended on 10 April 2003 and revised without substantial amendment on 21 December 2005, provide in section 8, entitled 'De-listing', as follows ' a Without prejudice to available procedures, a petitioner individual s , groups, undertakings, and/or entities on the 1267 Committee's consolidated list may petition the government of residence and/or citizenship to request review of the case. In this regard, the petitioner should provide justification for the de-listing request, offer relevant information and request support for de-listing b The government to which a petition is submitted the petitioned government should review all relevant information and then approach bilaterally the government s originally proposing designation the designating government s to seek additional information and to hold consultations on the de-listing request c The original designating government s may also request additional information from the petitioner's country of citizenship or residency. The petitioned and the designating government s may, as appropriate, consult with the Chairman of the Committee during the course of any such bilateral consultations d If, after reviewing any additional information, the petitioned government wishes to pursue a de-listing request, it should seek to persuade the designating government s to submit jointly or separately a request for de-listing to the Committee. The petitioned government may, without an accompanying request from the original designating government s , submit a request for de-listing to the Committee, pursuant to the no-objection procedure e The Committee will reach decisions by consensus of its members. If consensus cannot be reached on a particular issue, the Chairman will undertake such further consultations as may facilitate agreement. If, after these consultations, consensus still cannot be reached, the matter may be submitted to the Security Council. Given the specific nature of the information, the Chairman may encourage bilateral exchanges between interested Member States in order to clarify the issue prior to a decision.' 110 The Court has previously found that, by adopting those Guidelines, the Security Council intended to take account, so far as possible, of the fundamental rights of the persons entered in the Sanctions Committee's list, and in particular their right to be heard Yusuf, paragraph 312, and Kadi, paragraph 265 . The importance attached by the Security Council to observance of those rights is, moreover, clearly apparent from its Resolution 1526 2004 . Under paragraph 18 of that resolution, the Security Council '[s]trongly encourages all States to inform, to the extent possible, individuals and entities included in the Committee's list of the measures imposed on them, and of the Committee's guidelines and resolution 1452 2002 '. 111 Although the procedure described above confers no right directly on the persons concerned themselves to be heard by the Committee, the only authority competent to give a decision on a State's petition on the re-examination of their case, so that they are dependent, essentially, on the diplomatic protection afforded by the States to their nationals, such a restriction of the right to be heard by the competent authority is not to be deemed improper in the light of the mandatory prescriptions of the public international order. On the contrary, with regard to the challenge to the validity of decisions ordering the freezing of funds belonging to individuals or entities suspected of contributing to the financing of international terrorism, adopted by the Security Council through its Sanctions Committee under Chapter VII of the Charter of the United Nations on the basis of information communicated by the States and regional organisations, it is normal that the right of the persons involved to be heard should be adapted to an administrative procedure on several levels, in which the national authorities referred to in Annex II of Regulation No 881/2002 play an indispensable part Yusuf, paragraphs 314 and 315, and Kadi, paragraphs 267 and 268 see also, by analogy, the order of the President of the Second Chamber of the Court of First Instance of 2 August 2000 in Case T-189/00 R 'Invest' Import und Export and Invest Commerce v Commission [2000] ECR II-2993 . 112 Although the Sanctions Committee takes its decisions by consensus, the effectiveness of the procedure for requesting to be removed from the list is guaranteed, on the one hand, by the various formal consultation mechanisms apt to facilitate that agreement, provided for in section 8 b to e of the Guidelines and, on the other, by the obligation imposed on all Member States of the United Nations, including the members of that committee, to act in good faith in that procedure in accordance with the general principle of international law that every treaty in force is binding upon the parties to it and must be performed by them in good faith pacta sunt servanda , enshrined in Article 26 of the Treaty of Vienna on the Law of Treaties, concluded in Vienna on 23 May 1969. In this connection it must be observed that the Guidelines are binding on all the Member States of the United Nations by virtue of their international legal obligations, in accordance with the Security Council resolutions at issue. In particular, it follows from paragraph 9 of Resolution 1267 1999 , paragraph 19 of Resolution 1333 2000 and paragraph 7 of Resolution 1390 2002 that all States are required to cooperate fully with the Sanctions Committee in the fulfilment of its tasks, including supplying such information as may be required by the Committee in pursuance of those resolutions. 113 With more particular regard to the petitioned government, which is the government to which the request for removal from the list is addressed and which is, therefore, in most cases that of the petitioner's country of residence or nationality, the effectiveness of that procedure for removal from the list is further guaranteed by the obligation imposed on it by section 8 b of the Guidelines to review all relevant information supplied by the person concerned and then to make a bilateral approach to the designating government. 114 Here it may be added that particular obligations are imposed on the Member States of the Community when a request for removal from the list is addressed to them. 115 The Sanctions Committee having, with its Guidelines, interpreted the Security Council resolutions in question as conferring on interested persons the right to present a request for review of their case to the government of the country in which they reside or of which they are nationals, for the purpose of being removed from the list in dispute see paragraphs 108 and 109 above , Regulation No 881/2002, which gives effect to those resolutions within the Community, must be interpreted and applied in the same way Yusuf, paragraph 276, and Kadi, paragraph 225 . That right must accordingly be classed as a right guaranteed not only by those Guidelines but also by the Community legal order. 116 It follows that, both in examining such a request and in the context of the consultations between States and other actions that may take place under paragraph 8 of the Guidelines, the Member States are bound, in accordance with Article 6 EU, to respect the fundamental rights of the persons involved, as guaranteed by the ECHR and as they result from the constitutional traditions common to the Member States, as general principles of Community law, provided that the respect of those fundamental rights does not seem capable of raising any impediment to the proper performance of their obligations under the Charter of the United Nations see, a contrario, Yusuf, paragraph 240, and Kadi, paragraph 190 . 117 The Member States must thus ensure, so far as is possible, that interested persons are put in a position to assert their point of view before the competent national authorities when they present a request to be removed from the list. Furthermore, the discretion that it is to be recognised that those authorities enjoy in this respect must be exercised in such a way as to take due account of the difficulties that the persons concerned may encounter in arranging for the effective protection of their rights, having regard to the specific context and nature of the measures affecting them. 118 Thus, the Member States would not be justified in refusing to initiate the review procedure provided for by the Guidelines solely because the persons concerned could not provide precise and relevant information in support of their request, owing to their having been unable to examine the precise reasons for which they were included on the list in question or the evidence supporting those reasons, on account of the confidential nature of those reasons or that evidence. 119 Similarly, having regard to the fact, noted in paragraph 111, above, that individuals are not entitled to be heard in person by the Sanctions Committee, with the result that they are dependent, essentially, on the diplomatic protection afforded by the States to their nationals, the Member States are required to act promptly to ensure that such persons' cases are presented without delay and fairly and impartially to the Committee, with a view to their re-examination. 120 It may be added that, as the Court noted, following the United Kingdom Government, in Yusuf paragraph 317 and Kadi paragraph 270 , it is open to the persons involved to bring an action for judicial review based on the domestic law of the State of the petitioned government, indeed even directly on Regulation No 881/2002 and the relevant resolutions of the Security Council which that regulation puts into effect, against any wrongful refusal by the competent national authority to submit their cases to the Sanctions Committee for re-examination and, more generally, against any infringement by that national authority of the right of the persons involved to request their removal from the list at issue. At the hearing in this case the Council thus relied, to that effect, on a decision given by a court of a Member State ordering that State to request, as a matter of urgency, the Sanctions Committee to remove the names of two persons from the list in question, on pain of paying a daily penalty tribunal de première instance de Bruxelles Court of First Instance, Brussels , Fourth Chamber, judgment of 11 February 2005 in the case of Nabil Sayadi and Patricia Vinck v Belgian State . 121 On this point it is also to be borne in mind that, according to the Court of Justice's settled case-law Case C-443/03 Leffler [2005] ECR I-9611, paragraphs 49 and 50, and the cases there cited , in the absence of Community provisions it is for the domestic legal system of each Member State to determine the detailed procedural rules governing actions at law intended to safeguard the rights which individuals derive from the direct effect of Community law. The Court has made it clear that those rules cannot be less favourable than those governing rights which originate in domestic law principle of equivalence and that they cannot render virtually impossible or excessively difficult the exercise of rights conferred by Community law principle of effectiveness . The principle of effectiveness must lead the national court to apply the detailed procedural rules laid down by domestic law only in so far as they do not compromise the raison d' tre and objective of the Community act in question. 122 It follows that, in an action in which it is alleged that the competent national authorities have infringed the right of the persons involved to request their removal from the list at issue, it is for the national court to apply, in principle, national law while taking care to ensure the full effectiveness of Community law, which may lead it to refrain from applying, if need be, a national rule preventing that Leffler, paragraph 121, above, paragraph 51, and the case-law there cited , such as a rule that excluded from judicial review the refusal of national authorities to take action with a view to guaranteeing the diplomatic protection of their nationals. 123 In the present case, the applicant has not made any distinct specific allegation before the Court of First Instance of any failure by the United Kingdom authorities to cooperate in good faith in relation to him. If he should none the less consider that he has suffered from such a failure to cooperate, it is for him to avail himself of the opportunities for judicial remedy offered by domestic law mentioned above. 124 In any case, such a lack of cooperation, even if it were proved, in no way means that the procedure for removal from the list is in itself ineffective see, by analogy, the order of the President of the Court of First Instance of 15 May 2003 in Case T-47/03 R Sison v Council [2003] ECR II-2047, paragraph 39, and the case-law there cited . 125 That being so, there are no grounds for challenging the assessment made by the Court of First Instance in Yusuf and Kadi concerning the arguments more specifically developed by the applicant at the hearing with regard to the alleged incompatibility with jus cogens of the lacuna found to exist in the judicial protection of the persons involved. 126 Finally, in so far as Yusuf and Kadi do not answer the applicant's argument that the freezing of his funds involves not only a breach of his right to property, guaranteed by Article 1 of the First Additional Protocol to the ECHR, but also a breach of his right to respect for private and family life, guaranteed by Article 8 of the ECHR, and an attack on his reputation see paragraph 70, above , it is to be borne in mind that it is solely in the light of the rules of jus cogens, and of no others, that the Court has the power to carry out its judicial review in this case. 127 Even if the right to respect for private and family life and the right to a reputation may be regarded as falling within the ambit of the rules of jus cogens relating to the protection of the fundamental rights of the human person, only arbitrary interference with the exercise of those rights could be considered to be contrary to those rules on this point, see Article 12 of the Universal Declaration of Human Rights, which states that '[n]o one shall be subjected to arbitrary interference with his privacy, family, home or correspondence, nor to attacks upon his honour and reputation' . 128 Now, there has clearly been no such interference with the applicant's exercise of those rights see, to that effect and by analogy, Yusuf, paragraphs 292 to 303, and Kadi, paragraphs 241 to 252 . 129 It follows from all the foregoing that the claim for annulment of the contested regulations must be rejected as unfounded. The claim for damages Arguments of the parties 130 The Council and the Commission maintain that the claim for damages is inadmissible. 131 In the forms of order sought in the application the applicant merely claims that the Council should be ordered to pay damages. There are no arguments in the application itself in respect of that claim, nor is there any reference to Articles 235 EC and 288 EC. Accordingly, the applicant does not purport to establish that the conditions for a successful claim for damages exist Case C-352/98 P Bergaderm and Goupil v Commission [2000] ECR I-5291, paragraph 42 . Such a claim does not comply with Article 44 1 of the Rules of Procedure of the Court of First Instance Case T-554/93 Saint and Murray v Council and Commission [1997] ECR II-563, paragraphs 54 to 59 and Case T-38/96 Guérin Automobiles v Commission [1997] ECR II-1223, paragraphs 42 and 43 . 132 In response to the arguments raised by the applicant in his reply, the Council and the Commission add that the claim for damages is an independent form of action Case 4/69 L tticke v Commission [1971] ECR 325 , which cannot be treated as synonymous with the claim for annulment. It is therefore necessary to include a separate claim for damages and to provide at least a brief summary of the grounds relied on. The applicant has made no effort to do so. 133 If the claim for damages should none the less be held to be admissible, the Council submits that it is, in any event, unfounded. The Council states that, according to case-law, the Community can incur non-contractual liability only where a sufficiently serious breach of a superior rule of law for the protection of the individual has occurred Joined Cases C-104/89 and C-37/90 Mulder and Others v Council andCommission [1992] ECR I-3061, paragraph 12 . Now, for the reasons already stated, the contested regulations do not infringe any rule of law currently in force. 134 In addition to the lack of legal arguments, the Council contends that there is a lack of factual arguments in support of the claim for damages. It is for the applicant to produce to the Community judicature the evidence to establish the fact and the extent of the loss which he claims to have suffered Case T-575/93 Koelman v Commission [1996] ECR II-1, paragraph 97 . 135 The Council maintains that, in any event, the damage alleged in the present case cannot be attributed to the Community, but only to the Security Council. It refers, to that effect, to Case T-184/95 Dorsch Consult v Council and Commission [1998] ECR II-667, paragraphs 73 and 74. 136 In his reply, the applicant states that, as with costs, the claim for damages is contingent on the outcome of the claim for annulment, without its being necessary to set out a separate plea in law. The essential point is that damages should be sought in the application and that the defendants should have been put on notice of that point. The applicant submits, for the avoidance of doubt, that the conditions to which damages are subject under Community law will be satisfied in the present case if the alleged infringements are established. It is only after the latter have been held to exist, however, that the Court may rule on any damages and costs. 137The arguments set out at paragraphs 69 and 70, above, are sufficient to show the draconian effect of Regulation No 881/2002 on the applicant's financial position. Furthermore, the basis on which the applicant claims damages is clear and manifest. As regards the cause of the damage, the applicant maintains that the Council's contention that its source lies in the action of the Security Council falls away if his arguments relating to annulment are accepted. Findings of the Court 138 As the Council and the Commission have observed, in the forms of order sought in his application the applicant did no more than claim that the Council should be ordered to pay damages, without further detail. The application itself contains no qualitative or quantitative argument concerning that claim. 139 Now, by virtue of Article 21 of the Statute of the Court of Justice and Article 44 1 c of the Rules of Procedure of the Court of First Instance, every application must state the subject-matter of the proceedings and contain a summary of the pleas in law on which the application is based. That statement must be sufficiently clear and precise to enable the defendant to prepare its defence and the Court to rule on the application, if necessary, without any further information. In order to guarantee legal certainty and sound administration of justice it is necessary, in order for an action to be admissible, that the basic legal and factual particulars relied on should be indicated, at least in summary form, coherently and intelligibly in the application itself Case T-19/01 Chiquita Brands and Others v Commission [2005] ECR II-315, paragraph 64 . 140 In order to satisfy those requirements, an application seeking compensation for damage caused by a Community institution must state the evidence from which the conduct which the applicant alleges against the institution can be identified, the reasons why the applicant considers there is a causal link between the conduct and the damage it claims to have suffered, and the nature and extent of that damage see Guérin Automobiles v Commission, paragraph 131, above, paragraphs 42 and 43, and Chiquita Brands and Others v Commission, paragraph 139, above, paragraph 65, and the case-law cited there . 141 In contrast, a claim for an unspecified form of damages is not sufficiently concrete and must therefore be regarded as inadmissible Case 5/71 Zuckerfabrik Sch ppenstedt v Council [1971] ECR 975, paragraph 9 Joined Cases T-79/96, T-260/97 and T-117/98 Camar and Tico v Commission and Council [2000] ECR II-2193, paragraph 181, and Chiquita Brands and Others v Commission, paragraph 139, above, paragraph 66 . 142 Although the application need not necessarily contain figures quantifying the loss allegedly suffered, it must at the very least state clearly the factors that make it possible to assess the nature and extent of the loss, so that the institution may defend itself. In such circumstances, the lack of numerical information in the application does not affect the rights of the defence, so long as the applicant produces that information in the reply, so allowing the defendant to take issue with it both in its rejoinder and at the hearing Joined Cases 29/63, 31/63, 36/63, 39/63 to 47/63, 50/63 and 51/63 Usines de la Providence and Others v High Authority [1965] ECR 911, at p. 935 Case T-13/96 TEAM v Commission [1998] ECR II-4073, paragraph 29, and Case T-277/97 Ismeri Europa v Court of Auditors [1999] ECR II-1825, paragraph 67 . 143 In the present case, the claim for damages in the application wants even a hint of any particulars and must therefore be declared inadmissible. Indeed, even if the application did contain the information that made it possible to identify the actions which it is complained the institutions committed, it says nothing about the nature or character of the alleged damage or the reasons why the applicant believes that there is a causal link between those actions and that damage. 144 The applicant has not even made any serious effort in his reply to make good those defects. Contrary to what he maintains in his reply see paragraph 136, above , the conditions for the admissibility of a claim for damages cannot be reduced to no more than simply putting forward an abstract request, as in the case of costs. 145 In any event, having regard to the documents before the Court and the arguments put forward in support of the claim for annulment, the claim for damages must be dismissed as unfounded given that, in the first place, consideration of the claim for annulment has revealed no illegality that might constitute a wrongful act capable of giving rise to liability on the part of the Community. In the second place, the applicant has adduced no evidence to prove the reality and extent of the loss alleged. In the third place, such loss is not to be ascribed to the adoption of the contested regulation, but rather to the Security Council resolutions given effect by those regulations, with the result that the applicant has not demonstrated the existence of a direct causal link either see, to that effect, Dorsch Consult v Council and Commission, paragraph 135, above, paragraphs 73 and 74 . 146 The action must therefore be rejected in its entirety. Costs 147 Under Article 87 2 of the Rules of Procedure, the unsuccessful party is to be ordered to pay the costs. Since the applicant has been unsuccessful, he must be ordered to pay the costs, in accordance with the forms of order sought by the Council and the Commission. On those grounds The Court of first instance Second Chamber hereby 1. Dismisses the action 2. Orders the applicant to pay the costs.