Indulto: riflessioni su una legge dalle molte ombre

di Luigi Morsello

di Luigi Morsello Fino a quella data La Repubblica 17.8.2006, pag. 15 l'indulto ha comportato la scarcerazione di 15.849 detenuti, mentre per 624 era questione di ore e, complessivamente, si prevedeva che i detenuti scarcerati saranno 17.000, circa. Allora, come dire, il provvedimento ha avuto successo, anzi un successone, ma Nelle cose italiche c'è sempre un ma , questa volta a ragione veduta. Intanto, i numeri si riferiscono ai detenuti e quindi ne sono esclusi gli ammessi in prova al servizio sociale, che all'atto della concessione del beneficio, sono scarcerati e dati in carico agli Uffici per l'esecuzione penale esterna. I dati forniti dall'Amministrazione penitenziaria sono relativi all'attività complessiva dei predetti uffici già Centri di Servizio Sociale per Adulti , non ci dicono quanti sono stati effettivamente ammessi al beneficio, anche se è facile affermare TUTTI !. Per avere un'idea delle quantità, basti rilevare che nel 1 semestre 2006 i casi seguiti dagli U.E.P.E. sono stati 24.883, solo relativamente all'affidamento in prova. La situazione si è azzerata, sia per i casi seguiti che per i detenuti effettivamente affidati. Più complessa è la situazione relativa alla semilibertà 2.637 casi e alla detenzione domiciliare 9.655 casi , che qui non interessa specificamente, se non per evidenziare che anche da questo punto di vista è tempo di riordino, riassetto di questo settore fino a ieri abbastanza in ombra, ma tanto fondamentale da trovare un posto di riguardo nella legge di riforma della dirigenza penitenziaria Luigi Morsello - Antonietta Pedrinazzi L'esecuzione penale esterna. Diritto & Giustizi@ 22.10.2005 . Inoltre, su 313.958 reati ascritti ai detenuti presenti negli istituti penitenziari solo il 3,8 % sono reati contro la pubblica amministrazione 8.228 reati ed il 3,4 % contro l'amministrazione della giustizia 7.328 reati , mentre i reati contro l'economia pubblica sono lo 0,4% 922 reati ascritti . Non sono noti dati relativi al numero di detenuti responsabili di tali reati, ma appare chiaro che l'incidenza è minima correttamente osservava Roberto Ormanni editoriale - Diritto& Giustizi@ 1.8.2006 , con non poca ironia Dopo le indulgenze per il calcio truccato, sono arrivate quelle per i bilanci truccati. Perché, come è giusto, dovendo sfollare le carceri si è giustamente pensato di mettere fuori quelle centinaia di migliaia di colpevoli di reati finanziari. Che, come tutti sanno, sono di gran lunga superiori, per numero, a quelli accusati di furti e rapine. E per giunta assai meno pericolosi. Tutti questi povericristi costretti dall'ingiustizia della vita a far sparire qualche milione di euro per comprare pane e latte è anche ora che tornino alla società e si ricostruiscano una vita da persone per bene. . Fin troppo vero. Fa da contraltare all'ironia del direttore Ormanni l'ex Ministro della Giustizia Roberto Castelli, il quale afferma Il Giornale del 17.6.2006 , non si capisce bene in base a quali dati, studi, proiezioni, quanto segue La gente non ha capito che l'indulto è una bomba a orologeria. Altro che 15-16mila persone, come si dice. Alla fine ad evitare completamente il carcere saranno in 2-300mila. E i benefici del provvedimento di clemenza riguarderanno un milione di responsabili di reati . L'ex ministro della Giustizia, Roberto Castelli, lancia l'allarme e spiega Non si è tenuto conto che l'indulto va esteso a tutti i reati compiuti prima del 2 maggio 2006, anche quelli che non sono stati ancora scoperti e per i quali i colpevoli rischiano di non fare neppure un giorno di prigione. Bisognerebbe chiamare le cose con il loro nome non indulto, ma vera e propria sanatoria . Come dire non sono noccioline ! Purtroppo, potrebbero essere non pochi coloro i quali prendono per oro colato queste affermazioni. Il ma si concentra sul tipo di strumento utilizzato una legge di concessione dell'indulto, che richiede una maggioranza qualificata che il Governo non possiede , mentre altri potevano essere gli strumenti legislativi che avrebbero prodotto un analogo effetto, mediante uno decreto-legge, correttivo di distorsioni legislative della precedente legislatura, nochè sulla circostanza che ciò ha obbligato a scendere a patti con l'opposizione e ad accettarne, 'obtorto collo', le condizioni l'inclusione nell'indulto di determinate categorie di reati, ormai ben note. Chi scrive osserva che, verosimilmente, gli effetti riportati prima non sarebbero stati così immediati e addirittura dirompenti se fosse stata seguita un altro percorso legislativo. Inoltre, l'attività legislativa per decretazione d'urgenza, trascurando qualche dubbio circa la sua ammissibilità costituzionale, avrebbe dovuto fare i conti con una maggioranza tenuissima al Senato, con inevitabile ricorso ad uno o più voti di fiducia. Tuttavia le obiezioni restano valide. Sull'argomento soccorre un saggio di Roberto Oliveri del Castillo Diritto& Giustizi@ - 1.8.2006 , il quale osserva l'irrilevanza sulla realtà carceraria dell'inserimento nel provvedimento d'indulto dei reati finanziari ed amministrativi. Si concorda. Poi invita a non mescolare la questione-sicurezza con i problemi della giustizia e, nella specie, esecuzione penale nel suo complesso purtroppo, è accaduto troppo spesso. Vedasi ad esempio la legge di riforma dell'ordinamento penitenziario del 1975 . Significativamente egli osserva quello spazio che nelle società democratiche e liberali trova la delinquenza, compreso il sistema delle garanzie processuali, è il prezzo che il cittadino paga per la sua stessa libertà e le sue stesse garanzie nei confronti dello stato e del processo penale. , un chiaro riferimento di contrarietà a leggi speciali. Definisce inoltre il carcere oggi una 'discarica sociale', ma a chi vi è stato per 40anni a lavorare è fatto di chiedere quando mai è stato altro, salvo rari periodi in controtendenza vedasi la gestione Niccolò Amato , e Giancarlo Caselli cosa ha fatto durante la sua gestione 30 marzo 1999-28 febbraio 2001 per tentare di porvi un qualche rimedio ? Le premesse del lavoro di Oliveri del Castillo portano ad affrontare in chiave fortemente scettica la idoneità del provvedimento di indulto a risolvere i problemi strutturali del sistema della esecuzione penale, che si avvicina molto ad un semplice condono carcerario , mancando in esso l'aggancio a riforme strutturali in ambito sostanziale e processuale, riprendendo l'opinione espressa dal prof. Vittorio Grevi Il Corriere della Sera 4.6.2006 . È vero senza un progetto politico ancorato alla visione del diritto penale minimo cui faccia riscontro un processo penale più rapido ed incisivo ma non meno garantito, anche amnistia e indulto assumono il ruolo della sanatoria ciclica segno dei tempi e della navigazione a vista, con evidenti ed immancabili riflessi negativi sulla credibilità del sistema-giustizia non meno che sulla credibilità del sistema politico. , ma sembra a chi scrive di ricordare che il Ministro di Giustizia Clemente Mastella come primi atti ha provveduto ad insediare due commissioni di studio, l'una per la revisione del codice penale presieduta dall'on.le avv. Giuliano Pisapia e l'altra di quello di procedura penale, presieduta dal prof. Giuseppe Riccio dell'Università di Napoli. Sono, indubbiamente, iniziative di largo respiro, mentre egli auspica l'ancoraggio del provvedimento di clemenza ad un diritto penale minimo , a sua volta ancorato ad un processo penale più celere. Le due commissioni, che hanno termini brevi, dovrebbero risolvere sia l'uno che l'altro problema. Cosa intenda Oliveri del Castillo per diritto penale minimo è desumibile dal prosieguo delle sue riflessioni, laddove egli critica la mancanza di una preliminare valutazione statistica dei flussi di reati per i quali si procede quotidianamente ad arresti in flagranza con conseguente incremento delle detenzioni cautelari, valutazione che si sarebbe dovuta porre a base di interventi attivi non solo su chi sconta una pena detentiva ma anche sui meccanismi normativi che aumentano gli ingressi in carcere in modo patologico. Sono argomentazioni condivisibili, che ci si augura che il Ministro Mastella prenda in seria considerazione alla ripresa dell'attività politica e legislativa. Gli interventi che propone Oliveri del Castillo riguardano la legge Bossi-Fini, che all'art. 14, comma 5 ter, autorizza il questore ad ordinare l'espulsione dell'extracomunitario privo di permesso di soggiorno, ordine la cui violazione comporta l'arresto in carcere. Ed ancora, egli punta la sua attenzione su alcune violazioni, marginali, della legge sulla droga così come modificata dalla legge Fini equiparazione di droghe pesanti e droghe leggere, con punibilità dell'uso di gruppo . Ed ancora, la violazione dell'art. 9 legge n. 1436/56, che comporta gli arresti per chi viola le misure di prevenzione, in base alla modifica operata dal decreto antiterrorismo del 27.7.2005. Sono esempi di interventi minimi, che eliminerebbero alcune della cause di sovraffollamento delle carceri nel settore delle misure detentive precauzionali. Ma non basta. Oliveri del Castillo punta la sua attenzione anche sulla mancata previsione di specifici comportamenti risarcitori nei confronti parti lese. A questo proposito deve l'A. affermare che una persona non addetta ai lavori, una 'quisque de populo', la propria moglie, osservava e lamentava il mancato ancoraggio dell'indulto, concesso ai responsabili di reati contro la pubblica amministrazione e quelli finanziari, a tale obbligo risarcitorio, segno che la questione è sentita come esigenza morale minima da parte dell'opinione pubblica. Certo, l'intenzione di Oliveri del Castillo è di più ampio respiro, ma come la prima, quella della moglie dell'A., sembra cozzare contro principi costituzionali, la seconda invece non tiene conto della realtà dei poveracci, dei diseredati che affollano, anzi affollavano, le carceri italiane. In altri interventi l'A. ha segnalato la scarsa o nulla conoscenza che la magistratura nel suo complesso, non esclusa quella di sorveglianza, ha della realtà carceraria. Ciò giustifica prese di posizione squisitamente teoriche od in linea di principio, come tali condivisibili, ma che cozzano contro la dura realtà di un sistema penitenziario in condizioni disastrose, per ragioni non strettamente connesse all'esecuzione penale. Basti sapere che alla data del 30.6.2006 la situazione statistica detenuti presenti in carcere 61.264 era la seguente 1 detenuti definitivi, quindi in esecuzione di pena 62 % 2 detenuti internati 2% 3 detenuti imputati 36 %. Il dettaglio dei detenuti imputati era il seguente 1 giudicabili 56,2 % 2 appellanti 29,8 % 3 ricorrenti 24 %. Un rapido calcolo percentuale porta questi risultati 1 detenuti definitivi, in esecuzione di pena n. 37.983 2 detenuti imputati n. 22.056 dei quali 1 giudicabili n. 12.351 2 appellanti n. 6.616 3 ricorrenti n. 3.087. Non si ha la pretesa che i calcoli siano esattissimi, ma è significativo che vi sia un 36% di detenuti imputati, pari ad oltre ventiduemila detenuti. Inoltre, resteranno in carcere, al termine della acquisizione degli effetti immediati dell'indulto, oltre 20.000 detenuti in esecuzione di pena, complessivamente oltre quarantaduemila detenuti, più o meno la capienza stimata delle carceri italiane. Insomma, dopo anni di asfissiante e progressivo sovraffollamento, il sistema penitenziario può ripartire. Ma con quali risorse ? Prima di affrontare questo discorso vale la pena di ricordare che giace presso la Camera dei deputati un DDL stralcio, il n. 525 ter, che riguarda la concessione di una amnistia. In una intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica del 3.8.2006 - pag. 14 - Nello Rossi, magistrato, segretario dell'ANM, suggeriva al Governo la prossima mossa da fare in merito alla questione della riforma della giustizia un'amnistia selettiva. Il problema giustamente sollevato da Rossi è il seguente l'indulto è inutile senza un'amnistia che impedisca al sistema giudiziario di dover fare decine di migliaia di processi che non potranno assolutamente portare ad una condanna, di fatto già indultata dall'indulto stesso. Si tratta, quindi, di riempire di contenuti il DDL stralcio di cui sopra. Il compito è arduo, perché la maggioranza necessaria per Costituzione è sempre quella dei due terzi del Parlamento, quindi siamo alle solite. La proposta è però anche intempestiva, perché non si sono ancora sopiti gli echi dell'indulto e la reazione delle forze politiche di governo è stata piuttosto freddina. Come si è già avuto modo di sostenere in latro lavoro, tuttavia la proposta ha una sua logica cristallina, l'evitare che siano celebrati diecine di migliaia di processi che sono destinati al nulla, per via dell'indulto che copre il periodo dal 2 maggio 2006 a ritroso una zavorra intollerabile per le esauste forze della magistratura. Tuttavia, è una medicina assai amara, che Nello Rossi tenta di addolcire con l'argomento della amnistia selettiva. Un sano e forte realismo, al di là ed al di fuori dei principi, anche qui dovrebbe venire in soccorso la giustizia italiana, dopo cinque anni di governo del centro-destra, è allo stato comatoso. Salviamo i principi o l'ammalato ? È una situazione speculare a quella del sovraffollamento delle carceri. Se ne dovrà discutere, sperando solo che non vi saranno altre 'auto-sospensioni' una basta ed avanza. Acquisito che una delle cause del fenomeno del sovraffollamento è la lentezza dei processi e che una cospicua parte di tali processi è destinata ad arrivare a sentenze di condanna inefficaci dal profilo della esecuzione penale perché coperte dall'indulto, una decisione in ordine all'amnistia dovrà essere adottata, pena il rapido riformarsi del sovraffollamento stabilito che occorre intervenire con provvedimenti veloci la forma del decreto-legge va certamente tentata per sterilizzare altre cause di sovraffollamento, come osserva acutamente Oliveri del Castillo, vi sono altri problemi che vanno esaminati. Ci si limita al mondo delle carceri. Ve n'è uno che è davvero cruciale, quella della fornitura di acqua calda in ogni cella. Lo stabilisce l'art. 7 Servizi igienici del d.P.R. 230/00 che recita 1. I servizi igienici sono collocati in un vano annesso alla camera. 2. I vani in cui sono collocati i servizi igienici forniti di acqua corrente, calda e fredda, sono dotati di lavabo, di doccia e, in particolare negli istituti o sezioni femminili, anche di bidet, per le esigenze igieniche dei detenuti e internati. 3. Servizi igienici, lavabi e docce in numero adeguato devono essere, inoltre, collocati nelle adiacenze dei locali e delle aree dove si svolgono attività in comune. La portata di questa norma regolamentare è devastante quasi nessun istituto è dotato di acqua calda e doccia nei servizi sanitari destinati ai detenuti, né nuovi né vecchi, mentre tutti gli istituti hanno servizi sanitari in ogni cella ed in più locali docce comuni. La nuova norma regolamentare dispone che i servizi igienici, allocati in un vano annesso alla camera cella, n.d.r. siano forniti di acqua calda corrente, oltre quella fredda che già c'è, e che siano dotati di lavabo, doccia e, negli istituti o sezioni femminili, di bidet. L'A. è a conoscenza che nella regione Lombarda il solo carcere di Lecco, per essere stato ristrutturato nel quinquennio di governo di centro-destra, è fornito di quanto sopra e si tratta di un piccolo istituto, che l'A. fu incaricato di mettere in funzione alla fine dell'anno 2004. Si pensi ai costi di un adeguamento di tale portata, per il quale non c'è nessuna programmazione. C'è di più. Nessun impianto di riscaldamento, rectius di produzione del calore è stato realizzato, anche nei nuovi istituti, in modo tale da rendere possibile l'erogazione dei vari servizi in obbedienza alle leggi sul contenimento dei consumi energetici per ultimo d.P.R. 23.8.1993 n. 412, legislazione iniziata nel 1977, con la famigerata crisi petrolifera , con la conseguenza che nessun direttore è al sicuro da critiche della Corte dei conti, specificamente da giudizi di responsabilità amministrativa per danno all'erario. Infatti, ogni istituto è dotato di un'infermeria per i detenuti, mentre alcuni pochi hanno anche dei centri clinici che vanno riscaldati nel periodo invernale nelle 24 ore. Il problema è che nessuna centrale di produzione del calore ha impianti autonomi per ogni singola necessità. Posto che, ad esempio, in Lombardia è stata fissata in ore 14 giornaliere la durata delle ore di riscaldamento, mentre il d.P.R. 626/94 sicurezza sui posti di lavoro impone di tenere conto del riscaldamento nelle ore notturne le 10 ore giornaliere escluse dalla regola delle 14 ore giornaliere , ciò significa la necessità di impianti autonomi per le sezioni, capaci di riscaldare tutti gli ambienti nelle 14 ore e solo quelli praticati dal personale di sorveglianza in pratica i corridoi ed il corpo di guardia per le 24 ore dei turni di servizio di sorveglianza quindi due, si ripete, due impianti di riscaldamento per i medesimi ambienti, le sezioni detenuti. Una situazione oltremodo ingarbugliata, risolta di norma con l'erogazione del calore nelle 24 ore ad una temperatura media di 18 + ulteriori 2 di tolleranza, previste dal d.P.R. 142/94, il che è reso difficile, se non addirittura impedito, da una interpretazione rigida della suddetta normativa. Quindi anche gli impianti di produzione del calore andrebbero adeguati, mentre i funzionari direttivi e dirigenziali sono sotto la spada di Damocle consta che abbia già cominciato a colpire del giudizio di responsabilità amministrativa per danno all'erario, per avere autorizzato un orario di utilizzo delle centrali di produzione del calore in modo non conforme alla interpretazione letterale delle disposizioni, di legge e regolamentari, vigenti, pur nel rispetto della convenzione energia della CONSIP S.p.A., società creata per legge per la gestione delle forniture di opere a servizi alle amministrazioni dello Stato Quali son le risorse a disposizione del Ministro di Giustizia Mastella ? Lo ha detto il Ministro Guardasigilli nella conferenza stampa del 2 agosto 2006 NESSUNA solo debiti che si rincorrono da anni, a carico dell'esercizio finanziario precedente a quello successivo. Se n'è occupato, di tale argomento, l'avv. Marco Ubertini Diritto& Giustizi@ - 1.8.2006 .mentre è chiara la relazione del Ministro vi sono debiti per 250 milioni di euro, in crescita. La lettura della situazione economica del servizio giustizia è sconfortante. Ecco, chi invoca i principi dovrebbe far i conti con questi numeri. Il sistema giustizia è un ammalato, grave, in coma profondo, al quale occorrono terapie d'urto. Speriamo sia capito e fino in fondo.