Dirigenti e personale con funzioni direttive: niente straordinari

Scatta il diritto al compenso solo se viene superato l'orario massimo previsto dal contratto collettivo o se la durata del lavoro va oltre il principio di ragionevolezza

La normativa sulla durata massima dell'orario di lavoro, e conseguentemente la normativa sugli straordinari, è inapplicabile non solo ai dirigenti, ma anche al personale di prima categoria con funzioni direttive. Il personale con funzioni direttive ha comunque diritto al compenso per il lavoro straordinario solo laddove la contrattazione collettiva contempli un diverso orario di lavoro per il personale avente detta qualifica, e tale orario venga superato ovvero la durata della prestazione lavorativa valichi comunque il principio di ragionevolezza, rendendo particolarmente gravosa ed usurante l'attività lavorativa svolta, con pregiudizio del diritto costituzionalmente protetto all'indispensabile ripristino delle energie lavorative.

Tribunale di Ivrea - sezione lavoro - sentenza depositata l'8 febbraio 2006, n. 11 Giudice Morlini Lugliè avv. Pozza contro Eaton Automative s.r.l. avv. Pacchiana Parravicini e Gillio . SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con ricorso depositato il 28/1/2004 e poi ritualmente notificato unitamente al decreto di fissazione udienza, Aldo Lugliè conveniva in giudizio la Eaton Automative s.r.l. di seguito, per brevità, Eaton . Esponeva il ricorrente che aveva lavorato presso la convenuta sino al 13/2/2002 che, pur essendo tenuto al rispetto di un orario giornaliero di otto ore, ed in particolare dalle 8 alle 16, per cinque giorni alla settimana, aveva in realtà sempre prestato lavoro straordinario, trattenendosi in ufficio per circa dieci ore al giorno e non per otto, e lavorando altresì per circa quattro ore il sabato che quindi, il lavoro straordinario svolto era di circa 14 ore alla settimana che tale attività di straordinario non era mai stata pienamente retribuita dalla Eaton, che si era limitata a corrispondere un superminimo di . 150.000 mensile per compensare l'attività svolta oltre l'orario di lavoro. Per tali motivi, parte ricorrente, analiticamente indicando le ore di straordinario asseritamente svolte nel periodo intercorrente dal novembre 1997 alla data della cessazione del rapporto di lavoro il 13/2/2002, chiedeva il pagamento di 16.164,64, somma che riteneva risultante dalla differenza tra il compenso dovuto a titolo di straordinario ed il superminimo comunque percepito e riferito all'attività svolta oltre l'orario normale. Con comparsa depositata il 28/6/2004, si costituiva in giudizio parte convenuta, resistendo alla domanda ex adverso e chiedendone il rigetto. In particolare, la Eaton deduceva che il ricorrente doveva osservare un orario di quaranta ore alla settimana, all'interno di un turno flessibile relativo all'orario 8,15-9,15/17,00-18,00, con pausa mensa di 45 minuti che egli non aveva svolto tutte le ore di lavoro dedotte in sede di ricorso, ma al più solo eccezionalmente aveva lavorato per qualche ora oltre l'orario normale che in ogni caso, anche laddove il Lugliè avesse provato lo svolgimento, in alcune giornate, di un orario superiore a quello di quaranta ore settimanali, non gli era dovuto il compenso a titolo di straordinario, dovendo l'attività del ricorrente essere inquadrata in quella prevista dall'art. 1 RDL n. 692/1923, che esclude il personale direttivo, cui il Lugliè doveva ritenersi parificato, dalla disciplina legale relativa all'orario massimo di lavoro che il superminimo corrisposto al ricorrente era in ogni caso erogato proprio in considerazione dell'eventuale supero dell'orario normale di lavoro, e come tale doveva ritenersi esaustivo rispetto alle pretese ex adverso. Esperito senza esito il tentativo di conciliazione, la causa veniva istruita con l'esame dei tre testi indotti dalle parti, e cioè Livio Leone, Vincenzo Picheca e Stefania Gulinelli, nonché con la deposizione del teste de relato Salvatore Allegra, disposta d'ufficio dal giudice ex art. 257 comma 1 c.p.c All'udienza del 1/2/2006, dopo la discussione della causa ad opera dei procuratori delle parti, questo Giudice decideva la controversia dando lettura del dispositivo che segue. MOTIVI DELLA DECISIONE a E' noto che l'art. 1 comma 2 del RDL n. 692/1923 dispone come la normativa in tema di durata massima dell'orario di lavoro, e conseguentemente la normativa sugli straordinari, non si applichi al personale direttivo delle aziende e come l'art. 3 n. 2 del RD n. 1955/1923 abbia chiarito che, agli effetti della norma sopra citata, si considera personale direttivo quello preposto alla direzione tecnica o amministrativa dell'azienda o di un reparto di essa con la diretta responsabilità dell'andamento dei servizi e cioè gli institori, i gerenti, i direttori tecnici o amministrativi, i capi ufficio ed i capi reparto che partecipano soltanto eccezionalmente al lavoro manuale, esclusi i commessi di negozio e gli altri impiegati di grado comune di cui al numero 3 dell'art. 3 del D.L. 9 febbraio 1919 numero 112, e coloro che pur essendo adibiti alla direzione tecnica di una lavorazione, concorrono con prestazione d'opera manuale, alla esecuzione di essa in tema di assimilazione ai dirigenti, ai fini della disciplina dell'orario di lavoro, del cd. personale di prima categoria con funzioni direttive, per la giurisprudenza, assolutamente pacifica e mai disattesa, cfr. per tutte Cass. n. 1491/2000 . Ciò detto in linea generale, non è in contestazione che il Lugliè fosse impiegato con funzioni direttive, al quale deve quindi applicarsi la normativa di cui all'art. 1 RDL n. 692/1923, così come interpretata dall'art. 3 della RD n. 1955/1923, essendo pacifico che egli dirigesse il lavoro di due operai e di un impiegato, e fosse altresì il responsabile del magazzino. Sul punto, è anche indicativo l'espresso riconoscimento reso dalla difesa del ricorrente a pagina 3 del ricorso, ove si riconosce che il ricorrente è assimilabile al personale dirigente di cui ai citati RD 692/1923 e 1955/1923, in quanto ha qualità rappresentative e vicarie e che, comunque, esercita funzioni di direzione ed organizzazione del personale . b Detto dell'applicabilità al caso di specie del disposto dell'art. 1 RDL n. 692/1923, va ricordato che, secondo il costante insegnamento della Suprema Corte, dal quale questo Giudice non ha motivo di discostarsi, il dipendente con funzioni direttive, quale il Lugliè, ha comunque diritto al compenso per lavoro straordinario solo laddove la contrattazione collettiva contempli un diverso orario di lavoro per il personale avente detta qualifica, e tale orario venga superato ovvero la durata della prestazione lavorativa valichi comunque il principio di ragionevolezza, rendendo particolarmente gravosa ed usurante l'attività lavorativa svolta, con pregiudizio del diritto costituzionalmente protetto all'indispensabile ripristino delle energie lavorative ex pluribus, cfr. Cass. n. 12367/2003, Cass. n. 1491/2000, Cass. n. 3680/1990, Cass. n. 4/1988, Cass. n. 5923/1987, Cass. n. 117/1987, Cass. n. 7767/1986, Cass. n. 1186/1985, Cass. n. 3321/1984, Cass. n. 2330/1984, Cass. n. 323/1984, Cass. n. 3971/1982 . Ciò posto, la situazione del Lugliè non rientra in nessuno dei due casi sopra esposti, e conseguentemente la domanda di condanna del datore di lavoro al pagamento del lavoro straordinario deve essere respinta. Invero, da una prima angolazione, si osserva che il contratto collettivo dei metalmeccanici, pacificamente applicabile alle parti, non ha in alcun modo previsto un orario di lavoro differenziato per i lavoratori aventi le qualifiche assimilabili a quelle di cui all'art. 3 numero 2 RD n. 1955/1923. Ciò è confermato dallo stesso stralcio contrattuale prodotto dalla difesa di parte ricorrente all'allegato 5, ove, dalla lettura del testo dell'articolo 7 del CCLN, emerge chiaramente una disciplina unitaria dell'orario di lavoro per tutti i dipendenti, circostanza questa che esclude che l'autonomia collettiva abbia introdotto per il personale direttivo la specifica regolamentazione di cui si è detto testualmente, Cass. n. 2476/1997 . c Da altra angolazione, poi, deve senza dubbio escludersi che il Lugliè abbia svolto un monte ore di lavoro, in maggiorazione di quello ordinario, tale da violare il principio di ragionevolezza, rendere usurante la sua attività professionale e pregiudicare il diritto all'indispensabile ripristino delle energie lavorative. Invero, si osserva sul punto che il ricorrente, cui spettava in proposito l'onere della prova ex art. 2697 c.c., non ha con precisione provato quale fosse l'ammontare delle ore da lui svolte oltre l'orario normale. Infatti, è certamente errato, in linea di fatto prima ancora che in diritto, quanto sostenuto dalla difesa di parte ricorrente in sede di discussione, e ciò che dovrebbe ritenersi provato lo svolgimento dell'orario di lavoro dedotto in sede di ricorso in ragione della non contestazione di parte convenuta. Sul punto, basta osservare che la convenuta, ed in particolare alla fine di pagina 2 ed all'inizio di pagina 3 della comparsa di risposta, ha recisamente contestato che il Lugliè svolgesse l'orario dedotto in sede di ricorso. Secondo quindi le risultanze istruttorie, l'unico dato che può ritenersi certo è che per il Lugliè era previsto un orario flessibile, con un'ora di scostamento 8,15-9,15 con uscita alle 17-18 e 45 minuti di pausa pranzo, da lunedì a venerdì cfr. deposizione della teste Gulinelli, assolutamente precisa e senza esitazioni sul punto . Per tali motivi, ha una valenza probatoria molto limitata la circostanza che il Lugliè andava via normalmente dopo le 17 deposizione teste Leone e quando uscivo alle 16,30 Lugliè c'era ancora teste Picheca , proprio perché sino alle 18,00 il lavoro ben poteva essere quello ordinario né può essere probatoriamente dirimente la circostanza riferita dal Picheca, secondo la quale capitava talvolta di fare straordinario, per diverse ore al mese in quelle occasioni Lugliè c'era , nuovamente perché lo straordinario del Picheca, decorrente dalle ore 16,30, ben poteva coincidere con lo svolgimento di attività in normale orario di lavoro per il Lugliè, almeno sino alle ore 18,00. Ciò posto, da una prima angolazione, il diritto al compenso per il preteso lavoro straordinario svolto, potrebbe già essere radicitus negato per il fatto che il ricorrente -nel corso del rapporto di lavoro e nell'ambito delle mail mensili inviate all'amministrazione per autocertificare, in assenza di cartellino, il lavoro svoltoha sempre comunicato di avere svolto un orario di lavoro compatibile con le ore giornaliere, e quindi non ha mai attestato di avere fatto ore straordinarie cfr. deposizione teste Gulinelli . Anche a volere peraltro diversamente opinare, negando rilevanza probatoria a tali dichiarazioni per fondare ogni decisione in base alle evidenze dell'istruttoria testimoniale svolta, le conclusioni non cambierebbero. Invero, può al più ritenersi provato che il Lugliè rinunciasse alla pausa pranzo teste Leone quando staccavo l'ora di pranzo, lui era in ufficio od in magazzino, e c'era ancora quando rientravo teste Picheca quando staccavo per l'ora di pranzo, trovavo Lugliè quando uscivo e quando rientravo teste Allegra durante la pausa pranzo, Lugliè spesso e volentieri lavorava , con conseguente prestazione di attività lavorativa di 45 minuti oltre l'orario normale e che facesse qualche ora di lavoro anche il sabato, ma solo talvolta e non tutte le settimane come dedotto teste Leone ho fatto straordinari anche il sabato talvolta c'era Lugliè . Conclusivamente sul punto, quindi, nell'ipotesi più favorevole al ricorrente, è al massimo ipotizzabile, anche avvalendosi dei poteri equitativi previsti dall'art. 432 c.p.c., una prestazione lavorativa oltre l'orario di lavoro ordinario di circa un'ora al giorno di cui 45 minuti nel corso della pausa pranzo e di un paio d'ore il sabato atteso che l'orario medio di lavoro al sabato era di quattro ore, ma non tutti i sabati veniva svolta attività lavorativa , per un totale di circa sette ore settimanali. Ne discende, in tutta evidenza, che tale attività di lavoro prestata oltre l'orario ordinario e comunque compensata con l'erogazione di un superminimo, non può essere in nessun modo considerata irragionevole, particolarmente gravosa ed usurante, con pregiudizio del diritto all'indispensabile ripristino delle energie lavorative per una decisione del tutto in linea, con riferimento ad un ammontare di una o due ore di lavoro giornaliero oltre quello ordinario, proprio ai fini dell'art. 1 RDL n. 260/1923, cfr. Cass. n. 820/1999 . c In ragione di tutto quanto sopra, consegue il rigetto della domanda, non potendosi parlare di lavoro straordinario in ragione del disposto degli artt. 1 RDL n. 692/1923 e 3 RD n. 1955/1923, e dovendosi ritenere compensato dall'erogazione del superminimo il lavoro svolto oltre l'orario ordinario. Per quanto concerne le spese di lite, la natura lavoristica della controversia e la difficoltà del caso concreto sottoposto all'esame del Giudice, integrano uno dei giusti motivi previsti dall'art. 92 c.p.c per compensare la metà delle spese. La rimanente metà, liquidata come da dispositivo in assenza di nota, deve invece essere posta a carico di parte ricorrente, integralmente soccombente, giusti i principi generali codificati dall'art. 91 c.p.c P.Q.M. il Tribunale di Ivrea in funzione di Giudice del Lavoro definitivamente pronunciando nella causa proposta da Lugliè Aldo nei confronti di Eaton Automative s.r.l., tramite ricorso depositato il 28/1/2004 nel contraddittorio tra le parti, respinta ogni altra domanda rigetta la domanda dichiara tenuto e condanna Aldo Lugliè a rifondere alla Eaton Automative s.r.l. la metà delle spese di lite del presente giudizio, che liquida per tale metà in 2.000,00, oltre IVA, CPA ed art. 15 TP compensa la rimanente metà delle spese di lite.